Recupero Legale
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ARTICOLI

Recupero crediti con avvocato a Roma: come evitare errori

Recupero crediti con avvocato a Roma - copertina

INDICE

Introduzione

Se hai bisogno avviare un’azione di recupero crediti con avvocato a Roma, sei finito/a nel posto giusto.

In questa guida ti spiegherò come risolvere una crisi finanziaria causata dal mancato pagamento di un cliente.

Inoltre ti racconterò un caso di recupero crediti con avvocato a Roma gestito direttamente dal nostro studio.

Grazie a questa storia riuscirai a comprendere quali attività compiere per incassare il tuo credito insoluto nel più breve tempo possibile.

Ma prima di proseguire voglio spiegarti alcuni concetti preliminari.

Il problema del recupero crediti

Il sociologo e filosofo canadese di nome Herbert Marshall McLuhan diceva che: “Ogni mezzo, spinto ai limiti del suo potenziale, muta forma e diviene a esso complementare: così il denaro spinto ai limiti si tramuta nel credito, cioè nella mancanza di denaro”.

Recupero crediti avvocato Roma - citazione denaro

Questa citazione descrive in modo pragmatico quanto sia importante per un’impresa commerciale avere liquidità nei propri conti economici.

La salute economica di un’impresa dipende dalla capacità di generare reddito.

A sua volta, la capacità di generare reddito dipende dall’esistenza di clienti o di rapporti di collaborazione.

Pertanto se hai un sufficiente numero di clienti che acquista i tuoi prodotti o servizi il tuo business è “potenzialmente” al sicuro.

Perché ho scritto “potenzialmente”?

Perché l’esistenza di clienti o di rapporti di collaborazione non ti da la certezza di generare reddito.

Affinché il tuo conto economico si trovi in salute è necessario che il lavoro che hai svolto venga pagato dal cliente.

Questa affermazione può sembrare banale, ma costituisce la prima causa che mette in crisi il sistema imprenditoriale italiano.

Il fatturato non sempre coincide con il numero complessivo di clienti che hai acquisito.

Molti imprenditori si concentrano (giustamente) sul processo di acquisizione dei clienti.

Eppure questi sforzi possono risultare vani senza adeguate procedure di gestione dei crediti commerciali.

Da cosa dipendono gli incassi

La salute finanziaria della tua impresa dipende dagli incassi.

Ma gli incassi non dipendono dall’esistenza di clienti, ma piuttosto dalla disponibilità degli stessi clienti a pagare il proprio debito.

Pertanto se hai molti clienti, la tua capacità di incasso dipenderà dal numero di persone che rispetterà la propria obbligazione di pagamento.

Recupero crediti avvocato Roma - incassi

Per risolvere il problema dei mancati pagamenti dei clienti è necessario svolgere l’attività di “recupero crediti”.

Nel corso di questi anni ho assistito moltissime imprese su tutto il territorio italiano e ho notato che il problema del recupero crediti è radicato nel nostro sistema produttivo.

Almeno un’azienda su quattro ha avuto un problema di insolvenza nell’ultimo anno di attività.

In base ai dati forniti dalla Banca Centrale Europea, l’Italia è uno dei paesi europei con il maggior numero di crediti insoluti da recuperare.

Ma la distribuzione dei crediti insoluti è diversa in base alla città in cui risiedi.


Roma caput mundi

Recupero crediti avvocato Roma caput mundi

Da sempre Roma viene considerata la capitale mondiale della storia e della cultura.

La straordinaria quantità di monumenti e opere d’arte che ci sono a Roma rende la città uno spettacolo indescrivibile.

Alla data odierna Roma ha una popolazione di circa 2.800.000 persone, che la rendono la città più popolosa d’Italia.

Questi numeri possono sembrare inferiori se paragonati a quelli di altre grandi città estere, ma Roma rappresenta una delle città più grandi del mondo, dal punto di vista della superficie urbana.

La dimensione delle strade di Roma si estende per circa 1.287,36 chilometri quadrati.

Ma Roma non è solo arte, bellezza e cultura.

Roma è anche un centro di affari, di business e di nuove opportunità lavorative.

Secondo un’inchiesta del Corriere della Sera Roma è la seconda città italiana (dietro Milano) in cui si concentra il maggior numero di imprese innovative e startup.

Le startup in Italia e a Roma

Nel 2018, soltanto nel quarto trimestre, a Roma sono state registrate 969 nuove startup, che contribuiscono ad aumentare il livello di sviluppo tecnologico del nostro paese.

Insomma Roma non è solo una meta turistica, adatta per le visite guidate e per l’accesso nei musei.

Roma è la città da visitare se vuoi stringere nuove collaborazioni e concludere affari.


Roma e recupero crediti

Recupero crediti avvocato Roma - numero insoluti

La presenza di molte imprese e professionisti indipendenti nella città di Roma favorisce la nascita di nuove relazioni commerciali.

Tuttavia queste condizioni favorevoli costituiscono il lato positivo di una medaglia che nasconde il suo gemello opposto.

Più cresce il numero della popolazione, più crescono i potenziali problemi economici negli affari commerciali.

Infatti Roma è una delle città italiane che presenta il maggior carico di contenziosi giudiziari in Italia.

Molte di queste controversie sono causate dai mancati pagamenti di clienti insolventi.

Infatti, secondo quanto indicato da un report pubblicato dalla Banca d’Italia – Eurosistema, il Lazio è la terza regione in Italia (dietro a Lombardia e Campania) dove è presente il maggior numero di crediti insoluti.

Nella regione Lazio, la città di Roma è quella con il maggior numero di crediti insoluti.

In un contesto simile, a prescindere dalle tue intenzioni e dalla tua volontà, potrebbe essere più probabile essere coinvolto in un problema di recupero crediti.

Grazie alle tante opportunità che la città di Roma è in grado di offrire, è facile incontrare un cliente (persona fisica o giuridica) che non pagherà il tuo compenso.

Per questo motivo dovrai preparati in modo adeguato per risolvere un problema di recupero crediti a Roma.


Recupero crediti con avvocato a Roma: cosa fare in concreto

Recupero crediti avvocato Roma - cosa fare in concreto

 

Dopo questa premessa, ti spiego cosa fare per avviare un’azione di recupero crediti con avvocato a Roma.

In primo luogo ti consiglio di quantificare l’importo del tuo credito insoluto.

In base all’entità dell’insolvenza potrai stabilire se avviare;

  • un’azione di recupero stragiudiziale;
  • un’azione di recupero giudiziale.

La scelta dipende da alcuni fattori economici e strategici.

In ogni caso se il cliente non ha rispettato l’obbligazione di pagamento segui queste regole.

1) Richiedi il pagamento

La prima regola da seguire è quella di richiedere il pagamento del tuo credito al debitore.

Il suggerimento può sembrare banale, ma purtroppo molti imprenditori richiedono il pagamento del compenso al debitore con strumenti insoliti, non rispettando le norme di legge.

In sostanza devi creare le condizioni per facilitare la transizione dall’attività stragiudiziale a quella giudiziale senza danneggiare la tua posizione giuridica.

Mi spiego meglio.

Non è sufficiente richiedere il pagamento del tuo credito attraverso l’invio di un’email o tramite un messaggio inviato su WhatsApp.

Per richiedere il pagamento del tuo credito insoluto è necessario inviare al debitore una diffida formale tramite:

  • pec: se il debitore è obbligato per legge a possedere una posta elettronica certificata (es. società di capitali);
  • raccomandata ar con ricevuta di ritorno: se il debitore è non è obbligato a possedere un indirizzo pec (es. persona fisica, società di persone).

Ti ricordo che, in base a quanto previsto dalla legge e dalla Corte di Cassazione (la massima autorità giudiziaria in Italia), un messaggio inviato tramite posta elettronica certificata ha la stessa efficacia giuridica di una raccomandata cartacea.

La comunicazione con cui richiedi il pagamento del tuo credito può essere differente in base alle tue intenzioni.

Le differenti richieste di pagamento

Possiamo distinguere 3 tipologie di richieste di pagamento:

  • Il sollecito di pagamento: è l’atto con cui si richiede il pagamento del credito dopo pochi giorni in cui si è verificato l’insoluto;
  • L’atto di messa in mora: è l’atto con cui si richiede il pagamento del credito in modo più formale e si interrompe il termine di prescrizione del credito;
  • L’atto stragiudiziale di diffida: è l’atto con cui si richiede il pagamento del credito e si notifica tramite un ufficiale giudiziario.

Devi sapere che esiste una distinzione tra queste tipologie di atti, ma il confine può essere molto sfumato in alcune circostanze.

A volte un sollecito può contenere anche un atto di messa in mora, e può interrompere la prescrizione del credito.

In ogni caso devi sapere che esistono delle forme differenti per comunicare formalmente al cliente di adempiere l’obbligazione di pagamento.

Se vuoi approfondire questo tema ti consiglio di leggere questa guida sulla fattura non pagata.

Richiesta formale di pagamento: perché è così importante

Perché è importante chiedere al debitore il pagamento del tuo credito in via scritta?

Le motivazioni sono molteplici:

  1. Interrompi la prescrizione del credito;
  2. Fai capire al debitore che è necessario effettuare il pagamento per evitare conseguenze legali;
  3. Aumenti le tue probabilità di incasso.

Le statistiche interne del nostro studio dimostrano che l’invio di una richiesta di pagamento formale ha maggiore efficacia persuasiva nei confronti del debitore.

Luoghi comuni da sfare

Prima di proseguire voglio smentire alcuni luoghi comuni su alcuni adempimenti legali.

Molte persone credono che per formulare una richiesta formale di pagamento al debitore sia necessario rivolgersi a un avvocato.

Non sempre è così.

Rivolgersi a un avvocato per inviare una richiesta forma di pagamento è sempre una buona soluzione.

Tuttavia in alcuni casi l’invio di una comunicazione formale da parte di un legale può irrigidire i rapporti con il cliente.

Questo principio vale soprattutto quando il debitore ha intenzione di pagare ma ha maturato un ritardo a causa di difficoltà oggettive.

Per questo motivo sarebbe necessario “modulare” l’intensità della richiesta di pagamento da inviare al debitore in base al numero di giorni di ritardo nel pagamento.

2) Raccogli i documenti

Dopo aver richiesto il pagamento del tuo credito tramite l’invio di una diffida formale, ti consiglio raccogliere tutti i documenti che provano l’esistenza del tuo credito (come il contratto sottoscritto tra le parti).

L’assenza di prove scritte del credito può rendere più difficile l’attività di recupero.

Molti imprenditori sono abituati a concludere affari senza la sottoscrizione di un contratto.

Questo comportamento è molto rischioso e ti espone a possibili rischi di insolvenza.

Infatti il contratto è un documento indispensabile per:

  • proteggere il tuo lavoro;
  • prevenire il mancato pagamento del cliente.

L’assenza del contratto

Se il tuo credito non è fondato su un contratto, ma sull’emissione di una fattura non pagata, non temere: il tuo credito può essere recuperato.

Voglio soffermarmi su questo tema per spiegarti in modo più preciso il significato della parola “contratto”.

Con il termine “contratto” possono intendersi due concetti simili ma differenti e precisamente:

  • un accordo raggiunto tra due soggetti che vogliono completare una transazione (accordo inteso in senso immateriale, come l’incontro di due volontà);
  • il documento che prova l’esistenza di un accordo raggiunto tra due soggetti che vogliono completare una transazione.

Nel primo caso il termine “contratto” si identifica con un elemento astratto (l’incontro di due volontà) che fa sorgere un vincolo giuridico tra due soggetti.

Nel secondo caso il termine “contratto” si identifica con il documento (fisico o digitale) che prova l’esistenza dell’accordo.

Cosa si intende con il termine contratto

Contratto nel recupero crediti: differenza tra “accordo” e “documento”

Ti spiego meglio il concetto con un esempio concreto.

Aldo è un professionista che svolge servizi di formazione nel settore finanziario.

Un giorno Michele, un imprenditore del settore tech, richiede ad Aldo lo svolgimento di un servizio di consulenza.

I due trovano un accordo economico tramite email e messaggi scambiati in chat (WhatsApp), ma non sottoscrivono alcun documento.

In questo esempio il contratto (inteso come accordo) è stato perfezionato tramite le email e i messaggi in chat tra le parti.

Tuttavia non esiste un documento scritto che ne provi la sua esistenza.

Possiamo affermare che esiste un contratto tra le parti?

Si, il contratto esiste (come indicato dall’articolo 1321 del codice civile), anche se manca il documento .

Contratto nel recupero crediti: come provare il diritto di credito

Tornando all’esempio di prima, bisogna capire se Aldo può provare l’esistenza del suo diritto di credito.

La risposta è affermativa.

Sebbene le parti non abbiano firmato un documento (cartaceo o digitale), Aldo può provare l’esistenza del suo credito raccogliendo i seguenti documenti:

  • la fattura non pagata;
  • le email e i messaggi in chat con cui le parti hanno trovato un accordo sullo svolgimento del lavoro.

Pertanto in assenza di un documento sottoscritto tra creditore e debitore, l’esistenza di un credito può essere provata tramite l’esibizione di prove differenti.

Contratto nel recupero crediti: la sua importanza

Questo però non significa che il contratto, inteso come documento sottoscritto dalle parti, sia inutile.

Lascia che te lo ripeta un’altra volta.

Il contratto, inteso come documento, è fondamentale per proteggere il tuo lavoro e per provare l’esistenza del tuo credito.

Se non possiedi un accordo in forma scritta, la controparte potrà contestare la tua prestazione in giudizio affermando che il servizio o prodotto venduto era di scarsa qualità (succede moltissime volte).

Inoltre, la presenza di un contratto firmato (inteso come documento) produce dei vantaggi molto utili in sede giudiziaria.

Pertanto ricorda di raccogliere tutti i documenti che provano l’esistenza del tuo credito e precisamente:

  • il contratto sottoscritto dalle parti;
  • la fattura non pagata;
  • le email e gli screenshot delle conversazioni avvenute in chat con il cliente.

Recupero crediti avvocato Roma - prove del credito

Nel nostro libro “Guida pratica al recupero crediti” abbiamo dedicato un intero capitolo per spiegare come comportarsi in una situazione simile.

Una volta raccolti i documenti, puoi procedere con la terza regola.

3) Rivolgiti a un legale specialista

Uno degli errori più comuni commessi dagli imprenditori italiani è quello di rivolgersi ad avvocati generalisti per la risoluzione di contenziosi economici.

Il diritto è un tema davvero complesso: in Italia gli atti normativi attualmente in vigore sono più di 111 mila.

Per qualsiasi essere umano è impossibile conoscere in modo approfondito tutte le leggi esistenti.

Per questo motivo è sempre preferibile rivolgersi a un legale specializzato in un preciso settore.

Se scegli di affidarti ad un legale generalista (che spesso si definisce “civilista”) la sua preparazione potrebbe essere incompleta per raggiungere il tuo obiettivo processuale.

Allo stesso modo se devi recuperare un credito insoluto dovresti affidare un incarico a un legale specializzato in credit management e in diritto dell’esecuzione.

Solo in questo modo avrai la possibilità di raggiungere il tuo obiettivo di recupero, senza sostenere spese giudiziarie inutili.

Recupero crediti con avvocato: l’errore più comune

Devi sapere che i legali generalisti, che non sono specializzati in recupero crediti o credit management, spesso suggeriscono al cliente, come prima strategia di recupero, di promuovere un contenzioso giudiziale.

Si tratta di un comportamento diffuso che può rendere più complesso il recupero del tuo credito.

Avviare una causa giudiziale per recuperare un credito può essere molto costoso.

In alcuni casi l’instaurazione di un processo può essere un rimedio esagerato, poiché sarebbe possibile raggiungere l’obiettivo di incasso in modo più celere e senza aggravio di costi.

La prima opzione che devi considerare per incassare il tuo credito è quella di avviare una trattativa stragiudiziale tramite un avvocato specializzato.

In questi anni ho conosciuto molti creditori che, a causa di consigli errati, non sono riusciti a recuperare il proprio credito insoluto, sprecando tempo e denaro in azioni giudiziarie lunghe e costose.

Ti assicuro che commettere questo errore nella città di Roma potrebbe minacciare il benessere finanziario della tua impresa.

Come individuare dei legali specialisti

Individuare un legale specializzato in un settore è molto importante per evitare di commettere errori.

Non è facile trovare il professionista giusto, ma puoi seguire alcune regole generali.

Vediamo quali sono.

a) Specializzazione

Il legale deve occuparsi prevalentemente di un tema specifico e non deve disperdere la sua energia verso altri temi.

Il nostro studio si occupa esclusivamente di credit management e diritto di impresa.

Più volte in questi anni ho declinato richieste di consulenza che non riguardavano i settori in cui mi sono specializzato.

Per offrire un servizio di qualità bisogna selezionare gli incarichi.

b) Profilazione

Un avvocato specializzato in recupero crediti deve “profilare” il cliente e studiare la sua pratica in base alle informazioni ricevute.

Crediti diversi hanno bisogno di strategie di recupero differenti.

Se l’avvocato che hai scelto ti suggerisce la solita strategia standard (es. avviare una causa giudiziale) probabilmente hai di fronte un legale generalista.

