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Guida pratica per comprendere la Blockchain

Blockchain: molti ne parlano ma probabilmente non tutti sono riusciti a capire di cosa si tratta.

L’esplosione del Bitcoin e delle criptovalute ha fatto emergere una tecnologia rivoluzionaria che potrebbe cambiare profondamente il mondo del lavoro e del business.

Questa tecnologia si chiama Blockchain e rappresenta il motivo principale del successo delle nuove “criptomonete” digitali.

Che cos’è la Blockchain

Il termine inglese “Blockchain” significa letteralmente “catena di blocchi” e rappresenta un sistema gestionale che registra e convalida delle transazioni su dei blocchi virtuali (“blocks”) collegati tra di loro.

Grazie ad una tecnologia “da pari a pari” (tecnologia “Peer To Peer”) tutti gli utenti che compongono la rete sono legati da un rapporto paritario (“da pari a pari”).

All’interno di questo sistema non esiste un mega capo (o server centrale) che amministra la rete e gestisce le transazioni.

Ti spiego meglio il concetto.

Non esiste il Sig. Blockchain che monitora le transazioni dalla sua scrivania, ma piuttosto è lo stesso sistema informatico che si gestisce in modo autonomo.

Infatti, grazie al contributo di tutti gli utenti il sistema monitora da solo le informazioni  ricevute e le operazioni concluse.

Come è composta la Blockchain

La Blockchain è una rete autonoma composta da blocchi.

Nei singoli blocchi sono contenute le informazioni che permettono di convalidare le transazioni.

Tanti blocchi creano la Blockchain.

Ogni blocco è collegato al precedente attraverso un codice hash, formando così una catena immutabile.

Inoltre, la Blockchain utilizza un sistema distribuito di nodi o partecipanti che verificano le transazioni e raggiungono un consenso sulla validità degli scambi avvenuti.

Questa struttura decentralizzata rende impossibile modificare i dati già registrati senza il consenso della maggioranza dei partecipanti alla rete.

Grazie a queste caratteristiche, la Blockchain offre trasparenza e sicurezza ai processi digitali, rivoluzionando diversi settori come quello finanziario o logistico.


Come funziona la Blockchain

Blockchain - come funziona

Attraverso una procedura cifrata il sistema archivia le informazioni nei blocchi (anche definiti come “registri digitali”) in modo che alcune informazioni siano visibili a tutta la rete.

Le altre informazioni invece sono visibili soltanto da coloro che hanno concluso la transazione.

Questo sistema permette di convalidare le transazioni in modo certo, senza però divulgare tutte le informazioni sensibili che hanno fatto concludere l’affare.

Pertanto, se il sig. Rossi conclude una transazione con il sig. Verdi, nella Blockchain compariranno delle informazioni pubbliche che certificheranno il completamento dell’operazione.

Le notizie più sensibili (identità dei due soggetti o importo della transazione), invece, non compariranno e saranno riservate.

Le informazioni private inserite nei blocchi della catena sono “nascoste” poiché coperte da “crittografia”.

La crittografia è un linguaggio informatico che ha la funzione di “offuscare” un messaggio digitale per impedire la lettura a persone non autorizzate.

Blockchain - blocco

Chi gestisce la Blockchain

La Blockchain è un sistema autonomo che non è gestito da nessun amministratore, ma si aggiorna da solo in tempo reale grazie ad una rete mondiale di archivi digitali (“database network”).

Gli utenti che utilizzano la catena possono aggiornare solo il singolo blocco a cui hanno accesso e non possono manomettere gli altri blocchi già inseriti nel sistema.

Per creare un nuovo blocco è necessario che le transazioni siano verificate e convalidate secondo una particolare procedura.

Come viene convalidata una transazione

Dopo aver stipulato la transazione si genera una chiave segreta “crittografata”.

Per convalidare la transazione è necessario risolvere gli algoritmi crittografici che proteggono la transazione.

Pertanto se il sig. Rossi stipula una transazione con il sig. Verdi, la Blockchain genera un enigma che protegge la transazione.

Per convalidare la transazione e dimostrare che il contratto si è perfezionato, un terzo soggetto, il sig. Bianchi, si occupa di risolvere l’enigma tramite il proprio pc.

Soltanto dopo lo svolgimento di questa attività  la transazione verrà inserita nei blocchi della rete.

In questo esempio il sig. Bianchi svolge il ruolo del “Miner” ovvero il soggetto che si occupa di convalidare la transazione trovando una soluzione alla chiave segreta crittografata.

Il “Miner” (in inglese letteralmente “minatore”) utilizza dei potenti computer di calcolo che gli permettono di risolvere l’enigma crittografato contenuto nella transazione.

In questo modo sarà possibile  generare un nuovo blocco e aggiungerlo alla catena.

La soluzione dell’enigma nella Blockchain

Risolvere l’enigma della transazione significa letteralmente “minare” la Blockchain, ovvero cercare e trovare (come i minatori) la chiave che convalida i nuovi blocchi.

La soluzione dell’enigma all’interno della blockchain funziona attraverso un processo complicato ma sicuro.

Una volta che l’enigma viene proposto, i partecipanti competono per risolverlo utilizzando la propria potenza di calcolo e capacità informatiche.

Ogni tentativo di risoluzione viene registrato nella Blockchain insieme ad altre transazioni, creando così un registro immutabile e pubblico.

Una volta che l’enigma è stato correttamente risolto, la soluzione viene verificata dalla rete distribuita e accettata come valida.

In questo modo il vincitore viene ricompensato con criptovaluta o altri incentivi previsti dal protocollo.

Grazie alla trasparenza e all’immutabilità della blockchain, il sistema garantisce la sicurezza e l’affidabilità del processo senza la necessità di un’autorità centrale

Blockchain - protagonisti transazione

Come funziona il processo di convalidazione

L’utente richiede la convalida di una transazione ed inoltra la richiesta alla Blockchain.

La transazione crittografata finisce in una spazio denominato “Mempool” in cui sono presenti tutte le operazioni che attendono di essere convalidate;

Il Miner pesca nel Mempool e attraverso dei pc molto potenti risolve la chiave crittografata della transazione;

Il Miner convalida la transazione inserendola insieme ad altre transazioni in un nuovo blocco;

Il nuovo blocco viene inserito nella rete e viene aggiunto ai blocchi già esistenti.

Blockchain - come viene convalidata transazione

Per “minare” un blocco dalla Blockchain di Bitcoin (la più famosa criptovaluta) tantissimi Miner si sfidano per convalidare le transazioni degli utenti.

Chi risolve prima la transazione riceve in cambio un certo numero di Bitcoin (monete virtuali).

E’ possibile “minare” un blocco grazie all’utilizzo di computer molto potenti che possiedono una capacità di calcolo molto elevata.

Attività di Mining nella Blockchain

L’attività di mining nella Blockchain rappresenta uno dei processi fondamentali per il mantenimento e la sicurezza della rete digitale.

Attraverso complessi algoritmi matematici, i Miner sono responsabili per la validazione delle transazioni effettuate sulla Blockchain.

I Miner utilizzano potenti calcolatori e risorse computazionali e competono tra loro per risolvere i problemi crittografici e aggiungere nuovi blocchi alla catena di blocchi esistente.

In cambio del proprio lavoro, i Miner ricevono ricompense in criptovaluta o commissioni da parte degli utenti che inviano le transazioni sulla rete.

Grazie all’attività di mining, la Blockchain può garantire un registro immutabile e trasparente delle transazioni decentralizzato e resistente alle frodi ed agli attacchi esterni.

L’attività di “mining” può essere realizzata solo attraverso l’utilizzo di computer molto performanti (non disponibili nella grande distribuzione) che comportano un enorme dispendio di energia elettrica.

Questi requisiti rendono molto difficile e costoso il compito di un Miner.

In genere un solo operatore non è in grado di svolgere autonomamente questa attività.

Per questo motivo sono nate le cosiddette “Mining Pool” o “Mining Farm” ovvero  un insieme di persone che uniscono le proprie risorse per “minare” la Blockchain e risolvere prima degli altri Miners le transazioni da convalidare.

Che beni possono essere coinvolti nelle transazioni della Blockchain

La Blockchain può essere rivoluzionaria poiché permette di creare un registro elettronico che convalida le transazioni di qualsiasi settore.

Esempi sono criptovalute, contratti di vendita, servizi di trasporto, servizi finanziari, votazioni e scrutini, servizi di assistenza sanitaria.

I beni coinvolti nelle transazioni blockchain possono essere sia fisici che digitali, garantendo la tracciabilità e l’inalterabilità delle informazioni relative alla loro provenienza, proprietà e storia.

Grazie alla Blockchain, gli intermediari vengono eliminati dal processo di scambio, riducendo notevolmente i costi operativi e accelerando le operazioni commerciali.

La decentralizzazione della rete Blockchain assicura che le transazioni avvengano in modo autonomo ed efficiente.


Utilizzo della Blockchain: 3 principali vantaggi

Blockchain - utilizzo

La Blockchain rappresenta una rivoluzione nel mondo della tecnologia e dell’economia, offrendo numerosi vantaggi che vanno ben oltre la semplice gestione delle transazioni finanziarie.

Grazie alla sua struttura decentralizzata e immutabile, la blockchain garantisce un livello senza precedenti di sicurezza e trasparenza nelle operazioni online.

Questa tecnologia elimina la necessità di intermediari, riducendo i costi e i tempi delle transazioni.

Inoltre, grazie all’utilizzo dei contratti intelligenti, è possibile automatizzare processi complessi in modo efficiente ed affidabile.

1) Nessun luogo fisico

La Blockchain non ha un luogo fisico ma esiste solo nella rete.

Non esiste nessun edificio o nessun deposito in cui è collocato il server centrale.

Le transazioni avvengono all’interno della rete digitale grazie alla semplice installazione della Blockchain nei computer degli utenti.

2) Nessun gestore

Il registro delle transazioni non deve essere gestito da nessun ente centrale, ma funziona grazie alla partecipazione di tutti gli utenti della rete.

Questa caratteristica rende la Blockchain uno strumento molto versatile con tante finalità di utilizzo.

Da diverso tempo si ipotizza che grazie a questa tecnologica le transazioni economiche potranno essere regolate senza la presenza di intermediari.

3) Difficilissima (se non impossibile) da manomettere

È quasi impossibile manomettere ed alterare il registro delle transazioni.

Le informazioni contenute nella rete si aggiornano in tutti i computer in cui è installata la Blockchain.

Nel caso in cui qualcuno volesse manomettere i dati contenuti nella catena non dovrebbe alterare un unico archivio (server o database) ma dovrebbe modificare il numero totale di blocchi della rete (ovvero centinaia di migliaia di blocchi).

Blockchain Revolution

Tuttavia non è tutto oro quel che luccica.

La “catena di blocchi” è un tema che divide e ci sono molti critici che hanno evidenziato tutti gli aspetti negativi di questa nuova tecnologia.

La rivoluzione è solo all’inizio.


Conclusione

La Blockchain è una tecnologia rivoluzionaria che sta cambiando il modo in cui vengono effettuate le transazioni e conservate le informazioni.

Grazie alla sua struttura decentralizzata e crittografata, la Blockchain offre un livello senza precedenti di sicurezza e trasparenza, eliminando la necessità di intermediari e riducendo i costi operativi.

Questa caratteristica rende la blockchain ideale per settori come le finanze, la logistica, l’assistenza sanitaria e molto altro ancora.

