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Recupero crediti senza contratto - copertina

Recupero crediti senza contratto: introduzione

Il recupero crediti senza contratto è una sfida frequente che molti professionisti e imprenditori devono affrontare.

Si tratta di una situazione molto comune, che genera spesso numerose domande e preoccupazione.

Ma non temere: sei finito/a nel posto giusto.

In questo articolo scoprirai come tutelare efficacemente la tua posizione creditoria quando non possiedi un contratto sottoscritto dal cliente.

Ti spiegherò come aumentare le tue probabilità di incasso, anche se parti da una posizione apparentemente svantaggiata.

Grazie a questa guida scoprirai quali sono le prove alternative da utilizzare per dimostrare l’esistenza del tuo credito.

Prima di proseguire voglio raccontarti un caso realmente accaduto a un cliente del nostro studio legale.

Recupero crediti senza contratto: un caso reale

Qualche mese fa abbiamo assistito un consulente aziendale che si trovava in una posizione particolarmente critica.

Il nostro cliente vantava un credito molto alto nei confronti di una società con cui aveva collaborato per diversi mesi.

Il problema principale era che il creditore non aveva mai sottoscritto un contratto di collaborazione formale con il cliente.

La collaborazione era stata avviata sulla fiducia, con accordi verbali e lo scambio di alcune email.

Tuttavia il nostro cliente non possedeva alcun documento formale che regolamentasse i rapporti tra le parti.

Nonostante questa carenza documentale, che avrebbe potuto compromettere l’intera procedura, siamo riusciti a far ottenere al nostro cliente un decreto ingiuntivo.

Per scoprire di più su questo tema guarda il video qui sotto.

Questo risultato dimostra che il recupero crediti senza contratto non è un’impresa impossibile.

Tuttavia per ottenere il pagamento dal debitore dovrai elaborare una strategia di recupero e dovrai impegnarti nella preparazione della documentazione probatoria.

L’importanza del contratto nel recupero crediti

L’obiettivo principale di questo articolo non è celebrare le nostre vittorie giudiziarie senza contratto.

Al contrario voglio precisare quanto sia fondamentale possedere un contratto di collaborazione sottoscritto dal tuo cliente per provare l’esistenza del credito.

Un contratto in forma scritta, firmato da entrambi i contraenti, rappresenta la prova regina in qualsiasi controversia legale.

Quando possiedi un documento che definisce chiaramente prestazioni, corrispettivi, modalità di pagamento e termini della collaborazione, la tua posizione è infinitamente più solida.

Il contratto non serve solo a disciplinare i rapporti durante la fase di esecuzione della prestazione, ma diventa l’arma più potente quando i rapporti con il cliente si deteriorano.

In sede giudiziale, presentare un contratto firmato significa fornire al giudice una prova documentale incontestabile dell’accordo intercorso tra le parti.

Questo documento permette di dimostrare immediatamente:

  • l’esistenza del rapporto;
  • l’oggetto della prestazione;
  • l’ammontare del corrispettivo pattuito.

Dopo questa doverosa premessa, adesso vediamo come recuperare un credito quando manca un contratto.


Recupero crediti senza contratto: cosa fare

Recupero crediti senza contratto - cosa fare

Nel recupero stragiudiziale l’assenza di un contratto può rendere più complessa l’analisi della controversia e la negoziazione con il debitore.

Infatti, in assenza di un accordo scritto, le pretese del creditore potrebbero essere facilmente contestate dalla controparte.

Analogamente, nel recupero giudiziale sarà più difficile ottenere un provvedimento di condanna contro il debitore.

Tuttavia, anche se il contratto è assente, il credito può essere recuperato.

Infatti, il nostro ordinamento giuridico prevede diverse forme di prova che possono supplire alla mancanza di un accordo scritto con la controparte.

In particolare, per rafforzare la tua posizione giuridica e ottenere il pagamento del debitore, dovrai dimostrare:

  • l’esistenza del rapporto di collaborazione;
  • lo svolgimento della tua prestazione professionale;
  • l’assenza di contestazioni della controparte.

Vediamo nel dettaglio come provare queste circostanze senza contratto.

Gli elementi essenziali da provare

Prima di avviare un’azione recupero crediti senza contratto, devi essere in grado di dimostrare alcuni elementi essenziali.

Il primo elemento da provare è l’esistenza di un accordo tra le parti, anche se solo verbale o desumibile da comportamenti concludenti.

Ricorda che anche le testimonianze di persone informate possono aiutarti a dimostrare il tuo diritto di credito.

Il secondo elemento da provare è l’oggetto della prestazione, ovvero:

  • l’attività che ti eri impegnato a svolgere per il cliente (come in un contratto di servizio);
  • il bene che ti eri impegnato a realizzare e/o consegnare alla controparte (come in un contratto di vendita).

In questo modo potrai provare di aver effettivamente rispettato gli accordi raggiunti con il debitore.

Il terzo elemento da provare è l’ammontare del corrispettivo pattuito, ovvero la cifra economica che la controparte deve corrisponderti per il lavoro.

Se non riesci a provare il “quantum”, l’azione giudiziale potrà essere facilmente contestata dalla controparte.

Infine il quarto elemento da provare è l’inadempimento del debitore.

Devi dimostrare che il pagamento non è stato effettuato nonostante le tue richieste e che la controparte si è resa inadempiente.

Ciascuno di questi elementi può essere provato attraverso la combinazione delle seguenti prove.

Recupero crediti senza contratto: email e chat

Quando devi avviare un’azione di recupero crediti senza contratto, devi concentrarti sulla raccolta di tutte le prove che possono supportare la tua posizione.

Le email rappresentano spesso il materiale probatorio più prezioso in questi casi.

Ogni scambio di corrispondenza elettronica costituisce un tassello importante del puzzle probatorio.

Infatti le chat di WhatsApp o altri sistemi di messaggistica istantanea (es. Telegram) sono considerate prove ammissibili in giudizio, purché adeguatamente custodite in un formato producibile in giudizio.

Per questo motivo ti consiglio di conservare i messaggi scambiati con la controparte in cui si parla dei seguenti temi:

  • avvio del rapporto di collaborazione (es. conferimento di incarico; inizio del progetto);
  • attività svolte da entrambe le parti;
  • compensi pattuiti;
  • scadenze di pagamento.

Recupero crediti senza contratto: fatture, estratti conto, report e testimonianze

Le fatture non pagate sono un altro elemento fondamentale nel recupero crediti senza contratto.

Se hai regolarmente fatturato le tue prestazioni, questi documenti dimostrano l’esistenza di un rapporto economico e la tua aspettativa di ricevere un pagamento.

Inoltre gli estratti conto bancari possono provare eventuali pagamenti parziali già ricevuti, confermando indirettamente l’esistenza del rapporto.

Le testimonianze di persone che erano a conoscenza della collaborazione possono rafforzare la tua posizione poiché possono provare fatti su cui le parti hanno divergenze.

Infine anche i preventivi accettati, anche solo verbalmente ma confermati via email, costituiscono un elemento probatorio significativo.

La documentazione relativa alle attività svolte (report, presentazioni, file di lavoro consegnati) dimostra l’effettiva esecuzione della prestazione.

Recupero crediti senza contratto: come custodire le prove

La chiave del successo nel recupero crediti senza contratto consiste nell’organizzazione metodica di tutto il materiale probatorio disponibile.

In particolare devi creare un dossier completo che ricostruisca cronologicamente l’intera vicenda del rapporto professionale.

Inizia dalla fase di trattativa: raccogli tutte le comunicazioni che hanno preceduto l’inizio della collaborazione.

Prosegui con la fase esecutiva: documenta ogni attività svolta, ogni consegna effettuata, ogni interazione con il cliente.

Concludi con la fase del mancato pagamento: conserva tutte le tue richieste di saldo, le lettere di diffida inviate e le eventuali risposte ricevute.

In questo modo potrai ricostruire l’intera vicenda e avrai modo di dimostrare l’esistenza del tuo diritto di credito, sia in sede stragiudiziale, sia in sede giudiziale.

Il Decreto Ingiuntivo: lo strumento giudiziale più efficace

Nel caso studio che ti ho raccontato nel precedente paragrafo, abbiamo ottenuto un decreto ingiuntivo nonostante l’assenza del contratto.

Il decreto ingiuntivo è lo strumento privilegiato per il recupero giudiziale, anche quando manca un contratto in forma scritta.

Si tratta di una procedura monitoria che permette di ottenere rapidamente un titolo esecutivo sulla base della documentazione presentata.

Il vantaggio principale di questa procedura è che il giudice decide sulla base delle sole prove fornite dal creditore, senza contraddittorio preventivo con il debitore.

Il debitore, se vuole contestare, dovrà proporre opposizione entro quaranta giorni dalla notifica del decreto.

Per avere successo in una richiesta di decreto ingiuntivo senza contratto, è necessario presentare una documentazione probatoria particolarmente solida.

Infatti il giudice deve essere messo in condizione di verificare agevolmente l’esistenza del credito anche in assenza del contratto.

Strategie preventive: come partire in vantaggio

Per partire in vantaggio in qualsiasi futura collaborazione professionale, cerca di provare il tuo credito tramite un contratto firmato dalla controparte.

Questa è la regola d’oro che non dovresti mai dimenticare, qualunque sia il tuo settore di attività.

Non farti ingannare dalla fretta di iniziare o dalla fiducia iniziale nel cliente: un contratto in forma scritta protegge entrambe le parti.

Un buon accordo dovrebbe sempre contenere:

  • l’identificazione precisa delle parti;
  • la descrizione dettagliata delle prestazioni da svolgere;
  • i termini e le modalità di pagamento.

Inoltre ti consiglio di inserire nel contratto alcune clausole che disciplinano:

  • cosa succede in caso di ritardi;
  • quali sono le conseguenze giuridiche in caso di inadempimento;
  • come risolvere eventuali controversie tra le parti.

Recupero crediti senza contratto - regole

Se vuoi sapere come quali sono gli elementi essenziali di un contratto di collaborazione, leggi questa guida.


Conclusione

Siamo arrivati al termine di questo articolo.

Il messaggio principale che voglio trasferirti è duplice.

Da un lato, il recupero crediti senza contratto è possibile e può avere successo se gestito correttamente con l’ausilio di prove alternative solide.

Dall’altro lato, la presenza di un contratto formale rende tutto (infinitamente) più semplice e aumenta drasticamente le tue probabilità di successo.

Non sottovalutare mai l’importanza della documentazione: ogni documento archiviato potrebbe diventare la prova decisiva in caso di controversia.

Se hai maturato un credito senza aver firmato un contratto, non disperare ma agisci rapidamente raccogliendo tutte le prove disponibili.

Invece, se stai per iniziare una nuova collaborazione, ti consiglio di rivolgerti a uno studio legale specializzato in diritto contrattuale.

In questo modo potrai predisporre un contratto completo per disciplinare i rapporti tra le parti e ridurre il rischio di mancato pagamento.

Un contratto di collaborazione rafforza la tua posizione creditoria e ti farà risparmiare tempo e denaro in caso di eventuali controversie con la controparte.

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Autore

Tino Crisafulli

Avvocato • Legal Advisor | Founder di Recupero Legale.

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Recupero giudiziale - copertina

Recupero giudiziale: introduzione

In questo articolo ti spiegherò quali sono le tre fasi principali del recupero giudiziale.

Quando l’attività stragiudiziale non va a buon fine, l’unico modo per incassare il tuo credito insoluto è quello di rivolgerti all’autorità giudiziaria.

Tuttavia il percorso giudiziale è composto da alcune fasi progressive che sono finalizzate a specifici obiettivi.

In questa guida ti fornirò una descrizione completa e comprensibile della fase giudiziale, che ti aiuterà ad affrontare la controversia con il debitore in modo consapevole.

Molti clienti del nostro studio legale sono timorosi quando ascoltano le parole “tribunale”, “magistrato” o “contenzioso”.

Litigare con qualcuno davanti a un giudice non è mai piacevole.

Non preoccuparti, capisco benissimo cosa si prova ad affrontare una controversia giudiziale.

La prima controversia non si dimentica mai (soprattutto quando devi recuperare un credito).

Ma non temere, grazie a questo articolo scoprirai quali azioni compiere e quali errori evitare durante il giudizio.

Prima di proseguire voglio fornirti alcune informazioni preliminari.

Recupero giudiziale: definizione

Il recupero giudiziale rappresenta l’insieme delle azioni legali che un creditore può intraprendere per ottenere il pagamento di un credito non soddisfatto.

Si tratta di una procedura formale che coinvolge l’autorità giudiziaria e che si rende necessaria quando il debitore non adempie spontaneamente ai suoi obblighi.

A differenza del recupero stragiudiziale, che si basa su solleciti e accordi tra le parti, il recupero giudiziale richiede l’intervento del tribunale.

Questa modalità di recupero è più complessa, più costosa e più lunga rispetto a quella stragiudiziale, ma offre strumenti più efficaci per ottenere quanto ti spetta.

Se vuoi approfondire il tema, guarda il video qui sotto.


Le tre fasi del recupero giudiziale

Recupero giudiziale - consigli

Il recupero giudiziale si articola principalmente in tre fasi.

Vediamole una per una, così da comprendere esattamente cosa ti aspetta in questo percorso.

Prima fase: la creazione del titolo esecutivo

La prima fase è quella della creazione del titolo esecutivo.

Per recuperare il tuo credito in via giudiziale occorre possedere un titolo esecutivo.

Ma cosa significa esattamente “titolo esecutivo”?

Il titolo esecutivo è un documento che:

  • attesta in modo certo e incontestabile l’esistenza del tuo credito;
  • ti consente di procedere con l’esecuzione forzata nei confronti del debitore.

Senza questo documento, non potrai avviare nessuna procedura esecutiva.

I titoli esecutivi che ti permettono di passare alla fase successiva del recupero giudiziale sono:

Il decreto ingiuntivo

Il decreto ingiuntivo è probabilmente lo strumento più utilizzato per il recupero dei crediti.

Si tratta di un provvedimento che il giudice emette su richiesta del creditore, ordinando al debitore di pagare una somma di denaro.

La particolarità del decreto ingiuntivo è che viene emesso senza che il debitore venga ascoltato, sulla base della sola documentazione presentata dal creditore.

Il debitore potrà opporsi al decreto ingiuntivo entro quaranta giorni dalla notifica, ma se non lo fa, il decreto diventa definitivo ed esecutivo.

Anche se il debitore si oppone, il creditore può chiedere che il decreto sia dichiarato provvisoriamente esecutivo, permettendo così di procedere immediatamente alla fase esecutiva.

La sentenza

La sentenza rappresenta un altro tipo di titolo esecutivo.

Quando un giudice emette una sentenza di condanna al pagamento di una somma di denaro, questa diventa automaticamente esecutiva.

