Recupero Legale
  • HOME
  • SCOPRI DI PIÙ
    • CHI SIAMO
    • DICONO DI NOI
    • LAVORA CON NOI
  • CONTENUTI
    • BLOG
      • ARTICOLI
      • PODCAST
      • INFOGRAFICHE
      • NEWSLETTER
    • EBOOK
      • LIBRO
      • GDPR BOOK
      • CREDIT MAP
  • SERVIZI
    • CREDIT MANAGEMENT
      • RECUPERO CREDITI
      • RECUPERO STRAGIUDIZIALE
      • DEFISCALIZZARE UN CREDITO
      • DUE DILIGENCE GOLD
      • BOARDING ELITE
      • CREDIPO
      • STRALCIO IMMOBILIARE
    • LEGAL ADVICE
      • CONTRATTI B2B
      • PRIVACY AUDIT
      • MY SOFTWARE
      • LEGAL MARKETING
    • COLLABORAZIONI
      • CONSULENZA
      • CONTATTI
  • INIZIA QUI
  • Fare clic per aprire il campo di ricerca Fare clic per aprire il campo di ricerca Cerca
  • Menu Menu

Tag Archivio per: Tino Crisafulli

ARTICOLI

Credit Management e Recupero Crediti: le differenze

Credit Management e Recupero Crediti - copertina

INDICE

Recupero Crediti e Credit Management: attività diverse ma complementari

Il mondo degli affari genera ogni anno innumerevoli transazioni finanziarie.

Tuttavia molti rapporti commerciali si concludono senza rispettare le obbligazioni di pagamento, con la conseguenze generazione di esposizioni debitorie.

Per questo motivo, nel corso degli anni sono state elaborate strategie gestionali che consentono a imprese e professionisti di monitorare il flusso di cassa e gestire i crediti non ancora incassati.

La disciplina che studia e raccoglie tutte le attività di monitoraggio e controllo dei crediti commerciali viene definita “Credit Management”.

In questo articolo ti spiegherò il significato e l’importanza di questa materia e ti spiegherò le differenze principali con l’attività di “recupero crediti“.

Prima di proseguire voglio fornirti alcune definizioni preliminari.

Credit Management: definizione

Il Credit Management (parole che in italiano significano letteralmente “gestione del credito”) è una disciplina che racchiude tutte le attività aziendali finalizzate alla gestione e valorizzazione dei crediti commerciali.

In particolare questa materia ha lo scopo di ottimizzare il flusso di cassa attraverso un controllo efficiente dei crediti maturati e/o concessi ai clienti.

In parole semplici, il Credit Management è l’insieme di pratiche e politiche volte a garantire che i pagamenti da parte dei clienti siano effettuati in modo tempestivo e che i rischi di insolvenza siano mantenuti al minimo.

Credit Management: evoluzione

Nel corso degli anni il Credit Management ha subito un’evoluzione significativa nel sistema creditizio italiano.

In passato non esisteva alcuna distinzione specifica tra “recupero crediti” e “credit management”.

Tuttavia l’incremento delle relazioni commerciali con operatori stranieri ha spinto il nostro sistema produttivo a organizzare e differenziare i processi aziendali di “gestione del credito”.

Negli ultimi anni le attività di credit management si sono evolute al punto da risultare determinanti per le sorti finanziarie delle nostre imprese.

Vediamo quali sono state le tappe cruciali negli ultimi 40 anni.

Anni ’80: L’Emergere del Credit Management

Negli anni ’80, l’Italia ha assistito all’emergere del concetto di Credit Management come disciplina aziendale distintiva.

Con l’aumento delle transazioni commerciali e finanziarie, le imprese si sono rese conto della necessità di gestire in modo più efficace i loro crediti.

Si è sviluppato un interesse crescente per le strategie di recupero crediti e per la valutazione del rischio finanziario.

Anni ’90: La Tecnologia Rivoluziona il Settore

Con l’avvento della tecnologia informatica, gli anni ’90 hanno portato una rivoluzione nel settore del Credit Management.

L’introduzione di software avanzati ha consentito alle aziende di automatizzare i processi di valutazione del credito, di monitorare i pagamenti e di migliorare l’efficienza complessiva della gestione del credito.

Questa fase ha segnato un passo importante verso l’ottimizzazione dei flussi di lavoro.

Inizio del 2000: Regolamentazioni e Normative più Stringenti

Nei primi anni del 2000, l’attenzione sulle pratiche di credito è cresciuta parallelamente alle sfide economiche globali.

Le regolamentazioni e le normative bancarie sono diventate più stringenti, richiedendo alle imprese una maggiore trasparenza e responsabilità nella gestione del credito.

Il Credit Management ha dovuto adattarsi a un ambiente normativo più complesso.

Crisi Finanziaria del 2008: Il Ruolo Cruciale del Credit Management

La crisi finanziaria globale del 2008 ha messo a dura prova il sistema creditizio italiano.

In questo contesto, il Credit Management ha assunto un ruolo cruciale nel mitigare il rischio di insolvenza e stabilizzare il settore finanziario.

Le aziende hanno rafforzato le loro politiche di credito e implementato strategie di recupero crediti più aggressive per fronteggiare le sfide economiche.

Periodo Attuale: Digitalizzazione e Innovazione

Nel contesto attuale, la digitalizzazione ha preso il centro del palco nel Credit Management.

Le tecnologie emergenti come l’intelligenza artificiale e l’analisi dei dati stanno trasformando radicalmente il modo in cui le aziende affrontano la gestione del credito.

La tempestiva analisi dei dati, la valutazione del rischio in tempo reale e gli strumenti automatizzati stanno diventando sempre più fondamentali per una gestione del credito efficace.

Il Credit Management in Italia ha attraversato diverse fasi, adattandosi alle mutevoli dinamiche economiche e normative. La sua evoluzione continua a essere plasmata dalla tecnologia, dalle normative e dalle sfide finanziarie emergenti, evidenziando la sua importanza nel panorama economico del Paese.

Recupero Crediti: definizione

Il Recupero Crediti, invece, è una delle attività che rientra nella categoria generale del Credit Management, e consente a una società o a un professionista di recuperare un credito.

Credit management e recupero crediti - definizione

Il Recupero Crediti rappresenta un elemento cruciale per la solidità finanziaria di qualsiasi organizzazione, sia essa una piccola impresa o una grande società, e assume un ruolo strategico nell’ecosistema economico per diversi motivi fondamentali.

Sostenibilità Finanziaria

Il recupero crediti è la chiave per garantire la sostenibilità finanziaria di un’azienda.

Consentire crediti irrecuperabili può minare la liquidità e l’equilibrio economico di un’organizzazione.

Recuperare in modo efficiente i crediti inesigibili contribuisce a mantenere un flusso di cassa costante, riducendo il rischio di insolvenza e fornendo una base finanziaria solida.

Prevenzione del Rischio di Insolvenza

Un sistema di recupero crediti ben strutturato è fondamentale per prevenire il rischio di insolvenza.

Monitorare attentamente i debitori e agire tempestivamente nel recupero dei crediti scaduti aiuta a evitare situazioni di insolvenza che potrebbero mettere a repentaglio la continuità operativa dell’azienda.

La prevenzione è spesso più vantaggiosa rispetto al dover affrontare le complicazioni derivanti da una situazione di insolvenza.

Mantenimento della Liquidità

Il recupero tempestivo dei crediti assicura il mantenimento della liquidità aziendale.

Una liquidità sufficiente è essenziale per affrontare spese operative, investimenti e opportunità di crescita.

Un processo di recupero crediti efficiente contribuisce a evitare blocchi finanziari e garantisce che l’azienda sia in grado di rispondere prontamente alle esigenze del mercato.

Riduzione del Costo del Credito

Crediti inesigibili possono tradursi in un aumento del costo del credito per un’azienda.

Il recupero crediti mirato riduce il rischio di perdite finanziarie e minimizza gli impatti negativi sulla situazione economica dell’azienda.

Riducendo il costo del credito, si migliora la redditività complessiva e si ottimizza l’efficienza finanziaria.

Credibilità e Affidabilità

Un’azienda che dimostra di gestire con successo il recupero crediti acquisisce credibilità e fiducia nel mercato.

I partner commerciali e i fornitori vedranno l’azienda come affidabile e ben amministrata dal punto di vista finanziario.

La solidità finanziaria contribuisce positivamente alla reputazione aziendale, facilitando nuove opportunità di business.

Il Recupero Crediti va ben oltre la semplice ripresa di somme non riscosse e rappresenta un pilastro strategico che sostiene la salute finanziaria, la sostenibilità e la reputazione di un’azienda.

Investire nell’attività di recupero crediti è un passo fondamentale per garantire un futuro economico stabile e prospero.


Credit Management: le principali attività

Credit Management - principali attività

Nella categoria generale del Credit Management possiamo distinguere le seguenti attività fondamentali.

Valutazione della Qualità del Credito

La Valutazione della Qualità del Credito riveste un’importanza cruciale nel contesto del recupero crediti, poiché consente di determinare con certezza il grado di deterioramento del credito insoluto.

Questa attività costituisce un fondamento strategico per il successo di ogni iniziativa volta a recuperare crediti insolventi.

La Valutazione della Qualità del Credito implica l’analisi approfondita del grado di deterioramento del credito insoluto, fornendo una panoramica chiara e dettagliata della situazione finanziaria del debitore.

Attraverso una valutazione accurata, è possibile determinare la fattibilità e la probabilità di successo delle attività di recupero, adottando approcci mirati e personalizzati in base alle specifiche circostanze della posizione analizzata.

La Valutazione della Qualità del Credito non solo aiuta a prevenire il rischio di impegnarsi in iniziative di recupero poco proficue, ma consente anche di ottimizzare le strategie, concentrando le risorse sui crediti con maggiore potenziale di recuperabilità.

Inoltre, contribuisce a definire piani di recupero personalizzati, incorporando approcci giudiziali o stragiudiziali in base alle condizioni specifiche del credito in questione.

La precisione e l’approfondimento della Valutazione della Qualità del Credito sono fondamentali per massimizzare l’efficienza nel recupero crediti, garantendo un utilizzo ottimale delle risorse e incrementando il tasso complessivo di successo nelle operazioni di recupero.

Programmazione dell’Attività di Recupero

La Programmazione delle Attività di Recupero si configura come un elemento cruciale nel contesto del recupero crediti, poiché rappresenta la fase strategica in cui vengono delineati i tempi, le modalità e le risorse necessarie per massimizzare l’efficacia dell’intero processo.

Un approccio ben strutturato e pianificato consente di prevedere con precisione i tempi di incasso di un credito insoluto, adottando una prospettiva preventiva e mirata.

Attraverso una programmazione accurata, è possibile ottimizzare l’utilizzo delle risorse disponibili, garantendo una gestione efficiente del tempo e dei costi associati al recupero crediti.

La definizione di un piano strategico consente inoltre di adattare le strategie di recupero alle specifiche caratteristiche di ciascun credito, scegliendo tra approcci giudiziali e stragiudiziali in base alle esigenze del caso.

Inoltre, la programmazione offre la possibilità di adottare misure preventive per evitare il protrarsi dei tempi di recupero, contribuendo a preservare la liquidità dell’azienda o del professionista.

Pertanto la Programmazione Attività di Recupero si configura come una tappa imprescindibile, guidando il processo di recupero crediti verso risultati ottimali attraverso una gestione oculata e mirata delle risorse e dei tempi a disposizione.

Attività di Recupero

L’Attività di recupero in senso stretto consente di utilizzare strumenti giudiziali o stragiudiziali per recuperare concretamente il credito insoluto.

Il recupero giudiziale riveste un’importanza fondamentale nell’ambito del recupero crediti, rappresentando una tappa essenziale per garantire la tutela dei diritti del creditore e il recupero effettivo del credito insoluto.

Questa fase si attua attraverso l’instaurazione di una causa giudiziale, in cui l’avvocato specializzato nel recupero crediti utilizza gli strumenti legali a disposizione per far valere i diritti del creditore di fronte a un debitore inadempiente.

Il recupero giudiziale offre diversi vantaggi, tra cui la possibilità di ottenere un titolo esecutivo, come una sentenza di condanna, che facilita l’esecuzione coattiva del credito.

Questo significa che, in caso di mancato adempimento da parte del debitore, è possibile procedere con azioni esecutive come il pignoramento di beni o l’ipoteca per soddisfare il credito del creditore.

Inoltre, il recupero giudiziale può avere un impatto deterrente, inducendo il debitore a regolarizzare la propria posizione per evitare conseguenze legali più gravi.

La scelta di avviare un procedimento giudiziale nel recupero crediti dipende da vari fattori, come la complessità del caso, l’entità del credito e le circostanze specifiche. In molti casi, il ricorso al recupero giudiziale diventa inevitabile quando le altre vie, come il recupero stragiudiziale, non producono i risultati desiderati.

Il recupero giudiziale nel contesto del recupero crediti è cruciale per garantire una risoluzione legale efficace delle controversie, fornendo al creditore gli strumenti necessari per far valere i propri diritti e recuperare l’importo dovuto.

Interruzione della Prescrizione del Credito

L’interruzione della prescrizione rappresenta un aspetto cruciale nel contesto del recupero crediti, giocando un ruolo determinante nel preservare i diritti del creditore e nel mantenere l’esigibilità del credito nel tempo.

In Italia i crediti possono essere soggetti a termini di prescrizione, ovvero il periodo entro cui il creditore deve agire per far valere i propri diritti legali.

Nel recupero crediti, l’interruzione della prescrizione si verifica quando il creditore adotta azioni legali specifiche per far valere il proprio credito contro il debitore.

Queste azioni possono assumere diverse forme, come l’invio di diffide, l’avvio di trattative formali o l’instaurazione di una causa giudiziale.

In ogni caso, l’interruzione ha l’effetto di interrompere il conteggio del periodo di prescrizione, assicurando che il creditore mantenga la facoltà di perseguire legalmente il recupero del credito anche dopo il decorso del termine prescritto.

L’importanza dell’interruzione della prescrizione nel recupero crediti risiede nel fatto che, senza questa azione tempestiva, il creditore rischierebbe di perdere la possibilità di far valere il proprio diritto nel caso in cui il debito diventi obsoleto a causa del superamento del termine prescritto.

Mantenere attiva l’esigibilità del credito attraverso l’interruzione della prescrizione è dunque una strategia chiave per assicurare che il creditore conservi la possibilità di ottenere il pagamento anche in situazioni di insolvenza o ritardo nei pagamenti da parte del debitore.

Raccolta Documentale

Nel contesto del recupero crediti, la raccolta documentale emerge come elemento fondamentale e strategico per il successo delle attività di recupero.

La raccolta di documenti pertinenti è il fulcro su cui si basa l’intero processo di recupero crediti, consentendo al creditore di avere una base solida e legale per perseguire il recupero del credito insoluto.

Per la gestione dei “crediti deteriorati” (o anche definiti crediti “NPL – Non Performing Loan”), in molti casi è necessario “ricostruire” la documentazione su cui è fondato il credito per utilizzarla nel processo di recupero crediti.

