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Intervento immobiliare: introduzione

Conosci l’intervento immobiliare?

Si tratta di uno strumento che puoi sfruttare per recuperare il tuo credito all’interno di un processo esecutivo.

Se sei un imprenditore e devi ricevere il pagamento da un debitore inadempiente, questo articolo è adatto per te.

Grazie a questa guida pratica ti spiegherò come sfruttare questo istituto poco conosciuto e spesso sottovalutato.

Devi sapere che, in determinate situazioni, l’intervento immobiliare può rappresentare una soluzione efficace per recuperare quanto ti è dovuto.

In questo momento storico, il numero di procedure esecutive immobiliari pendenti nei tribunali italiani è piuttosto elevato.

Questo significa che tra quei procedimenti potrebbe essercene qualcuno che riguarda l’immobile di proprietà della tua controparte.

Ti spiegherò come comportarti quando il processo è stato avviato da un altro creditore che ha fatto la prima mossa.

Ci sono determinate condizioni che devi analizzare per capire se aspettare o partecipare nel giudizio.

Prima di proseguire voglio fornirti alcune definizioni preliminari.

Intervento immobiliare: cos’è e come si svolge

L’intervento immobiliare è l’atto con cui un creditore — che non ha avviato il pignoramento — decide di entrare in una procedura esecutiva già pendente, avviata da un altro creditore nei confronti dello stesso debitore.

In termini tecnici, si tratta di un istituto disciplinato dall’articolo 499 del Codice di procedura civile, che consente ai creditori di partecipare alla distribuzione del ricavato della vendita forzata dell’immobile pignorato all’esecutato.

In sostanza un creditore (chiamato “creditore procedente”) avvia un pignoramento immobiliare nei confronti del debitore.

L’immobile verrà venduto all’asta e il ricavato sarà distribuito tra i creditori secondo un preciso ordine di priorità, stabilito dalla legge in base alla presenza di eventuali privilegi o ipoteche.

In questi casi puoi ricoprire il ruolo di “creditore intervenuto”, poiché puoi intervenire in questa procedura e partecipare alla distribuzione del ricavato, senza dover avviare un giudizio autonomo da zero.

In questo modo puoi risparmiare tempo e risorse economiche.

Tuttavia l’intervento immobiliare non è sempre conveniente.

Intervento immobiliare: quando conviene

Esistono situazioni in cui l’intervento immobiliare non è semplicemente una scelta conveniente, ma rappresenta l’unica opzione concretamente praticabile.

Mi riferisco al caso in cui il debitore risulti nullatenente.

Infatti se la controparte non possiede conti correnti bancari (con sufficiente provvista di denaro), o redditi periodici (come stipendio o pensione), o beni mobili di valore (es. autoveicoli o imbarcazioni) l’azione giudiziaria risulterà inefficace.

In questo scenario, l’unico bene che potrebbe soddisfare il tuo credito è proprio l’immobile già pignorato da un altro creditore.

Attendere che il debitore paghi spontaneamente non è la strategia migliore.

Allo stesso modo potrebbe risultare sconveniente e antieconomico avviare un pignoramento immobiliare autonomo.

L’intervento immobiliare, invece, ti consente di costituirti in una procedura già avviata e di poter partecipare al ricavato della vendita all’asta dell’immobile.

Adesso vediamo quali sono le prime attività da eseguire per non commettere errori.


Intervento immobiliare: cosa fare per evitare errori

Intervento immobiliare - errori

Prima di intervenire in un’esecuzione immobiliare, è indispensabile compiere una serie di verifiche preliminari per capire se la costituzione in giudizio è conveniente.

Il primo passo è valutare se esiste ancora la possibilità di un componimento bonario con il debitore.

Infatti un accordo stragiudiziale, se percorribile, può essere più rapido ed economico rispetto all’intervento in una procedura esecutiva.

Se questa soluzione è impraticabile, devi verificare se la controparte possiede uno o più beni immobili.

In seguito ti consiglio di effettuare un esame dell’immobile per capire:

  • il valore economico del bene;
  • le condizioni di fatto in cui si trova (se sono necessari interventi di manutenzione e/o ristrutturazione);
  • l’eventuale presenza di occupanti che potrebbero complicare o svalutare la vendita.

La fase conclusiva prevede l’analisi dei documenti processuali contenuti nel fascicolo dell’esecuzione:

  • la relazione notarile (per conoscere se l’immobile è gravato da ipoteche);
  • la CTU (per individuare il valore del bene);
  • l’avviso di vendita (per verificare il prezzo base dell’ultima asta).

Se vuoi approfondire il tema, guarda il video qui sotto.

Solo dopo aver raccolto queste informazioni potrai decidere con lucidità se l’intervento conviene davvero.

Adesso vediamo nel dettaglio quali attività processuali devi eseguire.

Intervento immobiliare: l’istanza di visibilità

Prima di depositare qualsiasi atto di intervento, devi conoscere l’esatto stato della procedura.

In questo modo potrai capire quali sono le condizioni processuali prima di decidere se intervenire.

Il modo corretto per conoscere lo stato della procedura è depositare, tramite il tuo avvocato, un’istanza di visibilità.

Questo atto consente di accedere al fascicolo telematico della procedura esecutiva, esaminando tutti i documenti depositati dalle parti.

Dopo l’introduzione del Processo Civile Telematico (PCT), la stragrande maggioranza degli atti processuali viene depositata in formato digitale ed è consultabile online dai procuratori delle parti.

Se non sei ancora costituito nella procedura (ovvero se non hai ancora depositato l’atto di intervento) non puoi accedere direttamente al fascicolo.

L’istanza di visibilità è lo strumento che ti consente di farlo, in via preliminare e per un periodo di tempo limitato.

Se vuoi approfondire il tema, guarda il video qui sotto.

Generalmente i tribunali concedono la visibilità per alcuni giorni, il tempo necessario per fare una valutazione tecnica approfondita.

Usa quel tempo per verificare tutti i documenti e valutare la convenienza alla costituzione in giudizio.

Una volta ottenuta la visibilità, l’analisi del fascicolo è un’attività fondamentale.

Non tutti i documenti hanno lo stesso peso.

Ti indico quelli su cui devi concentrare la tua attenzione.

La relazione notarile (e la documentazione ipocatastale)

Il primo documento fondamentale è la relazione notarile, unitamente alla documentazione ipocatastale.

Questo documento (redatto da un notaio su incarico del giudice dell’esecuzione) contiene tutte le trascrizioni e iscrizioni che hanno interessato l’immobile nei vent’anni precedenti la trascrizione del pignoramento.

Devi sapere che, ai sensi dell’articolo 2808 del codice civile, l’ipoteca è un diritto reale di garanzia.

Tale diritto attribuisce al creditore ipotecario il diritto di essere soddisfatto, con preferenza, sul ricavato della vendita del bene immobile su cui l’ipoteca è iscritta.

Questo significa che, in sede di distribuzione del ricavato, i creditori ipotecari vengono soddisfatti prima dei creditori chirografari (quelli senza ipoteca), nell’ordine di grado in cui le ipoteche sono state iscritte.

La relazione notarile ti dice esattamente chi ti precede, per quale importo e con quale grado di ipoteca.

Senza questa informazione, qualsiasi valutazione di convenienza è incompleta.

La CTU (Consulenza Tecnica d’Ufficio)

Il secondo documento da esaminare con attenzione è la CTU, ovvero la perizia redatta dal consulente tecnico d’ufficio nominato dal giudice.

All’interno della CTU troverai due informazioni di straordinaria importanza.

La prima è la stima del valore di mercato dell’immobile.

Il consulente indica quanto vale l’immobile nelle condizioni in cui si trova, tenendo conto di eventuali difformità urbanistiche, vincoli, occupazioni o altri elementi che ne condizionano il valore.

La seconda informazione contenuta nella CTU è il riepilogo delle iscrizioni ipotecarie.

Il consulente elenca le ipoteche gravanti sull’immobile, con i relativi importi, consentendoti di verificare quale parte del ricavato potrebbe essere incassata dai creditori che ti precedono.

Incrociando queste due informazioni (valore dell’immobile e ipoteche precedenti) puoi eseguire una prima stima di massima sulla convenienza dell’intervento.

Ti fornisco un esempio concreto.

Se l’immobile vale 100.000 euro e prima di te risulta iscritta un’ipoteca da 500.000 di euro, il ricavato sarà insufficiente a soddisfare anche il creditore ipotecario di primo grado.

In questo caso, intervenire nel giudizio potrebbe essere poco conveniente e potrebbe rappresentare un investimento economico negativo.

Se invece l’immobile vale 500.000 euro e le ipoteche precedenti ammontano complessivamente a 100.000 euro, la situazione è completamente diversa.

Lo spazio per il tuo credito esiste, e l’intervento merita di essere valutato seriamente.

L’avviso di vendita

Esiste un terzo documento che non puoi trascurare: l’avviso di vendita.

Si tratta del documento ufficiale che contiene tutte le informazioni relative all’asta giudiziaria e precisamente:

  • data dell’asta;
  • luogo dell’asta;
  • modalità di partecipazione;
  • prezzo base;
  • importo del rilancio minimo;
  • condizioni generali di vendita del bene.

L’avviso di vendita viene pubblicato sui portali telematici autorizzati (come il Portale delle Vendite Pubbliche del Ministero della Giustizia).

Tale documento è inviato alle parti dalla cancelleria o dal professionista delegato alla vendita, nei procedimenti in cui la vendita è delegata a un notaio o a un avvocato.

Il dato più importante che devi ricavare dall’avviso di vendita è il prezzo base dell’ultima asta.

Se vuoi approfondire il tema, guarda il video qui sotto

Prezzo base: perché è importante

Devi sapere che le procedure esecutive immobiliari si protraggono spesso per anni.

Di conseguenza, nel corso del tempo, il prezzo base subisce progressivi ribassi obbligatori, ogni volta che un’asta va deserta.

Questo significa che il valore indicato nella CTU (che è la stima originaria del perito) può essere molto diverso dal prezzo base attuale.

La norma di riferimento è l’articolo 591 del codice di procedura civile, che disciplina le conseguenze della mancata vendita e consente al giudice di ridurre il prezzo base in misura non superiore a un quarto rispetto al tentativo precedente.

Nella pratica, dopo diversi tentativi di vendita andati a vuoto, il prezzo base può ridursi anche del 50-75% rispetto alla stima iniziale.

Tale circostanza ha un impatto diretto sulla tua valutazione di convenienza.

Se il prezzo base è sceso drasticamente e davanti a te c’è un ingente mutuo fondiario (che vanta ipoteca di primo grado), le probabilità che il ricavato possa soddisfare anche il tuo credito si assottigliano ulteriormente.

In quel caso, non ti conviene intervenire.

Se invece il prezzo base è ancora elevato (oppure è sceso, ma le ipoteche precedenti sono modeste) lo scenario cambia e l’intervento potrebbe essere profittevole.


Intervento immobiliare: come valutare la convenienza

Intervento immobiliare - convenienza

A questo punto hai tutti gli elementi per eseguire una valutazione corretta.

Prima di effettuare l’intervento immobiliare ti consiglio di applicare un metodo articolo in tre fasi.

Fase 1: individua il prezzo base dell’ultima asta indicato nell’avviso di vendita.

Questo accertamento è il punto di partenza della tua analisi (non ti soffermare sulla stima della CTU).

Fase 2: somma tutti i crediti che ti precedono nella distribuzione del ricavato.

Prima di eseguire il calcolo quantifica:

  • i crediti garantiti da ipoteca di grado anteriore al tuo credito;
  • le spese della procedura esecutiva (che vengono riconosciute in “prededuzione” rispetto a tutti i creditori);
  • i compensi del professionista delegato;
  • i compensi del custode giudiziario (se nominato).

Fase 3: sottrai il totale dei crediti (quantificati in fase 2) dal prezzo base dell’asta.

Se il risultato è positivo (e sufficiente a soddisfare almeno parzialmente il tuo credito) l’intervento merita di essere preso in considerazione.

Se il risultato è negativo o troppo esiguo, valuta con attenzione se procedere ulteriormente.

In questi casi l’intervento potrebbe essere economicamente svantaggioso.

Quando depositare l’atto di intervento

Dal punto di vista procedurale, l’atto di intervento deve essere depositato prima dell’udienza di distribuzione del ricavato.

Più precisamente, ai sensi dell’articolo 499 del codice di procedura civile, il creditore che interviene ha diritto di partecipare alla distribuzione del ricavato solo se deposita:

  • il proprio titolo esecutivo;
  • il ricorso di intervento.

La costituzione e il deposito dei documenti devono essere effettuati prima che sia disposta la vendita.

I creditori che intervengono dopo questo momento (definiti “creditori tardivi”) possono comunque partecipare alla distribuzione, ma solo sul residuo eventualmente disponibile dopo il soddisfacimento:

  • dei creditori tempestivi;
  • dei creditori privilegiati.

Questo significa che il tempismo nell’intervento immobiliare è fondamentale.

Più aspetti, più rischi di essere relegato in una posizione deteriore nella distribuzione del ricavato.

Pertanto, non appena hai effettuato la tua analisi, e quando hai deciso di intervenire, agisci nel più breve tempo possibile.

Cosa ti serve per intervenire: i presupposti dell’atto di intervento

Per poter depositare validamente un atto di intervento, devi essere in possesso di un titolo esecutivo nei confronti del debitore.

Il titolo esecutivo è il documento che attesta in modo ufficiale l’esistenza del tuo credito e la sua esigibilità.

Ai sensi dell’articolo 474 del codice di procedura civile, costituiscono titoli esecutivi, tra gli altri:

  • le sentenze;
  • i decreti ingiuntivi (provvisoriamente esecutivi o definitivamente esecutivi);
  • i provvedimenti ai quali la legge attribuisce espressamente efficacia esecutiva;
  • i verbali di conciliazione giudiziale;
  • gli atti ricevuti da notaio o da altro pubblico ufficiale autorizzato;
  • le cambiali, gli assegni bancari e gli altri titoli di credito cui la legge attribuisce efficacia esecutiva.

Di conseguenza, se non sei in possesso di un titolo esecutivo, dovrai prima ottenerlo (es. decreto ingiuntivo) prima di poter intervenire.


Conclusione

L’intervento immobiliare è uno strumento giuridico molto efficace, che può aumentare le tue probabilità di recupero.

Il creditore intervenuto può partecipare alla distribuzione del ricavato di una vendita forzata, senza dover avviare una procedura esecutiva.

Tale situazione contribuisce a contenere i costi giudiziali e i tempi di attesa prima dell’incasso.

Tuttavia l’intervento immobiliare presenta alcune criticità che non devi sottovalutare.

Intervenire in una procedura in cui il ricavato della vendita viene interamente assorbito dai creditori privilegiati, non ti farà incassare alcuna somma.

In questo caso potresti sostenere costi legali elevati e coltiverai aspettative che non saranno soddisfatte.

Per questo motivo, prima di compiere qualsiasi scelta, ti consiglio di chiedere il supporto di uno studio legale specializzato in credit management.

Un’analisi preventiva della controversia e l’esame dei documenti depositati in giudizio, ti permetterà di adottare la decisione più razionale per la tutela del tuo credito.

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Autore

Teresa Rossi

Avvocato • Credit Advisor | Founder di Recupero Legale.

Specializzata in: Crediti • Immobiliare • Due Diligence.

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Aste giudiziarie - copertina

Aste giudiziarie: introduzione

In questa nuova guida ti spiegherò cosa sono le aste giudiziarie e quali sono le loro modalità di svolgimento.

Se sei un imprenditore o un investitore interessato alle opportunità del mercato immobiliare, questo articolo è adatto a te.

Nei prossimi paragrafi scoprirai tutto quello che devi sapere sulle aste giudiziarie.

In particolare ti spiegherò:

  • come si svolge l’asta;
  • quali sono le norme di riferimento;
  • come partecipare alla gara telematica;
  • quali vantaggi puoi ottenere da questo strumento.

