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Inquilino moroso

La guida breve che ti spiega come recuperare il credito nei confronti di un inquilino moroso

Come sfrattare un inquilino moroso: questa è una delle domande più frequenti a cui mi capita di rispondere.

In questo articolo ti spiegherò come devi comportarti se il tuo inquilino non paga più l’affitto.

In questi casi la legge prevede un procedimento speciale diverso dal giudizio ordinario che ti permette di raggiungere 2 obiettivi differenti.

Ma prima di proseguire lascia che ti spieghi un concetto importante.


Che cos’è la mora?

La mora, nel linguaggio giuridico indica l’ingiustificato ritardo nell’adempimento di un’obbligazione.

Il tuo inquilino è moroso quando è in ritardo con i pagamenti dei canoni di affitto.

Il padrone di casa (locatario) che affitta un immobile all’inquilino (conduttore) è creditore nei sui confronti del corrispettivo pattuito per il godimento della casa.


Molto spesso chi affitta il proprio immobile a terzi si può trovare in una situazione spiacevole.

Infatti il mancato pagamento dell’inquilino non solo produce un danno economico, ma genera anche un problema pratico, come liberare l’appartamento e “riconquistare” la piena disponibilità del bene.

Se ti trovi in questa situazione non sempre riuscirai a raggiungere i tuoi obiettivi in via stragiudiziale.

Nella maggior parte dei casi sarai costretto a ricorrere alle vie legali per “sfrattare” l’inquilino moroso che non paga, e per obbligarlo ad abbandonare l’appartamento.

Come devi comportarti

Distinguiamo due ipotesi:

1) È SCADUTO IL CONTRATTO (art. 657 c.p.c.);

2) L’INQUILINO NON PAGA I CANONI MENSILI (art. 658 c.p.c.).

In entrambi i casi ti consiglio di rivolgerti ad un avvocato portando i seguenti documenti:

  1. la copia del contratto (il contratto deve essere regolarmente registrato);
  2. la copia delle ricevute che dimostrano i pagamenti effettuati dall’inquilino;
  3. la copia dei solleciti di pagamento che hai inviato al debitore/inquilino.

Il procedimento per la convalida dello sfratto

Nel procedimento speciale per la convalida dello sfratto dovrai:

Citare in giudizio il tuo inquilino moroso

Ricorda che il giudice competente è quello del luogo in cui si trova l’immobile.

Intimare all’inquilino moroso di lasciare libero l’immobile

Grazie ad un atto giudiziario (redatto da un avvocato) puoi chiedere al giudice la convalida dello sfratto per morosità o per finita locazione.

Chiedere al Giudice di convalidare lo sfratto

Il giudice emetterà un’ordinanza che obbligherà l’inquilino a rilasciare l’immobile.

In tutti questi casi si verifica la risoluzione del contratto di locazione, cioè il vincolo contrattuale si scioglie.

La morosità dell’inquilino determina una fase patologica del credito.

Se il debitore non paga allora sarà necessario avviare una separata procedura esecutiva.

Due obiettivi con lo stesso atto

Nell’atto introduttivo del giudizio di convalida puoi chiedere che il giudice si pronunci contemporaneamente su due temi:

  1. La convalida dello sfratto;
  2. L’ingiunzione di pagamento per i canoni scaduti (art. 658 c.p.c.).

Decreto ingiuntivo per i canoni scaduti

Quando chiedi l’ingiunzione di pagamento il giudice, oltre a convalidare lo sfratto può emettere un decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo (art. 664 c.p.c. ) che consente al creditore di avviare un pignoramento presso terzi nei confronti dell’inquilino moroso in tempi molto brevi.

Quando un decreto ingiuntivo è provvisoriamente esecutivo significa che puoi notificare direttamente l’atto di precetto al debitore senza aspettare il termine di 40 dalla notifica del titolo esecutivo.

Pignoramento dell’inquilino

Con la procedura esecutiva potrai ottenere il pagamento dei canoni scaduti e di quelli a scadere fino al rilascio dell’immobile.

Ricorda che in questo caso il Tribunale competente è quello del luogo di residenza del tuo inquilino.

Se quest’ultimo lavora puoi pignorare il suo stipendio, se è pensionato la sua pensione.

E’ possibile pignorare anche il suo conto corrente o i suoi beni mobili registrati.

Se è intestatario di case, puoi valutare insieme ad un professionista l’opportunità di procedere con un pignoramento immobiliare (questa scelta dipende dall’entità del credito).

Infine, ti segnalo 2 cose che devi assolutamente sapere:

L’inquilino può opporsi allo sfratto

In questo caso si apre un altro giudizio (art. 667 c.p.c.) che avrà certamente una durata più lunga;

In caso di opposizione da parte del tuo inquilino devi avviare la procedura di mediazione

In questa ipotesi la mediazione è obbligatoria (art. 5 Dlgs. 28/2010) e va avviata dopo la prima udienza.

Se ciò non accade la procedura di sfratto si blocca e potresti anche essere condannato alle spese legali.


Sei arrivato al termine di questo articolo: leggi il riepilogo.

Quali sono i documenti necessari per sfrattare l’inquilino?

  1. Copia del contratto;
  2. Copia delle ricevute che dimostrano i pagamenti dell’inquilino;
  3. Copia dei solleciti di pagamento inviati.

Quali sono le 3 richieste che dovrai formulare della procedura di sfratto?

  1. Dovrai citare in giudizio il tuo inquilino;
  2. Dovrai intimare al tuo inquilino moroso di lasciare libero l’immobile;
  3. Dovrai chiedere al giudice di convalidare lo sfratto.

Cosa devi fare per pignorare l’inquilino moroso?

  1. Chiedi al giudice la convalida dello sfratto;
  2. Chiedi al giudice l’ingiunzione di pagamento per i canoni scaduti.

Leggi il riepilogo cliccando sull’infografica qui sotto

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Inquilino moroso: come sfrattarlo

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Teresa Rossi ➜ avvocato e Founder di RecuperoLegale.it

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I rapporti tra assegnazione della casa coniugale e ipoteca: quando conviene pignorare l’immobile?

Hai mai sentito parlare dell’assegnazione della casa coniugale?

Per “assegnazione della casa coniugale” si definisce il provvedimento di un giudice che, dopo una sentenza di separazione o divorzio, assegna l’abitazione della coppia soltanto ad uno dei due coniugi.

Sono numerosi i casi in cui l’assegnazione della casa coniugale e l’ipoteca incrociano il destino del creditore che intende avviare un pignoramento immobiliare.

Si tratta di un argomento molto tecnico a cui molti esperti non riescono a rispondere.

Ma cosa succede se devi pignorare un immobile che non è abitato dal tuo debitore, ma dal suo coniuge?

Le sorti dell’immobile, in questi casi, riguardano anche il coniuge separato o divorziato che abita proprio nella casa che vuoi mettere all’asta.

La vicenda si complica ulteriormente se il tuo debitore non abita l’immobile.

Un esempio classico: il marito intestatario del  mutuo non paga le rate ma l’immobile è abitato dalla ex moglie e dai figli.

Non preoccuparti risponderò alla domanda, ma prima di proseguire è necessario fare alcune premesse molto importanti.


Quando viene assegnata la casa coniugale ?

Innanzitutto in caso di separazione o divorzio, il giudice, tenendo conto delle condizioni economiche dei coniugi, assegna la casa coniugale in presenza di 2 presupposti (art. 337 sexies c.c.):

1. l’affidamento dei figli minorenni;

2. la convivenza con i figli maggiorenni non economicamente autosufficienti.

Il provvedimento di assegnazione, infatti, è finalizzato esclusivamente alla tutela della prole.

Per essere opponibile ai terzi, inoltre, il provvedimento di assegnazione della casa coniugale deve essere trascritto nel pubblici registri immobiliari (art. 2643 del Codice civile).

Pertanto, per risolvere il conflitto tra iscrizione ipotecaria sull’immobile e trascrizione del provvedimento di assegnazione, trattandosi entrambi di atti aventi data certa, si applica il principio delle priorità temporale (art 2644 c.c.).

Cosa significa atto “opponibile a terzi

Quando si parla di atto “opponibile a terzi” si intende un atto che ha efficacia sia tra le persone che vi hanno dato vita, sia nei confronti dei terzi che non hanno partecipato alla creazione dell’atto.

In altre parole se il tuo atto è “opponibile ai terzi” significa che tu puoi utilizzarlo e pertanto “opporlo” anche nei confronti dei terzi.

Allo stesso stesso modo se un atto è “opponibile a te” significa che l’atto avrà efficacia anche nei tuoi confronti, nonostante tu non lo abbia materialmente creato.

Dunque l’atto potrà essere utilizzato contro di te.


E’ possibile pignorare la casa in cui vive il coniuge assegnatario?

Se sei un creditore ipotecario ti conviene ricordare questi 3 consigli.

Hai iscritto ipoteca prima della trascrizione del provvedimento di assegnazione?

Allora puoi pignorare l’immobile come se fosse libero.

Il diritto del coniuge assegnatario trascritto dopo l’iscrizione dell’ipoteca non può pregiudicare i diritti del titolare della garanzia reale (se vuoi approfondire l’argomento consulta la sentenza della Corte di Cassazione n. 2016 n. 7776).

Hai iscritto ipoteca dopo la trascrizione del provvedimento di assegnazione?

Allora non puoi pretendere il rilascio dell’immobile in quanto l’assegnazione è a te opponibile.

Il provvedimento di assegnazione non è stato trascritto?

Allora la tua ipoteca è opponibile al coniuge assegnatario senza limiti di tempo (cioè ha efficacia anche nei confronti del coniuge assegnatario senza limiti di tempo).

Pertanto se hai iscritto ipoteca prima della trascrizione del provvedimento giudiziale di assegnazione puoi legittimamente avviare l’esecuzione forzata.

Il coniuge assegnatario non può opporsi al pignoramento immobiliare.

Se invece hai iscritto ipoteca dopo la trascrizione del provvedimento giudiziale di assegnazione e decidi di avviare l’esecuzione forzata, il coniuge assegnatario può opporsi al pignoramento immobiliare.

L’eventuale aggiudicazione dell’immobile non avrà efficacia.


I consigli di Recupero Legale

Prima di avviare il pignoramento analizza l’ispezione ipotecaria dell’immobile.

Se risultano provvedimenti giudiziali conseguenti ad una separazione o divorzio verifica la data in cui sono stati trascritti prima di avviare l’esecuzione forzata.

Se hai intenzione di iscrivere ipoteca o avviare il pignoramento immobiliare non farti scoraggiare dalla preesistenza del provvedimento di assegnazione della casa coniugale; verifica la data della sua trascrizione ma anche e soprattutto l’età dei figli e la situazione familiare nel suo complesso.