La sentenza è il risultato di un processo ordinario, quindi più lungo e articolato rispetto al procedimento per decreto ingiuntivo.

Tuttavia, le sentenze hanno la stessa efficacia esecutiva e permettono di passare alle fasi successive del recupero giudiziale.

I titoli di credito

Infine, alcuni titoli di credito come le cambiali o gli assegni sono già di per sé titoli esecutivi.

Questo significa che se possiedi una cambiale o un assegno non pagato, puoi procedere direttamente all’esecuzione forzata senza dover passare per un giudizio.

Naturalmente, il titolo deve essere regolare e deve rispettare tutti i requisiti previsti dalla legge.

Seconda fase: la notifica del precetto

La fase due del recupero giudiziale è quella del precetto.

Infatti, una volta che avrai ottenuto un titolo esecutivo (es. decreto ingiuntivo; sentenza), dovrai procedere alla notifica dell’atto di precetto.

Ma cos’è esattamente il precetto?

Il precetto è un atto formale con cui il creditore intima al debitore di adempiere entro dieci giorni al pagamento di quanto dovuto.

Si tratta di un ultimatum legale che rappresenta l’ultimo avvertimento prima di procedere con l’esecuzione forzata.

La notifica dell’atto di precetto è un passaggio indispensabile prima di avviare la terza e ultima fase del recupero giudiziale.

Non puoi saltare questo passaggio: senza la notifica del precetto, qualsiasi azione esecutiva successiva sarebbe nulla.

Il precetto deve contenere alcune informazioni obbligatorie, come:

  • l’indicazione del titolo esecutivo su cui si basa;
  • l’ammontare preciso del credito;
  • l’intimazione a pagare entro un termine non minore di dieci giorni.

Inoltre, il creditore deve avvertire il debitore che, in mancanza di pagamento, si procederà all’esecuzione forzata.

Dopo la notifica del precetto, devi attendere almeno dieci giorni prima di procedere con il pignoramento.

Questo termine è previsto dalla legge per dare al debitore un’ultima possibilità di pagare spontaneamente.

Se trascorsi i dieci giorni il debitore non ha ancora rispettato l’obbligazione di pagamento, potrai finalmente procedere con la fase esecutiva.

Terza fase: il pignoramento

La terza e ultima fase è appunto la notifica dell’atto di pignoramento.

Il pignoramento è l’atto con cui vengono individuati e “bloccati” i beni del debitore per destinarli alla soddisfazione del credito.

Si tratta della fase più concreta del recupero giudiziale, quella in cui finalmente si passa all’espropriazione e al successivo incasso per il creditore.

Il nostro ordinamento giuridico prevede tre principali forme di pignoramento:

Vediamo queste procedure nel dettaglio.

Il pignoramento presso terzi

Il pignoramento presso terzi è la forma più comune e più veloce di esecuzione forzata.

Consiste nel bloccare le somme di denaro che terzi soggetti devono al debitore o che detengono per conto del debitore.

Gli esempi più frequenti sono il pignoramento dello stipendio presso il datore di lavoro o il pignoramento del conto corrente presso la banca.

In questi casi, il creditore notifica l’atto di pignoramento sia al debitore sia al terzo che detiene le somme.

Il terzo è obbligato a:

  • dichiarare quanto deve al debitore;
  • non versare le somme (che spettano al debitore) direttamente al debitore;
  • trattenere le somme in favore del creditore (il successivo incasso sarà ordinato dal giudice).

Il pignoramento presso terzi è particolarmente efficace perché permette di aggredire direttamente i redditi periodici del debitore.

Tuttavia, esistono dei limiti: lo stipendio può essere pignorato solo in parte, mentre alcune somme sono del tutto impignorabili, come: la pensione minima o le indennità per invalidità.

Il pignoramento mobiliare

Il pignoramento mobiliare riguarda i beni mobili del debitore e precisamente:

  • autoveicoli;
  • motoveicoli;
  • gioielli;
  • opere d’arte;
  • macchinari aziendali;
  • qualsiasi altro bene mobile di valore.

Tale procedura esecutiva i esegue mediante un ufficiale giudiziario.

Quest’ultimo si reca presso l’abitazione o la sede aziendale del debitore per individuare i beni da pignorare.

In seguito i beni vengono messi all’asta e il ricavato della vendita viene utilizzato per soddisfare il credito.

Il pignoramento mobiliare è lo strumento giudiziale meno utilizzato, rispetto al pignoramento presso terzi, perché spesso i beni mobili hanno un valore limitato o sono difficili da vendere a terzi.

Inoltre, alcuni beni sono impignorabili per legge, come i mobili strettamente necessari per la vita quotidiana del debitore e della sua famiglia.

Il pignoramento immobiliare

Il pignoramento immobiliare è la forma più complessa di esecuzione forzata.

Tale procedura consiste nel bloccare un immobile di proprietà del debitore per poi metterlo all’asta e soddisfare il credito con il ricavato della vendita.

Questa procedura può rivelarsi particolarmente lunga e costosa.

Infatti dalla notifica dell’atto di pignoramento alla vendita effettiva dell’immobile possono trascorrere anche diversi anni.

Per questo motivo, il pignoramento immobiliare viene utilizzato principalmente per crediti di importo elevato, dove il valore dell’immobile giustifica i costi e i tempi della procedura.

Anche in questo caso esistono delle tutele per il debitore.

Quanto costa il recupero giudiziale

Una domanda che sicuramente ti starai ponendo è quanto costa lo svolgimento di tutte le attività giudiziali.

Il recupero giudiziale comporta diversi costi che devi considerare attentamente prima di avviare la procedura.

In particolare dovrai sostenere:

  • le spese legali per l’avvocato (che variano in base alla complessità dell’incarico e all’importo del credito);
  • le spese di giustizia (es. contributi unificati da pagare per il deposito degli atti in tribunale);
  • le spese per la notifica degli atti tramite ufficiale giudiziario.

Inoltre, in caso di esecuzione immobiliare, potrebbe essere necessario pagare i compensi del custode dei beni pignorati e di eventuali altri professionisti coinvolti.

In generale, prima di procedere in questa direzione, ti conviene effettuare una previsione dei costi e delle probabilità di incasso.

La buona notizia è che, se avrai successo, queste spese verranno addebitate al debitore e saranno recuperate insieme al credito principale.

Quanto dura il recupero giudiziale

Anche i tempi del recupero giudiziale sono un aspetto importante da considerare.

Ottenere un decreto ingiuntivo non opposto può richiedere alcuni mesi.

Se invece il debitore si oppone, i tempi si allungano notevolmente e possono servire anche due o tre anni per arrivare a una sentenza definitiva.

Una volta ottenuto il titolo esecutivo, la notifica del precetto è un adempimento che richiede pochi giorni.

Il pignoramento presso terzi può dare risultati abbastanza rapidi, soprattutto se riesci a individuare beni (es. conto corrente o uno stipendio) che sono “capienti” per soddisfare il tuo credito.

Il pignoramento immobiliare, invece, è notoriamente più lento.

Dalla notifica dell’atto di pignoramento alla vendita dell’immobile possono trascorrere dai tre ai cinque anni, se non di più.

Quando conviene il recupero giudiziale

A questo punto ti starai chiedendo se conviene davvero intraprendere il recupero giudiziale.

La risposta dipende da diversi fattori.

Innanzitutto, devi valutare l’importo del credito: per crediti molto piccoli, i costi e i tempi del recupero giudiziale potrebbero non giustificare l’azione.

In secondo luogo, devi considerare la solvibilità del debitore: se il debitore non ha beni aggredibili né redditi pignorabili, anche ottenere un titolo esecutivo potrebbe rivelarsi inutile.

Infine, devi valutare se ci sono alternative più economiche e veloci, come il recupero stragiudiziale o la mediazione.


Conclusione

Il recupero giudiziale è uno strumento potente per ottenere il pagamento dei tuoi crediti.

Tuttavia lo svolgimento di tutte le attività processuali richiede un investimento economico iniziale.

In alcuni casi tale percorso giudiziario può essere l’unica mezzo per ottenere il pagamento del debitore quando le altre strategie si sono rivelate inefficaci.

Ricorda sempre che la chiave del successo è una valutazione preliminare della controversia prima di avviare eventuali azioni legali.

Per questo motivo ti consiglio di chiedere il supporto di uno studio legale specializzato in credit management al fine di analizzare il tuo caso specifico e scegliere la strategia migliore.

Se hai domande o dubbi, non esitare a contattarci.

Recupero giudiziale - infografica


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Gli operatori del recupero crediti - copertina

Gli operatori del recupero crediti: introduzione

In questo articolo ti spiegherò quali sono le abilità principali degli operatori del recupero crediti e quali sono le domande frequenti su questo tema.

Se devi ricevere il pagamento da parte di un cliente, sarà importante conoscere le qualità dei professionisti che dovranno supportarti per avviare una trattativa stragiudiziale.

Infatti, se scegli un operatore poco preparato o esperto, il tuo obiettivo di incasso sarà più difficile da raggiungere.

In primo luogo, ricorda che, quando affidi un incarico di recupero crediti, sarà necessario valutare il grado di preparazione del soggetto al quale ti rivolgerai.

Le principali abilità degli operatori del recupero crediti sono le seguenti:

  • competenza nella fase di negoziazione;
  • capacità di rintracciare debitori irreperibili;
  • abilità nella gestione di dati;
  • precisione nella compliance normativa;
  • competenza nell’uso di tecnologie e strumenti AI;
  • capacità di segmentare le pratiche in affido;
  • abilità nel prevedere le probabilità di incasso.

Tali caratteristiche possono soddisfare i bisogni principali delle imprese che attraversano una crisi finanziaria.

Cosa è importante per i creditori

Nella mia esperienza professionale ho appurato che molti creditori sono impreparati davanti a un problema di recupero crediti.

Il mancato pagamento di un cliente genera uno stato di insicurezza e provoca emozioni tumultuose (come rabbia e delusione) difficili da gestire.

Un professionista specializzato nel recupero crediti deve comprendere questo stato psicologico per consolidare il rapporto di collaborazione e per rendere più incisiva l’azione stragiudiziale.

In particolare ti consiglio di accertare se gli operatori del recupero crediti ai quali ti rivolgerai conoscono lo specifico settore o modello di business della tua impresa.

Infatti, la natura dell’esposizione debitoria (consumer; business; industria; servizi; forniture) influisce profondamente sulle modalità e sulle probabilità di successo.

Un altro tema importante riguarda la garanzia che l’azione di recupero sia conforme alle leggi vigenti.

Verifica se la tua impresa deve rispettare specifiche norme di settore o regolamenti di grado secondario.

Infatti, tale aspetto può incidere sull’adempimento delle obbligazioni di pagamento per la controparte.

Inoltre la trasparenza sui costi di recupero e sul modello remunerativo è decisiva per avviare una collaborazione soddisfacente.

Per questo motivo ti consiglio di verificare:

  • l’importo delle spese fisse di recupero;
  • l’importo degli eventuali compensi variabili (in caso di incasso);
  • i tempi di definizione delle pratiche in affido.

Infine le capacità comunicative e negoziali sono fondamentali per ottenere un buon risultato.

Verifica se il soggetto al quale ti rivolgerai sa gestire la trattativa e ha le abilità per proporre piani di rientro o raggiungere un accordo bonario (settlement) con il debitore.

Queste abilità ti aiuteranno a mantenere una relazione commerciale con la controparte anche dopo l’attività di recupero crediti.

Per scoprire di più su questo tema, guarda il video qui sotto.

Quali sono le abilità più importanti per gli operatori del recupero crediti?

Le abilità più importanti per gli operatori del recupero crediti sono:

  • competenza nella fase di negoziazione;
  • conoscenza del settore in cui opera il creditore;
  • comprensione delle emozioni durante la trattativa di recupero.

In molti casi la strategia di recupero può essere molto diversa in base alla tipologia di credito da recuperare.

Infatti un credito commerciale, maturato nel settore B2B (business to business – ovvero da un’impresa nei confronti di un’altra impresa) richiede attività differenti rispetto a un credito vantato nei confronti di un consumatore o persona fisica.

Per questo motivo è fondamentale accertare se il professionista al quale ti rivolgerai ha già trattato situazioni analoghe.

Qual è il tasso di successo degli operatori del recupero crediti?

Un altro elemento molto importante è che l’operatore del recupero crediti possa fornire al cliente una descrizione dei risultati ottenuti in quello specifico settore.

In particolare, per valutare la competenza del professionista, dovresti analizzare:

  • statistiche di recupero;
  • metriche di performance (con eventuali percentuali di successo in base ai segmenti);
  • casi studio e risultati ottenuti in uno specifico settore.

Tali informazioni possono incidere in modo significativo sulla decisione di affidare una o più pratiche di recupero.

Il tasso di successo è molto variabile e può dipendere dal settore e dalla prestazione fornita dal creditore.

Infatti, nel caso in cui il tuo prodotto o servizio è stato contestato dalla controparte, le probabilità di recupero potrebbero essere minori.

Tuttavia, prima di effettuare diagnosi giuridiche errate, è necessario analizzare il contratto (scritto o verbale) e il tipo di collaborazione da cui ha avuto origine il credito insoluto.

Solo in questo modo sarà possibile stabilire con sufficiente precisione qual è il tasso di successo possibile per l’attività di recupero.

Come si comportano gli operatori del recupero crediti durante le trattative con il debitore?

Durante un trattativa stragiudiziale, gli operatori del recupero crediti devono controllare le emozioni e stabilire un contatto rispettoso e civile con il debitore.

Le reazioni impulsive e le affermazioni polemiche possono compromettere le probabilità di incasso.

In questi casi il professionista del recupero crediti deve contenere eventuali escalation emotive per instaurare un dialogo bonario con la controparte.

Per questo motivo è molto importante che gli operatori al quale ti rivolgerai conoscano le norme di settore che regolano l’attività di recupero stragiudiziale.

Infatti il Codice di condotta per i processi di gestione e tutela del credito (realizzato dal Forum Unirec-Consumatori) impone regole specifiche per il numero di contatti con la controparte durante la giornata o la settimana.

In altri casi più complessi il debitore è difficile da raggiungere a causa della modifica della sede legale (per le società) o dell’indirizzo di residenza (per le persone fisiche).

L’efficacia del recupero crediti dipende dalla capacità del professionista di gestire queste situazioni complesse per avviare una trattativa con la controparte.

Qual è il compenso richiesto dagli operatori del recupero crediti?

Il compenso richiesto dagli operatori del recupero crediti può avere misura fissa, variabile o mista (compenso fisso + compenso variabile).

Il compenso fisso è legato allo svolgimento di specifiche attività a prescindere dal risultato ottenuto dal creditore.

Al contrario il compenso variabile è spesso definito “success fee” (compenso di successo) e viene riconosciuto solo al raggiungimento di obiettivi prefissati.