Inoltre ti suggerirò come trovare un’opportunità di investimento vantaggiosa e come comprendere meglio i meccanismi della procedura esecutiva immobiliare.

Questa guida ti fornirà gli strumenti necessari per operare con sicurezza, senza commettere errori.

Le aste giudiziarie possono nascondere molte insidie, ma con la giusta preparazione potrai scoprire interessanti opportunità di investimento.

Prima di proseguire voglio fornirti alcune definizioni preliminari.

Cosa sono le aste giudiziarie

Le aste giudiziarie rappresentano uno strumento fondamentale del sistema giudiziario italiano per garantire la soddisfazione dei diritti dei creditori.

Si tratta di procedure attraverso le quali vengono venduti beni immobili appartenenti a debitori insolventi, con l’obiettivo di convertire questi beni in denaro liquido da distribuire tra i creditori.

Per gli imprenditori e gli investitori, le aste giudiziarie costituiscono un’opportunità unica di acquistare immobili a prezzi potenzialmente inferiori rispetto a quelli di mercato.

Tuttavia, è fondamentale sfruttare questo strumento con la giusta preparazione, per evitare di concludere affari rischiosi e poco convenienti.

Il punto di partenza delle aste giudiziarie

Il pignoramento rappresenta il primo atto dell’esecuzione forzata immobiliare, ed è disciplinato dal Codice di Procedura Civile a partire dall’articolo 555 cpc e seguenti.

Attraverso il pignoramento, il creditore munito di titolo esecutivo (come una sentenza o un decreto ingiuntivo) può sottoporre a un vincolo giudiziario di “indisponibilità” i beni immobili del debitore.

Da questo momento, il debitore non può più liberamente disporre del bene pignorato senza l’autorizzazione del giudice dell’esecuzione.

L’obiettivo del pignoramento immobiliare è la vendita dei beni del soggetto esecutato attraverso le aste giudiziarie.

La procedura esecutiva immobiliare si articola in diverse fasi che culminano con la vendita del bene all’asta.

Durante questo procedimento giudiziario, vengono compiute alcune attività come:

  • la raccolta della documentazione urbanistica e catastale;
  • la stima dell’immobile (per determinare il prezzo base dell’asta);
  • la pubblicizzazione della vendita per i soggetti interessati.

Il ricavato della vendita verrà distribuito tra i creditori dopo il versamento del prezzo da parte dell’aggiudicatario (il soggetto che ha acquistato l’immobile all’asta).

A partire dal 19 febbraio 2018 tutte le vendite dei beni vengono effettuate tramite una gara telematica.

Vediamo nel dettaglio di cosa si tratta.

Aste giudiziarie e gara telematica

La gara telematica si svolge attraverso una specifica piattaforma, messa a disposizione dal gestore della vendita.

In particolare il gestore è un soggetto autorizzato dal Ministero della Giustizia, che dispone del software necessario per lo svolgimento dell’asta telematica.

La modalità di vendita telematica può essere derogata soltanto in due casi:

Se vuoi approfondire il tema, guarda il video qui sotto.

Sul portale delle vendite pubbliche, puoi scaricare un vademecum che contiene le domande più frequenti sulle aste giudiziarie telematiche.

Informazioni e documenti per la valutazione dell’immobile

Prima di partecipare a un’asta giudiziaria, dovrai raccogliere alcune informazioni necessarie per la valutazione dell’immobile.

Il portale delle vendite pubbliche contiene tutti gli immobili sottoposti a pignoramento immobiliare, per cui è stata disposta la vendita telematica.

All’interno di ogni asta giudiziaria potrai scaricare un documento denominato “Avviso di vendita”, che viene predisposto dal “Delegato alla vendita”, ovvero il professionista incaricato dal giudice per gestire tali operazioni.

In particolare, prima della gara telematica, ti consiglio di raccogliere le seguenti informazioni:

  • descrizione dell’immobile;
  • condizioni di vendita (giorno e luogo in cui si svolgerà la vendita);
  • modalità di vendita;
  • prezzo base dell’asta.

In alcuni casi, è molto utile analizzare l’ordinanza di delega delle operazioni di vendita (che contiene la nomina del “delegato alla vendita”) e tutti i successivi atti processuali.

Tali documenti sono necessari per ricostruire l’iter giudiziario e scongiurare il rischio di effettuare un cattivo investimento in asta.

Aste giudiziarie: la distribuzione del ricavato

Il ricavato della vendita verrà distribuito tra i creditori dopo il versamento del prezzo da parte dell’aggiudicatario.

Questo aspetto è fondamentale per comprendere la finalità principale della procedura esecutiva.

Una volta che l’aggiudicatario ha versato il prezzo di acquisto, si procede alla fase della distribuzione del ricavato tra i creditori secondo un preciso ordine stabilito dalla legge.

Questo ordine tiene conto delle diverse tipologie di crediti (es. privilegiati, ipotecari, chirografari) e del momento in cui sono stati iscritti eventuali gravami sull’immobile.

Il giudice dell’esecuzione predispone un progetto di distribuzione che indica quanto spetta a ciascun creditore in base alla sua posizione nella graduatoria.

I creditori muniti di ipoteca o di privilegi speciali immobiliari hanno diritto di prelazione sul ricavato della vendita dell’immobile sul quale grava il loro diritto.

Solo dopo aver soddisfatto integralmente i creditori privilegiati e ipotecari, eventuali somme residue vengono destinate ai creditori chirografari.

Se il ricavato della vendita non è sufficiente a soddisfare tutti i creditori, quelli che si trovano in posizione deteriore nella graduatoria potrebbero non ricevere nulla.


Aste giudiziarie: evoluzione normativa

Aste giudiziarie - evoluzione normativa

A partire dal 19 febbraio 2018 tutte le vendite all’asta devono essere effettuate in modalità telematica.

Questa novità normativa, introdotta dal Decreto Legge n. 83 del 2015 (convertito in Legge n. 132/2015), ha completamente trasformato il sistema delle vendite giudiziarie in Italia.

L’obiettivo del legislatore è stato duplice:

  • da un lato, rendere più trasparente e accessibile il mercato delle aste giudiziarie;
  • dall’altro, aumentare la platea dei potenziali acquirenti e, di conseguenza, incrementare le possibilità di vendita dei beni a prezzi più remunerativi.

Prima di questa riforma, le aste si svolgevano fisicamente presso il Tribunale, con modalità che spesso scoraggiavano la partecipazione di potenziali acquirenti.

Con il sistema telematico, chiunque può partecipare alle aste comodamente da casa o dal proprio ufficio.

I soggetti interessati devono disporre di una connessione internet e devono completare le procedure di registrazione e versamento della cauzione.

Aste giudiziarie: la Riforma Cartabia

La “Riforma Cartabia”, entrata in vigore con il Decreto Legislativo n. 149 del 10 ottobre 2022, ha introdotto diverse modifiche anche nelle esecuzioni immobiliari e nelle aste giudiziarie.

L’obiettivo principale del legislatore è stato quello di rendere le procedure esecutive più rapide ed efficienti, riducendo i tempi di vendita dei beni.

Una delle novità più rilevanti riguarda la digitalizzazione completa delle comunicazioni processuali.

Adesso i provvedimenti giudiziali vengono trasmessi tramite PEC (Posta Elettronica Certificata) a tutti soggetti che devono esserne dotati per obbligo di legge (come gli avvocati).

In questo modo sono stati ridotti i tempi della procedura, eliminando i ritardi legati alle notifiche cartacee tradizionali.

Inoltre la riforma ha introdotto alcune modifiche sulle modalità di vendita.

Infatti il giudice dell’esecuzione può scegliere se effettuare:

  • la vendita con incanto (asta competitiva);
  • o la vendita senza incanto (vendita a offerte in busta chiusa).

In particolare, viene incentivata la vendita senza incanto quando questa modalità può garantire:

  • l’aggiudicazione del bene a un prezzo più alto;
  • una maggiore rapidità della procedura.

Vendita frazionata e poteri del giudice

Un altra novità introdotta dalla Riforma Cartabia riguarda la possibilità di procedere alla vendita frazionata di immobili complessi o di lotti di terreno.

Questa soluzione può essere applicata per favorire una migliore valorizzazione del bene.

Infatti il giudice può autorizzare la divisione dell’immobile in più lotti da vendere separatamente, al fine di far aumentare il ricavato complessivo dell’asta.

La riforma ha anche rafforzato i poteri del giudice dell’esecuzione in materia di riduzione del prezzo base nelle aste successive.

Adesso il giudice dispone di maggiore flessibilità nel determinare l’entità della riduzione, potendo anche prevedere riduzioni superiori rispetto ai parametri tradizionali.

Tali modifiche sono state introdotte per semplificare le aste giudiziarie e tutelare maggiormente gli interessi dei creditori.

Tuttavia le novità della Riforma Cartabia rappresentano un vantaggio anche per gli investitori nel settore immobiliare.

Infatti le procedure più rapide riducono i tempi di attesa tra l’aggiudicazione e l’effettiva disponibilità del bene.

Inoltre la maggiore flessibilità nelle modalità di vendita può favorire l’aumento dei partecipanti all’asta giudiziaria.


Aste giudiziarie: il portale delle vendite pubbliche

Aste giudiziarie - portale delle vendite pubbliche

Le aste giudiziarie si svolgono tramite il portale delle vendite pubbliche.

Dentro la piattaforma sono inserite tutte le informazioni e i documenti necessari per consentire ai partecipanti all’asta di effettuare una valutazione completa dell’immobile.

Il portale delle vendite pubbliche rappresenta il punto di riferimento unico e centralizzato per tutte le vendite giudiziarie in Italia.

Su questo portale, ogni procedura esecutiva immobiliare viene pubblicizzata con una scheda dedicata contenente tutte le informazioni rilevanti.

Vediamo nel dettaglio quali documenti devi consultare.

Aste giudiziarie e avviso di vendita

L’avviso di vendita costituisce il documento fondamentale che disciplina:

  • le modalità di svolgimento dell’asta;
  • i diritti e i doveri dei partecipanti;
  • il giorno in cui si svolgerà la vendita (con indicazione precisa della data e dell’orario di inizio e fine delle operazioni di gara);
  • il luogo in cui si svolgerà la vendita (che nel sistema telematico corrisponde alla piattaforma digitale utilizzata dal gestore della vendita).

Le modalità di vendita possono variare (es. vendita sincrona, vendita asincrona, vendita senza incanto) a seconda delle scelte del giudice dell’esecuzione.

Il prezzo base dell’asta è determinato sulla base della perizia di stima redatta da un tecnico nominato dal giudice, e rappresenta il valore di mercato dell’immobile.

Aste giudiziarie e provvedimenti da consultare

Uno dei documenti più importanti da consultare è l’ordinanza che autorizza la vendita.

Tramite questo provvedimento il giudice dell’esecuzione dispone che si proceda alla vendita dell’immobile pignorato.

Inoltre ti consiglio di annotare il nome del “delegato alla vendita”, ovvero il professionista (avvocato, commercialista o notaio) incaricato di gestire materialmente le operazioni di vendita.

Se disponibili, analizza le ordinanze di vendita successive a quella iniziale (comprese quelle che dispongono eventuali rinvii della vendita o riduzioni del prezzo base in caso di esito negativo delle precedenti gare).

Tali documenti sono importanti per completare l’analisi legale della procedura.

In questo modo i soggetti interessati all’immobile possono valutare con precisione l’opportunità di investimento, prima di decidere se partecipare o meno all’asta.

Come funziona la gara telematica

La gara telematica avviene attraverso una specifica piattaforma messa a disposizione dal gestore della vendita.

I gestori delle vendite sono professionisti (società o singoli professionisti) che hanno ottenuto l’autorizzazione dal Ministero della Giustizia dopo aver dimostrato di possedere i requisiti tecnici e di affidabilità richiesti dalla normativa.

Questi soggetti mettono a disposizione piattaforme tecnologiche certificate che garantiscono:

  • la sicurezza;
  • la tracciabilità;
  • la trasparenza delle operazioni di gara.

Il portale principale e ufficiale per le aste giudiziarie in Italia è il portale delle vendite pubbliche del Ministero della Giustizia.

Esistono poi diverse piattaforme autorizzate per la ricerca e la partecipazione telematica (sincrona o asincrona), tra cui:

Per partecipare a un’asta telematica, è necessario seguire alcuni passaggi fondamentali.

Innanzitutto, occorre registrarsi sulla piattaforma del gestore della vendita indicato nell’avviso di vendita.

Aste giudiziarie e versamento della cauzione

Successivamente, è necessario versare la cauzione richiesta, che generalmente ammonta al 10% del prezzo base dell’immobile.

Il versamento della cauzione può avvenire tramite assegno circolare, bonifico bancario o altre modalità indicate nell’avviso di vendita.

Una volta completata la registrazione e versata la cauzione, il partecipante riceve le credenziali per accedere alla piattaforma telematica nel giorno e nell’orario stabiliti per la gara.

Durante l’asta, i partecipanti possono formulare le proprie offerte di acquisto.

In particolare le offerte devono avere le seguenti caratteristiche:

  • devono essere superiori al prezzo base (in caso di prima asta);
  • devono essere superiori al prezzo ribassato (nelle aste successive);
  • devono rispettare l’aumento minimo previsto nell’avviso di vendita.

Il sistema telematico registra tutte le offerte con l’indicazione dell’orario preciso di presentazione, garantendo così la massima trasparenza.

Al termine della gara, risulta aggiudicatario chi ha formulato l’offerta più alta.

Le eccezioni al sistema telematico

L’asta telematica può essere derogata soltanto in due casi.

1) Quando reca pregiudizio ai creditori.

Tale situazione si verifica quando il sistema telematico, per particolari caratteristiche del bene o del contesto territoriale, rischia di limitare la partecipazione e quindi di penalizzare la vendita del bene.

2) Quando è necessario far svolgere la procedura di vendita in modo più rapido, come stabilisce l’articolo 569 del Codice di Procedura Civile.

In questi casi eccezionali, il giudice dell’esecuzione può autorizzare modalità di vendita diverse da quella telematica, motivando adeguatamente la propria decisione.

Tuttavia, si tratta di ipotesi residuali e sempre meno frequenti nella pratica.


Aste giudiziarie: vantaggi per imprenditori e investitori

Aste giudiziarie - vantaggi

Le aste giudiziarie rappresentano un’opportunità interessante per diverse ragioni.

Il prezzo di aggiudicazione può essere significativamente inferiore rispetto ai valori di mercato, soprattutto nelle aste successive alla prima, dove il prezzo base viene progressivamente ridotto.

Infatti la trasparenza della procedura telematica garantisce pari opportunità a tutti i partecipanti, eliminando possibili favoritismi o negoziazioni scorrette.

Inoltre la documentazione disponibile sul portale consente di effettuare una valutazione accurata dell’investimento prima di impiegare le proprie riserve economiche.

Il sistema delle aste giudiziarie offre moltissime opportunità, con immobili di ogni tipologia e valore.

Aspetti da valutare prima di partecipare

Prima di partecipare a un’asta giudiziaria, è fondamentale effettuare una serie di verifiche legali preliminari.

Innanzitutto occorre analizzare la relazione di stima del perito per comprendere:

  • le caratteristiche dell’immobile;
  • le eventuali criticità.

Infatti è necessario verificare la situazione urbanistica dell’immobile, controllando che non vi siano abusi edilizi o difformità che potrebbero comportare costi aggiuntivi.

Inoltre bisogna esaminare la situazione ipotecaria e i gravami presenti sull’immobile, per comprendere:

  • se l’acquisto avverrà libero da pesi (scenario prevalente);
  • se alcuni vincoli rimarranno in capo all’acquirente (eventualità remota ma possibile).

Per questo motivo ti consiglio di effettuare un sopralluogo sul luogo in cui si trova l’immobile, per verificarne personalmente le condizioni del bene.