Il provvedimento di assegnazione non dura per sempre ma viene revocato quando vengono meno i presupposti previsti dalla legge.


Sei arrivato al termine di questo articolo. Leggi il riepilogo qui sotto:

Se hai iscritto ipoteca, puoi pignorare l’immobile assegnato dal giudice al coniuge affidatario?

Si, solo se hai iscritto ipoteca prima della trascrizione del provvedimento di assegnazione della casa coniugale.

Cosa succede se il provvedimento di assegnazione non viene trascritto?

L’ipoteca è sempre opponibile al coniuge assegnatario.

Cosa succede se il provvedimento di assegnazione è stato trascritto prima dell’iscrizione di ipoteca?

Non puoi pignorare l’immobile fino alla revoca del provvedimento di assegnazione.

Leggi il riepilogo cliccando sull’infografica qui sotto

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Assegnazione della casa coniugale: 3 consigli

Assegnazione della casa coniugale 3 consigli


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Teresa Rossi ➜ avvocato e Founder di RecuperoLegale.it

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Fatture non pagate: Introduzione

Ti è mai capitato di vantare un credito su fatture non pagate?

Fammi indovinare: probabilmente ti sei chiesto se le fatture non pagate costituiscono una prova sufficiente per instaurare una causa giudiziale e per recuperare il tuo credito.

Non preoccuparti, la fattura è certamente un documento idoneo che puoi utilizzare per sollecitare il tuo cliente ad effettuare il pagamento.

Tuttavia possono sorgere alcuni problemi per l’attività di recupero.

Nella pratica commerciale molti imprenditori concludono accordi con i propri clienti senza avere un contratto scritto.

Sono numerosi i casi in cui i clienti lasciano un acconto, chiedono l’emissione della fattura e successivamente non saldano il debito.

Questa circostanza si verifica quotidianamente per chi vende beni o fornisce servizi.

Se il tuo credito è fondato su fatture l’attiva di recupero non è impossibile ma diventa più difficile.

Fatture non pagate: definizione

Le fatture non pagate sono documenti contabili emessi da un’azienda per registrare le transazioni commerciali con i propri clienti.

Questo tipo di fattura rappresenta un debito insoluto nei confronti dell’azienda, in quanto il pagamento pattuito non è stato effettuato entro la scadenza concordata.

Le fatture non pagate costituiscono un serio problema poiché influiscono direttamente sulla liquidità e sulla stabilità finanziaria delle imprese.

Il recupero tempestivo di questi debiti è essenziale per garantire la continuità operativa dell’azienda e per evitare problematiche di natura economica.

Inoltre, il monitoraggio costante delle fatture non pagate consente alle aziende di identificare precocemente eventuali rischi legati alla solvibilità dei clienti.

Pertanto, è molto importante adottare strategie efficaci per  gestire  le fatture scadute al fine di  proteggere la salute finanziaria dell’azienda.

Fatture non pagate: i 3 rischi per il recupero del tuo credito

Le fatture non pagate rappresentano un serio rischio per il recupero dei crediti di un’azienda e possono comprometterne la sua stabilità finanziaria.

Se non vengono gestite correttamente, queste fatture in sospeso possono influenzare negativamente il flusso di cassa.

La presenza di fatture non pagate mette a repentaglio la solidità dell’azienda nel lungo termine poichè influisce pesantemente sul suo bilancio.

Il recupero di un credito su fatture non pagate può comportare rischi considerevoli per il creditore, in quanto la semplice presenza di fatture non ha lo stesso peso giuridico di un contratto.

Le fatture sono documenti che attestano la volontà delle parti coinvolte nell’affare.

Tuttavia, senza un’accettazione esplicita e formale da parte del debitore, possono facilmente essere contestate o ritenute non valide.

I principali rischi cui il creditore va incontro sono tre e se vuoi scoprire quali sono continua a leggere l’articolo.

Rischio n. 1: Nessuna concessione della provvisoria esecuzione 

La fattura è ritenuta dai giudici un documento idoneo per ottenere l’emissione del decreto ingiuntivo.

Anche in mancanza di un accordo scritto quindi, il creditore può ottenere un decreto contro il debitore che non ha pagato la fattura.

Questo accade perché in questa fase il giudice è chiamato a verificare la fondatezza della pretesa creditoria solo sulla base dei documenti esibiti.

La fattura commerciale quindi rappresenta idonea prova scritta sempre che ne risulti la regolarità amministrativa e fiscale (art. 634 c.p.c.).

In questi casi però il decreto ingiuntivo non viene emesso provvisoriamente esecutivo (art. 642 c.p.c.).

La provvisoria esecuzione consente al creditore di iniziare direttamente l’attività esecutiva.

In questo caso non è necessario aspettare il decorso del termine di 40 giorni previsto per l’opposizione.

Se il creditore non ha un contratto sottoscritto dal debitore il giudice difficilmente emetterà un decreto esecutivo.

Fatture non pagate: un consiglio per ottenere la provvisoria esecuzione

Se non possiedi un contratto rischi di non ottenere la provvisoria esecuzione del decreto ingiuntivo.

Devi sapere però che puoi risolvere il problema nella fase che precede il deposito del ricorso.

Prima di iniziare l’attività legale puoi provare ad avviare un’azione stragiudiziale di risoluzione della controversia.

Il tuo obiettivo dovrà essere quello di  fare firmare al tuo debitore un accordo scritto (che ha come oggetto un piano di rientro del debito o un saldo a stralcio).

La presenza di documento sottoscritto dal debitore che prova l’esistenza del debito facilita il recupero del tuo credito.

In questi casi la legge prevede che il giudice può concedere la provvisoria esecuzione del decreto ingiuntivo.

Se il creditore produce documentazione sottoscritta dal debitore, comprovante il diritto fatto valere (art. 642 c.p.c. 2° comma).

Rischio n. 2: Possibile opposizione del debitore

Se ottieni un decreto ingiuntivo fondato su fatture il debitore può facilmente presentare opposizione (art. 645 c.p.c.) contestando l’esistenza del rapporto.

In questa ipotesi in mancanza di un accordo scritto per te potrebbe essere difficile provare l’origine del credito.

Infatti la fattura costituisce un documento unilaterale proveniente dal creditore.

Se il debitore si oppone al decreto ingiuntivo nel corso del giudizio la fattura non è considerata una prova documentale sufficiente.

Essa rappresenta un mero indizio della stipulazione del contratto e dell’esecuzione della prestazione indicata (se vuoi approfondire questo argomento clicca qui).

Fatture non pagate: un consiglio in caso di opposizione

Se non possiedi un contratto ed il debitore si oppone al decreto ingiuntivo dovrai produrre ulteriori prove.

Infatti, se il debitore si oppone al decreto ingiuntivo è compito del creditore dimostrare l’esistenza del credito attraverso prove concrete.

Per dimostrare l’esistenza del rapporto con il tuo debitore, puoi avvalerti di testimoni, produrre delle email o dei messaggi whatsapp (quest’ultimi sono considerati prove atipiche).

È importante conservare con cura tutte le prove in modo da poterle presentare in sede legale nel momento opportuno.

La corretta gestione delle documentazioni è essenziale per tutelare i propri interessi ed ottenere il recupero del credito.

Rischio n. 3: Possibile contestazione dell’importo della fattura

Può accadere che il debitore si opponga al decreto ingiuntivo contestando l’importo della fattura e non l’esistenza del rapporto.

La mancanza di un accordo scritto rende per te più difficile dimostrare il corrispettivo pattuito con il tuo cliente.

In fase di opposizione la fattura non è considerata una prova documentale sufficiente e dovrai dimostrare con altri mezzi la fondatezza della tua pretesa.

In questo caso ad esempio puoi produrre lo scambio di email con il tuo cliente dove concordate l’importo della retribuzione pattuita.

Tieni presente inoltre che il giudice può decidere di nominare un consulente tecnico d’ufficio (meglio conosciuto come “ctu”).

Tale professionista avrà il compito di accertare effettivamente a quanto ammonta il credito effettivo.

Fatture non pagate: un consiglio in caso di contestazione

E’ importante documentare ogni comunicazione con il debitore e conservare tutte le prove del credito da recuperare.

Nel caso in cui un creditore si trovi di fronte alla contestazione dell’importo della fattura da parte del debitore, è fondamentale seguire una serie di passaggi prima di presentarsi innanzi al giudice. Prima di tutto, il creditore dovrà raccogliere tutte le prove documentali e contabili che dimostrino la correttezza dell’importo fatturato. Successivamente, sarà necessario tentare una conciliazione stragiudiziale con il debitore per cercare una soluzione amichevole al problema delle fatture non pagate

È opportuno presentare al giudice tutte le fatture non pagate insieme alla corrispondenza intercorsa con il debitore, dimostrando così la fondatezza della propria pretesa

 

Conclusione

Le fatture non pagate rappresentano un problema significativo nel settore del recupero crediti, in quanto incidono direttamente sulla liquidità delle imprese.

È fondamentale agire prontamente per garantirne il recupero.

Tuttavia bisogna anche considerare i rischi a cui il creditore si espone durante tale processo.

Infatti, oltre al potenziale deterioramento dei rapporti commerciali con il debitore, vi è il rischio di dover affrontare costosi procedimenti giudiziari.

Un altro rischio significativo è la possibilità di azioni di rivalsa da parte del cliente inadempiente.

È quindi essenziale adottare una corretta strategia di gestione del credito, basata su controlli accurati, comunicazione efficace e l’utilizzo di strumenti legali quando necessario.

Solo così sarà possibile minimizzare i rischi connessi alle fatture non pagate e proteggere la salute finanziaria dell’azienda.


Sei arrivato alla fine di questo articolo. Leggi il riepilogo qui sotto:

Fatture non pagate: quali sono i 3 pericoli per il tuo credito?

  1. Nessuna concessione della provvisoria esecuzione;
  2. Possibile opposizione del debitore;
  3. Possibile contestazione dell’ importo della fattura.

Leggi il riepilogo cliccando sull’infografica qui sotto

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Fatture non pagate: 3 pericoli per il tuo credito

Fatture non pagate: 3 pericoli per il tuo credito


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Teresa Rossi ➜ avvocato e Founder di RecuperoLegale.it

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Prescrizione del credito

Prescrizione: Introduzione 

La prescrizione è il nemico con il quale un professionista del recupero crediti si confronta giornalmente.

Tra le tante insidie da affrontare per conservare la qualità di un credito, la prescrizione costituisce il problema più delicato.

La prescrizione riveste un ruolo fondamentale nel recupero crediti.

Tale istituto giuridico  rappresenta il termine entro il quale è possibile agire legalmente per richiedere il pagamento di un debito.