Nel nostro studio abbiamo ideato un processo di analisi che ci permette di:

  • analizzare in via preliminare la controversia;
  • individuare eventuali profili critici per il creditore;
  • misurare il grado di deterioramento del credito;
  • individuare la migliore strategia di recupero.

Grazie a questo metodo possiamo stimare i tempi di incasso e ipotizzare la velocità di lavorazione del Tribunale competente per la controversia.

c) Conoscenza del territorio

Un avvocato specialista nel recupero crediti deve conoscere l’orientamento del Tribunale a cui dovrà rivolgere la sua domanda giudiziale.

Nel film “Batman Begins”, il personaggio di nome Henry Ducard (maestro di un giovane Bruce Wayne), ricorda all’allievo le seguenti parole “Studia sempre il terreno di scontro”.

Sono parole sagge che si possono applicare anche al recupero crediti.

Il terreno di scontro per un creditore è il Tribunale della città competente alla quale dovrà rivolgere la sua domanda giudiziale.

Recupero crediti avvocato Roma - specialista

Recupero crediti con avvocato a Roma: il foro più grande in Italia

Il Tribunale di Roma è probabilmente il foro più grande in Italia e uno dei più lenti nella definizione dei contenziosi.

Inoltre in passato è successo che alcune sentenze emesse dal Tribunale di Roma hanno interpretato alcuni principi di diritto in modo differente rispetto ad altri fori italiani.

Conoscere queste informazioni può essere fondamentale per il recupero del tuo credito.

Nel corso di questi anni ho gestito molti contenziosi presso il Tribunale di Roma per non vivendo in questa meravigliosa città.

Forse ti stai chiedendo come sia possibile raggiungere questo risultato.

La risposta è molto semplice: se sai come organizzare il lavoro non è necessario essere nella stessa città in cui si svolge il contenzioso.

Piano operativo di recupero crediti

Il nostro studio legale ha digitalizzato completamente i servizi legali e gestisce i contenziosi di recupero crediti in tutta Italia.

Nel corso di questi anni abbiamo costruito una rete di collaboratori su tutto il territorio nazionale (attualmente sono più di 3.000) che ci permette di svolgere qualsiasi attività burocratica in ogni città italiana.

Nella sola città di Roma possiamo contare su 27 avvocati domiciliatari che ci aiutano a svolgere tutte le attività materiali in Tribunale.

Per seguire un contenzioso di recupero crediti non è necessario che il cliente venga a trovarci nel nostro studio.

In caso in conferimento di un incarico, organizziamo un incontro preliminare tramite video conferenza.

Dopo aver acquisito tutte le informazioni preliminari sulla pratica, possiamo individuare la strategia di recupero più efficace.

Al temine dell’analisi, presentiamo al cliente un piano operativo di recupero che fornisce una stima approssimativa di incasso, tenendo in considerazione la velocità di lavorazione del Tribunale.

Recupero crediti avvocato Roma - piano operativo

Recupero crediti online

Come vedi queste attività possono essere svolte online e senza che il cliente venga a trovarci in ufficio.

In questi anni ho difeso molti creditori nel corso di procedimenti monitori (finalizzati all’emissione di decreti ingiuntivi) e durante lo svolgimento di procedure esecutive immobiliari.

Più di una volta ho dovuto gestire contenziosi complessi che hanno richiesto molto impegno e numerosi accessi presso il Tribunale.

Grazie alla nostra rete di domiciliatari sono sempre riuscito a soddisfare le richieste dei clienti, raggiungendo gli obiettivi di recupero programmati.

Per dimostrarti come sono riuscito a raggiungere questi risultati ho deciso di raccontarti un piccolo caso studio.


Recupero crediti con avvocato a Roma: un caso realmente successo

Recupero crediti avvocato Roma - caso studio

La vicenda che ti racconterò è successa realmente a un cliente del nostro studio legale.

Tuttavia per tutelare la privacy dei protagonisti ho deciso di utilizzare dei nomi inventati.

Se fossimo in un film il racconto inizierebbe con la telecamera che inquadra la vetrina di un grande negozio di arredamento.

Recupero crediti con avvocato a Roma: la storia di Nicola

All’interno dell’impresa si trova un imprenditore di nome Nicola, seduto nella sua scrivania di stile classico in legno massello.

Nicola gestisce la società MobilTech, specializzata nella creazione di componenti di arredo e oggetti di design innovativo.

La società ha fissato la sua sede legale nella città di Roma e il suo punto vendita si trova in una zona molto frequentata da turisti internazionali.

Nicola è un quarantenne, appassionato di palestra e basket, ed è spostato con Smeralda, insegnante delle scuole elementari.

Finora l’imprenditore non ha mai avuto problemi di recupero crediti con i clienti e non ha mai promosso una causa giudiziale.

L’unica volta in cui Nicola ha messo piede in Tribunale è stata quando ha dovuto estrarre alcuni documenti per suo fratello.

Recupero crediti con avvocato a Roma: un cliente insolito

Una mattina del mese di febbraio Nicola riceve la visita di un ragazzo molto magro con i capelli lunghi.

Il cliente indossa un giubbino rosso e un berretto di una squadra di calcio.

Nicola non è un tifoso di calcio, ma viene incuriosito dal look molto vistoso del suo interlocutore, e decide di assistere personalmente quel ragazzo.

Il giovane cliente si chiama Luigi Furbetto ed è entrato nel punto vendita della MobilTech per acquistare una camera da letto in legno massello.

I due protagonisti cominciano a conversare e l’imprenditore mostra al cliente l’ampio punto vendita posto al piano superiore del negozio.

Recupero crediti con avvocato a Roma: l’ordine di acquisto

Dopo un’intensa trattativa, il sig. Furbetto effettua un ordine di acquisto per una camera da letto di legno rovere, con armadio e specchiera, per un valore complessivo di 6.000 euro.

Le parti concordano il pagamento del prezzo in due soluzioni:

  • il cliente verserà alla MobilTech un acconto di 1.000 euro;
  • la restante cifra (5.000 euro) verrà versata tramite 10 pagamenti mensili dell’importo di 500 euro ciascuno.

Durante la compilazione dell’ordine di acquisto il sig. Furbetto rivela un particolare che risulterà decisivo per lo sviluppo della vicenda.

Recupero crediti con avvocato a Roma: il particolare decisivo

Nel concordare gli orari di consegna della camera da letto, il cliente comunica a Nicola di lavorare come cuoco presso la trattoria romana “La Spigola” che si trova in zona nord.

L’imprenditore conosce quel locale e comunica all’acquirente che nelle prossime settimane si organizzerà per gustare le specialità culinarie del locale.

Dopo aver versato l’acconto iniziale, il sig. Furbetto riceve la consegna della camera da letto e nei successivi due mesi effettua il pagamento delle rate concordate.

Tuttavia dopo il terzo mese, il cliente interrompe il pagamento della merce acquistata senza alcun preavviso o giustificazione.

Nicola, contrariato per il comportamento mostrato dal debitore, decide di rivolgersi subito a un legale per ottenere il pagamento della cifra mancante.

Recupero crediti con avvocato a Roma: il pignoramento

Così, dopo circa un mese, Nicola ottiene un decreto ingiuntivo contro il sig. Furbetto e decide di proseguire l’azione legale effettuando un pignoramento dello stipendio.

Infatti, l’imprenditore aveva comunicato al legale che il debitore percepiva uno stipendio mensile per l’attività lavorativa di cuoco svolta presso la trattoria “La Spigola”.

Nel codice di procedura civile esiste un procedimento esecutivo che si chiama “pignoramento presso terzi” e che consente a un creditore di ricevere il pagamento da parte di un soggetto diverso dal debitore.

Il pignoramento presso terzi

 

Pignoramento presso terzi: come ottenere il pagamento dal terzo pignorato

Come vedi nell’immagine qui sopra, il debitore si trova al centro di questo schema e ricopre un duplice ruolo:

  • da un lato (quello sinistro) il debitore deve versare una somma nei confronti del creditore;
  • dall’altro lato (quello destro) lo stesso debitore è un creditore, poiché deve ricevere un pagamento da parte di un soggetto terzo (quest’ultimo si definisce “debitore del debitore“).

Il creditore (nella cella verde) normalmente può richiedere il pagamento solo nei confronti del debitore.

Tuttavia grazie al “pignoramento presso terzi” (freccia gialla) lo stesso creditore può agire in giudizio per ottenere il pagamento direttamente dal terzo (“debitore del debitore”).

Questo è il senso della freccia verde in basso che completa lo schema.

Recupero crediti con avvocato a Roma: la proposta

Così, dopo la notifica del decreto ingiuntivo, il sig. Furbetto contatta il legale di Nicola e offre un pagamento di 2.500 euro per transigere la controversia.

Nicola decide di rifiutare la proposta.

L’imprenditore non accetta una cifra così bassa, poiché coprirebbe solo parzialmente le spese legali sostenute fino a quel punto.

Nicola crede che il pignoramento dello stipendio del debitore sia la soluzione migliore per recuperare integralmente il suo credito.

Il legale del creditore prende atto della decisione e non interferisce con la scelta del cliente.

Recupero crediti con avvocato a Roma: la dichiarazione di quantità

Dopo la notifica dell’atto di pignoramento, il datore di lavoro del debitore (la trattoria “La Spigola”) non ha fornito la “dichiarazione di quantità” e pertanto il creditore non conosce l’importo dello stipendio del debitore.

Secondo il codice di procedura civile, dopo la notifica dell’atto di pignoramento, il terzo pignorato (in questo caso la trattoria) è obbligato a comunicare, tramite la “dichiarazione di quantità”, l’importo dello stipendio percepito dal debitore.

Tale informazione può essere decisiva per il creditore per scegliere se proseguire con il giudizio esecutivo.

Infatti, se il datore di lavoro comunicasse che l’importo dello stipendio è troppo esiguo, il creditore potrebbe decidere di non avviare il procedimento esecutivo.

Nicola però non conosce tutte queste informazioni (il legale incaricato non lo ha informato) e attende con pazienza il pagamento del suo credito insoluto.

Il suo legale decide di iscrivere a ruolo il pignoramento presso terzi e attende la fissazione dell’udienza davanti al Giudice.

Dopo qualche giorno, il Tribunale fissa l’udienza di comparizione delle parti.

A causa dell’elevato numero di giudizi che devono essere celebrati nella città di Roma, l’udienza di Nicola è stata fissata a distanza di 14 mesi (!) dopo l’iscrizione a ruolo del pignoramento.

Nicola dovrà attendere più di un anno (!), prima di ottenere un provvedimento da parte del Giudice.

Recupero crediti con avvocato a Roma: l’attesa prolungata

Dopo circa 8 dall’iscrizione a ruolo del pignoramento presso terzi, Nicola comincia a mostrare le prime perplessità.

Il creditore non credeva che ci volesse tutto questo tempo per ottenere il pagamento da parte del ristoratore.

Purtroppo però, dopo l’instaurazione del pignoramento presso terzi, a causa del numero elevato di contenziosi pendenti, il Tribunale di Roma è stato costretto a fissare l’udienza di comparizione delle parti dopo più di un anno.

Se Nicola avesse conosciuto questa informazione probabilmente avrebbe accettato l’offerta transattiva del debitore.

Ma ormai la decisione è stata presa: non resta che aspettare.

Recupero crediti con avvocato a Roma: la comunicazione sorprendente

Il tempo trascorre lentamente e quando manca un mese esatto all’udienza di comparizione davanti al Giudice, il legale di Nicola riceve una comunicazione sorprendente da parte del terzo pignorato.

La trattoria “La Spigola” comunica al legale di Nicola che il sig. Furbetto è stato licenziato e non percepisce più lo stipendio da 5 mesi.

Il rappresentante legale dell’impresa si scusa per aver inviato il messaggio in grave ritardo.

Purtroppo la segretaria del ristorante, che aveva ricevuto la notifica dell’atto di pignoramento, aveva sottovalutato l’accaduto e non aveva consegnato il documento al responsabile della contabilità.

Il periodo in cui è avvenuto il licenziamento del debitore sembra coincidere con il momento in cui sono stati interrotti i pagamenti parziali della camera da letto.

Probabilmente il debitore avrà interrotto i pagamenti per questo motivo (ovvero per l’avvenuto licenziamento dal posto di lavoro).

Nicola rimane spiazzato e contrariato.

Recupero crediti con avvocato a Roma: utilità della causa giudiziale

In sostanza l’intero pignoramento presso terzi, instaurato dal creditore, si è rivelato inutile in quanto non sarà possibile ottenere il pagamento da parte del precedente datore di lavoro.

Il danno subito dall’imprenditore è stato notevole.

Oltre a non recuperare il suo credito, Nicola ha dovuto sostenere molte spese processuali per l’instaurazione del giudizio.

Questa storia ci è stata raccontata realmente da parte di Nicola, dopo circa 1 anno dalla comunicazione ricevuta dalla trattoria “La Spigola”.

Durante questo anno Nicola aveva perso le speranze e temeva di non poter più recuperare il suo credito.

Successivamente, dopo aver letto una nostra guida su Google, Nicola ci ha contattato e ha richiesto una consulenza sul suo caso.

Recupero crediti con avvocato a Roma: la nuova strategia di recupero

Dopo un’attenta analisi della vicenda abbiamo elaborato una nuova strategia di recupero.

Dopo 45 giorni dal conferimento dell’incarico abbiamo concluso un accordo transattivo con il debitore per il pagamento dilazionato del debito residuo.

Durante la consulenza fornita a Nicola ho sconsigliato di procedere con un ulteriore procedimento giudiziario contro il debitore.

I tempi di lavorazione del Tribunale di Roma non ci avrebbero permesso di ottenere risultati celeri.

Pertanto l’unica soluzione praticabile era quella di transigere la controversia con il sig. Furbetto.

Ancora oggi Nicola è un cliente soddisfatto del nostro studio.

Recupero crediti con avvocato a Roma: la morale della storia

Grazie a questo caso studio possiamo imparare molte lezioni importanti per non commettere gli stessi errori di Nicola.

Prima di rifiutare un’offerta transattiva formulata dal debitore valuta sempre i tempi di lavorazione del Tribunale a cui dovrai rivolgerti.

Se il Tribunale competente è molto lento, dovrai ascoltare con maggiore attenzione le proposte transattive formulate dal debitore.

Prima di avviare un contenzioso giudiziario accerta sempre con precisione:

  • quali saranno le spese che dovrai sostenere;
  • quali saranno i probabili tempi di incasso.

Conclusione

Sei arrivato al termine di questa guida.

Se devi recuperare un credito nella città di Roma ti consiglio di ricordare la storia di Nicola.

Roma è una città che offre molte opportunità lavorative, ma i tempi di risposta della giustizia sono piuttosto lenti.

In un contesto simile è necessario prestare maggiore prudenza quando concludi nuovi rapporti di collaborazione.

La prudenza non è mai troppa quando devi concludere un affare importante.

Se devi recuperare un credito con avvocato nella città di Roma, contattaci per una valutazione preliminare.

Recupero crediti con avvocato a Roma - la checklist


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Autore

Tino Crisafulli

Avvocato • Legal Advisor | Founder di Recupero Legale.

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Recupero Legale

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1 Giugno 2026
https://www.recuperolegale.it/wp-content/uploads/2020/04/Recupero-crediti-con-avvocato-a-Roma-copertina_a.png 720 1280 Recupero Legale /wp-content/uploads/2017/11/recuper-legale.png Recupero Legale2026-06-01 07:14:562026-06-01 17:35:34Recupero crediti con avvocato a Roma: come evitare errori
ARTICOLI

Recupero crediti con avvocato a Milano: come evitare errori

Recupero crediti con avvocato a Milano - copertina

INDICE

Recupero crediti con avvocato a Milano: introduzione

Se hai bisogno avviare un’azione di recupero crediti con avvocato a Milano, sei finito/a nel posto giusto.

In questa guida ti spiegherò quali azioni eseguire per tutelare la tua posizione giuridica, e come organizzare una strategia di incasso efficace.

Inoltre ti racconterò un caso studio gestito direttamente dal nostro studio.

Grazie a questa storia riuscirai a comprendere quali sono le attività principali da compiere per recuperare il tuo credito insoluto nella città di Milano.

Ma prima di proseguire voglio fornirti alcune informazioni preliminari.

Le crisi finanziarie

Recuperare un credito è un’attività necessaria per risolvere le crisi finanziarie dettate dal mancato pagamento di un cliente.

Nel corso degli ultimi anni i rapporti commerciali sono divenuti sempre più insidiosi grazie allo sviluppo dei servizi digitali.

Eppure, nonostante gli strumenti tecnologici, il problema del recupero crediti rimane invariato.

Non è facile prevenire un credito insoluto, soprattutto se eroghi un servizio ad altre imprese.

In base alle statistiche del nostro studio legale, il numero di contenziosi tra imprese è rimasto invariato negli ultimi anni e contribuisce ad aumentare il carico di lavoro per i tribunali italiani.

L’attività di recupero stragiudiziale, se viene svolta all’interno di un’impresa, può essere molto efficace, ma non sempre produce i risultati sperati.

Il recupero stragiudiziale con personale interno

Molte piccole e medie imprese delegano l’attività di gestione dei crediti commerciali al proprio reparto contabile.