Infine occorre calcolare con precisione i costi complessivi dell’operazione, includendo:

  • imposte;
  • spese di procedura;
  • eventuali lavori di ristrutturazione.

Il supporto legale per investimenti immobiliari

Data la complessità delle procedure esecutive immobiliari, ti consiglio di chiedere supporto a uno studio legale specializzato in diritto immobiliare.

In questo modo potrai esaminare la documentazione dell’immobile al fine di individuare tutti i rischi giuridici connessi all’acquisto.

Inoltre è necessario chiedere l’assistenza di un consulente fiscale specializzato nella gestione di immobili.

Grazie a tale figura potrai individuare qual è il regime di tassazione più conveniente e come pianificare gli aspetti fiscali dell’investimento.

Nel caso in cui vorrai sfruttare il bene ad uso locazione, ti suggerisco di incaricare un tecnico (geometra, architetto o ingegnere) per verificare la conformità edilizia e urbanistica dell’immobile.

Questo team di professionisti rappresenta la soluzione più sicura per proteggere il tuo investimento ed evitare errori legali e burocratici.

Gli investimenti immobiliari tramite le aste giudiziarie possono essere redditizi, ma spesso nascondono molte insidie.

Senza adeguate verifiche preliminari, l’operazione potrebbe risultare onerosa e poco vantaggiosa.


Conclusione

Le aste giudiziarie rappresentano uno strumento importante del nostro ordinamento giuridico e un’opportunità concreta per imprenditori e investitori che desiderano diversificare i propri investimenti immobiliari.

La digitalizzazione delle procedure ha reso questo mercato più accessibile e trasparente, eliminando molte delle barriere che in passato ne limitavano la fruibilità.

Tuttavia, partecipare con successo alle aste giudiziarie richiede preparazione, competenza e un adeguato supporto professionale.

Con le conoscenze adeguate e un metodo di valutazione corretto, le aste giudiziarie possono diventare una soluzione preziosa per la tua attività imprenditoriale e per la tua strategia di investimento.

Aste giudiziarie - documenti valutazione immobile - infografica


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Teresa Rossi

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Come pagare meno tasse - copertina

Come pagare meno tasse: introduzione

In questa nuova guida ti spiegherò come pagare meno tasse grazie alla “deducibilità delle perdite sui crediti”.

Questo istituto è disciplinato dal Testo Unico delle Imposte sui Redditi (TUIR) e spesso viene definito con il termine “defiscalizzazione“.

La defiscalizzazione è uno strumento che ti permette di alleggerire il carico fiscale dello Stato, detraendo l’incidenza di un’imposta dall’importo del tuo credito prescritto o irrecuperabile.

In sostanza puoi pagare meno tasse dimostrando l’impossibilità di recuperare il tuo credito.

Tuttavia la defiscalizzazione non è per tutti.

Solo le società o le imprese che redigono annualmente un bilancio contabile hanno la possibilità di ottenere la defiscalizzazione.

Prima di proseguire voglio fornirti alcune informazioni preliminari.

Come pagare meno tasse: quando si può sfruttare la defiscalizzazione

La defiscalizzazione si può sfruttare quando l’attività di recupero è stata “infruttuosa” e che il credito risulta “inesigibile” secondo i parametri previsti dal TUIR.

Per pagare meno tasse dovrai chiedere il supporto dei seguenti professionisti:

  • un avvocato (che si è occupato dell’attività di recupero): tale professionista potrà fornirti la prova che l’azione legale contro il debitore è stata infruttuosa;
  • un consulente fiscale (o commercialista): tale professionista potrà svolgere tutti gli adempimenti necessari per pagare meno tasse dopo l’accertamento dell’insolvenza definitiva.

La recente giurisprudenza e le ultime sentenze della Corte di Cassazione confermano che la deducibilità delle perdite su crediti richiede elementi probatori non contestabili.

In particolare, l’anno di deduzione deve coincidere con quello in cui il credito è diventato definitivamente inesigibile.

Come pagare meno tasse: la documentazione

Molti imprenditori si rivolgono al nostro studio legale per capire come pagare meno tasse.

Uno dei suggerimenti più importanti che posso fornirti è quello di custodire la documentazione legale che dimostra:

Infatti per ottenere i benefici fiscali previsti dalla legge le prove documentali costituiscono l’elemento centrale in caso di eventuale accertamento dell’autorità tributaria.

Devi sapere che la differenza tra un credito “temporaneamente in ritardo” e un credito “inesigibile definitivamente”, è spesso determinata da elementi formali.

Le ultime sentenze della giurisprudenza tributaria ha spesso censurato operazioni di deducibilità, che erano sprovviste dei presupposti previsti dalla legge.

Di conseguenza dedurre impropriamente le imposte da un credito, rischia di generare contestazioni future.

Dopo queste doverose premesse, in questa guida risponderò alle domande più frequenti su come pagare meno tasse.

Se vuoi approfondire il tema, guarda il video qui sotto.

Come pagare meno tasse: presupposti

Il primo presupposto per ottenere la defiscalizzazione è che il tuo credito sia inesigibile.

Rientrano in questa categoria dei casi espressamente previsti dalla legge.

I più importanti sono:

  • crediti di basso importo;
  • debitore sottoposto al fallimento;
  • debitore pluriprotestato (o nullatenente);
  • irreperibilità del debitore;
  • credito prescritto.

Se vuoi approfondire il tema, guarda il video qui sotto.

Come pagare meno tasse: come provare l’inesigibilità

In seguito per sfruttare la defiscalizzazione dovrai provare l’inesigibilità del tuo credito.

In particolare ti consiglio di custodire:

  • tutte le raccomandate o intimazioni di pagamento che hai spedito al debitore e che sono state restituite al mittente per irreperibilità del destinatario;
  • la documentazione che dimostra l’esito negativo delle procedure di recupero;
  • la documentazione che dimostra che il debitore è pluriprotestato.

Infine devi ottenere una “dichiarazione di irrecuperabilità”.

In sostanza dovrai farti rilasciare da uno studio legale o anche da una società di recupero crediti un documento in cui si indicano tutte le attività svolte infruttuosamente per il recupero del tuo credito.

Se vuoi approfondire il tema, guarda il video qui sotto.


Come pagare meno tasse: domande frequenti

Come pagare meno tasse - domande frequenti

Negli ultimi anni numerosi imprenditori si sono rivolti al nostro studio legale per capire come pagare meno tasse in modo legale e conforme alla normativa fiscale vigente.

Le domande che troverai in questa sezione rappresentano i quesiti più frequenti che abbiamo raccolto da aziende che operano in diversi settori produttivi e commerciali.

La defiscalizzazione è uno strumento poco conosciuto ma estremamente efficace per alleggerire il peso delle imposte sulla tua impresa.

Le risposte che troverai sono frutto dell’analisi di numerosi di casi concreti e dell’aggiornamento costante sulla giurisprudenza tributaria più recente.

Ricorda che la defiscalizzazione non è un’opportunità per tutti i contribuenti ma è riservata solo ad alcuni soggetti.

Per questo motivo è fondamentale verificare preliminarmente se la tua azienda possiede i requisiti necessari per accedere a questo beneficio fiscale.

Quando si può considerare un credito definitivamente inesigibile, e quindi portarlo in perdita?

Il TUIR stabilisce che il credito si considera definitivamente inesigibile in presenza di specifiche condizioni.

In particolare i casi più frequenti sono:

  • quando il debitore è dichiarato fallito o è sottoposto a una procedura concorsuale o altra procedura prevista dal Codice della Crisi di Impresa e Insolvenza;
  • quando il credito è di modesto importo e l’attività di recupero è troppo dispendiosa;
  • se esiste un decreto che accerta lo stato di fuga, di latitanza o di irreperibilità del debitore;
  • in caso di cessione del credito che comporta il trasferimento del diritto verso altro soggetto.

In tutti i casi è necessario custodire le prove dell’inesigibilità al fine di prevenire eventuali contestazioni da parte dell’autorità fiscale.

Quali imprese possono utilizzare la defiscalizzazione dei crediti?

La defiscalizzazione non può essere sfruttata da tutti i contribuenti.

Tale strumento è riservato alle aziende che redigono bilancio contabile annuale.

In passato l’adempimento di redigere il bilancio era riservato alle società di capitali (es. società a responsabilità limitata; società per azioni), con esclusione delle società di persone (es. società in nome collettivo; società in accomandita semplice).

Tuttavia, la nuova Direttiva UE 2025/25/UE, del 19 dicembre 2024, ha introdotto l’obbligo di redigere e depositare il bilancio presso il Registro delle Imprese anche per le società di persone.

Tale provvedimento normativo dovrà essere recepito dal nostro ordinamento entro il 31 luglio 2027.

Di conseguenza le misure indicate nella Direttiva UE 2025/25/UE (paragrafo 1) inizieranno a decorrere negli stati membri dell’Unione dal 31 luglio 2028.

Questo significa che anche le società di persone (snc e sas) potranno sfruttare lo strumento della defiscalizzazione.

I liberi professionisti e le persone fisiche che non redigono bilancio annuale non possono utilizzare la deducibilità delle perdite su crediti.

Se il credito è di modesta entità: quali sono le soglie, i limiti e le condizioni per poter dedurre la perdita senza ulteriori oneri probatori?

La normativa fiscale italiana (art. 101 del TUIR) prevede un regime agevolato per la deducibilità delle perdite relative a crediti di modesta entità.

In questo modo le imprese possono dedurre fiscalmente tali perdite in presenza di determinate condizioni.

Il concetto di “modesta entità” varia in base alla dimensione dell’impresa creditrice:

  • imprese minori: il limite è fissato a 2.500 euro per singolo credito;
  • imprese maggiori: il limite è fissato a 5.000 euro per singolo credito.

Questi importi rappresentano la soglia massima entro la quale un credito può essere considerato di modesta entità.

Per poter dedurre la perdita su un credito di modesta entità, è necessario che la posizione creditoria risulti scaduta da almeno 6 mesi.

Questo termine decorre dalla data di scadenza dell’obbligazione di pagamento e rappresenta un requisito essenziale per l’applicazione della norma agevolativa.

Cosa succede se dopo aver svalutato un credito come inesigibile lo incasso successivamente (in tutto o in parte)?

Questa situazione è stata molto discussa in contesti internazionali sui “bad debts” (“debiti cattivi” che si ritiene non verranno mai riscossi).

Tale scenario costringe il beneficiario della defiscalizzazione a ribaltare la precedente svalutazione attraverso una specifica operazione contabile.

In sostanza bisognerà qualificare il nuovo incasso come “sopravvenienza attiva” al fine di comunicare all’autorità fiscale il mutamento delle condizioni economiche.

Di conseguenza, la “deduzione” non potrà essere considerata definitiva finché non si è certi che il credito non sarà recuperato.

Per questo motivo la prova di inesigibilità deve essere rigorosa e definitiva, al fine di scongiurare il rischio di sanzione dall’Agenzia delle Entrate.

Come gestire la documentazione per ridurre il rischio di contestazioni da parte dell’Agenzia delle Entrate?

Il primo passo per sfruttare la defiscalizzazione è quello di richiedere il parere di uno studio legale specializzato in credit management o una società di recupero crediti.

Infatti nel caso di accertata insolvenza, lo studio legale o la società di recupero potranno predisporre una “relazione di inesigibilità”.

Tale documento può contenere l’elencazione delle attività svolte per recuperare il credito insoluto e il parere finale sulla reversibilità della situazione debitoria.

Analogamente è necessario conservare:

Ricorda che la superiore documentazione deve essere custodita in modo scrupoloso (anche in forma digitale) in modo da renderla disponibile per eventuali verifiche.

Tali documenti possono essere utilizzati dal creditore per dimostrare all’Agenzia delle Entrante che il credito è divenuto irrecuperabile e che pertanto la deducibilità è stata applicata in modo corretto.


Conclusione

La defiscalizzazione rappresenta un’opportunità concreta per ridurre il carico fiscale della tua impresa.

Tuttavia questo strumento richiede il rispetto di requisiti specifici previsti dal TUIR e dalla normativa tributaria vigente.

Se hai maturato crediti irrecuperabili o inesigibili ti consiglio di chiedere supporto al tuo consulente fiscale per sfruttare correttamente la deducibilità delle perdite sui crediti.

Ricorda che per pagare meno tasse in modo legale è fondamentale raccogliere la documentazione che attesti l’inesigibilità definitiva del credito.

Nei casi più complessi, o in quelli in cui le tue prove sono carenti, ti consiglio di rivolgerti a uno studio legale specializzato in credit management.

In questo modo potrai proteggere la tua posizione giuridica e scongiurare il rischio di sanzioni da parte dell’Agenzia delle Entrate.

Se hai bisogno di chiarimenti, non esitare a contattarci.

Come pagare meno tasse - infografica


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Teresa Rossi

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Siamo apparsi su: Il Sole 24 Ore, Rai Radio 1, Il Foglio Quotidiano, Libero Quotidiano (e molti altri).

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Le prove scritte - copertina

Introduzione

Ciao, io sono Tino Crisafulli ed io sono Teresa Rossi e benvenuto/a a Recupero Legale Podcast.

Questa è la quarta puntata del nostro podcast e oggi parleremo di quanto sono importanti le prove scritte nel recupero del credito.

Vi racconteremo la storia di due giovani imprenditori: Giada e Roberto.

Giada e Roberto non si conoscono, ma entrambi dovranno competere per recuperare un credito insoluto.

Grazie alla loro storia ti spiegheremo:

  • come si comporta un tribunale che esamina le tue prove documentali;
  • quanto è importante per un imprenditore conoscere alcune regole giuridiche.

Ma partiamo immediatamente con la nostra storia.

Disclaimer: i nomi che troverai all’interno di questa puntata sono stati modificati per rispettare gli obblighi del codice deontologico forense e per tutelare la riservatezza degli interessati.

Tuttavia il caso è realmente accaduto a un cliente del nostro studio legale.

La storia di Giada

Vi raccontiamo la vicenda di due giovani imprenditori che non si conoscono ma che hanno alcune cose in comune.

Uno di questi imprenditori si chiama Giada, è una donna e lavora nel settore della moda.

Giada ha una boutique di vestiti per donna e da poco tempo ha avviato un piccolo e-commerce che le permette di vendere molti prodotti online.

Giada realizza anche abiti su misura.

Nel suo team ci sono due sarte molto brave che realizzano capi molto eleganti.

Giada è da poco moglie di un dirigente delle poste e vive felicemente in un appartamento del centro.

La storia di Roberto

L’altro imprenditore si chiama Roberto e lavora nel settore delle stoffe.

Roberto ha un laboratorio artigianale nella zona industriale della sua città e ha creato un sito vetrina che gli permette di ricevere molti contratti da persone della sua regione.

Roberto è marito di una giovane donna e padre di una bellissima bambina.

Giada e Roberto non si conoscono e non si conosceranno nel corso della storia, ma hanno una cosa in comune: entrambi hanno concluso un affare con il signor Molesto.

Il signor Molesto

Il signor Molesto, dopo aver eluso i nostri protagonisti, non effettuerà il pagamento dei suoi debiti.

Ma soltanto uno dei nostri imprenditori riuscirà a recuperare il proprio credito.

L’altro commetterà un errore imperdonabile che gli impedirà di ottenere il pagamento del suo lavoro.

Il signor Molesto è un imprenditore nel settore dell’abbigliamento e un bel giorno entra dentro il negozio di Roberto.

I due si conoscono, hanno concluso un affare in precedenza, per cui Roberto lo accoglie con grande cordialità.

Il signor Molesto vuole vedere delle stoffe poiché deve realizzare degli abiti molto sofisticati per un’azienda di moda molto prestigiosa.

Le prove scritte: la compravendita

Roberto lo conduce nel salone di esposizione e gli mostra i cataloghi delle stoffe migliori.