Il compenso misto, invece, prevede il versamento di una somma fissa iniziale (di solito di misura ridotta) e il versamento di una somma finale in caso di recupero del credito.

Valutare gli operatori del recupero crediti solo dal loro modello economico (compenso fisso; compenso variabile; compenso misto) potrebbe rivelarsi un errore.

I servizi di recupero crediti e credit management richiedono attività di natura complessa e imprevedibile, che dipendono spesso dal comportamento della controparte.

Di conseguenza tali attività possono essere svolte e/o segmentate in fasi temporali differenti.

Una trattativa con la controparte non è lineare ma si articola in diverse fasi (es. discussione orale; corrispondenza scritta; redazione di documenti) che si svolgono nell’arco di più giorni e/o settimane.

Tutti i modelli economici descritti (compenso fisso; compenso variabile; compenso misto) presentano vantaggi e criticità.

In particolare se un professionista richiede solo un compenso fisso, la sua attività potrebbe essere poco incisiva, poiché legata solo allo svolgimento di specifici adempimenti, senza che vi sia un interesse concreto per il recupero del credito.

Allo stesso modo se un operatore del recupero crediti richiede solo un compenso variabile, la sua azione iniziale (per stabilire un contatto con il debitore) potrebbe essere troppo superficiale o (peggio) aggressiva, poiché orientata solo all’obiettivo di incasso.

In molti casi il modello misto (compenso fisso + compenso variabile) può risultare la soluzione migliore, poiché bilancia la qualità del servizio fornito e l’interesse perseguito dal creditore.

Gli operatori del recupero crediti come rispettano la legge nei confronti del debitore?

Gli operatori del recupero crediti devono impegnarsi a rispettare specifiche norme durante lo svolgimento della loro attività.

In particolare è necessario mantenere la riservatezza delle comunicazioni intercorse con il debitore previste dalla normativa sulla privacy.

Inoltre è  molto importante rispettare le norme settoriali (previste Codice di condotta per i processi di gestione e tutela del credito) per evitare che i ripetuti contatti stragiudiziali con il debitore possano risultare molesti e invadenti.

Il creditore deve tutelare la propria reputazione ponendo in essere comportamenti e azioni (anche per mezzo di professionisti esterni) che risultino sconvenienti o contrari alle legge.

Ricorda che se l’attività di recupero crediti viene svolta senza rispettare le norme di legge, il creditore potrebbe incorrere in rischi legali derivanti da pratiche aggressive o scorrette (anche se eseguite da altro soggetto).

Gli operatori del recupero crediti - infografica


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Tino Crisafulli

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Recupero stragiudiziale e giudiziale - copertina

Introduzione

In questo articolo ti spiegherò quali sono le differenze principali tra il recupero giudiziale e il recupero stragiudiziale.

Devi sapere, infatti, che ci sono molti imprenditori che non comprendono bene la differenza fra le due attività.

Il recupero stragiudiziale è l’insieme di quelle attività che permette a un professionista o a una società di recupero di recuperare il tuo credito senza l’instaurazione di una causa giudiziale.

Il recupero giudiziale, invece, è quell’insieme delle attività che permette a un avvocato o a una società di recupero di recuperare il tuo credito grazie all’instaurazione di una causa giudiziale.

La differenza principale fra le due attività consiste proprio nell’avvio del contenzioso giudiziario.

Guarda il video qui sotto per scoprire di più su questo tema.

Qual è la differenza principale tra recupero crediti stragiudiziale e giudiziale?

La differenza principale tra recupero crediti stragiudiziale e giudiziale riguarda il procedimento legale che viene seguito per ottenere il pagamento dal debitore.

Nel recupero stragiudiziale il creditore applica strategie di negoziazione finalizzate a transigere la controversia con la controparte.

Durante la trattativa, il creditore può farsi assistere da specifici professionisti come:

  • avvocato o legal advisor;
  • credit manager;
  • società di recupero crediti;
  • professionista specializzato nel recupero crediti.

Al contrario nel recupero giudiziale, il creditore avvia un procedimento giudiziario finalizzato a ottenere un provvedimento di condanna contro il debitore.

Durante il contenzioso il creditore deve farsi assistere unicamente da un avvocato e non può rivolgersi ad altri soggetti (es. credit manager; professionista specializzato nel recupero crediti).

Recupero stragiudiziale e giudiziale - differenze_infografica

Quanto tempo richiede il recupero stragiudiziale e quello giudiziale?

Il tempo previsto per l’attività di recupero stragiudiziale dipende principalmente dalla complessità della trattativa con il debitore.

Se la controparte è disposta a effettuare il pagamento, allora l’accordo può essere raggiunto in poco tempo (e comunque entro 60 giorni).

Secondo le statistiche del nostro studio legale, le controversie in merito ai crediti commerciali possono essere definite in via stragiudiziale entro un tempo medio di 27 giorni.

Tuttavia la durata della trattativa dipende da molteplici variabili come:

  • strategia di negoziazione applicata dal creditore;
  • presenza o meno di contestazioni sul prodotto/servizio (da cui ha origine il credito);
  • disponibilità economica della controparte.

Al contrario, il tempo previsto per l’attività di recupero giudiziale è molto più lungo e può avere una durata di alcuni anni.

Infatti, come confermato dalle statistiche pubblicate dal Ministero di Giustizia, le durata di una controversia di recupero crediti dipende principalmente dalla capacità di lavorazione del Tribunale al quale il creditore rivolge la domanda di giustizia.

Se l’ufficio giudiziale competente è efficiente, organizzato, e munito del numero sufficiente di giudici e ausiliari (rispetto al numero di contenziosi pendenti), allora il recupero giudiziale potrà avere una durata più breve.

Quali sono i costi relativi al recupero stragiudiziale e giudiziale?

I costi relativi al recupero stragiudiziale sono più bassi rispetto a quelli da sostenere nel recupero giudiziale.

In particolare nel recupero stragiudiziale il creditore dovrà sostenere le seguenti spese:

  • il compenso da versare in favore del professionista (avvocato; legal advisor; credit manager) che svolgerà la trattativa con il debitore;
  • eventuali spese per la raccolta di informazioni dettagliate sulla controparte (es. visura camerale; certificato di residenza);
  • eventuali spese per la notifica di lettere di diffida o atti stragiudiziali (nel caso in cui sia non possibile effettuare la notifica via pec).

Al contrario nel recupero giudiziale il creditore dovrà sostenere le seguenti spese:

  • il compenso da versare in favore dell’avvocato che avvierà il procedimento giudiziario contro il debitore;
  • eventuali spese per la raccolta di informazioni dettagliate sulla controparte (es. visura camerale; certificato di residenza);
  • eventuali spese per eseguire indagini patrimoniali sulla controparte;
  • le spese di giustizia, da versare allo Stato (es. contributo unificato; marche da bollo), per l’iscrizione a ruolo del procedimento;
  • eventuali spese per la notifica degli atti giudiziari (es. decreto ingiuntivo; sentenza);
  • tasse e spese di registrazione (presso l’Agenzia delle Entrate) del provvedimento giudiziario con cui il Giudice condanna il debitore.

Quando conviene il recupero stragiudiziale o quello giudiziale?

Il recupero stragiudiziale può essere più conveniente del recupero giudiziale in presenza di specifici indicatori o KPI (“Key Performance Indicator”; parole che significano “Indicatore Chiave di Prestazione”).

Per valutare correttamente la presenza di tali indicatori è necessario:

  • quantificare l’importo del credito insoluto;
  • eseguire una stima sulle probabilità di recupero;
  • analizzare il comportamento del debitore;
  • valutare lo stato finanziario del debitore.

Al contrario il recupero giudiziale può risultare più conveniente del recupero stragiudiziale nei seguenti casi:

  • quando il credito è di importo elevato;
  • quando il debitore nega qualsiasi forma di negoziazione;
  • quando il debitore è proprietario di beni che hanno un valore sufficiente a soddisfare il credito insoluto.

Recupero stragiudiziale e giudiziale: cosa scegliere?

Per stabilire quale delle due strategie scegliere, è possibile applicare un criterio temporale.

Per questo motivo ti consiglio di:

  • individuare la data di scadenza di ogni singola fattura non pagata;
  • calcolare il numero di giorni in cui il credito risulta scaduto.

Devi sapere che, in base alla durata del periodo di mancato pagamento, ogni posizione creditoria è soggetta a un processo di deterioramento, che condiziona l’azione di recupero.

In via generale, i crediti che sono scaduti da poco tempo potrebbero essere recuperati più facilmente attraverso l’attività stragiudiziale.

Infatti, le statistiche del nostro studio legale dimostrano che le posizioni creditorie scadute entro i 90 giorni presentano una maggiore probabilità di recupero attraverso una trattativa stragiudiziale.

Al contrario, per i crediti che sono scaduti da più di 90 giorni, in genere la strategia più efficace risulta essere quella di recupero giudiziale.

Tuttavia ogni posizione creditoria è differente e non è possibile applicare delle regole standard senza una preventiva analisi legale.

Per scoprire di più su questo tema, guarda il video qui sotto.

Quali documenti conservare nel recupero stragiudiziale e giudiziale?

Nel recupero stragiudiziale e giudiziale è necessario conservare i seguenti documenti:

  • accordo o contratto stipulato tra creditore e debitore da cui ha origine il credito;
  • fatture insolute (sia eventuali fatture digitali, sia le eventuali fatture elettroniche con ricevuta pec di avvenuta consegna);
  • corrispondenza email (o chat) tra creditore e debitore (tale prova è fondamentale in assenza di un contratto in forma scritta sottoscritto tra le parti);
  • eventuali e ulteriori documenti che possono provare che il creditore ha eseguito completamente la sua prestazione.

Tali documenti sono decisivi per:

  • una corretta valutazione preliminare del credito;
  • l’individuazione della migliore strategia di recupero.

Recupero stragiudiziale e giudiziale - infografica


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Cartolarizzazione NPL: introduzione

La cartolarizzazione NPL è uno degli strumenti più utilizzati dalle banche per liberarsi dei crediti deteriorati.

Negli ultimi anni dopo le raccomandazioni fornite dalla Banca Centrale Europea, la maggior parte degli istituti di credito in Europa ha fatto ricorso allo strumento della cartolarizzazione per cedere i propri crediti NPL.

Sin dall’anno 2015 l’Italia è divenuta la nazione in cui si è concluso il maggior numero di cessioni di crediti deteriorati.

Ma come funziona la cartolarizzazione NPL? E soprattutto quali sono le fasi della procedura di acquisto?

In questo articolo ti spiegherò come si svolge la cessione di un credito NPL e ti spiegherò quali sono i 4 momenti principali che precedono la cartolarizzazione NPL.

Tuttavia prima di proseguire è necessario che ti spieghi il significato di alcuni termini fondamentali.

Cartolarizzazione: definizione e finalità

La cartolarizzazione è uno strumento che viene utilizzato per la cessione dei crediti di una società.

La società che vuole cedere dei crediti ricorre allo strumento tecnico della cartolarizzazione per “trasformare” i crediti in titoli obbligazionari.

Grazie a questa tecnica il credito si trasforma in una obbligazione, cioè in un titolo che permette al suo possessore di ottenere il pagamento di una somma di denaro.

Per le banche, la cartolarizzazione consente di:

  • liberare capitale regolamentare (ovvero quello precedentemente accantonato);
  • trasferire il rischio di credito verso terzi;
  • migliorare i ratios patrimoniali;
  • ottenere liquidità immediata da reimpiegare in attività differenti.

In Italia, la cartolarizzazione è regolata principalmente dalla Legge 130/1999 (Legge sulla cartolarizzazione), che ha stabilito il quadro giuridico per questo tipo di operazioni.

Cosa significa il termine “NPL”

Il termine “NPL” è una sigla che contiene le 3 iniziali delle parole “Non Performing Loans” che in inglese significano letteralmente “prestiti non performanti”.

Questa sigla viene utilizzata per descrivere i crediti deteriorati, cioè quei crediti che hanno subito un processo di deterioramento a causa del mancato pagamento (prolungato) del debitore.

Se vuoi avere maggiori informazioni sul processo di deterioramento dei crediti leggi questa pagina.

Attualmente, secondo le nuove direttive della Banca Centrale Europea, il termine “npl” è stato sostituito con il termine “NPE”.

Quest’ultima sigla contiene le lettere delle parole “Non Performing Exposures” (che in inglese significano letteralmente “esposizioni non performanti”).

Sebbene il termine “ufficiale” da utilizzare sia “NPE” o “crediti NPE” ancora oggi si parla spesso di “NPL” o “crediti NPL”.

Cartolarizzazione NPL: definizione

La cartolarizzazione NPL è un’operazione di cessione di crediti npl (cioè crediti deteriorati) con cui una banca trasforma alcuni crediti insoluti in titoli obbligazionari.

I titoli obbligazionari saranno poi collocati sul mercato e consentiranno ai futuri acquirenti di poter incassare il diritto di credito contenuto nell’obbligazione.

Cartolarizzazione NPL - definizione

Cartolarizzazione NPL: soggetti coinvolti

Nella cartolarizzazione NPL sono coinvolti i seguenti soggetti:

  • Originator (o Cedente);
  • Società Veicolo (SPV – Special Purpose Vehicle);
  • Servicer;
  • Investitori.

Vediamo nel dettaglio i loro compiti.

L’Originator (o Cedente) è il soggetto giuridico (tipicamente una banca o un intermediario finanziario) che detiene il portafoglio di crediti NPL.

Il cedente sfrutta la cartolarizzazione NPL per rimuovere i crediti NPL dal proprio bilancio, liberando capitale e riducendo l’esposizione al rischio.

La Società Veicolo (SPV – Special Purpose Vehicle) è una società costituita ad hoc, spesso in forma di S.r.l., il cui unico scopo è l’acquisizione dei crediti e l’emissione dei titoli.

La sua “separatezza patrimoniale” è fondamentale per isolare il rischio dei crediti, consentendo agli investitori di perfezionare l’operazione di cartolarizzazione.

Il Servicer è una società specializzata incaricata della gestione operativa, del recupero dei crediti e del loro successivo incasso.

Questo soggetto può essere interno alla banca cedente (servicer captive) o un gestore terzo specializzato (servicer specializzato).

Infine gli Investitori sono soggetti istituzionali o società private (es. fondi; società di investimento a capitale variabile) che sottoscrivono i titoli emessi dalla SPV, finanziando così l’operazione in cambio di un rendimento.

Cartolarizzazione NPL: le fasi operative

La cartolarizzazione NPL si sviluppa attraverso le seguenti fasi operative:

  • Selezione e trasferimento dei crediti;
  • Strutturazione e “tranching” dei titoli;
  • Pagamento del prezzo;
  • Servicing e attività di recupero.

In particolare l’Originator identifica un cluster (gruppo) di NPL omogeneo per tipologia (es. crediti al consumo, mutui ipotecari, finanziari) e li cede alla SPV.