Inoltre, grazie alla tecnologia dei contratti intelligenti, è possibile automatizzare processi complessi in modo efficiente ed affidabile.

Riassunto della guida

Per semplificare la comprensione di questa guida ho preparato un riassunto diviso in un elenco puntato.

Leggi il riassunto qui sotto.

  • La Blockchain è una “catena di blocchi” e rappresenta un sistema gestionale che registra e convalida delle transazioni su dei blocchi virtuali (“blocks”) collegati tra di loro.
  • Le transazioni concluse tramite Blockchain coinvolgono due soggetti che hanno deciso di sfruttare questa tecnologia.
  • Dopo aver concluso la transazione, una figura denominata Miner si occupa di convalidarla.
  • Dopo essere stata convalida, la transazione viene inserita insieme ad altre transazioni in un nuovo blocco.
  • Il blocco che contiene le nuove transazioni convalidate viene inserito nella Blockchain.

Blockchain - come spiegarla a bambino 10 anni


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Tino Crisafulli

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Vendita Immobiliare - copertina

Vendita Immobiliare: introduzione

Se stai pensando di mettere in vendita la tua casa o il tuo appartamento e vuoi ottenere consigli e suggerimenti legali, sei finito/a nel posto giusto.

La vendita di un immobile è un evento che può avere un grande impatto finanziario per la tua vita.

Dovrai prestare molta attenzione su alcune attività fondamentali come la scelta dell’agenzia immobiliare, l’attività di negoziazione con l’offerente e la stipula dell’atto di compravendita.

In questo articolo ti fornirò alcuni consigli per affrontare la vendita immobiliare e per non commettere errori.

Continua a leggere per scoprire tutto sulla vendita di un immobile.

Vendita Immobiliare: il contratto con l’agenzia

La fase del contratto con l’agenzia è cruciale quando si tratta di vendita immobiliare.

Prima di siglare qualsiasi accordo, è importante leggere attentamente tutte le clausole e comprendere i termini stabiliti.

Assicurati che il contratto rifletta gli accordi verbalizzati con chiarezza e precisione.

Verifica sempre le commissioni e le condizioni di pagamento concordate con l’agenzia immobiliare.

È fondamentale essere trasparenti riguardo a tutti i dettagli relativi alla compravendita dell’immobile per evitare spiacevoli sorprese in seguito.

Verifica se il contratto include la durata dell’esclusiva, se prevista.

Valuta attentamente se concedere o meno l’esclusiva all’agenzia immobiliare in base alle tue necessità e preferenze.

Prima di firmare qualsiasi documento legale, è consigliabile consultarsi con un avvocato esperto in diritto immobiliare per verificare la correttezza delle clausole pattuite.

In questo modo potrai tutelare i tuoi interessi durante tutto il processo di vendita immobiliare.

Vendita Immobiliare: concedere o meno esclusiva

Quando si decide di mettere in vendita un immobile, una delle prime decisioni da prendere è se concedere o meno l’esclusiva all’agenzia immobiliare.

Concedere l’esclusiva significa dare a un’unica agenzia il mandato esclusivo di vendere la tua proprietà per un determinato periodo.

Dall’altro lato, non concedere l’esclusiva ti permette di affidare la vendita a più agenzie contemporaneamente.

Questo potrebbe aumentare le possibilità di trovare acquirenti interessati, ma potrebbe anche creare confusione e competizione tra gli agenti.

Prima di decidere se concedere o meno l’esclusiva, valuta attentamente i pro e i contro di entrambe le opzioni.

Considera il livello di impegno che vuoi richiedere all’agenzia e come desideri gestire il processo di vendita della tua proprietà.

Ricorda che sia tu che l’agenzia dovete essere chiari sulle condizioni dell’accordo e su come verranno gestite eventuali offerte provenienti da altri agenti.

Scegli con attenzione ciò che meglio si adatta alle tue necessità e ai tuoi obiettivi nella vendita dell’immobile.

Vendita Immobiliare: cosa fare quando si riceve un’offerta

Quando si riceve un’offerta per la vendita di un immobile, è importante valutare attentamente il testo della proposta.

Inizialmente dovrai verificare se l’offerta rispecchia le tue aspettative economiche e il valore di mercato dell’immobile.

Successivamente accerta se l’offerente possiede o meno la liquidità necessaria per acquistare il bene o se invece dovrà ottenere un mutuo da una banca.

Questo accertamento ti permetterà di individuare in modo approssimativo i tempi di attesa per la definizione dell’affare.

Prima di accettare o rifiutare l’offerta, ti consiglio di richiedere un supporto ad un legale specializzato in diritto immobiliare al fine di controllare se il documento che hai ricevuto presenta o meno delle condizioni favorevoli.

Questo passo aiuterà a ottenere una visione più chiara della situazione e delle possibili conseguenze.

In caso di offerte multiple, è necessario gestire la situazione con attenzione e trasparenza nei confronti degli acquirenti coinvolti.

La comunicazione aperta e onesta può prevenire malintesi o controversie future.

Prenderti il tempo necessario per valutare tutte le opzioni disponibili e per analizzare eventuali profili di rischio.

Questo comportamento ti permetterà di scegliere la soluzione migliore per il tuo benessere economico.


Vendita Immobiliare e Negoziazione

Vendita Immobiliare e Negoziazione

La vendita di un immobile coinvolge diversi soggetti e consiste in una complessa negoziazione che porta alla conclusione di un contratto tra acquirente e venditore.

In questa transazione, i soggetti coinvolti includono solitamente:

  • il proprietario dell’immobile;
  • l’agente immobiliare;
  • il potenziale acquirente;
  • eventualmente anche un avvocato o un notaio.

Il proprietario dell’immobile ha il compito di fornire informazioni dettagliate sull’immobile in vendita e accettare o respingere eventuali offerte ricevute.

L’agente immobiliare gioca un ruolo fondamentale nella mediazione tra le parti interessate, fornendo consulenza su valore di mercato dell’immobile e agevolando le trattative tra le parti.

Il potenziale acquirente deve presentare l’offerta all’acquirente per l’acquisto del bene.

Infine, l’avvocato può essere coinvolto per concludere la trattativa mediante la redazione dei documenti legali necessari per cristallizzare l’accordo tra le parti.

In alcuni casi può essere utile coinvolgere anche un notaio, per trascrivere un eventuale contratto preliminare.

Adesso vediamo nel dettaglio le fasi principali e i documenti da utilizzare nel corso della negoziazione.

La proposta d’acquisto

La proposta d’acquisto è il documento sottoscritto da un soggetto interessato all’acquisto dell’immobile.

Il documento deve includere i dettagli dell’offerta, come il prezzo offerto e le condizioni di pagamento.

Ti consiglio di analizzare la proposta d’acquisto con il supporto di un avvocato specializzato in diritto immobiliare.

Dopo aver analizzato la proposta, potrai decidere se accettarla così com’è, respingerla o negoziare determinati aspetti.

È fondamentale comunicare chiaramente con l’acquirente e argomentare in modo costruttivo il motivo dell’eventuale rifiuto.

In questo modo potrai raggiungere un accordo soddisfacente per entrambe le parti senza compromettere i rapporti con l’offerente.

Prima di prendere una decisione definitiva sulla proposta d’acquisto, ti consiglio di valutare l’affidabilità del soggetto interessato all’acquisto dell’immobile.

Dal punto di vista giuridico l’accettazione della proposta d’acquisto equivale alla sottoscrizione di un contratto preliminare.

Pertanto prima di accettare l’offerta assicurati di aver analizzato tutti i risvolti legali della futura vendita immobiliare.

La fase di negoziazione dopo l’offerta

Dopo aver ricevuto un’offerta per la vendita del tuo immobile, si entra nella fase cruciale delle negoziazioni.

In questo momento è fondamentale mantenere la calma e valutare attentamente ogni dettaglio dell’offerta ricevuta.

Durante le trattative, è importante essere flessibili ma anche determinati nel perseguire i propri obiettivi.

Potrebbero esserci punti su cui essere disposti a cedere e altri su cui invece non intendi scendere a compromessi.

La comunicazione con l’acquirente o il suo intermediario gioca un ruolo chiave in questa fase.

Chiarire eventuali dubbi o richieste può aiutare a trovare un accordo soddisfacente per entrambe le parti.

Ricorda che le negoziazioni possono richiedere tempo e pazienza.

È normale confrontarsi più volte prima di arrivare a una conclusione definitiva.

Resta sempre aperto al dialogo e alla possibilità di trovare soluzioni alternative che possano favorire la buona riuscita della transazione immobiliare.

Il Punto di Caduta

Nelle trattative contrattuali il “punto di caduta” rappresenta il limite massimo oltre il quale le parti non sono più disposte a trattare.

Il termine “caduta” rappresenta la soglia entro cui il volere delle parti rimane in equilibrio senza cadere o venire meno.

Nell’ambito della vendita immobiliare il “punto di caduta” potrebbe essere l’importo minimo che il venditore è disposto a ricevere per la vendita del bene.

Analogamente il “punto di caduta” potrebbe essere la cifra che un acquirente è disposto a pagare per l’acquisto dell’immobile.

Trovare questo punto critico è fondamentale per concludere con successo la transazione.

Tuttavia la fase di negoziazione è molto delicata, poiché un comportamento sbagliato potrebbe compromettere i rapporti con il potenziale acquirente.

Una strategia efficace consiste nel condurre una ricerca accurata sul mercato immobiliare locale.

In questo modo potrai valutare i prezzi delle proprietà simili nella zona e potrai valutare le tendenze sui prezzi di compravendita.

Inoltre, è importante avviare un dialogo costruttivo con la controparte manifestando chiaramente i punti su cui non sei disposto a cedere.

Una comunicazione aperta e trasparente con l’acquirente ti permetterà di negoziare in modo equo con l’acquirente.

Solo attraverso un approccio collaborativo e rispettoso si può giungere a un accordo soddisfacente senza compromettere la relazione tra le parti.

Vendita Immobiliare: la documentazione da fornire all’acquirente

In caso di accettazione della proposta, dovrai preparare accuratamente la documentazione da fornire all’acquirente.

Questo passaggio è cruciale per garantire che le successive attività si svolgano senza intoppi.

In primo luogo, assicurati di avere a disposizione la documentazione relativa alla tua proprietà, come planimetrie aggiornate, certificati energetici e catastali.

Assicurati di avere in regola tutta la documentazione legale necessaria per la vendita dell’immobile.

Tra i documenti da esibire figurano:

  • il titolo di proprietà dell’immobile;
  • i documenti che attestano l’esistenza di eventuali vincoli (es. servitù di passaggio);
  • l’ispezione ipotecaria o un altro documento da cui sia possibile dimostrare la presenza o meno di ipoteche;
  • le ultime planimetrie depositate presso il catasto.

È importante anche essere pronti a fornire una risposta alle domande degli acquirenti in merito ad alcuni aspetti determinanti per la futura vendita.

Le domande più frequenti dell’acquirente

Di solito, durante la trattativa di vendita, le domande più frequenti dell’acquirente di un immobile riguardano:

  • le informazioni riguardo il vicinato;
  • la presenza o meno di posti auto nella zona in cui si trova il bene;
  • la quantificazione delle spese condominiali se l’immobile si trova in un condominio.

Nella mia esperienza ho visto saltare molte trattative dopo che l’acquirente ha ottenuto una risposta alle superiori domande.