Roberto è molto innovativo e sceglie sempre prodotti originali e di buona qualità.

Il signor Molesto trova la stoffa perfetta: una stoffa di colore écru, una sorta di bianco sporco.

Roberto è contento perché quella stoffa è presente in magazzino, non deve ordinarla e può realizzare un buon margine di guadagno.

I due concludono l’affare.

Roberto consegna la stoffa al signor Molesto, ma quest’ultimo gli chiede di ritardare il pagamento di qualche giorno.

D’altronde negli affari capita spesso di pagare la merce un po’ in ritardo e poi Roberto conosce già il signor Molesto e allora decide di fidarsi.

Entrambi fissano una data per il pagamento del lavoro.

Le prove scritte: la consegna della merce

Al momento della consegna della merce Roberto compila l’ordine di commissione ed è indeciso se fare firmare il documento al cliente.

Ci pensa qualche minuto.

La conversazione è stata così piacevole, il signor Molesto è stato così gentile a rivolgersi a lui, entrambi hanno già concluso un affare.

Roberto pensa che sarebbe scortese chiedere la firma di un accordo.

Mentre i due si salutano, Roberto si decide: chiede con molto pudore se non sia il caso di firmare una bozza.

Il signor Molesto, vecchia volpe degli affari, dice che non è necessario perché i due si conoscono.

Anzi, il cliente esorta Roberto ad emettere la fattura promettendo che non appena riceverà il documento fiscale provvederà immediatamente al pagamento.

Roberto non insiste e vuole fidarsi del signor Molesto, però gli chiede di fornirgli una copia del documento di riconoscimento per emettere la fattura in modo corretto.

Il signor Molesto non si tira indietro e consegna la carta d’identità a Roberto.

Roberto si sente più sereno: ha la copia del documento di riconoscimento del cliente e si sente più sicuro.

Qualche giorno dopo il signor Molesto versa un acconto e successivamente Roberto emette la fattura e la invia al cliente tramite mail.

Le prove scritte: il secondo affare

Pochi giorni dopo il signor Molesto si trova in centro città ed entra nel negozio di Giada.

Ha sentito parlare molto bene di quel negozio e ha deciso di commissionare un lavoro prestigioso.

Giada lo accoglie con entusiasmo ed iniziano a conversare sull’affare.

Il signor Molesto vuole che Giada realizzi degli abiti molto sofisticati.

Sì, esatto: sono gli stessi abiti che aveva menzionato a Roberto.

Il signor Molesto mostra i modelli dei vestiti a Giada.

Giada è molto colpita perché si tratta di abiti da sera molto eleganti e accetta con entusiasmo il lavoro, ma chiede al signor Molesto se ha già pensato alla stoffa.

Le prove scritte: la consegna della stoffa

Il signor Molesto ha già pensato a tutto: la conduce fuori dal negozio e le consegna la stoffa che gli è stata fornita da Roberto.

Entrambi concludono l’affare e definiscono la data di consegna dei vestiti ed il termine di pagamento.

Il signor Molesto si indirizza verso la porta, ma Giada lo interrompe: entrambi devono sottoscrivere un accordo.

Il signor Molesto è un po’ riluttante, pensa di eludere la richiesta con qualche rassicurazione, ma Giada è perentoria: ha bisogno di ricevere una firma da parte del cliente.

Giada pensa: “Io non ho mai concluso affari con questo tizio, chi mi dice che domani dovrò inseguirlo per il pagamento?”

Giada si mette al PC e redige una bozza di accordo.

L’accordo con il sig. Molesto

Inserisce i dati del signor Molesto e alla fine dell’ordine inserisce il nome dei due contraenti.

Entrambi firmano il documento e si salutano.

Giada è serena, crede di aver fatto la cosa giusta: ha un documento firmato dal cliente e si sente serena per la transazione.

Dopo qualche settimana il signor Molesto versa un acconto iniziale e Giada si mette al lavoro.

Completa il lavoro prima della scadenza e lo consegna al signor Molesto.

Roberto e Giada, i nostri due amici, si sono comportati in modo professionale, ma uno di loro ha commesso un errore decisivo durante la transazione, un errore che gli costerà caro per il recupero del credito.

Le prove scritte: il mancato pagamento

Dopo circa tre settimane il signor Molesto è sparito: non risponde più al telefono.

Roberto e Giada non hanno ricevuto il saldo per il lavoro.

Entrambi sono arrabbiati e delusi.

I loro crediti sono insoluti e sono di importo quasi uguale.

Entrambi decidono di rivolgersi ad un avvocato per recuperare il credito.

Grazie ai loro avvocati Giada e Roberto effettuano delle indagini patrimoniali e scoprono che il signor Molesto ha un conto corrente presso una banca.

Sul conto potrebbe esserci la provvista sufficiente, ma solo uno dei due imprenditori riuscirà a pignorare quel conto e riuscire a recuperare il proprio credito.

Entrambi ottengono un decreto ingiuntivo.

È a questo punto della storia che le strade dei due protagonisti si dividono.

Le prove scritte: l’attesa prima del pignoramento

Uno dei due imprenditori sarà costretto ad aspettare più tempo prima di poter pignorare i beni del signor Molesto.

Questa attesa si rivelerà fatale perché uno dei due protagonisti potrà avviarsi indisturbato verso il pignoramento del conto corrente.

Grazie a questo vantaggio uno dei nostri amici potrà pignorare il conto corrente prima dell’altro creditore.

Dopo circa cinque mesi dalla conclusione dei due affari il signor Molesto si reca in banca per effettuare un pagamento: deve prelevare una grossa cifra per comprare un regalo.

Un funzionario della banca gli dice che non può prelevare: il conto non è abbastanza capiente per quel prelievo.

Le prove scritte: la reazione del sig. Molesto

Il signor Molesto è sconcertato, non capisce cosa sia successo.

Va su tutte le furie, vuole parlare con il direttore, minaccia cause e azioni legali.

Il direttore della banca lo riceve e gli spiega cosa è successo.

Il signor Molesto ha subito un pignoramento da parte di un cliente.

Il creditore ha ottenuto un decreto ingiuntivo e successivamente ha pignorato il conto corrente riducendo una parte importante della provvista.

Il signor Molesto pensa subito ai due creditori: Roberto e Giada.

Entrambi non sono stati pagati ed entrambi gli hanno notificato un decreto ingiuntivo, ma chi è stato a pignorare per primo?

Le prove scritte: il creditore più avveduto

Il signor Molesto rivolge la domanda al direttore ed il direttore risponde: “È stata la signora Giada.”

Il signor Molesto impreca, esce e si accomoda fuori dalla stanza.

Giada è riuscita a pignorargli il conto e lui ha perso una grossa fetta del suo denaro.

Ma perché Giada è arrivata prima di Roberto?

I motivi del successo di Giada

Giada è stata più attenta di Roberto: ha preteso che il signor Molesto firmasse il contratto di commissione e questo si è rivelato un grosso vantaggio.

Giada ha accumulato un grande vantaggio al momento dell’emissione del decreto ingiuntivo.

Infatti il suo decreto ingiuntivo ha ottenuto la provvisoria esecuzione, mentre invece quello di Roberto no.

La provvisoria esecuzione produce un grosso vantaggio per il creditore poiché gli permette di avviare immediatamente l’azione esecutiva.

Infatti la legge prevede che il creditore può ottenere la provvisoria esecuzione se produce la documentazione sottoscritta dal debitore comprovante il diritto fatto valere.

Questo principio è indicato nell’articolo 642 del Codice di Procedura Civile.

Giada infatti aveva un documento sottoscritto dal debitore e quella singola firma le ha permesso di ottenere un significativo vantaggio nella sfida con Roberto.

Gli errori di Roberto

Roberto invece non aveva un documento sottoscritto dal signor Molesto e ha dovuto richiedere l’ingiunzione sulla base della sola fattura emessa.

La carta d’identità del signor Molesto non gli ha permesso di ottenere un vantaggio, anche se poi è stata utile per ottenere l’ingiunzione.

Giada infatti ha potuto avviare il pignoramento del conto qualche settimana dopo la notifica del decreto ingiuntivo.

Il suo avvocato infatti ha sfruttato questo vantaggio per notificare il decreto ingiuntivo e il precetto nello stesso momento e successivamente è stato possibile notificare il pignoramento al debitore.

Roberto invece ha ottenuto il decreto ingiuntivo ma non ha ottenuto la provvisoria esecuzione.

L’imprenditore infatti ha notificato il decreto ingiuntivo al debitore ma ha dovuto aspettare 40 giorni prima di notificare l’atto di precetto.

Questo ritardo gli ha fatto perdere più tempo e per questo motivo Giada è arrivata prima di lui.


Conclusione

Siamo arrivati al termine di questa puntata e grazie a questa storia hai imparato tre cose molto importanti.

Quando stipuli un contratto con un cliente, assicurati di fargli firmare l’accordo.

Se dovrai ottenere un decreto ingiuntivo, ricorda che se produci la documentazione sottoscritta dal debitore comprovante il diritto fatto valere puoi ottenere la provvisoria esecuzione del decreto.

E infine ricorda che nel recupero crediti spesso vince chi arriva prima.

Se riesci a pignorare il tuo debitore prima di altri creditori puoi recuperare integralmente il tuo credito.

Grazie per essere arrivato/a fino a questo punto.

Puoi ascoltare le nostre puntate sul nostro sito web cliccando nella sezione podcast, ma se preferisci puoi ascoltare l’episodio su:

Ti aspettiamo nella prossima puntata.

Le prove scritte


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Tino Crisafulli

Avvocato • Legal Advisor | Founder di Recupero Legale.

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Siamo apparsi su: Il Sole 24 Ore, Rai Radio 1, Il Foglio Quotidiano, Libero Quotidiano (e molti altri).

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Il pignoramento della pensione - copertina

Introduzione

Ciao, io sono Tino Crisafulli ed io Teresa Rossi e benvenuto in Recupero Legale Podcast.

Questa è la terza puntata del nostro podcast e oggi parleremo dei rischi che si corrono quando si effettua il pignoramento di una pensione.

Vi racconteremo la storia del Signor Cesare, imprenditore e creditore, che dovrà risolvere un caso delicato per la sua attività.

Grazie alla storia del Signor Cesare ti spiegheremo:

  • perché è così importante conoscere in modo preciso la situazione patrimoniale del debitore;
  • qual è la differenza fondamentale tra il pignoramento dello stipendio e il pignoramento della pensione;
  • come comportarsi se il debitore percepisce una pensione.

Ma partiamo immediatamente con la nostra storia.

Disclaimer: i nomi che troverai all’interno di questa puntata sono stati modificati per rispettare gli obblighi del codice deontologico forense e per tutelare la riservatezza degli interessati.

Tuttavia il caso è realmente accaduto a un cliente del nostro studio legale.

Il pignoramento della pensione: la storia di Cesare

Ti raccontiamo la vicenda di Cesare, un imprenditore nel settore edile, marito di una commessa e padre di due figli universitari.

Cesare ha aperto la sua attività diversi anni fa ed è abbastanza conosciuto nella sua zona.

Realizza lavori nell’edilizia ed è specializzato nella ristrutturazione di ambienti domestici.

Con la sua impresa individuale dà lavoro ad altre tre persone.

Ogni giorno si sposta di appartamento in appartamento, visita le abitazioni dei clienti e ristruttura cucine e bagni.

L’Agenzia delle Entrate gli sta dietro e gli chiede sempre più soldi.

Fino all’anno scorso Cesare aveva assunto cinque dipendenti, ma la crisi e i pagamenti troppo alti lo hanno obbligato a tagliare il personale e a trasferirsi in un punto vendita più piccolo.

Il pignoramento della pensione: l’incontro con il sig. Capestro

Un giorno entra nel suo negozio il Signor Capestro, un signore di circa 70 anni, che gli chiede di ristrutturare la cucina.

Bisogna abbattere un muro e spostare tutti i tubi della cucina in un altro posto.

Insomma, un lavoro complesso.

Il Signor Capestro chiede di accettare di pagare i lavori in tre rate.

Afferma di essere pensionato e di non riuscire a pagare i lavori con un unico versamento.

Cesare è un po’ perplesso: non si tratta di un intervento semplice, ma di un lavoro complesso con tante spese di manodopera.

Ma piuttosto che perdere il cliente, Cesare decide di accettare quel sistema di pagamento.

Le tasse arrivano ogni mese e poi il mese successivo bisogna pagare la retta universitaria dei figli.

Il pignoramento della pensione: l’inizio dei lavori

Il Signor Capestro versa l’acconto a Cesare e Cesare inizia i lavori.

Acquista tutto il materiale con i soldi dell’acconto e lavora con i suoi dipendenti per circa un mese.

Al termine del lavoro Cesare emette la fattura e attende il pagamento del Signor Capestro.

Il termine per il pagamento rateale è scaduto, ma il versamento non arriva.

Cesare aspetta due settimane prima di contattare il cliente.

Trascorse le due settimane, Cesare decide di chiamare il debitore.

Vuole chiedere il motivo del mancato pagamento.

Tuttavia il Signor Capestro non risponde al telefono.

Lo richiama dopo qualche giorno, ma il telefono sembra fuori uso.

Il pignoramento della pensione: la scoperta sorprendente

Cesare a quel punto si reca presso l’abitazione del cliente.

Suona il citofono, ma nessuno risponde.

Si affaccia un vicino che gli dice che il Signor Capestro è partito da circa due settimane, ma non sa dove sia andato.

Cesare si sente tradito: non sa come contattare il cliente, non ha ricevuto nessuna risposta e non sa come recuperare il suo credito.

A quel punto Cesare decide di contattare il suo avvocato di fiducia.

La strategia legale

Il legale lo riceve e gli chiede di raccontargli tutta la storia.

Appena Cesare comunica al suo avvocato che il Signor Capestro è un pensionato, il legale lo rassicura dicendogli che potrà recuperare il suo credito.

Presenterà un decreto ingiuntivo contro il Signor Capestro.

L’obiettivo è quello di pignorare la pensione del debitore.

Prima però sarebbe necessario conoscere l’importo della pensione: bisognerebbe effettuare un’indagine patrimoniale.

Cesare non capisce perché deve spendere ulteriori soldi: ha già speso abbastanza e non intende versare ulteriori somme per questa indagine.

Cesare è più tranquillo: si aspetta di recuperare il suo credito grazie ad un contenzioso.

Non ha capito di aver commesso un grave errore.

Il pignoramento della pensione: il decreto ingiuntivo

Il decreto ingiuntivo viene emesso e viene notificato per compiuta giacenza presso la residenza del Signor Capestro.

Il Signor Capestro non ritira la raccomandata, probabilmente è ancora fuori città, e il Signor Cesare prosegue l’azione legale.

Dopo circa un mese e mezzo l’avvocato notifica il pignoramento presso terzi.

L’atto viene notificato al debitore, il Signor Capestro, e all’INPS.

Il legale rassicura Cesare: entro breve riceveranno una dichiarazione del terzo e successivamente pignoreranno la pensione del Signor Capestro.

Dopo circa 10 giorni l’INPS invia la dichiarazione del terzo.

Dopo averne letto il contenuto, il legale di Cesare prova un senso di grande delusione.

Il pignoramento della pensione: la spiacevole scoperta

Infatti l’INPS comunica che la pensione del Signor Capestro ammonta a 712 euro.

L’INPS spiega che da questo importo si deve sottrarre la somma di 679 euro e 50 centesimi.

Questa cifra, cioè i 679 euro e 50 centesimi, costituisce il cosiddetto minimo vitale, cioè una cifra che per legge non può essere pignorata da parte del creditore.

L’INPS pertanto comunica che potrà trattenere una cifra molto bassa e spiega come ha effettuato il calcolo.

Alla pensione di 712 euro viene sottratta la somma di 679 euro e 50 centesimi a titolo di minimo vitale.

Il minimo vitale

Il minimo vitale infatti spetta soltanto al debitore.