In seguito si effettua il trasferimento tramite cessione dei crediti ai sensi dell’articolo 1260 del Codice Civile.

Dopo la cessione la SPV emette diverse classi di titoli (obbligazioni o asset-backed securities – ABS), suddivisi in “tranche” con differenti livelli di rischio e rendimento.

Le principali categorie di obbligazioni sono:

  • Senior Tranche: questo gruppo comprende i titoli con il grado di rischio più basso (è la prima categoria a essere rimborsata);
  • Mezzanine Tranche: questo gruppo comprende i titoli con un minore grado di rischio e rendimento intermedio;
  • Junior/Equity Tranche (o “First Loss Piece”): questo gruppo comprende i titoli con rischio più elevato (è l’ultima categoria a essere rimborsata, ma possiede il potenziale di rendimento più alto).

Dopo la collocazione delle obbligazioni, il denaro (messo a disposizione dagli Investitori) viene versato dalla SPV all’Originator per l’acquisto del portafoglio NPL.


Cartolarizzazione NPL: la procedura d’acquisto

Cartolarizzazione NPL - procedura

Dopo averti spiegato come si svolge la cartolarizzazione NPL, adesso ti illustrerò le fasi principali della procedura di acquisto.

Questa sequenza progressiva può essere applicata anche alla compravendita dei crediti commerciali.

Infatti la cessione di un credito commerciale offre numerosi vantaggi sia per il cedente che per l’acquirente cessionario.

In questo modo il creditore può trasformare una crisi finanziaria in denaro contante senza attendere la scadenza naturale dell’obbligazione o l’esito delle procedure di recupero.

Se la tua impresa è interessata a cedere un credito insoluto, potrai seguire le fasi progressive previste nella cartolarizzazione NPL.

1) Gli acquirenti vengono informati della cessione

La prima fase della procedura di acquisto consiste nell’informare i potenziali acquirenti che la cedente (definita “originator”) ha intenzione di cedere i propri crediti.

Alla data odierna non esiste ancora una procedura istituzionale che consenta ai soggetti interessati all’acquisto di informarsi in modo trasparente sui crediti messi in vendita.

Più di una volta, nei meeting di settore, la BCE si è espressa su questo tema suggerendo agli operatori di creare una piattaforma digitale che favorisca la compravendita dei crediti NPL.

In assenza di una piattaforma ufficiale, i fondi di investimento o le società interessate all’acquisto si informano sulle prossime operazioni di cessione tramite dei soggetti che svolgono il ruolo di intermediari.

Grazie all’attività degli “intermediari” gli acquirenti vengono informati:

  • sull’identità della cedente;
  • sul numero delle posizioni da cedere;
  • sulla tipologia dei crediti ceduti.

Si apre così la seconda fase.

2) Svolgimento della due diligence

Dopo aver conosciuto i dati generali della cessione, gli acquirenti possono manifestare un interesse a esaminare il portafoglio di crediti ceduti.

Inizia così la fase di “due diligence”.

La due diligence (che in inglese significa “dovuta diligenza”) è l’attività di analisi e raccolta dati con cui si valuta la convenienza dell’affare.

In questo modo la cedente consente ai soggetti interessati all’acquisto di esaminare una porzione del portafoglio prossimo alla vendita.

L’esame può avvenire in due modalità:

  • attraverso un accesso presso gli archivi in cui sono contenuti i documenti cartacei delle singole pratiche (es. ufficio e/o archivio dell’Originator);
  • attraverso un accesso a una stanza virtuale denominata “VDR” (ovvero “Virtual Data Room”) in cui sono contenuti i documenti digitali delle singole pratiche.

Al termine della fase di due diligence, gli acquirenti esaminano i dati delle posizioni analizzate e, attraverso delle proiezioni economiche, attribuiscono un prezzo al portafoglio.

Si apre così la terza fase.

3) Presentazione delle offerte

La terza fase della cartolarizzazione NPL prevede la presentazione delle offerte di acquisto.

Se un acquirente ha valutato positivamente il portafoglio messo in vendita, allora sarà interessato all’acquisto.

Per questo motivo si usa abitualmente fissare due termini temporali entro le quali gli acquirenti dovranno formulare le offerte.

a) Primo termine: le offerte non vincolanti

Il primo termine consente agli acquirenti di formulare le “offerte non vincolanti”, cioè quelle offerte che non vincolano giuridicamente il proponente ad acquistare il portafoglio di crediti.

Si genera così un’asta in cui i vari pretendenti all’acquisto concorrono tra di loro per offrire la somma più alta per aggiudicarsi i crediti.

L’attività delle offerte non vincolanti è molto delicata e nasconde molte insidie.

Da un lato è necessario formulare un’offerta di acquisto che sia superiore alle altre pretendenti.

Dall’altro lato l’acquirente deve cercare di contenere la sua offerta per evitare di pagare eccessivamente (e oltre il valore stimato) un portafoglio.

L’acquirente si muove in uno spazio strettissimo per cercare di vincere la sfida con gli altri protagonisti.

b) Secondo termine: le offerte vincolanti

Superato questo primo termine delle “offerte non vincolanti”, si apre un secondo termine per la presentazione delle “offerte vincolanti”.

In genere questa è la fase più delicata, poiché l’acquirente che partecipa a questa attività si impegna giuridicamente a formulare un’offerta di acquisto per diventare il nuovo proprietario del portafoglio.

c) L’apertura delle buste

Dopo la presentazione delle offerte la cedente procede con “l’apertura delle buste”.

Una volta consegnate le offerte vincolanti la cedente esamina le offerte e solitamente accetta quella economicamente più vantaggiosa.

Si arriva così alla 4° e ultima fase.

Eccezioni

Alcune di queste regole possono variare.

Non tutte le cessioni di crediti si svolgono seguendo queste fasi.

La sequenza della procedura di acquisto dipende dalla decisione dell’Originator.

4) Redazione del contratto di cessione

Dopo aver aperto le buste, e dopo aver accettato l’offerta più vantaggiosa, i due protagonisti dell’operazione si impegnano reciprocamente attraverso la stesura di un contratto di cessione.

Il contratto di cessione viene stipulato attraverso delle procedure differenti, che variano molto a seconda dell’identità delle parti e della nazionalità dell’acquirente.

Infatti è molto frequente che l’acquirente del portafoglio sia una società o un fondo estero.

In genere la stesura del contratto è un’attività molto complessa e delicata.

All’interno dell’accordo vengono definiti tutti i dettagli dell’operazione, come il perimetro delle posizioni cedute e il compenso per la conclusione dell’affare.

Inoltre dentro il contratto è possibile inserire le cosiddette “clausole di retrocessione”, ovvero quelle clausole che consentono all’acquirente di ottenere il rimborso dell’importo speso per una singola pratica.

Anche questo è un argomento molto ampio che richiederebbe un lungo approfondimento.

Ma di questo tema ti parlerò in un’altra guida.


Conclusione

Sei giunto/a al termine di questo articolo.

Ecco un breve riepilogo.

Quali sono le 4 fasi della procedura di acquisto?

  1. Gli acquirenti vengono informati della cessione;
  2. Svolgimento della due diligence;
  3. Presentazione delle offerte (non vincolanti e vincolanti);
  4. Redazione del contratto di cessione.

Grazie per essere arrivato/a fino a questo punto.

Puoi ascoltare le nostre puntate sul nostro sito web cliccando nella sezione podcast, ma se preferisci puoi ascoltare l’episodio su:

Ti aspettiamo nella prossima puntata.

Cartolarizzazione NPL - infografica


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Come recuperare crediti all'estero - copertina

Come recuperare crediti all’estero: introduzione

Se hai concluso un contratto con un una società estera e vuoi sapere come recuperare crediti all’estero, sei arrivato/a nel posto giusto.

In questo articolo ti spiegherò quali regole dovrai seguire per ottenere il pagamento da parte di un debitore estero.

Le normali strategie di recupero crediti potrebbero risultare inefficaci nei confronti di società che hanno stabilito la propria sede al di fuori dell’Italia.

Infatti le transazioni commerciali con clienti esteri possono nascondere moltissime insidie e alcuni problemi legali da risolvere.

In molti casi l’avvio di un’azione legale potrebbe essere complesso a causa dell’individuazione del foro competente e delle legge nazionale applicabile.

Tuttavia esistono alcune regole basilari che ti aiuteranno a minimizzare i rischi e che ti permetteranno di prevenire una crisi finanziaria.

In primo luogo devi effettuare un’analisi preliminare per individuare il contesto giuridico nel quale dovrai operare.

Prima di procedere è necessario fornirti alcune informazioni preliminari.

Come recuperare crediti all’estero: il contratto

Il primo accertamento da eseguire nei rapporti commerciali con società estere è quello di verificare se il credito è fondato su un contratto.

Infatti in molti casi le transazioni con clienti esteri avvengono con modalità differenti rispetto a quelle italiane.

In alcuni paesi stranieri gli usi commerciali sono fonti del diritto che vengono tutelati dagli ordinamenti nazionali nello stesso modo di una legge o contratto.

La ripetizione di comportamenti consolidati nel tempo e l’applicazione di regole spontanee a livello internazionale ha creato la cosiddetta “lex mercatoria”.

Come recuperare crediti all’estero: lex mercatoria

La “lex mercatoria” (o “legge dei mercanti”) è un sistema di norme e principi giuridici che regola i rapporti commerciali internazionali.

Queste regole si sono sviluppate nel tempo in modo autonomo rispetto agli ordinamenti statali.

Storicamente, la “lex mercatoria” nacque nel Medioevo come insieme di usi e consuetudini dei mercanti europei, che avevano bisogno di regole uniformi per i loro scambi transfrontalieri.

Nella sua forma moderna, si è riaffermata nel secondo dopoguerra come risposta alla crescente complessità del commercio internazionale.

In questo modo le società estere potevano superare le differenze tra i vari sistemi giuridici nazionali e concludere affari vantaggiosi al di fuori della propria nazione.

La caratteristica distintiva della lex mercatoria è la sua transnazionalità, poiché non appartiene a nessun ordinamento statale specifico.

Tale complesso di norme costituisce un diritto spontaneo della comunità internazionale, spesso applicato dagli arbitri nei contenziosi commerciali.

Come recuperare crediti all’estero: fonti della lex mercatoria

L’applicazione della “lex mercatoria” può scaturire dalle seguenti fonti giuridiche:

  • Contratti-tipo e condizioni generali elaborati da associazioni di categoria e organizzazioni internazionali (come gli Incoterms della Camera di Commercio Internazionale);
  • Usi e consuetudini del commercio internazionale (come le pratiche consolidate e riconosciute dalla comunità mercantile internazionale);
  • Principi generali comuni condivisi dai principali sistemi giuridici (es. buona fede, pacta sunt servanda, divieto di abuso del diritto);
  • Principi UNIDROIT (serie di regole non vincolanti per i contratti commerciali internazionali, ideate dall’Istituto Internazionale per l’Unificazione del Diritto Privato);
  • Lodi arbitrali (che, nel tempo, creano precedenti e consolidano interpretazioni uniformi);
  • Convenzioni internazionali (es. Convenzione di Vienna del 1980 sulla vendita internazionale di merci).

Come recuperare crediti all’estero: identità e i dati fiscali

Quando concludi un affare con un cliente estero è molto importante verificare la sua identità e i suoi dati fiscali.

Come recuperare crediti all'estero - dati fiscali

Nel nostro ordinamento italiano puoi verificare i dati di una società richiedendo una visura camerale presso la Camera di Commercio.

Anche negli altri ordinamenti stranieri le società hanno l’obbligo di registrazione.

Le informazioni basilari da individuare sono:

  • la forma giuridica della società;
  • la sua sede legale;
  • i suoi dati fiscali.

Per individuare l’identità e i dati fiscali di una società estera, puoi utilizzare diverse risorse e strumenti a seconda del paese in cui la società è registrata:

Registri nazionali delle imprese

La maggior parte dei paesi stranieri dispone di registri nazionali delle imprese, accessibili online, dove puoi trovare informazioni ufficiali sulle società che hanno sede in quella specifica nazione.

In particolare nell’Unione Europea il portale European Business Register (EBR) permette di accedere ai registri di vari paesi UE.

Ogni stato membro ha il proprio registro che assolve le medesime funzioni del Registro Imprese in Italia.

In particolare nei principali stati stranieri puoi consultare i seguenti registri:

Se devi verificare i dati di un partner commerciale, ti suggerisco di richiedere direttamente alla società un certificato camerale recente o documento equivalente.

Per transazioni oltre un certo valore economico, è necessario eseguire una due diligence commerciale sulla controparte prima di concludere eventuali accordi commerciali.


Come recuperare crediti all’estero: le regole da seguire

Come recuperare crediti all'estero - regole

In primo luogo dovrai effettuare delle verifiche preliminari sull’identità e i dati fiscali di un cliente estero.

Il motivo di tale accertamento ti permetterà di evitare rischi di natura legale, fiscale e commerciale.

In questo moto potrai assicurarti che la società esista effettivamente e non sia una “scatola vuota” o un’entità fittizia creata per scopi fraudolenti.

Purtroppo esistono molti casi di società false (intestate a prestanomi o con sede in paradisi fiscali) che concludono contratti con società italiane senza avere alcuna intenzione di adempiere.

Inoltre ti consiglio di verificare chi è il soggetto che ha il potere di:

  • rappresentare la società estera;
  • firmare contratti vincolanti.

Un contratto concluso con una persona sprovvista dei poteri necessari può invalidare la tua collaborazione ed esporti al rischio di insolvenza.

Infine devi conoscere il numero di identificazione fiscale/IVA corretto del cliente.

Nelle transazioni UE, la verifica della partita IVA attraverso il sistema VIES è necessario per:

  • applicare correttamente il regime di non imponibilità IVA;
  • eseguire gli adempimenti dichiarativi (Intrastat, esterometro).

Se non verifichi l’affidabilità del cliente, potresti essere coinvolto inconsapevolmente in schemi di evasione (come le “frodi carosello” nell’IVA) .

Dopo aver eseguito questi accertamenti segui queste regole per recupera crediti all’estero.

1) Individua la legge applicabile alle controversie

Cosa succede se il contratto che hai firmato non indica qual è la legge applicabile alle controversie?

In questo caso puoi applicare le legge italiana sfruttando il diritto internazionale privato.

Il diritto internazionale privato (disciplinato dal Regolamento CE n. 593/2008) è quell’insieme di norme che disciplina i rapporti tra persone o società che appartengono a stati differenti.

Lo scopo di questa legge è quello di stabilire delle regole che consentano di individuare la legge applicabile a determinate situazioni giuridiche.

Queste regole vengono definite “criteri di collegamento”, ovvero dei criteri che permettono di “collegare” delle situazioni giuridiche reali ad una determinata legislazione nazionale.