Assicurati di aver chiarito ogni aspetto concreto riguardante l’abitazione per evitare fraintendimenti durante il processo di acquisto.

Infine, non dimenticare di organizzare tutti i tuoi documenti in modo ordinato e accessibile per semplificare la consultazione da parte degli acquirenti potenziali.

Una buona preparazione della documentazione può fare davvero la differenza nella riuscita della vendita del tuo immobile, poiché trasmette più fiducia e autorevolezza.

Anche in questo caso è utile chiedere il supporto di uno studio legale specializzato in diritto immobiliare.

Gestire i rapporti con l’acquirente tramite l’intermediazione di un avvocato potrebbe agevolarti moltissimo per concludere la vendita.


Vendita Immobiliare e Contratti

Vendita Immobiliare e Contratti - documenti

Per vendere un immobile, è necessario predisporre diversi documenti legali fondamentali.

Prima di tutto, occorre redigere un preliminare di vendita, che è un accordo preliminare tra acquirente e venditore che stabilisce le condizioni generali dell’acquisto dell’immobile.

In questo documento vengono definiti i dettagli e le condizioni sulla futura vendita.

Successivamente, si procede alla stipula del contratto definitivo di vendita, che rappresenta l’accordo finale e vincolante tra le parti coinvolte.

È importante comprendere la differenza sostanziale tra preliminare e contratto definitivo per identificare le diverse fasi procedurali della vendita immobiliare.

Vediamo adesso i documenti legali principali da redigere per formalizzare il trasferimento del bene.

Stipula del contratto preliminare

La stipula del contratto preliminare è un passo fondamentale nel processo di vendita immobiliare.

In questa fase, acquirente e venditore si impegnano formalmente a concludere l’operazione.

Il contratto preliminare contiene tutte le clausole pattuite tra le parti, come il prezzo di vendita, la data di consegna dell’immobile e le modalità di pagamento.

È importante che entrambe le parti siano ben consapevoli delle condizioni stabilite nel contratto preliminare.

Prima della firma, ti consiglio di analizzare il documento per assicurarti che tutte le clausole siano corrispondenti al reale volere delle parti.

In caso di dubbi o ambiguità, è meglio richiedere un confronto con la controparte prima di procedere con la stipula.

Una volta firmato il contratto preliminare, entrambe le parti sono vincolate agli accordi stabiliti.

È essenziale rispettare i tempi e gli obblighi previsti nel documento per evitare controversie future.

La corretta redazione del contratto può contribuire a una transizione più fluida verso la conclusione definitiva della compravendita.

Vendita Immobiliare: caparra confirmatoria

La caparra confirmatoria è la somma di denaro versata dall’acquirente al momento della firma del contratto preliminare, a conferma della serietà delle intenzioni nell’acquisto dell’immobile.

La caparra confirmatoria costituisce una garanzia per entrambe le parti.

Per il venditore rappresenta un’impegno più concreto da parte dell’acquirente, mentre per quest’ultimo è una prova della volontà di procedere all’acquisto.

È importante stabilire preventivamente l’importo e le modalità di restituzione della caparra in caso di recesso da parte dell’una o dell’altra parte.

In caso di inadempimento contrattuale da parte dell’une delle parti, la caparra può essere considerata come risarcimento danni.

Pertanto, è fondamentale redigere un accordo dettagliato che regoli tutte le condizioni relative alla caparra confirmatoria al fine di evitare controversie future.

L’articolo 1385 del codice civile stabilisce che se ci si attiene al contratto, la caparra deve essere restituita o dedotta dal pagamento dovuto.

In particolare se la parte che ha versato la caparra (l’acquirente) non adempie, l’altro (il venditore) può risolvere il contratto e trattenere la caparra.

Tuttavia, se è l’altra parte (il venditore) a non adempiere, allora l’acquirente può recedere dal contratto e richiedere il doppio della caparra come risarcimento.

Pertanto prima di firmare un contratto preliminare e accettare una caparra, verifica se non ci sono ostacoli per la stipula del contratto di compravendita.

Ti ricordo che accettare una proposta d’acquisto (e il versamento di una somma a titolo di caparra) produce gli stessi effetti giuridici della firma di un contratto preliminare.

Vendita Immobiliare: stipula dell’atto di compravendita

Durante la vendita di un immobile, uno dei passaggi cruciali è la stipula dell’atto di compravendita.

Questo momento segna la fase finale della trattativa e la conseguente vendita da parte del venditore in favore dell’acquirente.

Nell’atto di compravendita vengono specificati tutti i dettagli della transazione tra i quali:

  • il prezzo concordato;
  • le modalità di pagamento;
  • le eventuali clausole aggiuntive;
  • la data di consegna delle chiavi.

La presenza di un notaio per la stipula dell’atto è una condizione obbligatoria prevista dalla legge.

In questo modo il notaio, in qualità di pubblico ufficiale, potrà garantire che la compravendita sia trascritta e che entrambe le parti siano tutelate legalmente.

È importante leggere attentamente ogni clausola presente nel contratto prima di firmare per evitare spiacevoli sorprese.

Una volta che l’atto viene firmato da entrambe le parti e dal notaio, diventa un documento ufficiale che attesta il trasferimento della proprietà dall’ex proprietario al nuovo acquirente.

In questo modo si conclude formalmente il processo di vendita immobiliare prima della successiva fase della trascrizione dell’atto nei registri pubblici.

Trascrizione dell’atto di compravendita

Una volta che l’atto di compravendita è stato firmato da entrambe le parti coinvolte nella transazione immobiliare, è necessario procedere con la trascrizione dell’atto.

L’atto di trasferimento viene trascritto nei Pubblici Registri Immobiliari e in particolare nella Conservatoria del luogo in cui si trova l’immobile.

Questa fase è fondamentale perché garantisce la pubblicità legale dell’avvenuta compravendita e conferisce certezza giuridica agli acquirenti.

La trascrizione dell’atto di compravendita comporta il pagamento di imposte ipotecarie e catastali calcolate in base al valore dell’immobile venduto.

Una volta effettuato il pagamento, il Notaio procede con gli adempimenti necessari per ottenere la registrazione ufficiale del trasferimento di proprietà.

Dopo aver completato la trascrizione, l’acquirente diventa ufficialmente il nuovo proprietario dell’immobile e può godere pienamente dei diritti ad esso associati.

È importante assicurarsi che tutte le formalità siano state effettuate correttamente per evitare eventuali complicazioni future legate alla proprietà dell’immobile.

In caso di dubbi o incertezze riguardo alla trascrizione dell’atto di compravendita, ti consiglio di farti assistere da un professionista del settore immobiliare o un notaio esperto in materia.

La corretta esecuzione di questa fase finale della vendita immobiliare contribuisce a garantire una transizione senza intoppi tra vecchio e nuovo proprietario.

Spese dopo la vendita dell’immobile

Dopo aver completato la vendita dell’immobile, devi essere consapevole che potresti essere obbligato a pagare alcune spese in una fase successiva.

Mi riferisco alle spese relative alle utenze domestiche (bollette della luce, acqua o gas) fino alla data di vendita del bene.

Molte volte l’importo delle bollette viene comunicato in una fase successiva al trasferimento dell’immobile e gravano sul precedente proprietario (fino alla data di avvenuta compravendita).

Inoltre tra le principali spese ci sono anche:

  • le imposte sulla compravendita;
  • le eventuali commissioni dell’agenzia immobiliare;
  • i costi notarili per la trascrizione dell’atto di compravendita.

Potresti dover affrontare altri oneri come quelli legati alla cancellazione del mutuo o alle spese di istruttoria della banca che estingue il finanziamento.

Assicurati di pianificare attentamente il budget per queste spese in modo da evitare sorprese sgradevoli una volta conclusa la vendita dell’immobile.


Conclusione

La vendita immobiliare è un processo complesso che richiede lo svolgimento di diverse attività e il coinvolgimento di determinate figure professionali.

Il contratto con l’agenzia immobiliare e la negoziazione con l’acquirente sono attività molto delicate che possono fare sorgere controversie.

Molte persone sottovalutano la mole di lavoro necessaria per portare a termine con successo una transazione immobiliare.

Senza la giusta preparazione, è difficile individuare i potenziali rischi e le complicazioni che possono insorgere lungo il cammino.

È fondamentale ricevere supporto legale qualificato durante tutto il processo di vendita di un immobile.

In questo modo potrai verificare che tutti i documenti sono correttamente compilati e che tutte le clausole contrattuali siano legalmente valide.

Senza l’aiuto di un esperto nel settore legale, si possono verificare errori costosi o controversie legali in seguito alla conclusione dell’affare.

Inoltre, non bisogna mai sottovalutare l’importanza della raccolta dei documenti relativi alla proprietà in vendita.

I certificati urbanistici, le visure catastali, le relazioni tecniche sono documenti essenziali per garantire la trasparenza e la correttezza della compravendita.

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Tino Crisafulli

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Precetto casi di efficacia - copertina

Precetto: introduzione

Se sei prossimo all’avvio di un pignoramento, il precetto è lo strumento che dovrai utilizzare per recuperare il tuo credito.

Con questo documento, è possibile intimare il pagamento al debitore prima di avviare l’esecuzione forzata.

Scopri di più su come il precetto può aiutarti a tutelare i tuoi interessi finanziari.

Se sei alla ricerca di un modo rapido ed efficace per recuperare un credito, il precetto potrebbe essere la risposta alle tue esigenze.

Precetto: definizione

Il precetto è un atto giudiziario emesso da un avvocato che consente di ottenere il pagamento di un debito in modo rapido ed efficace.

Si tratta di documento legale che viene utilizzato per la fase che precede l’esecuzione forzata ed è disciplinato dall’articolo 480 del codice di procedura civile.

La definizione precisa del precetto è quella di un provvedimento con cui si intima al debitore di adempiere all’obbligazione entro un termine stabilito, minacciando l’esecuzione forzata in caso di mancato pagamento.

In pratica, si tratta di una sorta di avvertimento formale che mette il debitore sotto pressione per saldare il debito.

Grazie al precetto, il creditore può agire in tempi brevi e con costi contenuti per ottenere quanto gli spetta.

Questo strumento legale permette quindi di accelerare i tempi e aumentare le probabilità di successo nel recupero crediti.

Differenze tra Atto di Precetto e Diffida

Quando si tratta di recuperare un credito, è importante comprendere le differenze tra l’atto di precetto e la diffida.

L’atto di precetto è un atto legale che precede la notifica di un atto di pignoramento, e serve a intimare il pagamento del debito entro dieci giorni dalla notifica.

Si può ricorrere al precetto quando il creditore vanta già una sentenza o un titolo esecutivo contro il debitore.

Diversamente, la diffida è una comunicazione informale inviata dal creditore al debitore per sollecitare il pagamento senza dover necessariamente avviare un procedimento giudiziario.

La diffida non ha valore legale come il precetto.

Mentre il precetto implica l’avvio di azioni legali in caso di mancato pagamento entro i termini stabiliti, la diffida è più una richiesta formale senza conseguenze immediate sul fronte legale.

Solitamente la diffida viene inviata prima di avviare il contenzioso giudiziario necessario per la creazione del titolo esecutivo (decreto ingiuntivo o sentenza).

Tuttavia nessuna norma di legge vieta al creditore di inviare una diffida prima dell’avvio di un pignoramento, al fine di avviare una trattativa stragiudiziale di recupero con il debitore.