La somma che residua è pari a 32 euro e 50 centesimi.

Questa però non è la somma che l’INPS verserà a Cesare.

La legge prevede infatti che è possibile pignorare soltanto un quinto della cifra di 32 euro e 50 centesimi.

Pertanto l’INPS comunica che l’importo che sarà trattenuto ogni mese dalla pensione del Signor Capestro ammonterà a 6 euro e 50 centesimi.

Questa è una pessima notizia.

Il pignoramento della pensione: la conclusione

Il legale chiama Cesare e gli legge la dichiarazione dell’INPS.

Cesare si innervosisce: non capisce perché riceverà soltanto 6 euro e 50 centesimi al mese dall’INPS.

Alla fine si rassegna e quando rientra a casa dalla moglie pronuncia questa frase: “Io ho lavorato, ho rifatto la casa del Signor Capestro, lui è scappato e adesso l’INPS mi verserà soltanto 6 euro e 50 centesimi al mese. Alla fine ha vinto il Signor Capestro ed io ho perso.”

Questa è una storia piuttosto amara, ma che ti dimostra quanto può essere insidioso fidarsi della persona sbagliata.

Inoltre c’è anche un’altra lezione da imparare: Cesare non ha ascoltato i consigli del suo legale.

Ha preferito evitare di spendere ulteriori somme per effettuare un’indagine patrimoniale sul debitore.

Questo si è rivelato un grave errore.

Se Cesare avesse saputo che dopo il pignoramento avrebbe ricevuto solo 6 euro e 50 centesimi, probabilmente avrebbe evitato di promuovere un pignoramento presso terzi.

Avrebbe scelto una soluzione diversa.


Conclusione

Questa storia ci insegna molte cose.

Ecco un riepilogo generale.

Ricorda di prestare molta attenzione allo stato patrimoniale dei tuoi clienti.

Se ti promettono pagamenti dilazionati, cerca di capire se hanno una solidità economica che gli permetterà di rispettare i pagamenti mensili.

Se il debitore è un pensionato, devi conoscere con precisione l’importo della sua pensione.

E poi ricorda che da ogni pensione devi sempre detrarre il minimo vitale previsto dalla legge.

Puoi pignorare soltanto un quinto della cifra che residua.

Bene, siamo arrivati alla fine di questa puntata.

Puoi ascoltare le nostre puntate sul nostro sito web cliccando nella sezione podcast, ma se preferisci puoi ascoltare l’episodio su:

Ti aspettiamo nella prossima puntata.

Il pignoramento della pensione - infografica


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Autore

Tino Crisafulli

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Un cliente che non paga - copertina

Introduzione

Ciao, io sono Tino Crisafulli ed io Teresa Rossi e benvenuto al Recupero Legale Podcast.

Questa è la seconda puntata del nostro podcast.

Oggi parleremo di come comportarsi con un cliente che non paga.

Cercheremo di spiegarti in modo semplice come dovresti comportarti se hai un credito insoluto e quando conviene rivolgerti a un professionista.

Parleremo di quali sono le condizioni giuridiche per definire un credito come insoluto.

Ti spiegheremo perché è importante verificare se ci sono contestazioni sulla tua prestazione.

Inoltre scoprirai come comportarti nel caso in cui il cliente non dovesse pagarti.

Infine ti sveleremo un piccolo trucchetto per mettere sotto pressione il debitore e spingerlo a pagare.

Ma partiamo immediatamente con il primo punto.

Credito insoluto: definizione

Parliamo di credito insoluto.

Il credito si definisce insoluto quando il tuo cliente diventa moroso, cioè quando non effettua il pagamento del suo debito entro il termine prestabilito.

Ipotizziamo che hai stipulato un contratto con un tuo cliente.

Nel contratto il tuo cliente deve pagarti entro il giorno 10 febbraio.

Non è necessario che il contratto preveda un termine preciso, ma è molto importante che tu abbia svolto già la prestazione.

Se hai stipulato un contratto ma non hai ancora venduto nessun bene o servizio, non potrai richiedere il pagamento della somma di denaro.

Ricorda bene che tu diventi creditore quando fornisci una prestazione professionale o quando vendi il prodotto ad un cliente.

Cliente che non paga e contratto

Nel diritto questo tipo di contratto si chiama contratto a prestazioni corrispettive.

In questo tipo di contratto entrambe le parti devono compiere un’azione precisa, che per questo si definisce corrispettiva.

Il venditore vende il bene, il cliente lo paga.

Si tratta di un’obbligazione reciproca.

Questa relazione è un contratto a prestazioni corrispettive.

Ma questa relazione si verifica non soltanto quando si vende un bene, ma anche quando la prestazione consiste nell’erogazione di un servizio.

Se sei un web marketer, un web designer o anche un ingegnere, un commercialista, la tua prestazione rappresenta l’obbligazione del contratto.

Un cliente che non paga: quando rivolgersi a un professionista

Ma quanto tempo devi aspettare prima di rivolgerti ad un professionista?

Questo è un argomento molto importante.

Te lo comunichiamo immediatamente senza giri di parole: se aspetti troppo tempo prima di richiedere il pagamento, le probabilità di recupero diminuiscono.

Le principali statistiche di recupero crediti dimostrano questo dato.

Se aspetti troppo, il tuo credito avrà meno possibilità di essere recuperato.

Lo dicono le statistiche.

Se hai un credito insoluto e il tuo cliente non ti paga entro il termine prestabilito, contattalo dopo dieci giorni e chiedigli spiegazioni sul mancato pagamento.

Ti consigliamo di non essere troppo aggressivo.

A volte i pagamenti ritardano per varie ragioni e non è il caso di incrinare i rapporti commerciali per un ritardo di qualche giorno.

Un cliente che non paga: i motivi del mancato pagamento

Quando chiedi spiegazioni sul mancato pagamento, cerca di capire se ci sono state contestazioni sul servizio o sulla merce.

Uno degli errori più comuni dei creditori è quello di dare per scontato che non ci siano contestazioni sulla prestazione eseguita.

Molti contenziosi nascono proprio per contestare la vendita del bene o l’esecuzione del servizio.

Se non hai ricevuto contestazioni, cerca di dare un termine di pagamento al tuo cliente.

Non mostrarti infastidito, ma cerca di essere deciso.

Ricordagli di effettuare il pagamento entro cinque giorni, poiché tu hai eseguito la tua prestazione e adesso lui deve pagarti.

Ti sconsigliamo di parlare di eventuali azioni legali in questa fase: sarebbe controproducente.

Cerca di fissare un termine perentorio entro il quale dovresti essere pagato.

Un cliente che non paga: svolgimento della trattativa

Ma cosa succede se passano i cinque giorni e il tuo cliente non paga?

A questo punto ti consigliamo di provare a telefonare una seconda volta o ricontattarlo, chiedendogli maggiori informazioni sul mancato pagamento.

Qualunque sia la sua risposta, cerca di capire che probabilmente ti ha mentito, così come ha già mentito prima assicurandoti il pagamento entro quella data.

In questa seconda telefonata ti consigliamo di essere più deciso e perentorio ed invitarlo a pagare entro tre giorni.

Digli chiaramente che se non paga sei pronto a rivolgerti ad un avvocato o che potresti fargli causa.

Prima gli hai dato cinque giorni, adesso ne ha solo tre.

Perché è così importante ridurre il numero di giorni che sei disposto ad aspettare?

Perché se gli concedi un termine troppo lungo, il tuo cliente si rilasserà e non sentirà la pressione di una scadenza.

Il suo cervello gli dirà “Non preoccuparti, c’è ancora tempo” e così il pagamento sarà ritardato.

Spesso questa tecnica funziona.

Un cliente che non paga: i motivi dei ritardi

Molte persone ritardano nei pagamenti perché sono disorganizzate e non riescono a programmare i propri impegni.

Se ricevono una scadenza e sentono la pressione di un obbligo, allora si sentono stimolate a rispettare i patti.

Ma non illuderti troppo: se il tuo cliente è bugiardo o è in malafede, allora nessuna di queste tecniche lo convincerà a pagare.

E cosa succede se il cliente non rispetta l’ultima scadenza?

Il nostro consiglio è quello di rivolgersi subito a un professionista del recupero crediti.

Meglio rivolgersi ad un legale specializzato in questo settore.

Non fare passare altro tempo per chiamare il tuo cliente: non saresti più credibile ai suoi occhi.

Se lo hai esortato a pagare entro tre giorni intimandogli di rivolgerti ad un legale, ti conviene rispettare la promessa.

L’errore più grande che viene commesso in questi casi è aspettare troppo tempo prima di rivolgersi ad un legale o ad un professionista.

Ricorda che più il credito invecchia, più è difficile recuperarlo.

Non lasciarti intimorire dalle spese legali: se lasci passare troppo tempo potresti rimpiangerlo amaramente.

Un cliente che non paga: i consigli da seguire

Facciamo un riepilogo generale.

Ricorda che il credito si considera insoluto soltanto se tu hai erogato la tua prestazione ed il tuo debitore invece non ha pagato.

Se il debitore non ti paga entro la scadenza, contattalo al telefono.

Nella prima telefonata non dirgli che ti rivolgerai ad un avvocato, ma concedigli un termine ragionevole, diciamo 5-6 giorni.

Se il debitore non rispetta gli impegni, mettilo sotto pressione: invitalo a pagare entro tre giorni, non un giorno in più, e comunicagli che se non paga ti rivolgerai ad un avvocato.


Conclusione

Siamo arrivati alla fine di questa puntata.

Nei prossimi appuntamenti affronteremo dei temi utili per la tua attività e il tuo business.

Puoi ascoltare le nostre puntate sul nostro sito web cliccando nella sezione podcast, ma se preferisci puoi ascoltare l’episodio su:

Ti aspettiamo nella prossima puntata.

Un cliente che non paga - infografica


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Decreto provvisoriamente esecutivo - copertina

Introduzione

Il decreto provvisoriamente esecutivo rappresenta uno strumento giuridico molto utile per accelerare il recupero dei crediti commerciali.

Questo istituto ti permette di ottenere una pronuncia giudiziale di condanna velocizzando l’avvio dell’azione esecutiva.

In particolare il tribunale emette il decreto ingiuntivo senza che sia sentita l’altra parte (“inaudita altera parte”) basandosi esclusivamente sulla solidità dei documenti prodotti dal creditore.

La velocità di emissione può costituire il primo vantaggio strategico per la tua impresa.

Infatti il decreto provvisoriamente esecutivo produce effetti immediati sul debitore inadempiente, anche se quest’ultimo propone opposizione.

Le statistiche del nostro studio legale dimostrano che questo strumento aumenta sensibilmente le probabilità di incasso per crediti di importo basso o medio.

In questo modo potrai procedere immediatamente con l’esecuzione forzata sui beni del debitore senza attendere il decorso di ulteriori termini processuali.

La combinazione tra rapidità procedurale e efficacia esecutiva rende il decreto provvisoriamente esecutivo la soluzione ottimale per recuperare crediti certi e liquidi.

In questo articolo ti spiegherò cos’è un decreto provvisoriamente esecutivo e quali sono i casi principali in cui il Giudice accoglierà la tua richiesta di provvisoria esecuzione.

Prima di proseguire voglio fornirti alcune definizioni preliminari.

Decreto provvisoriamente esecutivo: definizione

Il decreto ingiuntivo costituisce il provvedimento giurisdizionale disciplinato a partire dall’articolo 633 fino all’articolo 656 del Codice di Procedura Civile.

Questo strumento ti consente di ottenere un titolo esecutivo per crediti di danaro, cose fungibili o prestazioni specifiche.

Il decreto provvisoriamente esecutivo rappresenta la forma ordinaria del decreto ingiuntivo disciplinata dall’articolo 642 del Codice di Procedura Civile.

La provvisoria esecutorietà significa che puoi procedere immediatamente con l’esecuzione forzata.

In questo modo non dovrai attendere il decorso del termine di quaranta giorni previsto dalla legge prima di avviare un pignoramento (pignoramento mobiliare; pignoramento presso terzi; pignoramento immobiliare).

Il tribunale emette il decreto quando sussistono alcuni requisiti espressamente previsti dalla legge.

Devi sapere che il debitore può sempre proporre opposizione entro quaranta giorni dalla notificazione.

Tuttavia, l’opposizione non sospende automaticamente l’efficacia esecutiva del decreto.

Il giudice dell’opposizione può concedere la sospensione su istanza di parte quando ricorrono gravi motivi.

Decreto provvisoriamente esecutivo: differenze con quello ordinario

Quando il decreto ingiuntivo viene emesso nella forma ordinaria, ovvero NON “immediatamente esecutiva”, il debitore sarà obbligato al pagamento nei confronti del creditore dopo un termine di 40 giorni.

Questo termine decorre dal momento in cui il decreto ingiuntivo viene notificato.

Il decreto ingiuntivo immediatamente esecutivo, invece, è quel provvedimento giudiziale che obbliga il debitore al pagamento immediato di una somma di denaro nei confronti del creditore.

Quindi, se hai ottenuto un decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo, puoi notificarlo insieme all’atto di precetto senza dover attendere il termine di 40 giorni previsto dal codice di procedura civile.

Questo significa che potrai pignorare i beni del debitore molto prima rispetto ai tempi previsti dalla legge.

In questo modo otterrai un enorme vantaggio rispetto agli altri creditori.

Come ottenere un decreto provvisoriamente esecutivo

La provvisoria esecuzione viene concessa dal giudice su istanza del creditore ricorrente ai sensi di quanto prevede l’articolo 642, comma 1, del Codice di Procedura Civile.

In genere la provvisoria esecuzione va espressamente richiesta dal ricorrente.

Tuttavia in alcuni casi può capitare che il giudice emetta un decreto ingiuntivo immediatamente esecutivo senza che il creditore lo richieda.

In particolare possiamo distinguere:

La concessione della provvisoria esecuzione è espressamente prevista dalla legge quando il credito è fondato su:

  • cambiale;
  • assegno bancario;
  • assegno circolare;
  • certificato di liquidazione di borsa;
  • atto ricevuto da notaio;
  • atto ricevuto da altro pubblico ufficiale autorizzato.

In altri casi il decreto provvisoriamente esecutivo può essere emesso, a discrezione del giudice, nei seguenti casi:

  • se vi è pericolo di grave pregiudizio nel ritardo;
  • se il creditore produce documentazione sottoscritta dal debitore.

Decreto provvisoriamente esecutivo: quando diventa definitivo

Dopo aver notificato un decreto provvisoriamente esecutivo il debitore avrà 40 giorni di tempo per impugnare il provvedimento.

Se sono trascorsi 40 giorni senza che il debitore presenti opposizione, il decreto ingiuntivo diventa definitivamente esecutivo e non può essere più contestato dalla controparte.

In questo modo il debitore non potrà più presentare opposizione e il decreto ingiuntivo costituirà giudicato definitivo tra le parti.


Decreto provvisoriamente esecutivo: casi principali

Decreto provvisoriamente esecutivo - casi principali

Ottenere un decreto provvisoriamente esecutivo rappresenta un grande successo giudiziale.

Tuttavia non sempre questo grande risultato viene percepito correttamente del creditore a causa di una scarsa conoscenza delle regole procedurali.

Infatti, devi sapere che non è affatto scontato ottenere la provvisoria esecuzione del decreto ingiuntivo.

Per raggiungere questo obiettivo processuale è necessario:

  • procedure con un’analisi preliminare della controversia (per prevedere i possibili rischi di contestazione);
  • effettuare una raccolta completa della documentazione su cui si fonda il credito (per prevenire eventuali richieste di integrazione del giudice).

Tuttavia ci sono alcune condizioni che possono favorire la concessione della provvisoria esecuzione.

Ecco i principali casi i cui è possibile ottenere un decreto ingiuntivo immediatamente esecutivo.