Ti fornisco un esempio concreto parafrasando la parte iniziale di alcune celebri barzellette.

Cosa succede se un francese ed un tedesco concludono un contratto in Italia?

Ecco il diritto internazionale privato viene utilizzato per individuare il diritto applicabile a una fattispecie in cui sono coinvolte tante nazioni diverse (nel nostro esempio, la Francia, la Germania e l’Italia).

L’articolo 19 del Regolamento CE n. 593/2008 stabilisce che la legge applicabile in materia di contratti è quella del paese nel quale la parte che deve effettuare la prestazione caratteristica del contratto ha la residenza abituale.

Pertanto se la parte che deve effettuare la prestazione caratteristica del contratto ha sede in Italia, la legge applicabile sarà quella italiana.

Se non hai firmato un contratto con il cliente straniero, ti consiglio di concordare che l’obbligazione principale dovrà essere eseguita nel territorio italiano.

In questo modo, in caso di insoluto, potrai applicare la legge italiana per richiedere il pagamento del tuo credito.

2) Diffida il debitore nella sua lingua madre

Una volta individuata la legge applicabile alla controversia, è necessario inviare una diffida al debitore estero.

Tuttavia, anche se la legge applicabile è quella italiana, ti consiglio di inviare una inviare una diffida nella lingua madre della controparte.

Questa soluzione ti aiuterà ad avviare più velocemente una trattativa stragiudiziale con il debitore.

Vediamo in concreto come dovrai comportarti.

Se hai concluso un affare con un cliente tedesco, in primo luogo dovrai predisporre una diffida in lingua italiana.

Successivamente potrai tradurre il documento nella lingua tedesca tramite un software AI (es. ChatGPT, Gemini, Claude).

Ricorda però che le traduzioni automatiche con AI possono contenere errori e risultare imprecise.

Pertanto, per maggiore sicurezza, ti consiglio di rivolgerti a uno studio legale specializzato in credit management per chiedere una revisione della diffida.

Entrambe le diffide (quella in lingua italiana e quella in lingua tedesca) dovranno essere inviate al debitore attraverso un servizio postale estero.

In questo modo, se deciderai di promuovere una causa giudiziale presso un Tribunale italiano, potrai dimostrare al Magistrato che deciderà la causa che la diffida è stata inviata in entrambe le versioni, facilitando ovviamente il suo lavoro.

3) Esegui delle indagini patrimoniali estere

Se dopo l’invio della diffida non hai ricevuto alcuna risposta, sarà necessario programmare un’azione giudiziaria.

Tuttavia prima di rivolgerti al Tribunale ti consiglio di eseguire delle indagini patrimoniali sul cliente estero.

L’indagine patrimoniale su un soggetto estero ha un costo maggiore rispetto a quelle su un soggetto italiano.

Tuttavia tale accertamento ti permetterà di individuare eventuali beni mobili o immobili che potranno soddisfare il tuo credito.

Prima di avventurarti in una causa giudiziale, accerta con precisione se i beni del tuo cliente estero si trovano in Italia.

Solo con queste informazioni complete puoi individuare la strategia di recupero più adatta per il tuo caso.

4) Scegli uno studio legale internazionale

Cosa succede se la legge applicabile in caso di controversie è diversa da quella italiana?

Per risolvere il problema ti consiglio di individuare uno studio legale internazionale, cioè uno studio legale italiano che offre assistenza legale anche all’estero.

In questo modo potrai contare su dei professionisti italiani che cureranno il tuo contenzioso all’estero tramite degli avvocati stranieri.

Tuttavia prima di avventurarti in questa azione, ti consiglio di richiedere un preventivo iniziale e una stima sui possibili tempi di incasso.

Un processo all’estero può essere molto costoso e potrebbe avere una durata più lunga di quella che ti aspetti.


Conclusione

Sei giunto/a al termine di questo articolo.

Ecco un breve riepilogo.

Come recuperare crediti all’estero?

Segui questi consigli:

  1. Individua la legge applicabile alle controversie;
  2. Diffida il debitore nella sua lingua madre;
  3. Esegui delle indagini patrimoniali estere;
  4. Scegli uno studio legale internazionale.

Grazie per essere arrivato/a fino a questo punto.

Puoi ascoltare le nostre puntate sul nostro sito web cliccando nella sezione podcast, ma se preferisci puoi ascoltare l’episodio su:

Ti aspettiamo nella prossima puntata.

Come recuperare crediti all'estero - infografica


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Autore

Tino Crisafulli

Avvocato • Legal Advisor | Founder di Recupero Legale.

Specializzato in: Crediti • Contratti • Privacy • Tech.

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Recupero Legale

Le principali testate giornalistiche hanno parlato del nostro studio legale.

Siamo apparsi su: Il Sole 24 Ore, Rai Radio 1, Il Foglio Quotidiano, Libero Quotidiano (e molti altri).

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© Tutti i contenuti presenti in questa pubblicazione sono protetti ai sensi della normativa vigente in materia di diritto d’autore. È vietata qualsiasi forma di riproduzione, estrazione, rielaborazione, traduzione, adattamento, distribuzione, memorizzazione o utilizzo, anche parziale, con qualsiasi mezzo e/o tecnologia, ivi inclusi strumenti basati su intelligenza artificiale, senza preventiva autorizzazione scritta dell’autore.

Come recuperare crediti professionali - copertina

Come recuperare crediti professionali: introduzione

Se sei un professionista e vuoi sapere come recuperare crediti professionali, sei arrivato/a nel posto giusto.

In questo articolo ti fornirò dei consigli applicabili a tutte le tipologie di professionisti del nostro sistema produttivo.

Per raggiungere il tuo obiettivo devi eseguire un’analisi preliminare sulla controparte e applicare la strategia di incasso più adatta per il tuo caso.

Infatti il recupero crediti è un’attività di natura complessa e imprevedibile, che dipende spesso dal comportamento del debitore.

Tuttavia esistono dei principi che possono essere applicati solo ad alcune categorie di professioni e che possono modificare la strategia di recupero.

In questa guida non troverai le regole generali del recupero crediti, ma piuttosto ti suggerirò dei consigli pratici per:

  • ridurre al minimo il rischio di insolvenza;
  • scongiurare una possibile crisi economica.

Ogni consiglio è stato concepito per risolvere un problema che si verifica frequentemente in diversi settori professionali.

Prima di proseguire, però, è necessario fornirti alcune definizioni preliminari.

Come recuperare crediti professionali: definizione

Nel nostro ordinamento giuridico non esiste una definizione che descrive in modo preciso cosa siano i crediti professionali.

Esistono molti riferimenti a questi termini sia in alcune norme giuridiche sia in alcune sentenze della giurisprudenza.

Tuttavia se analizziamo in modo letterale queste due parole potremmo certamente dire che il credito si definisce “professionale” quando nasce da una prestazione “professionale” e cioè una prestazione svolta da un libero professionista.

Come recuperare crediti professionali - definizione

Come recuperare crediti professionali: libero professionista

Il libero professionista è un lavoratore autonomo, non soggetto a un vincolo di subordinazione, che svolge servizi prevalentemente di natura intellettuale.

Inoltre l’articolo 2229 del codice civile prevede che determinate professioni possono essere svolte solo se si è iscritti in appositi albi professionali.

In Italia l’iscrizione in un albo è richiesta per professioni che esercitano funzioni riservate per legge o che implicano responsabilità tecnico-giuridiche non delegabili.

In particolare possiamo distinguere i professionisti in base a una specifica area di competenza.

Professionisti: categorie principali

Nell’area legale-giuridica possiamo includere i seguenti professionisti:

  • gli avvocati;
  • i notai;
  • i consulenti del lavoro.

In ambito economico-contabile sono presenti i seguenti professionisti:

  • i commercialisti;
  • gli esperti contabili;
  • i revisori legali;
  • i consulenti finanziari abilitati all’offerta fuori sede.

Nell’area tecnica-industriale possiamo includere i seguenti professionisti:

  • gli ingegneri;
  • gli architetti;
  • i geometri;
  • i periti industriali;
  • i geologi;
  • i chimici;
  • i fisici.

In ambito medico-scientifico sono presenti i seguenti professionisti:

  • i medici;
  • gli odontoiatri;
  • i farmacisti;
  • gli infermieri;
  • gli psicologi;
  • i fisioterapisti;
  • i veterinari;
  • i biologi.

La lista dei professionisti sanitari sanitaria è più estesa e non posso elencarle tutte.

Le professioni di questo settore sono regolate dalla Legge n. 3/2018.

Altre professioni

Esistono altre professioni regolamentate che comprendono:

  • i giornalisti (professionisti e pubblicisti);
  • gli assistenti sociali;
  • i periti ed esperti delle Camere di commercio (sono elencati in un registro e non in un albo professionale);
  • le guide turistiche (che possiedono una disciplina ibrida, regionale, ma con requisiti pubblici).

Infine possiamo classificare come “professionisti” anche i soggetti che non sono iscritti in un albo ma che non possono essere qualificati come “lavoratori subordinati“.

In quest’ultima categoria (molto ampia) possiamo includere:

  • i mediatori immobiliari;
  • gli agenti e i rappresentanti di commercio;
  • gli autotrasportatori.

Pertanto se rientri in una di queste categorie, i consigli di questa guida possono essere applicati al tuo credito.

Tuttavia ricorda che ogni strategia di recupero va ideata e adattata al caso concreto, analizzando l’origine del credito e il comportamento della controparte con cui dovrai avviare una negoziazione.


Come recuperare crediti professionali: consigli legali

Come recuperare crediti professionali - consigli

Dopo averti spiegato le definizioni preliminari, adesso possiamo passare alla parte pratica di questa guida.

Per scoprire come recuperare crediti professionali, ti elencherò alcuni consigli applicabili alle principali professioni del nostro ordinamento.

Ogni consiglio ha lo scopo di risolvere un problema che si verifica frequentemente in alcuni settori professionali, e va sommato a tutte le regole generali che si applicano al recupero crediti.

In altre parole per recuperare il tuo credito non sarà sufficiente seguire questi singoli consigli, ma dovrai anche applicare alcune regole specifiche e consigli che abbiamo trattato in altri articoli.

Vediamo subito le 4 azioni principali che devi eseguire.

1) Concorda il prezzo per iscritto

Uno dei motivi principali che spinge i clienti a non pagare è quello di ritenere troppo oneroso il compenso da riconoscere in favore del libero professionista.

Nella mia esperienza professionale, ho notato che molte volte alcuni consulenti accettano gli incarichi dei nuovi clienti senza specificare quale sarà la misura dei loro compensi.

Questa cattiva prassi può generare molte frizioni al momento del pagamento di una fattura e spesso sfocia nel mancato pagamento.

Per evitare di correre questo rischio è sempre preferibile concordare il prezzo prima di svolgere l’attività.

Predisponi un accordo o un preventivo che indichi il prezzo per la tua prestazione.

Se nel corso della tua attività dovessero sorgere spese impreviste, e tu sei già in grado di prevederle, informa il cliente.

Ti assicuro che le contestazioni sul importo finale da riconoscere al professionista sono molto frequenti.

2) Frammenta il tuo compenso in piccole parti

Se il compenso per la tua attività è molto elevato, il rischio di mancato pagamento è reale.

Le statistiche del nostro studio legale dimostrano che più cresce l’importo del credito professionale più cresce la probabilità di insolvenza.

Eppure esiste un rimedio molto efficace.

Cerca di frammentare il tuo compenso in piccole parti, e fissa delle scadenze intermedie per il pagamento del cliente.

La soluzione migliore sarebbe quella di frammentare anche la tua prestazione.

Mi spiego meglio: alla scadenza della prima rata, tu dovresti interrompere il lavoro per attendere il pagamento del cliente.

Se il cliente non salda il suo debito, tu non continuerai a svolgere la tua prestazione.

Prevenire è meglio che curare.

Prima di pensare come recuperare crediti professionali è meglio tutelare il tuo lavoro.

Ti assicuro che questa è la soluzione migliore.

Puoi inserire una clausola nel contratto che ti autorizza a sospendere il lavoro in caso di mancato pagamento.

3) Verifica la solidità della controparte

Molti liberi professionisti stipulano degli accordi senza valutare la solidità della controparte.

Capita spesso di svolgere prestazioni in favore di società in liquidazione o di imprenditori poco solvibili.

Per questo motivo è molto importante che tu verifichi la serietà della controparte prima di impegnarti a svolgere una prestazione.

Richiedi una visura camerale sulla controparte per verificare lo stato di salute dell’azienda.

Puoi anche richiedere una visura protesti per accertare se il tuo cliente è stato già un debitore inadempiente.

Più informazioni raccogli sulla controparte più sarai avvantaggiato.

Se i tuoi accertamenti dimostrano che il tuo cliente ha subito molti protesti, accetteresti mai un pagamento tramite assegno?

Credo proprio di no.

4) Stabilisci per iscritto come eseguire il lavoro

Prima di svolgere qualsiasi attività stabilisci per iscritto come eseguire il lavoro.

Capita spesso che molti clienti contestino la tua prestazione con motivazioni del tutto infondate.

Se non possiedi un documento scritto che descrive come dovevi eseguire il lavoro, o quale risultato dovevi raggiungere, ti sarà difficile smentire le osservazioni della tua controparte.

In questo caso ti consiglio di preparare un documento che indichi in modo molto dettagliato tutte le attività da compiere.

La presenza di un documento simile ti permette di provare in modo oggettivo la qualità del tuo lavoro e di tutelare il tuo credito professionale.


Come recuperare crediti professionali: domande frequenti

Come recuperare crediti professionali - domande frequenti

In questa sezione troverai le domande più frequenti sui crediti professionali che abbiamo ricevuto da professionisti che operano in diversi settori.

Alcuni dubbi sono ricorrenti e possono paralizzare il recupero di un credito professionale.

A prescindere dalla tua professione e dalle norme giuridiche che regolano il tuo lavoro, queste riposte possono aiutarti a risolvere una controversia con un cliente insolvente.

Se hai bisogno di maggiori chiarimenti, chiedi supporto legale al nostro studio per elaborare una strategia di recupero adatta al tuo caso.

Quando conviene interrompere il recupero “in house” e affidare un incarico a un legale?

Non esiste un momento specifico per interrompere l’attività di recupero crediti.

Ogni trattativa può avere una durata differente che dipende da moltissime variabili.

In generale le attività di recupero “in house” (senza coinvolgere soggetti esterni) o “selfmade” (fai da te) dovrebbero essere inserite all’interno di una strategia predeterminata.

In particolare i “solleciti di pagamento” dovrebbero avere uno scopo preciso (es. promemoria; raccolta di informazioni; interruzione della prescrizione) e una durata limitata nel tempo.

Se dopo 3/4 tentativi a distanza di 3/4 settimane (1 sollecito a settimana), la controparte non riscontra la tua richiesta, ti conviene affidare un incarico a uno studio legale specializzato in credit management.