È importante valutare attentamente quale strada intraprendere in base alla situazione specifica e alle tempistiche desiderate per ottenere il recupero del credito.

Gli elementi del Precetto

In conformità di quanto previsto dall’articolo 480 del codice di procedura civile, il precetto deve contenere le seguenti informazioni:

  • i dettagli delle parti coinvolte;
  • la data di notifica del titolo esecutivo (se notificato separatamente);
  • la trascrizione completa del titolo esecutivo su cui è fondato il credito (quando è richiesto dalla legge);
  • l’avvertimento che il debitore ha la possibilità di risolvere la sua situazione di sovraindebitamento tramite l’intervento di un organismo specializzato o di un professionista nominato dal tribunale;
  • la residenza o l’elezione del domicilio del creditore nel comune in cui ha sede il Giudice competente per l’esecuzione.

In assenza degli elementi essenziali prescritti dalla legge, il precetto può essere opposto tramite atto di citazione o ricorso da presentare presso il Tribunale o il Giudice Competente.

In quali casi si può notificare un precetto

Il precetto può essere notificato in diversi casi per recuperare un credito insoluto.

Innanzitutto, è possibile notificare un precetto quando si ha a disposizione un titolo esecutivo, come ad esempio una sentenza o decreto ingiuntivo.

Questo strumento legale offre la possibilità di avviare rapidamente le procedure di recupero del credito.

Il precetto può essere utilizzato anche in caso di cambiale esecutiva o assegno, a condizione che ricorrano alcune condizioni previste dalla legge.

Sebbene sia un atto che precede l’avvio dell’esecuzione forzata, il precetto può essere utile anche nei casi in cui vi sia urgenza nel recuperare il credito.

Grazie alla sua intimazione formale (che preannuncia l’avvio di un pignoramento), il precetto rappresenta uno strumento efficace per ottenere quanto dovuto senza dover affrontare lunghi iter burocratici.

Termine di efficacia del precetto

Il termine di efficacia del precetto è di 90 giorni, che iniziano a decorrere dopo la sua notificazione (come prevede l’articolo 481 del codice di procedura civile).

In caso di opposizione a precetto il termine viene sospeso e continua a decorrere nuovamente dopo la definizione del giudizio di opposizione.

Una volta notificato il precetto al debitore, quest’ultimo ha 10 giorni di tempo per adempiere al pagamento o opporsi.

In caso contrario, scaduto tale termine, sarà possibile procedere con l’esecuzione forzata.

È importante tenere presente che il precetto ha una durata limitata nel tempo e bisogna agire tempestivamente per non rischiare la prescrizione del credito.

Il mancato rispetto dei termini potrebbe comportare la necessità di dover notificare nuovamente il precetto.

Per massimizzare le probabilità di successo nella fase esecutiva è fondamentale rispettare i tempi stabiliti dalla legge.

Infatti, una corretta gestione dei termini può fare la differenza tra il recupero effettivo del credito e l’insuccesso dell’azione intrapresa.

Quando è efficace per recupere un credito

Quando si tratta di recuperare un credito in modo efficace, il precetto può essere uno strumento potente a disposizione dei creditori.

Il precetto è particolarmente utile quando si ha già un titolo esecutivo, come ad esempio una sentenza passata in giudicato o un atto notarile.

Una volta notificato il precetto, questo il debitore sarà messo “in mora” per il pagamento del debito.

Inoltre grazie a questo strumento il creditore potrà esercitare una pressione psicologica sulla controparte chiedendo di agire entro 10 giorni dalla notifica del documento.

In caso di mancato adempimento da parte del debitore entro tale termine, il creditore potrà procedere con l’esecuzione forzata dei beni del debitore.

Il ricorso al precetto può quindi accelerare significativamente i tempi per ottenere il recupero del credito e evitare lunghi e costosi procedimenti giudiziari.

Tuttavia, è fondamentale assicurarsi che tutti i requisiti formali siano rispettati correttamente durante la fase di notifica del precetto per garantirne l’efficacia della successiva azione esecutiva.

Quando conviene avviare un pignoramento

Quando si trova di fronte a un debitore che non ha adempiuto agli obblighi di pagamento, può essere necessario valutare se convenga procedere con il pignoramento dei beni.

Questa azione può essere presa in considerazione quando altri tentativi di recupero del credito sono risultati infruttuosi.

Prima di avviare un pignoramento, è importante valutare attentamente la situazione finanziaria del debitore e la tipologia dei beni posseduti.

Bisogna assicurarsi che i beni siano sufficienti per saldare il debito e che siano aggredibili attraverso l’azione esecutiva.

L’avvio della procedura di pignoramento presenta dei costi e tempi burocratici da considerare prima di procedere.

È fondamentale pianificare ogni passo con cura e affidarsi a professionisti esperti in diritto dell’esecuzione per evitare errori che potrebbero rallentare il recupero del credito.

L’avvio di un pignoramento deve essere una decisione ponderata e motivata dalla reale possibilità di recuperare il credito in modo efficace ed efficiente.

Bisogna valutare attentamente i pro e i contro prima di intraprendere questa strada legale.


Conclusione

Ricorrere al precetto può essere un’arma efficace per recuperare un credito in modo rapido ed efficiente.

Questo strumento legale offre la possibilità di agire prontamente contro il debitore moroso.

Tuttavia, è fondamentale valutare attentamente la situazione e agire con prudenza per massimizzare le probabilità di successo.

In alcuni casi, potrebbe essere vantaggioso avviare una procedura di pignoramento dopo aver emesso il precetto, soprattutto se sussistono rischi che il debitore possa disporre dei propri beni o trasferirli a terzi.

Consultarsi con un professionista del settore legale può aiutare a pianificare la strategia migliore per ottenere il recupero del credito nel minor tempo possibile.

Ricorda sempre che ogni situazione è unica e richiede un approccio personalizzato.

Con una corretta pianificazione e l’assistenza di esperti qualificati, è possibile utilizzare il precetto in modo efficace per proteggere i tuoi interessi finanziari e garantire il recupero dei crediti dovuti.

Precetto - elementi essenziali


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Crediti deteriorati - copertina

Crediti deteriorati: introduzione

Crediti deteriorati: da qualche anno questo termine viene largamente utilizzato dai media per descrivere la crisi del sistema bancario italiano.

Ti sei mai chiesto quali sono i principali motivi che hanno messo in ginocchio le Banche italiane?

In molti rispondono con le solite motivazioni.

L’Euro, le direttive restrittive della Banca Centrale Europea, la recessione, il vincolo del 3% previsto dal patto di stabilità.

Il sistema bancario è stato costretto a ridurre gli investimenti nell’economia italiana a causa di diversi fattori: i crediti deteriorati sono probabilmente il motivo principale.

Che cos’è il credito deteriorato

Secondo i nuovi criteri suggeriti dalla Banca D’Italia, il credito si definisce “deteriorato” quando il debitore non esegue il pagamento entro il periodo di 90 giorni.

Tale termine decorre dalla data di scadenza della transazione.

Facciamo un esempio: il sig. Rossi deve restituire alla Banca la somma di 10 euro entro la data del 01.01.2024.

Il credito si considererà deteriorato quando, decorsi 90 giorni,  il sig. Rossi non avrà ancora pagato 10 euro alla Banca (in questa pagina abbiamo descritto in modo approfondito il processo di deterioramento del credito).

Il credito deteriorato viene anche definito come credito “NPL” o credito “NPE”.

La sigla NPL indica le iniziali delle parole “Non Performing Loan” (“prestito non performante”).

La sigla “NPE” , invece, indica le iniziali della parole “Non Performing Exposure” (“esposizione non performante”).

Crediti Deteriorati - quando si considera

Crediti deteriorarti: le tipologie

Secondo le più recenti indicazioni della Banca d’Italia, i crediti deteriorati si distinguono in tre tipologie:

  • esposizioni scadute (past due);
  • inadempienze probabili (utp – unlikely to pay);
  • sofferenze defaultet.

Nelle esposizioni scadute (past due), il debito è scaduto e non viene pagato per oltre 90 giorni.

Nella seconda tipologia di crediti deteriorati invece rientrano le inadempienze probabili (utp – unlikely to pay=.

In questi casi il debito è scaduto e il creditore ipotizza che probabilmente il debitore non pagherà l’obbligazione.

In inglese la frase “unlikely to pay” significa letteralmente “improbabile che paghi”.

Infine rientrano nella terza categoria le sofferenze.

In questi casi il debito è scaduto e il debitore si trova in uno stato di insolvenza, cioè in uno stato di crisi duraturo che impedisce di soddisfare il creditore.

Per lo svolgimento dell’attività di credit managment è molto importante individuare il grado di anzianità del credito (cd. “aging”).

Infatti, valutare l’aging del credito consente di programmare la migliore strategia di recupero per ottenere il pagamento del debitore e velocizzare i tempi di incasso.

Tale attività è necessaria in caso di due diligence, finalizzata all’acquisto di crediti, o in caso di analisi del portafoglio post acquisizione.

Se vuoi approfondire il tema, guarda il video qui sotto.

Perché i crediti deteriorati mettono in crisi le banche italiane

I crediti deteriorati rappresentano un peso economico significativo sul bilancio delle istituzioni finanziarie, riducendo la loro capacità di erogare nuovi prestiti e investire nei mercati.

L’aumento dei crediti deteriorati comporta una maggiore pressione sui margini di profitto delle banche, compromettendo la loro stabilità finanziaria a lungo termine.

Inoltre, la gestione inefficace di questi crediti può causare tensioni con le autorità di vigilanza e portare a sanzioni che danneggiano ulteriormente la reputazione dell’istituto bancario.

Crediti deteriorati e crisi bancaria: i 4 motivi principali

I crediti deteriorati rappresentano una minaccia significativa per le banche italiane, poiché mettono a rischio la loro stabilità finanziaria e operativa.

La crescente presenza di questi crediti problematici ha generato preoccupazioni tra gli istituti bancari e gli analisti del mercato, creando un clima di incertezza e instabilità.

La necessità di risolvere questo problema è diventata prioritaria per evitare conseguenze potenzialmente devastanti sull’economia italiana.

Esistono quattro motivi principali per cui i crediti deteriorati mettono in crisi le banche.

I crediti deteriorati costituiscono un mancato guadagno 

I crediti deteriorati costituiscono un mancato guadagno per la Banca.

Il motore principale dell’attività bancaria è costituita dall’erogazione di servizi bancari (ad esempio i contratti di finanziamento).

Tuttavia il mancato pagamento del servizio bancario entro il termine di scadenza genera una minusvalenza e dunque una sofferenza bancaria.

Il mancato guadagno generato da una sofferenza bancaria riduce il flusso di denaro incassato dall’istituto di credito.

In questo modo diminuiscono i fondi con cui la Banca può finanziare le imprese e le famiglie nell’economia reale.

Le Banche italiane si sono riorganizzate riducendo il numero di crediti insoluti.

Tuttavia siamo ancora lontani dalla risoluzione del problema.

Secondo le ultime statistiche della BCE (bollettino n. 8/2023) a partire dal secondo trimestre 2023 i crediti deteriorati delle banche sono aumentati notevolmente.

I crediti deteriorati obbligano la banca a trattenere delle riserve

Secondo quanto prevede la legge, una Banca che possiede crediti deteriorati è obbligata a trattenere delle somme che vengono definite “riserve”.