Questa scelta significa che i soggetti che svolgono attività amministrative (come classificare le fatture) devono occuparsi di sollecitare il mancato pagamento di un cliente.

Si tratta di un comportamento diffuso che spesso è dettato dalla necessità di ottimizzare i costi.

Tuttavia la mancanza di specializzazione nella gestione dei crediti aziendali determina l’inefficacia di alcune strategie di recupero.

Al contrario le aziende di grandi dimensioni si comportano in modo differente.

In tali organizzazioni l’attività di recupero crediti viene affidata o delegata a una figura specifica (es. credit manager; legal advisor), al fine di ottimizzare la gestione stragiudiziale e giudiziale dei crediti insoluti.

Queste scelte possono incrementare le probabilità di incasso e migliorare la liquidità finanziaria.


L’avvocato nel recupero crediti

Recupero crediti avvocato Milano - ruolo avvocato

Quando l’attività stragiudiziale (svolta da personale interno) non produce i risultati desiderati, molti creditori decidono di rivolgersi a un avvocato esterno.

Nel recupero crediti l’avvocato possiede una caratteristica che nessun altro professionista può garantire: la forza del suo titolo.

Qualsiasi richiesta di pagamento ha un “peso” differente se viene formulata da un avvocato.

Ti assicuro che inviare una lettera di diffida tramite uno studio legale produce un effettuo persuasivo molto più forte rispetto a una comunicazione inviata dal tuo reparto contabile.

Leggere in una diffida cartacea o nel testo di una pec la parola “avvocato” o “studio legale” suscita una soggezione psicologica nel destinatario e conferisce maggiore solennità alla richiesta di pagamento.

Questo è il motivo per il quale l’avvocato ha un ruolo centrale nel recupero crediti.

Tuttavia se decidi di affidarti a un avvocato generalista per incassare il tuo credito insoluto, il risultato potrebbe essere incerto.

Cosa serve per un buon piano di recupero

Nel corso di questi anni ho conosciuto molti avvocati generalisti che svolgono attività di recupero a livello locale per arricchire i servizi del proprio studio.

Una delle lacune principali che ho riscontrato in questi professionisti è l’assenza di procedure di lavorazione standard (cd. “SOP”) per gestire l’attività di recupero.

Lo studio legale è come un’impresa: per raggiungere dei grandi risultati deve seguire dei principi di organizzazione ed efficienza.

Le procedure di lavorazione standard costituiscono l’elemento più importante per un’attività di successo.

In molti casi un avvocato generalista, che non è specializzato a fondo in un settore, spesso non ha ideato delle procedure standard che gli consentono di ottimizzare i tempi e massimizzare i risultati.

Recupero crediti avvocato Milano - organizzazione

Ti spiego meglio il concetto con un esempio.

Hai mai visto un gran premio della formula uno?

Quando un pilota si ferma ai box per il cambio degli pneumatici, viene assistito da un team di professionisti che si occupa solo di questa attività.

I professionisti operano seguendo una procedura di lavorazione standard che gli consente di risolvere il problema (il cambio gomme) nel più breve tempo possibile.

Inoltre, grazie all’organizzazione preventiva, il team può scegliere la soluzione più adatta per il pilota, prima della sostituzione delle gomme.

Questo metodo di lavorazione aiuta il pilota a raggiungere più velocemente il risultato in gara.

Pensa se al box di una causa automobilistica di formula uno ci fossero delle persone che non hanno mai cambiato una gomma.

Molti non saprebbero nemmeno cosa fare non appena la vettura è pronta per il pit stop.

Il risultato sarebbe sicuramente scadente e il pilota non riuscirebbe a sostituire gli pneumatici in un tempo ragionevole.

Lo studio legale può trovarsi nelle medesime difficoltà.

Credit Management e procedure di lavorazione standard

Le procedure di lavorazione standard consentono al cliente dello studio legale di risolvere il problema nel più breve tempo possibile scegliendo la soluzione migliore per risolvere una crisi.

Inoltre esiste un altro grande limite nell’affidare l’attività di recupero a un legale generalista: la preparazione del professionista potrebbe essere carente.

Il diritto è davvero infinito e non c’è materialmente la possibilità di conoscere in modo approfondito tutti le leggi del nostro ordinamento (quelle attualmente in vigore sono più di 111 mila!).

Riconoscere i propri limiti di competenza è un punto di forza.

Il nostro studio legale è specializzato in credit management, diritto contrattuale e diritto della privacy.

Nel corso di questi anni spesso declinato abbiamo richieste di assistenza in materie che non rientrano nelle nostre attività di specializzazione.

Credo non sia professionale offrire supporto legale in un settore su cui non sono specializzato.

Ho scritto un libro sul recupero crediti rivolto a imprenditori e professionisti e ho deciso di concentrarmi solo sui temi legali che riguardano il diritto di impresa.

Per questo motivo, se devi recuperare un credito, ti consiglio di rivolgerti a un avvocato specialista nel recupero crediti.

Il recupero crediti di un avvocato

Tuttavia, prima di affidare un incarico di recupero crediti a un avvocato, è necessario che tu conosca alcune informazioni preliminari.

Il recupero di un credito si può ottenere in due modi:

  • Con l’attività di recupero stragiudiziale;
  • Con l’attività di recupero giudiziale.

Recupero crediti avvocato Milano - come recuperare

L’attività di recupero stragiudiziale consiste nello svolgimento di azioni che spingono il debitore a effettuare il pagamento senza l’instaurazione di una causa giudiziale.

Di conseguenza l’attività di recupero giudiziale consiste nello svolgimento di azioni che spingono il debitore ad effettuare il pagamento tramite un provvedimento giudiziale di condanna.

Uno degli errori più comuni che noto tra gli imprenditori è quello di pensare che un avvocato sia utile solo per l’attività di recupero giudiziale.

Si tratta di un errore.

Un avvocato esperto nel recupero crediti deve essere capace di applicare tecniche di negoziazione al fine di transigere una controversia in via stragiudiziale.

La giustizia italiana è lenta e il tempo di lavorazione dei Tribunali non è uniforme.

In molti casi una transazione con il debitore è più vantaggiosa di un lungo e logorante processo civile.

Non esistono delle regole standard, ma di solito la strada più veloce per recuperare un credito è quella di avviare una trattativa stragiudiziale.


Il recupero crediti in Italia

Recupero crediti in Italia

Cosa succede se l’attività di recupero stragiudiziale non va a buon fine?

A questo punto l’unica possibilità è quella di rivolgersi al Tribunale per instaurare una causa giudiziale.

In Italia la durata media di un processo varia moltissimo in base alla regione e alla città competente.

Non è possibile stabilire in anticipo quanto potrebbe durare un processo: ci sono moltissimi fattori che entrano in gioco e il risultato può cambiare in pochissimo tempo.

Tuttavia nel corso di questi anni ho svolto la mia professione in quasi tutti i Tribunali italiani, instaurando centinaia di contenziosi civili nelle principali città della nostra penisola.

La Lombardia, il Lazio e la Sicilia da diversi anni sono le regioni con il maggior numero di contenziosi giudiziali avviati per il recupero di un credito.

Questo risultato è determinato soprattutto dall’elevato numero di abitanti delle tre aree geografiche.

Tuttavia, tra le 3 regioni che ho citato, la Lombardia è quella dove ho curato il maggior numero di contenziosi tra imprese.

Il motivo è semplice e risponde al nome di una città: Milano.


Milano: la città degli affari

Recupero crediti con avvocato a Milano - citta affari

La capitale “finanziaria” italiana è certamente Milano.

Tutti i trend, le mode, le novità approdano inizialmente nel capoluogo lombardo per poi propagarsi nel resto della penisola.

Per questo motivo moltissime aziende scelgono di fissare la propria sede legale a Milano.

Negli ultimi anni il capoluogo lombardo è divenuta la città con il maggior numero di startup.

Secondo i recenti report di InfoCamere (la società consortile di informatica delle Camere di commercio italiane) negli ultimi anni la Lombardia si conferma la regione in cui è presente il maggior numero di startup innovative italiane.

Più di 2.400 startup si trovano in Lombardia, pari al 25% del totale presente su tutto il territorio nazionale.

Su 2.400 startup presenti in Lombardia, ben 1.600 si trovano a Milano (circa il 17% del totale nazionale).

Le startup in Italia, Lombardia e Milano

Per un’impresa è più “cool” avere una sede legale nella città meneghina piuttosto che in aree periferiche industriali di altre regioni.

Ma non è solo una questione di immagine: per molti imprenditori è più vantaggioso lavorare nel contesto milanese e stringere nuovi rapporti di collaborazione.

Milano è la mecca italiana degli affari e la città con il più elevato numero di transazioni tra imprese.

Questo è il motivo per il quale a Milano sorgono molti contenziosi di recupero crediti.

Il Tribunale di Milano

A dispetto di un numero di processi sempre crescente il Tribunale di Milano fornisce una risposta molto celere.

Secondo le ultime statistiche fornite dall’Associazione T6 (gruppo di lavoro che raccoglie informazioni e statistiche sull’andamento dei processi esecutivi immobiliari italiani), il Tribunale di Milano è uno dei più virtuosi in Italia.

Accade spesso che le questioni giuridiche affrontate dal Tribunale meneghino diventino un paradigma per tutti gli altri fori italiani.

Se devi recuperare un credito nella città di Milano potresti aspettare meno tempo rispetto a quello che aspetteresti in un’altra città.

Tuttavia questo scenario può presentare diverse insidie.

In un contesto così veloce, è facile perdere l’attimo e vanificare tutti gli sforzi di recupero.

A Milano non c’è spazio per inutili attese: un avvocato deve essere pronto ad agire con tempestività per non lasciarsi scappare le migliori occasioni di incasso.

Per spiegarti meglio di cosa sto parlando ti racconto un piccolo caso studio.


Recupero crediti con avvocato a Milano: un caso realmente successo

Recupero crediti avvocato Milano - caso studio

Era il mese di novembre.

Durante un pomeriggio piovoso il telefono della mia scrivania squillava.

Un ragazzo con la voce tremante si presentava: svolgeva la professione di “marketing specialist” e “social media manager” e collaborava con numerose agenzie di comunicazione.

Manuel viveva in Italia ma si spostava molto all’estero per eseguire dei servizi fotografici per conto di alcune importanti aziende.

La professione del “social media manager” è piuttosto complessa: oltre a conoscere il mondo dei social media è necessario saper creare dei contenuti digitali accattivanti che possano attirare molte visualizzazioni degli utenti.

Da alcuni mesi Manuel gestiva l’account Instagram di un’importante agenzia di moda, la cui sede legale si trovava a Milano.

Il suo lavoro consisteva nel creare foto e contenuti multimediali nell’interesse della cliente.

Mentre Manuel mi descriveva la sua professione, avevo notato un’increspatura nella sua voce.

Mi aveva raccontato che da 8 mesi non riceveva il compenso per la sua attività professionale.

Il modo in cui pronunciava le sue parole faceva trasparire molta rabbia e frustrazione.

Eppure c’era una sensione di preoccupazione nel suo racconto.

Poco dopo avevo capito il perché.

Manuel aveva svolto la sua attività senza aver sottoscritto un contratto con la cliente.

Il professionista mi aveva confessato di essere molto preoccupato perché temeva che non sarebbe riuscito a recuperare il suo credito.

Recupero crediti con avvocato a Milano: la valutazione

Avevo compreso subito la sua situazione e gli avevo chiesto di compilare un questionario online per acquisire le informazioni più importanti per l’attività di recupero.

Manuel era rimasto sorpreso da quella richiesta.

Il nostro studio legale analizza ogni pratica di recupero chiedendo al cliente la compilazione di un questionario online.

Dopo aver svolto molte consulenze con tante tipologie di imprenditori e professionisti, avevo notato che emergeva spesso una criticità.

Il cliente raccontava lo svolgimento dei fatti descrivendo circostanze poco rilevanti dal punto di vista legale.

Ogni creditore descrive l’andamento dei fatti in modo personale, facendosi condizionare da fattori emotivi.

Ma nell’attività di recupero crediti l’emozione deve essere messa da parte.

Recupero crediti con avvocato a Milano: la ricostruzione della vicenda

Così, per riuscire a ricostruzione correttamente la vicenda, avevamo deciso di creare un questionario online.

L’introduzione di questa procedura ci ha permesso di:

  • raccogliere le informazioni necessarie per la lavorazione della pratica;
  • diminuire drasticamente i tempi di valutazione di ogni singola posizione.

In questo modo possiamo concentrarsi solo sull’organizzazione di una strategia di recupero.

Dopo aver analizzato le risposte del questionario compilato da Manuel, gli avevo chiesto di inviarmi tutta la documentazione in suo possesso.

Dopo qualche ora Manuel mi aveva inviato tutte le fatture emesse nei confronti dell’agenzia di moda.

Il suo credito insoluto ammontava a 14 mila euro.

In seguito chiedevo a Manuel di inviarmi:

  • una copia delle email con le quali la società debitrice aveva rifiutato di effettuare il pagamento;
  • l’estratto e/o gli screenshot delle chat con cui l’amministratore della società forniva istruzioni sullo svolgimento del lavoro.

Manuel non comprendeva il motivo della mia richiesta ma aveva fornito quanto gli avevo chiesto.

Avevo già un piano.

Recupero crediti con avvocato a Milano: piano di recupero

Avevo analizzato la pratica con la mia socia di studio, l’avvocato Teresa Rossi, seguendo la nostra procedura operativa standard (cd. SOP).

Avevamo utilizzato un nostro software interno per:

  • esaminare il grado di deterioramento del credito;
  • individuare la strategia di recupero più efficace.

Dopo circa 48 ore avevamo fissato una videochiamata con Manuel per spiegargli la nostra strategia.

Avevamo eseguito un’indagine sulla società debitrice e avevamo scoperto un’informazione importante che Manuel non conosceva.

L’azienda debitrice aveva avviato una procedura di liquidazione volontaria, mutando la propria denominazione sociale (se vuoi ottenere maggiori informazioni sulla liquidazione volontaria leggi questo articolo).

Non c’era molto tempo da perdere.

Così avevo suggerito a Manuel di avviare subito una trattativa stragiudiziale contro la società debitrice.

Recupero crediti con avvocato a Milano: la trattativa stragiudiziale

Manuel era un po’ perplesso e mi aveva chiesto come avrei gestito il contenzioso.

Le perplessità del creditore nascevano dal fatto che, al momento della call, non mi trovavo nella città di Milano, e di solito cambio spesso città per alcuni incontri di lavoro.

Era un’osservazione sensata, che avevo già ricevuto da altri clienti.

Molti imprenditori credono che la professione di avvocato sia legata alla presenza fisica su un territorio.

Ma la nostra professione si è evoluta e può essere gestita da remoto senza difficoltà.

Grazie alla tecnologia e a un piano di organizzazione posso:

  • coordinare il lavoro a distanza;
  • fornire istruzioni ai collaboratori che operano sul luogo in cui si svolge il contenzioso.

Avevo spiegato a Manuel che la sua pratica sarebbe stata monitorata personalmente da me in via telematica, e che mi sarei avvalso della collaborazione della nostra rete di domiciliatari presente su tutta Italia.

Nel corso di questi anni abbiamo costruito una rete di più di 3.500 collaboratori in tutta Italia che ci permette di svolgere tutte le attività burocratiche e materiali in ogni città della nazione.

Manuel era rimasto sorpreso e voleva ricevere maggiori informazioni.

Recupero crediti con avvocato a Milano: come gestire il contenzioso online

Gli avevo spiegato che grazie alla nostra procedura di lavorazione, il referente della pratica sarei stato io.

Tuttavia, nel caso in cui fosse stato necessario svolgere alcune attività materiali (che richiedevano la presenza fisica di un avvocato), il lavoro materiale sarebbe stato svolto da un avvocato del foro di Milano, nostro domiciliatario, che avrebbe seguito le mie indicazioni.

Io sarei stato il cervello: il nostro collaboratore sarebbe stato il braccio (un braccio però dotato di grande competenza e professionalità).

Manuel era rimasto colpito e aveva compreso che la strategia da me suggerita doveva essere eseguita in fretta.

Di conseguenza il creditore aveva deciso di conferirci l’incarico per l’attività di recupero.

Nel giro di pochi giorni cercavano di avviare una trattativa stragiudiziale di recupero con la società debitrice, senza alcun successo.

Avevamo inviato una diffida di pagamento, che era stata ricevuta dalla controparte.

Tuttavia, nonostante i nostri tentativi di instaurare un contatto telefonico, la controparte non aveva fornito alcun riscontro.

I numeri della società sembravano inesistenti.

Eppure una sensazione mi suggeriva di andare avanti.

Recupero crediti con avvocato a Milano: l’indagine

Dopo circa 10 giorni, chiamavo Manuel e gli spiegavo che la trattativa stragiudiziale non aveva dato alcun risultato.

Era impossibile mettersi in contatto con la società debitrice e dovevamo valutare la possibilità di avviare un contenzioso giudiziale.

Manuel era d’accordo con il suggerimento, ma mi chiedeva qualche chiarimento.

Gli spiegavo che non era saggio promuovere un giudizio senza conoscere lo stato patrimoniale dell’impresa.

Era necessario eseguire delle indagini patrimoniali sulla società debitrice.