Una volta scaduto il termine di prescrizione diventa impossibile ottenere la restituzione del credito tramite azioni legali.

Pertanto, è importante per il creditore monitorare attentamente i tempi e adottare le misure necessarie per tutelare i propri interessi economici.

Prescrizione: definizione

La prescrizione consiste nella perdita di un diritto che si verifica a causa dell’inerzia del suo titolare.

In altre parole, se non eserciti il tuo diritto di credito per un determinato periodo di tempo perderai definitivamente la possibilità di poter ricevere il pagamento in futuro.

Si tratta di una misura necessaria per garantire la certezza del diritto.

La prescrizione serve infatti per evitare le richieste di pagamento possano essere sollevate infinitamente nel tempo.

In questa pagina puoi leggere i diversi termini di prescrizione che sono stati fissati dal nostro ordinamento giuridico.

In base al tipo di diritto, la legge fissa un termine di prescrizione differente.

Ma a volte conoscere le norme di legge non basta per evitare dei possibili rischi.

Ricorda che la prescrizione del credito determina la cancellazione del debito.

Se il credito è prescritto il creditore non può più richiedere al debitore il pagamento di quanto dovuto.

Infatti, la prescrizione rappresenta il limite temporale entro il quale il creditore ha la possibilità di agire per ottenere quanto gli spetta.

È pertanto indispensabile vigilare costantemente sui termini di prescrizione al fine di  proteggere i propri interessi finanziari.

Prescrizione: Cosa fare per evitarla

Affinché il creditore possa evitare la prescrizione, è necessario intraprendere tempestivamente determinate azioni.

In primo luogo, è essenziale mantenere una corretta documentazione e registrazione di tutte le transazioni finanziarie con il debitore.

In secondo luogo, occorre monitorare costantemente lo stato dei debiti e assicurarsi che vengano rispettati tutti i termini di pagamento concordati.

Infine, qualora si avvicini la scadenza del termine di prescrizione, il creditore deve adottare misure legali adeguate per interrompere tale processo.

I creditori più attenti sanno cosa fare  per evitare la prescrizione.

Per raggiungere questo obiettivo, infatti, è molto importante inviare una lettera di diffida, fare firmare al debitore delle cambiali o degli accordi stragiudiziali.

Prescrizione: 3 casi in cui il tuo credito è a rischio

Non sempre tutto questo è sufficiente per salvaguardare il tuo credito.

L’attività di recupero crediti presenta a volte delle insidie che, se non vengono gestite in modo corretto, pregiudicano irrimediabilmente la pretesa creditoria.

E’ vero che inviare una diffida o notificare un atto giudiziario allunga l’esigibilità del credito per i prossimi dieci anni (a volte anche per un periodo inferiore).

Tuttavia, possono esserci alcuni casi in cui il tuo credito è in pericolo.

In caso di cessione del credito

Accade molto spesso che i crediti vengano ceduti dal creditore originario (cedente) ad un altro soggetto (cessionario).

Il trasferimento può avvenire a titolo oneroso o gratuito (art. 1260 c.c.).

E’ importante sapere che la cessione di un credito ha effetto nei confronti del debitore ceduto solo se questi l’ha accettata o quando gli è stata notificata (art. 1264 c.c.).

Pertanto, il creditore che acquista un credito altrui deve comunicarlo al debitore ceduto il prima possibile.

Nella maggior parte dei casi lo strumento utilizzato è quello della raccomandata con avviso di ricevimento (“raccomandata A/R”).

Tale documento contiene anche la richiesta di pagamento e l’origine del credito.

L’obbligo di informazione è fondamentale non solo per l’efficacia della cessione ma anche e soprattutto per interrompere la prescrizione.

Tuttavia esiste un pericolo.

In caso di cessione del credito succede spesso che molti crediti siano prossimi alla prescrizione.

In queste situazioni è necessario esaminare, al più presto, la documentazione fornita dal cedente per verificare se il credito ceduto è a rischio prescrizione.

Ti consiglio di inviare immediatamente la raccomandata.

Se non lo farai metterai a repentaglio non solo la validità della cessione ma anche l’esigibilità del credito acquistato.

In caso di iscrizione di ipoteca

In caso di trasferimento di un bene immobile gravato da ipoteca la legge prevede una scissione tra il diritto di credito e la garanzia reale.

Il creditore può fare valere il diritto di credito nei confronti del debitore originario e l’ipoteca nei confronti dell’acquirente.

Ti faccio un esempio.

Tizio acquista un immobile grazie ad un mutuo.

La banca eroga il mutuo a Tizio ed iscrive ipoteca sulla casa.

Tizio in un secondo momento vende l’immobile a Caio.

Se Tizio non paga più le rate del mutuo, la banca può pignorare l’immobile divenuto di proprietà di Caio.

La compravendita del bene, quindi, non pregiudica i diritti dei creditori ipotecari (art. 2808 c.c.).

In questi casi il termine di prescrizione dell’ipoteca (20 anni) decorre dalla data di trascrizione dell’atto di compravendita.

Anche in questo caso esiste un pericolo.

Se hai iscritto ipoteca su un bene che poi è stato trasferito ad una persona diversa dal debitore non basta inviare la diffida.

In caso di estinzione dell’esecuzione immobiliare

Accade molto spesso che per recuperare un credito sia necessario avviare o intervenire in un’esecuzione immobiliare.

I pignoramenti immobiliari che si concludono con la vendita all’asta del bene non rappresentano un problema per la prescrizione del tuo credito.

Ma non sempre le esecuzioni immobiliari si concludono in questo modo.

Infatti il giudice può estinguere la procedura perché le parti non hanno mostrato interesse alla prosecuzione (art. 630 c.p.c.).

In altri casi l’esecuzione si estingue perchè i creditori hanno rinunciato agli atti (art. 629 c.p.c.) oppure non si sono presentati in udienza (art. 631 c.p.c.).

Può accadere, inoltre, che il creditore procedente non rinnovi la trascrizione del pignoramento (art. 2668 ter c.c.).

In questi casi il pignoramento diventa inefficace e viene travolto l’intero processo esecutivo.

Prescrizione e pignoramento immobiliare

Il pignoramento immobiliare è una procedura giudiziaria che permette al creditore di ottenere il pagamento del debito  attraverso la vendita forzata di un immobile.

Una volta avviato il procedimento immobiliare è essenziale conoscere i tempi e le conseguenze giuridiche legati alla prescrizione.

Nel contesto del pignoramento, la prescrizione può influenzare significativamente l’esito della procedura.

Infatti  se i creditori non agiscono tempestivamente rischiano di perdere il diritto di richiedere il pagamento del proprio credito.

Prescrizione: la notifica del pignoramento immobiliare

E’ pacifico che la notifica del pignoramento immobiliare interrompe la prescrizione (art. 2943 c.c.).

Infatti, per tutta la durata della procedura esecutiva i termini non decorrono (art. 2945 c.c.).

La notifica del pignoramento immobiliare rappresenta un importante punto di svolta nel procedimento esecutivo.

Questa attività produce l’effetto di interrompere la prescrizione del credito

La tempestiva notifica del pignoramento è essenziale per garantire la validità e l’efficacia dell’azione esecutiva.

In questo modo il creditore mantenere intatta la possibilità di soddisfare il credito vantato attraverso le opportune procedure giudiziarie.

Il nuovo periodo di prescrizione va calcolato dalla data del provvedimento che dichiara la chiusura del processo.

Si tratta del decreto di approvazione del piano di riparto.

Prescrizione: l’aggiudicazione dell’immobile all’asta

Se l’immobile pignorato viene aggiudicato il termine di prescrizione del credito inizia a decorrere dalla data di approvazione del piano di riparto.

All’interno di questo documento  vengono distribuite ai creditori le somme ricavate dalla vendita dell’immobile.

Il piano di riparto permette di regolare in maniera equa e trasparente la divisione dei proventi della vendita, garantendo che ogni creditore ottenga la propria quota.

L’approvazione definitiva del progetto di distribuzione viene equiparata alla sentenza passata in giudicato (art. 2943 c.c. 2° comma).

Una volta che l’immobile è stato ufficialmente aggiudicato, il conto alla rovescia per la prescrizione inizia dal momento in cui il piano di riparto viene accettato e ratificato.

Prescrizione: l’estinzione per rinuncia o mancata comparizione

Ma cosa succede quando l’esecuzione si conclude con un provvedimento di estinzione (mancata comparizione, rinuncia agli atti…)?

In questo caso la legge non si esprime in modo chiaro.

La Corte di Cassazione tuttavia si è espressa in un caso simile con una sentenza piuttosto importante (Cass. n. 21733/2006).

I giudici di legittimità affermano che, in caso di estinzione, il termine di prescrizione del credito decorre dalla data di deposito del provvedimento finale.

Si tratta del decreto o dell’ordinanza con cui il Giudice dichiara il termine della procedura.

Nel caso in cui la procedura esecutiva si estingua per la mancata comparizione delle parti, o per rinuncia è preferibile inviare una diffida.

Tale documento dovrà essere inviato dopo l’emissione del provvedimento di estinzione.

Sebbene alcune sentenze di 1° grado hanno confermato l’orientamento della Cassazione (la prescrizione decorre dal provvedimento di estinzione), permangono molti dubbi.

Infatti, molti ritengono che sia preferibile dottare un atteggiamento più prudente e rigoroso riguardo alla prescrizione.

Pertanto inviare una diffida in corso di esecuzione (per quanto assurdo possa sembrare) può essere una soluzione che ti farà dormire sogni tranquilli.

Conclusione

La prescrizione è un concetto giuridico complesso che regola il limite di tempo entro il quale un diritto può essere esercitato legalmente.

La prescrizione riveste un ruolo fondamentale nel recupero dei crediti, poiché rappresenta il termine ultimo entro cui è possibile agire  per ottenere il pagamento di somme dovute.

Il decorso del tempo può giocare a sfavore del creditore se non vengono intraprese determinate azioni.

È essenziale compiere delle attività per interrompere il decorso della prescrizione e mantenere vivo il diritto al recupero del credito.


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Prescrizione: quali sono i 3 casi particolari in cui il tuo credito può essere a rischio?

  1. In caso di cessione del credito;
  2. In caso di estinzione dell’esecuzione immobiliare;
  3. In caso di iscrizione di ipoteca.

Leggi il riepilogo cliccando sull’infografica qui sotto

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Prescrizione: 3 casi particolari

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Lettera di Diffida - copertina iniziale

Lettera di Diffida: introduzione

La lettera di diffida è uno strumento essenziale nel processo di recupero dei crediti.

Questo documento rappresenta il primo passo formale e legale per sollecitare il pagamento da parte del debitore inadempiente.

