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Il pignoramento della pensione

Tutto quello che devi sapere per evitare brutte sorprese con il pignoramento della pensione

Il pignoramento della pensione è uno degli strumenti più utilizzati dai professionisti e dalle società di recupero crediti.

Ma non è tutto ora quello che luccica; oggi parleremo dei rischi che si corrono quando si effettua il pignoramento di una pensione.

Iniziano le “Credit Stories”

Ti racconteremo la storia del sig. Cesare, imprenditore e creditore, che dovrà risolvere un caso delicato per la sua attività.

Grazie a questa storia ti spiegheremo:

  • Perché è così importante conoscere in modo preciso la situazione patrimoniale del debitore;
  • Qual è la differenza fondamentale tra il pignoramento dello stipendio ed il pignoramento della pensione;
  • Come comportarsi se il debitore percepisce una pensione.

La storia di Cesare

Cesare è un imprenditore nel settore edìle, marito di una commessa, e padre di 2 figli universitari.

Il nostro protagonista ha aperto la sua attività diversi anni fa, ed è abbastanza conosciuto nella sua zona; realizza lavori nell’edilizia ed è specializzato nella ristrutturazione di ambienti domestici.

Con la sua impresa individuale dà lavoro ad altre 3 persone.

Cesare ogni giorno si sposta di appartamento in appartamento, vede le abitazioni dei clienti e ristruttura cucine e bagni.

L’Agenzia delle Entrate gli sta dietro; la crisi e i pagamenti troppo alti lo hanno obbligato a tagliare il personale e a trasferirsi in un punto vendita più piccolo.

Il sig. Capestro

Un giorno entra nel negozio di Cesare il sig. Capestro, un signore di 70 anni che chiede di ristrutturare la cucina.

Bisogna abbattere un muro e spostare tutti i tubi della cucina in un altro posto.

Il sig. Capestro chiede a Cesare di pagare i lavori in 3 rate e afferma di non riuscire ad effettuare un unico versamento, poichè è un pensionato.

Cesare è un po’ perplesso; non si tratta di un intervento semplice, ma di un lavoro complesso con tante spese di manodopera.

Per scoprire il resto della storia ascolta la nostra puntata…


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Tino Crisafulli ➜ avvocato & General Manager di RecuperoLegale.it – Contattami su Linkedin

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Un cliente che non paga

Scopri alcuni suggerimenti per gestire un cliente che non paga

Un cliente che non paga è sempre un problema delicato per la nostra attività o il nostro business.

In questa seconda puntata del nostro podcast ti spiegheremo come dovrai comportarti con un cliente che non paga.

Di cosa parleremo?

  • Quali sono le condizioni giuridiche per definire un credito come insoluto;
  • Ti spiegheremo perché è importante verificare se ci sono contestazioni sulla tua prestazione;
  • Ti indicheremo come dovrai comportarti nel caso in cui il tuo cliente non ti dovesse pagare;
  • Ti sveleremo un piccolo trucchetto per mettere sotto pressione il debitore e spingerlo a pagare.

Quali sono le condizioni giuridiche per definire un credito come insoluto?

Il credito si definisce insoluto quando il tuo cliente diventa moroso, cioè quando non effettua il pagamento del suo debito entro il termine prestabilito.

Non è necessario che il contratto preveda un termine preciso, ma è molto importante che tu abbia svolto già la tua prestazione.

Se hai stipulato un contratto ma non hai ancora venduto nessun bene o servizio, non potrai richiedere il pagamento della somma di danaro.

Ricorda bene che tu diventi creditore quando fornisci una prestazione professionale, o quando vendi un prodotto ad un cliente.

Nel diritto questo tipo di contratto si chiama “contratto a prestazioni corrispettive”.

In questo tipo di contratto entrambe le parti devono compiere un’azione precisa che per questo si definisce corrispettiva.

Il venditore vende il bene; il cliente lo paga.

Questa relazione è un contratto a prestazioni corrispettive.

Ma questa relazione si verifica non soltanto quando si vende un bene ma anche quando la prestazione consiste nell’erogazione di un servizio.

Se sei un web marketer, un web designer, o anche un ingegnere o un commercialista, la tua prestazione rappresenta l’obbligazione del contratto.

Per scoprire il resto degli argomenti ascolta la nostra puntata…


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Decreto provvisoriamente esecutivo

Che cos’è e quando è possibile ottenere un decreto provvisoriamente esecutivo

Hai mai sentito parlare di decreto provvisoriamente esecutivo?

Se devi recuperare un credito e sei costretto a promuovere una causa giudiziale, il decreto provvisoriamente esecutivo potrebbe rivelarsi lo strumento più adatto per ottenere il pagamento da parte del debitore in tempi molto rapidi.

In questo articolo ti spiegherò cos’è un decreto provvisoriamente esecutivo e quali sono i casi principali in cui il Giudice accoglierà la tua richiesta di provvisoria esecuzione.

Decreto provvisoriamente esecutivo: le differenze con quello NON esecutivo

Quando il decreto ingiuntivo viene emesso nella forma NON “immediatamente esecutiva”, il debitore sarà obbligato al pagamento nei confronti del creditore dopo un termine di 40 giorni.

Questo termine decorre dal momento in cui il decreto ingiuntivo viene notificato.

Il decreto ingiuntivo immediatamente esecutivo, invece, è quel provvedimento giudiziale che obbliga il debitore al pagamento immediato di una somma di denaro nei confronti del creditore.

Quindi, se hai ottenuto un decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo, puoi notificarlo insieme all’atto di precetto senza dover attendere il termine di 40 giorni previsto dal codice di procedura civile.

Questo significa che potrai pignorare i beni del debitore molto prima rispetto ai tempi previsti dalla legge; in questo modo otterrai un enorme vantaggio rispetto agli altri creditori.

Come richiedere un decreto provvisoriamente esecutivo

Prima di dirti quali sono i principali casi in cui è possibile ottenere un decreto immediatamente esecutivo devi sapere che la provvisoria esecuzione viene concessa dal giudice su istanza del ricorrente (art. 642 1° comma).