La raccolta documentale nel recupero crediti comprende la verifica e la conservazione di tutta la documentazione relativa al credito in questione.

Questa documentazione può includere contratti, fatture, accordi di pagamento, comunicazioni scritte e ogni altro documento che attesti e supporti la validità del credito.

Una raccolta documentale accurata consente al creditore di dimostrare in modo inequivocabile l’esistenza del debito e i termini pattuiti, facilitando così il processo di recupero, sia esso attraverso vie stragiudiziali o giudiziarie.

Nei casi in cui la solvibilità del debitore è compromessa, la presenza di documenti ben organizzati e validi diventa ancora più critica per sostenere qualsiasi azione legale o negoziazione volta al recupero del credito.

Inoltre, la raccolta documentale completa è un deterrente significativo nei confronti dei potenziali tentativi di contestazione del credito da parte del debitore, fornendo al creditore una posizione di forza nella gestione delle dispute e nelle trattative per il recupero.

In sintesi, la raccolta documentale non solo sostiene la validità del credito, ma rafforza anche la posizione del creditore durante il processo di recupero, contribuendo così a massimizzare le possibilità di successo.

Monitoraggio degli Incassi

Il monitoraggio degli incassi emerge come un aspetto cruciale per garantire il successo delle attività di recupero e la tutela degli interessi del creditore.

Questa fase assume un ruolo di rilievo nel ridurre l’esposizione debitoria e nell’assicurare che i pagamenti avvengano in modo puntuale, contribuendo così a preservare la salute finanziaria del creditore.

Il monitoraggio degli incassi consente al professionista del recupero crediti di tenere sotto stretta osservazione i flussi finanziari legati al credito insoluto.

Attraverso l’analisi sistematica e periodica degli incassi, è possibile valutare l’efficacia delle strategie adottate, identificare eventuali criticità nel processo di recupero e apportare tempestivamente le necessarie modifiche per massimizzare l’efficienza.

Questa attività di monitoraggio si rivela particolarmente utile in situazioni in cui sono in atto piani di rientro concordati o pignoramenti presso terzi.

Il professionista del recupero crediti, avvalendosi del monitoraggio costante degli incassi, può adeguare la propria strategia in base all’evolversi della situazione finanziaria del debitore, intervenendo prontamente in caso di ritardi o mancati pagamenti.

Inoltre, il monitoraggio degli incassi offre una visione chiara dell’andamento complessivo della gestione del credito, fornendo al creditore un quadro completo della situazione e consentendo la pianificazione futura.

Questo aspetto diventa fondamentale per mitigare il rischio di esposizione debitoria prolungata e per garantire una gestione ottimale dei flussi finanziari.

Pertanto il monitoraggio degli incassi nel recupero crediti non solo agisce come strumento di controllo e adattamento delle strategie, ma rappresenta un pilastro essenziale per preservare la solidità finanziaria del creditore e massimizzare le opportunità di recupero del credito insoluto.


Credit Management: obiettivi

Credit Management - obiettivi

L’importanza di stabilire chiari obiettivi nel credit management emerge come fondamentale per garantire un processo efficace e mirato.

Gli obiettivi fornisco una bussola guida, consentendo al professionista del recupero crediti di delineare una strategia precisa e di concentrare le risorse verso risultati specifici.

Per questo è importante identificare con chiarezza cosa si intende raggiungere attraverso le attività di recupero crediti.

Questa attività potrebbe includere la massimizzazione degli incassi, la riduzione dei tempi di recupero, la gestione ottimale dei costi operativi o la preservazione dell’integrità del portafoglio crediti.

La chiarezza degli obiettivi consente di stabilire criteri di successo misurabili e di valutare l’efficacia delle strategie adottate nel perseguire tali traguardi.

Inoltre, avere obiettivi definiti nel credit management consente di mantenere un approccio sistematico e strutturato nel recupero crediti, e impedisce dispersione di risorse e sforzi inattesi, assicurando che ogni attività sia allineata agli obiettivi prestabiliti.

La focalizzazione sugli obiettivi contribuisce a mantenere una visione a lungo termine e a evitare reazioni impulsiva ad eventuali ostacoli nel percorso di recupero.

Nel contesto del recupero crediti, in cui la complessità delle dinamiche finanziarie e legali può essere elevata, gli obiettivi nel credit management diventano uno strumento cruciale per orientare il processo di recupero e massimizzare l’efficacia delle azioni intraprese.

Essi forniscono una base solida per prendere decisioni informate e guidare il professionista del recupero crediti verso il raggiungimento dei risultati desiderati nel contesto sfidante del recupero di crediti insoluti.

Tra i principali obiettivi del credit management possiamo elencare i seguenti.

Minimizzare il Rischio di Insolvenza

Il cuore del credit management è la prevenzione dell’insolvenza.

Attraverso analisi approfondite e valutazioni della solvibilità dei clienti, si mira a ridurre al minimo il rischio di mancati pagamenti.

Ottimizzare il Flusso di Cassa

Gestendo in modo attivo i termini di pagamento, si mira a garantire che l’azienda abbia un flusso di cassa costante e che i pagamenti dei clienti siano allineati con le esigenze finanziarie dell’impresa.

Migliorare le Relazioni Commerciali

Un buon credit manager non applica solo regole rigorose, ma costruisce relazioni commerciali solide.

Creare un ambiente di fiducia con i clienti può facilitare la gestione dei crediti.

Analisi del Rischio

Prima di concedere credito ad un cliente, è essenziale valutare il rischio.

Ciò implica l’analisi della storia creditizia del cliente, la valutazione della situazione finanziaria e la determinazione del limite di credito appropriato.

Definire le Modalità di Pagamento

Definire politiche di credito chiare è fondamentale per una corretta gestione del credito.

Per questo motivo è importante concordare i termini di pagamento, le condizioni di credito e le penalità da applicare per i pagamenti effettuati in ritardo.

Uso di Sistemi Tecnologici

L’utilizzo di software avanzati per la gestione del credito può semplificare e automatizzare molti processi.

Questi sistemi aiutano nella raccolta di dati, nell’analisi del rischio e nella gestione dei flussi di lavoro.

Riduzione del Rischio Finanziario

Mantenere sotto controllo il credito riduce significativamente il rischio di perdite finanziarie dovute a insolvenze dei clienti.

Miglioramento della Liquidità

Una gestione efficiente dei crediti assicura una migliore liquidità aziendale, consentendo investimenti e crescita.

Fiducia del Cliente

L’applicazione di politiche di credito trasparenti e un efficace sistema di recupero crediti possono migliorare la fiducia del cliente nell’azienda.


Conclusione

In conclusione, il Credit Management è un’attività che richiede una combinazione di strategie, competenze analitiche e un approccio proattivo.

E’ necessario dedicare tempo ed energie nella sua implementazione nei processi aziendali.

Una corretta gestione dei crediti tramite l’attività di Credit Management può fare la differenza tra un flusso di cassa sano e possibili difficoltà finanziarie.

consigli - credit management - lista


Consulenza Legale

Se hai bisogno di un chiarimento

Freccia

PRENOTA UNA CONSULENZA


Autore

Tino Crisafulli

Avvocato • Legal Advisor | Founder di Recupero Legale.

Specializzato in: Crediti • Contratti • Privacy • Tech.

Seguimi su LinkedIn.

Recupero Legale

Le principali testate giornalistiche hanno parlato del nostro studio legale.

Siamo apparsi su: Il Sole 24 Ore, Rai Radio 1, Il Foglio Quotidiano, Libero Quotidiano (e molti altri).

Scopri le nostre pubblicazioni sui media.

Iscriviti al nostro Canale YouTube.

© Tutti i contenuti presenti in questa pubblicazione sono protetti ai sensi della normativa vigente in materia di diritto d’autore. È vietata qualsiasi forma di riproduzione, estrazione, rielaborazione, traduzione, adattamento, distribuzione, memorizzazione o utilizzo, anche parziale, con qualsiasi mezzo e/o tecnologia, ivi inclusi strumenti basati su intelligenza artificiale, senza preventiva autorizzazione scritta dell’autore.

5 Marzo 2024
https://www.recuperolegale.it/wp-content/uploads/2018/03/Credit-Management-e-Recupero-Crediti-copertina.png 720 1280 Recupero Legale /wp-content/uploads/2017/11/recuper-legale.png Recupero Legale2024-03-05 17:16:472024-10-02 11:55:50Credit Management e Recupero Crediti: le differenze
ARTICOLI

Li-Fi: scopri la nuova tecnologia che manderà in pensione il wi-fi

INDICE

Alla scoperta del Li-Fi e del suo funzionamento

Conosci il Li-Fi? In questo articolo ti spiego una delle novità più importanti nel settore delle comunicazioni.

Attualmente la tecnologia che permette ai dispositivi informatici di connettersi alla rete di internet è il Wi-Fi.

Il Wi-Fi sfrutta la tecnologia “wireless”, cioè una sistema di comunicazione senza fili che emette onde eletromagnetiche.

In questo modo miliardi di pc, smartphone e tablet si scambiano dati nel web e collegano persone di continenti diversi in pochi istanti.

Tuttavia il Wi-Fi rischia di andare presto in pensione a causa di una nuova tecnologia che stravolgerà completamente il mondo delle telecomunicazioni.

Questa tecnologia si chiama Li-Fi.

Cos’è il Li-Fi e come funziona

Il Li-Fi è un termine che unisce le iniziali delle parole “Light Fidelity” (che significano letteralmente “luce fedeltà” o “fedeltà della luce”) e descrive una tecnologia che permette la trasmissione dei dati attraverso delle luci LED.

Sfruttando una nuova modulazione della luce ad alta frequenza è possibile “riempire” un fascio di luce LED di informazioni e dati.

In questo modo le informazioni possono essere trasmesse attraverso uno strumento ottico.

Per semplificare il concetto, la tecnologia Li-Fi utilizza le luci LED come dei “vagoni” che trasportano informazioni, sfruttando un meccanismo tecnologico simile a quello impiegato dai telecomandi delle TV.

Il telecomando delle TV, infatti, sfrutta la frequenza di una luce LED (la piccola spia collocata sulla parte superiore dell’apparecchio) per trasmettere delle informazioni al televisore che proietta le immagini.

Così quando il sig. Rossi pigia un bottone del telecomando, il bottone fa illuminare la luce LED collocata in cima al dispositivo, e avvia la trasmissione dei dati con la TV.

Alcuni ingegneri hanno ampliato lo schema tecnologico della trasmissione dati del telecomando per adattarlo ai nuovi strumenti di comunicazione.

In questo modo la tecnologia Li-Fi può permettere alle luci LED ad alta frequenza di far connettere i dispositivi tecnologici alla rete internet, sostituendo pertanto le onde elettromagnetiche del Wi-Fi e rivoluzionando l’odierno schema delle connessioni.

Li-fi - come funziona

Chi ha introdotto il termine Li-Fi

Il termine Li-Fi è stato introdotto per la prima volta dall’ingegnere tedesco Harald Haas, docente di “Mobile Communications” presso l’università di Edimburgo.

Il professor Haas, durante l’evento “TED Global” del 2011, ha descritto questa nuova tecnologia (che si chiama precisamente “SIM OFDM”) spiegando il suo funzionamento e gli effetti che potrà avere sulle nostre vite.

Ecco l’intera presentazione del prof. Haas (con i sottotitoli in italiano).

 

Nel corso dell’intervento il professore Haas ha elencato quali sono i problemi dell’utilizzo del Wi-Fi e come la tecnologia Li-Fi può risolverli.

Quali sono i problemi del wi-fi

1) Capacità

Le onde radio elettromagnetiche che permettono al Wi-Fi di connettersi alla rete sono scarse e costose.

Con il passare del tempo lo spettro delle onde radio si ridurrà fino ad esaurirsi.

Il rischio è quello di non avere più sufficiente spazio per far “viaggiare” le telecomunicazioni.

2) Efficienza

Le stazioni che producono onde elettromagnetiche consumano moltissima energia.

Tuttavia la maggior parte dell’energia impiegata da una stazione non è utilizzata per la produzione delle onde, ma bensì per raffreddare le stazioni.

Una stazione che produce onde elettromagnetiche si surriscalda troppo.

Per questo motivo è necessario consumare altra energia per raffreddare la temperatura prodotta dalle centrali.

3) Disponibilità

Lo spettro delle onde radio è troppo affollato di connessioni e lo spazio disponibile per la trasmissione è destinato a ridursi fino all’esaurimento.

4) Sicurezza

Le onde elettromagnetiche penetrano i muri e possono essere intercettate da soggetti terzi.

Così la connessione Wi-Fi della tua abitazione può essere utilizzata da terzi estranei.

Esattamente quello che succede quando qualcuno che risiede a fianco della tua abitazione riesce a intercettare la connessione web del tuo modem.

Il Li-Fi, invece, introduce un principio rivoluzionario.

La luce visibile, sfruttando lo spettro elettromagnetico, diventa una fonte di trasmissione dei dati e può rendere più sicuro ed efficiente il sistema mondiale delle telecomunicazioni.


Come il Li-Fi può risolvere i problemi del Wi-Fi

Li-fi - problemi

Se il Wi-Fi presenta 4 grossi problemi di capacità, efficienza, disponibilità e sicurezza, il Li-Fi può risolverli in un unico colpo.

Vediamo come.

1) Capacità

La luce ha una spettro molto più ampio di quello delle onde elettromagnetiche.

Questa grandissima quantità di “spazio” può consentire alle future generazioni di trasmettere dati in modo più veloce e sicuro, senza preoccuparsi del suo esaurimento.

Il Li-Fi potrebbe garantire una maggiore connettività e velocità (si stima che possa essere 150 volte più veloce del Wi-Fi).

2) Efficienza

Grazie al Li-Fi, ogni lampadina LED può svolgere un duplice ruolo:

1) illuminare uno spazio;

2) trasmettere dati.

In questo modo aumenterebbe l’efficienza della nostra società, poiché sarebbe possibile ottenere 2 servizi con un unico oggetto e con un unico consumo.

Tuttavia alcuni ingegneri hanno manifestato perplessità su questo tema.

Nella tecnologia Li-Fi, infatti, per garantire una costante trasmissione dei dati, sarà necessario che le fonti di luce rimangano sempre accese.

Questa necessità potrebbe generare una grande quantità di consumi elettrici causando enormi sprechi.

Ma la soluzione è stata già ideata (almeno sulla carta).

Per ovviare a questo problema sarà possibile diminuire la frequenza della luce (grazie ad un controller), in modo da farla sembrare spenta.

Grazie a questo rimedio sarà possibile ridurre il consumo elettrico senza però interrompere la trasmissione dei dati.

Ciò consentirebbe lo scambio di informazioni anche di notte.

3) Disponibilità

Tutto il mondo è pieno di luci: edifici, aerei, smartphone, automobili.

Grazie al Li-Fi dovunque c’è una luce ci sarà una possibile trasmissione di dati.