Infatti, attraverso l’invio della lettera di diffida, il creditore  fornisce al debitore un ultimo avviso per corrispondere l’importo dovuto prima di ricorrere alle vie giudiziarie.

Tramite tale comunicazione si pone un ultimatum al debitore affinché proceda alla regolarizzazione della propria posizione debitoria.

La lettera di diffida è dunque uno strumento efficace per favorire una soluzione amichevole della controversia.

Lettera di Diffida: definizione

Dal punto di vista giuridico la lettera di diffida è quell’atto con cui il creditore intima al debitore il pagamento di una determinata somma di denaro.

Se l’adempimento non avviene entro il termine indicato (generalmente non inferiore a 10 giorni), il rapporto si considera risolto ed il creditore può ricorrere all’autorità giudiziaria per tutelare i propri diritti.

L’invio della diffida di pagamento (art. 1454 del Codice Civile) è uno strumento fondamentale per l’attività di recupero crediti poiché consente al creditore di rafforzare la sua posizione indipendentemente dall’adempimento del debitore.

Con la lettera di diffida, il debitore viene ufficialmente messo in mora per l’inadempimento della sua obbligazione nei confronti del creditore.

Il termine mora infatti significa “ritardo” e si riferisce al persistente inadempimento da parte del debitore.

La costituzione in mora del debitore tramite l’invio della diffida permette di stabilire una data certa dalla quale scaturiscono responsabilità e obblighi specifici.

Lettera di Diffida: contenuto

L’invio della lettera di diffida permette al creditore di rafforzare la propria posizione e di  avviare un dialogo con il debitore.

Per questo motivo il  contenuto di una lettera di diffida deve contenere sia la richiesta di pagamento e la possibilità di transigere la controversia.

All’interno della comunicazione il creditore deve specificare in modo dettagliato tutti gli importi dovuti e il titolo su cui si fonda il credito (ad esempio fatture o contratto).

Tuttavia, il debitore è tenuto al pagamento di un importo superiore rispetto a quello originariamente previsto.

Infatti, la lettera di diffida contiene anche la quantificazione degli interessi legali o di mora maturati durante il periodo di ritardo.

La richiesta dell’importo maggiorato nella lettera di diffida ha lo scopo di tutelare i diritti del creditore e incentivare il debitore a regolarizzare tempestivamente la propria posizione.

La lettera di diffida, inoltre, deve contenere l’intimazione di pagamento da parte del creditore.

Quest’ultimo deve  esprimere in modo inequivocabile la propria intenzione di agire legalmente qualora il debitore non effettui il pagamento.

All’interno della lettera di diffida, infatti,  deve essere indicato un termine entro il quale il debitore può effettuare il pagamento.

La scadenza del termine costituisce uno spartiacque cruciale nell’attività di recupero del credito.

Da questo momento in poi, infatti, il creditore è legittimato a ricorrere alla vie legali per costringere il debitore ad adempiere.


Lettera di Diffida: motivi per inviarla

Lettera di Diffida - motivi

La lettera di diffida rappresenta uno strumento fondamentale per il creditore determinato ad agire contro il debitore inadempiente.

Tramite questo documento formale, il creditore esprime con fermezza la propria insoddisfazione riguardo al mancato pagamento.

Infatti, l’invio della lettera di diffida può spingere il debitore a pagare spontaneamente evitando così lunghe e costose procedure giudiziarie.

Ecco i motivi principali per cui è importante inviare una lettera di diffida.

1) Interrompe la Prescrizione del Credito

L’invio della diffida di pagamento determina l’interruzione della prescrizione.

Il diritto di credito può essere fatto valere per altri dieci anni che decorrono dal momento in cui il debitore riceve la raccomandata.

E’ fondamentale conservare l’efficacia del credito nel tempo.

Infatti, può accadere che l’attività di recupero stragiudiziale rimanga infruttuosa o che non convenga procedere con il recupero giudiziale perché il debitore risulta nullatenente e/o disoccupato.

Questo non significa che il credito è irrecuperabile, ma solo che in quel determinato momento non può essere recuperato.

Le condizioni e i presupposti dell’attività di recupero possono evolversi nel tempo a vantaggio del creditore.

L’invio della diffida attribuisce a quest’ultimo la possibilità di richiedere il pagamento per i prossimi dieci anni fino a quando il tentativo di recupero avrà successo.

2) Cristallizza l’importo del Credito da recuperare

Attraverso la diffida di pagamento il creditore intima al debitore il pagamento di una somma di denaro espressamente indicata.

L’ammontare che il debitore deve pagare va determinato con precisione ed esattezza analizzando tutta la documentazione.

La ricostruzione di questo importo è un’attività molto delicata.

Il creditore, infatti, deve ricercare in modo scrupoloso le prove dell’insolvenza del debitore (ad esempio le fatture non pagate, o le comunicazioni di riconoscimento del debito).

Se nella diffida viene richiesto il pagamento di una somma di denaro errata il creditore corre dei rischi.

In questo caso aumenteranno le possibilità di contestazioni da parte del debitore e diminuiranno la probabilità di trovare un accordo.

Nel caso in cui il creditore decida di procedere con l’attività di recupero giudiziale, è preferibile che l’importo intimato nella diffida coincida con quello ingiunto nel ricorso.

Se ciò non accade il giudice può richiedere spiegazioni in merito alla mancata corrispondenza e il debitore può facilmente proporre opposizione.

Pertanto, l’indicazione corretta della somma di denaro intimata e cristallizzata nella diffida di pagamento, rafforza la tutela del credito da recuperare e condiziona la sua futura esigibilità.

3) Aumenta la possibilità di ottenere un Decreto Ingiuntivo

Accade molto spesso che prima di procedere con l’attività di recupero giudiziale del credito venga inviata una diffida di pagamento al debitore.

In questi casi la scelta di spedire la raccomandata contenente l’intimazione di pagamento è utile per rafforzare la pretesa creditoria.

Attraverso l’invio della lettera di diffida il creditore può dimostrare al giudice di avere tentato una definizione bonaria della controversia.

Sono tantissimi i Tribunali che, nel procedimento di ingiunzione, richiedono espressamente al creditore la produzione della diffida di pagamento e la formale costituzione in mora del debitore.

Se il documento non viene prodotto il giudice può decidere di non emettere il decreto ingiuntivo con grave pregiudizio per il creditore.

Tra l’altro, anche in sede di opposizione a decreto ingiuntivo da parte del debitore, l’invio preventivo di una diffida di pagamento è utile per rafforzare la pretesa creditoria e vincere la causa.

4) Aumenta la possibilità di trovare un accordo con il Debitore

Nel recupero crediti l’invio della diffida di pagamento può essere molto utile per raggiungere un accordo bonario con il debitore.

Le statistiche dimostrano che, dopo l’invio della diffida, aumentano le probabilità di recuperare il credito con un accordo transattivo.

Nella lettera di diffida, infatti, vengono inseriti sia i recapiti telefonici del mittente sia la disponibilità a transigere la controversia senza ricorrere alle vie legali.

La diffida di pagamento permette spesso al creditore di ottenere un contatto da parte del debitore.

Questo momento è molto importante perché se la trattativa viene condotta in modo abile e professionale aumentano le possibilità di recupero stragiudiziale del credito.

L’efficacia persuasiva della diffida aiuta il creditore a trovare un accordo bonario con il debitore evitando di sostenere i costi dell’azione legale.


Conclusione

La lettera di diffida rappresenta uno strumento fondamentale per recuperare un credito insoluto.

Questo documento sottolinea con chiarezza e fermezza la volontà del creditore di ricevere il pagamento dell’importo dovuto.

La lettera di diffida non è solo un atto formale, ma dimostra la determinazione ad agire legalmente qualora le scadenze concordate non vengano rispettate.

Grazie alla sua efficacia persuasiva, spesso viene considerata come il primo passo verso una soluzione amichevole ed equa per entrambe le parti.

L’invio della lettera di diffida è spesso determinante per  garantire il recupero del credito, mantenere salda la reputazione aziendale e preservare le relazioni commerciali.

Lettera di Diffida - motivi - schema


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Cessione del Credito - copertina

Cessione del Credito: introduzione

Se hai bisogno di maggiori informazioni sulla cessione del credito, sei finito/a nel posto giusto.

In questo articolo ti spiegherò che cos’è la cessione del credito e come utilizzarla per risolvere le tue crisi finanziarie.

Tuttavia questo strumento può essere sfruttato anche da investitori che hanno intenzione di acquistare un credito per diversificare le entrate.

La cessione del credito è un’operazione giuridica attraverso la quale il creditore trasferisce a un terzo, detto cessionario, il proprio diritto di credito verso il debitore.

Questa pratica è regolata dal codice civile italiano e può avvenire per diversi motivi, come ad esempio per garantire liquidità immediata al creditore o per ridurre i rischi legati alla solvibilità del debitore.

Inoltre, il creditore può valutare la cessione dei propri crediti in casi di difficoltà finanziarie o nel momento in cui voglia liberarsi da oneri e incombenze relative alla gestione dell’attività di recupero del credito.

Ricorda che la cessione del credito deve essere effettuata con l’accordo tra le parti interessate e nel rispetto delle normative vigenti.

Ma prima di proseguire voglio fornirti alcune informazioni preliminari.

Cessione del Credito: definizione

La cessione del credito è un contratto attraverso il quale il creditore  (cedente) trasferisce ad un terzo soggetto il suo diritto di credito nei confronti del debitore (cessionario)

Il trasferimento può avvenire a titolo oneroso o gratuito (articolo 1260 del Codice Civile).

Questa operazione permette al cedente di ottenere immediatamente liquidità in cambio dei crediti detenuti.

In questo modo il creditore si libera del rischio dell’insolvenza del debitore.

Il cessionario, d’altra parte, assume l’obbligo di recuperare il debito nei confronti del debitore originale e ne diventa titolare.

Pertanto, la cessione del credito favorisce la circolazione finanziaria e contribuisce alla creazione di nuove opportunità per aziende e privati nella gestione della propria liquidità.

Cessione del Credito: conseguenze

Il creditore ha il diritto di trasferire volontariamente o gratuitamente il proprio credito, anche senza l’accordo del debitore, a condizione che:

  • il credito non abbia natura strettamente personale;
  • il trasferimento non sia proibito dalla legge.

Anche se le parti (creditore originario e debitore) possono escludere la cedibilità del credito, il patto di incedibilità non è opponibile al cessionario che ha acquisto in buona fede e che al momento della cessione non conosceva la presenza di questa condizione.

La cessione del credito è un contratto variabile che può essere utilizzato per diverse funzioni, come ad esempio la risoluzione di un debito o come garanzia.

Si basa sull’articolo 1325 del Codice Civile, che regola i contratti a “causa variabile”.