Ricorda quindi che la provvisoria esecuzione va espressamente richiesta.

In alcuni casi può capitare che il giudice emetta un decreto ingiuntivo immediatamente esecutivo senza che tu lo richieda.

A tal proposito ricorda che la concessione della provvisoria esecuzione in alcuni casi è espressamente prevista dalla legge (art. 642 c.p.c. 1° comma) in altri invece è rimessa alla valutazione discrezionale del giudice (art. 642, 2° comma).

Il decreto ingiuntivo diventa definitivamente esecutivo…

Dopo aver notificato un decreto provvisoriamente esecutivo il debitore avrà 40 giorni di tempo per impugnare il provvedimento.

Se sono trascorsi 40 giorni senza che il debitore presenti opposizione, il decreto ingiuntivo diventa definitivamente esecutivo e non può essere più contestato dalla controparte.


I principali casi i cui è possibile ottenere un decreto ingiuntivo immediatamente esecutivo sono 3.

Quando il credito si fonda su delle cambiali scadute da più di tre anni

In questo articolo ti ho già spiegato che la cambiale firmata dal debitore (e munita di una corretta marca da bollo sul retro), costituisce un titolo esecutivo.

Per titolo esecutivo si intende quel provvedimento giudiziale o stragiudiziale che ti consente di procedere direttamente con l’esecuzione forzata (il pignoramento) nei confronti del tuo debitore.

Se possiedi delle cambiali firmate dal debitore puoi notificare un atto di precetto senza dover ottenere prima un decreto ingiuntivo.

In questo caso, infatti, le cambiali sono già un titolo esecutivo e non c‘è bisogno che tu agisca in giudizio per ottenerlo.

Se, invece, possiedi delle cambiali scadute da più di tre anni non puoi notificare l’atto di precetto ma puoi utilizzarle come prova scritta per ottenere un decreto ingiuntivo (art. 642 c.p.c. 1° comma).

In questo caso, infatti, potrai richiedere ed ottenere dal giudice la provvisoria esecuzione del decreto.


Quando il credito si fonda su un documento sottoscritto dal debitore

Se possiedi un documento firmato dal debitore in cui egli riconosce il suo debito (ad esempio una scrittura privata o un accordo stragiudiziale), ti conviene utilizzarlo come prova scritta del credito per ottenere un decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo.

Infatti, il documento sottoscritto dal debitore viene considerato una prova dell’esistenza del diritto di credito e ti permetterà di ottenere dal giudice la provvisoria esecuzione del decreto ingiuntivo (art. 642, 2° comma).

Se non hai stipulato un contratto con il tuo debitore, ma ad esempio il tuo credito si fonda su fatture, ti consiglio di far firmare un accordo transattivo alla controparte (in questo caso è meglio affidarsi ad un legale).

Se il debitore non dovesse effettuare il pagamento, la firma di questo accordo potrebbe procurarti un vantaggio in sede giudiziale, poiché ti permetterà di ottenere un decreto provvisoriamente esecutivo.


Quando il tuo debitore è un’azienda che si trova in stato di “liquidazione”

Se il tuo debitore è un’azienda che si trova in stato di “liquidazione” potresti ottenere un decreto provvisoriamente esecutivo.

Questa situazione, infatti, può procurarti un enorme vantaggio se dimostri al giudice che lo stato in cui si trova l’azienda debitrice può pregiudicare in modo grave il tuo credito (art. 642, 2° comma).

Infatti la procedura di liquidazione, costituisce spesso (ma non sempre) l’anticamera dell’estinzione della società (o in alcuni casi precede lo stato di fallimento).

Grazie a questa procedura l’azienda cerca di ottenere il denaro necessario per pagare i creditori attraverso la vendita di beni mobili o immobili o attraverso la riscossione di crediti.

Pertanto, se scopri che il tuo debitore è un’azienda in liquidazione, chiedi al giudice la provvisoria esecuzione del decreto specificando che il tuo credito è in pericolo perché il tuo debitore potrebbe fallire da un momento all’altro.

Per dimostrare che quanto affermi è vero ti consiglio di utilizzare i seguenti documenti:

  • un visura camerale aggiornata della società debitrice, dalla quale si possa dimostrare che la stessa ha promosso la procedura di liquidazione volontaria;
  • qualsiasi prova che dimostri che la società debitrice ha promosso la procedura di liquidazione volontaria a causa della presenza di molteplici debiti.

Sei arrivato alla fine di questo articolo. Puoi leggere il riepilogo qui sotto.

Quali sono i  3 casi in cui è possibile ottenere un decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo?

  1. Quando il credito si fonda su delle cambiali scadute da più di tre anni;
  2. Quando il credito si fonda su un documento sottoscritto dal debitore;
  3. Quando il tuo debitore è un’azienda che si trova in stato di “liquidazione”.

Leggi il riepilogo cliccando sull’infografica qui sotto

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Decreto provvisoriamente esecutivo: 3 casi per ottenerlo

Decreto provvisoriamente esecutivo: 3 casi per ottenerlo


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Recupero Legale Podcast

Scopri la prima trasmissione radiofonica sul credit management: Recupero Legale Podcast

Recupero Legale Podcast: questa è la 1° puntata di questa trasmissione e la sfrutteremo per presentare questo nuovo format e per rispondere ad alcuni quesiti.

Di cosa parleremo

  • Presenteremo il sito RECUPERO LEGALE: la missione e gli obiettivi;
  • Ti spiegheremo lo scopo di questa trasmissione;
  • Presenteremo gli speaker;
  • Ti indicheremo i temi che tratteremo nel corso delle settimane.

CHE COS’E’ RECUPERO LEGALE E QUAL E’ IL SUO SCOPO?

Recupero Legale è un sito che si occupa di credit management, recupero crediti ed innovazione.

Grazie a questo sito offriremo consulenze personalizzate e assistenza legale per i professionisti e le imprese che hanno bisogno di recuperare un credito.