1) Quando il credito si fonda su delle cambiali scadute da più di tre anni

In questo articolo ti abbiamo già spiegato che la cambiale firmata dal debitore (e munita di una corretta marca da bollo sul retro), costituisce un titolo esecutivo.

Per titolo esecutivo si intende quel provvedimento giudiziale o stragiudiziale che ti consente di procedere direttamente con l’esecuzione forzata (il pignoramento) nei confronti del tuo debitore.

Se possiedi delle cambiali firmate dal debitore puoi notificare un atto di precetto senza dover ottenere prima un decreto ingiuntivo.

In questo caso, infatti, le cambiali sono già un titolo esecutivo e non c‘è bisogno che tu agisca in giudizio per ottenerlo.

Se, invece, possiedi delle cambiali scadute da più di tre anni non puoi notificare l’atto di precetto ma puoi utilizzarle come prova scritta per ottenere un decreto ingiuntivo (articolo 642, comma 1, del Codice di Procedura Civile).

In questo caso, infatti, potrai richiedere ed ottenere dal giudice la provvisoria esecuzione del decreto.

2) Quando il credito si fonda su un documento sottoscritto dal debitore

Se possiedi un documento firmato dal debitore in cui egli riconosce il suo debito (ad esempio una scrittura privata o un accordo stragiudiziale), ti conviene utilizzarlo come prova scritta del credito per ottenere un decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo.

Infatti, il documento sottoscritto dal debitore viene considerato una prova dell’esistenza del diritto di credito e ti permetterà di ottenere dal giudice la provvisoria esecuzione del decreto ingiuntivo (articolo 642, comma 2, del Codice di Procedura Civile).

Se non hai stipulato un contratto con la controparte, ma il tuo credito si fonda su fatture, ti consiglio di far firmare un accordo transattivo alla controparte (in questo caso è meglio affidarsi ad un legale).

Infatti nel caso in cui il debitore non dovesse effettuare il pagamento, la firma di una transazione potrebbe procurarti un vantaggio in sede giudiziale, poiché in presenza di specifiche clausole ti potrebbe permettere di ottenere un decreto provvisoriamente esecutivo.

3) Quando il debitore è una società che si trova in stato di “liquidazione”

Se il tuo debitore è una società che si trova in stato di “liquidazione” potresti ottenere un decreto provvisoriamente esecutivo.

Questa situazione, infatti, può farti ottenere la provvisoria esecuzione se dimostri al giudice che lo stato in cui si trova l’azienda debitrice può pregiudicare in modo grave il tuo credito (articolo 642, comma 2, del Codice di Procedura Civile).

Infatti la procedura di liquidazione, costituisce spesso (ma non sempre) l’anticamera dell’estinzione della società (o in alcuni casi precede lo stato di fallimento).

Grazie a questa procedura l’azienda cerca di ottenere il denaro necessario per pagare i creditori attraverso la vendita di beni mobili o immobili o attraverso la riscossione di crediti.

Pertanto, se scopri che il debitore è una società in liquidazione, chiedi al giudice la provvisoria esecuzione del decreto specificando che il tuo credito è in pericolo perché la controparte potrebbe fallire da un momento all’altro.

Per dimostrare che quanto affermi è vero ti consiglio di utilizzare i seguenti documenti:

  • un visura camerale aggiornata della società debitrice, dalla quale si possa dimostrare che la stessa ha promosso la procedura di liquidazione volontaria;
  • qualsiasi prova che dimostri che la società debitrice ha promosso la procedura di liquidazione volontaria a causa della presenza di molteplici debiti.

Decreto provvisoriamente esecutivo: caso studio

Decreto provvisoriamente esecutivo - caso studio

Per spiegarti come ottenere un decreto provvisoriamente esecutivo ho deciso di raccontarti un caso realmente accaduto a un cliente del nostro studio legale.

Per motivi deontologici e per tutelare la riservatezza degli interessati i nomi che troverai nella storia sono stati modificati.

Tuttavia il caso è realmente successo.

Ti spiego cos’è successo.

La storia di Marco

Era un giovedì mattina quando Marco, imprenditore edile, entrò nel nostro studio con l’aria disperata.

“Avvocato, la Edilcostruzioni S.r.l. mi deve 18.000 euro per i lavori completati sei mesi fa.

“Non rispondono più alle chiamate e ho saputo che hanno avviato una liquidazione volontaria.”

Esaminai la documentazione: fatture regolari, contratto firmato, ma soprattutto un dettaglio che mi colpì.

L’accordo transattivo

Tre mesi prima, per rimandare il pagamento, l’amministratore della Edilcostruzioni aveva firmato un accordo transattivo riconoscendo espressamente il debito e impegnandosi a saldarlo entro sessanta giorni.

“Marco,” dissi, “abbiamo un’opportunità.”

“Questo documento sottoscritto dal debitore, unito al loro stato di liquidazione, ci permette di richiedere un decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo secondo quanto prevede l’articolo 642, comma 2, del Codice di Procedura Civile.”

La vicenda processuale

Preparai la richiesta di ingiunzione evidenziando due elementi fondamentali:

  • la presenza del documento firmato che confessava il debito;
  • il grave pregiudizio derivante dallo stato di liquidazione della società, che rischiava di compromettere definitivamente le possibilità di recupero.

Due settimane dopo, il telefono squillò.

“Avvocato, è incredibile! Ho ricevuto una chiamata dalla Edilcostruzioni. Vogliono pagare immediatamente. Come è possibile?”

La proposta transattiva

Il sorriso si allargò sul mio volto.

“Marco, il giudice ha accolto la nostra richiesta. Il decreto è provvisoriamente esecutivo, significa che possiamo procedere subito al pignoramento senza attendere i quaranta giorni. Evidentemente un avvocato ha informato la controparte che il creditore potrebbe pignorare i beni da un momento all’altro.”

“Ma è legale tutto questo?” chiese ancora incredulo.

“Assolutamente. La legge prevede espressamente questi casi.”

“Il documento che hanno firmato confessando il debito e il loro stato di liquidazione hanno convinto il tribunale che esisteva il pericolo di un grave pregiudizio nel ritardo.”

“Il decreto li obbliga al pagamento immediato.”

La definizione della controversia

La settimana seguente, Marco ricevette il pagamento integrale del credito insoluto.

Il potere deterrente del decreto provvisoriamente esecutivo aveva funzionato perfettamente.

Di fronte alla prospettiva di un pignoramento immediato, la società debitrice aveva preferito definire la controversia in modo tempestivo piuttosto che subire un pignoramento.

Qualche settimana dopo scoprimmo che la Edilcostruzioni non era realmente in difficoltà finanziarie.

La liquidazione era solo una manovra per scoraggiare i creditori e concordare pagamenti dilazionati.

Tuttavia il decreto provvisoriamente esecutivo aveva vanificato la tattica avversaria, costringendo la società debitrice a definire la controversia in tempi rapidi.

La nostra strategia aveva trasformato un credito apparentemente irrecuperabile in un incasso piuttosto celere.


Conclusione

Il decreto provvisoriamente esecutivo rappresenta uno degli strumenti giuridici più efficaci per tutelare un credito insoluto.

In particolare, in caso di provvisoria esecuzione, potrai avviare un pignoramento senza attendere il termine di quaranta giorni previsto dalla legge.

La forza del decreto provvisoriamente esecutivo risiede nella sua natura immediata e nella possibilità di procedere subito con azioni esecutive.

In molti casi questo strumento esercita una forte pressione psicologia sul debitore e può aumentare le probabilità di recupero.

Infatti, dopo aver ricevuto la notifica del provvedimento giudiziale, la controparte potrebbe comprendere che eventuali opposizioni dilatorie saranno inefficaci e non impediranno al creditore di procedere con l’esecuzione forzata.

Di conseguenza il decreto provvisoriamente esecutivo può spingere la controparte a formulare eventuali offerte transattive per definire il contenzioso.

Tuttavia prima di avviare un’azione giudiziale, ti consiglio di rivolgerti a uno studio legale specializzato in credit management.

In questo modo potrai effettuare un’analisi preliminare della controversia e potrai verificare se ci sono i presupporti processuali per ottenere un decreto provvisoriamente esecutivo.

Decreto provvisoriamente esecutivo - infografica


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Teresa Rossi

Avvocato • Credit Advisor | Founder di Recupero Legale.

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Recupero Legale Podcast - copertina

Introduzione

Questa è la prima puntata di Recupero Legale Podcast e la sfrutteremo per presentare questa trasmissione e per rispondere ad alcuni quesiti.

Durante questo appuntamento ti presenteremo il nostro sito Recupero Legale e gli speaker.

Inoltre ti spiegheremo lo scopo di questa trasmissione e ti indicheremo i temi che tratteremo nel corso delle settimane.

Ma partiamo immediatamente con il primo punto.

Cos’è il Recupero Legale e qual è il suo scopo

Recupero Legale è un sito che si occupa di credit management, recupero crediti ed innovazione.

Grazie a questo sito offriremo consulenze personalizzate e assistenza legale per i professionisti e le imprese che hanno bisogno di recuperare un credito.

Il nostro motto sui social è questo: “Ti aiutiamo a recuperare un credito in modo intelligente”.

Questa frase si riferisce al nostro processo di recupero crediti che noi abbiamo chiamato “Smart Recovery”, ovvero il recupero intelligente.

Abbiamo ideato questo speciale sistema di recupero smart per evitare che i nostri clienti sprechino soldi avviando inutili azioni giudiziarie.

Se ti consigliamo di avviare l’azione legale è solo perché ci sono altissime probabilità di recupero.

In ogni caso avremo modo di parlare nel corso delle prossime puntate di come è strutturato il processo Smart Recovery, ma torniamo ai nostri quesiti.

Recupero Legale non è soltanto un sito che offre consulenze, ma è soprattutto un blog, cioè uno spazio sul web in cui troverai degli articoli di approfondimento sul nostro settore.

Nel nostro blog troverai notizie sul credit management e sul recupero crediti.

Credit Management e Recupero Crediti

A proposito, se ti stai chiedendo cosa sia il credit management, ti rispondo subito: il credit management è un’attività che permette a un avvocato o professionista del recupero crediti di amministrare, controllare o gestire un credito.

Questa attività richiede lo svolgimento di tante azioni.

La possiamo definire come categoria generale che include molte altre attività, tra le quali anche l’attività di recupero.

In ogni caso, nel nostro blog puoi trovare un articolo che approfondisce questo tema e ti spiega in modo più preciso quali sono le differenze fra credit management e recupero crediti.

Ma nel nostro blog troverai anche molte notizie sull’innovazione e sugli strumenti digitali.

Ascolta la nostra puntata su YouTube.

Innovazione e diritto delle nuove tecnologie

Il nostro slogan che abbiamo utilizzato nel nostro video di presentazione è: “Recupero Legale: innovazione al servizio dei creditori”.

Abbiamo scelto questa frase perché il settore dell’innovazione ci appassiona molto.

Se devo essere sincero, io sono un vero tech addicted, cioè un appassionato di tecnologia.

Abbiamo creato il nostro studio legale e il nostro sito utilizzando molte piattaforme innovative e molti strumenti tecnologici.

Grazie a questi strumenti abbiamo la possibilità di lavorare in modo più veloce e più sicuro.

Ma inoltre crediamo che parlare di innovazione sia necessario.

Ci sono moltissimi articoli che affermano che nel giro dei prossimi dieci anni molti dei lavori che conosciamo scompariranno.

Siamo nel bel mezzo di una rivoluzione: stiamo transitando dall’era analogica delle consulenze fisiche all’era digitale, dove moltissimi servizi, anche quelli della pubblica amministrazione, possono essere richiesti solo online.

In questo scenario, secondo noi ogni individuo dovrebbe aggiornarsi sugli ultimi trend tecnologici e capire come potrebbe evolvere il mondo del lavoro.

Anche il credit management sarà stravolto dalla tecnologia e per questo motivo abbiamo deciso di dedicare uno spazio importante all’innovazione.

Recupero Legale Podcast

Recupero Legale è anche un podcast, cioè questo podcast che stai ascoltando.

Che argomenti tratteremo nel corso delle puntate?

Parleremo ovviamente di credit management e recupero crediti, ma dedicheremo uno spazio importante all’innovazione.

Vi consiglieremo gli strumenti tecnologici che usiamo anche noi per permetterti di innovare la tua professione o la tua impresa e per realizzare la digital transformation, ovvero la trasformazione digitale del tuo business.

Tratteremo questi temi in podcast solitari come questo oppure sotto forma di intervista.

Sceglieremo gli ospiti più competenti del web per approfondire determinati temi e per fornirti maggiori dettagli.

Storie e casi studio

All’interno di Recupero Legale Podcast ti proporremo un format particolare: vi racconteremo delle storie e dei casi studio che ci permetteranno di parlare dei problemi che molti imprenditori devono affrontare.

Grazie a questi racconti suggeriremo delle regole generali che dovrai seguire per evitare di rimanere scottato con i tuoi clienti.

Ricorda che imparare a gestire i tuoi crediti in modo corretto può essere molto importante per far crescere la tua professione o il tuo business.

Gli speaker

Gli speaker di questo podcast saranno due: io, l’avvocato Tino Crisafulli, e l’avvocato Teresa Rossi.

Entrambi siamo i fondatori e direttori di Recupero Legale ed entrambi siamo degli avvocati specializzati in credit management.

Perché un podcast

Ma affrontiamo l’ultimo quesito di questa prima puntata e cioè: a chi è rivolto il nostro podcast?

Abbiamo ideato questa trasmissione per imprenditori, aziende, avvocati e professionisti del recupero crediti.

Abbiamo pensato al podcast perché secondo noi è il format migliore per i professionisti e le aziende.

Infatti il podcast può essere ascoltato mentre si lavora, può essere messo in background sul PC mentre si scrive un documento oppure si può ascoltare mentre sei in fila in macchina.

Io personalmente sono molto affezionato ai podcast: me ne ascolto molti durante la settimana.

Il podcast mi permette di tenermi aggiornato sui temi di business e di diritto mentre sto lavorando al PC.

Inoltre credo che il legame che si crea con lo speaker di un podcast che ti piace è davvero unico ed è per questo motivo che abbiamo scelto di lanciare il nostro podcast.

Bene, abbiamo risposto a tutti i quesiti e adesso sai cos’è Recupero Legale e quali sono le principali attività che svolgeremo.


Conclusione

Siamo arrivati alla fine di questa puntata.

Nei prossimi appuntamenti affronteremo dei temi utili per la tua attività e il tuo business.

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Ti aspettiamo nella prossima puntata.

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Crediti inesigibili - copertina_a

Quando ottenere la defiscalizzazione dei crediti inesigibili

I crediti inesigibili rappresentano uno scoglio insormontabile per l’attività di recupero.

Se hai un credito inesigibile significa che non puoi più pretendere il pagamento da parte del debitore.

L’inesigibilità del credito può dipendere da diversi fattori:

  • la prescrizione;
  • l’impossibilità di agire legalmente nei confronti del debitore (perché irreperibile o nullatenente);
  • il reiterato inadempimento nonostante i numerosi solleciti di pagamento.

In questi casi il problema più rilevante è che il mancato incasso non è conosciuto in modo automatico dall’autorità fiscale.

Di conseguenza i crediti inesigibili aumentano la base imponibile su cui verranno calcolate le imposte.

Tuttavia esiste uno strumento per risolvere il problema e trarre un vantaggio da questa situazione: la defiscalizzazione.

In questa guida scoprirai come sfruttare la defiscalizzazione per limitare l’effetto negativo dei crediti inesigibili e ridurre il carico fiscale.

Prima di proseguire voglio fornirti alcune definizioni preliminari.

Cosa sono i crediti inesigibili: definizione e caratteristiche

I crediti inesigibili rappresentano posizioni creditorie che non possono essere incassate attraverso le normali procedure di riscossione.

Un credito si considera “inesigibile” quando sussistono elementi oggettivi che attestano l’impossibilità di recupero.