Se l’accertamento fosse stato positivo, avremmo individuato i beni da sottoporre a pignoramento.

Il nostro studio avrebbe svolto il servizio di indagine patrimoniale e una volta conosciuto l’esito avremmo deciso cosa fare.

Manuel aveva accettato, fidandosi del mio suggerimento.

Dopo circa 15 giorni avevamo ricevuto l’esito dell’indagine patrimoniale.

Recupero crediti con avvocato a Milano: la causa giudiziale

L’indagine aveva avuto esito positivo.

La società debitrice possedeva un conto corrente attivo presso una Banca di Milano.

Il conto veniva movimentato spesso: questa informazione ci fece intuire che sul conto poteva esserci un saldo sufficiente per recuperare il credito di Manuel.

Così, dopo aver comunicato l’esito dell’indagine, suggerivo a Manuel di avviare un’azione di recupero contro la società debitrice.

Avevo spiegato al giovane professionista che il giudizio sarebbe stato seguito personalmente da me, e che mi sarei avvalso del miglior domiciliatario che potevamo vantare sul foro di Milano.

Manuel decideva di seguire quella strategia.

Dopo aver ricevuto il parere favorevole del cliente, nel giro di 48 ore avevo preparato il ricorso per decreto ingiuntivo.

Anche senza la presenza del contratto, c’erano ottime possibilità che il provvedimento venisse emesso.

Mi era già successo in altri giudizi pendenti in città diverse da Milano.

Eppure c’era un’informazione che conoscevo che ci avrebbe fatto guadagnare del tempo prezioso.

Dopo aver preparato il ricorso, completavo il deposito telematico e attendevo una risposta del Tribunale di Milano.

Dopo circa 15 giorni il decreto ingiuntivo era stato emesso.

La nostra domanda giudiziale era stata accolta integralmente, riconoscendo al creditore l’importo indicato nelle fatture, oltre alle spese e agli interessi di mora.

Il Giudice aveva emesso il provvedimento provvisoriamente esecutivo (!) senza che noi avessimo prodotto il contratto.

Un grande risultato processuale.

Alla fine del racconto ti spiegherò come siamo riusciti a raggiungere questo obiettivo.

Recupero crediti con avvocato a Milano: l’incasso

Dopo 7 giorni trascorsi dopo la notifica del decreto ingiuntivo, avevo ricevuto una telefonata da parte della società debitrice.

L’impresa voleva saldare il suo debito tramite un pagamento periodico.

Manuel aveva raggiunto il suo obiettivo.

Il suo credito stava per essere recuperato.

Così avevamo formalizzato un accordo transattivo con la società debitrice, con il quale quest’ultima si impegnava a saldare il proprio debito tramite un “piano di rientro” in venti rate.

Nel momento in cui leggi questo articolo Manuel ha recuperato integralmente il suo credito, oltre alle spese processuali e agli interessi di mora liquidati dal Giudice.

L’arma segreta

Forse ti starai chiedendo come siamo riusciti ad ottenere un decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo senza aver prodotto il contratto.

Avevo già adottato questa strategia nel Tribunale di Milano e sapevo che con le giuste prove il Giudice avrebbe accolto la mia domanda giudiziale.

Insieme al ricorso avevo depositato anche:

  • le email scambiate con la società debitrice;
  • le conversazioni in chat con la società debitrice;
  • la visura camerale della società debitrice.

Recupero crediti avvocato Milano - prove decisive

Tutti i documenti depositati in giudizio mi avevano permesso di dimostrare tre affermazioni che erano state inserite nel ricorso per decreto ingiuntivo.

Vediamo quali sono.

1) Email scambiate con la società debitrice

Avevo prodotto questa prova per dimostrare al Giudice che il creditore poteva subire un grave pregiudizio se il decreto non fosse stato emesso provvisoriamente esecutivo.

L’amministratore delegato aveva affermato in una mail di essere in una situazione di crisi e di non poter pagare molti dipendenti.

Il Giudice aveva ritenuto quella prova decisiva per la mia richiesta.

In caso di ritardo la società debitrice avrebbe potuto dichiarare fallimento e il creditore non avrebbe ottenuto il pagamento del suo credito.

2) Conversazioni in chat con la società debitrice

Le conversazioni giornaliere tra le due parti avevano rafforzato la nostra tesi difensiva.

Avevo prodotto questa prova per dimostrare che:

  • il lavoro di Manuel era stato eseguito in modo continuativo;
  • il professionista aveva seguito tutte le indicazioni del datore di lavoro.

In questo modo le prove potevano prevenire le possibili contestazioni di controparte sull’assenza del contratto.

3) Visura camerale della società debitrice

Avevo prodotto questa prova per dimostrare che la società debitrice si trovava nello stato di liquidazione.

La liquidazione volontaria è una situazione patologica di un’impresa che spesso precede la sua estinzione.

Se il Giudice non avesse emesso il decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo, Manuel avrebbe potuto subire un grave pregiudizio economico.


Conclusione

Sei giunto/a al termine di questo articolo.

Ho voluto raccontarti un contenzioso giudiziale di recupero crediti con avvocato a Milano per farti riflettere su alcuni temi.

Ricorda 3 regole fondamentali.

1) Organizza una strategia di recupero stragiudiziale.

L’instaurazione di una causa giudiziale non deve essere la prima soluzione da adottare.

Come avrai notato le procedure standard di lavorazione possono aiutarti a raggiungere il tuo obiettivo di recupero.

Solo gli specialisti ottengono grandi risultati.

2) Ti consiglio di analizzare con attenzione lo stato patrimoniale del debitore prima di promuovere una causa giudiziale.

Se decidi di affidarti a un avvocato per il recupero crediti, scegli uno specialista e sfrutta le sue competenze per applicare una strategia stragiudiziale.

3) Conoscere l’orientamento del tribunale a cui devi rivolgere la tua richiesta giudiziale può rivelarsi una potente arma per il recupero del tuo credito.

L’esperienza che avevo maturato presso il Tribunale di Milano mi aveva aiutato a ottenere un provvedimento positivo per il cliente.

Se devi recuperare un credito con avvocato nella città di Milano, contattaci per una valutazione preliminare.

Recupero crediti avvocato a Milano - la checklist


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25 Maggio 2026
https://www.recuperolegale.it/wp-content/uploads/2026/05/Recupero-crediti-con-avvocato-a-Milano-copertina_b.png 720 1280 Recupero Legale /wp-content/uploads/2017/11/recuper-legale.png Recupero Legale2026-05-25 07:09:512026-05-26 08:16:03Recupero crediti con avvocato a Milano: come evitare errori
ARTICOLI

Fattura non pagata: la guida definitiva per la tua attività

Fattura non pagata - copertina

INDICE

Come ottenere il pagamento di una fattura non pagata

Se sei un professionista o un imprenditore e devi ottenere il pagamento di una fattura non pagata, sei finito/a nel posto giusto.

In questo articolo ti spiegherò come risolvere una crisi finanziaria causata dal mancato pagamento della tua fattura.

Ti suggerirò quali regole seguire quando il cliente non paga il compenso e quali documenti conservare per provare il tuo credito.

Infine ti spiegherò come comportarti nel caso di fattura elettronica non pagata.

Grazie ai consigli di questa guida riuscirai a risolvere uno dei problemi più frequenti che colpisce le imprese italiane.

Ma prima di proseguire voglio raccontarti un piccolo caso studio.

Un caso reale

Fattura non pagata - caso reale

Sai perché ho deciso di scrivere una guida gratuita sulla fattura non pagata?

C’è un motivo di carattere sentimentale.

Devi sapere che la mia famiglia ha gestito per più di 20 anni un’azienda nel settore dell’arredamento.

L’azienda di mio padre ha dovuto affrontare molto volte dei problemi con clienti insolventi.

È difficile descrivere le emozioni che si provano in quei momenti.

Ricordo che i miei genitori (come la gran parte degli imprenditori che ho assistito) non erano pronti a gestire tutte le fasi di recupero del loro credito.

Nei momenti di crisi si provano tanti sentimenti negativi, come rabbia e delusione, che possono contaminare i nostri pensieri e condizionare le scelte future.

Ricordo ancora un episodio che mi successe molto tempo fa.

Fattura non pagata: la mia reazione

Andavo all’università e tra un esame e l’altro aiutavo mio padre con la consegna della merce.

Era il mese di dicembre e dopo aver dato l’esame di diritto del lavoro partecipai alla consegna di 100 sedie in un locale della nostra città.

Si trattava di una fornitura che avrebbe generato un incasso di circa 10 mila euro.

Dopo la consegna della merce, e dopo alcune email pretestuose, l’azienda di ristorazione non pagò il suo debito.

Ricordo ancora la delusione sul volto di mio padre quando apprese la notizia.

Quell’episodio si stampò nella mia mente.

Ho letto che molti medici decidono di svolgere questa professione perché da adolescenti hanno dovuto assistere dei parenti malati.

Credo sia successo qualcosa di simile anche a me.

Così nel corso degli anni, dopo essermi abilitato come avvocato, e dopo essermi specializzato nel credit management e nel recupero crediti ho pensato che fosse giusto aiutare tutte le persone che devono ricevere il pagamento del proprio cliente.

Questa guida nasce proprio per questo motivo, per rispondere a tutti i quesiti più frequenti sulle fatture non pagate.

Ma andiamo con ordine e partiamo subito con la prima precisazione.

Sei pronto/a?

Iniziamo con le domande più frequenti su questo tema.


Fattura non pagata o fattura insoluta

Fattura non pagata o fattura insoluta

Osservando il numero di ricerche mensili presente sui motori di ricerca ho notato che molti imprenditori cercano spesso una soluzione alle “fatture insolute” o alla “fattura insoluta”.

Tuttavia tra i risultati che ci offre Google per le parole “insoluta” o “fattura insoluta” non è presente una spiegazione dettagliata del termine “insoluto”.

Molti imprenditori mi hanno chiesto spesso cosa si intende per insoluto o credito insoluto.

Non perché non conoscessero il significato letterale del termine italiano, ma perché non riuscivano a cogliere bene il concetto del “credito insoluto”.

A volte possedere un’informazione in più può cambiare il destino di un’impresa.

In molti mi hanno confessato che la lettura del termine “credito insoluto”, faceva sorgere il sospetto che il credito non poteva essere più recuperato.

Sai, questa convinzione è molto diffusa.

Pertanto voglio precisare questo punto: quando si parla di “credito insoluto” si fa riferimento ad un credito non pagato.

Il termine “insoluto” non si riferisce in alcun modo alla possibilità che il credito possa essere irrecuperabile.

Analogamente, quando sentirai il termine “fattura insoluta” o “fatture insolute” dovrai ricordare che sto parlando della fattura non pagata o delle fatture non pagate, e non mi sto in alcun modo esprimendo sulla recuperabilità di quella fattura.


Fattura non pagata e valore giuridico

Fattura e valore giuridico

Qual è il valore giuridico della fattura insoluta?

La fattura insoluta è a tutti gli effetti un documento che prova l’esistenza del tuo diritto di credito.

Di conseguenza la fattura non pagata non solo prova il tuo credito, ma lo quantifica.

Ricorda un principio fondamentale:

la fattura è una prova.

Conoscere questa informazione ti aiuterà a risolvere possibili contestazioni con clienti polemici.

Fattura non pagata: l’assenza di un contratto

Molti imprenditori mi chiedono spesso se l’assenza di un contratto e la presenza della sola fattura insoluta sia sufficiente per avviare un’azione di recupero.

Il contratto è certamente un elemento imprescindibile per avviare un’azione di recupero crediti.

Se vuoi sapere quali sono gli elementi necessari per un buon contratto, leggi questa guida.

Tuttavia la presenza della sola fattura non pagata è sufficiente per il tuo scopo di recupero.

Pertanto se il tuo credito è provato da una semplice fattura non pagata, che tu hai emesso nei confronti del tuo cliente, potrai avviare un’azione di recupero, sia stragiudiziale, sia giudiziale.

Ricorda però che, per la tua attività, è sempre preferibile far firmare un contratto al cliente.

Infatti la sola fattura, sebbene ti consenta di promuovere una causa giudiziale di recupero, può essere facilmente contestata dal cliente.

La fattura, infatti, è un atto unilaterale che il creditore emette al termine della propria attività professionale.

Il contratto, invece, è un atto bilaterale con cui due soggetti raggiungono un accordo per lo svolgimento di un rapporto professionale, concordando il prezzo per l’attività.

Fattura non pagata: conseguenze pratiche

Se il tuo credito è fondato su un contratto e su una fattura, l’importo da recuperare sarà difficilmente contestabile dalla tua controparte, poiché è stato congiuntamente concordato tra le due parti.

Al contrario, se il tuo credito è fondato su una semplice fattura e non possiedi un contratto, l’importo da recuperare potrà essere facilmente contestabile dalla tua controparte, in quanto non sarà presente una prova scritta con cui le due parti hanno concordato il prezzo del lavoro.

Attenzione: non sto dicendo che il credito fondato su fattura non è esigibile, ma soltanto che la sua quantificazione potrà essere messa in discussione dal debitore.

Ti fornisco un esempio concreto.

Ettore (creditore e consulente aziendale) svolge un servizio nell’interesse di un suo cliente.

Le parti concordano le modalità di svolgimento del lavoro, senza concordare in forma scritta il prezzo dell’attività.

Una volta terminato il lavoro Ettore emetterà la fattura di euro 1.000,00 nei confronti del cliente.

Tuttavia in assenza di un contratto sottoscritto dalla controparte, quest’ultima potrà agilmente contestare la fattura emessa dal consulente.

Infatti il debitore potrà affermare che il prezzo concordato era differente o che la fattura contiene un importo troppo alto rispetto al valore economico della prestazione ricevuta.

Al contrario, la presenza di un contratto con cui le parti quantificano il prezzo dell’attività da svolgere, rende sicuro e difficilmente contestabile l’ammontare del tuo credito.

Pertanto ricorda che:

  • la semplice fattura ti consente di avviare un’azione di recupero;
  • se non possiedi un contratto, il debitore potrebbe contestare l’importo del tuo credito.

Fattura non pagata ricorda che

La richiesta di pagamento della fattura non pagata

Il primo passo da compiere quando la tua fattura risulta insoluta è quello di quantificare l’importo del credito residuo.

Annota su un file Excel l’importo del credito concordato tra le parti e sottrai tutti i pagamenti parziali ricevuti dal debitore.

Sembra una precisazione banale, ma credimi molti creditori commettono spesso questo errore.

La richiesta di pagamento che formulerai al debitore deve essere precisa e deve indicare l’esatto importo del somma residua non pagata.

Successivamente, una volta determinato con precisione l’importo del tuo credito, potrai procedere con l’invio di una richiesta formale di pagamento.

La richiesta di pagamento della fattura non pagata può essere eseguita con diversi atti stragiudiziali (pec, sollecito, atto di costituzione in mora) ed è necessaria per cristallizzare l’importo del tuo credito insoluto indicato nella stessa fattura.

Ricorda inoltre che la richiesta di pagamento della fattura insoluta ti consentirà di interrompere formalmente la prescrizione del tuo credito.

Se hai bisogno di richiedere il pagamento della tua fattura non pagata tramite una diffida, leggi questa guida.


Le fatture non pagate

Fatture non pagate

Può succedere che il tuo cliente non abbia rispettato i termini di pagamento concordati e pertanto dovrai organizzare una strategia di recupero per le fatture non pagate.

Cosa cambia nel caso in cui siano presenti più fatture insolute?

Da un punto di vista giuridico non vi è alcuna differenza se il tuo credito è fondato su una fattura insoluta o su più fatture insolute.

La tua azione di recupero sarà finalizzata ad incassare i compensi relativi a tutte le fatture non pagate, esortando la tua controparte a trovare una soluzione di carattere stragiudiziale.

Tuttavia esiste una piccola differenza che dovrai ricordare nel caso in cui dovessi ricevere il pagamento di più una fattura.

Fattura non pagata e interessi

Secondo quando previsto dalla legge, il ritardato pagamento di una somma di denaro autorizza il creditore a richiedere alla controparte il pagamento degli interessi.

Nel caso in cui il tuo credito sia fondato su più di una fattura, dovrai quantificare l’importo degli interessi dovuti su ogni singola fattura non pagata, e non già sull’intero importo del credito (è un errore molto comune).

L’interesse non è altro che un corrispettivo economico che viene riconosciuto ai soggetti che prestano del denaro o che devo ricevere il pagamento di un’obbligazione.

Nel caso della fattura non pagata l’interesse inizierà a decorrere dalla data successiva a quella indicata nella fattura.

La somma dovuta a titolo di interessi sarà calcolata applicando un tasso d’interesse, ovvero una percentuale determinata sull’importo del credito indicato nella fattura.

Di solito il tasso di interesse è concordato dalle parti all’interno del contratto.

Nel caso in cui le parti non abbiamo sottoscritto un contratto, il tasso di interesse sarà determinato secondo quanto previsto da alcune leggi del nostro ordimento giuridico.

Fattura non pagata e interessi: esempio pratico

Ti fornisco un esempio pratico.