Tali somme non potranno essere utilizzate per nessuna operazione bancaria e saranno destinate a coprire le perdite dei crediti deteriorati.

Nel 2018 la BCE ha richiesto a tutte le banche europee di aumentare gli accantonamenti sui crediti NPL fissando dei parametri più severi rispetto agli anni passati.

L’obbligo di copertura per i crediti deteriorati è vincolante per tutte le banche dell’UE e si applica ai prestiti concessi a partire dal 26 aprile 2019 (“livelli minimi di primo pilastro”).

Il periodo di copertura totale dei crediti deteriorati  varia da tre anni per le esposizioni non garantite a nove anni per le esposizioni garantite da immobili.

La progressione dei tassi di copertura dipende dal tipo di garanzia sottostante e dal numero di NPL iniziale di una banca.

I crediti deteriorati sono ceduti con difficoltà

Sebbene l’Italia sia stata definita come il “supermercato degli NPL”, le Banche riscontrano spesso delle difficoltà nella cessione dei crediti deteriorati.

Gli investimenti in questo settore stanno crescendo e moltissimi fondi stranieri hanno acquistato i crediti in sofferenza delle principali banche italiane.

Tuttavia la richiesta di acquisto è ancora troppo bassa rispetto alle aspettative delle Banche, poiché il sistema di cessione è troppo opaco e con poche regole conosciute.

Per l’investitore medio non è semplice reperire le informazioni giuste per valutare la solidità della Banca cedente e per valutare correttamente i crediti oggetto di cessione.

Per ovviare a questo problema la BCE ha proposto l’introduzione di una piattaforma digitale che possa rendere la cessione dei crediti NPL più trasparente.

Tale sistema renderebbe più facile lo scambio delle informazioni tra i vari investitori e permetterebbe alle Banche di cedere con maggiore facilità i crediti deteriorati.

L’obiettivo principale dei finanziatori, infatti, è quello di acquisire maggiori informazioni possibili sull’asset oggetto dell’investimento.

In Italia ci sono costi di recupero alti e tempi di recupero lunghi

Il credito deteriorato può essere convertito in denaro tramite l’attività di recupero crediti stragiudiziale o giudiziale.

Tuttavia secondo le ultime indicazioni fornite dalla BCE in Italia le spese giudiziali di recupero crediti sono le più alte d’Europa.

Il motivo di questa differenza non è dovuto ai compensi che le Banche devono riconoscere agli studi legali incaricati dell’attività di recupero.

Infatti, i compensi dei legali italiani invece sono tra i più bassi in Europa.

E’ dovuto, invece, ai tributi e alle spese “vive” che un creditore deve versare allo Stato per recuperare il credito in via giudiziale.

Inoltre l’eccessiva durata dei processi esecutivi italiani (in particolare le esecuzioni immobiliari) impedisce alle Banche di recuperare i crediti in sofferenza in tempi celeri.


Conclusione

I crediti deteriorati costituiscono una minaccia diretta alla stabilità finanziaria poiché compromettono la capacità delle banche di erogare nuovi prestiti.

La gestione complessa di tali crediti, accompagnata da sforzi considerevoli per recuperare il  loro valore, comporta un aumento dei costi operativi.

Inoltre, la necessità di costituire adeguate riserve per affrontare le perdite potenziali limita ulteriormente la capacità delle banche di gestire le proprie risorse in modo ottimale.

L’unica soluzione per le banche afflitte da crediti deteriorati è quella di cedere tali attività patrimoniali in modo tempestivo ed efficiente.

Attraverso la cessione dei crediti deteriorati la Banca realizza immediatamente un incasso parziale, svincola le riserve economiche accantonate, e trasferisce a terzi il rischio di recupero del credito.

Crediti deteriorati - motivi crisi


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Ammissione al Passivo: introduzione

Se vanti un credito nei confronti di una società fallita, l’ammissione al passivo può aiutarti nel percorso di recupero.

Si tratta di un procedimento giuridico che consente ai creditori di far valere i propri crediti nei confronti dell’impresa fallita.

L’ammissione al passivo nel procedimento concorsuale di fallimento è un istituto disciplinato dall’articolo 93 della Legge Fallimentare.

La norma stabilisce che per richiedere il riconoscimento di un credito nel giudizio è necessario presentare una domanda almeno trenta giorni prima dell’udienza fissata per l’esame dello stato passivo.

L’ammissione al passivo può essere proposta anche nel caso in cui il creditore chieda la restituzione o la revoca di beni mobili e immobili del soggetto fallito.

Forma della domanda

Il ricorso di ammissione al passivo deve essere inviato all’indirizzo di posta elettronica certificata del curatore indicato nell’avviso ai creditori (articolo 92 della Legge Fallimentare).

L’atto può essere sottoscritto dal creditore e deve essere accompagnato dai documenti che dimostrano l’esistenza del diritto di credito o del diritto del terzo che chiede la restituzione del bene.

Il creditore deve fornire i seguenti elementi nel ricorso:

1) l’indicazione della procedura nella quale si chiede l’ammissione;

2) le informazioni personali del creditore;

3) la determinazione della somma che si intende inserire nel passivo, oppure una descrizione dettagliata del bene che si richiede di recuperare o rivendicare;

4) una breve esposizione dei fatti e degli elementi di diritto che sostengono la richiesta;

5) l’indicazione di un titolo di prelazione del credito (se esistente);

6) l’indirizzo email certificato dove ricevere tutte le comunicazioni relative alla procedura, con l’onere di comunicare al curatore qualsiasi variazione.

Il ricorso è considerato inammissibile se uno dei requisiti menzionati ai precedenti numeri 1), 2), 3) e 4).

Cosa succede dopo il deposito

Dopo il deposito della domanda di ammissione al passivo, il Tribunale esamina tutti i debiti dell’azienda e stabilisce quali creditori hanno diritto a essere soddisfatti con le risorse disponibili.

Si tratta di uno strumento giuridico che richiede grande precisione nella raccolta della documentazione presentata.

Succede spesso che alcuni crediti non siano ammessi al passivo fallimentare per assenza di adeguate prove documentali.

La ricostruzione del rapporto tra creditore e società fallita è essenziale durante questo processo, poiché qualsiasi errore potrebbe compromettere il recupero dei crediti.

È importante seguire le indicazioni che vengono fornite dal Curatore Fallimentare nell’avviso che informa l’esistenza del giudizio.

Ammissione al Passivo e Sentenza di Fallimento: differenze

Quando si parla di ammissione al passivo e sentenza di fallimento, è importante comprendere le differenze tra i due istituti giuridici.

La sentenza di fallimento rappresenta la decisione di un Tribunale che dichiara l’incapacità dell’azienda a onorare i propri debiti.

Dopo la sentenza si avvia un processo di liquidazione dei beni per soddisfare i creditori.

La sentenza di fallimento è un momento cruciale che segna la fine dell’attività imprenditoriale e l’avvio di una procedura concorsuale le cui regole vengono stabilite dalla legge fallimentare.

L’ammissione al passivo riguarda la fase iniziale del procedimento fallimentare, in cui i creditori possono presentare le proprie richieste di pagamento al tribunale competente.

In seguito sarà possibile stabilire quali debiti verranno inclusi nello stato passivo dell’azienda dichiarata fallita.

È fondamentale distinguere tra questi due istituti poiché riguardano momenti processuali differenti.

Dal punto di vista cronologico la sentenza di fallimento precede l’ammissione al passivo, poiché conferma ufficialmente lo stato critico dell’impresa.

L’ammissione al passivo identifica una fase giudiziale più avanzata, poiché grazie alla sua presentazione determina quali crediti potranno essere soddisfatti durante il procedimento.

Lo Stato Passivo

Quando si parla di “Stato Passivo” (o Progetto di Stato Passivo) in un procedimento di fallimento, ci si riferisce all’elenco completo dei creditori che hanno diritto a essere soddisfatti con i beni dell’impresa insolvente (come disciplinato dall’articolo 95 della Legge Fallimentare).

Questo documento è essenziale per stabilire l’entità del debito complessivo e pianificare il recupero delle risorse disponibili.

Nello Stato Passivo vengono indicati non solo i creditori privilegiati e chirografari (i creditori che non vantano privilegi), ma anche le eventuali controversie riguardanti crediti contestati o dubbi.

La presentazione dello Stato Passivo durante la procedura di fallimento è un passaggio cruciale per garantire trasparenza e equità nei confronti dei creditori coinvolti.

Essere inclusi correttamente nello Stato Passivo può influenzare direttamente le possibilità di recupero dei crediti vantati contro il soggetto fallito.

Ammissione al Passivo: termine per il deposito

L’ammissione al passivo rappresenta una tappa fondamentale per la partecipazione al giudizio fallimentare.

Ma quanto tempo si ha a disposizione per depositare la propria istanza?

Il termine per il deposito dell’ammissione al passivo è quello di 30 giorni prima dell’udienza fissata per l’esame dello stato passivo (così come indicato dall’articolo 93 della Legge Fallimentare).

È fondamentale rispettare tempi e modalità previsti, poiché un ritardo potrebbe comportare conseguenze negative sulle possibilità di recupero dei crediti.

Per completare tutto l’iter burocratico e assicurare la corretta presentazione della domanda è necessario consultare la documentazione trasmessa dal Curatore.

La tempistica nel processo di ammissione al passivo può variare anche in base alle eventuali contestazioni presentate da altri creditori o soggetti interessati.

Pertanto, è essenziale essere pronti ad affrontare eventuali opposizioni con solide prove documentali.

Ammissione al Passivo: come evitare errori

L’ammissione al passivo in un procedimento di fallimento è un’attività molto tecnica che richiede adeguata preparazione giuridica.

Uno degli errori più comuni è quello di non compilare in modo accurato e completo la documentazione necessaria che prova l’esistenza del diritto di credito.

Unitamente al ricorso devono essere allegate tutte le fatture

È importante prestare attenzione ai termini e alle scadenze previste dalla legge per l’ammissione al passivo, poiché il mancato rispetto di tali tempistiche può comportare conseguenze negative sull’attività di recupero.

Inoltre, è essenziale verificare attentamente i crediti da ammettere al passivo, per assicurarsi che siano effettivamente dovuti e documentati in modo idoneo.

Prospettive di recupero nel Fallimento

Le prospettive di recupero in un fallimento possono variare in base al numero di creditori e al volume dell’attivo.

Dopo l’ammissione al passivo, è importante valutare attentamente le relazioni periodiche redatte dal Curatore per monitorare l’andamento della procedura.

Uno degli aspetti cruciali riguarda la liquidazione dei beni dell’azienda in fallimento.

Attraverso una corretta gestione e valorizzazione degli asset aziendali, è possibile ottenere risorse finanziarie da destinare alla copertura dei debiti pendenti.

La negoziazione con i creditori può rappresentare un’opportunità di incasso per la procedura.


Conclusione

In definitiva, l’ammissione al passivo è uno strumento fondamentale per partecipare al giudizio fallimentare.

È importante conoscere le differenze tra i vari istituti giuridici per individuare correttamente le fasi progressive della procedura.

Il supporto legale di un professionista specializzato in diritto fallimentare può aumentare le probabilità di recupero nei confronti di un soggetto fallito.

Nei casi in cui il credito non potrà essere incassato sarà possibile sfruttare lo strumento della defiscalizzazione per ridurre il carico fiscale.