La valutazione dell’inesigibilità richiede un’analisi approfondita delle circostanze specifiche che hanno determinato il mancato incasso.

L’ordinamento tributario italiano prevede meccanismi di defiscalizzazione per i crediti inesigibili delle imprese.

Caratteristiche distintive dei crediti inesigibili

I crediti inesigibili si caratterizzano per l’assenza di prospettive concrete di recupero.

Infatti la certificazione dell’inesigibilità deve basarsi su elementi probatori specifici e documentati.

L’impresa creditrice deve dimostrare l’avvenuto esperimento di tutte le procedure di recupero possibili.

Ricorda che la mera difficoltà nel recupero non configura automaticamente un credito come inesigibile.

Differenza tra crediti inesigibili e crediti in sofferenza

I crediti in sofferenza mantengono prospettive di recupero, anche se limitate.

Al contrario, i crediti inesigibili non offrono alcuna possibilità realistica di riscossione.

La distinzione riveste importanza fondamentale per l’applicazione dei benefici fiscali.

Il creditore deve valutare attentamente la classificazione di ogni singola posizione creditoria per una corretta quantificazione del reddito imponibile.

Cosa significa defiscalizzare un credito

Defiscalizzare un credito significa che il creditore può alleggerire il carico fiscale dello Stato, detraendo l’incidenza di un’imposta dall’importo del credito prescritto o irrecuperabile.

In sostanza è possibile pagare meno tasse dimostrando l’impossibilità di recuperare il credito non incassato.

Tuttavia non tutti i creditori possono utilizzare lo strumento della defiscalizzazione.

Solo le società o le imprese che redigono annualmente un bilancio contabile hanno la possibilità di ottenere la defiscalizzazione.


Crediti inesigibili: presupposti della defiscalizzazione

Crediti inesigibili - presupposti

Il Testo Unico delle Imposte sui Redditi (TUIR) disciplina la defiscalizzazione dei crediti inesigibili all’art. 101, comma 5.

La norma stabilisce i requisiti soggettivi per l’accesso al beneficio fiscale.

Soggetti ammessi alla defiscalizzazione

La defiscalizzazione spetta esclusivamente alle imprese che redigono il bilancio in forma ordinaria.

In particolare le società di capitali possono sempre accedere al beneficio fiscale previsto dalla norma.

Le imprese individuali in contabilità ordinaria rientrano nel perimetro di applicazione.

Al contrario i professionisti in regime forfettario non possono utilizzare questo strumento fiscale.

Crediti inesigibili: condizioni per la deducibilità

L’inesigibilità di un credito deve risultare da elementi certi e precisi stabiliti dalla legge.

In particolare la documentazione probatoria deve attestare il carattere definitivo della perdita.

Infatti l’impresa deve aver esperito tutte le procedure di recupero ragionevolmente esperibili al fine di dimostrare che il mancato incasso è attribuibile a fattori esterni o all’inerzia del debitore.

La valutazione dell’inesigibilità non può basarsi su mere congetture o supposizioni.


Crediti inesigibili: inadempimento del debitore

Crediti inesigibili - inadempimento

La legge prevede due meccanismi di deducibilità diversi a seconda della gravità dell’inadempimento.

Cosa si intende per deducibilità

Per deducibilità si intende una diminuzione del reddito imponibile sul quale viene calcolato l’importo delle tasse da pagare.

In particolare possiamo distinguere due casi principali:

  • Inesigibilità potenziale: si tratta delle ipotesi in cui l’irrecuperabilità del credito rappresenta una condizione solo temporanea;
  • Inesigibilità definitiva: in questi casi si esclude con certezza che il creditore riesca a recuperare il credito.

Se l’inesigibilità è potenziale è prevista una deducibilità in misura forfettaria.

Al contrario, se l’inesigibilità è definitiva è prevista la deducibilità totale degli oneri dal reddito imponibile.

L’inesigibilità deve risultare da elementi certi e precisi (TUIR, art. 101, comma 5  e Circolare Agenzia delle Entrate del 2013 n. 26) che sono tassativamente indicati dalla legge (per consultare l’elenco completo clicca qui).

Vediamo quali sono i principali casi di inesigibilità.

1) Crediti di modesta entità

Un credito si considera di modesta entità nei seguenti casi:

  • credito non superiore a 5.000 euro, per le imprese di più rilevante dimensione;
  • credito non superiore a 2.500 euro per le altre imprese.

Inoltre tali crediti devono essere scaduti da almeno 6 mesi.

2) Debitore sottoposto a procedure concorsuali

Un credito si considera inesigibile quando il debitore è sottoposto a procedure concorsuali.

In particolare l’inesigibilità si configura nei seguenti casi:

  • quando è in corso la procedura di fallimento o liquidazione giudiziale del debitore;
  • quando il debitore sta cercando di raggiungere un accordo di ristrutturazione dei debiti.

Gli accordi di ristrutturazione dei debiti rientrano nelle ipotesi di inesigibilità definitiva.

Inoltre il concordato preventivo con cessione dei beni produce gli stessi effetti fiscali del fallimento.

In questi scenari è possibile ottenere la defiscalizzazione senza aspettare la chiusura della procedura concorsuale.

3) Prescrizione del credito

La prescrizione estingue il diritto di credito e consente la deducibilità fiscale.

In questi casi il creditore può dedurre dal reddito imponibile l’importo del credito prescritto.

Il termine ordinario di prescrizione è di 10 anni e può decorrere:

  • dalla data dell’ultimo pagamento effettuato dal debitore;
  • dalla data di notifica dell’ultimo precetto o atto giudiziale (es. decreto ingiuntivo o sentenza);
  • dalla data di notifica dell’ultimo atto stragiudiziale con cui si è richiesto il pagamento del credito.

Alcuni crediti hanno termini di prescrizione più brevi e pertanto la deducibilità potrebbe essere maturata in un tempo minore.

4) Comprovato stato di insolvenza

L’insolvenza permanente del debitore giustifica la deduzione fiscale del credito.

In particolare l’insolvenza si considera permanente nei seguenti casi:

  • quando il debitore si trova in una perdurante situazione di illiquidità finanziaria (es. debitore “pluriprotestato”);
  • quando non è stato possibile procedere legalmente perché il debitore risulta nullatenente.

Infatti l’assenza di beni pignorabili rappresenta un ostacolo all’avvio di procedimenti giudiziali di recupero.

In questi casi sarà necessario attestare in via documentale la perdurante situazione di difficoltà finanziaria del debitore.

5) Irreperibilità del debitore

L’irreperibilità del debitore impedisce lo svolgimento delle ordinarie azioni di recupero (stragiudiziali e giudiziali).

In particolare la notificazione infruttuosa di atti giudiziari costituisce una prova preliminare dell’irreperibilità.

Tuttavia in questi casi è necessario verificare che l’indirizzo di notifica coincida con l’ultimo indirizzo di residenza del debitore.

Per questi motivi è necessario estrare un certificato di residenza (o certificato di residenza storico) per dimostrare lo stato di irreperibilità della controparte.


Crediti inesigibili: caso studio

Crediti inesigibili - caso studio

Per spiegarti il grande impatto economico della defiscalizzazione voglio raccontarti un caso studio che abbiamo affrontato qualche mese fa.

Per doveri deontologici e per tutelare la riservatezza degli interessati i nomi dei protagonisti sono stati modificati.

Tuttavia la storia è accaduta realmente a uno dei clienti del nostro studio.

La storia di Marco

Quando Marco Tessari mi chiamò quella sera, la sua voce tremava.

“Avvocato, è finita. L’Agenzia delle Entrate ha respinto la deducibilità delle perdite su crediti. Una cifra che non potrò mai recuperare.”

La Tessari Manifatture, azienda tessile di famiglia da tre generazioni, era sull’orlo del fallimento.

I clienti dell’Est Europa erano scomparsi nel nulla, lasciando crediti inesigibili per cifre astronomiche.

Senza la deduzione fiscale, l’impresa era sull’orlo dell’estinzione.

L’esame della documentazione

Ero affranta poiché sapevo che avevamo pochissimo tempo prima che la situazione diventasse irreversibile.

I documenti raccontavano una storia apparentemente semplice: contratti regolari, merci spedite, fatture emesse.

Tuttavia i debitori erano spariti.

L’Agenzia delle Entrate sosteneva che mancavano le prove dell’inesigibilità effettiva.

Marco aveva delegato l’attività amministrativa ai suoi partner storici.

Ma i documenti erano frammentari e nei faldoni erano assenti le prove di avvio delle procedure giudiziali di recupero.

Avevamo bisogno di prove, ma il tempo stava consumando le nostre ultime possibilità.

La prova decisiva

Per risolvere questa importante criticità avevamo analizzato un vecchio archivio digitale in cui erano contenuti alcuni file di testo.

Dentro una cartella erano presenti alcuni numeri, apparentemente incomprensibili.

Marco non sapeva cosa fossero quelle cifre.

Eppure io avevo già capito.

La soluzione

In un file word molto datato, erano contenuti gli estremi giudiziali del procedimento giudiziale avviato dalla Tessari Manifatture contro il debitore.

Grazie a quei numeri avevamo eseguito una ricerca approfondita negli archivi del Tribunale in cui si era celebrato il contenzioso.

Dopo pochi giorni avevamo recuperato i recapiti del legale incaricato dalla società di Marco.

In poco tempo eravamo riusciti a recuperare le prove giudiziali che dimostravano l’infruttuosità delle azioni di recupero.

Grazie all’integrazione della documentazione, l’Agenzia delle Entrate aveva riconosciuto la deducibilità del credito vantato dalla Tessari Manifatture.

Marco era salvo e la sua impresa aveva scongiurato all’applicazione di imposte su crediti non incassati.


Crediti inesigibili: errori comuni

Crediti inesigibili - errori

La storia di Marco evidenzia una criticità frequente che colpisce molte imprese.

In particolare l’assenza di documentazione può costituire un ostacolo insormontabile per ottenere il beneficio fiscale e scongiurare l’applicazione di imposte su redditi non percepiti.

Per ottenere la defiscalizzazione devi dimostrare il carattere definitivo della perdita.

Infatti l’onere della prova grava interamente sul creditore, con la conseguenza che l’Ente impositore non potrà riconoscere lo sgravio in assenza dei documenti richiesti dalla legge.

Per questo motivo voglio suggerirti quali documenti conservare per tutelare la tua posizione giuridica e sfruttare la deducibilità delle perdite su crediti.

Crediti inesigibili: documenti da conservare

Ecco un elenco esemplificativo degli atti che devi conservare per dimostrare il carattere definitivo della perdita:

  • La documentazione da cui risulta l’avvio concreto di procedure fallimentari (es. sentenza di fallimento, copia dello stato passivo);
  • Le raccomandate con cui sono stati inviati solleciti e intimazioni di pagamento;
  • Le raccomandate “tornate al mittente” per l’irreperibilità del destinatario;
  • La documentazione che dimostra l’esito negativo delle procedure di recupero (es. dichiarazione negativa del terzo datore di lavoro; documenti da cui risulta che il debitore è nullatenente);
  • La documentazione da cui risulta che il debitore è “pluriprotestato”;
  • Il certificato di morte del debitore e la documentazione che attesti l’assenza di eredi;
  • La dichiarazione da parte della pubblica autorità che attesta lo stato di fuga del debitore.

La dichiarazione di irrecuperabilità

In alcuni casi potrai richiedere a un avvocato (o anche a una società di recupero crediti) di predisporre una dichiarazione in cui sono elencate tutte le attività svolte infruttuosamente per il recupero del credito.

Tale dichiarazione di irrecuperabilità può essere sfruttata dal tuo consulente fiscale al fine di ottenere la deducibilità delle perdite su crediti.

In particolare alla dichiarazione vanno allegati i documenti che dimostrano l’inesigibilità definitiva del credito.

In alcuni casi è sufficiente anche un parere legale con cui l’avvocato sconsiglia di intraprendere eventuali azioni legali poiché troppo costose o di esito incerto.

Per esempio, se il debitore possiede solo un immobile, già ipotecato da altro creditore, e il tuo credito è piuttosto esiguo, in questi casi è sconsigliabile avviare un pignoramento immobiliare.

Se invece hai conferito un incarico a una società di recupero crediti è necessario che tu ottenga la relazione conclusiva che dimostri che l’intervento è stato infruttuoso.


Confronto tra diverse modalità di defiscalizzazione

Defiscalizzazione - confronto

Le modalità di defiscalizzazione variano in base alla tipologia di inesigibilità.

Ogni categoria presenta caratteristiche specifiche e requisiti differenti.

Vediamo nel dettaglio una tabella comparativa delle modalità con cui puoi sfruttare la deducibilità delle perdite su crediti.

Tabella comparativa delle modalità

Tipologia Importo limite Tempistica Documentazione Deducibilità Convenienza
Crediti modesta entità 2.500 euro / 5.000 euro 6 mesi dalla scadenza Minima Integrale Alta
Procedure concorsuali Nessun limite Immediata Sentenza fallimento Integrale Molto alta
Prescrizione Nessun limite 10 anni Ultimo atto interruttivo notificato Integrale Media
Insolvenza comprovata Nessun limite Variabile Prove di insolvenza Integrale Alta
Irreperibilità Nessun limite Variabile Certificato ultima residenza Integrale Media

Crediti inesigibili: eccezioni

La deducibilità delle perdite su crediti rappresenta uno strumento fiscale significativo per le imprese.

Tuttavia, in alcuni casi tale procedura potrebbe risultare svantaggiosa dal punto di vista economico-tributario.

Infatti il credito verso clienti morosi potrebbe generare benefici fiscali inferiori rispetto ai costi sostenuti per documentare l’inesigibilità.

Le imprese con ricavi limitati o imponibile ridotto potrebbero ottenere detrazioni marginali dalle perdite su crediti.

Inoltre, la procedura richiede una raccolta molto scrupolosa della documentazione, circostanza che, in alcuni casi, potrebbe comportare il pagamento di spese maggiori.

Per questi motivi ti consiglio di effettuare una valutazione costi-benefici quando l’importo del credito risulta contenuto.

In alcuni casi potrebbe risultare conveniente interrompere la prescrizione e programmare l’attività di recupero in una fase successiva.


FAQ – Domande frequenti sui crediti inesigibili

Crediti inesigibili - faq

Quanto tempo occorre per defiscalizzare un credito inesigibile?

La procedura può richiedere generalmente un periodo compreso tra 2 e 4 mesi.

La fase di raccolta documentale costituisce la componente più dispendiosa in termini di tempo.

L’ottenimento della dichiarazione legale può richiedere 2-3 settimane aggiuntive.

La presentazione della documentazione al commercialista rappresenta il passo conclusivo dell’iter finalizzato alla defiscalizzazione.

Posso defiscalizzare crediti verso clienti esteri?

La defiscalizzazione si applica a tutti i crediti commerciali indipendentemente dalla nazionalità del debitore.

I crediti verso clienti esteri seguono le stesse regole di quelli nazionali.

In alcuni la documentazione probatoria dovrà essere tradotta per facilitare la consultazione e la produzione in caso di eventuali accertamenti.

Le procedure di recupero possono essere avviate in Italia in presenza di eventuali clausole contrattuali sul foro competente in caso di contenzioso.

Quali sono i costi della procedura di defiscalizzazione?

I costi variano in funzione della complessità del caso e dei compensi richiesti dal consulente fiscale.

Le spese per la raccolta documentale incidono in misura limitata.

In molti casi i compensi del consulente legale sono commisurati alla quantità di tempo impiegato per lo svolgimento delle attività di analisi e redazione di eventuali documenti (es. dichiarazione di irrecuperabilità).

È possibile defiscalizzare crediti prescritti?

La prescrizione costituisce una delle cause di inesigibilità definitiva.

Il credito prescritto può essere dedotto integralmente dal reddito imponibile.

La documentazione deve attestare il decorso del termine prescrizionale.

Posso defiscalizzare crediti di importo molto piccolo?