Ma nel nostro BLOG troverai anche molte notizie sull’innovazione e sugli strumenti digitali.

Abbiamo creato il nostro studio legale ed il nostro sito utilizzando molte piattaforme innovative e molti strumenti tecnologici; grazie a questi strumenti abbiamo la possibilità di lavorare in modo più veloce e più sicuro.

Ma inoltre crediamo che parlare di innovazione sia necessario: ci sono moltissimi articoli che affermano che nel giro dei prossimi 10 anni molti dei lavori che conosciamo scompariranno.

Siamo nel bel mezzo di una rivoluzione; stiamo transitando dall’era analogica, delle consulenze fisiche, all’era digitale, dove moltissimi servizi, anche quelli della Pubblica Amministrazione, possono essere richiesti solo online.

In questo scenario secondo noi ogni individuo dovrebbe aggiornarsi sugli ultimi trend tecnologici e capire come potrebbe evolvere il mondo del lavoro.

Anche il credit management sarà stravolto dalla tecnologia, e per questo motivo abbiamo deciso di dedicare uno spazio importante all’innovazione.


CHE ARGOMENTI TRATTEREMO NEL CORSO DELLE PUNTATE?

Parleremo ovviamente di credit management e recupero crediti, ma dedicheremo uno spazio importante all’innovazione.

Ti consiglieremo gli strumenti tecnologici che usiamo anche noi per permetterti di innovare la tua professione o la tua impresa e per realizzare la “digital trasformation” ovvero la trasformazione digitale del tuo business.

Inoltre ti proporremo un format particolare:

ti racconteremo delle storie e dei casi studio che ci permetteranno di parlare dei problemi che molti imprenditori devono affrontare: grazie a questi racconti ti suggeriremo delle regole generali che dovrai seguire per evitare di rimanere scottato con i tuoi clienti.

Per scoprire il resto degli argomenti ascolta la nostra puntata…


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Crediti inesigibili

Quando puoi  ottenere la defiscalizzazione dei crediti inesigibili

I crediti inesigibili rappresentano uno scoglio insormontabile per l’attività di recupero.

Se hai un credito inesigibile significa che non puoi più pretendere il pagamento da parte del tuo debitore.

L’inesigibilità del credito può dipendere da molti fattori: la prescrizione, l’impossibilità di agire legalmente nei confronti del debitore (perché ad esempio è irreperibile o nullatenente), oppure il reiterato inadempimento nonostante i numerosi solleciti di pagamento.

Se sei un creditore e ti trovi di fronte ad un credito irrecuperabile devi sapere che esiste uno strumento che ti permette di trarre un vantaggio da questa situazione: la c.d. defiscalizzazione.

Ma cosa significa defiscalizzare un credito?

Significa che puoi alleggerire il carico fiscale dello Stato, detraendo l’incidenza di un’imposta dall’importo del tuo credito prescritto o irrecuperabile.

In pratica puoi pagare meno tasse dimostrando l’impossibilità di recuperare il tuo credito.

Prima di spiegarti cosa devi fare per ottenere la defiscalizzazione di crediti inesigibili devo farti una premessa molto importante.

Defiscalizzazione: non per tutti…

Devi sapere, infatti, che non tutti i creditori possono utilizzare lo strumento della defiscalizzazione.

Solo le società o le imprese che redigono annualmente un bilancio contabile hanno la possibilità di ottenere la defiscalizzazione (così come indicato dal Testo Unico delle Imposte sul Reddito – TUIR, art. 101, comma 5).


Se sei titolare di un’impresa e non sei riuscito a recuperare il tuo credito segui questi 3 consigli per pagare meno imposte.

Verifica se l’inadempimento del debitore è temporaneo o definitivo

La legge prevede due meccanismi di deducibilità diversi a seconda della gravità dell’inadempimento.

Ma che cosa si intende per deducibilità?

Per deducibilità si intende una diminuzione del reddito imponibile sul quale viene calcolato l’importo delle tasse da pagare.

  • Se l’inesigibilità è potenziale è prevista una deducibilità in misura forfettaria: si tratta delle ipotesi in cui l’irrecuperabilità del credito rappresenta una condizione solo temporanea.
  • Se l’inesigibilità, invece, è definitiva è prevista la deducibilità totale degli oneri dal reddito imponibile: in questi casi si esclude con certezza che il creditore riesca a recuperare il credito.

L’inesigibilità deve risultare da elementi certi e precisi (TUIR art. 101, comma 5  e Circolare Agenzia delle Entrate del 2013 n. 26) che sono tassativamente indicati dalla legge (per consultare l’elenco completo clicca qui).

I casi di inesigibilità

Crediti di modesta entità

Un credito si considera di modesta entità quando ammonta ad un importo non superiore a 5.000 euro, per le imprese di più rilevante dimensione, e non superiore a 2.500 euro per le altre imprese.

Inoltre tali crediti devono essere scaduti da almeno 6 mesi.

Debitore sottoposto a procedure concorsuali

Quando è in corso il fallimento sul debitore oppure si sta cercando di raggiungere un accordo di ristrutturazione dei debiti.

E’ possibile ottenere la defiscalizzazione senza aspettare la chiusura della procedura fallimentare.

Prescrizione del credito

Quando è decorso il termine previsto dalla legge per far valere il proprio diritto.

Comprovato stato di insolvenza

Quando il debitore si trova in una perdurante situazione di illiquidità finanziaria (debitore “pluriprotestato”) oppure non è stato possibile procedere legalmente perché è nullatenente.

Irreperibilità del debitore

Quando non è stato possibile notificare diffide o atti giudiziari per irreperibilità del destinatario.


Fornisci la prova dell’inesigibilità del credito

Per ottenere la defiscalizzazione devi dimostrare il carattere definitivo della perdita.