Per sfruttare tutte le possibili fonti di trasmissione sarà sufficiente sostituire le normali lampadine a incandescenza e a fluorescenza con le lampadine di nuova generazione a LED.

Le infrastrutture sono già pronte e non sarà necessario costruire delle nuove stazioni.

Infatti nel mondo sono già presenti 14 miliardi di luci che possono essere riconvertite per la trasmissione di dati senza perdere la loro funzione originale.

4) Sicurezza

La luce non penetra i muri e pertanto non può essere intercettata da terzi.

Grazie al Li-Fi il tuo PC si connetterà alla rete solo se riceverà il fascio di luce led.

Le altre persone che si trovano al di fuori di questa trasmissione di luce non potranno sfruttare questa connessione.

Come risolvere il problema della connessione degli smartphone?

Alcuni analisti hanno affermato che gli smartphone potranno connettersi alla rete Li-Fi grazie alla lente delle fotocamere.


Quanto manca per il cambiamento

Le grandi multinazionali (come Apple) stanno investendo risorse nello sviluppo di questa nuova tecnologia.

Anche molti personaggi e influencer politici hanno trattato il tema del Li-Fi (per approfondire clicca qui).

Si tratta di un tema davvero interessante, che può rivoluzionare l’intero sistema produttivo mondiale.

L’introduzione del Li-Fi potrebbe ridurre l’esposizione alle onde elettromagnetiche e il consumo elettrico.

Circostanza, quest’ultima, che potrebbe porre un freno al sempre più crescente riscaldamento globale.

Siamo solo all’inizio di una grande rivoluzione tecnologica, che potrebbe portare benefici anche in ambito ecologico.

Li-fi - infografica


Consulenza Legale

Se hai bisogno di un chiarimento

Freccia

PRENOTA UNA CONSULENZA


Autore

Tino Crisafulli

Avvocato • Legal Advisor | Founder di Recupero Legale.

Specializzato in: Crediti • Contratti • Privacy • Tech.

Seguimi su LinkedIn.

Recupero Legale

Le principali testate giornalistiche hanno parlato del nostro studio legale.

Siamo apparsi su: Il Sole 24 Ore, Rai Radio 1, Il Foglio Quotidiano, Libero Quotidiano (e molti altri).

Scopri le nostre pubblicazioni sui media.

Iscriviti al nostro Canale YouTube.

© Tutti i contenuti presenti in questa pubblicazione sono protetti ai sensi della normativa vigente in materia di diritto d’autore. È vietata qualsiasi forma di riproduzione, estrazione, rielaborazione, traduzione, adattamento, distribuzione, memorizzazione o utilizzo, anche parziale, con qualsiasi mezzo e/o tecnologia, ivi inclusi strumenti basati su intelligenza artificiale, senza preventiva autorizzazione scritta dell’autore.

15 Gennaio 2024
https://www.recuperolegale.it/wp-content/uploads/2019/01/Li-fi-copertina_a.png 720 1280 Recupero Legale /wp-content/uploads/2017/11/recuper-legale.png Recupero Legale2024-01-15 07:03:512026-05-04 17:02:31Li-Fi: scopri la nuova tecnologia che manderà in pensione il wi-fi
ARTICOLI

Super guida Privacy – consigli legal e tech

Super guida privacy - legal e tech

INDICE

Scopri come proteggere il tuo lavoro da rischi e sanzioni

Ti sei mai chiesto perché è così importante conoscere il diritto della privacy?

Durante la mia esperienza professionale ho incontrato molti imprenditori che hanno sottovalutato l’importanza del diritto della privacy.

In molti casi ignorare le regole generali sulla protezione dei dati personali può causare rischi inutili e può esporre la tua attività a pericolose sanzioni.

In questa guida ti spiegherò quali sono i benefici che puoi ottenere rispettando le norme sul trattamento dei dati personali.

Non sto parlando di benefici astratti, ma di risultati concreti e misurabili.

In questo modo riuscirai proteggere la tua attività da rischi e sanzioni amministrative, e potrai migliorare la reputazione online della tua impresa.

Infatti rispettare le norme sulla privacy ti permetterà di qualificarti in modo più professionale nei confronti dei tuoi clienti e fornitori.

Molte aziende internazionali (come ad esempio la Apple) hanno deciso di puntare sulla protezione dei dati personali, non soltanto per uniformarsi alle norme di legge vigenti, ma anche per dimostrare di voler rispettare la riservatezza della propria clientela.

Iniziamo subito.


Privacy e web

Privacy e GDPR - privacy e web

Chi lavora utilizzando le piattaforme digitali ha dovuto fare i conti con l’adeguamento al GDPR (il regolamento europeo sulla protezione dei dati personali).

Eppure durante lo svolgimento delle consulenze ho notato che le idee su questi temi sono piuttosto confuse.

Molti imprenditori considerano il diritto della privacy come una materia che si applica soltanto nel caso in cui si possegga un sito web.

Facciamo un po’ di chiarezza.

Il diritto della privacy ed in particolare le norme contenute nel GDPR si rivolgono a tutti i cittadini dell’unione europea, a prescindere dal fatto che si possegga un sito web.

In altre parole: se svolgi la tua attività professionale o imprenditoriale senza un sito web, dovrai ugualmente rispettare le regole del GDPR e del codice della privacy.

Il sito web è uno strumento di business ed in molti casi ti aiuta a trovare nuovi clienti.

Se possiedi un sito web le attività da compiere saranno maggiori in proporzione alla tipologia di sito che gestisci e in base al numero di persone che visita il tuo sito (spesso definito come “traffico web”).

Nel caso in cui la tua attività lavorativa si svolge tramite l’utilizzo di un sito web, allora dovrai adeguare tutti gli asset della tua impresa (compreso il sito web) alle norme inderogabili contenute nel GDPR.

Dopo questa doverosa premessa, adesso veniamo alla successiva parte della guida.


Perché è così importante la privacy

Perche e cosi importante la privacy

Durante una ricerca su Google ho scoperto che questa domanda è diventata una delle parole chiave più utilizzate sul tema della privacy.

Ci alcuni motivi che rendono molto vantaggioso rispettare la normativa sulla protezione dei dati personali.

Non sto parlando della necessità di rispettare una legge.

Mi riferisco piuttosto ad alcuni vantaggi che puoi ottenere rispettando le norme del GDPR.

Infatti l’adeguamento alla normativa europea sulla protezione dei dati personali può incrementare le prestazioni professionali ed economiche della tua impresa.

Vediamo quali sono i principali benefici.

1) EVITI IL RISCHIO DI SANZIONI

Rispettare le norme contenute nel GDPR ti permetterà di non subire sanzioni.

Questo aspetto è sempre sottovalutato.

Moltissimi imprenditori credono che i controlli amministrativi sul diritto della privacy vengono eseguiti sulle società di grandi dimensioni.

Ma questa convinzione è totalmente errata e non corrisponde alla realtà dei fatti.

Non sai quante volte l’autorità di controllo (Garante della privacy) esegue delle ispezioni presso imprese di piccole e medie dimensioni.

Sai per quale motivo?

Perché il Garante della privacy delega le attività ispettive alla Guardia di finanza, che può concentrarsi sulle circoscrizioni territoriali di propria competenza.

Rispettare le norme sul diritto della privacy ti garantisce da qualsiasi rischio.

2) MIGLIORI LA TUA REPUTAZIONE

Rispettare le norme sul trattamento dei dati personali migliora la tua reputazione.

Ricordi lo scandalo di Cambridge Analytica?

Ti rinfresco la memoria.

Nel marzo del 2018, un ex dipendente della società “Cambridge Analytica”, di nome Christopher Wylie rivelò a tre testate giornalistiche inglesi le condotte illecite commesse dalla ex datrice di lavoro sulla raccolta dei dati degli utenti iscritti a Facebook.

Cambridge Analytica era una società di consulenza che raccolse in modo illecito i dati personali di milioni di utenti iscritti in Facebook per influenzare le campagne elettorali.

Lo scandalo fece il giro del modo e costrinse la stessa Cambridge Analytica a dichiarare bancarotta in data 2 maggio 2018.

Anche la società Facebook subì un grave danno economico dopo questa inchiesta giornalistica.

Mark Zuckerberg, amministratore delegato di Facebook, fu costretto a testimoniare davanti Congresso degli Stati Uniti per fare luce sulle politiche di trattamento dei dati seguiti dalla sua azienda.

Nel giro di pochi mesi il colosso americano di Facebook perse milioni di dollari in borsa generando numerose perdite per gli azionisti.

Un cataclisma senza precedenti.

Molti utenti decisero di abbandonare Facebook, per protestare contro le politiche di trattamento dei dati seguite dal colosso americano.

In quelle settimane il noto imprenditore Elon Musk decise di cancellare il proprio account Facebook come segno di protesta per quell’enorme scandalo.

Non c’è bisogno che aggiunga altre parole per spiegarti come il diritto della privacy può segnare la tua reputazione, soprattutto se operi online.

3) MIGLIORI I RAPPORTI CON I CLIENTI

I clienti amano essere trattati con rispetto.

Pensa quante volte ricevi delle telefonate aggressive da call center o da compagnie telefoniche.

Io personalmente sono diventato molto insofferente a queste attività commerciali.

Rispetto il lavoro di tutti, ma le tecniche di vendita aggressiva (tramite telefonate intrusive) con me non hanno alcun effetto.

Sono convinto che molte persone la pensano come me.

Rispettare le norme contenute nel GDPR ti permetterà di migliorare i rapporti con i tuoi clienti.

Le tue comunicazioni commerciali saranno ascoltate con maggiore attenzione, e le tue vendite si incrementeranno in modo etico.

Far crescere il proprio business rispettano i diritti dei tuoi potenziali clienti produrrà un vantaggio considerevole per la tua impresa.

Inoltre rispettare il diritto della privacy ti consentirà di comunicare le tue abilità in modo più professionale.

Dopo averti spiegato perché è importante conoscere le norme contenute nel GDPR, adesso voglio fornirti alcuni suggerimenti pratici per gestire la tua privacy e quella dei tuoi clienti in modo corretto.


Come proteggere la tua connessione internet

Privacy - Come proteggere la tua connessione internet

Dentro il tuo ufficio esiste sicuramente un modem o un router che utilizzi per connetterti ad internet.

Sebbene molti apparecchi in commercio svolgono entrambe le funzioni (quelle di modem e quelle di router) esistono delle differenze sostanziali che dovresti conoscere.

Partiamo con le definizioni generali.

Che cos’è un modem

Il modem, è un dispositivo informatico che svolge la funzione di ricetrasmettitore.

Il ricetrasmettitore è un apparecchio che svolge in modo simultaneo l’azione di trasmissione (di un dato) e l’azione di ricezione (di un dato).

La parola “modem” deriva dai termini “modulatore” o “demodulatore” e identifica l’apparecchio informatico che converte (modula) i segnali digitali in segnali analogici e viceversa (il segnale analogico viene convertito o modulato in segnale digitale).

Per spiegarti meglio il concetto il modem è un come un traduttore che consente a due soggetti che non parlano la stessa lingua (il pc e la linea telefonica) di scambiarsi i dati di navigazione alla rete di internet attraverso la sua azione di traduzione (modulazione).

Che cos’è un router

Un router, invece, è un dispositivo informatico che si occupa di dirigere i dati di navigazione ad una rete internet in diverse sottoreti.

Per spiegare meglio il concetto, il router esegue un “instradamento” dei dati di connessione, ovvero decide su quale porta di rete inviare una determinata informazione ricevuta.

L’azione dell’instradamento dei dati viene usata come metafora per spiegare la funzione primaria del router, ovvero quella di indirizzare i dati presenti su una rete internet.

Pertanto il “router” si comporta come un vigile o un postino, che smista il traffico o la posta indirizzandola nel posto giusto.

Il router viene anche definito come un “commutatore”, cioè un dispositivo che trasforma i dati ricevuti in un segnale e li invia verso la destinazione desiderata.

Quali differenze ci sono tra il modem e il router

Il modem è il dispositivo necessario se vuoi connetterti alla rete di internet.

Nella navigazione web, il tuo pc invia dei dati che devono essere tradotti in segnali elettromagnetici per viaggiare lungo la rete di comunicazione digitale.

Il modem traduce questi segnali (digitali e analogici) per farti navigare online.

Il router invece serve per gestire la trasmissione di dati in più sottoreti, così da rendere più semplice lo scambio di dati tra vari dispositivi tecnologici.

Se nel tuo ufficio o nella tua abitazione utilizzi un pc, un tablet e una stampante, il router può (tra le altre cose) aiutarti mantenere connessi questi dispositivi alla stessa rete.


Il router e la gestione dei dati

Privacy e GDPR - Il router e la gestione dei dati

Come avrai compreso, il router è un dispositivo molto importante per la tua realtà produttiva o lavorativa.

Grazie al router i tuoi dati personali e quelli dei tuoi clienti possono essere scambiati da diversi apparecchi tecnologici.

La sottrazione di informazioni sensibili può avvenire attraverso un’intromissione alla tua rete locale, accedendo direttamente al tuo router.

Per questo motivo è molto importante che tu attivi il separatore privacy all’interno del tuo router, soprattutto nel tuo ufficio o studio professionale.

Vediamo come fare.

Dove trovare il separatore privacy del router

I migliori router in commercio permettono di effettuare un isolamento della rete wireless per proteggere maggiormente la privacy della tua impresa e custodire i tuoi dati in modo sicuro.

Questa funzione di isolamento è molto utilizzata nei centri commerciali, negli hotel, o nei luoghi pubblici in cui molte persone si connettono alla rete.

In questo modo qualsiasi dispositivo che si connette alla tua rete potrà solo accedere ad internet e non potrà comunicare con gli altri apparecchi collegati.

Perché è importante questa funzionalità

Negli ultimi anni sono drasticamente aumentati gli attacchi hacker tramite dispositivi tecnologici connessi alla rete di un ufficio.

Qualche anno fa, un nostro cliente (imprenditore nel settore del lusso) ha subito una manomissione e una cifratura del proprio archivio digitale.

Il virus è stato introdotto tramite una stampante connessa alla rete locale dell’ufficio.

Nel router aziendale non era stata attivata la funzione “separatore privacy” e pertanto l’intruso aveva sfruttato questa vulnerabilità della rete per accedere a centinaia di file privati.

Non c’è bisogno che ti spieghi quanto è importante conoscere questa informazione.

Quando più dispositivi si connettono ad una stessa rete informatica, ogni dispositivo viene considerato parte di quella rete e pertanto può comunicare con gli altri apparecchi collegati.

Questo è quello che è avvenuto con il nostro cliente.

Un soggetto terzo è riuscito ad accedere alla sua rete locale; la rete non era protetta con sistemi di sicurezza adeguati, e il malintenzionato ha potuto collegarsi con gli altri dispositivi della rete.

Questa situazione è molto pericolosa.

Di solito nelle reti locali dei centri commerciali o degli hotel, è possibile connettersi alla rete wi-fi libera.

In questo caso è sempre necessario attivare la funzione “separatore privacy”, per impedire che i dispositivi collegati alla tua rete possano comunicare tra loro.