Quale documentazione è necessaria per provare un credito e resistere a contestazioni?

Il diritto di credito può essere provato tramite un contratto sottoscritto dalla controparte, ma anche tramite prove atipiche (es. pec, email, comunicazioni via chat, prove orali).

Anche le fatture insolute possono essere prodotte in giudizio per dimostrare l’esistenza di un credito.

Tuttavia la presenza delle sole fatture può essere oggetto di contestazione.

Per tutelare la tua posizione giuridica ti consiglio di formalizzare l’incarico professionale in forma scritta e custodire la corrispondenza con il cliente.

Alcune controversie possono essere prevenute tramite l’applicazione di:

  • adeguate clausole contrattuali (che descrivono in modo dettagliato le obbligazioni delle parti);
  • specifiche procedure di approvazione tacita della prestazione.

Inoltre alcune dichiarazioni della controparte (formulate a mezzo email e/o chat) possono smentire eventuali contestazioni infondate.

Quali vincoli normativi devo rispettare e quali rischi di contenzioso ci sono?

In primo luogo devi verificare se il tuo credito è ancora esigibile e se hai interrotto i termini di prescrizione.

Per ridurre al minimo il rischio di contestazioni devi eseguire la prestazione rispettando la legge e il codice deontologico della tua categoria professionale.

Le principali cause di contenzioso legale riguardano un’errata applicazione delle norme deontologiche.

In base alle statistiche del nostro studio gli errori di comunicazione con la clientela costituiscono le cause più frequenti di contestazioni e liti giudiziali.

In caso di comportamenti contrari alla legge il rischio di contenzioso può essere elevato.

Tuttavia se hai commesso degli errori, puoi avviare una procedura di mediazione o negoziazione assistita e transigere la controversia in via stragiudiziale.

Meglio negoziare un accordo transattivo o chiedere il pagamento integrale? Quali strategie usano altri professionisti?

La soluzione migliore per tutelare il tuo credito professionale è quella di valutare in via preliminare la controversia e verificare se ci sono contestazioni sulla prestazione.

In assenza di contestazioni la tua posizione negoziale è più solida e puoi richiedere il pagamento integrale.

Tuttavia, se il debitore ha formulato delle contestazioni sulla tua prestazione, devi raccogliere prove documentali per smentire la controparte.

Nel caso in cui sia difficile replicare alle osservazioni della controparte (poiché le lamentele sono fondate), ti conviene transigere la controversia riducendo l’importo della tua richiesta economica.

Le strategie più utilizzate in questi casi sono:

Come scegliere l’avvocato giusto per l’attività di recupero crediti?

In primo luogo devi verificare se l’avvocato al quale ti rivolgerai è iscritto all’albo.

Puoi eseguire la ricerca presso il Consiglio Nazionale Forense.

In seguito devi accertarti qual è la materia di specializzazione del professionista.

Per completare questo accertamento verifica se l’avvocato possiede un sito web o un profilo su LinkedIn e qual è la sua esperienza professionale.

In questo modo potrai consultare le informazioni e i contenuti pubblicati sui suoi asset digitali.

Infine chiedi all’avvocato qual è il “track record” (storia e performance) dello studio e quali sono i risultati ottenuti nell’incasso dei “crediti professionali”.

Ricorda che il recupero crediti è un segmento più piccolo dell’attività generale di credit management.

Prima di affidare l’incarico a un avvocato “generalista” verifica il grado di specializzazione del professionista e la conoscenza del diritto dell’esecuzione forzata.


Come recuperare crediti professionali: conclusione

Sei giunto/a al termine di questo articolo.

Ecco un breve riepilogo.

Come recuperare crediti professionali?

Segui questi consigli:

  1. Concorda il prezzo per iscritto;
  2. Frammenta il tuo compenso in piccole parti;
  3. Verifica la solidità della controparte;
  4. Stabilisci per iscritto come eseguire il lavoro.

Grazie per essere arrivato/a fino a questo punto.

Puoi ascoltare le nostre puntate sul nostro sito web cliccando nella sezione podcast, ma se preferisci puoi ascoltare l’episodio su:

Ti aspettiamo nella prossima puntata.

Come recuperare crediti professionali - infografica


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Come recuperare crediti da una società in liquidazione - copertina

Come recuperare crediti da una società in liquidazione: introduzione

Come recuperare crediti da una società in liquidazione?

Questa è una delle domande più difficili che si possa rivolgere a un legale o a un professionista del recupero.

Non è facile trovare una risposta, né tantomeno organizzare una strategia di recupero efficace.

La liquidazione di un’impresa è una situazione spiacevole che può mettere seriamente a rischio il tuo credito.

Negli ultimi anni il numero di società che ha promosso la procedura di liquidazione cresce a dismisura.

E cresce proporzionalmente il numero di fallimenti: quando l’azienda in crisi non riesce a soddisfare i propri creditori, si ritrova molto spesso coinvolta in una procedura fallimentare.

Sarò sincero: se aspetti del denaro da una società in liquidazione le tue possibilità di recupero diminuiscono e la difficoltà che dovrai affrontare aumenteranno.

Non pensare di dover affrontare una situazione semplice.

Tuttavia esiste una soluzione.

Grazie a questo articolo ti suggerirò 4 azioni che dovrai compiere per sapere come recuperare crediti da una società in liquidazione.

Ma andiamo con ordine.

Prima di proseguire è necessario che ti spieghi cos’è la procedura di liquidazione.

La procedura di liquidazione volontaria: cos’è

La liquidazione volontaria è una procedura con la quale un’impresa decide di concludere e definire i rapporti patrimoniali con i creditori.

La liquidazione si definisce “volontaria” perché è la stessa impresa che decide volontariamente di usufruire di questa procedura.

Cambio di denominazione

Grazie alla liquidazione volontaria l’azienda muta la propria denominazione sociale inserendo in coda alla propria sigla le parole “in liquidiazione”.

In questo modo se l’azienda “Alfa srl” avrà deciso di promuovere la procedura di liquidazione volontaria, la sua nuova denominazione sarà “Alfa srl in liquidazione”.

Scopo della liquidazione

Grazie a questa procedura l’azienda effettua delle operazioni di liquidazione per convertire i beni di sua proprietà in denaro che sarà utilizzato per il pagamento dei creditori.

Nella maggior parte dei casi la procedura di liquidazione precede l’estinzione della società: infatti dopo aver liquidato tutti i beni e dopo aver retribuito i creditori, l’azienda può estinguersi.

Come recuperare crediti da una società in liquidazione: rischi per i creditori

Adesso capisci perché la procedura di liquidazione mette in pericolo il tuo credito?

Se l’azienda si estingue senza provvedere a saldare il tuo credito, dovrai affrontare una lunga avventura giudiziaria prima di recuperare il tuo credito.

Inoltre devi sapere che le procedure di liquidazione volontaria nascondono molte insidie.

Sono molte le società che ricorrono a comportamenti davvero opachi e poco trasparenti per evitare di soddisfare tutti i creditori.


Come recuperare crediti da una società in liquidazione: consigli per evitare errori

Come recuperare crediti da una società in liquidazione - consigli

Dopo questa doverosa premessa, passiamo alla parte pratica di questa guida.

Se vuoi scoprire come recuperare crediti da una società in liquidazione segui queste 4 regole.

1) Verifica se lo stato di liquidazione è reale

La prima cosa da fare è quella di verificare se lo stato di liquidazione della società debitrice è reale.

Come fare? Semplice, devi richiedere una visura camerale dell’impresa.

E’ molto frequente trovare amministratori di aziende che affermano falsamente che l’azienda è in liquidazione.

In questo modo l’impresa cerca di “intimorire” il creditore facendogli credere che ci sono poche possibilità di recupero.

Credimi sono tanti quelli che mentono: per questo motivo richiedi subito una visura camerale della società e verifica se la sua ragione sociale è cambiata.

Ti ricordo che se l’azienda ha promosso la procedura di liquidazione volontaria, la sua sigla sarà seguita dalle parole “in liquidazione”.

Verifica immediatamente se la tua debitrice è effettivamente in uno stato di liquidazione.

2) Notifica la diffida al liquidatore

C’è un piccolo trucchetto che puoi applicare per velocizzare il pagamento del tuo credito.

Invia una formale diffida direttamente alla società in liquidazione, ma presso l’indirizzo di residenza del liquidatore della società.

Molti amministratori non aggiornano l’indirizzo dove ha sede legale la società.

Spesso questa “dimenticanza” è volontaria per rendere la società irreperibile e complicare l’attività di recupero ai creditori.

Se decidi di inviare la diffida al liquidatore potrai evitare il rischio che la tua richiesta non venga notificata al destinatario.

L’indirizzo di residenza è indicato nella visura camerale della società.

Puoi verificare la data in cui è stata aggiornata la visura.

Se non è trascorso troppo tempo dall’ultima variazione, puoi inviare la diffida di pagamento all’indirizzo che troverai sotto i dati del liquidatore.

Ricorda una cosa importante: la diffida non va inviata al liquidatore in qualità di destinatario, ma alla società in liquidazione presso l’indirizzo del liquidatore.

È una differenza sottile ma che può generare grandi contestazioni in sede giudiziaria.

3) Esegui delle indagini patrimoniali sulla società in liquidazione

Hai ottenuto una visura camerale aggiornata sulla società, successivamente hai inviato una diffida al liquidatore.

Ma nessuno ti ha richiamato.

Come recuperare crediti da una società in liquidazione? Esegui delle indagini patrimoniali sull’impresa.

Cerca di accertare se l’impresa possiede dei beni mobili o immobili che hanno sufficiente valore per soddisfare il tuo credito.

In questa fase ti consiglio di prendere in considerazione qualsiasi ipotesi: persino quella di ricorrere al pignoramento mobiliare.

Di solito il pignoramento mobiliare è uno strumento di recupero poco conveniente.

Tuttavia in una situazione simile valuta con attenzione se conviene farti assegnare un bene di proprietà del debitore piuttosto che inseguire una somma di denaro che non troverai.

4) Esamina il bilancio finale di liquidazione

Esiste anche un’altra possibile soluzione per sapere come recuperare crediti da una società in liquidazione.

Se sei arrivato tardi e la società si è estinta, non tutte le speranze sono perdute.

Ti consiglio di esaminare il bilancio finale di liquidazione pubblicato dalla società debitrice.

Infatti, la procedura di liquidazione volontaria si conclude con un bilancio finale che indica quali e quanti beni sono stati alienati a terzi.

Spesso succede che gli amministratori delle società in liquidazione assegnano ai soci (o a se stessi) dei beni aziendali (come auto, immobili o denaro) senza menzionare la presenza di creditori.

In questo caso cosa devi fare?

Se l’azienda debitrice ha liquidato dei beni aziendali in favore dei soci o in favore di terzi, puoi impugnare l’atto di liquidazione e puoi promuovere un’azione giudiziaria contro i responsabili.


Come recuperare crediti da una società in liquidazione: caso studio

Come recuperare crediti da una società in liquidazione - caso studio

In questo caso studio scoprirai come comportarti se devi recuperare un credito da una società in liquidazione.

Si tratta di una vicenda reale che contiene suggerimenti preziosi per tutelare la propria posizione giuridica ed evitare gli errori più comuni.

Molti creditori considerano lo stato di liquidazione della controparte come un evento negativo che distrugge ogni speranza di incasso.

Ma non sempre è così.

In alcuni casi il recupero del credito è un obiettivo possibile che puoi raggiungere senza l’avvio di contenziosi giudiziari.

Attraverso questa storia comprenderai:

  • quali attività preliminari dovrai eseguire prima di avviare una trattativa con la società in liquidazione;
  • come gestire la fase di negoziazione con la controparte.

Per tutelare la riservatezza degli interessati e rispettare il codice deontologico forense i nomi dei protagonisti sono stati modificati.

Come recuperare crediti da una società in liquidazione: la telefonata inattesa

La voce di Luigi tremava al telefono quella mattina di novembre.

“Avvocato, la Edilproject mi deve ancora cinquantamila euro per i lavori completati sei mesi fa.”

“Ho appena scoperto che è in liquidazione.”

Conosco bene quella sensazione di impotenza che attanaglia i creditori quando una società avvia la procedura liquidatoria.

Molti imprenditori ritengono, erroneamente, che in queste condizioni il denaro sia irrecuperabile.

Ma non è sempre così.

“Luigi, non tutto è perduto,” risposi con fermezza.

“Dobbiamo agire immediatamente, prima che il patrimonio sociale venga completamente distribuito.”

Come recuperare crediti da una società in liquidazione: la corsa contro il tempo

Avviai delle consultazioni online presso la Camera di Commercio per verificare la situazione societaria della controparte.

La Edilproject aveva deliberato lo liquidazione alcune settimane prima, nominando il liquidatore.

Il patrimonio era ancora consistente.

Dai documenti in nostro possesso la società debitrice era proprietaria dei seguenti beni:

  • un capannone industriale;
  • due beni mobili registrati;
  • quattro macchinari di discreto valore commerciale.

Inoltre alcune ricevute bancarie facevano sospettare che vi fosse una possibile liquidità sul conto corrente.

La finestra temporale era molto stretta.

Così decidemmo di avviare una procedura di mediazione civile.

Il nostro scopo era quello di avviare una trattativa stragiudiziale con la controparte prima del contezioso in tribunale.

Come recuperare crediti da una società in liquidazione: l’incontro decisivo

Durante la mediazione il liquidatore argomentò la sua tesi in modo piuttosto debole.

La controparte sostenne che altri creditori si trovavano in posizione di priorità, senza fornire evidenze specifiche di tale circostanza.

Durante le trattative riuscimmo a raggiungere un accordo con la società debitrice.

La controparte offrì il pagamento del 30% del credito, attraverso un piano di rientro in 10 rate mensili.

Sembrava un ottimo risultato.

Tuttavia una notizia inaspettata ci impose un cambio di strategia.

Come recuperare crediti da una società in liquidazione: il colpo di scena

Dopo un’indagine più approfondita presso la Conservatoria competente, scoprimmo un evento decisivo.

Il capannone della società debitrice era stato venduto dal liquidatore, a un prezzo sottostimato, in favore di una società riconducibile agli stessi soci.

Un’operazione sospetta che profumava di distrazione patrimoniale.

Durante la negoziazione rifiutammo l’offerta transattiva svelando le nostre scoperte.

In presenza del mediatore, avvisai la controparte che in assenza di un’offerta migliorativa avremmo proposto azione revocatoria ai sensi di quanto prevede l’articolo 2901 del Codice Civile.

La controparte accusò il colpo e chiede alcuni giorni per valutare le alternative.

In seguito la nostra strategia produsse i suoi frutti.

Dimostrando la mala fede e il pregiudizio arrecato ai creditori, ricevemmo un’offerta che prevedeva il pagamento dell’80% del credito in 4 rate mensili.