Come dimostrare i crediti inesigibili

Ecco un elenco esemplificativo degli atti che devi conservare per dimostrare il carattere definitivo della perdita:

  1. La documentazione da cui risulta l’avvio concreto di procedure fallimentari (ad esempio la sentenza di fallimento, copia dello stato passivo);
  2. Le raccomandate con cui sono stati inviati solleciti ed intimazioni di pagamento;
  3. Le raccomandate “tornate al mittente” per l’irreperibilità del destinatario;
  4. La documentazione che dimostra l’esito negativo delle procedure di recupero (ad esempio la dichiarazione negativa del terzo datore di lavoro oppure i documenti da cui risulta che il debitore è nullatenente);
  5. La documentazione da cui risulta che il debitore è pluriprotestato;
  6. Il certificato di morte del debitore e la documentazione che attesti l’assenza di eredi;
  7. La dichiarazione da parte della pubblica autorità che attesta lo stato di fuga del debitore.

Ottieni la dichiarazione di irrecuperabilità

Devi farti rilasciare da un avvocato (o anche da una società di recupero crediti) la dichiarazione in cui si indicano tutte le attività svolte infruttuosamente per il recupero del credito.

Alla dichiarazione vanno allegati i documenti che dimostrano l’inesigibilità definitiva del credito.

In alcuni casi è sufficiente anche la dichiarazione con cui l’avvocato ti sconsiglia di intraprendere eventuali azioni legali poiché troppo costose o di esito incerto (ad esempio quando il debitore possiede solo un immobile già ipotecato da altro creditore ed il tuo credito è piuttosto esiguo – in questi casi è sconsigliabile avviare un pignoramento immobiliare).

Se invece hai conferito un incarico ad una società di recupero crediti è necessario che tu ottenga la relazione conclusiva che dimostri che l’intervento è stato infruttuoso.


Se arrivato alla fine di questo articolo. Leggi il riepilogo qui sotto:

Crediti inesigibili: quali sono i tre consigli utili  per pagare meno tasse?

  1. Verifica se l’inadempimento del debitore è temporaneo o definitivo;
  2. Fornisci la prova dell’inesigibilità del credito;
  3. Ottieni la dichiarazione di irrecuperabilità da parte del tuo avvocato.

 Puoi leggere il riepilogo cliccando sull’infografica qui sotto

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Crediti inesigibili: come pagare meno tasse

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Canoni di affitto non pagati

Come deve comportarsi il proprietario in presenza di canoni di affitto non pagati

Com’è possibile recuperare i canoni di affitto non pagati?

Mi è capitato molte volte di rispondere a questa domanda.

Il diritto di credito non nasce soltanto per la vendita di beni o servizi, ma anche dal mancato pagamento dei canoni di locazione immobiliare.


Che cos’è la locazione immobiliare?

La locazione immobiliare è quel contratto con cui il proprietario di un appartamento concede il bene in affitto a terzi dietro il pagamento di un canone mensile.

Colui che riceve in affitto l’immobile viene anche definito “conduttore” o anche “affittuario”, mentre invece il proprietario viene definito “locatore”.

Se il conduttore (colui che riceve in affitto l’appartamento) non corrisponde i canoni di affitto al proprietario, quest’ultimo ha il diritto di ottenere il pagamento delle mensilità non versate.


In questo articolo ti darò 3 utili consigli da seguire quando il tuo inquilino non paga più l’affitto.

Innanzitutto devi sapere che hai il diritto di agire in giudizio per ottenere l’adempimento dell’inquilino per i canoni di affitto non pagati e chiedere al giudice di sfrattarlo.

Ma prima di proseguire devo farti una premessa molto importante.

Per tutelare il tuo diritto di credito il contratto di locazione deve essere regolarmente registrato.

La mancata registrazione determina la nullità del contratto di affitto facendo venir meno tutti gli obblighi in esso contenuti.


Se sei il proprietario di casa ed il tuo inquilino non paga più l’affitto tieni presente questi 3 consigli.

Verifica se l’inadempimento dell’inquilino è temporaneo o definitivo

Se l’inquilino non paga l’affitto ti suggerisco prima di tutto di contattarlo e chiedere informazioni sui motivi del mancato pagamento.

In alcuni casi può trattarsi di una difficoltà temporanea ed instaurare un dialogo con l’inquilino può essere molto utile.

In questo modo tu hai la possibilità di capire quali sono le sue effettive intenzioni mentre lui non si sentirà sotto pressione.

Non inviare subito una diffida di pagamento all’inquilino moroso perché rischi di incrinare i rapporti se la sua difficoltà è momentanea.

Prova a contattarlo telefonicamente o se puoi recati presso l’appartamento affittato e incontralo di presenza.

In questo modo eviterai di perdere tempo e denaro; se la sua difficoltà economica è momentanea devi saperlo prima; non agire in giudizio inutilmente.

Ricorda, infatti, che la legge prevede la possibilità per l’inquilino di sanare la morosità alla prima udienza (del giudizio di convalida di sfratto) versando i canoni di affitto non pagati (art. 55 L. 1978 n. 392).

Se invece l’inquilino si rende irreperibile e rifiuta il dialogo agisci immediatamente in giudizio per recuperare il tuo credito.

Se vuoi sapere cosa devi fare per sfrattare l’inquilino che non paga l’affitto leggi questo articolo.


Verifica le condizioni economiche e familiari dell’inquilino

Se l’inquilino si trova in comprovate situazioni di difficoltà (ad esempio ha a carico figli minori), la legge prevede per lui delle agevolazioni.

In pratica il tuo inquilino potrà evitare lo sfratto intimato per morosità anche dopo che lo hai citato in giudizio.

In questi casi egli ha la possibilità di pagare i canoni e gli oneri accessori scaduti in un tempo dilazionato ma generalmente entro 90 giorni.

Inoltre, se l’inquilino con minori a carico versa anche in condizioni economiche precarie per malattie gravi o disoccupazione, la legge prevede ulteriori proroghe in suo favore (per approfondire l’argomento clicca qui).

In queste ipotesi per te è prevista una procedura aggravata con molti ostacoli da superare tra cui soprattutto l’esecuzione dello sfratto.

Ricorda infatti che in presenza di minori gli ufficiali giudiziari sono soliti rinviare l’esecuzione fino a quando i servizi sociali del Comune non trovano un alloggio idoneo.