In ogni caso, il debitore è tenuto ad adempiere ai suoi obblighi indipendentemente dal creditore, e non può essere esonerato da questa responsabilità.

Per questo motivo la norma (articolo 1260 del Codice Civile) non considera necessario il consenso del debitore ceduto.


I protagonisti della Cessione del Credito

Cessione del Credito - protagonisti

La cessione coinvolge tre figure fondamentali:

  • il cedente;
  • il cessionario;
  • il ceduto o debitore ceduto.

Conoscere le differenze tra queste tre figure è importante per comprendere le responsabilità giuridiche di ogni parte durante la negoziazione contrattuale.

Vediamo nel dettaglio ogni singolo ruolo.

Il Cedente

Il cedente è colui che trasferisce a titolo definitivo il proprio credito a un’altra persona.

In ambito bancario il cedente viene spesso definito anche “originator”, ovvero il soggetto da cui trae origine il credito.

Durante la negoziazione, il cedente deve fornire all’acquirente tutte le informazioni necessarie riguardanti la natura del credito e le condizioni contrattuali nel rapporto creditorio con il debitore.

È fondamentale per il cedente esibire tutta la documentazione che consenta di provare l’esistenza del diritto che sarà ceduto.

Nel corso delle trattative con l’acquirente il cedente deve assicurarsi che le informazioni divulgate sul credito rimangano riservate.

In questi casi è preferibile far firmare alla controparte (interessata all’acquisto) un accordo di riservatezza prima di procedere con la scambio dei documenti.

Il Cessionario

Il cessionario è il soggetto che acquista il credito e si sostituisce al creditore originario.

Le finalità di acquisto di un credito possono essere differenti.

Negli ultimi anni il mercato della compravendita dei crediti ha registrato un grande volume di affari in Italia.

In particolare molte società di investimento e fondi internazionali si sono concentrate sull’acquisto di crediti di origine bancaria (in cui il creditore cedente è un istituto di credito).

Nel corso della negoziazione il cessionario deve valutare la qualità del credito e analizzare la documentazione fornita dal cedente.

In questa fase si svolge un’attività di analisi, investigazione e raccolta dei dati che viene definita “due diligence“.

Dopo la stipula dell’atto di cessione l’acquirente ha l’obbligo di versare al cedente l’importo dovuto in cambio del trasferimento del diritto di credito.

Il cessionario è tenuto a rispettare le condizioni contrattuali tra il creditore originario e il debitore.

Il Ceduto

Il ceduto (o debitore ceduto) è colui che, una volta notificata la cessione, diventa obbligato a pagare il creditore cessionario anziché il creditore originale.

Questo passaggio di responsabilità comporta una sostituzione giuridica del beneficiario dell’obbligazione di pagamento.

Nel corso delle trattative di cessione il ceduto non è parte della negoziazione, e solitamente viene informato soltanto dopo il perfezionamento dell’accordo tra cedente e cessionario.

È fondamentale che il debitore ceduto venga tempestivamente informato della cessione del credito e delle nuove modalità di pagamento, al fine di evitare di effettuare il pagamento nei confronti del creditore originario.

Il ceduto può evitare la cessione del suo credito stabilendo nel rapporto contrattuale originario di escludere la cedibilità.

Tuttavia, secondo quanto previsto dal secondo comma dell’articolo 1260 del Codice Civile, tale accordo non preclude i diritti del cessionario che ha acquistato in buona fede.

Infatti l’accordo di incedibilità (tra creditore originario e debitore ceduto) non sarà opponibile al cessionario se quest’ultimo dimostra di non essere stato a conoscenza del divieto di cessione.


Cessione del Credito: categorie

Cessione del Credito - categorie

Le categorie di cessione del credito possono essere molteplici e variano in base alla tipologia del credito e in base all’accordo tra cedente e cessionario.

In particolare possiamo distinguere le seguenti categorie:

  • Cessione del credito pro soluto;
  • Cessione del credito pro solvendo;
  • Cessione del credito in blocco;
  • Cessione del credito single name.

Conoscere le differenze tra le principali tipologie di cessione ti permetterà di gestire correttamente l’attività di negoziazione con l’acquirente.

Analizziamo le categorie nel dettaglio.

Cessione del Credito Pro Soluto

La cessione pro soluto si verifica quando il creditore decide di trasferire tutti i diritti e gli obblighi legati al credito all’acquirente, liberandosi così da ogni responsabilità in caso di mancato pagamento del debitore.

In particolare il creditore originario non è responsabile in caso di inadempimento del debitore.

Il rischio di insolvenza di quest’ultimo ricade unicamente sul terzo cessionario.

Questo tipo di cessione si verifica tipicamente nel contesto dei finanziamenti bancari o delle transazioni commerciali complesse.

Nella cessione pro soluto il creditore desidera disfarsi completamente della sua posizione creditoria senza bisogno di mantenere alcun legame con il debitore ceduto.

Inoltre, questo genere di cessione offre una maggiore sicurezza alle parti coinvolte poiché garantisce una chiara divisione dei ruoli tra venditore e acquirente del credito.

Cessione del Credito Pro Solvendo

La cessione pro solvendo avviene quando il creditore decide di trasferire il suo credito ad un terzo, mantenendosi comunque responsabile nei confronti dell’acquirente nel caso in cui il debitore non adempia agli obblighi contrattuali.

In particolare creditore originario rimane responsabile nei confronti del terzo cessionario in caso di insolvenza del debitore.

Questo comporta che il cedente sarà liberato dalla propria obbligazione solo dopo che il debitore ceduto ha effettuato il pagamento (al cessionario).

Questo tipo di cessione può essere utilizzata in situazioni dove vi è la necessità di garantire l’adempimento dell’obbligazione e convincere il cessionario acquirente che l’operazione risulti vantaggiosa.

Questa modalità offre maggiore sicurezza al cessionario rispetto alla generica cessione del credito, poiché viene garantito l’adempimento dell’obbligazione da parte del cedente in caso di mancato pagamento del debitore ceduto.

Cessione del Credito in Blocco

Nella cessione in blocco il cedente trasferisce una pluralità di crediti al medesimo cessionario con un unico atto di trasferimento.

Questa tipologia di cessione riguarda crediti individuabili in blocco che presentano caratteristiche tra loro omogenee.

In particolare i rapporti giuridici ceduti hanno un comune elemento distintivo, come ad esempio il settore economico, l’area territoriale o la tipologia di debitore.

L’articolo 58 del Testo Unico Bancario prevede che la Banca d’Italia fornisce istruzioni riguardo alle cessioni in blocco di aziende, rami d’azienda, beni e rapporti giuridici a banche.

In determinati casi, le istruzioni possono stabilire che sia necessaria l’approvazione della Banca d’Italia per le operazioni di maggiore importanza.

Ai fini del perfezionamento della cessione dei crediti in blocco la parte acquirente procede a comunicare la cessione tramite avviso sulla Gazzetta Ufficiale.

Tale adempimento produce gli effetti indicati nell’articolo 1264 del Codice Civile e la cessione si intende notificata ai debitori con tutte le relative conseguenze giuridiche.

Questo tipo di operazione è solitamente utilizzata nel settore finanziario e bancario e prevede la stipula di accordi di cessione tra banche e imprese che operano nel mercato dei crediti (se vuoi approfondire il tema leggi questo articolo).

Cessione del Credito Single Name

Nella cessione “single name” il cedente trasferisce un singolo credito ad un cessionario con un unico atto di trasferimento.

Le parole “single name” significano letteralmente “singolo nome” e si riferiscono alla singola posizione creditoria oggetto della cessione.

In ambito bancario la singola posizione debitoria viene identificata con un numero di NDG (Numero Direzione Generale – Numero di Gestione), cioè il numero identificativo del singolo prodotto fornito al cliente.

Pertanto se il debitore ceduto ha maturato differenti debiti nei confronti del cedente (esempio: scoperto di conto corrente; esposizione derivante da mutuo o altro finanziamento), ogni posizione avrà un differente numero di NDG.

Questa tipologia di cessione si verifica quando il cessionario è interessato alle caratteristiche che presenta un determinato credito e pertanto è intenzionato ad acquistare una singola posizione.

La cessione single name garantisce al creditore una maggiore flessibilità, poiché gli consente di incrementare la redditività del proprio portafoglio.

Infatti la cessione di una singola posizione può avvenire per un importo maggiore rispetto all’importo richiesto per le cessioni in blocco.

Questo genere di cessione si verifica spesso nell’ambito dei crediti ipotecari.

In questi casi il cessionario formula un’offerta per acquistare un credito garantito da ipoteca, poiché è interessato all’immobile su cui è vantato il privilegio.


Cessione del credito: le regole fondamentali

Cessione del Credito - regole

La cessione del credito è un istituto complesso che richiede l’osservanza di alcune regole fondamentali.

Innanzitutto è necessario svolgere le trattative di acquisto definendo in anticipo l’oggetto della cessione.

In seguito, dopo che il cessionario avrà valutato la convenienza dell’affare, sarà necessario stipulare un contratto che specifichi i dettagli della cessione.

Dopo aver perfezionato la cessione, sarà necessario comunicare al debitore l’avvenuta cessione, indicando il nome e gli estremi identificativi del nuovo creditore.

Per questo motivo voglio fornirti alcune regole per concludere la cessione del credito senza errori.

1) Definisci il perimetro della Cessione

Durante le trattative con il cessionario definisci il perimetro della cessione.

Se il debitore ha più di un debito nei tuoi confronti specifica in sede di negoziazione quale posizione intendi cedere.

E’ indispensabile identificare con precisione la posizione creditoria e raccogliere tutti i documenti che provano l’esistenza del diritto.

In questi casi è utile conservare le comunicazioni scambiate con il debitore per dimostrare che il credito non è stato contestato.

2) Stipula un Contratto di Riservatezza

Prima di definire la cessione stipula un contratto di riservatezza (anche conosciuto con il termine NDA – Non-Disclosure Agreement) con il cessionario.

Questo accordo ti tutela per garantire la riservatezza delle informazioni divulgate durante le trattative.

Dentro l’NDA stabilisci una penale di risarcimento nel caso di violazione dell’obbligo di riservatezza.

Se il cessionario non è disposto a firmare l’accordo ti consiglio di interrompere immediatamente le trattative.

La diffusione di informazioni riservate può esperti a possibili responsabilità e contenziosi legali.

3) Comunica la Cessione al Debitore

Dopo aver completato la cessione del credito, comunica al debitore ceduto l’avvenuto traferimento.

La cessione di un credito ha effetto nei confronti del debitore ceduto solo se questi l’ha accettata o quando gli è stata notificata (come prevede l’articolo 1264 del Codice Civile).

Ti consiglio di inviare una raccomandata A/R (con avviso di ricevimento) in cui avvisi il debitore della cessione.