Se Ettore (creditore e consulente aziendale) ha emesso la sua fattura in data 01.06.2025, allora il suo cliente, in caso di ritardato pagamento, dovrà corrispondergli una somma a titolo di interesse che inizierà a decorrere dal 02.06.2019 (ovvero dal giorno successivo).

La decorrenza degli interessi si interrompe non appena il debitore effettuerà il pagamento.

Pertanto se il debitore di Ettore effettua il pagamento del suo debito in data 02.07.2027, Ettore avrà diritto a ricevere gli interessi dalla data del 02.06.2025 e fino alla data del 01.07.2025.

Tuttavia nel caso in cui Ettore dovesse richiedere il pagamento di più fatture non pagate, allora la sua richiesta di pagamento degli interessi sarà leggermente diversa.

Infatti, in caso di più fatture insolute, Ettore dovrà richiedere l’applicazione di un tasso di interesse per ogni fattura emessa, e non già sull’intero importo del credito insoluto (ottenuto dalla somma degli importi contenuti nelle fatture).

Fattura non pagata: interessi su più fatture

Se possiedi una sola fattura non pagata, il tasso di interesse che potrai chiedere al tuo cliente sarà determinato in funzione dell’importo indicato nella stessa fattura.

Se invece possiedi più fatture non pagate, allora il tasso di interesse dovrà essere determinato limitatamente all’importo indicato in ogni singola fattura.

In questo ultimo caso infatti il creditore dovrà:

  • determinare l’ammontare degli interessi sull’importo di ogni singola fattura;
  • calcolare il periodo di decorrenza degli interessi analizzando nel dettaglio ogni singola data di emissione della fattura.

Fattura non pagata interessi

Ricorda che il calcolo degli interessi è un tema molto delicato che moltissimi imprenditori effettuano in modo errato.

Quando si considera la fattura scaduta

La fattura si considera scaduta quando non è saldata entro il termine di pagamento concordato tra le parti.

Pertanto le parole “fattura scaduta” possono esprimere un concetto simile alle parole “fattura non pagata”.

Tuttavia esiste una sottile differenza tra le sue espressioni.

La fattura non pagata è certamente scaduta, poiché il cliente non ha rispettato l’obbligo di pagamento entro la data inserita nel documento fiscale.

La fattura scaduta invece potrebbe risultare invece pagata.

Questo scenario si verifica quando il debitore effettua il pagamento della fattura in una fase successiva all’emissione del documento fiscale.

Ti fornisco alcuni esempi concreti.

Ipotesi n. 1

Ettore (il creditore di questa guida) emette la fattura il giorno 01.06.2025.

Alla data del 15.09.2025, in assenza del pagamento del debitore, la fattura può essere definita come una “fattura non pagata”, ma anche come una “fattura scaduta”.

Ipotesi n. 2

Anche in questo caso Ettore emette la fattura il giorno 01.06.2025. Tuttavia, diversamente dal precedente esempio, in data 15.09.2019, il creditore riceve il pagamento del cliente.

In questo caso la fattura sarà considerata “saldata”, ma Ettore potrebbe richiedere il pagamento degli interessi per il periodo che va dal giorno 02.06.2019 (giorno successivo all’emissione della fattura) fino al giorno del 15.09.2019 (giorno in cui è stato effettuato il pagamento).

Ettore potrà promuovere un’azione di recupero per ottenere il pagamento degli interessi della fattura scaduta e saldata successivamente.

Fattura non pagata con importo elevato e interessi

Questa distinzione può essere utile in molti casi.

Immagina se il tuo credito è di importo elevato e se il pagamento del cliente ritarda frequentemente di molti mesi (succede spesso quando il tuo cliente è un’amministrazione pubblica o un ente locale).

In questo caso potrai certamente avviare un’azione di recupero per ricevere il pagamento degli interessi sulla fattura scaduta.

Se il tuo credito è molto alto ti assicuro che l’importo degli interessi sarà elevato e sarebbe corretto avviare un’azione stragiudiziale o giudiziale per ottenere il pagamento di quanto dovuto.

In passato ho curato molti contenziosi di questo tipo.

Pertanto ricorda che in caso di fattura scaduta, il pagamento ritardato del tuo cliente non ti impedisce di richiedere il versamento degli interessi dovuti.


Caso studio: la fattura di pagamento

Fattura di pagamento

Prima di proseguire con gli altri consigli voglio raccontarti un piccolo caso studio.

Qualche mese fa mi trovavo seduto alla scrivania del mio studio.

Stavo riordinando alcuni documenti quando ricevevo un messaggio email da un professionista nel settore della comunicazione.

Il testo della mail lasciava trasparire una grande preoccupazione.

Il professionista si chiamava Alberto (è uno pseudonimo – lo chiamerò così per tutelare la sua privacy), e aveva svolto negli ultimi 10 mesi attività professionale nell’interesse di una società che operava nel settore della moda.

L’azienda si chiamava “Bliss” (anche questo nome è stato modificato) e aveva stabilito la propria sede legale e operativa a Milano.

Il compito di Alberto era quello di creare campagne pubblicitarie online (su Facebook e Google) e contenuti informativi nell’interesse della cliente.

La società Bliss lo avrebbe retribuito versando un compenso fisso pari a circa 600 euro mensili.

Il mancato pagamento

Tuttavia nonostante le rassicurazioni iniziali, Alberto aveva ricevuto il pagamento delle prime due mensilità.

Per i restanti 8 mesi della collaborazione, Alberto non aveva ottenuto alcun versamento.

L’agenzia “Bliss” aveva giustificato il mancato pagamento spiegando che stava per formalizzare la fusione con un’importante società dello stesso settore.

Durante questa importante trattativa i pagamenti verso alcuni dipendenti esterni erano stati sospesi.

La società che avrebbe dovuto acquistare l’agenzia “Bliss” stava completando l’analisi finanziaria per verificare se l’affare fosse profittevole.

Alberto aveva ricevuto delle rassicurazioni da parte della cliente.

Se tutto fosse andato per il verso giusto il professionista sarebbe stato assunto con un contratto a tempo indeterminato come responsabile della comunicazione di questa nuova società.

La storia aveva convinto Alberto.

L’aspettativa di un lavoro subordinato aveva spinto il professionista a non pretendere il pagamento del suo lavoro, nella convinzione che sarebbe stato assunto con un contratto più lungo.

Durante i mesi di lavoro Alberto aveva redatto la fattura di pagamento inviandola al reparto contabile della “Bliss”.

La triste realtà

Le speranze di Alberto si erano affievolite con il passare dei mesi.

Quella storia, inizialmente ricca di dettagli, cominciava a presentare le prime crepe.

Alberto aveva chiesto più volte di ricevere aggiornamenti sullo stato della fusione delle due società.

Le risposte erano evanescenti.

Così dopo 8 mesi, Alberto non poteva più attendere.

La presunta trattativa di fusione che vedeva coinvolta l’agenzia “Bliss”, non aveva prodotto alcun risultato.

Alberto si trovava nella peggiore condizione possibile.

Le sue aspettative erano state infrante, e oltretutto non aveva ricevuto nessun pagamento per la sua attività.

Così dopo una violenta polemica con il reparto contabile della società “Bliss”, aveva deciso di rivolgersi ad uno studio legale per l’attività di recupero.

L’escalation legale

Sin dal primo momento Alberto mi apparve molto preoccupato per il possibile recupero del credito.

Il professionista aveva letto sul web che sarebbe stato molto difficile recuperare il suo credito senza contratto.

Infatti il rapporto di collaborazione tra Alberto e l’agenzia “Bliss” non era regolato da nessun contratto.

Così dopo il nostro colloquio iniziale, avevo rassicurato il professionista e lo invitavo a trasmettermi tutta la documentazione in suo possesso.

Avevo spiegato ad Albero che l’assenza di un contratto scritto non ci avrebbe impedito di ottenere un provvedimento giudiziale di condanna.

Il piano operativo di recupero

Così dopo aver esaminato tutte le prove raccolte, il nostro studio avviava una trattativa stragiudiziale di recupero con la società debitrice.

Dopo poco tempo avevamo capito che l’agenzia “Bliss” stava cercando di prendere in giro anche noi.

La società debitrice aveva inizialmente rifiutato di pagare il debito, sostenendo che non ci fosse nessun contratto che dimostrasse l’esistenza del credito.

Dopo aver ricevuto quelle contestazioni, avevamo spiegato alla controparte che la prova del credito erano le fatture di pagamento emesse.

Inoltre erano in possesso di numerose conversazioni intercorse tra le parti, che dimostravano in modo inequivocabile l’esistenza di un rapporto di collaborazione duraturo.

Così dopo circa 30 giorni, e dopo aver cercato di definire la controversia in via stragiudiziale, avevamo cambiato strategia.

Di comune accordo con Alberto decidevamo di depositare un ricorso per decreto ingiuntivo contro la società “Bliss” presso il Tribunale di Milano.

Il risultato fu davvero splendido.

Il decreto ingiuntivo

Nonostante l’assenza del contratto, il Giudice aveva deciso di emettere un provvedimento di condanna in favore di Alberto.

Ma non solo.

Per cercare di ridurre i tempi di attesa, e recuperare il credito in modo più celere, avevamo chiesto al Giudice di emettere il decreto dichiarandolo “provvisoriamente esecutivo”.

Dentro il ricorso avevamo spiegato al Giudice che la società era stata posta in liquidazione volontaria e che un’attesa prolungata avrebbe pregiudicato i diritti del creditore.

Infatti la liquidazione volontaria di una società è una procedura che precede l’estinzione della stessa società.

Il Tribunale aveva acclto integralmente la nostra tesi difensiva e aveva emesso il decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo.

Questo significava che il provvedimento giudiziale poteva essere eseguito immediatamente, senza attendere il termine di 40 giorni previsti dalla legge.

Dopo la notifica del decreto ingiuntivo la società debitrice ci aveva contattato per definire la controversia tramite un pagamento dilazionato.

In questo modo nel giro di 4 mesi, Alberto era riuscito a recuperare integralmente il suo credito.

Come sfruttare questo caso studio

La storia di Alberto ci insegna che la fattura di pagamento può essere usata come prova in giudizio anche in assenza di un contratto.

Se hai concluso un rapporto di collaborazione con il cliente e non hai sottoscritto un contratto, il tuo credito può essere incassato.

Questo NON significa che il contratto non sia importante.

Il contratto è lo strumento migliore per tutelare il tuo lavoro e ricevere il pagamento della tua fattura non pagata.

Ma nel caso in cui il contratto è assente, la fattura di pagamento può essere utilizzata come prova scritta del credito.


Le fatture non incassate

Le fatture non incassate

A questo punto della guida voglio suggerirti delle regole generali da seguire quando le tue fatture non sono state saldate.

Le fatture non incassate possono causare un grave danno economico per la tua impresa per due motivi.

Da un lato il mancato pagamento delle fatture ti impedisce di generare profitti.

Questa circostanza è già negativa e crea una piccola crisi di liquidità.

Sotto un diverso profilo, le fatture non incassate ti costringono a pagare più tasse.

Fattura non pagata e imposte

Infatti dopo l’emissione della fattura, quando il tuo commercialista calcolerà le imposte che dovrai versare, dovrà sommare l’importo delle fatture emesse.

Il risultato è paradossale.

Infatti nella quantificazione della base imponibile (l’importo su cui vengono calcolate le imposte) saranno compresi anche gli importi delle fatture non incassate.

Ma non preoccuparti un rimedio a questo problema esiste.

Si chiama “deducibilità delle perdite sui crediti”, o più semplicemente “defiscalizzazione”.

Infatti, devi sapere che il Testo Unico delle imposte sui redditi (articolo 101, comma 5) consente di ridurre il carico fiscale sui crediti di modesta entità o su quelli non recuperabili.

Come pagare meno imposte un una fattura non pagata

Se hai instaurato una causa giudiziale per recuperare una fattura impagata, e il credito non è stato incassato, potrai evitare di pagare delle tasse sul reddito non percepito.

In pratica l’importo della fattura insoluta non farà aumentare la base imponibile su cui viene calcolata l’imposta.

Per sfruttare questo strumento dovrai dimostrare che il tuo credito è irrecuperabile e dovrai esibire le prove che le tue azioni di recupero non sono andate a buon fine.

La defiscalizzazione si applica non soltanto quanto le tue fatture sono divenute irrecuperabili, ma anche quando il credito è stato ceduto o è di piccola entità.

Per scoprire in quali casi puoi applicare la “defiscalizzazione” ti consiglio di leggere questa guida.

Quando emettere la fattura

Esiste anche un altro modo per impedire che le fatture insolute facciano aumentare il tuo carico fiscale.

Dovrai emettere la fattura solo dopo aver ricevuto il pagamento da parte del cliente.

Sembra un’affermazione banale, ma credimi non lo è.

So che a volte non è possibile richiedere il pagamento integrale anticipato alla controparte.

In questi casi devi seguire una strategia diversa e verificare la solvibilità del tuo cliente.

Ti ricordo che l’obbligo di fattura scatta nel momento in cui si perfeziona la vendita del prodotto o del servizio.

Questo principio è enunciato dall’articolo 6 del Testo Unico sull’IVA (Decreto del Presidente della Repubblica n. 633/1972).

Pertanto secondo quello che prevede la legge tu sei costretto ad emettere la fattura in questi due casi:

  1. quando hai consegnato il prodotto all’acquirente;
  2. quando hai ricevuto il pagamento del servizio da parte del cliente.

Ne consegue che se hai emesso una fattura prima di questi due casi, hai compiuto un’attività prematura e illegittima, che può causarti un problema contabile in caso di mancato pagamento (come ti ho spiegato prima).

Se il cliente richiede l’emissione di una fattura prima della consegna del bene o prima del pagamento puoi risolvere il problema creando un documento riepilogativo, senza valore fiscale, in cui è indicato il prezzo da versare.

In questo modo eviterai di emettere delle fatture scadute.


Fattura non pagata: il fattore tempo

Fattura non pagata il fattore tempo

Come avrai capito non ti conviene aspettare troppo tempo prima di chiedere il pagamento delle tue fatture non incassate.

In base alle statistiche del nostro studio legale, ti assicuro che le probabilità di incasso sono maggiori se il creditore agisce in modo tempestivo, avviando un’azione di recupero poco tempo dopo il mancato versamento.

Eppure questo scenario si verifica raramente.

Molti professionisti e imprenditori rimangono bloccati.

La presenza di una fattura insoluta genera sentimenti di rabbia e malessere.

Purtroppo le emozioni negative rendono più difficile chiedere l’aiuto di un professionista del recupero.

Tante volte ho ricevuto richieste di intervento tardive, che hanno contribuito a rendere molto difficile l’incasso delle fatture impagate.

Per risolvere questo problema ti consiglio di seguire queste semplici regole.

1) Invia un sollecito di pagamento

Non appena la tua fattura risulta scaduta e non saldata annota questo evento nel tuo gestionale o CRM.

Ti consiglio di far passare un periodo di 7 o 10 giorni.

Questa attesa permetterà al tuo cliente di saldare il debito con qualche giorno di ritardo.

Se il pagamento non viene effettuato allora sarà necessario inviare una richiesta di pagamento che prendere il nome di “sollecito di pagamento”.

Come preservare la relazione commerciale

Il sollecito di pagamento contiene delle parole meno severe rispetto a una richiesta di pagamento formale e suggerisce al debitore di effettuare il pagamento nel più breve tempo possibile.

È sempre una buona abitudine quella di inviare un sollecito di pagamento.

Molti dei tuoi clienti potrebbero dimenticare di effettuare il pagamento alla data di scadenza.

Questa situazione si verifica spesso quando i versamenti vengono effettuati da un ufficio contabile.

A volte il titolare dell’azienda non conosce lo stato dei pagamenti e gli eventuali ritardi.

Inviare una richiesta di pagamento ostile potrebbe incrinare i tuoi rapporti con il cliente.

Non sai quante volte succede che il ritardo nel pagamento è causato da problemi contabili o amministrativi.

Comunicazioni in forma scritta

Pertanto il primo passo da compiere è quello di sollecitare il pagamento in forma scritta.

Lascia perdere le semplici email o i messaggi inviati su Whatsapp.

Invia il sollecito tramite raccomandata con avviso di ricevimento o tramite PEC.

Nel testo del sollecito inserisci l’importo del credito da versare, indicato nel contratto o nella fattura non saldata.

Il sollecito fattura

Devi sapere che è possibile generare il sollecito della fattura insoluta senza l’intervento umano.

In questo modo è possibile velocizzare la redazione e la spedizione postale dell’atto.

Questo servizio viene spesso denominato “sollecito fattura” o “sollecito fatture”, e viene largamente utilizzato per:

  • i crediti “utilities” (ovvero i crediti nascenti da contratti di fornitura di luce elettrica, gas o acqua);
  • i crediti “telco” (ovvero i crediti nascenti da contratti di telecomunicazioni).

Ti assicuro che il sollecito di fatture scadute può essere molto efficace per aumentare le tue probabilità di incasso.

Puoi inviare una richiesta di pagamento della fattura dopo 7 o 10 giorni la data indicata nel documento.

Se conosci la pec del cliente, puoi inviare un messaggio non troppo aggressivo, inserendo nell’oggetto le parole “richiesta saldo fattura”.

Il risultato potrebbe sorprenderti.