Ottieni un provvedimento del giudice per pagare meno tasse

Ricorda che devi ottenere dal giudice il provvedimento di convalida di sfratto per morosità per evitare di pagare tasse sui canoni non percepiti (art. 26 TUIR).

Fino a quando non si conclude il giudizio sei obbligato a dichiarare all’Agenzia delle Entrate i canoni di locazione, anche se non stai incassando nessuna cifra.

La legge prevede in ogni caso la possibilità di ottenere, al momento della dichiarazione dei redditi dell’anno successivo, un credito di imposta di importo pari a quanto pagato nell’anno precedente per i canoni non percepiti.

Ma che cos’è un credito d’imposta?

Il credito d’imposta è un credito di cui il contribuente è titolare nei confronti dell’erario dello Stato.

In pratica al momento della dichiarazione dei redditi otterrai il rimborso di quanto ingiustamente versato l’anno precedente per non avere percepito i canoni di affitto.


Sei arrivato alla fine di questo articolo. Leggi il riepilogo qui sotto.

Canoni di affitto non pagati: quali sono i 3 consigli per il locatore?

  1. Verifica se l’inadempimento dell’inquilino è temporaneo o definitivo;
  2. Verifica le condizioni economiche e familiari dell’inquilino;
  3. Ottieni un provvedimento del giudice per pagare meno tasse.

Puoi leggere il riepilogo cliccando sull’infografica qui sotto

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Canoni di affitto non pagati: 3 consigli utili

Canoni di affitto non pagati: 3 consigli utili


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Estratto conto

La definizione di estratto conto e le differenze con il salda conto, la certificazione del credito ed il piano di ammortamento

Hai mai sentito parlare di estratto conto, salda conto, certificazione del credito e piano di ammortamento?

Non sempre è facile capire la differenza tra i vari documenti contabili emessi da un banca.

In questo articolo ti spiegherò che cos’è un estratto conto e quali sono le differenze con altri documenti bancari.

Grazie a questi documenti,  infatti, potrai promuovere una causa giudiziaria per recuperare un credito insoluto.

Molto spesso i tribunali rigettano i ricorsi di ingiunzione proprio perché non viene prodotta la documentazione corretta.


Il conto corrente

Il conto corrente è un servizio bancario attraverso il quale è possibile conservare una somma di danaro presso un istituto di credito.

Oggi il conto corrente è lo strumento bancario più utilizzato dai professionisti e dalle aziende, che permette di concludere transazioni commerciali senza dover effettuare dei pagamenti in denaro contante.

Ma come si può tenere traccia di tutti i pagamenti e di tutti gli incassi ricevuti sul conto?

Per tutto questo serve l’estratto conto.

L’estratto conto

Per estratto conto si intende quel documento che contiene il riepilogo dettagliato di tutte le operazioni effettuate sul conto corrente.

Questo documento viene inviato periodicamente dalla banca per informare il correntista sui pagamenti e gli incassi confluiti sul conto.

Ad esempio nell’estratto conto del tuo debitore vengono tracciati l’accredito del suo stipendio o della sua pensione, i bonifici effettuati a favore di terzi, i prelievi, etc…

Inoltre, se il tuo debitore ha stipulato un contratto di mutuo o se invece ha richiesto un finanziamento, sicuramente è titolare di un conto corrente.

In questo caso nell’estratto conto troverai l’elenco di tutte le rate (del mutuo o del finanziamento) fino a quel momento pagate dal correntista.

Devi sapere che l’estratto conto costituisce una prova che documenta il diritto di credito, molto speso il diritto di credito vantato da una banca nei confronti di un cliente/correntista.


Tuttavia ti consiglio di fare molta attenzione perché esistono dei documenti molto simili all’estratto conto che svolgono una funzione completamente diversa.

Tieni presente queste 3 distinzioni.

Differenza tra estratto conto e salda conto

Il saldaconto è quel certificato nel quale la banca indica il saldo finale del conto senza evidenziare in modo dettagliato tutti i rapporti intercorsi con il cliente (come fa nell’estratto conto).

Tale documento non è sempre considerato una prova idonea a dimostrare il diritto di credito.

Quindi, se vuoi ottenere un decreto ingiuntivo ti conviene depositare l’estratto conto e non il saldaconto.

Anche la Corte di cassazione ha più volte affermato questo principio (Cass. 2016 n. 21092).


Differenza tra estratto conto e certificazione del credito

La certificazione del credito è prevista dall’art. 50 del Testo Unico Bancario (TUB), e consiste in un certificato in cui viene dichiarato l’importo del credito e nel quale il dirigente della banca dichiara che il contenuto del documento è conforme alle scritture contabili.

Tale prova dimostra che il credito è vero e liquido.

La certificazione del credito è fondamentale per ottenere l’emissione di un decreto ingiuntivo, poiché certifica la quantificazione dell’importo dovuto e prova l’esistenza del diritto di credito.

Nei giudizi di opposizione a decreto ingiuntivo fondato su certificazione del credito, molto spesso i giudici richiedono la produzione dell’estratto conto.

Nei giudizi di merito spesso non è sufficiente produrre la certificazione del credito.


Differenza tra estratto conto e piano di ammortamento

Il piano di ammortamento è un documento che indica in modo dettagliato il piano di pagamenti rateali da eseguire a scadenze periodiche.

Il piano di ammortamento indica l’importo e la scadenza delle rate che il debitore deve restituire alla banca, specificando a quanto ammonta il capitale prestato e gli interessi maturati.

Infatti ogni rata da versare è di importo fisso, ma contiene una porzione di capitale ed interessi differente, seguendo uno schema di distribuzione degli interessi che viene concordato in sede contrattuale (in Italia si applica molto spesso il sistema di “ammortamento alla francese” che prevede il pagamento di una quota di interessi maggiore nelle rate inziali).

Pertanto, a differenza dell’estratto conto, il piano di ammortamento si riferisce solo ai casi in cui il debitore ha richiesto l’erogazione di un mutuo o di un finanziamento.

