Impignorabilità del Credito: consigli per evitare errori

Impignorabilità

Impignorabilità: introduzione

Impignorabilità: un termine che non vorresti mai incontrare quando devi recuperare un credito.

Purtroppo però l’impignorabilità del debitore è un’eventualità che può verificarsi e può mandare in fumo i tuoi tentativi di recupero.

L’impignorabilità dei crediti rappresenta un principio fondamentale nel sistema giuridico che garantisce la tutela dell’integrità patrimoniale di un individuo.

Questo concetto si basa sul presupposto che alcuni crediti non possono essere pignorati dai creditori.

Tale protezione è molto importante per preservare la sicurezza economica dei soggetti coinvolti.

Ma prima di proseguire vediamo nel dettaglio alcune definizioni preliminari.

Impignorabilità: definizione

L’impignorabilità dei crediti è un istituto giuridico che tutela il debitore da possibili azioni esecutive dei creditori.

Il termine impignorabilità si riferisce all’impossibilità di sottoporre a esecuzione forzata determinati beni o crediti.

Tale protezione si estende a quegli elementi considerati vitali per garantire il sostentamento della persona o dell’attività economica  (ad esempio lo stipendio, le pensioni, i sussidi statali e altri mezzi di sostentamento primari).

In questo modo, l’impignorabilità  mira a preservare la dignità umana e a garantire una base economica minima su cui fondare la propria esistenza.

Impignorabilità: i beni individuati dalla legge

L’impignorabilità dei beni e dei crediti rappresenta un principio fondamentale nel diritto civile italiano.

Esistono casi in cui la legge indica espressamente quali sono i beni ed i crediti  impignorabili, come indicato nell’articolo 514 del Codice di Procedura Civile e nell’articolo 545 del Codice di Procedura Civile.

Queste disposizioni mirano a garantire la tutela dei diritti dei debitori e a preservare un importo minimo necessario per assicurare loro una vita dignitosa.

Non possono essere pignorati i commestibili e i combustibili necessari per un mese al mantenimento del debitore e della sua familiari.

In particolare l’articolo 514 del Codice di Procedura Civile elenca in maniera dettagliata i beni impignorabili per legge.

La legge offre una precisa cornice normativa al fine di salvaguardare i diritti fondamentali delle persone più vulnerabili.

Infatti, esistono una serie di beni che non possono essere sottoposti a pignoramento.

Tra questi rientrano gli oggetti sacri e quelli necessari all’esercizio del culto, l’anello nuziale, i vestiti, la biancheria, i letti e altri mobili indispensabili al debitore e alla sua famiglia convivente.

L’impignorabilità assume dunque un significato ancora più profondo nell’ottica di tutelare l’integrità fisica ed economica dei cittadini.

Impignorabilità: i crediti individuati dalla legge

L’impignorabilità non riguarda soltanto i beni materiali, ma comprende anche determinati crediti.

È di fondamentale importanza tener conto di questa distinzione al momento di procedere con un pignoramento.

Infatti alcuni crediti sono considerati indispensabili per garantire la sussistenza del debitore e dei suoi familiari.

Ad esempio, il credito derivante da un’assicurazione sulla vita o da una polizza è considerato impignorabile poiché è essenziale per coprire spese mediche o assicurare il futuro dei propri cari.

Inoltre, alcune categorie di redditi come le pensioni alimentari o gli assegni sociali sono protetti dalla legge proprio per garantire la dignità e il sostentamento del soggetto coinvolto (articolo 545 del Codice di Procedura Civile).

L’impignorabilità deriva dal fatto che spesso determinati crediti rappresentano delle fondamentali fonti di sostentamento della persona interessata.

Pertanto, è importante valutare quali crediti siano effettivamente impignorabili prima di avviare l’attività di recupero.


Impignorabilità: casi in cui non conviene agire

Può capitare che il pignoramento risulti antieconomico anche se i beni e i crediti del debitore sono pignorabili.

Infatti, esistono situazioni in cui l’importo da incassare risulterebbe così esiguo da non giustificare i costi e le tempistiche di una causa giudiziale.

In questi casi è necessario valutare con attenzione se la procedura sia effettivamente conveniente dal punto di vista economico e strategico.

Per questo motivo devi seguire alcune semplici regole per evitare di stipulare transazioni pericolose con soggetti inaffidabili.