Con una corretta gestione della documentazione e il rispetto dei termini processuali, sarà possibile essere ammessi nello stato passivo e monitorare l’andamento della procedura.

Ammissione al Passivo forma della domanda - lista


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Trascrizione del Pignoramento Immobiliare - copertina

Trascrizione del Pignoramento Immobiliare: introduzione

Se sei un creditore in cerca di garanzie, la trascrizione del pignoramento immobiliare potrebbe essere una mossa fondamentale da considerare.

Nel caso in cui non sia possibile recuperare il credito in via stragiudiziale sarà necessario valutare la possibilità di avviare un contenzioso giudiziale.

Se il credito è di importo sufficientemente alto, il pignoramento immobiliare può costituire una buona soluzione per ottenere il pagamento del debitore.

Tuttavia prima di procedere in questa direzione devi verificare se la controparte possiede degli immobili.

In seguito dovrai accertare se i beni del debitore sono gravati da ipoteche di altri creditori.

In questo articolo ti spiegherò quali vantaggi può offrire la trascrizione del pignoramento immobiliare.

Iniziamo subito.

Finalità della Trascrizione

La trascrizione del pignoramento immobiliare è un atto giuridico che serve a garantire i diritti di un creditore su un immobile di un debitore inadempiente.

Quando viene promossa questa procedura, il diritto del creditore sul bene diventa opponibile a terzi, offrendo una maggiore sicurezza nella soddisfazione del credito.

Grazie alla trascrizione, il creditore ha la possibilità di ottenere priorità nel soddisfacimento dei propri crediti rispetto ad altri eventuali creditori.

Questo significa che in caso di vendita forzata dell’immobile pignorato, il ricavato sarà utilizzato per saldare prima il debito vantato dal creditore che ha effettuato la trascrizione.

La trascrizione impedisce al debitore di disporre liberamente dell’immobile soggetto a pignoramento senza prima soddisfare il proprio obbligo nei confronti del creditore.

Tale vincolo rende più difficile per il debitore eludere le proprie responsabilità e favorisce una maggiore tutela dei diritti del soggetto che ha effettuato il pignoramento.

Trascrizione del Pignoramento Immobiliare: definizione

La trascrizione del pignoramento immobiliare è un atto giuridico che comporta l’iscrizione di un vincolo su un immobile a seguito di una procedura esecutiva.

Questo processo serve a garantire il soddisfacimento dei crediti vantati dal creditore attraverso la vendita forzata dell’immobile pignorato.

Una volta effettuata la trascrizione, l’immobile diventa indisponibile per il debitore e non può essere alienato o gravato senza aver preventivamente estinto il debito oggetto del pignoramento.

Si tratta quindi di una misura restrittiva che limita le possibilità di alienazione del proprietario dell’immobile.

Grazie a questa procedura, si garantisce al creditore maggiore tutela e possibilità di soddisfazione dei propri diritti patrimoniali.

Trascrizione del Pignoramento Immobiliare: conseguenze giuridiche

La trascrizione del pignoramento immobiliare è un atto giuridico di estrema importanza che comporta diverse conseguenze legali.

Una volta effettuata la trascrizione, l’immobile viene ufficialmente vincolato e non può essere venduto o ipotecato senza rispettare le condizioni stabilite dalla legge.

Le conseguenze giuridiche della trascrizione riguardano sia il debitore che il creditore coinvolti nella procedura di esecuzione forzata.

Per il debitore si verifica la perdita del pieno controllo sull’immobile oggetto di pignoramento e la limitazione delle possibilità di disporne liberamente.

Dall’altra parte, per il creditore, la trascrizione rappresenta una garanzia più solida per recuperare il credito vantato in caso di insolvenza da parte del debitore.

In questo modo, si crea una tutela maggiore nei confronti dei creditori e si favorisce un maggior grado di certezza nell’esecuzione delle procedure legali.

È fondamentale comprendere appieno le implicazioni giuridiche della trascrizione del pignoramento immobiliare prima di intraprendere tale azione legale, poiché essa può avere ripercussioni significative sulle parti coinvolte nel processo.

Pignoramento e Ipoteca: differenze

È importante distinguere la differenza tra ipoteca e pignoramento immobiliare.

In particolare, da un lato, l’ipoteca è un diritto reale di garanzia che consente al creditore di avere un privilegio sul bene ipotecato senza trasferirne la proprietà.

Dall’altro lato, il pignoramento immobiliare comporta la vendita forzata del bene per soddisfare il debito contratto dal debitore.

Prima di procedere con la trascrizione del pignoramento immobiliare, è fondamentale verificare l’esistenza di eventuali creditori ipotecari.

Infatti i creditori ipotecari hanno priorità nel soddisfacimento del proprio credito rispetto ai creditori chirografari (ovvero quelli che non hanno iscritto ipoteca).

La corretta comprensione delle differenze tra i due strumenti giuridici ti aiuterà a prevenire potenziali contestazioni future da parte dei soggetti coinvolti nell’esecuzione forzata.

Benefici per il creditore

La trascrizione del pignoramento immobiliare porta significativi benefici al creditore. Questo provvedimento garantisce al creditore il diritto di soddisfazione del proprio credito attraverso la vendita forzata dell’immobile pignorato.

Una volta effettuata la trascrizione, il creditore ottiene priorità rispetto ad altri creditori non garantiti sullo stesso bene. Questa priorità aumenta le possibilità di recuperare l’importo dovuto in tempi più rapidi e con maggiore sicurezza.

I benefici per il creditore derivanti dalla trascrizione del pignoramento immobiliare includono quindi una tutela più efficace dei propri interessi patrimoniali e una maggiore probabilità di recupero del credito in caso di insolvenza da parte del debitore.

Infine, grazie alla trasparenza offerta dalla trascrizione, il procedimento contribuisce a creare un ambiente giuridico più equo e regolamentato per tutte le parti coinvolte nella situazione debitoria.

Trascrizione del Pignoramento Immobiliare: quando conviene effettuarla

La trascrizione del pignoramento immobiliare può essere conveniente per il creditore nel momento in cui si vuole garantire il soddisfacimento del proprio credito attraverso la vendita all’asta dell’immobile che appartiene a un debitore insolvente.

La trascrizione consente di avviare l’iter giudiziario di pignoramento.

Effettuare la trascrizione del pignoramento immobiliare può essere utile quando hai accertato che il debitore possiede beni immobili di buon valore, che possano essere aggiudicati in asta immobiliare.

Prima di promuovere un pignoramento è importante valutare attentamente i costi della procedura e il possibile scenario di incasso.

In questo modo potrai accertare se questa procedura è la soluzione più adeguata per garantire il recupero del credito.

In genere conviene effettuare la trascrizione del pignoramento immobiliare quando l’immobile del debitore non è gravato da ipoteche o diritti di prelazione.

Tuttavia, è fondamentale rivolgersi a consulenti legali specializzati nella valutazione di immobili da pignorare prima di intraprendere questa strada, al fine di valutare tutte le opzioni disponibili e prendere decisioni informate.


Conclusione

La trascrizione del pignoramento immobiliare è un importante strumento legale che consente al creditore di tutelare i propri interessi in caso di insolvenza del debitore.

Attraverso questa procedura, il creditore ha la possibilità di garantirsi il recupero del credito vantato tramite l’ipoteca sull’immobile del debitore.

È fondamentale comprendere le implicazioni giuridiche, i costi e i benefici derivanti dal pignoramento immobiliare per agire nel rispetto della legge e raggiungere l’obiettivo di recupero.

La trascrizione del pignoramento immobiliare rappresenta uno strumento essenziale nel contesto delle procedure esecutive e una solida garanzia per i creditori.

Questa soluzione può favorire il recupero dei crediti e può aumentare le probabilità di incasso.

Trascrizione del Pignoramento Immobiliare - cosa fare - schema


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Prestito Personale tra amici o familiari

Come recuperare un credito derivante da prestito personale

Hai concesso un prestito personale a un amico o a un familiare e adesso la restituzione tarda ad arrivare?

So bene quanto possa essere complicato gestire una situazione del genere.

Non hai ancora ricevuto il pagamento e non sai come comportarti.

Inoltre questa situazione può persino compromettere un rapporto personale importante.

In questo articolo ti suggerirò le regole da seguire per recuperare un credito fondato su prestito personale e ti spiegherò come affrontare al meglio i problemi più delicati.

Preparati a scoprire tutti i segreti per gestire questa situazione.

Iniziamo subito.

Definizione di prestito personale

Il prestito personale è una pratica comune tra amici o familiari che coinvolge la concessione di denaro senza l’intermediazione di istituti finanziari.

In altre parole, si tratta di un accordo informale in cui una persona presta del denaro a un’altra persona, solitamente per scopi personali.

Questo tipo di prestito (disciplinato dall’articolo 1813 del codice civile) non deve essere confuso con i prestiti bancari o finanziari regolamentati da leggi specifiche.

Nel caso del prestito personale, le condizioni e i termini sono stabiliti direttamente tra le parti coinvolte, spesso verbalmente o tramite scrittura privata.

È importante tenere presente che il prestito personale può generare conflitti all’interno dei rapporti interpersonali se non vengono chiariti preventivamente gli accordi e le modalità di rimborso.

Pertanto, è consigliabile definire chiaramente tutti gli aspetti dell’accordo prima di procedere con il trasferimento del denaro.

Le regole da seguire per recuperare un prestito personale

Recuperare un prestito personale da un amico o familiare può essere complicato, ma è importante seguire alcune regole per gestire la situazione nel modo migliore.

Innanzitutto, cerca di mantenere sempre una comunicazione chiara e trasparente con il debitore.

Spiega il tuo punto di vista per trovare una soluzione che possa soddisfare entrambe le parti.

Una regola fondamentale è quella di monitorare sul calendario (anche tramite applicazioni online) la data di scadenza per la restituzione del prestito.

Se la controparte ha problemi a restituire l’importo pattuito, richiedi di formulare un’offerta formale in cui siano indicate le nuove modalità di pagamento.

E’ importante che la negoziazione tra le parti possa essere provata da documenti scritti.

In questo modo avrai delle prove tangibili nel caso in cui dovessero sorgere controversie future riguardanti il recupero del credito.

Le prove documentali da custodire

Quando si tratta di un prestito personale tra amici o familiari, è importante tenere traccia di tutte le prove documentali relative alla transazione.

Questi documenti possono essere fondamentali nel caso in cui si verifichi una controversia o se sia necessario recuperare il credito.

Una delle prime cose da fare è conservare eventuali ricevute di pagamento che dimostrino l’avvenuto versamento dei soldi prestati.

Le ricevute devono contenere informazioni come la data di accredito e l’eventuale firma della persona che ha effettuato il bonifico.

Ti consiglio di conservare tutti i messaggi, le email o qualsiasi altro tipo di comunicazione che dimostri l’accordo tra te e il debitore.

Queste prove scritte possono essere utilizzate per dimostrare le condizioni pattuite e le tempistiche concordate.

Inoltre, è importante conservare eventuali documenti firmati dalle parti coinvolte che attestino l’accordo sul prestito personale, come ad esempio un contratto o una scrittura privata.

In questo modo sarà possibile provare l’esistenza della transazione comprensiva di tutti i dettagli concordati tra le parti.

Contratto o scrittura privata: le differenze per il prestito personale

Quando si tratta di prestiti personali tra amici o familiari, è essenziale definire le modalità e i termini del prestito in modo chiaro sin dall’inizio.