2) Invia una diffida

In genere dopo aver inviato un sollecito di pagamento i risultati sono due:

  1. Il debitore riceve la comunicazione e richiama immediatamente il creditore per scusarsi, e rassicurarlo sul pagamento del debito;
  2. Il debitore riceve la comunicazione e la ignora, senza ricontattare il creditore.

Dopo tanti anni di esperienza in questo settore, mi sono spesso chiesto il motivo per il quale i solleciti di pagamento vengono ignorati.

Spesso i debitori non agiscono dopo aver ricevuto questo genere di atti proprio perché la comunicazione è troppo “soft”.

Psicologia della mancata risposta

Si pensa spesso che tali comunicazioni sono inviate in modo automatico, e il debitore non percepisce la gravità del ritardo nel pagamento.

So cosa stai pensando: se la comunicazione è troppo leggera, sarebbe meglio inviare una richiesta più severa.

Ma questo comportamento è quasi sempre un errore.

Se invii immediatamente una richiesta di pagamento molto aggressiva, il tuo debitore avrà una reazione automatica di chiusura.

Questa situazione può generare alcune frizioni con la controparte.

Infatti il debitore potrebbe rispondere in modo polemico alla tua richiesta di pagamento, elencando una serie di scuse al solo fine di giustificare la sua condotta.

Ti assicuro che succede molte volte.

Il debitore, pur sapendo di essere in difetto e di dover saldare il debito, reagisce in modo polemico alle richieste di pagamento che arrivano troppo velocemente.

Per questo motivo è necessario inviare alla controparte un sollecito di pagamento.

Atto di messa in mora

Nel caso in cui il debitore dovesse ignorare la tua comunicazione potrai inviare un secondo atto e precisamente l’atto di messa in mora (anche spesso definito come “diffida”).

Grazie all’invio di una diffida la tua richiesta di pagamento sarà più incisiva e dovrebbe spingere la controparte a contattarti per saldare il debito.

Ricorda che, prima di inviare una lettera di messa in mora, devi verificare scrupolosamente la sede legale o il domicilio del debitore.

Se l’atto dovesse essere recapitato a un indirizzo differente, la tua richiesta di pagamento potrebbe essere contestata e non sarà utile per interrompere la prescrizione.

La diffida può essere inviata anche tramite messaggio pec (posta elettronica certificata) e produce gli stessi effetti giuridici dell’invio di una raccomandata cartacea con ricevuta di ritorno.

3) Raccogli le prove documentali

Dopo aver inviato un sollecito di pagamento o una diffida conserva le prove documentali di ciò che hai notificato alla controparte.

Uno degli errori più comuni che riscontro tra imprenditori e professionisti è quello di raccogliere i documenti in modo disordinato.

Ricorda un concetto molto importante: le diffide che invii al debitore sono delle prove.

Se dovesse sorgere un contenzioso giudiziale gli atti che hai inviato alla controparte dimostreranno che hai tentato di definire la controversia in via stragiudiziale.

Non importa quanti atti invii al tuo cliente.

La cosa davvero importante è se puoi provare di aver inviato la richiesta di pagamento.

Come conservare le prove

Una diffida correttamente notificata al debitore produce enormi vantaggi:

  • Interrompe la prescrizione del tuo credito;
  • Dimostra la tua volontà di transigere la controversia;
  • Aumenta le tue probabilità di incasso.

Pertanto conserva i documenti che hai inviato al cliente seguendo un certo ordine.

Ecco cosa devi fare:

1) Trasforma il sollecito o la diffida che hai spedito in un pdf (tramite Microsoft Word o Google Doc puoi farlo con pochissimi clic).

2) Scansiona la ricevuta di ritorno che dimostra l’avvenuta notifica dell’atto e trasformala in pdf (puoi farlo con il telefonino con applicazioni come “Cam Scanner”).

Presta attenzione su questo punto: non devi scansionare la ricevuta di spedizione della raccomandata.

La ricevuta di spedizione della raccomandata è raffigurata nell’immagine qui sotto.

Fattura non pagata ricevuta di spedizione

Il documento qui sopra dimostra solo che ti sei recato in ufficio postale e hai richiesto la spedizione di un atto verso qualcuno.

Piuttosto devi scansionare e conservare la ricevuta di avvenuta notifica, spesso chiamata anche come “avviso di ricevimento”.

L’avviso di ricevimento è raffigurato nell’immagine qui sotto.

Fattura e ricevuta di avvenuta notifica

Il documento che trovi nell’immagine qui sopra è la prova di notifica della tua diffida.

Ma c’è un accertamento molto importante che devi effettuare prima di conservare questa prova.

Cosa deve contenere la ricevuta di avvenuta notifica

La ricevuta di avvenuta notifica deve contenere due elementi fondamentali.

Senza di essi, la prova non è utile e non potrai sfruttarla per tutelare il tuo credito.

Analizza con attenzione il documento e verifica:

  • il numero della raccomandata (si trova in alto a destra);
  • se nell’ultima riga in basso a sinistra è presente la firma del debitore che ha ricevuto la raccomandata;
  • se nell’ultima riga in basso a destra è presente il timbro che indica la data di perfezionamento della notifica (è un timbro che viene inserito dal soggetto che effettua la notifica).
    Fattura cosa deve contenere la ricevuta di notifica

Questi tre elementi (numero della raccomandata; firma del debitore; timbro con la data di notifica) ti garantiscono di interrompere la prescrizione del credito.

4) Conserva i documenti originali

Conserva l’originale della cartolina in un luogo sicuro: usa una carpetta o un faldone nella tua libreria.

Piccolo consiglio: conserva tutti i documenti importanti in un unico posto.

Succede molto spesso di non ricordare dove abbiamo conservato i documenti importanti.

5) Unisci i file collegati

Unisci i due documenti in un unico file (lo puoi fare tramite applicazioni come “I love pdf“).

6) Scegli il nome giusto

Rinomina il file in questo modo: “Diffida nome debitore – importo da pagare – data di notifica”.

7) Conserva i documenti in un luogo sicuro

Conserva il documento in un archivio digitale o software cloud.

In questo modo il documento sarà perfettamente custodito e, nel caso in cui fosse necessario, potrà essere esibito in un eventuale contenzioso giudiziale.

Tuttavia non fidarti troppo dei file digitali (a meno che tu non sia davvero molto preciso/a).

Infatti a causa di un errore umano potresti cancellare dei documenti importanti.

Non sai quante volte è successo ad alcuni clienti che ho assistito.

I software cloud più famosi consentono di recuperare versioni precedenti dell’archivio

Pertanto se cancelli un documento per errore, potrebbe essere semplice recuperarlo tramite alcuni clic.

Ma fidarsi di un software è bene… non fidarsi è più sicuro.

La procedura di conservazione

Immagina quanto possa essere pericoloso perdere un documento importante per il tuo credito.

Se non sei molto preciso nella conservazione dei file digitali, correggi questo limite (è un’attività davvero troppo importante).

Tuttavia esiste un metodo alternativo che ti permette di creare una copia di backup di un documento.

Una volta che hai ottenuto la scansione della raccomandata inseriscila in un’email e inviala a te stesso.

Per trovare facilmente il documento inserisci nell’oggetto e nel testo della mail il nome del file.

In questo modo, se dovessi smarrire il documento potrai ritrovarlo nella tua casella di posta con una rapidissima ricerca.

Tuttavia è importante che solo tu abbia accesso alla casella di posta.

La condivisione di documenti che contengono dati riservati con persone non autorizzate costituisce una violazione della normativa privacy.

Ricorda di inserire l’oggetto della mail e un breve testo.

Se dovessi cercare il documento dopo molto tempo, senza testo avresti molto difficoltà a trovarla.

Molte persone inviano le email senza oggetto o senza testo: è un errore che può rendere molto difficile la ricerca di un determinato messaggio.


Fattura non pagata: cosa fare

Fattura non pagata cosa fare

A questo punto della guida voglio fornirti altri consigli utili dopo che avrai inviato la tua diffida al debitore.

Se hai già seguito le indicazioni che ti ho fornito prima hai già raggiunto un ottimo risultato.

Il tuo credito è stato richiesto tramite l’invio di una richiesta di pagamento formale.

In questo modo hai conservato l’esigibilità del credito per altri 10 anni.

Infatti la diffida di pagamento, se contiene l’atto di messa in mora, interrompe la prescrizione del credito.

Per questo motivo è molto importante conservare con cura e attenzione le raccomandate che invii al debitore.

Dopo queste attività la controparte è stata avvisata che potrebbero esserci delle conseguenze giudiziali.

Se decidi di rivolgerti ad un Tribunale, nessuno potrà dire che hai agito direttamente in giudizio senza tentare una risoluzione bonaria del contenzioso.

Adesso ti spiego cosa fare se la tua fattura risulta ancora non pagata.

1) Raccogli i documenti

Per prima cosa crea una cartella nel tuo pc o nel software cloud con il nome e cognome del cliente.

Dentro la cartella inserisci il titolo di credito, ovvero il contratto sottoscritto tra te e il debitore.

Se non possiedi un vero e proprio contratto raccogli tutti i documenti con cui la controparte ha ordinato il lavoro.

Preventivo firmato, ordine di commissione o conferimento di incarico.

Il documento dovrebbe contenere una firma da parte del debitore.

Successivamente inserisci dentro l’archivio la fattura non pagata o le fatture non pagate.

Cerca di nominare il file delle fatture inserendo anche l’importo indicato nei documenti.

Credimi è molto utile.

In questo modo sarà molto più semplice ricordare l’importo del credito indicato in fattura senza dover aprire il documento.

Infine inserisci nella cartella la diffida notificata al debitore.

2) Conserva tutte le conversazioni via chat

Ti consiglio di conservare tutte le conversazioni che hai avuto con il cliente tramite chat.

Effettua degli screenshoot sulla finestra della chat e salvale nel tuo archivio.

Lo “screenshot” è una foto o “fermo immagine” che viene eseguito sui dispositivi fissi (pc desktop o laptop) o mobili (smartphone o tablet) per catturare il contenuto dello schermo.

Se la conversazione è avvenuta su WhatsApp puoi “esportare” l’intera conversazione con un’apposita funzione messa a disposizione dall’applicazione.

Ci sono due motivi per cui ti custodire questa prova.

Perché salvare i messaggi in chat

WhatsApp consente ai propri utenti di cancellare un messaggio scritto a un altro utente dopo averlo inviato.

Questa funzione permette al tuo cliente di rimuovere alcune frasi o affermazioni che potrebbero essere usate in giudizio contro di lui.

Inoltre se cambi smartphone la cronologia dei tuoi messaggi potrebbe essere cancellata se non hai attivato la funzione di back up.

Se scrivi a un tuo contatto WhatsApp da un altro device, noterai subito che i precedenti messaggi non appariranno nella cronologia della chat, a meno che tu abbia abilitato la funzione di back up.

Il contenuto delle chat può essere esibito in giudizio e costituisce una prova atipica.

Come sfruttare le chat in giudizio

Succede molto spesso che il debitore possa contestare il lavoro del creditore per giustificare il mancato pagamento.

Si tratta di un pretesto per prolungare la durata del giudizio e indurre il Giudice in errore.

È una strategia difensiva molto comune.

Ti fornisco un esempio concreto.

La contestazione in giudizio

Marco, creditore e installatore di climatizzatori, cita in giudizio Donato (un cliente) per ottenere il pagamento della somma di 1.000 euro.

Donato (debitore) si costituisce in giudizio e nella sua memoria difensiva informa il Giudice che Marco (creditore) ha eseguito male il proprio lavoro.

Secondo il debitore (Donato) il servizio è stato erogato in modo errato e il climatizzatore ha smesso di funzionare dopo l’intervento del fornitore (Marco).

Marco (creditore) contesta questa ricostruzione.

L’installazione è avvenuta in modo perfetto e il cliente (Donato) non ha mai contestato l’attività svolta.

Analisi giuridica della contestazione

Perché il debitore (Donato) ha agito così?

Donato (debitore) ha agito in questo modo per pura strategia “dilatoria” (finalizzata a prolungare i tempi).

A causa del comportamento di Donato (debitore), il Giudice potrebbe essere indotto a istruire la causa, analizzando le prove prodotte dalle parti, per ricostruire il reale svolgimento dei fatti.

Questa situazione contribuirà a far aumentare la durata del giudizio, procrastinando il momento di conclusione del contenzioso.

Cosa guadagna il debitore (Donato) da questa situazione?

Tempo.

Il pagamento verrà ritardato nel tempo e il debitore (Donato) potrà beneficiare di questa attesa.

Non sai quante volte succede.

Questo è il motivo per il quale devi conservare le conversazioni avvenute con il cliente tramite chat.

Se il debitore ha accettato il tuo lavoro senza sollevare contestazioni, potrai esibire quella prova in giudizio per smentire le eventuali contestazioni della controparte.

3) Trasforma le email in pdf

Per lo stesso motivo, ti consiglio di trasformare le email ricevute dal cliente in documenti pdf.

I messaggi inviati tramite email non possono essere cancellati dal tuo account di posta (a meno che non sia tu a farlo).

Tuttavia è facile che il tuo provider (Google, Microsoft, Virgilio, Alice) possa comunicarti la saturazione dello spazio disponibile.

Questo scenario ti potrebbe spingere a cancellare le comunicazioni più datate.

Ti consiglio di effettuare una ricerca scrupolosa e conservare le email scambiate con il cliente nell’archivio del tuo pc.

Se il debitore ha inviato un messaggio che conferma la bontà del tuo lavoro, potrai facilmente esibire questa prova durante il giudizio.

Non sai quante volte l’esibizione di una email in giudizio è decisiva per la definizione di un contenzioso.

Anche la mail costituisce una prova atipica  in molti casi può determinare l’esito di un contenzioso giudiziale incerto.

Allo stesso modo, se possiedi una scrittura privata che può essere utile alla tua strategia difensiva, ti consiglio di produrla nel giudizio.

Tuttavia, la scrittura privata deve essere “riconosciuta” dalla controparte in modo espresso o tacito.

Il disconoscimento di una prova può essere effettuato nella prima udienza o nel primo scritto difensivo successivo alla produzione (lo dice l’articolo 255 del codice di procedura civile).

Fattura non pagata: cosa fare prima del giudizio

Se segui queste ultime indicazioni avrai raccolto tutte le prove necessarie per promuovere una causa giudiziale contro il debitore.

Le tue fatture impagate potrebbero essere recuperate tramite il deposito di un ricorso per decreto ingiuntivo.

Quello che ti occorre è affidare l’incarico a uno studio legale specializzato nel recupero crediti che possa assisterti nell’attività giudiziale.

Ti do un consiglio sincero.

Evita i legali generalisti.

Prima dell’instaurazione del contenzioso è sempre preferibile effettuare una valutazione preventiva del risultato che vuoi raggiungere.

In molti pensano che in caso di fattura non pagata, sia sufficiente rivolgersi a un avvocato generalista per ottenere un buon risultato.

È un errore.

L’attività di recupero deve essere programmata con grande cura, selezionando in anticipo l’obiettivo che si vuole raggiungere.

Hai già quantificato i costi per la causa giudiziale?

Sai già quale bene del debitore potrai pignorare?

Conosci l’orientamento del Tribunale al quale rivolgerai la tua domanda giudiziale?

Sai qual è il grado di deterioramento del tuo credito?

Se la tua fattura è inevasa ti consiglio di rivolgere queste domande al tuo legale prima di avviare una causa giudiziale.

Non sai quante volte ho prestato assistenza a imprenditori che non hanno ottenuto alcun risultato da un contenzioso giudiziario.


Fattura elettronica non pagata

Fattura elettronica non pagata

Cosa succede se le tue fatture insolute sono state emesse nel formato elettronico?

Giuridicamente non c’è alcuna differenza rispetto alle fatture ordinarie.

La legge e il codice di procedura civile non stabiliscono nessuna regola diversa nel caso in cui il tuo credito sia fondato su fatture elettroniche.

La fattura elettronica è un documento fiscale con lo stesso valore giuridico della fattura ordinaria.

Pertanto non dovrai rispettare nessuna legge speciale per recuperare l’importo indicato in una fattura elettronica.

Tuttavia se il tuo credito è fondato su una fattura elettronica dovrai rispettare alcune regole per la conservazione del documento.

Probabilmente conosci già queste informazioni, ma credo sia utile eseguire un ripasso.

Se invece non hai mai sentito parlare dell’obbligo di conservazione delle fatture elettroniche, leggi attentamente la parte successiva di questa guida.

Conservazione delle fatture elettroniche

Come saprai, a partire dal 1 gennaio 2019 nel nostro ordinamento giuridico è entrato in vigore l’obbligo di fatturazione elettronica.

Grazie a questa riforma il contribuente, soggetto al regime fiscale ordinario, per fatturare un compenso deve compilare la fattura nel formato elettronico.

In seguito l’obbligo è stato esteso anche ai titolari di partita iva che hanno aderito al regime fiscale “forfettario”.

La peculiarità della fattura elettronica è costituita dal fatto che il documento deve essere redatto in uno specifico formato tecnologico.

Inoltre rispetto al passato, la fattura non deve essere inviata al cliente tramite comunicazioni private, ma deve essere inoltrata al “Sistema di Interscambio” (o anche definito “SDI”).