Ricordati, inoltre, di inserire nella comunicazione gli elementi essenziali ed identificativi della posizione ceduta.

Non è necessario che il debitore fornisca il suo consenso ma è comunque indispensabile che venga informato del trasferimento affinché sappia in favore di chi dovrà effettuare il pagamento.

Da questo momento in poi i versamenti vanno effettuati al terzo cessionario.

Se il credito è vantato nei confronti di più soggetti o se la posizione sarà necessario inviare la raccomandata A/R anche a quest’ultimi.

In ambito bancario il credito è spesso garantito dalla presenza di un garante, ovvero un soggetto che non ha beneficato del rapporto ma che si è impegnato a garantire il creditore in caso di mancato pagamento del debitore originario.

Se hai intenzione di acquistare un credito bancario verifica se la posizione è vantata anche nei confronti di un garante.

La comunicazione della cessione deve essere inviata anche ai garanti.

In ogni caso la mancata notificazione dell’avvenuta cessione del credito non libera il garante in caso di insolvenza del debitore.

4) Provvedi ad annotare la Cessione

Quando il credito è garantito da ipoteca la cessione del credito deve essere annotata a margine della nota di iscrizione ipotecaria ai sensi dell’articolo 2843 del Codice Civile.

L’annotazione consiste nella comunicazione alla Conservatoria del nominativo del nuovo titolare del credito che verrà sostituito all’interno della nota di iscrizione ipotecaria.

Tale adempimento viene effettuato a cura del notaio rogante, a spese del cessionario.

Grazie a tale annotazione quando verrà effettuata l’ispezione ipotecaria risulterà il nominativo del cessionario.

In mancanza di tale adempimento la cessione non è opponibile ai terzi.

Questo significa che gli altri creditori del debitore ceduto potrebbero eccepire che il credito acquistato non è ipotecario.


Conclusione

La cessione del credito si presenta come una strategia finanziaria versatile che offre ai creditori la possibilità di convertire i propri crediti in liquidità immediata.

Lo strumento della cessione del credito migliora la gestione del capitale circolante delle imprese e favorisce anche lo sviluppo economico poiché permettedi  effettuare investimenti mirati.

Tuttavia, è fondamentale che tutte le parti coinvolte comprendano le conseguenze e i rischi legati a questo tipo di transazione.

Per questo motivo è indispensabile condurre un’attenta e rigorosa analisi legale e finanziaria, per evitare errori e scongiurare il rischio di possibili contenziosi.

Cessione del Credito - regole - schema


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ABS cosa sono - copertina

ABS: cosa sono

Le ABS sono sofisticati strumenti finanziari che vengono utilizzati per generare investimenti profittevoli.

Il termine ABS è l’acronimo della parole “Asset Backed Securities” il cui significato è “Titolo garantito da attività”.

Le ABS, infatti, sono titoli garantiti da un portafoglio di attività collegate che comprendono mutui ipotecari, carte di credito, prestiti per auto e altri tipi di crediti.

Questi titoli generano flussi di cassa per gli investitori ed allo stesso tempo forniscono liquidità alle istituzioni finanziarie e alle imprese che li emettono.

ABS e Cartolarizzazione

La cartolarizzazione dei crediti non può avvenire senza l’utilizzo di specifici strumenti finanziari emessi dalla società veicolo.

Si tratta di obbligazioni che prendono il nome di Asset Backed Securities e sono veri e propri titoli di credito utilizzati per finanziare l’operazione.

Grazie alla cartolarizzazione, i crediti deteriorati vengono suddivisi in tranches con diverso grado di rischio e rendimento, permettendo agli investitori di partecipare ai flussi generati dai pagamenti dei debitori sottostanti.

La creazione di ABS

Il procedimento di creazione di ABS prende il nome di “Securitization” e può essere sintetizzato in 5 fondamentali passaggi:

1) La SPV acquista dall’originator il portafoglio di crediti;

2) La SPV sottoscrive le Asset Backed Securities;

3) Le ABS sono emesse in favore degli investitori e contengono la promessa di restituzione del denaro (promettimi che il debitore mi pagherà);

4) Ogni Asset Backed Securities prevede il pagamento di una serie di cedole (ovvero gli interessi che il titolare del titolo incasserà periodicamente) a scadenze prefissate;

5) Il pagamento delle cedole e il rimborso delle obbligazioni avviene con il denaro incassato dai crediti ceduti.

ABS - securitization - creazione - schema

Le ABS: una promessa di pagamento

Le Asset Backed Securities sono emesse in favore degli investitori e contengono la promessa di restituzione del denaro (promettimi che il debitore mi pagherà).

Le ABS possono essere qualificati come “pacchetti di soldi” che vengono venduti agli investitori i quali ricevono la promessa che il debitore effettuerà il pagamento.

Ogni titolo prevede il pagamento di una serie di cedole (ovvero gli interessi che il titolare del titolo incasserà periodicamente) a scadenze prefissate.

Le cedole vengono pagate a intervalli regolari, come ad esempio ogni mese o ogni trimestre.

Il pagamento delle cedole e il rimborso delle obbligazioni avviene con il denaro incassato dai crediti ceduti.

Come funzionano le ABS: le  tre regole fondamentali

Le Asset Backed Securities svolgono un ruolo molto importante nel panorama finanziario e rappresentano un mezzo efficace per liberare capitale.

Questo processo non solo favorisce la liquidità delle istituzioni finanziarie ma contribuisce anche a promuovere l’accesso al credito per individui e imprese.

Attraverso le ABS gli investitori possono diversificare il proprio portafoglio di attività riducendo i rischi.

Affinché il mercato delle ABS funzioni in modo efficace e trasparente è essenziale seguire alcune linee guida fondamentali.

Infatti esistono tre regole chiave utili per comprendere meglio il funzionamento delle ABS.

Il credito ceduto viene trasformato in un’obbligazione scritta

I crediti oggetto di cartolarizzazione vengono trasformati in obbligazioni scritte su un pezzo di carta, le Asset Backed Securities.

Ogni titolo contiene l’obbligo per la SPV di restituire il denaro agli investitori. Questi soldi provengono dal debitore originario.

Se il debitore originario non paga, il denaro non può essere restituito agli investitori

Il pagamento dell’obbligazione dipende necessariamente dalla qualità del credito ceduto.

Per questo motivo accade spesso che le ABS contengono una clausola che prende il nome di “limited recourse” (ovvero clausola di “rivalsa limitata”).

L’emittente è responsabile nei confronti dell’investitore solo nei limiti del portafoglio cartolarizzato.

Ad ogni ABS corrisponde un punteggio

Alle ABS viene assegnato un punteggio a seconda del rischio finanziario più o meno alto.

Le agenzie di rating (rating significa appunto “valutazione”) sono società specializzate che analizzano i crediti ceduti, la struttura dei pagamenti e il rischio di insolvenza dei titoli.

Le più importanti agenzie di rating (partecipate a loro volta da grandi multinazionali) sono Standard & Poor’s e Moody’s.

Le sigle che le agenzie usano sono le seguenti:

  • AAA e Aaa quando le Asset Backed Securities presentano un basso rischio di insolvenza;
  • BBB e Bbb quando le ABS presentano un alto rischio di insolvenza.

Conclusione

Le ABS, rappresentano uno strumento finanziario importante nel panorama degli investimenti.

Tuttavia, affinché il mercato delle Asset Backed Securities possa prosperare e garantire la fiducia degli investitori, è essenziale rispettare regole chiave come trasparenza, diversificazione e valutazione accurata delle attività sottostanti.

In un mondo sempre più globalizzato e complesso, le ABS si sono dimostrate fondamentali per favorire la liquidità dei mercati finanziari e sostenere la crescita economica a lungo termine.

Infatti, il collegamento tra questi titoli e la cessione dei crediti contribuisce alla diversificazione del mercato finanziario.

Pertanto, è essenziale  monitorare l’evoluzione delle normative in materia di “Securization” e garantire la trasparenza ed efficienza nei processi legati alle Asset Backed Securities.

ABS come investitore incassa - schema


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Decreto Ingiuntivo 4 scopri casi per rivolgerti al Giudice - copertina

Decreto Ingiuntivo: quando conviene rivolgersi al giudice

Nel recupero crediti il decreto ingiuntivo (art. 633 del codice di procedura civile) rappresenta il principale strumento di carattere giudiziale che permette al creditore di essere soddisfatto.

Si tratta di un provvedimento in cui il giudice obbliga il debitore inadempiente a pagare una determinata somma di denaro.

Se l’insolvenza persiste il creditore può procedere al recupero forzoso del credito attraverso il pignoramento dei beni del debitore.

Il diritto di credito viene cristallizzato all’interno di un titolo giudiziale.

Decreto ingiuntivo e titolo giudiziale

Un titolo giudiziale è un atto emesso dal tribunale che conferisce al creditore il diritto di procedere con l’esecuzione coattiva nei confronti del debitore.

In pratica, rappresenta la prova legale della validità e dell’entità del credito vantato nei confronti del debitore.

Il decreto ingiuntivo è uno dei principali strumenti per ottenere un titolo giudiziale, poiché consente di ottenere in tempi rapidi una sentenza esecutiva senza necessità di un processo ordinario.

Grazie a questa procedura semplificata, il creditore può far valere i propri diritti in maniera efficace e veloce, garantendo così una tutela adeguata dei suoi interessi patrimoniali.

Decreto Ingiuntivo: vantaggi

L’emissione della condanna costituisce un vantaggio esclusivo per il creditore che da questo momento ha uno strumento di carattere giudiziario per costringere il debitore all’adempimento.

Per ottenere il decreto ingiuntivo quindi il creditore dovrà necessariamente rivolgersi ad un avvocato.

L’emissione di un decreto ingiuntivo non è così scontata come sembra.

Il creditore deve conservare tutta la documentazione che dimostra l’esistenza del rapporto tra lui ed il suo debitore nonché le prove del mancato pagamento.

Più chiari e completi sono i documenti a sostegno della pretesa creditoria tanto più facilmente il giudice emetterà il decreto ingiuntivo.

Decreto Ingiuntivo e Prescrizione

E’ importante, inoltre, fare attenzione alla prescrizione (il termine di prescrizione non è sempre quello di 10 anni).

Se è passato molto tempo senza recuperare il credito è necessario inviare una lettera di diffida al debitore.

Se vuoi conoscere i termini di prescrizione del tuo credito leggi questa guida.


Decreto Ingiuntivo: i casi migliori per rivolgersi al Giudice

Decreto Ingiuntivo casi migliori per rivolgersi al Giudice

In caso di mancato recupero del credito in via stragiudiziale il decreto ingiuntivo può essere un’arma molto preziosa da sfruttare.