I crediti di modesta entità beneficiano della deducibilità delle perdite su crediti.

Il limite è di 2.500 euro per le imprese minori e 5.000 euro per quelle maggiori.

La posizione creditoria deve essere scaduta da almeno 6 mesi.

Quali documenti devo conservare per la defiscalizzazione?

I documenti principali da conservare sono la dichiarazione di inesigibilità e le prove che dimostrano l’avvio di azioni di recupero.

La conservazione deve durare anche per un periodo successiva alla data in cui si ottiene la defiscalizzazione.

Infatti l’Agenzia delle Entrate può richiedere l’esibizione di documenti anche in una fase successiva a quella in cui è stato ottenuta la deducibilità.

La conservazione digitale è ammessa secondo le modalità di legge.

Posso defiscalizzare crediti verso società del gruppo?

In linea generale i crediti verso società dello stesso gruppo seguono le stesse regole di quelli verso terzi.

Tuttavia occorre valutare con cautela il motivo che ha determinato l’inesigibilità.

L’Agenzia delle Entrate potrebbe prestare maggiore attenzione a questi casi, al fine di evitare operazioni illegittime che possano configurare un illecito tributario.


Conclusione

La deducibilità delle perdite su crediti inesigibili rappresenta uno strumento fiscale rilevante per la riduzione del carico fiscale.

La normativa italiana consente alle imprese di sottrarre dal reddito imponibile le somme non riscosse dai debitori.

Tuttavia l’applicazione di tale beneficio richiede il rispetto di precisi parametri normativi.

Il credito deve risultare inesigibile secondo criteri oggettivi e documentabili.

Pertanto, l’analisi preventiva della posizione creditoria è determinante per evitare contestazioni in una fase successiva.

Infatti, in alcuni casi, l’Agenzia delle Entrate potrebbe negare la detrazione a causa di una scarsa o frammentaria documentazione probatoria.

In assenza di una adeguata valutazione legale il rischio di disconoscimento della deduzione operata potrebbe essere elevato.

Di conseguenza ti consiglio di richiedere supporto legale specializzato per sfruttare correttamente la procedura di defiscalizzazione.

Crediti inesigibili: consigli per pagare meno tasse

  1. Verifica se l’inadempimento del debitore è temporaneo o definitivo;
  2. Fornisci la prova dell’inesigibilità del credito;
  3. Ottieni la dichiarazione di irrecuperabilità.

Crediti inesigibili - infografica


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Autore

Teresa Rossi

Avvocato • Credit Advisor | Founder di Recupero Legale.

Specializzata in: Crediti • Immobiliare • Due Diligence.

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Estratto conto - copertina

Estratto conto: introduzione

L’estratto conto rappresenta uno strumento documentale di grande importanza nell’amministrazione aziendale.

Tale documento contabile permette la ricostruzione analitica di tutti i movimenti economici intercorsi tra l’impresa e i suoi interlocutori commerciali.

Nelle attività di credit management, l’estratto conto fornisce una panoramica dettagliata delle posizioni creditorie aperte e dei pagamenti ricevuti.

La consultazione periodica dell’estratto conto consente di identificare tempestivamente eventuali insoluti o ritardi nei pagamenti.

Di conseguenza, l’imprenditore può attuare strategie di recupero crediti tempestive, riducendo il rischio di perdite economiche.

La consultazione di un estratto conto accurato può aiutarti a quantificare correttamente l’importo del credito insoluto.

Infatti l’estratto conto assume valenza probatoria nelle controversie legali relative ai rapporti di collaborazione.

La corretta conservazione dell’estratto conto diventa presupposto imprescindibile per una gestione efficace del portafoglio clienti.

Tuttavia, nelle imprese più strutturate, è necessario applicare una specifica procedura aziendale per consultare e sfruttare questo prezioso documento.

In questa guida ti spiegherò come sfruttare l’estratto conto per tutelare la tua posizione creditoria e prevenire un possibile contenzioso legale.

Prima di proseguire voglio fornirti alcune definizioni preliminari.

Il conto corrente: definizione

Il rapporto di conto corrente rappresenta un accordo contrattuale tra istituto di credito e cliente per la gestione delle operazioni finanziarie quotidiane.

Tale negozio giuridico consente il deposito di somme, l’esecuzione di pagamenti e la ricezione di accrediti mediante uno strumento finanziario digitale.

La normativa bancaria disciplina dettagliatamente questo rapporto, conferendogli caratteristiche peculiari rispetto ad altri servizi simili.

Per il monitoraggio efficace dei crediti commerciali, l’estratto conto costituisce uno strumento imprescindibile nella gestione aziendale.

L’estratto conto fornisce periodicamente una rendicontazione puntuale di tutte le movimentazioni economiche intercorse sul conto corrente bancario.

Mediante l’analisi dell’estratto conto, l’imprenditore può verificare tempestivamente l’avvenuto pagamento delle fatture emesse verso clienti.

Inoltre, l’estratto conto permette di identificare eventuali anomalie nel ciclo degli incassi, facilitando interventi correttivi immediati.

La consultazione regolare del conto corrente consente una gestione ottimale del cash flow aziendale e una pianificazione finanziaria accurata.

L’estratto conto: definizione

L’estratto conto rappresenta un documento contabile di fondamentale rilevanza nell’ambito dei rapporti bancari.

Tale documento costituisce una rendicontazione dettagliata di tutte le operazioni effettuate su un conto corrente in un determinato periodo temporale.

Gli istituti di credito predispongono l’estratto conto con cadenza periodica, generalmente trimestrale, in ottemperanza agli obblighi informativi previsti dal Testo Unico Bancario (D.Lgs. n. 385/1993).

La consultazione dell’estratto conto permette al correntista di verificare movimenti, addebiti e accrediti registrati sul proprio conto.

In particolare, questo strumento contiene data, causale e importo di ciascuna transazione effettuata nel periodo di riferimento.

A seguito della digitalizzazione bancaria, gli istituti di credito rendono disponibile l’estratto conto all’interno dell’area riservata dei servizi di home banking.

Il correntista può accedere al documento mediante autenticazione sul portale dell’istituto o tramite applicazione mobile dedicata.

La normativa vigente impone agli istituti di conservare gli estratti conto digitali per un periodo non inferiore a dieci anni.

Di conseguenza, il cliente ha facoltà di consultare la documentazione storica completa dei propri rapporti finanziari.

L’estrazione dell’estratto conto in formato digitale consente inoltre l’archiviazione personale dei documenti per eventuali necessità future.

Differenza tra estratto conto e salda conto

L’estratto conto rappresenta un documento contabile di carattere periodico rilasciato dal fornitore al cliente.

Tale documento elenca dettagliatamente tutte le operazioni intercorse tra le parti in un determinato arco temporale.

Il fornitore vi registra fatture emesse, pagamenti ricevuti e note di credito, fornendo un quadro delle transazioni commerciali.

In particolare l’estratto conto assume particolare rilevanza per la verifica della corrispondenza tra le registrazioni contabili del cliente e quelle del fornitore.

Il saldaconto, invece, è quel certificato nel quale la banca indica il saldo finale del conto senza evidenziare in modo dettagliato tutti i rapporti intercorsi con il cliente (come fa nell’estratto conto).

Tale documento viene utilizzato principalmente per confermare ufficialmente il debito residuo del cliente verso il fornitore.

L’estratto conto rappresenta uno strumento di verifica più completo rispetto al saldaconto.

Infatti i credit manager sfruttano l’estratto conto bancario come strumento di monitoraggio continuativo dei crediti commerciali.

Di conseguenza ti consiglio di esaminare periodicamente l’estratto conto per individuare tempestivamente eventuali discrepanze.

Al contrario, il saldaconto può essere consultato successivamente per una verifica formale del saldo finale giacente sul conto.

L’utilizzo integrato di entrambi i documenti garantisce un controllo efficace dei flussi finanziari aziendali.


Estratto conto e quantificazione del credito Estratto conto e quantificazione del credito

L’estratto conto rappresenta lo strumento probatorio fondamentale per una corretta determinazione del credito in ambito commerciale.

La documentazione bancaria fornisce elementi oggettivi per verificare l’esatto ammontare delle somme dovute dal debitore.

Per quantificare adeguatamente un credito, è necessario analizzare l’estratto conto attraverso una metodologia rigorosa e sistematica.

I movimenti registrati nel conto corrente aziendale consentono di ricostruire con precisione l’evoluzione del rapporto obbligatorio tra le parti.

Infatti la corretta interpretazione delle voci presenti nell’esatto conto permette di individuare eventuali addebiti non contabilizzati.

In sede giudiziale, tale documento può assumere valore di prova nel caso in cui sia necessario analizzare la sequenza dei pagamenti effettuati dal debitore.

La completa verifica dei movimenti bancari periodici risulta indispensabile per individuare tempestivamente eventuali rischi di insolvenza.

Adesso voglio suggerirti una specifica procedura aziendale per una corretta quantificazione del credito grazie all’estratto conto.

Diritto di credito e accordo

In via preliminare ti ricordo che la tutela del diritto di credito richiede una gestione documentale rigorosa e ordinata.

In molti casi i reparti amministrativi di un’impresa non adottano una procedura specifica per la classificazione e custodia dei documenti.

Per questo motivo è necessario conservare i contratti e le comunicazioni che attestano l’esistenza del credito mediante archivi digitali protetti.

Un sistema cloud dotato di crittografia avanzata rappresenta la soluzione ottimale per la salvaguardia di tali documenti.

Nella gestione dei crediti commerciali, la prova del credito assume valenza determinante anche per prevenire eventuali contestazioni in sede giudiziale.

Di conseguenza ti consiglio di adottare procedure di archiviazione che prevedono l’autenticazione a due fattori.

La normativa vigente riconosce pieno valore probatorio ai documenti digitali correttamente archiviati.

In altre parole, un sistema cloud configurato secondo gli standard di sicurezza informatica garantisce l’integrità dei documenti aziendali.

La gestione del credito necessita di procedure di conservazione che assicurino reperibilità immediata e inalterabilità nel tempo.

Pertanto ti suggerisco di utilizzare software progettati per la conservazione sicura dei contratti che dimostrano l’esistenza del credito.

Diritto di credito e fatture insolute

In seguito è necessario procedere con l’archiviazione delle fatture e dei documenti contabili che consentono una corretta quantificazione della sorte capitale del credito.

Ti ricordo che il nostro ordinamento impone dei precisi adempimenti fiscali per tutti i soggetti obbligati alla fatturazione elettronica.

Il processo di conservazione delle fatture deve garantire l’integrità, l’autenticità e la leggibilità dei documenti nel tempo (secondo quanto stabilito dal D.M. 17 giugno 2014).

Inoltre l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che le fatture elettroniche devono essere custodite entro i termini di presentazione delle dichiarazioni fiscali.

A tal fine il Sistema di Interscambio consente l’archiviazione automatica dei documenti transitati, dopo la loro consegna ai destinatari.

Tuttavia è possibile affidarsi a sistemi tecnologici di archiviazione differenti (accreditati presso l’Agenzia per l’Italia Digitale), garantendo così la validità legale dei documenti fiscali.

Infatti l’accreditamento AgID garantisce che il sistema di conservazione sia conforme alle norme e alle misure di sicurezza previste dalla legge.

Dopo aver custodito il contratto e le fatture, dovrai quantificare in modo corretto la sorte capitale del credito insoluto.

Estratto conto e pagamenti parziali

L’analisi dell’estratto conto rappresenta un adempimento determinante per l’individuazione dei pagamenti parziali della controparte.

La corretta quantificazione della sorte capitale richiede un esame analitico della documentazione contabile disponibile.

In primo luogo, occorre individuare con precisione le fatture insolute mediante verifica incrociata con la contabilità aziendale.

Successivamente, si deve procedere all’imputazione dei pagamenti parziali ricevuti, applicando i principi dettati dalla legge.

Infatti l’articolo 1193 del codice civile stabilisce che il debitore, qualora risulti vincolato da molteplici obbligazioni omogenee verso un unico creditore, conserva la facoltà di indicare, al momento dell’adempimento, a quale specifico debito intende attribuire il versamento effettuato.

In assenza di esplicita dichiarazione, si applica un criterio d’imputazione gerarchico:

  • la priorità spetta all’obbligazione già giunta a scadenza;
  • tra più debiti esigibili, prevale quello con minori garanzie;
  • a parità delle summenzionate condizioni, si privilegia il debito maggiormente gravoso per l’obbligato;
  • in ultima ipotesi, tra debiti di pari importo, l’imputazione va effettuata a quello più antico.

Qualora persiste un’equivalenza tra i vincoli, l’estinzione si ripartisce in proporzione alle singole obbligazioni.

I pagamenti parziali vanno ordinati in modo cronologico, distinguendo quelli imputati direttamente dal debitore da quelli privi di imputazione.

Per quantificare il credito residuo, si sottraggono i pagamenti parziali dall’ammontare originario delle fatture scadute.

La legge (articolo 1194 del codice civile) prevede che, in assenza di diversa indicazione, i pagamenti parziali estinguono prima gli interessi e le spese.

Pertanto, nella determinazione dell’effettivo capitale residuo, risulta necessario considerare tale meccanismo di imputazione.

Durante la fase di verifica, ti consiglio di predisporre un prospetto riepilogativo che elenca i pagamenti parziali ricevuti.

Tale documento facilita l’individuazione del reale ammontare del credito ancora esigibile.

Errata quantificazione del credito

L’errata quantificazione del credito può determinare conseguenze giuridiche negative nella sfera giuridica del creditore.

La determinazione inesatta dell’ammontare dovuto può configurare una violazione degli obblighi di correttezza e buona fede (previsti dall’articolo 1175 del codice civile).

In caso di pagamenti parziali, eventuali errori impediscono la corretta imputazione delle somme ricevute (ai sensi dell’articolo 1193 del codice civile).

Inoltre, in caso di contenzioso giudiziario, se viene richiesto un importo superiore al dovuto, il creditore rischia di:

  • essere condannato al pagamento delle spese legali sostenute dalla controparte;
  • incorrere nella responsabilità processuale aggravata.

I pagamenti parziali, se accettati senza riserve rispetto a una pretesa eccessiva, possono determinare effetti estintivi non voluti dall’obbligato.

Il nostro ordinamento sanziona la negligenza del creditore nella quantificazione, tutelando l’affidamento del debitore.

In ambito commerciale, l’errata quantificazione del credito può influire negativamente nei rapporti tra imprese.

Infatti, nelle transazioni complesse, la corretta determinazione del quantum rappresenta un elemento essenziale per la validità degli accordi.

La giurisprudenza ha confermato la responsabilità del creditore in caso di pagamenti parziali gestiti impropriamente.


Conclusione

La determinazione corretta dell’ammontare del credito costituisce il presupposto imprescindibile per ogni efficace azione di recupero.

L’errata quantificazione può compromettere irrimediabilmente l’esito della controversia giudiziale, con potenziali ricadute economiche significative.

Nell’ambito della gestione del credito commerciale, l’analisi dettagliata dell’estratto conto rappresenta una fase preliminare di straordinaria importanza.

Per questo motivo ti consiglio di chiedere il supporto di un legale specializzato in credit management al fine di verificare scrupolosamente ogni voce contabile.

L’imputazione dei pagamenti parziali richiede particolare attenzione e una discreta competenza con le operazioni di calcolo.

Infatti le norme civilistiche prevedono criteri specifici per l’attribuzione dei versamenti a capitale, interessi e spese.

Un’errata applicazione di tali parametri può alterare sostanzialmente l’entità del credito residuo.

La consulenza specialistica risulta determinante per evitare contestazioni che potrebbero rallentare o vanificare le azioni di recupero.

Estratto conto e quantificazione del credito - infografica


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Autore

Teresa Rossi

Avvocato • Credit Advisor | Founder di Recupero Legale.

Specializzata in: Crediti • Immobiliare • Due Diligence.

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