Grazie a questa soluzione sarà più semplice “isolare” le eventuali minacce: se un dispositivo infetto si connette alla tua rete locale, non ci saranno rischi di infettare gli altri dispositivi connessi.

Anche nelle connessioni aziendali è utile attivare questa funzione.

Se qualche collaboratore esterno ti chiede di connettersi alla tua rete, ti conviene creare una rete criptata, isolata rispetto alla connessione che viene utilizzata da te e dal tuo team.

In questo modo i tuoi dati saranno al sicuro, e la tua connessione sarà protetta.

Preciso un punto importante: i tuoi collaboratori possono minacciare la sicurezza della tua rete.

E non perché abbiano intenzioni nascoste: ma semplicemente perché il loro dispositivo può essere infetto e può contagiare la tua rete.

Succede moltissime volte che dispositivi infetti vengano a contatto con altri dispositivi sani, senza che il proprietario ne abbia conoscenza.

La funzione “guest network”

Questa funzione è molto utile per proteggere la tua rete aziendale o domestica.

Prima di acquistare un router da usare in ufficio verifica che il dispositivo sia munito di questa opzione.

Ti spiego come funziona.

L’opzione “guest network” mette a disposizione del proprietario di un router due punti di accesso wi-fi separati e indipendenti.

Il primo punto di accesso, anche definito come “primario”, può essere utilizzato da te e dai tuoi collaboratori dell’ufficio.

Il secondo punto di accesso, anche definito “guest” (ovvero riservato agli ospiti), è isolato dal punto di accesso primario e non consente la comunicazione tra i dispositivi connessi alle due reti.

La rete “guest” può subire delle restrizioni nell’accesso alla rete, secondo le modalità del proprietario del router.

Ti fornisco un esempio concreto.

Se il tuo ufficio è frequentato da clienti o collaboratori esterni che chiedono di connettersi alla tua rete aziendale, potresti creare una rete “guest” e limitare l’accesso in determinati orari.

In questo modo i tuoi collaboratori potranno accedere alla tua rete soltanto negli orari che avrai concordato.

La funzione “isolamento wireless”

Questa opzione consente invece di isolare tutti i dispositivi connessi alla tua rete aziendale, impedendo la comunicazione tra gli utenti abilitati.

Per abilitare queste opzioni dovrai accedere all’interfaccia web del tuo router e cliccare sulla voce delle impostazioni (il pannello di controllo può essere differente in base alla marca del router).

In questo modo riuscirai a proteggere meglio i tuoi dati aziendali e impedirai l’intrusione di soggetti esterni che possono violare la tua privacy.

Privacy e router - le funzioni principali

Il firewall

Una delle misure di sicurezza più efficaci per proteggere la tua rete è quella di usare un “firewall“.

Il “firewall” (la cui traduzione letterale è “muro tagliafuoco”) è un software che genera una difesa perimetrale di una rete informatica e fornisce una protezione dall’accesso indesiderato di soggetti esterni.

In origine il firewall svolgeva funzioni di “protezione passiva”, ovvero impediva l’accesso alla rete informativa da parte di soggetti non autorizzati.

Al giorno d’oggi il firewall può svolgere anche la funzione di “protezione attiva”, agevolando il collegamento tra più segmenti di rete.

Grazie alla presenza del firewall la rete viene divisa di due sottoreti e precisamente:

  1. La rete esterna, definita “WAN” (Wide Area Network) che comprende la connessione ad internet;
  2. La rete interna, definita “LAN” (Local Area Network) che comprende un insieme di dispositivi locali (host).

In alcuni casi può essere creata un’ulteriore sottorete definita “DMZ” (rete demilitarizzata), con lo scopo di ospitare quei sistemi che devono essere separati dalla rete interna, ma che richiedono comunque una protezione da firewall, in quanto possono essere raggiunti da utenti esterni (nel caso dei server pubblici).

DISCLAIMER

Alcune informazioni contenute in questo paragrafo potrebbero essere inadeguate per alcune imprese.

1) L’inserimento del flag di isolamento potrebbe rendere inutilizzabili alcuni device (come stampanti wireless, tv, nas, etc..).

In questo caso è necessario contattare un professionista IT che ti suggerisca come risolvere il problema.

Per le reti SOHO (small office home office) l’opzione “isolamento wireless” potrebbe rivelarsi poco utile ed in certi casi controproducente.

2) La protezione dei tuoi dati non dipende solo dalle impostazioni del tuo modem o router.

Per rendere sicura la tua rete aziendale avresti bisogno di un firewall, sia attivo che passivo, che possa controllare gli accessi alle tue risorse.


Privacy: quando è necessario il consenso

Privacy - quando e necessario il consenso

Uno dei quesiti più frequenti sul settore della privacy è quello che riguarda il consenso.

Con l’introduzione del GDPR (il regolamento europeo) le attività da compiere per la protezione dei dati personali si sono moltiplicate.

Te ne elenco solo alcune:

• adeguamento delle proprie policy;

• nomina di un DPO;

• ottimizzazione di tutti i processi aziendali nella gestione di dati personali.

Quando un provvedimento normativo è così corposo, il rischio concreto è quello di “overload”, cioè di sovraccaricare il nostro cervello con tantissime nozioni.

In questo modo è facile perdere il focus sulle attività più importanti.

Quando regna la confusione bisogna semplificare e concentrarsi sui fondamentali.

Il consenso è uno dei pilastri del GDPR e costituisce l’elemento centrale delle tue attività di trattamento dei dati.

All’interno della tua impresa, il consenso deve essere la bussola che orienta tutte le politiche di privacy.

Per questo motivo ho deciso di creare questa guida pratica per spiegarti quando è necessario chiedere il consenso in tema di privacy.

Facciamo una piccola premessa.

Che cosa si intende per consenso

Il termine “consenso” viene utilizzato nel diritto della privacy per definire la modalità con il quale un soggetto acquista la possibilità di trattare i dati personali di un utente o di un cliente.

In sostanza, se svolgi attività imprenditoriali e hai bisogno di utilizzare i dati di contatto di una persona interessata ai tuoi prodotti o servizi, devi acquisirne il consenso.

Il consenso pertanto è la base giuridica per il trattamento dei dati.

La base giuridica non è altro che il presupposto fondamentale che autorizza un soggetto ad utilizzare i dati personali di un altro individuo.

Se un dato viene trattato senza base giuridica (cioè senza autorizzazione legale), l’azione compiuta risulterà illecita e sanzionabile.


Il consenso nel GDPR

Privacy - Il consenso del GDPR

L’articolo  7 del GDPR spiega quali sono le condizioni generali per acquisire il consenso degli utenti.

Per prima cosa, nel caso in cui tu stia trattando un dato personale di un cliente sulla base del consenso, devi essere in grado di dimostrare che l’interessato ti ha autorizzato.

Tieni a mente questo obbligo quando svolgi campagne di marketing e raccogli i dati di contatto di molte persone.

La tua richiesta per ottenere il consenso deve essere espressa utilizzando un linguaggio semplice e chiaro.

Può sembrare una precisazione banale ma non lo è.

Fin troppe volte il consenso dell’interessato viene “estorto” con frasi complesse e difficili da comprendere.

Ricorda inoltre che l’interessato può revocare il proprio consenso in qualsiasi momento.

Questo significa che dovrai consentire all’interessato di esercitare il diritto di revocare la sua disponibilità al trattamento dei dati, rispettando la sua volontà.

La tua informativa privacy deve informare l’utente sulla possibilità di revoca del consenso.

Molto spesso alcune imprese o siti web non rispettano questo obbligo giuridico, continuando a trattare i dati del cliente anche dopo la revoca del consenso.

Dopo questa necessaria premessa ti illustro i 4 casi principali in cui è necessario il consenso dell’interessato.

1) Iscrizione alla newsletter

Se gestisci un sito web, e cerchi di raccogliere l’indirizzo email dei tuoi visitatori, hai bisogno del loro consenso.

Questa attività viene definita come “lead generation”, ovvero generazione di potenziali clienti.

Il “lead”, infatti, è una persona che ha manifestato un interesse per i tuoi prodotti o servizi e potrebbe diventare un cliente.

La “lead generation” è una strategia di marketing molto utile che ti aiuta a costruire un database di potenziali clienti, a cui sarà più facile vendere il tuo lavoro.

In genere è molto utile raccogliere i dati di contatto (come l’indirizzo email) di una persona che potrebbe acquistare dalla tua impresa.

Tuttavia, sino alla data odierna, nonostante l’entrata in vigore del GDPR, troppi siti web effettuano campagne di “lead generation” (raccolta di contatti), creando delle pagine web incomplete (nelle quali mancano gli elementi che consentono di acquisire il consenso dell’interessato in modo corretto).

Per abitudine (e deformazione professionale), quando navigo su un sito, controllo sempre i moduli di contatto con cui ci si può iscrivere alla newsletter.

Non è sufficiente spiegare dove si trova il link della tua informativa: è necessario richiedere all’utente di manifestare il consenso all’iscrizione nella tua mailing list, chiedendo di inserire un segno di spunta sul consenso al trattamento.

Inoltre, come già ti ho spiegato prima, è necessario che tu riesca a dimostrare che l’interessato si è iscritto in modo volontario.

Se dovessi ricevere un’ispezione da parte dell’autorità di controllo (il Garante della privacy), devi poter dimostrare come hai acquisito il consenso.

2) Iscrizione ad un bot

Allo stesso modo, nel caso in cui la tua impresa utilizzi un “bot” (sia sul sito web, sia sulla piattaforma “Messenger”), dovrai acquisire il consenso degli utenti prima di utilizzare i loro dati di contatto.

Come saprai, Messenger è l’applicazione di messaggistica istantanea collegata con Facebook (entrambe le piattaforme appartengono al gruppo “Meta”).

Se sei registrato su Facebook, puoi inviare messaggi privati agli altri utenti della piattaforma tramite Messenger.

Negli ultimi anni, molte imprese sfruttano il canale Messenger della propria pagina aziendale, per incrementare le vendite ed inviare messaggi periodici agli utenti interessati ai propri prodotti o servizi.

Per automatizzare questo processo, Facebook consente di collegare al proprio account Messanger un programma di intelligenza artificiale (il bot appunto) che fornisce risposte agli utenti in modo automatico.

In questo modo è possibile mantenere un contatto costante con i propri clienti o con i potenziali clienti per agevolare le future vendite.

Il bot collegato al tuo account Messenger è generato da un software esterno che, in alcuni casi, può registrare e salvare i dati personali degli utenti.

In sostanza il software che gestisce il bot (e che è collegato al tuo account Messenger) può acquisire i dati personali che l’utente ha inserito su Facebook.

Spesso però accade che i dati, inseriti volontariamente dall’utente su Facebook, vengano custoditi su una piattaforma esterna (il software che consente il funzionamento del bot), senza che l’utente ne sia informato.

Se hai deciso di utilizzare un bot per la tua attività imprenditoriale, prima di utilizzare i dati degli utenti, dovrai acquisire il consenso al trattamento.

Questo significa che, prima di avviare il “flusso conversazionale” (tra il bot e l’utente), dovrai seguire queste regole:

a) l’utente che interagisce con il tuo bot deve essere informato che i suoi dati (es. nome, cognome, email, etc.) saranno utilizzati per finalità di marketing;

b) l’utente deve avere la possibilità di manifestare o negare il consenso al trattamento dei suoi dati (es. nome, cognome, email, etc.).

Se vuoi approfondire questo tema ti consiglio di guardare il video qui sotto.

Si tratta di un’intervista che ho concesso a Luciano Zambito, consulente nella creazione di bot (uno dei migliori esperti in Italia) e founder di Chatbot Marketing (marchio specializzato in questa attività).

Ricorda che i chatbot possono essere utilizzati anche su delle pagine web senza l’utilizzo di un account Messenger.

Nel caso in cui tu stia utilizzando un “chatbot web” per la tua attività, le regole che dovrai seguire sono le stesse che ho descritto in questo paragrafo.

Prima di avviare il “flusso conversazionale” (ovvero la sequenza automatica di domande e risposte generate automaticamente dal software che gestisce il bot), dovrai acquisire il consenso preventivo dell’utente che usa il chatbot.

3) Invio di comunicazioni commerciali

Se desideri inviare delle comunicazioni commerciali ai tuoi potenziali clienti, tramite email o messaggi in chat, devi acquisire il consenso preventivo.

Negli ultimi anni siamo così abituati a ricevere offerte commerciali sui nostri software (email e chat) e sui nostri dispositivi tecnologici, che ci siamo abituati a subire comportamenti contrari alla legge.

Ti è mai successo di ricevere messaggi commerciali da aziende che non avevi mai sentito prima?

Forse ti sei iscritto alla loro lista email e non lo ricordi.

Ma in alcuni casi il motivo per il quale ricevi queste offerte è differente e totalmente illegale: i tuoi dati sono stati ceduti ad altra società senza che tu sia stato informato.

Non sai quante volte succede.

Lascia che te lo ricordi: inviare email a persone che non hanno prestato il loro consenso al trattamento è un grave illecito civile, che comporta sanzioni pecuniarie molto elevate.

Non farti convincere da alcune strategie di marketing attuate da alcune aziende.

Senza consenso dell’interessato non ti è consentito inviare comunicazioni commerciali.

Esiste però un’eccezione.

Il nostro Codice Privacy (art. 130, comma 4, del Decreto legislativo n. 196/2003) consente l’invio di comunicazioni commerciali ai tuoi clienti via email (il cd. “soft spam“) senza il consenso dell’interessato.

Tuttavia per applicare correttamente la tecnica del “soft spam” è necessario rispettare alcune condizioni fondamentali (te ne parlerò in modo più approfondito in un’altra guida).

4) In caso di trattamento automatizzato

Tutte le volte che utilizzi dei software che trattano in modo automatico i dati degli utenti, devi acquisire il consenso.

Il trattamento automatico consiste nello svolgimento di specifiche azioni che non richiedono l’intervento umano.

Ti fornisco un esempio concreto.

Se decidi di inviare una semplice email ad un tuo conoscente, stai utilizzando un suo dato di contatto (email) in modo personale, e senza il coinvolgimento di un software automatico.

Se invece decidi di inviare la stessa email tramite un “mailer” (spesso anche definito “autoresponder”), stai utilizzando il dato di contatto di un utente in modo automatico, senza il tuo coinvolgimento diretto.

In caso di trattamento automatizzato è sempre necessario acquisire il consenso preventivo dell’interessato.

Lo dice chiaramente il GDPR.

Inoltre l’articolo 15 (lettera “h”) del GDPR stabilisce che l’utente deve essere necessariamente informato dell’esistenza di un processo decisionale automatizzato che utilizza i suoi dati.

Privacy - quando e necessario il consenso - 4 casi

Esistono molti altri casi in cui è necessario acquisire il consenso dell’utente per il trattamento dei suoi dati.

A prescindere dal caso concreto in cui ti trovi, ti consiglio di seguire queste regole per proteggere la tua attività imprenditoriale.