Tuttavia il ricorso all’autorità giudiziaria non è sempre conveniente.

Esistono sono alcune situazioni favorevoli che si possono verificare e che rendono vantaggioso rivolgersi al Tribunale per ottenere un provvedimento di condanna.

Per questo motivo voglio fornirti una breve lista di casi (o situazioni) migliori per sfruttare il decreto ingiuntivo.

1) Quando il debitore non effettua il pagamento dopo aver raggiunto un accordo

All’interno della diffida di pagamento generalmente viene concesso al debitore un termine per effettuare il pagamento.

Accade molto spesso che questo arco di tempo decorra infruttuosamente in quanto il debitore rimane indifferente all’intimazione ricevuta.

In questi casi prima di avviare l’azione legale il creditore può contattare il debitore per avviare una trattativa stragiudiziale e verificare la sua disponibilità a trovare un accordo bonario.

Può essere concordato sia un piano di rientro sia un saldo e stralcio.

Questi accordi (che saranno firmati da entrambe le parti) consentono al creditore di ottenere il pagamento di rate mensili o di un importo prestabilito in unica soluzione.

Se tale tentativo fallisce potrai contare su questi documenti aggiuntivi (accordo di piano di rientro o accordo di saldo e stralcio) per dare sostegno alla tua domanda giudiziale e per dimostrare il tuo diritto di credito.

Questo è uno dei momenti migliori per depositare il ricorso per decreto ingiuntivo, poiché puoi dimostrare al giudice il perdurante inadempimento del debitore.

2) Quando il debitore rifiuta la mediazione

L’istituto della Mediazione civile (D.lgs n. 28/2010) prevede la possibilità per le parti di trovare un accordo bonario grazie all’intervento di un mediatore (abbiamo già parlato di mediazione in questo articolo).

Il settore del recupero crediti non rientra tra le materie in cui il tentativo di mediazione è obbligatorio ma in alcuni casi può essere utile ricorrere a tale strumento.

Il creditore può decidere di avviare la procedura di Mediazione per sfruttare l’efficacia persuasiva del mediatore o semplicemente per strategia di recupero.

Tuttavia non è escluso che il debitore rimanga indifferente all’invito di mediazione non presentandosi all’incontro.

Quando ciò accade verrà redatto un verbale negativo che produce un grosso vantaggio per il creditore.

Il documento, infatti, può essere allegato al ricorso per ottenere più facilmente un decreto ingiuntivo e per dimostrare al giudice la mancata disponibilità del debitore a transigere la controversia.

3) Quando conosci la situazione patrimoniale del debitore

Nel settore del recupero crediti prima di avviare un’azione giudiziaria conviene effettuare delle indagini patrimoniali sul debitore.

Il motivo è semplice: se il debitore è impossidente o non lavora, il credito non può essere recuperato in quel determinato momento.

Il creditore deve assicurarsi di avere successo nel caso in cui decida di avviare un pignoramento nei confronti del debitore.

Per farlo deve rivolgersi a dei professionisti che effettueranno accertamenti patrimoniali sulla controparte.

Se l’esito di tale indagine è positivo (il debitore percepisce uno stipendio/pensione o possiede beni immobili) il creditore deve affrettarsi a depositare il ricorso per decreto ingiuntivo.

In questo modo sarà possibile battere sul tempo altri creditori interessati a rivalersi sullo stesso debitore.

4) Quando esistono cambiali scadute da oltre tre anni

Accade molto spesso che il debitore rilasci in favore del creditore delle cambiali a garanzia del proprio credito.

La cambiale (in determinati casi) costituisce un titolo esecutivo poiché in caso di inadempimento consente al creditore di procedere direttamente ad esecuzione forzata nei confronti del debitore.

In questi casi non è necessario ottenere il decreto ingiuntivo poiché la presenza della cambiale è sufficiente per avviare il pignoramento.

Questa regola però non è assoluta ma vale solo nel caso in cui la cambiale non sia scaduta da più di tre anni.

Se tale termine è decorso inutilmente il creditore ha in ogni caso la possibilità di utilizzare i titoli cambiari come prova scritta del credito ed ottenere un decreto ingiuntivo.

Il giudice può concedere la provvisoria esecuzione.

In questo modo potrai procedere ad esecuzione forzata immediatamente senza aspettare che il decreto ingiuntivo diventi definitivo.


Conclusione

È fondamentale ottenere un decreto ingiuntivo per recuperare un credito in quanto questo strumento legale rappresenta una garanzia di tutela dei propri crediti e dei propri diritti.

Grazie al decreto ingiuntivo, infatti, si ha la possibilità di richiedere il pagamento del debito in modo rapido ed efficace, evitando lunghe e complesse procedure giudiziarie.

Inoltre, rivolgersi a legali specializzati è indispensabile per assicurarsi che l’azione legale venga condotta nel rispetto delle normative vigenti e con professionalità e competenza.

Solo tramite l’assistenza di esperti del settore sarà possibile ottenere il massimo risultato nella procedura di recupero crediti attraverso il decreto ingiuntivo.

Decreto Ingiuntivo 4 casi per rivolgerti al Giudice - lista


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Cartolarizzazione dei Crediti - modelli

La Cartolarizzazione: Cessione del Credito e Investimenti

La cartolarizzazione è uno strumento finanziario utile per le società di investimenti.

Grazie a questo istituto un creditore può trasferire i propri crediti ad altri soggetti, riducendo così il rischio e liberando capitale per nuove opportunità.

Le banche utilizzano la cartolarizzazione principalmente per migliorare la propria posizione patrimoniale e aumentare la liquidità disponibile.

Le società finanziarie cedono i propri crediti attraverso questo meccanismo al fine di ottenere immediatamente fondi che possono reinvestire in altre attività redditizie.

In genere gli investitori (fondi di investimento; società spv) sono interessati all’acquisto dei titoli emessi dopo la cessione del credito poiché tale attività rappresenta un’opportunità per diversificare il proprio portafoglio e ottenere rendimenti interessanti su investimenti collaterali moderatamente sicuri.

In questo articolo ti spiegherò in modo semplice quali sono i modelli principali di cartolarizzazione.

Prima di iniziare voglio fornirti alcune premesse.

Cartolarizzazione o Securitization

La cartolarizzazione (o anche definita “Securitization“) è un sofisticato strumento finanziario e giuridico che consiste nel trasferire un insieme di attività finanziarie illiquide, come prestiti o crediti, in un veicolo giuridico autonomo noto come Special Purpose Vehicle (SPV).

La società veicolo (SPV) emette dei titoli garantiti da tali attività, consentendo agli investitori di partecipare ai flussi di cassa generati da esse.

In Italia questo istituto è disciplinato dalla Legge n. 130/1999 e negli ultimi anni è stata una protagonista del mercato dei crediti NPL.

L’utilizzo della cartolarizzazione, infatti, ha permesso a tantissime banche di ottenere la liquidità economica per combattere la crisi e continuare ad erogare servizi finanziari.

Come funziona la Cartolarizzazione

Attraverso la cartolarizzazione il cedente (originator) trasferisce i crediti al cessionario (SPV, Società Veicolo); sarà quest’ultimo a ricevere i pagamenti da parte del debitore (abbiamo già parlato di cartolarizzazione in questo articolo).

La transazione avviene attraverso la sottoscrizione di titoli (ABS) che la SPV emette in favore degli investitori i quali materialmente finanziano l’operazione.

Il rimborso di questo denaro avviene man mano che il debitore originario effettua i pagamenti dovuti.

Come funziona la Cartolarizzazione - schema infografico

La Società Veicolo (SPV) agisce come un ente autonomo, isolando le attività cartolarizzate dal bilancio dell’emittente originario e proteggendo gli investitori in caso di insolvenza dell’emittente.

I flussi di cassa provenienti dalle attività sottostanti vengono destinati al pagamento degli interessi e del capitale dei titoli emessi.

Per approfondire il tema e identificare i soggetti coinvolti ti consiglio di leggere il nostro articolo: Crediti in sofferenza: guida pratica sulla Cartolarizzazione.

I vantaggi della Cartolarizzazione

La cartolarizzazione presenta una serie di vantaggi significativi sia per gli emittenti che per gli investitori.

Per gli emittenti è possibile trasformare le attività “illiquide”, come prestiti o crediti, in titoli negoziabili, liberando così capitale e migliorando la gestione del bilancio.

La cartolarizzazione agevola la dispersione del rischio, consentendo agli emittenti di trasferire specifiche attività a un veicolo giuridico dedicato (SPV).

Gli investitori, invece, potranno beneficiare di una buona opportunità di investimento poiché i titoli sono garantiti da flussi di cassa reali e forniscono un rendimento stabile e diversificato.

Questo strumento è molto efficace per migliorare la liquidità e per creare opportunità di investimento sul mercato finanziario.


I 5 Modelli di Cartolarizzazione

I 5 modelli di Cartolarizzazione

Nel vasto panorama della cartolarizzazione si distinguono cinque principali modelli, ciascuno caratterizzato da specifiche peculiarità e applicazioni.

Questa varietà di modelli consente alle parti cedenti di adattare la cartolarizzazione alle proprie esigenze finanziarie.

La cartolarizzazione, infatti, è uno strumento versatile che consente di operare nel contesto di mercati dinamici e complessi.

1) La Cartolarizzazione Tradizionale

La cartolarizzazione di tipo tradizionale rappresenta un metodo consolidato nel panorama finanziario.

Nello schema tradizionale, il creditore cedente trasferisce un portafoglio di attività illiquide, come prestiti o crediti, a una struttura giuridica separata denominata Special Purpose Vehicle (SPV – o Società Veicolo).

La Società Veicolo crea ed emette titoli garantiti da tali attività, i quali vengono quindi offerti agli investitori sul mercato finanziario.

Questi titoli, noti come asset-backed securities (ABS), rappresentano quote proporzionali dei flussi di cassa generati dalle attività sottostanti.

Gli investitori acquistano tali titoli diventando così titolari di quote dei crediti, che saranno recuperati nell’attività di Credit Management.

2) La Cartolarizzazione Sintetica

Attraverso la cartolarizzazione sintetica non viene ceduta la proprietà del portafoglio ma soltanto il rischio di credito e la titolarità delle esposizioni rimane in capo all’originator.

Il rischio viene trasferito mediante contratti di tipo Credit Default Swap (CDS, scambio in caso di inadempimento): l’originator (protection buyer) cede il rischio alla SPV (protection seller) che sottoscrive i contratti CDS.

La SPV agisce come se fosse un’assicurazione (“protection seller” significa “venditore di protezione”) e si impegna a rimborsare l’originator nel caso in cui il debitore diventi insolvente (credit default).

L’Originator versa alla SPV un importo periodico il cui ammontare è il “prezzo” della copertura.