Se vuoi ottenere l’emissione di un decreto ingiuntivo devi depositare anche tale documento per dimostrare al giudice fino a quando il debitore ha pagato e quali sono le rate del finanziamento che ti devono essere restituite.


Sei arrivato alla fine di questo articolo. Leggi il riepilogo qui sotto.

Che cos’è l’estratto conto?

Un documento che indica il saldo finale del conto e che contiene il riepilogo dettagliato di tutte le operazioni effettuate dal correntista.

Che cos’è il salda conto?

Un certificato che indica il saldo finale del conto e che contiene il risultato finale delle operazioni bancarie senza elencarle in modo dettagliato.

Che cos’è la certificazione del credito?

Un certificato in cui il dirigente della banca dichiara l’importo del credito assicurando la conformità alle scritture contabili.

Che cos’è il piano di ammortamento?

Un documento che indica in modo dettagliato il capitale e gli interessi che il debitore deve restituire alla banca dopo aver sottoscritto un contratto di mutuo o un contratto di finanziamento.

Puoi leggere il riepilogo cliccando sull’infografica qui sotto

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Estratto conto: differenze con gli altri documenti bancari

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Teresa Rossi ➜ avvocato e Founder di RecuperoLegale.it

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La cambiale

La cambiale e le sue funzioni nel recupero crediti: 3 casi da distinguere

La cambiale è un documento molto prezioso per l’attività di recupero.

Possiedi una cambiale e vuoi sapere come puoi utilizzarla?

Ti confesso che molte persone mi hanno chiesto cosa sia una cambiale.

Si sente spesso parlare di questo strumento di credito, ma pochi imprenditori sanno davvero come utilizzarlo.

In questo articolo ti spiegherò che cos’è una cambiale e come può esserti utile come mezzo di recupero.


Che cos’è una cambiale?

La cambiale è un titolo esecutivo che attribuisce al legittimo possessore il diritto di ottenere il pagamento della somma indicata alla scadenza e nel luogo in essa previsti (R.D. 1669/33, c.d. Legge Cambiaria).

Ma che cos’è un titolo esecutivo?

Il titolo esecutivo è quel documento che ti consente di promuovere un procedimento esecutivo nei confronti di un soggetto.

Se hai in mano una cambiale sicuramente possiedi un enorme vantaggio rispetto a chi non ce l’ha.

Qual è la funzione della cambiale nel recupero crediti?

La cambiale è già un titolo esecutivo e non hai bisogno di agire in giudizio per chiedere al giudice di riconoscere il tuo diritto di credito.

Ad esempio non è necessario che tu ottenga un decreto ingiuntivo o un altro provvedimento giudiziario come la sentenza.

Quindi se possiedi una cambiale puoi direttamente notificare un atto di precetto al debitore velocizzando il recupero del tuo credito.

Non è sempre così…

Non sempre però potrai utilizzare la cambiale per notificare l’atto di precetto.

Devi fare attenzione ad alcuni elementi presenti nella cambiale per capire come utilizzarla; non tutte le cambiali ti permetteranno di velocizzare la tua attività di recupero.

Per non commettere errori e pregiudicare il recupero del tuo credito, devi distinguere 3 casi fondamentali.


Cambiale scaduta da meno di 3 anni 

Se hai una cambiale scaduta da meno di 3 anni puoi notificare direttamente l’ atto di precetto al debitore (art. 94 R.D. 1669/33, c.d. Legge Cambiaria).

Attenzione però che questa regola non vale per le cambiali che indicano la scritta in rosso “pro solvendo“.

Per le cambiali “pro solvendo” puoi notificare l’atto di precetto entro un anno dalla scadenza.

Cambiale scaduta da più di 3 anni

Se hai delle cambiali scadute da più di tre anni non puoi notificare al debitore l’atto di precetto.

In questo caso devi prima ottenere un titolo esecutivo e cioè un decreto ingiuntivo.

Tuttavia, la cambiale scaduta può essere utilizzata come prova scritta del credito nel procedimento di ingiunzione, e ti permette di ottenere la provvisoria esecuzione del decreto (art. 642 c.p.c.).

Pluralità di cambiali non ancora scadute

Se il tuo debitore ha firmato 2 o più cambiali, alcune delle quali non sono ancora scadute, prima di notificare l’atto di precetto devi inviare una diffida per richiedere il pagamento del debito e per comunicare la “decadenza dal beneficio del termine” con riferimento alla cambiali che dovranno scadere (art. 1186 c.c. – art 50 R.D. 1669/1933, c.d. Legge Cambiaria).

In altre parole, se il debitore è inadempiente, e non effettua il pagamento dell’importo dovuto, decade dal beneficio di pagare il suo debito a rate.

La comunicazione di “decadenza dal beneficio del termine” serve proprio a questo, cioè a revocargli il beneficio di effettuare pagamenti dilazionati.

In questo modo, qualora il debitore continua ad essere inadempiente, è possibile precettare tutte le cambiali (sia quelle che sono scadute, sia quelle che non sono scadute, per le quali è stata inviata la lettera di decadenza del beneficio del termine).


I consigli di Recupero Legale

Agisci prima nei confronti di chi ha firmato la cambiale.

A volte la cambiale può essere sottoscritta da un soggetto terzo (avallante) oppure può essere firmata dal garante. In questi casi hai 2 soggetti “aggredibili”.

Il debitore principale ed il firmatario della cambiale.

Ricorda che la cambiale si prescrive nel termine di 10 anni dalla sua scadenza.

Se ci sono i presupposti notifica un atto giudiziario oppure invia sempre una diffida di pagamento per interrompere la prescrizione del tuo credito.

Ricorda che, se la cambiale è protestata, nell’atto di precetto devi inserire anche le spese di protesto ed il termine di 3 anni decorre dal giorno successivo alla data del protesto.


Sei arrivato alla fine di questo articolo. Leggi il riepilogo qui sotto.

Come utilizzare la cambiale nel recupero crediti

Cosa fare quando la cambiale è scaduta da meno di 3 anni?