Ti spiego meglio il concetto.

Sistema di Interscambio: cosa fa

Il “Sistema di Interscambio” è un sistema o software gestito dall’Agenzia delle Entrate che raccoglie la tua fattura in formato elettronico e la inoltra al destinatario in modo automatico.

Sistema di interscambio

Il software controlla la fattura emessa e verifica se possiede tutti gli standard necessari per la validità del documento.

Grazie al “Sistema di interscambio” tutte le fatture vengono emesse nello stesso identico formato elettronico, agevolando l’autorità di controllo fiscale (l’Agenzia delle Entrate) per la lotta all’evasione.

Il formato della fattura elettronica non è l’aspetto estetico della fattura, ma bensì la tipologia di file con cui il documento viene redatto.

Pensa a quante fatture hai visto: ognuno di quei documenti poteva avere dei formati differenti (pdf, doc, odt).

Per comprendere meglio il ruolo di questo software ti propongo una similitudine.

Sistema di Interscambio: finalità

Il “Sistema di Interscambio” è come un “notaio” che verifica in modo automatico la regolarità della tua fattura e controlla in tempo reale se il documento è conforme tutti i requisiti previsti dalla legge.

Se la fattura elettronica è stata redatta in modo corretto il “Sistema di Interscambio” inoltra il documento al tuo cliente.

Per la creazione della fattura elettronica è necessario utilizzare degli appositi software.

Grazie all’uso di questi software il documento fiscale viene redatto nel formato “xml”, un formato che non può essere visualizzato senza un apposito lettore.

Questo è il motivo per il quale se tenti di aprire una fattura elettronica “xml” con un semplice doppio clic del mouse, si aprirà una finestra sul tuo brower nella quale vedrai apparire una serie di numeri incomprensibili.

La sigla “XML” contiene le lettere delle parole “eXtensibile Markup Language”, e rappresenta un linguaggio informativo che permettere di creare dei “tag” (ovvero delle sigle o parole chiave), che contengono molteplici informazioni.

In questo modo il Sistema di Interscambio analizza la fattura elettronica e estrae le informazioni contenute nei “tag” senza la necessità di un intervento umano.

Fin qui abbiamo ripassato il tema generale delle fatture elettroniche.

Adesso vediamo come conservare la fattura in formato elettronico.

Fattura non pagata: la conservazione delle fatture elettroniche

Dopo aver inviato la fattura in formato “xml” al Sistema di interscambio, quest’ultimo inoltrerà il documento al debitore.

Una volta che il tuo cliente avrà ricevuto la fattura avrai l’obbligo di conservare il documento secondo quanto previsto dal Codice dell’Amministrazione Digitale (articolo 1 del Decreto Legislativo n. 82 del 2005).

Inoltre dovrai rispettare le Regole Tecniche in materia di conservazione.

Se vuoi approfondire il tema ti consiglio di controllare i seguenti articoli del Codice dell’Amministrazione Digitale:

  • Articolo 20, commi 3 e 5 bis;
  • Articolo 23-ter, comma 4;
  • Articolo 43, commi 1 e 3;
  • Articolo 44;
  • Articolo 44 bis;
  • Articolo 71, comma 1.

Come conservare la fattura elettronica

Non appena emetterai la fattura in formato elettronico (“xml”) dovrai assicurarti che il documento sia conservato in un luogo sicuro per diversi anni.

La conservazione deve garantire la protezione del documento e l’integrità del formato “xml”, in modo che sia possibile aprire la fattura elettronica senza che si perdano le informazioni contenute nei tag.

In sostanza se emetti una fattura elettronica avrai l’obbligo di conservarla in un luogo sicuro che protegga:

  • il contenuto del documento (le informazioni contenute nei tag);
  • l’integrità del formato.

Succede spesso che alcuni documenti importanti vengano custoditi in archivi poco sicuri.

Fattura non pagata: errori comuni nella conservazione

I file che si trovano dentro le cartelle del tuo desktop possono essere cancellati per errore da te o da altri utenti che accedono al pc.

Allo stesso tempo quando si rinomina un documento informatico è frequente modificare il suo formato in modo inconsapevole.

Queste azioni mettono a rischio la tua fattura elettronica in formato “xml”.

Per risolvere questo problema, la stessa Agenzia delle Entrate garantisce al contribuente un servizio di conservazione delle fatture elettroniche che permette di custodire i documenti in formato “xml” inoltrati al Sistema di Interscambio.

Se vuoi approfondire questo tema, leggi le risposte dell’Agenzia delle Entrate su questa pagina.

Ricorda che, nella raccolta documentale delle prove di credito, la fattura elettronica costituisce un elemento importantissimo per l’attività di recupero.

Oltre a conservare i documenti che ho descritto prima, dovrai conservare la tua fattura elettronica in formato “xml”.

Fattura non pagata: la fattura in formato pdf

Come abbiamo visto, le fatture elettroniche che vengono inoltrate al Sistema di Interscambio devono essere in formato “xml”.

Tuttavia è preferibile custodire tali documenti anche nel formato “pdf”.

In questo modo il tuo archivio contabile sarà completo e potrai quantificare i crediti insoluti in modo più preciso.

Inoltre, in caso di attività giudiziale di recupero, per il Giudice sarà più facile consultare le prove al fine di emettere un provvedimento di condanna contro il debitore.

Pertanto ti consiglio di conservare le fatture elettroniche in doppia forma:

  • Sia nel formato “xml”;
  • Sia nel formato “pdf”.

Per approfondire questo tema ti consiglio di leggere la guida dell’Agenzia delle Entrate.

Ricorda che non è sufficiente conservare le fatture elettroniche in formato “xml” nei tuoi archivi digitali.

Fattura non pagata: conservazione in software gestionale

Esistono molti software di gestione contabile che consentono di archiviare le fatture elettroniche in totale sicurezza, rispettando tutte le norme di legge.

Se preferisci adottare una soluzione gratuita puoi sfruttare il servizio di conservazione offerto dall’Agenzia delle Entrate.

In questo modo potrai proteggere i tuoi documenti fiscali mantenendo intatto il loro formato originario.

Disclaimer: Alcuni esperti sconsigliano di usare il sistema di conservazione delle fatture elettroniche messo a disposizione dall’Agenzia delle Entrate.

Secondo questa tesi scegliendo il servizio di conservazione delle fatture elettroniche dell’Agenzia delle Entrate si verrebbe a creare un conflitto di interessi tra due funzioni:

  1. La funzione di accertamento e controllo sulle imposte dei contribuenti;
  2. La funzione di custodia delle fatture elettroniche dei contribuenti.

In buona sostanza l’Agenzia delle Entrate verrebbe facilitata nello svolgimento degli accertamenti fiscali poiché potrebbe accedere direttamente all’archivio del contribuente.

Pertanto prima di scegliere come conservare le tue fatture elettroniche ti suggerisco di valutare con attenzione anche questo aspetto.


Come farsi pagare le fatture

Come farsi pagare le fatture

Se sei arrivato a questo punto della guida avrai già capito quali sono le azioni da eseguire per ottenere il pagamento di una fattura insoluta.

La raccolta dei documenti ti consentirà di avviare una causa giudiziale in modo celere e senza difficoltà.

Tuttavia il modo migliore per farsi pagare le fatture è quello di avviare un’azione di recupero stragiudiziale.

I benefici dell’attività di recupero stragiudiziale sono molteplici:

  • puoi incassare il tuo credito in un poco tempo (la definizione di una causa giudiziale richiede più tempo);
  • puoi risparmiare denaro (il costo di una causa giudiziale è maggiore rispetto a quello dell’attività stragiudiziale);
  • puoi misurare la disponibilità del debitore a transigere la controversia (questo accertamento può essere molto utile anche se non riesci a recuperare il tuo credito).

Eppure l’attività di recupero stragiudiziale è complessa e richiede molta abilità.

Pertanto, prima di avviare una trattativa stragiudiziale con il debitore ti consiglio di seguire queste semplici regole.

1) Definisci una strategia di recupero

Una volta che avrai raccolto tutti i documenti necessari, dovrai organizzare una strategia di recupero.

Scrivi quali obiettivi vuoi raggiungere e segmentali in micro risultati.

Mi spiego meglio: se sei nel punto “A” e vuoi arrivare al punto “E”, potrai raggiungere il tuo obiettivo passando per alcuni step intermedi (“B”, “C”, “D”).

Fattura non pagata - definisci una strategia di recupero

Segmenta l’attività di recupero: in questo modo le tue probabilità di incasso aumenteranno notevolmente.

2) Stabilisci un termine delle trattative

Dopo aver avviato una trattativa di recupero stragiudiziale dovrai stabilire un termine conclusivo delle trattative.

Se il debitore cerca di guadagnare del tempo prima di formulare un’offerta ragionevole, introduci un elemento di urgenza.

Fissa un termine entro il quale sei disposto ad aspettare il pagamento.

Oltrepassato questo limite sarai costretto a rivolgerti ad un legale.

Cerca di rispettare questa scadenza.

Se non lo fai perderai credibilità nei confronti della controparte.

3) Definisci la trattativa con un accordo scritto

Se riuscirai a definire la trattativa con il debitore in modo positivo, dovrai formalizzare l’accordo tramite un atto di transazione.

Le statistiche interne del nostro studio legale dimostrano che la firma di un atto di transazione rende più probabile il pagamento del tuo credito.

Se segui queste semplici regole potrai aumentare le tue probabilità di successo.

Come farsi pagare una fattura insoluta di basso importo

Cosa succede se la tua fattura insoluta è di importo molto esiguo?

Il tuo credito potrà essere recuperato con maggiore facilità.

Ricorda che è più semplice farsi pagare una fattura insoluta di importo esiguo piuttosto che una fattura di importo molto alto.

Ho voluto specificare questo punto, poiché molti imprenditori e professionisti si lasciano scoraggiare nel recupero di crediti di piccolo importo.

Può sembrare un ragionamento controintuitivo, ma più l’importo della fattura è basso, maggiori saranno le probabilità di incasso.

Al contrario, se l’importo del credito aumenta, minori saranno le probabilità di successo.

Per questo motivo ti consiglio di riflettere prima di rinunciare ad incassare la tua fattura insoluta.

Il recupero giudiziale di fatture di basso importo

Ricorda infine che la legge (articolo 113 del codice di procedura civile) stabilisce che il Giudice decide secondo equità le controversie che non superano il valore economico di 2.500 euro.

Questo significa che, se decidi di promuovere una causa giudiziale e la tua fattura insoluta non oltrepassa l’importo di 2.500 euro, il contenzioso sarà deciso secondo l’equo apprezzamento del Giudice e non secondo quanto previsto dalle norme di legge.

Questa regola è stata introdotta per agevolare il lavoro dell’organo giudicante, permettendogli di semplificare lo svolgimento del processo.

Pertanto se hai intenzione di promuovere una causa giudiziale per incassare la tua fattura di importo esiguo, ricorda di conservare in modo scrupoloso tutte le prove documentali.

L’impressione che susciterai nel Giudice potrebbe essere più importante di quello che dice la legge.

Come farsi pagare dai clienti

Il modo migliore per farsi pagare dai clienti è quello di proteggere il tuo lavoro e prevenire i rischi di insolvenza.

Nel nostro studio legale ripetiamo spesso che “Prevenire è meglio che… recuperare”.

Il recupero delle fatture insolute può essere dispendioso e molto impegnativo.

Per questo motivo è molto importante valutare la solvibilità del tuo futuro cliente, prima della conclusione dell’affare.


Conclusione

Sei giunto al termine di questa guida.

Ecco un breve riepilogo.

Fattura non pagata: le regole da seguire

1) Fai firmare un contratto al cliente;

2) Quando richiedi il pagamento della fattura insoluta chiedi anche gli interessi;

3) Invia un sollecito di pagamento;

4) Se il pagamento non arriva, invia una diffida o un atto di messa in mora;

5) Raccogli tutti i documenti necessari per l’attività giudiziale;

6) Conserva le conversazioni via chat tramite degli “screeshot”;

7) Trasforma le email in documenti pdf.

Leggi il riepilogo cliccando sull’infografica qui sotto.

Fattura non pagata - infografica

Il problema delle fatture insolute è molto frequente e coinvolge tantissimi professionisti e imprenditori.

Se seguirai questi consigli sono convito che potrai risolvere le tue crisi finanziarie in modo veloce e tempestivo.


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Autore

Tino Crisafulli

Avvocato • Legal Advisor | Founder di Recupero Legale.

Specializzato in: Crediti • Contratti • Privacy • Tech.

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11 Maggio 2026
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ARTICOLI

Intervento immobiliare: come sfruttarlo per recuperare un credito

Intervento immobiliare - copertina

INDICE

Intervento immobiliare: introduzione

Conosci l’intervento immobiliare?

Si tratta di uno strumento che puoi sfruttare per recuperare il tuo credito all’interno di un processo esecutivo.

Se sei un imprenditore e devi ricevere il pagamento da un debitore inadempiente, questo articolo è adatto per te.

Grazie a questa guida pratica ti spiegherò come sfruttare questo istituto poco conosciuto e spesso sottovalutato.

Devi sapere che, in determinate situazioni, l’intervento immobiliare può rappresentare una soluzione efficace per recuperare quanto ti è dovuto.

In questo momento storico, il numero di procedure esecutive immobiliari pendenti nei tribunali italiani è piuttosto elevato.

Questo significa che tra quei procedimenti potrebbe essercene qualcuno che riguarda l’immobile di proprietà della tua controparte.

Ti spiegherò come comportarti quando il processo è stato avviato da un altro creditore che ha fatto la prima mossa.

Ci sono determinate condizioni che devi analizzare per capire se aspettare o partecipare nel giudizio.

Prima di proseguire voglio fornirti alcune definizioni preliminari.

Intervento immobiliare: cos’è e come si svolge

L’intervento immobiliare è l’atto con cui un creditore — che non ha avviato il pignoramento — decide di entrare in una procedura esecutiva già pendente, avviata da un altro creditore nei confronti dello stesso debitore.

In termini tecnici, si tratta di un istituto disciplinato dall’articolo 499 del Codice di procedura civile, che consente ai creditori di partecipare alla distribuzione del ricavato della vendita forzata dell’immobile pignorato all’esecutato.

In sostanza un creditore (chiamato “creditore procedente”) avvia un pignoramento immobiliare nei confronti del debitore.

L’immobile verrà venduto all’asta e il ricavato sarà distribuito tra i creditori secondo un preciso ordine di priorità, stabilito dalla legge in base alla presenza di eventuali privilegi o ipoteche.

In questi casi puoi ricoprire il ruolo di “creditore intervenuto”, poiché puoi intervenire in questa procedura e partecipare alla distribuzione del ricavato, senza dover avviare un giudizio autonomo da zero.

In questo modo puoi risparmiare tempo e risorse economiche.

Tuttavia l’intervento immobiliare non è sempre conveniente.

Intervento immobiliare: quando conviene

Esistono situazioni in cui l’intervento immobiliare non è semplicemente una scelta conveniente, ma rappresenta l’unica opzione concretamente praticabile.

Mi riferisco al caso in cui il debitore risulti nullatenente.

Infatti se la controparte non possiede conti correnti bancari (con sufficiente provvista di denaro), o redditi periodici (come stipendio o pensione), o beni mobili di valore (es. autoveicoli o imbarcazioni) l’azione giudiziaria risulterà inefficace.

In questo scenario, l’unico bene che potrebbe soddisfare il tuo credito è proprio l’immobile già pignorato da un altro creditore.

Attendere che il debitore paghi spontaneamente non è la strategia migliore.

Allo stesso modo potrebbe risultare sconveniente e antieconomico avviare un pignoramento immobiliare autonomo.

L’intervento immobiliare, invece, ti consente di costituirti in una procedura già avviata e di poter partecipare al ricavato della vendita all’asta dell’immobile.

Adesso vediamo quali sono le prime attività da eseguire per non commettere errori.


Intervento immobiliare: cosa fare per evitare errori

Intervento immobiliare - errori

Prima di intervenire in un’esecuzione immobiliare, è indispensabile compiere una serie di verifiche preliminari per capire se la costituzione in giudizio è conveniente.

Il primo passo è valutare se esiste ancora la possibilità di un componimento bonario con il debitore.

Infatti un accordo stragiudiziale, se percorribile, può essere più rapido ed economico rispetto all’intervento in una procedura esecutiva.

Se questa soluzione è impraticabile, devi verificare se la controparte possiede uno o più beni immobili.

In seguito ti consiglio di effettuare un esame dell’immobile per capire:

  • il valore economico del bene;
  • le condizioni di fatto in cui si trova (se sono necessari interventi di manutenzione e/o ristrutturazione);
  • l’eventuale presenza di occupanti che potrebbero complicare o svalutare la vendita.

La fase conclusiva prevede l’analisi dei documenti processuali contenuti nel fascicolo dell’esecuzione:

  • la relazione notarile (per conoscere se l’immobile è gravato da ipoteche);
  • la CTU (per individuare il valore del bene);
  • l’avviso di vendita (per verificare il prezzo base dell’ultima asta).

Se vuoi approfondire il tema, guarda il video qui sotto.

Solo dopo aver raccolto queste informazioni potrai decidere con lucidità se l’intervento conviene davvero.