Violare le norme sulla privacy comporta gravi sanzioni economiche.

Ricorda che il consenso è l’elemento centrale del GDPR e rappresenta il presupposto per lo svolgimento delle tue attività di trattamento.

Adesso vediamo quando non è necessario acquisire il consenso dell’interessato per l’invio di comunicazioni commerciali.


Privacy: quando NON è necessario il consenso

Privacy - quando non e necessario il consenso

Allo stesso modo esistono alcuni casi nei quali NON è necessario ottenere il consenso dell’interessato.

Su questo argomento ti consiglio di prestare la massima attenzione.

Infatti, nonostante il GDPR sia entrato in vigore il 25 maggio 2018, è facile trovare in rete delle informazioni sbagliate, che rischiano di farti commettere dei gravi errori in tema di trattamento dei dati personali.

Con grande sorpresa ho constatato che nella prima pagina di Google ci sono degli articoli che contengono errori significativi sui casi in cui non è necessario il consenso.

Allo stesso tempo su molti social network alcuni professionisti condividono informazioni imprecise senza preoccuparsi di eseguire una corretta ricostruzione delle fonti normative attualmente in vigore.

In questo paragrafo ti spiegherò quando NON è necessario chiedere il consenso dell’interessato per il trattamento dei dati.

Ma andiamo con ordine.

Prima del GDPR

Prima dell’entrata in vigore del GDPR, nel nostro ordinamento giuridico la fonte normativa più importante sulla protezione dei dati personali era il “Codice della privacy” (Decreto Legislativo n. 196/2003).

Nella vecchia versione del “Codice della privacy” l’articolo 24 stabiliva in quali casi non era necessario ottenere il consenso dell’interessato.

In base alle norme contenute nell’articolo 24 potevamo distinguere 5 casi, e precisamente quando il trattamento:

1) era necessario per adempiere ad un obbligo previsto dalla legge;

2) era necessario per eseguire obblighi derivanti da un contratto;

3) riguardava dati provenienti da pubblici registri;

4) riguarda dati relativi allo svolgimento di attività economiche;

5) era necessario per la salvaguardia della vita o dell’incolumità fisica di un terzo.

Le norme contenute nell’articolo 24 del “Codice della privacy” indicavano tutti i casi in cui non era necessario ottenere il consenso dell’interessato.

Dopo il GDPR

Tuttavia, dopo l’entrata in vigore del GDPR (25 maggio 2018), le indicazioni contenute nell’articolo 24 del Codice della privacy si ponevano in contrasto con i nuovi principi europei sul trattamento dei dati personali.

Così, in data 10 agosto 2018, il nostro legislatore ha modificato il Codice della Privacy (tramite il decreto legislativo n. 101/2018) abrogando definitivamente l’articolo 24 e tante altre norme contenute nel testo normativo (sono stati abrogati gli articoli che vanno dal 3 al 45).

Pertanto, alla data odierna, per capire in quali casi non è necessario ottenere il consenso dell’interessato dovremo analizzare le norme contenute nel GDPR.

Questo è il motivo per il quale la maggior parte delle guide che trovi in rete contiene indicazioni sbagliate su questo tema.

Infatti molti articoli citano ancora una norma giuridica (l’articolo 24 del Codice della privacy) che è stata abrogata.

Privacy: quando non serve il consenso

Dopo questa necessaria premessa, adesso vediamo qual è la fonte normativa alla quale dobbiamo rivolgerci per capire quando non serve il consenso degli interessati.

Nel GDPR non esiste un articolo simile all’articolo 24 (ormai abrogato) del Codice della Privacy.

Per questo motivo per individuare i casi in cui non è necessario ottenere il consenso dell’interessato dovremo leggere le norme contenute nel GDPR in modo sistematico.

Questo significa che per comprendere quando non serve il consenso è opportuno analizzare diverse articoli contenuti nel GDPR e spostare la nostra attenzione su un tema leggermente differente.

La liceità del trattamento

Per capire in quali casi non è necessario il consenso dell’interessato dovrai soffermarti sul concetto di “liceità del trattamento” (disciplinato dall’articolo 6 del GDPR).

In altre parole, se non esiste un’altra norma simile all’articolo 24 del Codice della Privacy (articolo ormai abrogato) dovremo accertare in quali casi il trattamento viene considerato lecito anche in assenza del consenso dell’interessato.

Pertanto se non ottieni il consenso dell’interessato, le tue attività di trattamento dei dati saranno considerate lecite nei casi previsti dall’articolo 6 del GDPR.

Vediamo adesso quali sono i casi citati dall’articolo 6 del GDPR.

I casi citati dell’articolo 6 del GDPR

Il trattamento dei dati si considera lecito (anche senza il consenso dell’interessato) nei seguenti casi.

1) Il trattamento è necessario per l’esecuzione di un contratto in cui l’interessato è una parte contrattuale.

Se il tuo cliente sottoscrive un contratto di consulenza con la tua impresa, allora potrai utilizzare i suoi dati per eseguire il contratto, anche se il cliente non ha prestato il consenso espresso al trattamento dei dati.

Tuttavia quasi tutti i contratti prevedono una clausola che indica che i dati dei contraenti possono essere trattati per espletare le obbligazioni sorte tra le parti (è raro trovare un contratto che non contenga questo genere di clausola).

2) Il trattamento è necessario per rispettare un obbligo legale che grava sul titolare del trattamento.

Se una determinata legge ti obbliga ad usare i dati personali dei tuoi clienti, il trattamento sarà considerato lecito anche se il cliente non ha prestato il consenso in modo espresso.

3) Il trattamento è necessario per salvaguardare gli interessi vitali dell’interessato.

Se un tuo cliente si trova in una situazione di pericolo, che pregiudica la salvaguardia dei suoi interessi vitali, potrai trattare i suoi dati; in questo caso il trattamento sarà considerato lecito anche se il cliente non ha prestato il consenso espresso.

4) Il trattamento è necessario per eseguire un compito di interesse pubblico.

Se stai trattando i dati di un tuo cliente, nell’esercizio di un pubblico potere, allora il trattamento sarà considerato lecito anche se il cliente non ha prestato il consenso in modo espresso.

5) Il trattamento è necessario per perseguire il legittimo interesse del titolare del trattamento (a condizione che non vengano danneggiati gli interessi, i diritti e le libertà fondamentali dell’interessato).

Se stai trattando i dati dei tuoi clienti per perseguire un “legittimo interesse” allora non sarà necessario ottenere il consenso preventivo dell’interessato (soltanto nel caso in cui siano presenti alcune condizioni).

Per rendere più semplice questo paragrafo puoi consultare l’infografica qui sotto che riassume i casi in cui non è necessario ottenere il consenso preventivo dell’utente.

Privacy - quando non e necessario il consenso - i 5 casi

Il tema del “legittimo interesse” è molto importante e merita un approfondimento maggiore.

Il trattamento lecito per perseguire il legittimo interesse del titolare del trattamento

Se devi perseguire un legittimo interesse per la tua attività imprenditoriale, potrai trattare i dati personali del tuo cliente anche se quest’ultimo non ha prestato il consenso al trattamento.

Tuttavia esiste un limite a tale attività di trattamento: la tua azione non deve pregiudicare o danneggiare gli interessi, i diritti o le libertà fondamentali del tuo cliente.

In quest’ultimo caso la norma si espone a diverse interpretazioni, visto che nel GDPR non viene specificato in modo preciso cosa si debba intendere per “legittimo interesse”.

Tuttavia possiamo ottenere maggiori chiarimenti sul concetto di “legittimo interesse” leggendo il “considerando numero 47” del GDPR dove si afferma che:

“I legittimi interessi di un titolare del trattamento … possono costituire una base giuridica del trattamento. […] Può essere considerato legittimo interesse trattare dati personali per finalità di marketing diretto”.

Ti ricordo che i “considerando”, pur non essendo degli articoli del regolamento europeo, forniscono delle indicazioni fondamentali che aiutano a capire meglio il testo del GDPR.

Infatti i “considerando” spiegano in modo conciso le norme essenziali di un provvedimento legislativo europeo, fornendo una motivazione più completa del testo, senza riprodurre e senza parafrasare le parole utilizzate.

I “considerando” (che sono presenti in molti regolamenti europei) non contengono affermazioni di carattere normativo, ma spesso sono necessari per completare il significato di alcune norme giuridiche.

Come verificare se il trattamento è lecito

Il GDPR ci spiega come verificare se il trattamento è lecito quando non hai acquisito il consenso del tuo cliente.

Se il trattamento dei dati non si fonda sul consenso dell’interessato, o non è bastato su un atto legislativo dell’Unione, per verificare se il trattamento è lecito dovrai valutare:

• se la tua attività di trattamento è compatibile con la finalità di trattamento che ti ha permesso di acquisire i dati;

• il contesto in cui hai raccolto i dati personali del cliente;

• la tipologia dei dati raccolti (distinguendo se si tratta di dati personali o categorie particolari di dati – come le informazioni su condanne penali);

• se esistono misure di sicurezza che proteggono i dati personali dei tuoi clienti (come la cifratura o la pseudonimizzazione).


Conclusione

Per proteggere la tua attività da rischi e da possibili manomissioni utilizza strumenti tecnologici aggiornati che siano in grado di evitare attacchi esterni.

Conoscere le funzioni principali del tuo modem/router ti aiuterà a prevenire possibili problemi informatici.

Ma la tecnologia non è l’unico aspetto fondamentale da adeguare per rispettare le norme europee sulla protezione dei dati.

Ti consiglio di progettare le tue attività di trattamento sui principi del GDPR che disciplinano il consenso.

Come vedi le nuove modifiche introdotte dal regolamento europee hanno parzialmente modificato il quadro normativo che era contenuto nel Codice della privacy.

I casi in cui il consenso dell’interessato non è necessario possono essere ricavati da una lettura organica e complessiva del GDPR.

Tuttavia alcuni termini usati nel regolamento europeo non ci permettono di definire in modo preciso tutti i casi in cui il consenso dell’interessato non serve.

Alla luce di queste “incongruenze”, ti consiglio di valutare con attenzione se effettuare un trattamento di dati senza aver acquisito il consenso dell’interessato.

Leggi il riepilogo della guida cliccando sull’infografica qui sotto

freccia rossa

Super guida privacy - consigli legal e tech

Privacy: consigli legal e tech per la tua attività


La Legal Community

Grazie per essere arrivato fino a qui.

Prima di terminare ho un ultimo suggerimento per te.

Sai qual è il miglior modo per proteggere il tuo lavoro?

Accrescere le tue competenze legali.

Puoi raggiungere questo risultato grazie alla nostra community di supporto legale.

Ti spiego meglio di cosa si tratta.

Abbiamo creato una community segreta su Facebook che offre suggerimenti e consigli legali a imprenditori e professionisti.

Dentro il gruppo troverai molte guide (in formato pdf) e video che ti spiegheranno come rendere più sicuro il tuo business.

Inoltre all’interno della community potrai rivolgerci tutte le domande che vorrai sui temi più importanti per la tua attività.

L’accesso alla community è gratuito.

Per accedere alla community clicca qui ➜ COMMUNITY.


Hai bisogno di un chiarimento?

frecce rosse

RICHIEDI UNA CONSULENZA


Tino Crisafulli

Avvocato • Legal Advisor | Founder di Recupero Legale.

Specializzato in: Crediti • Contratti • Privacy • Tech.

Seguimi su LinkedIn.

Recupero Legale

Le principali testate giornalistiche hanno parlato del nostro studio legale.

Siamo apparsi su: Il Sole 24 Ore, Rai Radio 1, Il Foglio Quotidiano, Libero Quotidiano (e molti altri).

Scopri le nostre pubblicazioni sui media.

Iscriviti al nostro Canale YouTube.

© Tutti i contenuti presenti in questa pubblicazione sono protetti ai sensi della normativa vigente in materia di diritto d’autore. È vietata qualsiasi forma di riproduzione, estrazione, rielaborazione, traduzione, adattamento, distribuzione, memorizzazione o utilizzo, anche parziale, con qualsiasi mezzo e/o tecnologia, ivi inclusi strumenti basati su intelligenza artificiale, senza preventiva autorizzazione scritta dell’autore.

9 Luglio 2021
https://www.recuperolegale.it/wp-content/uploads/2021/07/Super-guida-privacy-legal-e-tech.png 720 1280 Recupero Legale /wp-content/uploads/2017/11/recuper-legale.png Recupero Legale2021-07-09 17:13:502023-05-23 12:00:58Super guida Privacy – consigli legal e tech
ARTICOLI

Contratto di servizio: la guida definitiva

Contratto di servizio - la guida definitiva

INDICE

Come concludere un contratto di servizio in modo sicuro

Se hai bisogno di un contratto di servizio, sei finito/a nel posto giusto.

In questa guida ti spiegherò quali sono gli elementi essenziali che non possono mancare nel tuo contratto di collaborazione.

Ti suggerirò come sfruttare il contratto di servizio per trasmettere maggiore fiducia durante le trattative commerciali con i tuoi clienti.

Infine ti racconterò un caso studio che ti aiuterà a capire quali errori evitare quando concludi un accordo contrattuale.

Il contratto è lo strumento più efficace per proteggere il tuo business da potenziali rischi.

Grazie a questa guida imparerai a rendere più sicuro il tuo lavoro.

Ma prima di proseguire voglio fornirti alcune definizioni preliminari.


Il contratto: strumento di business

Contratto di servizio - strumento di business

Tanti consulenti parlano di lavoro, di clienti o di fatturato.

Sono argomenti importantissimi che dovrebbero essere insegnati nelle scuole superiori e nelle università.

Chi inizia a svolgere un’attività imprenditoriale o lavorativa non sempre possiede le nozioni necessarie per procurarsi il lavoro, acquisire clienti o aumentare il fatturato.

Tuttavia pochi consulenti parlano di contratti.

Il contratto costituisce un documento fondamentale con il quale è possibile raggiungere i propri obiettivi di business.

Il contratto di servizio nelle trattative commerciali

Dopo che avrai trovato un modo per procurarti il lavoro, esiste un’attività necessaria per raggiungere il tuo obiettivo economico.

Sto parlando della firma di un contratto di collaborazione.

Allo stesso modo, dopo aver trovato nuovi clienti, l’adempimento che dovrai svolgere con i nuovi contatti è la sottoscrizione di un contratto.

Infine, dopo aver scoperto un sistema per aumentare il fatturato, avrai bisogno di regolare i rapporti con i tuoi clienti e collaboratori grazie alla stipula di un contratto.

Come vedi quando si parla di affari, il contratto è l’elemento conclusivo di una procedura che si articola in più fasi temporali.

Infatti nelle trattative commerciali possiamo identificare tre momenti fondamentali:

  1. Offerta commerciale: il fornitore invia la proposta al cliente spiegando come potrà essergli utile;
  2. Accordo sul prezzo: il cliente accetta la proposta e raggiunge un accordo sul prezzo con il fornitore;
  3. Firma del contratto: le parti concludono la trattativa tramite la firma su un contratto.