Puoi notificare l’atto di precetto entro 3 anni dalla scadenza.

Cosa fare quando le cambiali sono scadute da più di 3 anni?

Non puoi notificare l’atto di precetto ma devi depositare ricorso per decreto ingiuntivo e puoi ottenere la provvisoria esecuzione.

Cosa fare quando c’è una pluralità di cambiali non ancora scadute?

Prima di notificare l’atto di precetto devi inviare una diffida e comunicare al debitore la “decadenza dal beneficio del termine” per le cambiali che non sono ancora scadute.

Leggi il riepilogo cliccando sull’infografica qui sotto

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La cambiale: come utilizzarla

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Teresa Rossi ➜ avvocato e Founder di RecuperoLegale.it

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Minimo vitale

Minimo Vitale: come calcolare il principale limite al pignoramento della pensione

Sai già cos’è minimo vitale?

Si tratta di un argomento molto importante che devi conoscere prima di pignorare la pensione del debitore.

Se il tuo debitore è pensionato e non riesci ad ottenere spontaneamente il pagamento del debito puoi avviare il pignoramento della sua pensione.

Ma qual è la prima cosa che devi fare se vuoi pignorare la pensione del debitore?

Innanzitutto devi rivolgerti ad un avvocato.

Il pignoramento della pensione è un procedimento esecutivo che richiede l’intervento del legale.

Al termine della procedura otterrai un provvedimento giudiziale che ordinerà all’INPS  – Istituto Nazionale della Previdenza Sociale (ovvero l’ente pubblico che eroga le pensioni) di versare sul tuo conto corrente una parte delle pensione del debitore (generalmente fino ad 1/5 – art. 545, 4° comma, del codice di procedura civile).

Tuttavia prima di procedere al pignoramento delle pensione devi sapere una cosa molto importante.

Ti conviene sempre eseguire delle indagini patrimoniali sul tuo debitore per conoscere la tipologia e l’importo della pensione.

Ma perché devi fare questo?

Perché devi esaminare il cedolino della pensione per determinare l’importo effettivamente pignorabile al netto delle trattenute e soprattutto rispettando il c.d. minimo vitale.

Che cos’è il minimo vitale?

Si tratta di una somma che la legge considera impignorabile per garantire al pensionato un’esistenza dignitosa (art. 545, 7° comma, del codice di procedura civile).

Il minimo vitale corrisponde alla misura dell’assegno sociale aumentato del doppio.

La misura dell’assegno sociale può variare di anno in anno perché è soggetta alla rivalutazione annuale Istat.

Nel 2024 l’importo dell’assegno sociale è pari ad euro 534,40 (importo provvisorio).

Il doppio è pari ad euro 1.068,80.

Pertanto l’importo impignorabile sarebbe pari ad euro 1.068,80.

Tuttavia esiste una regola (prevista dall’art. 545, 5° comma, del codice di procedura civile) che prevede i redditi da pensione fino ad un minimo di euro 1.000,00 non possono essere pignorati.

La stessa norma (art. 545, 5° comma, del codice di procedura civile) stabilisce che la parte che eccede la somma di euro 1.000,00, è pignorabile per un quinto (1/5).

Quindi se il tuo debitore percepisce una pensione di € 1.200,00, a quest’ultimo importo dovrai sottrarre la somma di euro 1.000,00).

Tale ultima cifra non potrà essere pignorata dal creditore.

Il risultato di questa sottrazione (“pensione percepita dal debitore” meno “minimo vitale”) è pari ad euro 200,00.

Il creditore potrà pignorare 1/5 di questo importo e cioè euro 40,00.

Pignoramento delle pensione da parte dell’Agenzia delle Entrate

Se il creditore è l’Agenzia delle Entrate la Legge n. 44/2012  (che ha modificato il  Decreto del Presidente della Republica n. 602/1973, in materia di pignoramenti presso terzi effettuati dall’agente della riscossione) prevede i seguenti limiti:

  • 1/10 della pensione quando il debitore percepisce una somma fino a euro 2.500,00;
  • 1/7 della pensione quando il debitore percepisce una somma tra euro 2.500,00 ed euro 5.000,00;
  • 1/5 della pensione quando il debitore percepisce una somma sopra euro 5.000,00.

I consigli di Recupero Legale

Valuta bene se conviene o meno pignorare la pensione della controparte.

Se la pensione è molto bassa calcola la cifra pignorabile rispettando il minimo vitale.

A volte quando la pensione è molto bassa si rischia di pignorare non più di euro 10 al mese.

Se non hai altra scelta procedi con il pignoramento.

Altrimenti verifica la solvibilità di eventuali garanti magari più giovani e non pensionati.


Sei arrivato alla fine di questo articolo. Leggi il riepilogo qui sotto:

E’ vero che le pensioni basse non possono essere pignorate?

  • No, le pensioni di importo basso possono essere pignorate fino ad 1/5.

Che cos’è il minimo vitale?

  • E’ una somma che la legge considera impignorabile per garantire al pensionato un’esistenza dignitosa;
  • E’ pari alla misura dell’assegno sociale aumentato del doppio (ma la soglia minima impignorabile è pari ad euro 1.000,00).

Quali sono le soglie di impignorabilità quando  il pignoramento è eseguito dall’Agenzia delle Entrate?

  • 1/10 della pensione quando il debitore percepisce una somma fino a euro 2.500,00;
  • 1/7 della pensione quando il debitore percepisce una somma tra euro 2.500,00 ed euro 5.000,00;
  • 1/5 della pensione quando il debitore percepisce una somma sopra euro 5.000,00.

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Minimo vitale - soglia 2023


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Mutuo fondiario

La disciplina del mutuo fondiario all’interno dei pignoramenti immobiliari

Il mutuo fondiario è il sovrano indiscusso delle esecuzioni immobiliari.

Se vuoi recuperare un credito, ma prima di te esiste un creditore fondiario, devi sapere che le tue possibilità di successo diminuiscono.