In questo modo eviterai rischi di insolvenza e non dovrai recuperare crediti irrecuperabili.

Vediamo nel dettaglio tre casi in cui non conviene avviare il pignoramento.

1) Quando la pensione del debitore è di importo troppo basso

Se il debitore percepisce una pensione bassa è molto probabile che il pignoramento non sarà conveniente.

Il nostro ordinamento giuridico e la giurisprudenza di legittimità stabiliscono che la pensione svolge una funzione diversa rispetto allo stipendio.

Se da un lato lo stipendio costituisce la retribuzione per una prestazione lavorativa, la pensione, invece, ha natura assistenziale.

Ciò significa che il trattamento pensionistico serve per assistere il beneficiario dopo la cessazione del rapporto di lavoro.

L’obiettivo della pensione è fornire all’individuo un mezzo di sostentamento sufficiente per il prosieguo della sua vita.

Di conseguenza la legge stabilisce delle regole differenti per il pignoramento della pensione.

Infatti una norma del codice di procedura civile (art. 545 cpc) prevede che la pensione non può essere pignorata per intero.

La pensione può essere pignorata solo in parte perché al debitore deve essere riconosciuto un importo minimo considerato di viale importanza.

Il minimo vitale

L’importo impignorabile si definisce “minimo vitale” e rappresenta una quota della pensione individuata dalla legge.

Tale cifra corrisponde alla misura massima mensile dell’assegno sociale aumentato della metà (abbiamo già parlato di minimo vitale in questo articolo).

Lo scopo della norma è quello di permettere al pensionato di vivere in condizioni di stabilità economica.

Se il debitore percepisce una pensione superiore a euro 1.000, potrai sottoporre a pignoramento solo la somma eccedente il minimo vitale.

In questo esempio il Giudice ti assegnerà un importo più basso (ovvero un quinto della somma eccedente il minimo vitale).

In situazione del genere potrebbe essere poco conveniente promuovere un pignoramento.

2) Quando lo stipendio del debitore è gravato da cessione del quinto o pignoramento

Se il debitore percepisce uno stipendio, non cantare vittoria troppo presto.

In molti casi capita che la retribuzione sia gravata non solo da una cessione del quinto, ma anche da un precedente pignoramento.

Prima di procedere bisogna capire se ci sono possibilità di ottenere un pagamento periodico dal datore di lavoro.

Devi sapere che la legge (art. 2, DPR n. 180/1950) prevede che il pignoramento e la cessione del quinto non possono colpire più della metà dello stipendio del debitore.

Pertanto prima di affrontare i costi di una causa giudiziale ti conviene conoscere con precisione gli importi e le trattenute che gravano sullo stipendio del debitore.

3) Quando il debitore percepisce un reddito che deriva da un assegno alimentare

Se il debitore riceve mensilmente un “assegno alimentare”, puoi già rassegnarti, il pignoramento presso terzi sarà inutile.

L’assegno alimentare viene riconosciuto in favore di una persona che si trova in uno stato di bisogno.

Il soggetto che è obbligato al versamento è quasi sempre un parente o un coniuge  (art. 433 del Codice Civile).

Il credito alimentare serve, infatti, per sostenere quell’individuo che non riesce a provvedere autonomamente al proprio sostentamento.

La legge (articolo 545 del Codice di Procedura Civile) stabilisce che i crediti alimentari sono impignorabili.

Non importa quale sia la misura della somma che il debitore percepisce a titolo di credito alimentare.

Per questa tipologia di reddito il nostro ordinamento ha stabilito regole inderogabili.

Il credito alimentare è colpito da un’impignorabilità per materia.


Conclusione

La conoscenza delle norme sull’impignorabilità può fare la differenza prima di avviare l’attività di recupero del credito.

Anche se il debitore percepisce un reddito, è importante non affrettarsi a promuovere un’azione legale.

In questi casi è necessario svolgere un’indagine patrimoniale per individuare lo strumento migliore di recupero.

L’impignorabilità può vanificare gli sforzi del creditore, rendendo antieconomico il ricorso all’autorità giudiziaria.

Impignorabilità: in quali casi non conviene pignorare il debitore

Impignorabilità: in quali casi non conviene pignorare il debitore


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Tino Crisafulli

Avvocato • Legal Advisor • Founder di Recupero Legale

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