Contratto di servizio - Offerta - accordo - contratto

Ma perché un documento così importante viene spesso trascurato?

Mi sono posto molte volte questa domanda e ascoltando le parole dei miei clienti ho trovato la risposta.

Ho identificato 3 motivi principali che spingono alcuni imprenditori e professionisti a prestare il loro servizio senza aver sottoscritto un contratto.

Vediamo quali sono le cause di questo comportamento rischioso.

1) Burocrazia e formalità

Tutti odiamo la burocrazia.

La cosa peggiore che si possa augurare a un imprenditore è quella di svolgere un’attività burocratica.

La preparazione e la firma di un contratto richiedono lo svolgimento di alcune attività materiali un po’ noiose.

Compilare il contratto con i dati del cliente, stampare il documento, firmarlo, scansionarlo.

Sono delle attività noiose che spesso potrebbero essere totalmente evitate grazie all’uso della tecnologia.

Eppure su questo aspetto vince la pigrizia.

Molte persone ignorano quanto sia importante la firma di un contratto per il loro lavoro.

2) Poca lungimiranza

Quando si avvia una collaborazione commerciale il pagamento del compenso è l’unico pensiero.

Ma questa mentalità può rivelarsi pericolosa.

Mi occupo da molti anni di recupero crediti aziendali, e ho constatato che la salute finanziaria di un’impresa dipende dalla capacità di prevenire il problema dei crediti insoluti.

Tuttavia il mancato pagamento non è l’unico problema da evitare.

Ho conosciuto molti professionisti che svolgono servizi di ogni genere senza far sottoscrivere un contratto al proprio cliente.

Perché questa scelta?

Perché il pagamento è l’unico pensiero.

Gli imprenditori gestiscono i propri rapporti di collaborazione in un arco temporale limitato.

Quello che spesso manca, è la capacità di analizzare il proprio business con lungimiranza, osservando i punti critici e cercando di prevenire i possibili problemi legali.

Ma questa visione è molto rara.

Cosa succede se il cliente contesta il tuo servizio?

Quali erano gli obiettivi che dovevi raggiungere?

Sono domande a cui il contratto può fornire una risposta.

Un contratto ben scritto ti protegge da problemi presenti e futuri.

3) Scarsa conoscenza del diritto

Uno dei problemi più comuni nelle transazioni commerciali è la scarsa conoscenza del diritto da parte dei contraenti.

Non è per colpa degli imprenditori, ma piuttosto del nostro sistema universitario.

Il diritto è complesso e viene trattato in modo troppo accademico.

Non ci sono molte risorse che possano spiegare in modo semplice i fondamenti generali del diritto.

Il contratto è un pilastro fondamentale di ogni rapporto commerciale.

La legge italiana (articolo 1372 del codice civile) dice chiaramente che “il contratto ha forza di legge tra le parti”.

Questo significa che, se concludi una transazione con un cliente senza un contratto in forma scritta, le regole tra le parti saranno incerte.

Dopo questa premessa generale adesso vediamo che cos’è un contratto di servizio e quali le sue parti fondamentali.


Che cos’è il contratto di servizio

Che cose il contratto di servizio

Il contratto di servizio è una tipologia di contratto largamente utilizzato nei rapporti “b2b” (business to business).

Possiamo definire i rapporti “b2b” i rapporti commerciali che nascono tra:

  • impresa e impresa;
  • impresa e professionista (a p.iva);
  • professionista (a p.iva) e professionista (a p.iva).

Nella new economy digitale il contratto di servizio è uno dei modelli contrattuali più utilizzati per disciplinare lo svolgimento dei servizi tech.

Oltre alle professioni classiche (avvocati, commercialisti, ingegneri, architetti) esistono moltissime figure professionali che sfruttano il contratto di servizio per l’erogazione di servizi alle imprese.

Negli ultimi anni sono nate moltissime attività lavorative digitali che possono essere regolate da un contratto di servizio:

  • creazione di siti web;
  • sviluppo di mobile app;
  • creazione e gestione di annunci pubblicitari online;
  • scrittura di testi per il web;
  • gestione di un account di social network;
  • creazione di software;
  • creazione e gestione di chatbot.

Contratto di servizio - servizi digitali

Per queste attività il contratto di servizio è un documento fondamentale per definire i rapporti giuridici con i propri clienti.

In ogni caso il contratto di servizio può essere utilizzato per moltissime altre attività lavorative non digitali come ad esempio:

  • installazione di impianti;
  • svolgimento di consulenze formative;
  • perseguimento di un risultato professionale.

Come vedi il contratto di servizio è molto flessibile e può essere utile a moltissime categorie di professionisti.


Contratto di servizio: contratto atipico

Contratto di servizio - contratto atipico

Il contratto di servizio (spesso definito anche come “contratto di prestazione di servizi”) è un contratto atipico, che non è regolato da una specifica norma di legge.

Questo però non significa che il contratto atipico non sia tutelato dalle leggi dello stato italiano.

Quando si stipula un contratto atipico vengono applicate le norme di un altro genere di contratto che presenta maggiori elementi in comune con l’accordo raggiunto dalle parti.

La tipologia di contratto che più si avvicina al contratto di servizio è il “contratto d’opera” disciplinato dall’articolo 2222 del codice civile.

Nel contratto di servizio identifichiamo due soggetti:

  • il committente;
  • il fornitore.

Il committente è il soggetto contrattuale che commissiona un servizio a un’altra parte.

Il fornitore, invece, è il soggetto contrattuale che eroga il servizio manuale o intellettuale richiesto dalla controparte.

Per semplificare, se stai erogando un servizio a un cliente:

  • tu sarai il fornitore;
  • il cliente sarà il committente.

Pertanto all’interno del tuo contratto potrai definire la tua posizione utilizzando il termine “fornitore”.

In alcuni casi potrai utilizzare anche il termine “professionista” (si tratta di una definizione più versatile, meno legata al concetto di fornitura).

L’oggetto del contratto di servizio è, chiaramente, lo svolgimento di un determinato servizio, da parte del Fornitore, dietro il versamento di un corrispettivo.

Contratto di servizio - oggetto del contratto

Contratto di servizio: il subappalto

Il servizio dovrà essere svolto dal fornitore in modo quasi esclusivo, a meno che il committente autorizzi lo svolgimento dell’attività secondo altre modalità.

In quest’ultimo caso il fornitore potrà concludere un contratto di “subappalto di servizi”, ovvero un contratto dove il servizio richiesto dal committente viene “subappaltato” o affidato a un altro soggetto.

Nel contratto di subappalto, l’appaltatore si assume la responsabilità di eseguire il servizio richiesto dal committente, grazie all’attività del “subappaltatore”.

Il committente, invece, avrà l’obbligo di versare il corrispettivo direttamente nei confronti dell’appaltatore.

Dopo lo svolgimento del lavoro l’appaltatore corrisponderà al subappaltatore il compenso concordato per l’attività.

Subappalto del contratto di servizio

In ogni caso all’interno del contratto di servizio le parti possono concordare che il fornitore potrà avvalersi di professionisti o collaboratori esterni che lo aiutino nello svolgimento dell’attività.

Di solito il contratto di servizio fa sorgere tra le parti un rapporto di tipo non subordinato.

Questo significa che il fornitore non è legato con il committente da un rapporto di lavoro, ma bensì da un rapporto professionale tra due soggetti indipendenti.

Le parti fondamentali di un contratto di servizio

All’interno di un contratto di servizio dovrai definire 7 punti fondamentali e precisamente:

  1. Oggetto della prestazione del fornitore: dovrai concordare con il committente quale servizio dovrai svolgere e con quali modalità;
  2. Oggetto della prestazione del committente: dovrai concordare la misura del compenso che il committente dovrà riconoscerti oltre a concordare le modalità di pagamento;
  3. Termine del contratto: dovrai stabilire se il contratto sarà sottoposto a un termine iniziale o finale;
  4. Penali: nel contratto potresti inserire una penale da applicare nel caso di ritardo nello svolgimento delle prestazioni (sia a carico del committente sia a carico del fornitore);
  5. Possibilità di collaborazione: dovrai stabilire con il committente se potrai svolgere il servizio con l’aiuto di alcuni collaboratori esterni;
  6. Accordo sulle spese: dovrai concordare con il committente se sarà concesso il rimborso delle spese sostenute per lo svolgimento del servizio;
  7. Autorizzazione per utilizzo di marchi o proprietà intellettuali: dovrai stabilire con il committente se potrai utilizzare o meno marchi o altri beni che sono di proprietà intellettuale del committente.

Contratto di servizio - 7 elementi fondamentali

Questi sono gli elementi principali che non possono mancare nel tuo contratto di servizio.

In ogni caso il contratto può essere personalizzato in base alle esigenze concrete delle parti.

Questo significa che oltre alle 7 parti fondamentali che ti ho descritto, potrebbe essere inserite delle ulteriori clausole che regolino alcuni aspetti della collaborazione.

Nei contratti di servizio solitamente viene anche inserita una clausola sull’obbligo di riservatezza.

Si tratta di una clausola che impone alle parti di mantenere riservate alcune informazioni scambiate durante il rapporto commerciale.

In ogni caso l’inserimento di ulteriori clausole dipende dal tipo di transazione che dovrai concludere con il cliente.


Cosa significa contratto di servizio

Cosa significa contratto di servizio

Finora ti ho spiegato che cos’è un contratto di servizio e qual è la sua funzione nei rapporti commerciali tra imprenditori.

Adesso voglio soffermarmi su un aspetto differente, ma fondamentale.

Voglio spiegarti come sfruttare il tuo contratto per incrementare le vendite.

Il contratto è un biglietto da visita che ti qualifica agli occhi della controparte.

Prima di erogare un servizio nei confronti del cliente devi dimostrare professionalità e competenza.

Se non possiedi certe qualità professionali i tuoi ricavi potrebbero ridursi sensibilmente.

È un tema che può apparire scontato, ma ancora oggi viene sottovalutato.

La professionalità si acquisisce con il tempo e coincide solo in parte con la competenza.Contratto di servizio - grado di competenza

Ci sono tanti piccoli ingredienti che dovrai coltivare con attenzione.

Le qualità professionali devono emergere all’interno del tuo contratto al fine di:

  • qualificare bene la tua prestazione;
  • comunicare al cliente il tuo grado di competenza.

Contratto di servizio: la professionalità

Immagina che tu abbia bisogno di un servizio di consulenza finanziaria per la tua impresa.

Hai individuato due diversi professionisti che ti hanno trasmesso le giuste impressioni tramite il loro sito web.

Adesso hai bisogno di un preventivo.

Dopo aver conosciuto i prezzi dei due consulenti, devi analizzare il loro contratto di collaborazione.

Il primo consulente ha inviato un documento di 2 pagine con una descrizione sommaria del servizio e delle azioni necessarie per raggiungere l’obiettivo.

Il secondo consulente, invece, ha inviato un contratto di 8 pagine, con una descrizione molto dettagliata delle attività che svolgerà e un elenco specifico degli obiettivi che ti farà conseguire.

A questo punto, al di là della preparazione effettiva dei due consulenti, a quale professionista decideresti di affidare l’incarico?

Sono convinto che il secondo consulente (quello con il contratto più lungo) potrebbe trasmettere maggiore competenza e professionalità.

In genere queste sono le sensazioni che provano alcuni imprenditori che si trovano in una situazione simile.

Ho eseguito un test su alcuni clienti del nostro studio e su un campione di 10 imprese, in 9 casi il contratto più dettagliato ha trasmesso più professionalità e maggiore fiducia.

Ecco perché è così importante che il tuo contratto di servizio trasmetta professionalità e competenza.

La professionalità aumenta la fiducia ed incrementa le vendite.

Contratto di servizio - aumenta le vendite

Per questo motivo ho deciso di fornirti alcuni suggerimenti affinché il tuo contratto di servizio possa trasmettere maggiore fiducia al cliente.

Partiamo subito.

1) Descrivi il tuo servizio in modo dettagliato

Nell’oggetto del contratto devi descrivere ogni singola attività che svolgerai nei confronti del tuo cliente.

Più sarai specifico, di conseguenza più fiducia riuscirai a trasmettere alla controparte.

Qualsiasi acquisto è preceduto da una serie di domande e obiezioni (spesso a livello quasi inconscio).

Il motivo è semplice: prima di versare una somma di denaro nei confronti di un terzo, chiunque vuole ricevere rassicurazioni sul lavoro che verrà svolto.

Per descrivere il tuo lavoro in modo completo ti consiglio di seguire questo esercizio.

Scrivi l’obiettivo finale del tuo servizio.

Questo sarà il risultato finale delle tue azioni.

Sotto l’obiettivo scrivi un elenco delle attività che dovrai svolgere per raggiungere questo risultato.

Se devi installare un software (obiettivo finale), avrai bisogno di accedere ad alcuni dispositivi tecnologici di proprietà del cliente.

L’accesso al pc del cliente è un’attività strumentale che ti aiuta a raggiungere l’obiettivo finale.

Una volta che avrai elencato tutte le azioni intermedie da eseguire, dovrai creare una clausola specifica per ogni singolo punto.

Se riuscirai a descrivere la tua prestazione in modo dettagliato, l’acquirente potrà trovare una risposta a tutte le sue domande.

2) Non promettere risultati irrealizzabili

Capita spesso che durante le trattative commerciali il fornitore (colui che eroga il servizio) promette risultati irrealizzabili.

E spesso lo fa senza esserne consapevole.

Per impressionare il cliente, molti professionisti si impegnano a erogare il servizio entro una determinata data.

A volte questo impegno non viene inserito nel testo del contratto, ma viene comunicato oralmente al committente.

È una pessima abitudine.

Prima di comunicare quando completerai il servizio, devi essere in grado di rispettare l’impegno.

Erogare un servizio in ritardo può esporti a una responsabilità contrattuale nei confronti del cliente.

Non sai quante volte il committente solleva contestazioni sui tempi di esecuzione, anche se il contratto non contiene una data di consegna precisa.

Per proteggere il tuo lavoro, devi inserire nel tuo contratto una data di consegna che potrai rispettare.

Allo stesso modo non promettere risultati irrealizzabili.

Se non sei in grado di garantire un determinato risultato, devi inserire nel tuo contratto una clausola che ti protegga da false aspettative.

3) Fornisci informazioni vere

Se hai intenzione di svolgere il servizio grazie all’aiuto di alcuni collaboratori esterni devi informare il cliente di questa eventualità.

Se la controparte scopre che il servizio è stato svolto da un’altra impresa o professionista, senza essere stata informata, potresti essere qualificato come un soggetto poco professionale.

Voglio essere chiaro: non sto dicendo che tu debba svolgere il servizio personalmente.

Ogni imprenditore deve essere capace di delegare e di creare una struttura organizzativa efficiente.

Devi solo informare il cliente che il servizio verrà svolto da professionisti esterni, che vengono coordinati da te o dalla tua impresa.

Essere trasparenti, significa comunicare alla controparte quali soggetti saranno coinvolti nello svolgimento del servizio.