Luigi decise di accettare l’offerta sottoscrivendo l’accordo finale di mediazione.

Pochi mesi dopo, il creditore era riuscito a incassare una parte consistente del suo credito senza l’avvio di cause giudiziali.

Come recuperare crediti da una società in liquidazione: la lezione

Quella vicenda mi insegnò una verità fondamentale del contenzioso civile.

Il diritto premia chi vigila sui propri interessi.

La liquidazione societaria non estingue le obbligazioni, ma cristallizza un patrimonio destinato a diminuire rapidamente.

Ogni giorno di inerzia consente al liquidatore di erodere le garanzie patrimoniali attraverso pagamenti, dismissioni e spese di gestione.

La simultanea vigilanza sul registro imprese e l’immediata costituzione in mora rappresentano presupposti imprescindibili per tutelare le tue ragioni creditorie.

Ma la vera lezione è più profonda.

Bisogna valutare con occhio oggettivo ma sospettoso le operazioni compiute dal liquidatore.

Le distrazioni patrimoniali mascherate da ordinaria amministrazione rappresentano la minaccia più insidiosa per i creditori.


Conclusione

Sei giunto/a al termine di questo articolo.

Ecco un breve riepilogo.

Come recuperare crediti da una società in liquidazione?

Segui questi consigli:

  1. Verifica se lo stato di liquidazione è reale;
  2. Notifica la diffida al liquidatore;
  3. Esegui delle indagini patrimoniali sulla società in liquidazione;
  4. Esamina il bilancio finale di liquidazione.

Grazie per essere arrivato/a fino a questo punto.

Puoi ascoltare le nostre puntate sul nostro sito web cliccando nella sezione podcast, ma se preferisci puoi ascoltare l’episodio su:

Ti aspettiamo nella prossima puntata.

Come recuperare crediti da una società in liquidazione - infografica


Consulenza Legale

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Come recuperare crediti da lavoro - copertina

Come recuperare crediti da lavoro: introduzione

Se la società presso cui lavori ha interrotto i pagamenti e devi recuperare crediti da lavoro sei finito/a nel posto giusto.

In questo articolo ti spiegherò quali regole dovrai seguire per recuperare un credito da lavoro.

Comprendo bene il tuo disagio e i tanti dubbi che affollano la tua mente.

L’obiettivo che vuoi raggiungere non è semplice e prima di ottenere il pagamento dalla controparte dovrai evitare alcune insidie frequenti.

Nella maggior parte dei casi il creditore si trova intrappolato tra due esigenze contrastanti:

  • recuperare il credito in tempi rapidi;
  • mantenere una buona relazione con il debitore per evitare dispendiosi contenziosi legali.

Grazie a questa guida scoprirai quale strategia seguire per incassare il tuo credito e risolvere la tua crisi finanziaria.

Ti fornirò dei consigli che puoi applicare immediatamente per tutelare la tua posizione creditoria senza avviare lunghi contenziosi giudiziari.

Tuttavia prima di proseguire, voglio fornirti alcune precisazioni importanti.

Crediti da lavoro: definizione

In via preliminare è necessario fornire una definizione del cd. “credito da lavoro”.

Il “credito da lavoro” è la posizione creditoria vantata da un lavoratore subordinato nei confronti di un datore di lavoro (pubblico o privato).

Pertanto, se lavori come dipendente presso un’azienda e quest’ultima non ha versato il corrispettivo (per uno o più mesi) in tuo favore, il credito può essere qualificato come “credito da lavoro”.

Al contrario, se il credito deriva da un’attività lavorativa prestata in modo occasionale, questo articolo potrebbe essere poco adatto per tutelare i tuoi interessi.

Infatti ogni credito richiede una strategia di recupero differente, che viene elaborata in base al tipo di rapporto giuridico esistente tra creditore e debitore.

Di conseguenza, se svolgi la tua attività lavorativa in qualità di “professionista a partita iva” o “freelance”, ti suggerisco di leggere questi articoli:

Nei successivi paragrafi ti spiegherò come recuperare crediti da lavoro, nascenti da:

  • rapporti di lavoro subordinati;
  • rapporti di lavoro che per la loro natura sono assimilabili ai rapporti di lavoro subordinati.

Prima di procedere con un’azione di recupero bisogna individuare le fonti normative e gli strumenti di tutela per il lavoratore.


Come recuperare crediti da lavoro: fonti e strumenti di tutela

Come recuperare crediti da lavoro - fonti e strumenti

Il rapporto giuridico che lega il datore di lavoro al proprio dipendente trova la sua disciplina fondamentale nell’articolo 2094 del Codice Civile.

Tale disposizione costituisce uno dei pilastri normativo dell’intero sistema giuslavoristico italiano.

Questa norma, infatti, non si limita a fornire una mera definizione formale, ma delinea con precisione i caratteri essenziali del rapporto di lavoro subordinato.

In particolare il “prestatore di lavoro” è colui che “si obbliga, mediante retribuzione, a collaborare nell’impresa prestando il proprio lavoro intellettuale o manuale alle dipendenze e sotto la direzione dell’imprenditore”.

La tutela del lavoro, tuttavia, non si esaurisce nella dimensione civilistica, ma trova un riconoscimento ancora più elevato a livello costituzionale.

Infatti la Costituzione della Repubblica Italiana, dedica al lavoro un’attenzione particolare nell’articolo 35 e nell’articolo 36.

Tali disposizioni proclamano la tutela del lavoro in tutte le sue forme e applicazioni e garantiscono espressamente al lavoratore:

  • il diritto a una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro;
  • il diritto a una retribuzione sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa.

Questo principio costituzionale rappresenta un presidio fondamentale contro ogni forma di sfruttamento e costituisce il parametro di riferimento per valutare l’equità di ogni trattamento retributivo.

Come recuperare crediti da lavoro: lo Statuto dei Lavoratori

Per completare questo sistema di tutele il nostro ordinamento ha introdotto lo Statuto dei Lavoratori (Legge 20 maggio 1970, n. 300).

Tale provvedimento normativo ha rappresentato una svolta epocale per:

  • rafforzare la posizione giuridica del prestatore di lavoro subordinato;
  • garantire la dignità del lavoratore all’interno dell’organizzazione aziendale;
  • salvaguardare i diritti fondamentali del lavoratore.

Proprio in ragione di questa stratificazione normativa così articolata, comprenderai che l’attività di recupero crediti derivanti dal rapporto di lavoro subordinato richiede una conoscenza approfondita e sistematica delle molteplici fonti normative applicabili.

Infatti ogni singola norma delinea il quadro complessivo dei diritti e delle tutele spettanti al lavoratore.

Come recuperare crediti da lavoro: i Contratti Collettivi

A questo già articolato sistema di fonti si aggiungono i contratti collettivi nazionali di lavoro (CCNL).

Questi accordi sono frutto della contrattazione tra le organizzazioni sindacali dei lavoratori e le associazioni datoriali per diversi settori produttivi.

I contratti collettivi nazionali di lavoro rappresentano una fonte di autoregolamentazione che arricchisce e specifica il quadro normativo generale.

Infatti grazie a questi strumenti vengono introdotte nel nostro ordinamento regole dettagliate, per diverse categorie di lavoratori, in materia di:

  • classificazione professionale;
  • inquadramento;
  • trattamento economico.

In questo modo il lavoratore può sfruttare tali strumenti negoziali per adeguare il proprio contratto di lavoro subordinato agli standard minimi previsti dalle associazioni di categoria maggiormente rappresentative.

Gli strumenti processuali per il recupero del credito

Il lavoratore può concretamente azionare in giudizio le proprie pretese creditorie, attraverso due strumenti processuali, ciascuno caratterizzato da specifici vantaggi e ambiti di applicazione.

La prima opzione è rappresentata dal procedimento per decreto ingiuntivo, una procedura di natura “monitoria” che è finalizzata ad ammonire la controparte chiedendogli di effettuare il pagamento nei confronti del lavoratore.

La richiesta giudiziale si effettua tramite ricorso (depositato tramite il proprio legale di fiducia) e in caso di accoglimento da parte del Giudice, consente al creditore di ottenere, in tempi relativamente rapidi e sulla base di una cognizione sommaria.

Il procedimento per decreto ingiuntivo si caratterizza per la sua celerità rispetto al giudizio di cognizione, in quanto permette di ottenere un titolo esecutivo con cui avviare un’esecuzione forzata contro il debitore (datore di lavoro).

In alternativa (in assenza di prove scritte del credito), il lavoratore può percorrere la strada del ricorso ordinario davanti al giudice del lavoro.

Tale procedimento ha una maggiore durata poiché la fase istruttoria (di raccolta delle prove) è più approfondita al fine di verificare:

  • l’effettiva sussistenza del credito vantato;
  • l’esatta quantificazione della richiesta;
  • gli elementi costitutivi del diritto del lavoratore;
  • la fondatezza di eventuali contestazioni della controparte.

La scelta tra i due strumenti (decreto ingiuntivo e ricorso ordinario) dipende dalla tipologie di prove che il creditore potrà produrre in giudizio per accertare l’esistenza del suo diritto di credito.

Come recuperare crediti da lavoro: gli interessi

Un aspetto di notevole importanza (spesso sottovalutato dai lavoratori) riguarda le conseguenze economiche del ritardo nel pagamento.

Infatti, sul piano civilistico, sulle somme che il datore di lavoro avrebbe dovuto corrispondere (e che invece sono rimaste insolute), maturano di diritto gli interessi legali.

Gli interessi rappresentano il corrispettivo del mancato godimento del denaro e costituiscono un credito accessorio che si aggiunge al credito principale.

In particolare, gli interessi iniziano a decorrere dal momento in cui ciascuna somma è divenuta esigibile, ossia dal momento in cui il lavoratore avrebbe dovuto ricevere la retribuzione secondo le scadenze contrattuali.

Come recuperare crediti da lavoro: la rivalutazione monetaria

Allo stesso modo (con una funzione complementare agli interessi), opera il meccanismo della rivalutazione monetaria.

Tale istituto giuridico risponde all’esigenza di compensare la fisiologica perdita del potere d’acquisto della moneta nel corso del tempo.

Infatti, attraverso l’applicazione di specifici coefficienti di rivalutazione (basati generalmente sugli indici ISTAT dei prezzi al consumo) si ricalcola il valore economico del credito da corrispondere al lavoratore.

In questo modo il creditore non subirà un ulteriore danno, a causa dell’inflazione (aumento dei prezzi), che diminuisce il valore reale delle somme versate dal datore di lavoro.

Ti fornisco un esempio concreto.

Se un lavoratore deve recuperare un credito di 5.000 (cinquemila) euro, tale somma consentirà un certo potere di acquisto (in base ai prezzi vigenti in quel periodo storico).

Tuttavia se il lavoratore recupera il credito 4 anni dopo la data di effettiva scadenza, la cifra incassata consentirà un potere di acquisto minore a causa dell’inflazione (aumento dei prezzi).

Di conseguenza la somma di 5.000 (cinquemila) euro dovrà essere maggiorata e dovrà comprendere la rivalutazione monetaria.


Come recuperare crediti da lavoro: la strategia di recupero

Come recuperare crediti da lavoro - strategia

Dopo aver individuato le fonti normative e gli strumenti di tutela per il lavoratore, sarà necessario elaborare una strategia di recupero.

In questi casi uno degli errori più comuni è quello di promuovere immediatamente un contenzioso giudiziario senza avviare una trattativa stragiudiziale con la controparte.

Le statistiche del nostro studio legale dimostrano che i “crediti da lavoro” possono essere recuperati in modo più celere e con un minore sforzo economico se le parti (creditore e debitore) avviano una negoziazione prima del giudizio.

Capita spesso che il datore di lavoro si trovi in condizioni economiche difficili che gli impediscono di effettuare il pagamento in unica soluzione.

Tuttavia ogni trattativa può essere imprevedibile e può nascondere sorprese positive per il lavoratore.

L’importante è seguire alcune azioni preliminari per proteggere il tuo credito e tutelare la tua posizione giuridirica.

Vediamo quali sono le attività principali che devi compiere.

1) Ottieni una copia del contratto

So che può sembrarti un suggerimento banale, ma molte volte mi è capitato di assistere dei lavoratori che non possedevano una copia del contratto firmato dal datore di lavoro.

A volte l’assenza del contratto era causata dallo smarrimento del documento.

In altri casi, invece, il contratto non era disponibile perché il rapporto di lavoro non era stato concordato in via scritta.

Devi sapere che, anche se non possiedi una copia firmata del contratto di lavoro, la legge ti consente di ottenere una tutela giuridica in sede giudiziale.

Infatti, diversamente da altre situazioni giuridiche, nel processo del lavoro potrai ottenere il pagamento della tua prestazione non pagata anche in assenza del contratto firmato dalle parti.

Per tutelare lo squilibrio contrattuale che esiste tra il datore di lavoro e il suo dipendente, la legge consente alla parte contrattualmente più debole (il dipendente) di poter provare l’esistenza del rapporto anche grazie alle prove cosidette “atipiche”.

Pertanto se non possiedi un contratto di lavoro firmato dalla tua controparte, ricorda che il tuo credito può essere recuperato.

2) Raccogli le prove che dimostrano il tuo lavoro

Se non possiedi delle prove scritte che dimostrano lo svolgimento del tuo lavoro, puoi ricorrere alle prove testimoniali.

Infatti come già ti ho spiegato nel primo punto, la legge ti consente di provare che hai svolto il tuo lavoro grazie alle prove “atipiche” ma anche e soprattutto grazie alle prove testimoniali.

Prima di avviare una causa giudiziale contro il tuo datore di lavoro, ti consiglio di elaborare una lista di soggetti che possono dimostrare l’esistenza del tuo diritto.

In particolare potrai sfruttare le dichiarazioni dei tuoi ex colleghi di lavoro che lavoravamo insieme a te durante la tua esperienza lavorativa.

Ricorda che se citi in giudizio i tuoi ex colleghi, essi saranno obbligati a presentarsi davanti al Giudice per rendere la testimonianza.

In molti casi se il dipendente lavora ancora per la tua ex società, potrebbe essere infastidito e potrebbe mostrare resistenze nell’accettare la tua richiesta di testimonianza.

È una situazione piuttosto comune: nessuno vuole testimoniare contro l’azienda che gli garantisce lo stipendio mensile (per paure di ritorsioni e/o vessazioni).

Ma ricorda che, una volta citato in giudizio, il testimone ha l’obbligo di:

  • presentarsi in giudizio;
  • rispondere alle domande del Giudice;
  • dichiarare la verità sui fatti per cui è chiamato a rispondere.

In altre parole: nessuno può rifiutarsi di presentarsi in udienza davanti a un Magistrato.

Pertanto ricorda questo principio se un tuo ex collega ti comunicherà che non vuole essere chiamato in giudizio.

Spesso le testimonianze sono le armi migliori del lavoratore durante un processo.