In questo contesto, la scelta tra un contratto ufficiale e una semplice scrittura privata può fare la differenza.

Un contratto formale per un prestito personale include dettagli specifici come l’importo prestato, il tasso di interesse (se applicabile), il piano di rimborso e le eventuali garanzie richieste.

Questa documentazione ufficiale offre maggiore protezione legale a entrambe le parti coinvolte nel prestito.

D’altra parte, una scrittura privata è meno formale ma comunque importante per definire formalmente gli accordi presi tra amici o parenti riguardanti il prestito.

Anche se potrebbe non avere lo stesso peso legale di un contratto o atto notarile, una scrittura privata può essere utile in caso di eventuali controversie.

Indipendentemente dalla forma prescelta, è fondamentale che la scrittura privata sia redatta con cura e precisione per evitare malintesi o fraintendimenti.

La chiarezza nei dettagli è essenziale per garantire che entrambe le parti rispettino gli accordi stabiliti.

Cosa dice la Cassazione

Secondo una recente sentenza della Corte di Cassazione (Cass. n. 8829/2023), la prova di esistenza di un contratto di prestito personale può essere fornita non solo attraverso la presentazione del documento contrattuale.

Infatti il creditore potrà esibire in giudizio prova che dimostrino la presenza di elementi circostanziali come:

  • l’indicazione della causale dei bonifici (effettuati dal creditore verso il debitore);
  • l’assenza di risposte alle richieste di pagamento fuori dal processo.

Inoltre, secondo la giurisprudenza di legittimità (Cass. n. 4232/2023), nel contratto di prestito personale esistono alcune caratteristiche peculiari:

  • il pagamento delle rate non può considerarsi scaduto prima della scadenza dell’ultima rata;
  • la prescrizione del diritto al rimborso della somma prestata inizia a decorrere dalla data di scadenza dell’ultima rata;
  • la prescrizione quinquennale disciplinata dall’articolo 2948 del codice civile non si applica agli interessi stabiliti nel piano di ammortamento (ove concordato tra le parti).

Come avviare una trattativa stragiudiziale

Una trattativa stragiudiziale è un passo essenziale nel tentativo di recuperare un prestito personale da amici o familiari.

Ricorda che la comunicazione assertiva è fondamentale per raggiungere un accordo soddisfacente per entrambe le parti coinvolte.

Avviare un contenzioso giudiziale non sempre è la strada più efficace per recuperare un credito insoluto.

Prima di avviare un contenzioso è necessario analizzare la situazione debitoria della controparte e quantificare le spese da sostenere.


Conclusione

Per recuperare un credito derivante da un prestito personale senza compromettere i rapporti con la controparte, è fondamentale adottare una strategia risolutiva e diplomatica.

Innanzitutto, è consigliabile instaurare un dialogo aperto e costruttivo con il debitore, cercando di raggiungere un accordo amichevole che possa soddisfare entrambe le parti.

Nel caso in cui non fosse possibile trovare una soluzione e si rendesse necessario intraprendere azioni legali, è importante valutare quantificare le spese legali da sostenere per evitare costi eccessivi.

Ti consiglio di consultare preventivamente un professionista del settore per quantificare in modo accurato i costi ed evitare che l’attività di recupero risulti antieconomica.

Prestito Personale tra amici o familiari - consigli


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Mediazione Civile - motivi - copertina

Mediazione Civile: come avviarla per il recupero di un credito

Nel settore del recupero crediti, la mediazione civile costituisce uno strumento alternativo e vantaggioso rispetto alle tradizionali procedure giudiziarie

La mediazione civile si presenta come un mezzo flessibile e informale che consente alle parti di trovare delle soluzioni su misura in base alle proprie necessità.

La presenza di un mediatore facilita il dialogo tra le parti in conflitto, incoraggiando la collaborazione e la ricerca di soluzioni condivise al di fuori delle aule di Tribunale.

La Mediazione Civile: definizione

La mediazione civile è un processo extragiudiziale volto a risolvere controversie tra le parti coinvolte, con l’assistenza di un mediatore neutrale e imparziale.

L’istituto giuridico della mediazione civile è stato introdotto per alleggerire il carico di lavoro dei tribunali e favorire la definizione stragiudiziale dei contenziosi.

In alcuni casi la mediazione è obbligatoria: la legge, infatti, prevede che in certe materie (quelle considerate più “litigiose”) la parte che intende promuovere una causa civile ha l’obbligo di avviare la mediazione prima dell’instaurazione del contenzioso.

Se hai intenzione di rivolgerti ad un giudice per definire una controversia ricorda che dovrai avviare obbligatoriamente la mediazione nella seguenti materie:

  • condominio;
  • diritti reali;
  • divisione;
  • successioni ereditarie;
  • patti di famiglia;
  • locazione;
  • comodato;
  • affitto di aziende;
  • risarcimento del danno derivante dalla circolazione di veicoli e natanti;
  • risarcimento del danno derivante da responsabilità medica;
  • risarcimento del danno derivante da diffamazione con il mezzo della stampa o con altro mezzo di pubblicità;
  • contratti assicurativi, bancari e finanziari.
  • associazione in partecipazione.
  • franchising;
  • opera;
  • rete;
  • somministrazione;
  • società di persone;
  • subfornitura.

Strumento poco utilizzato

Dopo la sua introduzione (avvenuta con il decreto legislativo n. 28/2010) la mediazione è uno strumento poco utilizzato.

Molti operatori del diritto hanno manifestato scetticismo su questo istituto, poiché ritenuto poco utile per ridurre il carico di contenziosi pendenti.

La conseguenza è che soltanto in pochi casi la mediazione è avviata come primo strumento di risoluzione alternativa delle controversie.

In effetti in alcune città d’Italia avviare una mediazione è un’attività molto fastidiosa, poiché richiede lo svolgimento di diversi adempimenti burocratici che mandano in tilt anche il più paziente degli avvocati.

In ogni caso la mediazione civile può rappresentare uno strumento alternativo di recupero e può permetterti di ricevere il pagamento in tempi più celeri rispetto ad una causa giudiziale.


I vantaggi della Mediazione Civile per il recupero di un credito

Mediazione Civile - i vantaggi

La mediazione civile si presenta come uno strumento di grande utilità nell’attività di recupero crediti.

Grazie a questo istituto le parti coinvolte possono negoziare in modo collaborativo, raggiungendo soluzioni su misura che tengano conto delle specifiche esigenze.

L’utilità della mediazione civile consiste nella sua capacità di offrire uno spazio equo e collaborativo in cui si possono cercare soluzioni condivise, riducendo notevolmente i tempi e i costi associati al processo di recupero.

L’istituto della mediazione civile consente di evitare i lunghi e onerosi percorsi giudiziali, promuovendo invece un dialogo costruttivo che favorisce l’attività di recupero del tuo credito.

Di seguito voglio suggerirti tre motivi per cui conviene avviare una mediazione civile per recuperare un credito.

1) Rafforza la tua posizione davanti al Giudice

Se vuoi recuperare un credito attraverso un’azione legale, e hai deciso di non avviare una mediazione volontaria, il Giudice potrebbe comunque richiederti di esperire il tentativo.

Capita molte volte che nel corso dei contenziosi civili il Giudice ordini alle parti di avviare una mediazione anche se il giudizio non ricade nelle materie obbligatorie.

Lo scopo della magistratura è quello di diminuire il numero di contenziosi pendenti, esortando così le parti a transigere la controversia in mediazione.

Se hai già promosso una mediazione civile prima di instaurare la causa, e la mediazione si è conclusa senza la comparizione della tua controparte, il Giudice potrebbe valutare positivamente il tuo comportamento.

In questo modo stai dimostrando che avevi voglia di transigere la controversia prima di avviare la causa, ma la mancata comparizione del debitore ti ha costretto a rivolgerti al Giudice.

In molti casi, se dimostrerai di aver tentato una mediazione alla quale il tuo avversario non si è presentato, le possibilità di vittoria nel giudizio potrebbero aumentare moltissimo.

2) I costi di avvio della Mediazione sono bassi

Se decidi di avviare una mediazione, devi sapere che le spese da versare in favore dell’Organismo sono piuttosto basse rispetto ai costi di una causa giudiziale.

Se il tuo credito è inferiore a 1.000,00 (mille) euro le spese di avvio ammontano ad 40,00 (quaranta) euro.

Se invece il tuo credito è superiore a 50.000,00 (cinquantamila) euro, o se il valore della controversia è indeterminato. le spese che dovrai versare ammontano ad 110.00,00 euro (come indicato dall’art. 32 del Regolamento Ministeriale n. 150/2023).

Se il debitore si presenterà al primo incontro e deciderà di proseguire la trattativa, dovrai versare un compenso all’Organismo in base all’esito del procedimento.

Se invece la controparte dovesse ignorare il tuo invito alla mediazione, allora non dovrai versare ulteriori somme oltre a quelle sostenute per l’avvio.

Se intendi promuovere un contenzioso cerca di capire se il Tribunale al quale ti rivolgerai è veloce nella trattazione della causa.

Nei fori meno virtuosi, nei quali i contenziosi durano più a lungo, avviare una mediazione può essere una scelta saggia.

Le spese di avvio sono basse e forse il tuo debitore potrebbe convincersi a sedersi al tavolo delle trattative.

3) I costi di registrazione dell’Accordo di Mediazione sono bassi

Se raggiungi un accordo con la controparte durante la mediazione, potrai beneficiare di un’importante agevolazione fiscale.

Infatti tutti i provvedimenti giudiziali di condanna (sentenze o decreti ingiuntivi) sono soggetti alla tassazione da parte dello Stato.

Tuttavia il provvedimento finale che definisce la mediazione (verbale di mediazione) ti permetterà di sfruttare una deroga molto vantaggiosa.

Il verbale contenente l’accordo di conciliazione è esente dall’imposta di registro entro il limite di valore di 100.000,00 (centomila) euro, altrimenti l’imposta è dovuta per la parte eccedente.

Quando la mediazione si conclude senza l’accordo al primo incontro, le parti non sono tenute a corrispondere importi ulteriori (come prevede l’art. 17 del Decreto Legislativo n. 28/2010).

Diversamente se ottieni un provvedimento giudiziale di condanna, l’imposta che dovrai pagare sarà sicuramente più alta.

Un consiglio: prima di avviare una causa civile verifica se il Tribunale in cui devi presentare la domanda è veloce nella trattazione dei contenziosi.

Un sistema giudiziario celere è una garanzia di giustizia per i creditori insoddisfatti.

Tuttavia se il Tribunale è troppo lento nella definizione del procedimento, valuta seriamente di transigere prima la controversia.

La mediazione potrebbe essere uno strumento utile.


Conclusione

La mediazione civile è un mezzo efficace per recuperare un credito poiché offre molti vantaggi sia al creditore sia al debitore.

Attraverso la mediazione le parti potranno dialogare in modo costruttivo con l’aiuto di un Mediatore, al fine di raggiungere in tempi più celeri un accordo sul pagamento del credito insoluto.

Pertanto, la mediazione contribuisce a garantire rapidità ed efficienza all’attività di recupero crediti, e può ridurre i costi che dovresti sostenere se decidi di avviare un contenzioso giudiziario.

Mediazione Civile - i motivi per avviarla


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Fallimento società di capitali - copertina

Fallimento Società di Capitali: cosa fare e come conviene comportarsi

Il fallimento di una società di capitali è un evento complesso che può avere implicazioni significative per i creditori coinvolti.