Ti assicuro che se il cliente conosce in anticipo come verrà svolto il servizio, non avrà alcun problema ad affidarti l’incarico, anche se non sei tu a svolgere direttamente l’attività.

Se ti ha scelto c’è un motivo.

Le informazioni parziali possono essere molto dannose per il tuo business, perché trasmettono insicurezza e possono spingere la controparte a essere diffidente.

La verità rende liberi: soprattutto nei rapporti professionali.

Contratto di servizio - come trasmettere maggiore fiducia

Attenzione: non sto dicendo di rivelare tutti i trucchi della tua impresa, ma solo che devi rispettare il cliente comunicandogli con sincerità alcune informazioni sul tuo servizio.

In questo modo riuscirai a dimostrare maggiore professionalità nei confronti della controparte.

Se segui questi suggerimenti il contratto di servizio potrà diventare uno strumento che incrementa le tue vendite.


Dove trovare un contratto di servizio

Dove trovare un contratto di servizio

Il contratto di servizio costituisce un “asset” indispensabile per la tua attività imprenditoriale.

Usare il contratto sbagliato può causare notevoli problemi giuridici e finanziari.

Sei sicuro che il cliente pagherà il tuo compenso?

Un contratto ben scritto può prevenire il rischio di insolvenza e può protegge il tuo lavoro da eventuali contestazioni della controparte.

Un errore piuttosto comune, commesso da imprenditori e freelance, è quello di:

  • scaricare un contratto di servizio dopo aver effettuato una ricerca sul web;
  • generare un contratto tramite strumenti di intelligenza artificiale.

Questi comportamenti possono essere rischiosi per diversi motivi.

1) Clausole generiche

Solitamente i contratti scaricati dal web o generati tramite AI, contengono clausole generiche che possono essere poco adatte per alcuni rapporti lavorativi.

Se scegli di adottare delle clausole generiche sarà difficile proteggere il tuo lavoro da eventuali contestazioni del cliente.

Le clausole contrattuali sono efficaci quando sono personalizzate e quando vengono adattate al rapporto giuridico che instauri con la controparte.

Se il tuo contratto contiene delle clausole generiche non riceverai la giusta protezione legale.

Il contratto è come uno scudo: deve proteggerti dai pericoli più comuni.

2) Errori giuridici

Spesso i contratti scaricati dal web o generati tramite AI contengono errori giuridici e una struttura incompleta.

Hai verificato se il contratto rispetta le norme vigenti sul tuo settore?

Un contratto che non è stato validato da un avvocato specializzati in contrattualistica può contenere errori molto gravi.

3) Documento troppo breve

Alcune volte i contratti scaricati dal web sono brevi e contengono poche clausole.

Il contratto non è una lettera di vendita o una landing page (pagina cattura contatti) in cui devi catturare l’attenzione del cliente per “convertirlo” alla vendita.

Non devi analizzare il contratto con un approccio “commerciale”.

Se ci sono poche parole e clausole molto brevi, il contratto non è sicuro.

4) Possibili virus

È facile infettare il proprio computer quando si scarica un file da un sito non conosciuto.

In molti casi i contratti gratuiti scaricabili senza alcuna registrazione possono contenere virus in grado di criptare il tuo intero archivio digitale.

La qualità e la sicurezza hanno un prezzo: soprattutto nel settore legale.

Contratto di servizio - I rischi dei contratti scaricati dal web

I contratti scaricati dal web sono spesso una soluzione temporanea.

Molti clienti del nostro studio hanno compreso quanto sia importante possedere un buon contratto soltanto quando si è manifestato un problema legale.

Per questo motivo, se non hai sufficienti competenze legali, è necessario che il tuo contratto sia preparato da un avvocato.


Il contratto di servizio scritto da un avvocato

Il contratto di servizio scritto da un avvocato

Per trovare un buon contratto di servizio ti consiglio di rivolgerti a un avvocato specializzato in diritto contrattuale.

Dimentica i legali generalisti, che si occupano di vari settori, e che non possiedono la giusta esperienza e il giusto metodo per creare contratti sicuri.

Per proteggere il tuo lavoro con un buon contratto è necessario analizzare il tuo modello di business e verificare quali sono le attività più rischiose.

Nel nostro studio legale, prima di procedere con la stesura di un contratto di servizio, eseguiamo un’analisi preventiva della transazione per individuare alcuni pericoli per il nostro cliente.

Grazie a questa attività riusciamo ad esaminare la prestazione professionale che deve essere svolta, segmentandola in piccoli step.

In questo modo possiamo individuare le fasi fondamentali di un rapporto commerciale e siamo in grado di costruire delle soluzioni legali personalizzate per proteggere il lavoro del nostro cliente.

Contratto di servizio: le fasi della transazione

Ti spiego meglio come si svolge il mio lavoro.

Se il mio cliente eroga un servizio di formazione, io analizzo il suo modello di business per capire come si conclude la transazione.

Il mio lavoro consiste nell’esaminare tutte le fasi fondamentali del servizio di formazione per ottenere una sequenza di comportamenti che le parti devo svolgere per concludere l’affare.

Ecco un esempio concreto.

Nel servizio di formazione esistono due soggetti coinvolti:

  • Il formatore, che eroga il servizio di formazione;
  • Il cliente, che beneficia del servizio di formazione.

La transazione si conclude seguendo queste fasi:

  • Fase 1: il cliente contatta il formatore per ricevere un preventivo;
  • Fase 2: il formatore invia il preventivo al cliente;
  • Fase 3: il cliente accetta il preventivo e conferisce un incarico al formatore;
  • Fase 4: il formatore svolge il suo servizio di formazione;
  • Fase 5: il cliente effettua il pagamento del servizio di formazione (questo comportamento può avvenire prima dell’erogazione del servizio di formazione);
  • Fase 6: Il formatore emette la fattura nei confronti del cliente.

Contratto di servizio - le fasi della transazione

 

Come vedi, per concludere un “servizio di formazione” esistono 6 fasi in cui le parti svolgono determinate azioni.

Ognuna delle fasi che ho descritto presenta dei possibili rischi legali.

Contratto di servizio: il compito di un avvocato

Nell’esempio che ti ho descritto, il compito di un avvocato è quello di:

  • individuare i possibili rischi;
  • proteggere il lavoro del formatore costruendo delle clausole personalizzate per ogni fase.

La scrittura di un contratto è un’attività molto delicata, che richiede una grande capacità analitica.

Non è sufficiente conoscere le norme del codice civile, ma è necessario essere abili nella segmentazione delle attività svolte dalle parti.

Solo in questo modo il contratto può proteggerti dai principali rischi legali che possono scaturire dall’erogazione di un servizio.

Prima di proseguire voglio raccontarti un caso realmente accaduto ad un cliente del nostro studio.

Per proteggere la privacy dei protagonisti utilizzerò degli pseudonimi.


Il caso studio

Contratto di servizio - caso studio

Alcuni mesi fa, ho conosciuto un imprenditore, di nome Patrick, che svolge un servizio di formazione finanziaria tramite il proprio sito web.

Patrick si era rivolto al nostro studio legale poiché aveva bisogno di contratto di servizio che lo tutelasse da possibili contestazioni sul suo lavoro.

Qualche mese prima Patrick aveva dovuto affrontare un lungo contenzioso giudiziario.

Il professionista aveva erogato un servizio di consulenza sulla gestione di un patrimonio finanziario nei confronti di una società importante.

Tuttavia Patrick aveva svolto la sua attività senza sottoscrivere un contratto personalizzato con la controparte.

Il consulente aveva seguito i consigli di un “guru” del marketing, che gli aveva suggerito di erogare il servizio di consulenza chiedendo immediatamente il pagamento dell’attività alla controparte, grazie all’inserimento di un’applicazione sul proprio sito web.

Il cliente che voleva acquistare il servizio di Patrick avrebbe dovuto effettuare il pagamento tramite il software di nome “Calendly”.

Come funziona Calendly

Calendly è un’applicazione che gestisce il tuo calendario personale e permette al cliente di individuare i giorni della settimana in cui sei libero per lo svolgimento di una consulenza.

La versione “premium” di Calendly consente di collegare al tuo profilo personale un account “paypal”.

In questo modo, dopo la prenotazione del cliente sul calendario, è possibile ricevere il pagamento della consulenza direttamente sul tuo conto bancario online, prima dello svolgimento del servizio.

Una procedura rischiosa

Così Patrick aveva inserito nel suo sito web il link associato al proprio profilo Calendly.

Quando un cliente decideva di acquistare la consulenza di Patrick, avrebbe dovuto eseguire le seguenti attività:

  • il cliente selezionava una data disponibile nel calendario del professionista;
  • il cliente pagava il compenso del professionista tramite l’applicazione “Paypal”.

Questa procedura sembrava molto innovativa e vantaggiosa.

Patrick svolgeva il servizio di consulenza ricevendo in anticipo il pagamento da parte del cliente.

Eppure c’era una grave lacuna in questo sistema.

L’assenza del contratto

Patrick non esibiva ai suoi clienti nessun contratto di consulenza e il rapporto commerciale con la controparte si concludeva senza la sottoscrizione di regole certe e trasparenti.

Patrick era soddisfatto di quella soluzione: non aveva mai avuto alcun problema.

Sembrava un sistema perfetto.

Tuttavia la perfezione di quel metodo stava per mostrare tutti i suoi limiti.

La contestazione di un cliente

Dopo un periodo particolarmente intenso, Patrick aveva concluso un rapporto commerciale con una importante società di nome “Rebound”.

Quest’ultima aveva chiesto al professionista l’erogazione di un servizio di consulenza per la gestione di un fondo patrimoniale.

Patrick aveva svolto il suo servizio di consulenza senza aver sottoscritto un contratto con il nuovo cliente.

Qualche settimana dopo la conclusione del rapporto di collaborazione, Patrick aveva ricevuto una diffida legale dalla società “Rebound”, che gli chiedeva la restituzione dell’importo versato, oltre al risarcimento del danno.

La società “Rebound” sosteneva che i consigli forniti da Patrick durante la consulenza si erano rivelati errati e il fondo patrimoniale aveva subito delle gravi perdite economiche.

Patrick aveva comunicato alla controparte che il suo servizio aveva una natura consulenziale e non operativa.

In altre parole il professionista non poteva essere responsabile per i risultati ottenuti dalla cliente.

Ciò che Patrick affermava era corretto in linea di principio.

Eppure il consulente non aveva sottoscritto alcun contratto con la società “Rebound” e la natura del loro rapporto professionale non era stata descritta in modo preciso.

La soluzione

Dopo quello spiacevole episodio, poi concluso con una transazione tra le parti, Patrick aveva deciso di proteggere il suo business grazie a un contratto di collaborazione sicuro.

Questo è il motivo che aveva spinto il professionista a contattare il nostro studio legale.

Nelle settimane successive, dopo aver analizzato i servizi offerti da Patrick, abbiamo costruito un contratto di consulenza che lo proteggesse da ogni rischio e gli abbiamo suggerito di modificare e integrare il sistema di pagamento creato con l’applicazione “Calendly”.

Ti ho raccontato questo piccolo caso studio per mostrarti quanto possa essere pericoloso affidarsi a soluzioni fai da te, senza l’approvazione di un legale.

Se devi hai bisogno di un contratto di servizio, scegli un professionista specializzato in diritto contrattuale.


Come scaricare un contratto di servizio

Come scaricare un contratto di servizio

Ti ho già spiegato che scaricare un contratto di servizio sul web può essere molto rischioso.

E’ facile infettare il proprio pc quando navighi su siti poco sicuri.

Ogni volta che approdi su un sito ti consiglio di controllare se il sito è munito del protocollo di sicurezza “https”.

Se stai navigando su un sito che non possiede il protocollo “https” esiste il rischio concreto che le informazioni che scambi con il proprietario del sito possano essere intercettate da terzi.

Qualsiasi sia la tua professione, è necessario che tu protegga i tuoi dati personali da possibili truffatori o hacker.

Esistono tre modi con cui puoi scaricare un contratto di servizio in modo sicuro.

Vediamo quali sono.

1) Scarica il file da un’area riservata

Se hai trovato sul web un contratto di servizio utile per la tua attività, assicurati che il file sia contenuto in un’area riservata.

In questo modo non avrai la certezza assoluta che il documento sia sicuro, ma ridurrai notevolmente i rischi di infettare il tuo pc.

Se il documento è liberamente scaricabile dalla rete, senza l’inserimento dei tuoi dati personali, verifica qual è l’estensione del file.

2) Scarica il file da un archivio cloud

Se hai affidato l’incarico di redazione del tuo contratto ad un avvocato, puoi scaricare il documento attraverso un archivio cloud.

I principali software cloud (come Dropbox, Google Drive, Microsoft One Drive) ti permettono di condividere i documenti presenti nel tuo archivio generando un link accessibile a soggetti terzi.

In questo modo l’utente che riceve il link può scaricare il file direttamente sul suo pc, senza avere accesso all’intero archivio.

3) Analizza il file con un antivirus

Se hai scaricato il file da un sito internet attendibile, ti consiglio di analizzarlo tramite un antivirus.

Sebbene l’attendibilità del sito sia un buon indizio sulla qualità del file, è sempre meglio essere prudenti.

Una volta che hai scaricato il documento attiva la scansione dell’antivirus e verifica la sua estensione.

I file creati tramite il programma di videoscrittura “Microsoft Word” di solito hanno il formato “doc” o “docx”.

Invece i file creati tramite i programmi di videoscrittura come “Libre Office” o “Open Office” di solito hanno il formato “odt”.

Qual è la scelta più sicura?

Secondo la mia opinione la scelta più sicura è la numero 1, ovvero quella di scaricare il file da un’area riservata.

In questo modo il file è protetto e non può essere manomesso da soggetti che non hanno accesso allo spazio riservato.

Ho scelto di utilizzare questa soluzione sia per l’erogazione dei nostri servizi di consulenza sia per la vendita dei nostri corsi formativi.

Infatti nel nostro corso TI CONTRATTO PRO puoi scaricare il tuo modello di contratto (già pronto) accedendo ad un’area sicura riservata.

Come scaricare un contratto di servizio in modo sicuro

In questo modo ridurrai il rischio di infettare il tuo pc da possibili virus e potrai concludere rapporti commerciali in modo sicuro.

Ti svelo un piccolo trucchetto.

Nella generazione di un file di testo (con i programmi Microsft Word, Libre Office o Open Office) esiste una particolare funzione che permette di assegnare al file il nome del suo autore.

Questo significa che quando apri un file scaricato dalla rete, il documento potrebbe contenere il nome di una persona diversa da te.

Mi è capitato diverse volte di leggere atti giudiziari che contenevano il nome di un autore differente.

Non è molto professionale inviare un documento che è stato creato da una persona differente: la tua controparte potrebbe valutare questo dettaglio in modo negativo.

Per questo motivo, quando scarichi un file dal web, ti consiglio di verificare anche le “proprietà del file” e rimuovere il nome dell’autore (sempre che questa attività sia possibile).