I vantaggi di questo tipo di cartolarizzazione sono molteplici e precisamente:

  • minore onerosità per l’originator;
  • possibilità di trasferire moltissimi crediti a prescindere dalla liquidità dell’asset;
  • stabilità del rapporto fiduciario con il cliente che non viene informato del trasferimento del rischio.

Infatti questa modalità permette agli emittenti di ottenere i benefici della cartolarizzazione senza dover cedere fisicamente le attività sottostanti, consentendo loro di mantenere il controllo diretto su tali attività.

La cartolarizzazione sintetica offre una maggiore flessibilità e agilità nelle strategie aziendali, riducendo al contempo l’impatto operativo del processo.

3) La Cartolarizzazione Revolving

Attraverso la cartolarizzazione Revolving la SPV emette titoli (ABS) contenenti asset (crediti) che vengono ceduti e portati a scadenza periodicamente man mano che si formano nel bilancio dell’originator.

All’interno della cartolarizzazione Revolving si distinguono due periodi.

Nel primo periodo, c.d. periodo di revolving (revolving period), gli investitori ricevono il pagamento degli interessi mentre i rimborsi in linea capitale vengono utilizzati dalla SPV per acquistare nuovi crediti con le medesime caratteristiche.

Nel secondo periodo, c.d. periodo di ammortamento (amortization period), gli investitori ricevono il pagamento degli interessi e della quota capitale.

Il classico esempio di questa operazione è la cartolarizzazione dei crediti derivanti dall’utilizzo di carte di credito di tipo revolving.

4) La cartolarizzazione tramite Conduit

Attraverso questo tipo di operazione i crediti non vengono ceduti ad una SPV tradizionale ma ad un altro tipo di veicolo che prende il nome di Conduit (“condotto”).

Questa società emette un particolare strumento finanziario che prende il nome di asset backed commercial paper (ABCP) con scadenza pari o inferiore ad un anno.

Le ABCP in scadenza vengono rimborsate mediante l’emissione di nuove ABCP.

La flessibilità della cartolarizzazione Conduit consente di includere in modo semplice nuovi crediti, facilitando l’aggiornamento del portafoglio in risposta alle dinamiche del mercato.

La diversificazione del rischio tra gli investitori contribuisce a mitigare la volatilità e a stabilizzare la situazione finanziaria generale.

In sintesi, la cartolarizzazione Conduit si presenta come un valido strumento per migliorare la liquidità, ridurre i costi di finanziamento e ottimizzare la gestione del rischio

5) La cartolarizzazione Repackaging

Attraverso questo tipo di operazione denominata “resecuritisation” vengono ceduti titoli generati da una precedente operazione di cartolarizzazione.

I titoli emessi prendono il nome di Collateralized Debt Obligation (CDO).

Tale cartolarizzazione è di tipo bullet e cioè prevede un piano di rimborso senza ammortamento (ovvero rimborso progressivo).

L’intero capitale è rimborsato in un unico pagamento alla scadenza dell’obbligazione.

La cartolarizzazione Repackaging offre un’opportunità unica di ottimizzare la gestione del rischio e migliorare la redditività.

Attraverso questa modalità, gli asset finanziari, spesso in forma di crediti, vengono ristrutturati e riorganizzati in nuovi strumenti, consentendo alle imprese di personalizzare le caratteristiche di tali titoli.

La cartolarizzazione Repackaging permette anche una diversificazione efficiente del rischio, poiché gli strumenti finanziari possono essere adattati per riflettere diverse tipologie di attività sottostanti.


Conclusione

La cartolarizzazione si configura come un potente strumento finanziario che offre una serie di vantaggi sia per le istituzioni finanziarie che per le imprese.

Grazie a questo strumento gli asset finanziari vengono trasformati in titoli negoziabili, permettendo un più efficiente trasferimento del rischio e una migliore gestione del capitale.

Queste informazioni possono essere utili per un creditore al fine di valutare correttamente gli investimenti e gestire efficacemente il proprio portafoglio creditizio.

In questo modo è possibile migliorare la liquidità e aumentare le opportunità di profitto.

In definitiva, la cartolarizzazione costituisce un mezzo efficace per ottimizzare i bilanci, mitigare il rischio e favorire la stabilità finanziaria.

Cartolarizzazione i 5 modelli


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Pignoramento del Garante - info - copertina

Pignoramento del garante: come evitare errori

Il pignoramento del garante è uno strumento molto utilizzato nelle procedure esecutive avviate per il recupero dei crediti bancari.

Tuttavia questo strumento può essere sfruttato anche nell’ambito dei crediti commerciali maturati da imprese e professionisti.

La figura del garante riveste un’importanza cruciale per i creditori che si trovano ad affrontare situazioni di insolvenza da parte dei debitori.

La corretta identificazione e il coinvolgimento del garante consentono al creditore di aumentare le possibilità di incasso e ottenere la soddisfazione del credito.

L’intervento del garante è finalizzato a mitigare il rischio di insolvenza del debitore principale e fornisce al creditore un’opzione di pagamento aggiuntiva, contribuendo così a facilitare il recupero del credito.

Pignoramento del garante: il tuo debitore non paga regolarmente?

Temi che non sia una situazione temporanea?

Non ti rimane altro che rivalerti sull’altro contraente, sempre che esista e che sia solvibile, e promuovere un pignoramento del garante.

Il Garante: definizione

Il garante è quella persona che sottoscrive un contratto, un patto o una convenzione per garantire alla controparte che il debitore principale adempierà l’obbligazione di pagamento.

Questo istituto giuridico viene utilizzato spesso nei contratti bancari e nei contratti di finanziamento e serve agli istituti di credito o alle finanziarie per ridurre i rischi di insolvenza.

Se il tuo contratto è stato sottoscritto anche da un garante, hai un’alternativa preziosa per recuperare il tuo credito: il pignoramento del garante.

Ricorda però che devi scegliere la strada più conveniente cercando di evitare gli errori più comuni.


Il Pignoramento del Garante: 5 informazioni da sapere

Pignoramento del Garante - 5 informazioni da sapere

Prima di avviare il pignoramento del garante, è importante conoscere cinque elementi chiave che possono influenzare significativamente l’esito della procedura.

E’ necessario, infatti, effettuare dei controlli preliminari che permettono al creditore di organizzare una strategia efficace per ottenere il pagamento.

Questi aspetti rivestono un’importanza cruciale e la loro conoscenza può influenzare positivamente l’esito del recupero del credito.

Vediamo quali sono.

1) Controlla se il Garante percepisce uno stipendio

Ti consiglio di eseguire indagini patrimoniali per verificare chi tra il garante ed il debitore è più solvibile; cioè chi percepisce lo stipendio più alto da pignorare.

E’ importante in questi casi che tu ottenga un titolo esecutivo (decreto ingiuntivo) nei confronti di entrambi.

In questo modo tuteli il tuo credito per il futuro.

Infatti può accadere che il debitore che hai pignorato venga licenziato o che cambi lavoro.

Se hai un decreto ingiuntivo verso due soggetti nulla ti impedisce di avviare un’azione esecutiva nei confronti dell’altro.

2) Controlla se il Garante percepisce una pensione

Ricorda che se il garante è pensionato esiste un minimo vitale che non può essere pignorato (art. 545 c.p.c.).

Il minimo vitale corrisponde alla misura dell’assegno sociale aumentato della metà.

La misura dell’assegno sociale può variare di anno in anno perché è soggetta alla rivalutazione annuale Istat.

Per sapere a quanto ammonta l’importo pignorabile di una pensione ti consiglio di leggere questo articolo: Minimo Vitale.

Quindi se il debitore ha una pensione di circa mille euro, l’importo che potrai pignorare sarà molto basso.

Inoltre se il garante è pensionato e il debitore è disoccupato valuta insieme al tuo avvocato se ti conviene avviare il pignoramento della pensione o pignorare in un secondo momento lo stipendio del debitore principale.

E’ probabile che un soggetto giovane trovi un buon lavoro in futuro.

3) Verifica l’importo del credito residuo

Se il residuo da pagare è abbastanza alto ed il debitore possiede beni immobili con un buon valore di mercato puoi decidere di mettere all’asta i suoi beni grazie ad un pignoramento immobiliare.

Una volta ottenuto il titolo esecutivo puoi anche valutare insieme al tuo avvocato se iscrivere ipoteca.

Quantifica con precisione l’importo del debito (comprensivo di interessi e spese) e non preoccuparti se il debitore è disoccupato.

Ti consiglio di effettuare questo accertamento anche per il garante.

Se il tuo credito è piuttosto alto ti conviene valutare tutte le alternative.

4) Verifica il limite e l’importo della garanzia

In molti contratti di finanziamento la garanzia è limitata ad un importo prestabilito.

Il garante risponde in caso di inadempimento del debitore principale soltanto entro tale limite.

Ad esempio il debitore ha richiesto un finanziamento di euro 10.000,00 ma il garante ha prestato garanzia solo per euro 5.000,00.

In questo caso puoi ottenere dal garante solo il pagamento di euro 5.000,00.

Se depositerai un ricorso per decreto ingiuntivo, verifica questa eventualità, e richiedi al giudice una corretta ingiunzione (differenziando tra debitore principale e garante).

5) Verifica i pagamenti già effettuati dal debitore

Puoi agire nei confronti del garante detraendo l’importo dei pagamenti già effettuati dal debitore principale.

Uno degli errori più comuni commessi in fase di recupero è quello di richiedere il pagamento del debito per l’importo totale del contratto.

Si tratta di un errore che può causare spiacevoli conseguenze, come le contestazioni del debitore o soprattutto l’opposizione del garante.

Accertati con esattezza a quanto ammonta il debito originario; da tale cifra devono essere state sottratte le somme già pagate.

Un consiglio: prima di avviare l’azione legale tenta di trovare un accordo stragiudiziale.

Molto spesso il garante ignora che il debitore principale abbia interrotto i pagamenti.

Una volta informato sulle conseguenze giuridiche, il garante potrebbe essere favorevole a definire la controversia in via stragiudiziale, temendo di subire azioni legali.


Conclusione

La figura del garante assume un ruolo di notevole importanza nel contesto del recupero crediti.

La presenza di un garante rappresenta una risorsa fondamentale per i creditori e costituisce un’alternativa per il soddisfacimento del credito in situazioni di difficoltà finanziaria del debitore principale.

Prima di intraprendere azioni legali, è importante esaminare attentamente se il garante dispone di redditi pignorabili, valutando così la fattibilità del recupero.

L’analisi della situazione finanziaria, reddituale ed immobiliare del garante permette al creditore di massimizzare il processo di recupero ed evitare contenziosi giudiziari che potrebbero rivelarsi antieconomici.


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