All’interno del pignoramento immobiliare è il creditore fondiario ad avere la carta vincente.

Ti ritroverai di fronte un avversario che ha in mano un “asso piglia tutto” e che molto probabilmente vincerà la partita.

In questo articolo ti spiegherò che cos’è il mutuo fondiario e quali sono i suoi privilegi che mettono in pericolo il recupero del tuo credito.

Prima di proseguire lascia che ti spieghi alcuni concetti fondamentali.


Che cos’è il mutuo fondiario?

Il mutuo fondiario è un contratto stipulato tra una persona fisica (o persona giuridica) ed una banca.

Grazie a questo contratto la banca concede al cliente il finanziamento di una grossa somma di denaro per l’acquisto di un bene immobile (di solito l’acquisto della 1° casa).

La caratteristica principale del mutuo fondiario è che la banca accetta di finanziare il cliente soltanto a condizione che l’acquirente dell’immobile conceda alla stessa banca di iscrivere ipoteca di 1° grado sul bene (art. 38 del TUB – TESTO UNICO BANCARIO).

Ti faccio un esempio pratico.

Il sig. Bianchi vuole acquistare una casa, ma non possiede la somma necessaria da versare al venditore.

A questo punto il sig. Bianchi si rivolge alla banca e chiede di prestargli una grossa somma di denaro.

La Banca valuta la richiesta del cliente e (se ricorrono tutte le condizioni) presta la somma al sig. Bianchi, a condizione che sull’immobile sia iscritta ipoteca di 1° grado in favore della stessa banca.


Quali sono le caratteristiche principali del mutuo fondiario?

  • Viene concesso solo se la banca iscrive ipoteca di 1°grado sull’immobile del cliente;
  • Ha una durata superiore a 18 mesi (minimo di 1 anno fino ad un massimo di 30);
  • La somma prestata al cliente non può superare l’ 80% del valore dell’immobile (“loan-to-value”). Chi ha bisogno di somme più alte può optare per il mutuo ipotecario;
  • La somma viene prestata al cliente solo per l’acquisto della prima casa;
  • Vengono applicati dei tassi di interessi più convenienti rispetto ai normali prestiti;
  • Sono previsti costi notarili più contenuti rispetto agli altri contratti.

Perché la legge riconosce questi vantaggi al cliente che ottiene il finanziamento?

La legge riconosce un interesse pubblico alla tutela del mutuo fondiario, poiché grazie a questo tipo di contratto è possibile diffondere la proprietà immobiliare (la proprietà immobiliare è tutelata dall’art. 47 della Costituzione).


Adesso che ti ho spiegato cos’è il mutuo fondiario, ti indicherò quali sono i privilegi che la legge riconosce al creditore fondiario.

Se conosci in anticipo i punti di forza degli altri creditori potrai evitare brutte sorprese quando cercherai di recuperare il tuo credito;.

Infatti capita molto spesso di dover “competere” contro una banca (e contro un mutuo fondiario) nel corso delle esecuzioni immobiliari.

I privilegi del creditore fondiario

Non ha l’obbligo di notificare il titolo esecutivo

Il creditore fondiario può notificare direttamente l’atto di precetto senza notificare il titolo esecutivo.

Nell’atto di precetto devono essere inseriti gli estremi del mutuo (art. 41, 1° comma TUB – TESTO UNICO BANCARIO);

Può proseguire il pignoramento immobiliare dopo il fallimento del debitore

Se il tuo debitore fallisce non puoi recuperare il credito avviando o proseguendo l’esecuzione forzata (art. 51 della Legge Fallimentare).

Lo dice la legge: devi mollare tutto ed aspettare di essere soddisfatto all’interno della procedura fallimentare.

Tuttavia questo divieto non si applica al creditore fondiario che, invece, può proseguire o avviare l’azione esecutiva individuale (art. 41, 2° comma TUB – TESTO UNICO BANCARIO).

Può ricevere l’assegnazione diretta del prezzo di aggiudicazione

L’aggiudicatario (chi compra il bene immobile) può versare direttamente al creditore fondiario la parte del prezzo in misura corrispondente al suo credito (art. 41, 4° comma TUB – TESTO UNICO BANCARIO).

In questi casi, quindi, non è necessario attendere l’approvazione del piano di riparto.

I soldi vengono generalmente versati sul conto della procedura ed il professionista delegato chiede al creditore fondiario di depositare l’atto di precisazione del credito entro un congruo termine.

Può ottenere il subentro dell’aggiudicatario nel contratto di mutuo

Se l’aggiudicatario (colui che acquista l’immobile nell’esecuzione) non dispone di tutta la liquidità necessaria per comprare il bene all’asta, può sostituire il debitore nel contratto di mutuo.

In questo modo il creditore fondiario ottiene il subentro senza richiedere l’autorizzazione del giudice (art. 41, 5° comma TUB – TESTO UNICO BANCARIO).

Ti faccio un esempio pratico.

Il sig. Verdi intende acquistare una casa all’asta.

Tuttavia l’immobile è venduto al prezzo di 100 euro ma il sig. Verdi ha solo 50 euro.

La legge permette al sig. Verdi di versare l’importo di 50 euro alla banca e di subentrare nel contratto di mutuo stipulato dall’originario debitore.

In questo modo il creditore fondiario (la banca) riceve il pagamento delle rimanenti 50 euro attraverso il versamento delle rate mensili da parte dell’aggiudicatario.


Sei arrivato alla fine di questo articolo. Leggi il riepilogo qui sotto:

Quali sono i  privilegi del creditore fondiario?

  1. Non ha l’obbligo di notificare il titolo esecutivo;
  2. Può proseguire il pignoramento immobiliare dopo il fallimento del debitore;
  3. Può ricevere l’assegnazione diretta del prezzo di aggiudicazione;
  4. Può ottenere il subentro dell’aggiudicatario nel contratto di mutuo.

Leggi il riepilogo cliccando sull’infografica qui sotto

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Mutuo fondiario i privilegi del creditore fondiario

Mutuo fondiario: i privilegi del creditore fondiario


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