Contratto di servizio e smart working

Contratto di servizio e smart working

Negli ultimi tempi a causa della recente pandemia (e delle conseguenti restrizioni alla mobilità) lavorare in “smart working” è divenuto un requisito indispensabile per chi eroga servizi.

Se il tuo servizio viene svolto con modalità digitali o telematiche, dovrai descrivere questa caratteristica all’interno del tuo contratto.

Infatti il contratto di servizio è lo strumento migliore per presentare la tua attività professionale e per spiegare al cliente come eseguirai la prestazione.

Ad esempio, nei servizi di formazione e coaching a distanza, è molto importante concordare quali saranno i software da utilizzare per lo svolgimento del servizio (es. Skype, Zoom, Whereby).

I rapporti commerciali a distanza possono nascondere molte insidie se le parti non definiscono in modo dettagliato quale sarà l’oggetto del contratto.

Come regola generale ricorda che maggiore sarà la distanza fisica tra i due contraenti durante lo svolgimento del servizio, maggiore dovrà essere il grado di precisione nella descrizione della tua prestazione.


Cosa descrivere nel contratto di servizio

Cosa descrivere nel contratto di servizio

Questo però non significa che dovrai rivelare alla tua controparte tutti gli strumenti che utilizzi per lo svolgimento del tuo lavoro.

E’ sufficiente che tu descriva in modo dettagliato:

• l’oggetto del servizio;

• quando il servizio si considera completato.

L’oggetto del servizio

Per tornare all’esempio di prima, se eroghi un servizio di formazione a distanza, non sarà sufficiente descrivere il servizio come un “servizio di formazione”, ma sarà necessario specificare che si tratta di un “servizio di formazione a distanza” e che il servizio verrà erogato tramite accesso in una stanza virtuale.

Ho visto troppe volte dei contratti di servizio che contenevano clausole generiche, frutto di operazioni di “copia e incolla”.

Se il contratto non descrive in modo specifico l’attività che dovrai svolgere, sarà più facile per la controparte contestare il tuo lavoro e sollevare eccezioni di inadempimento.

Quando il servizio si considera completato

Nei contratti di servizio erogati in modalità “smart working” è molto importante specificare quando il servizio si considererà completato.

Nei servizi di consulenza è spesso difficile individuare il momento conclusivo del servizio.

Il consulente infatti vende le proprie conoscenze elargendo dei consigli e delle informazioni su un determinato tema.

Se non descrivi il momento in cui avrai completato il servizio la controparte si sentirà legittimata a richiedere il tuo intervento anche dopo che tu avrai esaurito i tuoi compiti.

Questo scenario non è proprio negativo: se il cliente si rivolge a te per risolvere dei problemi significa che hai conquistato la sua fiducia e che ti ritiene un professionista affidabile.

Tuttavia è molto importante definire il momento in cui la tua consulenza è terminata, anche per evitare il rischio di dover svolgere attività lavorative gratuite.

Per questo motivo all’interno del tuo contratto ti consiglio di descrivere il momento in cui il servizio si deve considerare concluso.

Se vendi servizi consulenziali, potresti realizzare un documento di testo o una relazione conclusiva che contiene tutte le informazioni fornite alla controparte durante il lavoro.

La tua attività si potrà considerare completata nel momento in cui invierai al cliente la relazione conclusiva a mezzo email o pec.

In questo modo la controparte non potrà chiederti di svolgere attività aggiuntive dopo che tu avrai consegnato il documento finale.


Come recedere da un contratto di servizio

Come recedere da un contratto di servizio

A volte può succedere che la controparte non abbia rispettato le obbligazioni che nascono dal contratto.

In questo caso si parla di “inadempimento contrattuale”.

La legge (articolo 1453 del codice civile) stabilisce che nei contratti con prestazioni corrispettive, quando uno dei contraenti non adempie le sue obbligazioni, l’altro può a sua scelta chiedere l’adempimento o la risoluzione del contratto.

Se il tuo cliente non ha rispettato gli obblighi contenuti nel tuo contratto di servizio allora potrai chiedere l’adempimento o la risoluzione.

I presupposti per la risoluzione

Prima di chiedere la risoluzione del tuo contratto dovrai verificare che sia presente un presupposto fondamentale e cioè che tra le parti sia sorta una obbligazione.

Questo significa che se non sei in grado di dimostrare che il tuo cliente aveva raggiunto un accordo con te per lo svolgimento del tuo servizio, non avrai la possibilità di provare l’esistenza del rapporto con la controparte.

Di conseguenza, senza la prova sull’esistenza dell’obbligazione, non si sarà il presupposto dell’inadempimento.

Perché è importante questa precisazione?

Perché se chiederai la risoluzione del contratto per inadempimento potrai richiedere alla tua controparte anche il risarcimento del danno.

Questo è un ulteriore motivo per il quale devi possedere un contratto sottoscritto dal cliente, con il quale hai concordato le obbligazioni da svolgere.

L’inadempimento totale o parziale

Per chiedere la risoluzione del contratto per inadempimento è necessario che il tuo cliente non abbia eseguito la sua prestazione.

In questo caso possiamo distinguere due tipologie di “inadempimento”:

  • l’inadempimento totale;
  • l’inadempimento parziale.

L’inadempimento si definisce totale quando il contraente non esegue la sua obbligazione in modo totale.

Invece l’inadempimento si definisce parziale quando il contraente esegue la sua prestazione in modo differente rispetto a quanto concordato nel contratto.

In questo caso si parla di “inesatto adempimento”.

Ti faccio un esempio pratico.

Se il tuo cliente ha deciso di non pagare integralmente il tuo compenso, dopo aver ordinato un servizio di consulenza, allora ti troverai di fronte ad un caso di inadempimento totale.

Se invece il cliente ha deciso di pagare solo parzialmente il tuo compenso (il 50%), allora ti troverai di fronte ad un caso di “inadempimento parziale” o “inesatto adempimento”.

Inadempimento contrattuale

Ci sono 3 criteri principali con cui possiamo classificare l’inadempimento parziale del tuo cliente.

Vediamo quali sono.

1) Criterio quantitativo

L’inadempimento parziale si verifica quando il contraente consegna di meno rispetto agli obblighi contrattuali.

Esempio: dopo lo svolgimento del tuo servizio, il cliente doveva versarti l’importo di 100 euro, e invece versa solo la cifra di 50 euro.

2) Criterio qualitativo

L’inadempimento parziale si verifica quando il contraente consegna un bene diverso rispetto a quanto previsto nel contratto.

Esempio: dopo lo svolgimento del tuo servizio, il cliente doveva versarti l’importo di 100 euro, e invece ti consegna un buono sconto presso il tuo store.

3) Criterio cronologico

L’inadempimento parziale si verifica quando il contraente esegue la sua prestazione in un tempo diverso rispetto a quanto previsto nel contratto.

Esempio: dopo lo svolgimento del tuo servizio, il cliente doveva versarti l’importo di 100 euro entro il termine di 15 giorni, e invece versa il tuo compenso dopo 90 giorni.

Come vedi prima di chiedere la risoluzione del contratto di servizio è importante capire qual è il comportamento che ha determinato l’inadempimento.

Come disdire un contratto di servizio

Una volta che avrai accertato qual è il motivo che ha determinato l’inadempimento del cliente ti consiglio di leggere con attenzione il contratto stipulato con la controparte.

Spesso all’interno dei contratti di servizio possono esserci delle clausole che limitano la responsabilità della controparte o che pongono dei limiti sull’azione di risoluzione.

Questo è il motivo per il quale non ti conviene usare dei modelli di contratto scaricati gratuitamente dal web.

Se hai difficoltà ad analizzare le clausole contenute in un contratto di servizio, chiedi l’aiuto di un legale per verificare come e quando chiedere la risoluzione.

Dopo aver analizzato tutte le clausole contenute nel contratto potrai comunicare la risoluzione al tuo cliente.


Come comunicare la risoluzione

Come comunicare la risoluzione del contratto di servizio

In genere la risoluzione del contratto può essere comunicata tramite lettera raccomandata con avviso di ricevimento o tramite messaggio di posta elettronica certificata (fai attenzione: la semplice email non basta).

Tuttavia devi sapere che la comunicazione di risoluzione del contratto potrebbe non essere sufficiente per definire la controversia con la controparte.

Succede spesso che tra le parti sorgano dei contenziosi giudiziali sulla corretta interpretazione del contratto.

In questo caso sarà necessario attendere la sentenza di un giudice affinché la risoluzione del contratto possa essere rispettata dalla tua controparte.

Sostenere i costi e lo stress di un contenzioso giudiziale può essere molto logorante.

Per questo motivo ti consiglio di sottoscrivere un accordo di risoluzione con il tuo cliente per definire in modo anticipato tutte le eventuali contestazioni sulla risoluzione.

Spesso questa è la soluzione più veloce e vantaggiosa per le parti.

In ogni caso se il tuo cliente non accetta di firmare l’accordo di risoluzione, e contesta il tuo lavoro, potrai comunque comunicare la risoluzione tramite pec, o raccomandata con ricevuta di ritorno, e far valere le tue ragioni davanti al Tribunale.

Quando comunicare la risoluzione

Tuttavia bisogna distinguere il motivo per il quale ti conviene richiedere la risoluzione del contratto.

Se hai già svolto il servizio e il tuo cliente si è reso inadempiente, non sarà necessario chiedere la risoluzione del contratto.

In questo caso potresti chiedere l’adempimento del contratto ed ottenere il pagamento del tuo compenso.

Al contrario, se hai svolto una parte del servizio, ed il tuo cliente si è reso inadempiente sul pagamento integrale della tua attività, comunicare la risoluzione del contratto può essere una buona scelta.

Eccezione di inadempimento: il caso di Luca

Ti fornisco un esempio concreto.

Luca (imprenditore industriale) ha firmato un contratto con l’azienda “Alfa” per lo svolgimento di un servizio di installazione di un macchinario robotico.

Il contratto ha una durata di 5 mesi e prevede che l’azienda “Alfa” versi un compenso mensile a Luca per lo svolgimento del servizio.

Luca ha completato la sua attività nei primi due mesi.

Tuttavia l’azienda “Alfa” ha deciso di non rispettare l’obbligo di pagamento contenuto nel contratto.

Cosa dovrebbe fare Luca?

L’imprenditore non ritiene conveniente continuare ad erogare il servizio senza aver ricevuto il compenso da parte del cliente.

In questo caso però sospendere l’erogazione del servizio, senza fornire alcuna comunicazione alla controparte, potrebbe essere molto pericoloso.

Se Luca decidesse di sospendere lo svolgimento del servizio senza alcun avviso, si renderebbe inadempiente nei confronti della società “Alfa”.

La soluzione migliore in questo caso sarebbe quella di sollevare l’eccezione di inadempimento (articolo 1460 del codice civile).

Eccezione di inadempimento

Infatti sfruttando l’istituto dell’eccezione di inadempimento Luca può rifiutarsi di adempiere la sua obbligazione, se l’altro contraente (la società “Alfa”) non adempie gli obblighi contenuti nel contratto.

Come vedi non è sempre vantaggioso chiedere la risoluzione del contratto.

Prima di prendere una decisione in merito individua il motivo per cui vuoi interrompere il rapporto di collaborazione e chiedi il parere di un legale.


Conclusione

Sei arrivato al termine di questa guida.

Per proteggere il tuo lavoro da possibili contestazioni devi ottenere un contratto di servizio verificato da un legale.

Un buon contratto di servizio ti permette di prevenire il problema dei crediti insoluti.

Non utilizzare dei modelli gratuiti che trovi su Google; le clausole del contratto devono essere personalizzate e adattate alla tua situazione concreta.

Il contratto di servizio può essere uno splendido biglietto da visita che mostri al tuo cliente durante le trattative commerciali.

Grazie al tuo contratto potrai trasmettere maggiore fiducia alla controparte descrivendo con precisione tutti gli aspetti più delicati della transazione.

Contratto di servizio - 3 consigli per evitare errori


Consulenza Legale

Se hai bisogno di un chiarimento

Freccia

PRENOTA UNA CONSULENZA


Autore

Tino Crisafulli

Avvocato • Legal Advisor | Founder di Recupero Legale.

Specializzato in: Crediti • Contratti • Privacy • Tech.

Seguimi su LinkedIn.

Recupero Legale

Le principali testate giornalistiche hanno parlato del nostro studio legale.

Siamo apparsi su: Il Sole 24 Ore, Rai Radio 1, Il Foglio Quotidiano, Libero Quotidiano (e molti altri).

Scopri le nostre pubblicazioni sui media.

Iscriviti al nostro Canale YouTube.

© Tutti i contenuti presenti in questa pubblicazione sono protetti ai sensi della normativa vigente in materia di diritto d’autore. È vietata qualsiasi forma di riproduzione, estrazione, rielaborazione, traduzione, adattamento, distribuzione, memorizzazione o utilizzo, anche parziale, con qualsiasi mezzo e/o tecnologia, ivi inclusi strumenti basati su intelligenza artificiale, senza preventiva autorizzazione scritta dell’autore.

14 Giugno 2020
https://www.recuperolegale.it/wp-content/uploads/2020/06/Contratto-di-servizio-la-guida-definitiva.png 720 1280 Recupero Legale /wp-content/uploads/2017/11/recuper-legale.png Recupero Legale2020-06-14 11:24:472026-06-08 17:04:52Contratto di servizio: la guida definitiva
Pagina 8 di 8«‹678

Ultimi contenuti

  • Recupero crediti con avvocato a Roma: come evitare errori
  • Recupero crediti con avvocato a Milano: come evitare errori
  • Fattura non pagata: la guida definitiva per la tua attività
  • Intervento immobiliare: come sfruttarlo per recuperare un credito
  • Aste giudiziarie: la guida definitiva per imprenditori e investitori
Search Search

CANALI SOCIAL

“LinkedIn” “Youtube”

ULTIMI CONTENUTI

  • Recupero crediti con avvocato a Roma - copertina
    Recupero crediti con avvocato a Roma: come evitare errori1 Giugno 2026 - 7:14
  • Recupero crediti con avvocato a Milano - copertina
    Recupero crediti con avvocato a Milano: come evitare errori25 Maggio 2026 - 7:09
  • Fattura non pagata - copertina
    Fattura non pagata: la guida definitiva per la tua attività11 Maggio 2026 - 7:28

CONTATTI RAPIDI

  • Indirizzo email

  • Numero di telefono

  • Contatto WhatsApp

© Copyright - Recupero Legale ® è un brand dello studio legale Crisafulli & Rossi | avv. Tino Crisafulli - P.IVA 03347840831 | Informativa sulla privacy & Cookie policy
  • Collegamento a LinkedIn
  • Collegamento a Youtube
Scorrere verso l’alto Scorrere verso l’alto Scorrere verso l’alto
Serve aiuto?
1
WhatsApp
Ciao 👋
possiamo aiutarti?
Apri la chat

Inserisci il tuo nome e la tua email
per accedere GRATIS alla nostra community!

Proteggiamo la tua privacy: non cederemo mai i tuoi dati a terzi.

x