Le società di capitali sono entità giuridiche create con lo scopo di condurre attività commerciali e possono assumere forme come le società per azioni (S.p.A.) o le società a responsabilità limitata (S.r.l.).

Le società di capitali si differenziano dalle società di persone, come le società in nome collettivo (S.n.c.) o le società in accomandita semplice (S.a.s.), in quanto il patrimonio delle società di capitali è distinto dal patrimonio dei soci (che possono essere sia persona fisiche sia persone giuridiche, ovvero altre società).

Infatti in caso di debiti contratti da una società di capitali, il creditore potrà procedere contro quest’ultima colpendo il patrimonio societario e non già il patrimonio dei singoli soci.

Questo principio si definisce “autonomia patrimoniale”.

Recuperare un credito da una società di capitali che è stata dichiara fallita può essere complesso, ma non è impossibile.

Nel corso della mia esperienza professionale sono riuscito a raggiungere dei risultati molto vantaggiosi da questa situazione delicata.

Per questo motivo voglio fornirti alcuni consigli da seguire se vuoi recuperare un credito da una società di capitali fallita o prossima al fallimento.

Iniziamo subito.

1) Analizza il Bilancio della Società

Per prima cosa ti suggerisco di analizzare il bilancio della Società.

Il bilancio è l’insieme dei documenti contabili che certifica lo stato patrimoniale e finanziario di un’impresa.

Il bilancio di esercizio è un documento pubblico che puoi scaricare dal Registro Imprese.

Attraverso l’esame del bilancio puoi scoprire a quanto ammonta l’importo dei debiti dell’impresa e se quest’ultima rischia il fallimento.

2) Verifica chi sono i Soci

Verifica chi sono i soci dell’impresa e come è diviso il capitale sociale.

Per completare questo accertamento ti consiglio di estrarre una visura camerale della società di capitali.

Identificare i soci dell’impresa ti consentirà di effettuare un’analisi molto dettagliata della tua controparte.

In questo modo potrai programmare la strategia di recupero più efficace e potrai verificare si ci sono i presupposti per promuovere un’azione legale nei confronti dei soci.

3) Ottieni maggiori informazioni sulle attività passate

Effettua degli accertamenti e cerca di ottenere tutte le informazioni sulle attività passate della società di capitali.

Per prima cosa puoi esaminare i debiti che sono presenti nel bilancio dell’impresa per capire da dove ha origine l’esposizione debitoria.

In seguito effettua un’indagine patrimoniale per capire quali sono i beni di proprietà della società di capitali.

In questo modo potrai accertare la consistenza del patrimonio della tua controparte e potrai verificare come comportarti per recuperare il tuo credito.

Se l’impresa possiede dei beni immobili, il recupero del tuo credito potrebbe essere più semplice.

Tuttavia prima di ipotizzare un possibile successo dovrai verificare il numero dei creditori della società di capitali in fallimento.

4) Richiedi assistenza legale per il Fallimento

Dopo aver accertato che la società di capitali è sottoposta a un fallimento, ti consiglio di richiedere assistenza a un avvocato specializzato in credit management.

In questo modo potrai conoscere tutte le informazioni sulla procedura concorsuale e potrai stimare un’eventuale data di incasso.

Infatti il tuo legale potrà contattare il Curatore Fallimentare per chiedere se è stato emesso lo “stato passivo” e per verificare se vi sono prospettive di recupero.

Lo “stato passivo” è un atto processuale, che viene emesso nel corso del giudizio e che include l’elenco di tutti i debiti che la società ha accumulato fino al momento del fallimento.

Dall’esame dello “stato passivo” potrai verificare l’ammontare dei debiti accumulati dalla società fallita e potrai stabilire l’ordine di priorità dei crediti.

5) Presenta la domanda di ammissione al passivo

Dopo aver verificato lo stato passivo, potrai presentare la domanda di ammissione nel corso del fallimento.

La domanda di ammissione (disciplinata dall’art. 93 della Legge Fallimentare) è un atto con cui il creditore comunica al tribunale l’entità del credito vantato nei confronti della società fallita e ne chiede l’inserimento nello stato passivo.

All’interno della domanda dovrai descrivere i fatti e gli elementi di diritto su cui si fonda il tuo credito e che costituiscono il motivo per presentare la tua richiesta.

Insieme alla domanda dovrai esibire tutti i documenti che dimostrano l’esistenza e la validità del tuo credito (es. fatture, contratti sottoscritti con la società fallita, eventuali atti giudiziari di condanna, come sentenze e/o decreti ingiuntivi).

Una volta presentata la domanda di ammissione al passivo, il tribunale fallimentare valuterà e verificherà le tue richieste dei creditori per assicurarsi che siano legittime e conformi alla legge fallimentare.

Gli organi della procedura potrebbero richiederti ulteriori informazioni o prove, prima di decidere se accettare o respingere la richiesta di insinuazione.

In caso di accoglimento della domanda, il tuo credito verrà incluso nello stato passivo del fallimento e verrà considerato per il pagamento durante il processo di liquidazione.


Conclusione

Prima di avviare un’azione legale nei confronti di una società di capitali effettua un’indagine patrimoniale e legale sulla controparte.

Nel caso in cui l’impresa abbia maturato numerosi debiti, il rischio di apertura del fallimento è molto concreto.

Se la società di capitali è stata sottoposta a una procedura fallimentare, il recupero del tuo credito sarà più difficile ma non sarà impossibile.

Per non commettere errori ti consiglio di chiedere il parere di uno specialista di credit management per elaborare una strategia di recupero efficace.

Alcuni giudizi di fallimento si possono concludere con un riparto e con una distribuzione di denaro nei confronti dei creditori.

Fallimento società di capitali - consigli


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Pignoramento della Pensione: consigli per non commettere errori

Il pignoramento della pensione è una forma di pignoramento utilizzata come strumento di recupero crediti.

Il pignoramento della pensione si effettuata tramite un pignoramento presso terzi in cui il terzo pignorato è l’INPS (Istituto Nazionale della Previdenza Sociale).

Grazie a questo strumento il creditore può ottenere il pagamento del suo credito insoluto attraverso l’accantonamento di una porzione della pensione del debitore.

L’ordine di pagamento in favore del creditore è eseguita grazie ad un provvedimento del Tribunale, denominato “ordinanza di assegnazione”, nel quale il terzo pignorato è autorizzato a prelevare una quota specifica dalla pensione del debitore.

Il procedimento inizia con la notifica formale al debitore di un atto di pignoramento presso terzi, nel quale è contenuto l’avvertimento che si procederà con la notifica nei confronti del soggetto che eroga la pensione (ovvero l”INPS).

Successivamente, al termine del giudizio, il Giudice indicherà quale percentuale dalla pensione del debitore, detratto il minimo vitale, ovvero la somma che la legge considera impignorabile per garantire al pensionato un’esistenza dignitosa.

Tuttavia non sempre il pignoramento della pensione si rivela uno strumento vantaggioso.

In alcuni casi l’importo pignorabile di una pensione è molto basso e i costi di avvio della causa giudiziale potrebbero rendere antieconomica questa soluzione.

Per questo motivo voglio fornirti alcuni consigli da seguire se vuoi recuperare un credito tramite il pignoramento della pensione.

1) Analisi Patrimoniale

Prima di avviare il pignoramento, effettua un’analisi patrimoniale sul debitore.

Conoscere in anticipo quali sono i beni pignorabili della controparte ti aiuterà ad elaborare una strategia di recupero efficace.

2) Verifica sulla presenza di ulteriori Creditori

Nel corso dell’indagine patrimoniale verifica se il debitore ha maturato altri debiti nei confronti di terzi.

Non è semplice sapere se la tua controparte è debitrice per ulteriori debiti.

Tuttavia puoi raccogliere informazioni su tutti i beni di proprietà del debitore, in particolare sui beni immobili (in questo modo potrai scoprire se altri creditori vantano diritti di prelazione sui beni).

3) Analisi Costi e Benefici

Effettua un’analisi “costi e benefici” per capire quanto ti costerà avviare un pignoramento della pensione.

Calcola le spese legali (compensi per gli avvocati; spese di giustizia) e ipotizza la data in cui verrà emesso il provvedimento del Giudice per l’assegnazione delle somme.

Ipotizzare la data di definizione di un contenzioso è molto completo ma non impossibile; chiedi il parere di un avvocato specializzato in recupero crediti (il nostro studio effettua un’analisi preventiva sui possibili tempi di durata del contenzioso).

Incrociando questi dati (spese legali – data del possibile incasso) potrai capire se l’azione giudiziale di pignoramento della pensione ti farà recuperare il tuo credito insoluto.

4) Sollecito al Terzo

Nel corso della procedura esecutiva di pignoramento della pensione, sollecita il terzo pignorato e ricordagli di inviare la dichiarazione di quantità (la dichiarazione con cui il terzo comunica l’importo della pensione).

Alcuni uffici dell’INPS potrebbero ritardare nel comunicare al creditore la dichiarazione di quantità.

In questi casi ti conviene sollecitare periodicamente il terzo pignorato via pec; suggerisci al tuo legale di inviare diverse comunicazioni di sollecito all’INPS.

5) Trattativa Stragiudiziale

Nel corso del giudizio di pignoramento della pensione valuta la possibilità di avviare una trattativa stragiudiziale con il debitore.

In molti casi la controparte formulerà una proposta transattiva per evitare di subire il pignoramento della pensione.

In questo modo potrai ottenere il pagamento in un tempo più ridotto e senza sostenere ulteriori spese giudiziarie.

6) Pignoramento del Conto Corrente

Verifica tramite un’indagine patrimoniale se il debitore possiede somme di denaro sufficienti a saldare l’importo del tuo credito.

Oltre al pignoramento della pensione valuta la possibilità di effettuare un pignoramento presso terzi sul conto corrente della controparte.

Ricorda che il pignoramento della pensione e il pignoramento del conto corrente presentano molte analogie ma perseguono scopi diversi.

7) Rinegoziazione del Debito

Prima di intraprendere azioni di pignoramento della pensione, cerca opzioni di rinegoziazione del debito con il debitore.

Un accordo transattivo può essere preferibile a procedure giudiziali, e permetteranno al debitore di adempiere agli obblighi di pagamento con termini più flessibili.

Tuttavia valuta il comportamento della controparte per individuare eventuali bluff e offerte che non verranno rispettate.

8) Valutazione sull’Età del Debitore

Valuta l’età del debitore durante il processo di pignoramento.

Questi fattori possono influenzare la capacità del pensionato di generare reddito aggiuntivo o affrontare situazioni finanziarie complesse.

9) Supporto di Esperti in Pianificazione Pensionistica

Coinvolgi esperti in pianificazione pensionistica per effettuare una proiezione dei futuri incassi del debitore.

In questo modo potrai quantificare l’importo pignorabile e potrai valutare quale strategia ti conviene applicare per ottenere il pagamento del tuo credito.


Conclusione

Ricorda che il pignoramento della pensione costituisce uno strumento di recupero molto efficace che può nascondere diverse insidie.

Non sempre l’avvio di una causa giudiziale è la soluzione migliore per ottenere il pagamento del debitore.

Una corretta pianificazione delle spese e un’analisi della situazione patrimoniale della controparte ti permetteranno di capire se il pignoramento della pensione è conveniente per il recupero del tuo credito insoluto.

Pignoramento della pensione - consigli lista


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