3) Quantifica il tuo credito

Capita molto volte che il lavoratore che ha subito il licenziamento non sappia quantificare con precisione l’importo del credito insoluto che l’ex datore di lavoro deve versare.

Tale scenario si verifica molto spesso quando le parti non avevano sottoscritto un accordo in forma scritta.

Se ti trovi in questa situazione c’è un rimedio al problema.

Prima di avviare la causa giudiziale puoi rivolgerti a un “Patronato” o ad un “CAF – Centro di assistenza fiscale” per ottenere un documento che quantifica gli importi che devi ricevere.

La maggior parte dei Patronati e dei CAF offre questo servizio a titolo gratuito, e consegna il documento richiesto nel giro di qualche settimana.

Ottenere un documento di quantificazione dell’importo del credito ti aiuterà moltissimo nel motivare la tua richiesta di pagamento e nel dimostrare la fondatezza della tua pretesa.


Conclusione

Il recupero dei crediti da lavoro può essere molto complesso se il lavoratore non è in grado di provare l’esistenza del suo diritto.

Tuttavia la legge e il rito del lavoro offrono delle tutele specifiche per il creditore a causa dello squilibrio di potere nei rapporti di lavoro.

Molti lavoratori accettano di prestare la propria opera (materiale o intellettuale) in condizioni sfavorevoli o senza che siano garantite le tutele previste dalla legge.

In ogni caso è sempre preferibile avviare una trattativa stragiudiziale con la controparte e verificare se ci sono i presupposti per un accordo bonario.

Molte aziende preferiscono risolvere il contenzioso piuttosto prima che venga avviata una causa giudiziale.

Tuttavia se il tuo tentativo non dovesse avere successo dovrai rivolgerti al Tribunale del Lavoro.

Rivolgiti a uno studio legale specializzato in credit management e presenta la tua richiesta al Giudice.

In base alle prove in tuo possesso potrai richiedere l’emissione di un decreto ingiuntivo o promuovere una causa ordinaria secondo il rito del lavoro.

Ricorda che le spese giudiziarie per i contenziosi di lavoro sono ridotte; in molti casi le spese sono addirittura esenti (come nel caso di notifica degli atti giudiziari di lavoro).

In caso di mancato pagamento, non esitare ad avviare una causa contro il tuo ex datore di lavoro.

I tempi processuali sono ridotti rispetto e le spese che dovrai sostenere sono minori rispetto ai giudizi ordinari.

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Autore

Tino Crisafulli

Avvocato • Legal Advisor | Founder di Recupero Legale.

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Le prove scritte - copertina

Introduzione

Ciao, io sono Tino Crisafulli ed io sono Teresa Rossi e benvenuto/a a Recupero Legale Podcast.

Questa è la quarta puntata del nostro podcast e oggi parleremo di quanto sono importanti le prove scritte nel recupero del credito.

Vi racconteremo la storia di due giovani imprenditori: Giada e Roberto.

Giada e Roberto non si conoscono, ma entrambi dovranno competere per recuperare un credito insoluto.

Grazie alla loro storia ti spiegheremo:

  • come si comporta un tribunale che esamina le tue prove documentali;
  • quanto è importante per un imprenditore conoscere alcune regole giuridiche.

Ma partiamo immediatamente con la nostra storia.

Disclaimer: i nomi che troverai all’interno di questa puntata sono stati modificati per rispettare gli obblighi del codice deontologico forense e per tutelare la riservatezza degli interessati.

Tuttavia il caso è realmente accaduto a un cliente del nostro studio legale.

La storia di Giada

Vi raccontiamo la vicenda di due giovani imprenditori che non si conoscono ma che hanno alcune cose in comune.

Uno di questi imprenditori si chiama Giada, è una donna e lavora nel settore della moda.

Giada ha una boutique di vestiti per donna e da poco tempo ha avviato un piccolo e-commerce che le permette di vendere molti prodotti online.

Giada realizza anche abiti su misura.

Nel suo team ci sono due sarte molto brave che realizzano capi molto eleganti.

Giada è da poco moglie di un dirigente delle poste e vive felicemente in un appartamento del centro.

La storia di Roberto

L’altro imprenditore si chiama Roberto e lavora nel settore delle stoffe.

Roberto ha un laboratorio artigianale nella zona industriale della sua città e ha creato un sito vetrina che gli permette di ricevere molti contratti da persone della sua regione.

Roberto è marito di una giovane donna e padre di una bellissima bambina.

Giada e Roberto non si conoscono e non si conosceranno nel corso della storia, ma hanno una cosa in comune: entrambi hanno concluso un affare con il signor Molesto.

Il signor Molesto

Il signor Molesto, dopo aver eluso i nostri protagonisti, non effettuerà il pagamento dei suoi debiti.

Ma soltanto uno dei nostri imprenditori riuscirà a recuperare il proprio credito.

L’altro commetterà un errore imperdonabile che gli impedirà di ottenere il pagamento del suo lavoro.

Il signor Molesto è un imprenditore nel settore dell’abbigliamento e un bel giorno entra dentro il negozio di Roberto.

I due si conoscono, hanno concluso un affare in precedenza, per cui Roberto lo accoglie con grande cordialità.

Il signor Molesto vuole vedere delle stoffe poiché deve realizzare degli abiti molto sofisticati per un’azienda di moda molto prestigiosa.

Le prove scritte: la compravendita

Roberto lo conduce nel salone di esposizione e gli mostra i cataloghi delle stoffe migliori.

Roberto è molto innovativo e sceglie sempre prodotti originali e di buona qualità.

Il signor Molesto trova la stoffa perfetta: una stoffa di colore écru, una sorta di bianco sporco.

Roberto è contento perché quella stoffa è presente in magazzino, non deve ordinarla e può realizzare un buon margine di guadagno.

I due concludono l’affare.

Roberto consegna la stoffa al signor Molesto, ma quest’ultimo gli chiede di ritardare il pagamento di qualche giorno.

D’altronde negli affari capita spesso di pagare la merce un po’ in ritardo e poi Roberto conosce già il signor Molesto e allora decide di fidarsi.

Entrambi fissano una data per il pagamento del lavoro.

Le prove scritte: la consegna della merce

Al momento della consegna della merce Roberto compila l’ordine di commissione ed è indeciso se fare firmare il documento al cliente.

Ci pensa qualche minuto.

La conversazione è stata così piacevole, il signor Molesto è stato così gentile a rivolgersi a lui, entrambi hanno già concluso un affare.

Roberto pensa che sarebbe scortese chiedere la firma di un accordo.

Mentre i due si salutano, Roberto si decide: chiede con molto pudore se non sia il caso di firmare una bozza.

Il signor Molesto, vecchia volpe degli affari, dice che non è necessario perché i due si conoscono.

Anzi, il cliente esorta Roberto ad emettere la fattura promettendo che non appena riceverà il documento fiscale provvederà immediatamente al pagamento.

Roberto non insiste e vuole fidarsi del signor Molesto, però gli chiede di fornirgli una copia del documento di riconoscimento per emettere la fattura in modo corretto.

Il signor Molesto non si tira indietro e consegna la carta d’identità a Roberto.

Roberto si sente più sereno: ha la copia del documento di riconoscimento del cliente e si sente più sicuro.

Qualche giorno dopo il signor Molesto versa un acconto e successivamente Roberto emette la fattura e la invia al cliente tramite mail.

Le prove scritte: il secondo affare

Pochi giorni dopo il signor Molesto si trova in centro città ed entra nel negozio di Giada.

Ha sentito parlare molto bene di quel negozio e ha deciso di commissionare un lavoro prestigioso.

Giada lo accoglie con entusiasmo ed iniziano a conversare sull’affare.

Il signor Molesto vuole che Giada realizzi degli abiti molto sofisticati.

Sì, esatto: sono gli stessi abiti che aveva menzionato a Roberto.

Il signor Molesto mostra i modelli dei vestiti a Giada.

Giada è molto colpita perché si tratta di abiti da sera molto eleganti e accetta con entusiasmo il lavoro, ma chiede al signor Molesto se ha già pensato alla stoffa.

Le prove scritte: la consegna della stoffa

Il signor Molesto ha già pensato a tutto: la conduce fuori dal negozio e le consegna la stoffa che gli è stata fornita da Roberto.

Entrambi concludono l’affare e definiscono la data di consegna dei vestiti ed il termine di pagamento.

Il signor Molesto si indirizza verso la porta, ma Giada lo interrompe: entrambi devono sottoscrivere un accordo.

Il signor Molesto è un po’ riluttante, pensa di eludere la richiesta con qualche rassicurazione, ma Giada è perentoria: ha bisogno di ricevere una firma da parte del cliente.

Giada pensa: “Io non ho mai concluso affari con questo tizio, chi mi dice che domani dovrò inseguirlo per il pagamento?”

Giada si mette al PC e redige una bozza di accordo.

L’accordo con il sig. Molesto

Inserisce i dati del signor Molesto e alla fine dell’ordine inserisce il nome dei due contraenti.

Entrambi firmano il documento e si salutano.

Giada è serena, crede di aver fatto la cosa giusta: ha un documento firmato dal cliente e si sente serena per la transazione.

Dopo qualche settimana il signor Molesto versa un acconto iniziale e Giada si mette al lavoro.

Completa il lavoro prima della scadenza e lo consegna al signor Molesto.

Roberto e Giada, i nostri due amici, si sono comportati in modo professionale, ma uno di loro ha commesso un errore decisivo durante la transazione, un errore che gli costerà caro per il recupero del credito.

Le prove scritte: il mancato pagamento

Dopo circa tre settimane il signor Molesto è sparito: non risponde più al telefono.

Roberto e Giada non hanno ricevuto il saldo per il lavoro.

Entrambi sono arrabbiati e delusi.

I loro crediti sono insoluti e sono di importo quasi uguale.

Entrambi decidono di rivolgersi ad un avvocato per recuperare il credito.

Grazie ai loro avvocati Giada e Roberto effettuano delle indagini patrimoniali e scoprono che il signor Molesto ha un conto corrente presso una banca.

Sul conto potrebbe esserci la provvista sufficiente, ma solo uno dei due imprenditori riuscirà a pignorare quel conto e riuscire a recuperare il proprio credito.

Entrambi ottengono un decreto ingiuntivo.

È a questo punto della storia che le strade dei due protagonisti si dividono.

Le prove scritte: l’attesa prima del pignoramento

Uno dei due imprenditori sarà costretto ad aspettare più tempo prima di poter pignorare i beni del signor Molesto.

Questa attesa si rivelerà fatale perché uno dei due protagonisti potrà avviarsi indisturbato verso il pignoramento del conto corrente.

Grazie a questo vantaggio uno dei nostri amici potrà pignorare il conto corrente prima dell’altro creditore.

Dopo circa cinque mesi dalla conclusione dei due affari il signor Molesto si reca in banca per effettuare un pagamento: deve prelevare una grossa cifra per comprare un regalo.

Un funzionario della banca gli dice che non può prelevare: il conto non è abbastanza capiente per quel prelievo.

Le prove scritte: la reazione del sig. Molesto

Il signor Molesto è sconcertato, non capisce cosa sia successo.

Va su tutte le furie, vuole parlare con il direttore, minaccia cause e azioni legali.

Il direttore della banca lo riceve e gli spiega cosa è successo.

Il signor Molesto ha subito un pignoramento da parte di un cliente.

Il creditore ha ottenuto un decreto ingiuntivo e successivamente ha pignorato il conto corrente riducendo una parte importante della provvista.

Il signor Molesto pensa subito ai due creditori: Roberto e Giada.

Entrambi non sono stati pagati ed entrambi gli hanno notificato un decreto ingiuntivo, ma chi è stato a pignorare per primo?

Le prove scritte: il creditore più avveduto

Il signor Molesto rivolge la domanda al direttore ed il direttore risponde: “È stata la signora Giada.”

Il signor Molesto impreca, esce e si accomoda fuori dalla stanza.

Giada è riuscita a pignorargli il conto e lui ha perso una grossa fetta del suo denaro.

Ma perché Giada è arrivata prima di Roberto?

I motivi del successo di Giada

Giada è stata più attenta di Roberto: ha preteso che il signor Molesto firmasse il contratto di commissione e questo si è rivelato un grosso vantaggio.

Giada ha accumulato un grande vantaggio al momento dell’emissione del decreto ingiuntivo.

Infatti il suo decreto ingiuntivo ha ottenuto la provvisoria esecuzione, mentre invece quello di Roberto no.

La provvisoria esecuzione produce un grosso vantaggio per il creditore poiché gli permette di avviare immediatamente l’azione esecutiva.

Infatti la legge prevede che il creditore può ottenere la provvisoria esecuzione se produce la documentazione sottoscritta dal debitore comprovante il diritto fatto valere.

Questo principio è indicato nell’articolo 642 del Codice di Procedura Civile.

Giada infatti aveva un documento sottoscritto dal debitore e quella singola firma le ha permesso di ottenere un significativo vantaggio nella sfida con Roberto.

Gli errori di Roberto

Roberto invece non aveva un documento sottoscritto dal signor Molesto e ha dovuto richiedere l’ingiunzione sulla base della sola fattura emessa.

La carta d’identità del signor Molesto non gli ha permesso di ottenere un vantaggio, anche se poi è stata utile per ottenere l’ingiunzione.

Giada infatti ha potuto avviare il pignoramento del conto qualche settimana dopo la notifica del decreto ingiuntivo.

Il suo avvocato infatti ha sfruttato questo vantaggio per notificare il decreto ingiuntivo e il precetto nello stesso momento e successivamente è stato possibile notificare il pignoramento al debitore.

Roberto invece ha ottenuto il decreto ingiuntivo ma non ha ottenuto la provvisoria esecuzione.

L’imprenditore infatti ha notificato il decreto ingiuntivo al debitore ma ha dovuto aspettare 40 giorni prima di notificare l’atto di precetto.

Questo ritardo gli ha fatto perdere più tempo e per questo motivo Giada è arrivata prima di lui.


Conclusione

Siamo arrivati al termine di questa puntata e grazie a questa storia hai imparato tre cose molto importanti.

Quando stipuli un contratto con un cliente, assicurati di fargli firmare l’accordo.

Se dovrai ottenere un decreto ingiuntivo, ricorda che se produci la documentazione sottoscritta dal debitore comprovante il diritto fatto valere puoi ottenere la provvisoria esecuzione del decreto.

E infine ricorda che nel recupero crediti spesso vince chi arriva prima.

Se riesci a pignorare il tuo debitore prima di altri creditori puoi recuperare integralmente il tuo credito.

Grazie per essere arrivato/a fino a questo punto.

Puoi ascoltare le nostre puntate sul nostro sito web cliccando nella sezione podcast, ma se preferisci puoi ascoltare l’episodio su:

Ti aspettiamo nella prossima puntata.

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Tino Crisafulli

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