Adesso vediamo nel dettaglio quali attività processuali devi eseguire.

Intervento immobiliare: l’istanza di visibilità

Prima di depositare qualsiasi atto di intervento, devi conoscere l’esatto stato della procedura.

In questo modo potrai capire quali sono le condizioni processuali prima di decidere se intervenire.

Il modo corretto per conoscere lo stato della procedura è depositare, tramite il tuo avvocato, un’istanza di visibilità.

Questo atto consente di accedere al fascicolo telematico della procedura esecutiva, esaminando tutti i documenti depositati dalle parti.

Dopo l’introduzione del Processo Civile Telematico (PCT), la stragrande maggioranza degli atti processuali viene depositata in formato digitale ed è consultabile online dai procuratori delle parti.

Se non sei ancora costituito nella procedura (ovvero se non hai ancora depositato l’atto di intervento) non puoi accedere direttamente al fascicolo.

L’istanza di visibilità è lo strumento che ti consente di farlo, in via preliminare e per un periodo di tempo limitato.

Se vuoi approfondire il tema, guarda il video qui sotto.

Generalmente i tribunali concedono la visibilità per alcuni giorni, il tempo necessario per fare una valutazione tecnica approfondita.

Usa quel tempo per verificare tutti i documenti e valutare la convenienza alla costituzione in giudizio.

Una volta ottenuta la visibilità, l’analisi del fascicolo è un’attività fondamentale.

Non tutti i documenti hanno lo stesso peso.

Ti indico quelli su cui devi concentrare la tua attenzione.

La relazione notarile (e la documentazione ipocatastale)

Il primo documento fondamentale è la relazione notarile, unitamente alla documentazione ipocatastale.

Questo documento (redatto da un notaio su incarico del giudice dell’esecuzione) contiene tutte le trascrizioni e iscrizioni che hanno interessato l’immobile nei vent’anni precedenti la trascrizione del pignoramento.

Devi sapere che, ai sensi dell’articolo 2808 del codice civile, l’ipoteca è un diritto reale di garanzia.

Tale diritto attribuisce al creditore ipotecario il diritto di essere soddisfatto, con preferenza, sul ricavato della vendita del bene immobile su cui l’ipoteca è iscritta.

Questo significa che, in sede di distribuzione del ricavato, i creditori ipotecari vengono soddisfatti prima dei creditori chirografari (quelli senza ipoteca), nell’ordine di grado in cui le ipoteche sono state iscritte.

La relazione notarile ti dice esattamente chi ti precede, per quale importo e con quale grado di ipoteca.

Senza questa informazione, qualsiasi valutazione di convenienza è incompleta.

La CTU (Consulenza Tecnica d’Ufficio)

Il secondo documento da esaminare con attenzione è la CTU, ovvero la perizia redatta dal consulente tecnico d’ufficio nominato dal giudice.

All’interno della CTU troverai due informazioni di straordinaria importanza.

La prima è la stima del valore di mercato dell’immobile.

Il consulente indica quanto vale l’immobile nelle condizioni in cui si trova, tenendo conto di eventuali difformità urbanistiche, vincoli, occupazioni o altri elementi che ne condizionano il valore.

La seconda informazione contenuta nella CTU è il riepilogo delle iscrizioni ipotecarie.

Il consulente elenca le ipoteche gravanti sull’immobile, con i relativi importi, consentendoti di verificare quale parte del ricavato potrebbe essere incassata dai creditori che ti precedono.

Incrociando queste due informazioni (valore dell’immobile e ipoteche precedenti) puoi eseguire una prima stima di massima sulla convenienza dell’intervento.

Ti fornisco un esempio concreto.

Se l’immobile vale 100.000 euro e prima di te risulta iscritta un’ipoteca da 500.000 di euro, il ricavato sarà insufficiente a soddisfare anche il creditore ipotecario di primo grado.

In questo caso, intervenire nel giudizio potrebbe essere poco conveniente e potrebbe rappresentare un investimento economico negativo.

Se invece l’immobile vale 500.000 euro e le ipoteche precedenti ammontano complessivamente a 100.000 euro, la situazione è completamente diversa.

Lo spazio per il tuo credito esiste, e l’intervento merita di essere valutato seriamente.

L’avviso di vendita

Esiste un terzo documento che non puoi trascurare: l’avviso di vendita.

Si tratta del documento ufficiale che contiene tutte le informazioni relative all’asta giudiziaria e precisamente:

  • data dell’asta;
  • luogo dell’asta;
  • modalità di partecipazione;
  • prezzo base;
  • importo del rilancio minimo;
  • condizioni generali di vendita del bene.

L’avviso di vendita viene pubblicato sui portali telematici autorizzati (come il Portale delle Vendite Pubbliche del Ministero della Giustizia).

Tale documento è inviato alle parti dalla cancelleria o dal professionista delegato alla vendita, nei procedimenti in cui la vendita è delegata a un notaio o a un avvocato.

Il dato più importante che devi ricavare dall’avviso di vendita è il prezzo base dell’ultima asta.

Se vuoi approfondire il tema, guarda il video qui sotto

Prezzo base: perché è importante

Devi sapere che le procedure esecutive immobiliari si protraggono spesso per anni.

Di conseguenza, nel corso del tempo, il prezzo base subisce progressivi ribassi obbligatori, ogni volta che un’asta va deserta.

Questo significa che il valore indicato nella CTU (che è la stima originaria del perito) può essere molto diverso dal prezzo base attuale.

La norma di riferimento è l’articolo 591 del codice di procedura civile, che disciplina le conseguenze della mancata vendita e consente al giudice di ridurre il prezzo base in misura non superiore a un quarto rispetto al tentativo precedente.

Nella pratica, dopo diversi tentativi di vendita andati a vuoto, il prezzo base può ridursi anche del 50-75% rispetto alla stima iniziale.

Tale circostanza ha un impatto diretto sulla tua valutazione di convenienza.

Se il prezzo base è sceso drasticamente e davanti a te c’è un ingente mutuo fondiario (che vanta ipoteca di primo grado), le probabilità che il ricavato possa soddisfare anche il tuo credito si assottigliano ulteriormente.

In quel caso, non ti conviene intervenire.

Se invece il prezzo base è ancora elevato (oppure è sceso, ma le ipoteche precedenti sono modeste) lo scenario cambia e l’intervento potrebbe essere profittevole.


Intervento immobiliare: come valutare la convenienza

Intervento immobiliare - convenienza

A questo punto hai tutti gli elementi per eseguire una valutazione corretta.

Prima di effettuare l’intervento immobiliare ti consiglio di applicare un metodo articolo in tre fasi.

Fase 1: individua il prezzo base dell’ultima asta indicato nell’avviso di vendita.

Questo accertamento è il punto di partenza della tua analisi (non ti soffermare sulla stima della CTU).

Fase 2: somma tutti i crediti che ti precedono nella distribuzione del ricavato.

Prima di eseguire il calcolo quantifica:

  • i crediti garantiti da ipoteca di grado anteriore al tuo credito;
  • le spese della procedura esecutiva (che vengono riconosciute in “prededuzione” rispetto a tutti i creditori);
  • i compensi del professionista delegato;
  • i compensi del custode giudiziario (se nominato).

Fase 3: sottrai il totale dei crediti (quantificati in fase 2) dal prezzo base dell’asta.

Se il risultato è positivo (e sufficiente a soddisfare almeno parzialmente il tuo credito) l’intervento merita di essere preso in considerazione.

Se il risultato è negativo o troppo esiguo, valuta con attenzione se procedere ulteriormente.

In questi casi l’intervento potrebbe essere economicamente svantaggioso.

Quando depositare l’atto di intervento

Dal punto di vista procedurale, l’atto di intervento deve essere depositato prima dell’udienza di distribuzione del ricavato.

Più precisamente, ai sensi dell’articolo 499 del codice di procedura civile, il creditore che interviene ha diritto di partecipare alla distribuzione del ricavato solo se deposita:

  • il proprio titolo esecutivo;
  • il ricorso di intervento.

La costituzione e il deposito dei documenti devono essere effettuati prima che sia disposta la vendita.

I creditori che intervengono dopo questo momento (definiti “creditori tardivi”) possono comunque partecipare alla distribuzione, ma solo sul residuo eventualmente disponibile dopo il soddisfacimento:

  • dei creditori tempestivi;
  • dei creditori privilegiati.

Questo significa che il tempismo nell’intervento immobiliare è fondamentale.

Più aspetti, più rischi di essere relegato in una posizione deteriore nella distribuzione del ricavato.

Pertanto, non appena hai effettuato la tua analisi, e quando hai deciso di intervenire, agisci nel più breve tempo possibile.

Cosa ti serve per intervenire: i presupposti dell’atto di intervento

Per poter depositare validamente un atto di intervento, devi essere in possesso di un titolo esecutivo nei confronti del debitore.

Il titolo esecutivo è il documento che attesta in modo ufficiale l’esistenza del tuo credito e la sua esigibilità.

Ai sensi dell’articolo 474 del codice di procedura civile, costituiscono titoli esecutivi, tra gli altri:

  • le sentenze;
  • i decreti ingiuntivi (provvisoriamente esecutivi o definitivamente esecutivi);
  • i provvedimenti ai quali la legge attribuisce espressamente efficacia esecutiva;
  • i verbali di conciliazione giudiziale;
  • gli atti ricevuti da notaio o da altro pubblico ufficiale autorizzato;
  • le cambiali, gli assegni bancari e gli altri titoli di credito cui la legge attribuisce efficacia esecutiva.

Di conseguenza, se non sei in possesso di un titolo esecutivo, dovrai prima ottenerlo (es. decreto ingiuntivo) prima di poter intervenire.


Conclusione

L’intervento immobiliare è uno strumento giuridico molto efficace, che può aumentare le tue probabilità di recupero.

Il creditore intervenuto può partecipare alla distribuzione del ricavato di una vendita forzata, senza dover avviare una procedura esecutiva.

Tale situazione contribuisce a contenere i costi giudiziali e i tempi di attesa prima dell’incasso.

Tuttavia l’intervento immobiliare presenta alcune criticità che non devi sottovalutare.

Intervenire in una procedura in cui il ricavato della vendita viene interamente assorbito dai creditori privilegiati, non ti farà incassare alcuna somma.

In questo caso potresti sostenere costi legali elevati e coltiverai aspettative che non saranno soddisfatte.

Per questo motivo, prima di compiere qualsiasi scelta, ti consiglio di chiedere il supporto di uno studio legale specializzato in credit management.

Un’analisi preventiva della controversia e l’esame dei documenti depositati in giudizio, ti permetterà di adottare la decisione più razionale per la tutela del tuo credito.

Intervento immobiliare - infografica


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Autore

Teresa Rossi

Avvocato • Credit Advisor | Founder di Recupero Legale.

Specializzata in: Crediti • Immobiliare • Due Diligence.

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9 Marzo 2026
https://www.recuperolegale.it/wp-content/uploads/2026/03/Intervento-immobiliare-copertina_a.png 720 1280 Recupero Legale /wp-content/uploads/2017/11/recuper-legale.png Recupero Legale2026-03-09 16:28:412026-04-09 10:48:54Intervento immobiliare: come sfruttarlo per recuperare un credito
ARTICOLI

Recupero crediti senza contratto: la guida completa

Recupero crediti senza contratto - copertina

INDICE

Recupero crediti senza contratto: introduzione

Il recupero crediti senza contratto è una sfida frequente che molti professionisti e imprenditori devono affrontare.

Si tratta di una situazione molto comune, che genera spesso numerose domande e preoccupazione.

Ma non temere: sei finito/a nel posto giusto.

In questo articolo scoprirai come tutelare efficacemente la tua posizione creditoria quando non possiedi un contratto sottoscritto dal cliente.

Ti spiegherò come aumentare le tue probabilità di incasso, anche se parti da una posizione apparentemente svantaggiata.

Grazie a questa guida scoprirai quali sono le prove alternative da utilizzare per dimostrare l’esistenza del tuo credito.

Prima di proseguire voglio raccontarti un caso realmente accaduto a un cliente del nostro studio legale.

Recupero crediti senza contratto: un caso reale

Qualche mese fa abbiamo assistito un consulente aziendale che si trovava in una posizione particolarmente critica.

Il nostro cliente vantava un credito molto alto nei confronti di una società con cui aveva collaborato per diversi mesi.

Il problema principale era che il creditore non aveva mai sottoscritto un contratto di collaborazione formale con il cliente.

La collaborazione era stata avviata sulla fiducia, con accordi verbali e lo scambio di alcune email.

Tuttavia il nostro cliente non possedeva alcun documento formale che regolamentasse i rapporti tra le parti.

Nonostante questa carenza documentale, che avrebbe potuto compromettere l’intera procedura, siamo riusciti a far ottenere al nostro cliente un decreto ingiuntivo.

Per scoprire di più su questo tema guarda il video qui sotto.

Questo risultato dimostra che il recupero crediti senza contratto non è un’impresa impossibile.

Tuttavia per ottenere il pagamento dal debitore dovrai elaborare una strategia di recupero e dovrai impegnarti nella preparazione della documentazione probatoria.

L’importanza del contratto nel recupero crediti

L’obiettivo principale di questo articolo non è celebrare le nostre vittorie giudiziarie senza contratto.

Al contrario voglio precisare quanto sia fondamentale possedere un contratto di collaborazione sottoscritto dal tuo cliente per provare l’esistenza del credito.

Un contratto in forma scritta, firmato da entrambi i contraenti, rappresenta la prova regina in qualsiasi controversia legale.

Quando possiedi un documento che definisce chiaramente prestazioni, corrispettivi, modalità di pagamento e termini della collaborazione, la tua posizione è infinitamente più solida.

Il contratto non serve solo a disciplinare i rapporti durante la fase di esecuzione della prestazione, ma diventa l’arma più potente quando i rapporti con il cliente si deteriorano.

In sede giudiziale, presentare un contratto firmato significa fornire al giudice una prova documentale incontestabile dell’accordo intercorso tra le parti.

Questo documento permette di dimostrare immediatamente:

  • l’esistenza del rapporto;
  • l’oggetto della prestazione;
  • l’ammontare del corrispettivo pattuito.

Dopo questa doverosa premessa, adesso vediamo come recuperare un credito quando manca un contratto.


Recupero crediti senza contratto: cosa fare

Recupero crediti senza contratto - cosa fare

Nel recupero stragiudiziale l’assenza di un contratto può rendere più complessa l’analisi della controversia e la negoziazione con il debitore.

Infatti, in assenza di un accordo scritto, le pretese del creditore potrebbero essere facilmente contestate dalla controparte.

Analogamente, nel recupero giudiziale sarà più difficile ottenere un provvedimento di condanna contro il debitore.

Tuttavia, anche se il contratto è assente, il credito può essere recuperato.

Infatti, il nostro ordinamento giuridico prevede diverse forme di prova che possono supplire alla mancanza di un accordo scritto con la controparte.

In particolare, per rafforzare la tua posizione giuridica e ottenere il pagamento del debitore, dovrai dimostrare:

  • l’esistenza del rapporto di collaborazione;
  • lo svolgimento della tua prestazione professionale;
  • l’assenza di contestazioni della controparte.

Vediamo nel dettaglio come provare queste circostanze senza contratto.

Gli elementi essenziali da provare

Prima di avviare un’azione recupero crediti senza contratto, devi essere in grado di dimostrare alcuni elementi essenziali.

Il primo elemento da provare è l’esistenza di un accordo tra le parti, anche se solo verbale o desumibile da comportamenti concludenti.

Ricorda che anche le testimonianze di persone informate possono aiutarti a dimostrare il tuo diritto di credito.

Il secondo elemento da provare è l’oggetto della prestazione, ovvero:

  • l’attività che ti eri impegnato a svolgere per il cliente (come in un contratto di servizio);
  • il bene che ti eri impegnato a realizzare e/o consegnare alla controparte (come in un contratto di vendita).

In questo modo potrai provare di aver effettivamente rispettato gli accordi raggiunti con il debitore.

Il terzo elemento da provare è l’ammontare del corrispettivo pattuito, ovvero la cifra economica che la controparte deve corrisponderti per il lavoro.

Se non riesci a provare il “quantum”, l’azione giudiziale potrà essere facilmente contestata dalla controparte.

Infine il quarto elemento da provare è l’inadempimento del debitore.

Devi dimostrare che il pagamento non è stato effettuato nonostante le tue richieste e che la controparte si è resa inadempiente.

Ciascuno di questi elementi può essere provato attraverso la combinazione delle seguenti prove.

Recupero crediti senza contratto: email e chat

Quando devi avviare un’azione di recupero crediti senza contratto, devi concentrarti sulla raccolta di tutte le prove che possono supportare la tua posizione.

Le email rappresentano spesso il materiale probatorio più prezioso in questi casi.

Ogni scambio di corrispondenza elettronica costituisce un tassello importante del puzzle probatorio.

Infatti le chat di WhatsApp o altri sistemi di messaggistica istantanea (es. Telegram) sono considerate prove ammissibili in giudizio, purché adeguatamente custodite in un formato producibile in giudizio.

Per questo motivo ti consiglio di conservare i messaggi scambiati con la controparte in cui si parla dei seguenti temi:

  • avvio del rapporto di collaborazione (es. conferimento di incarico; inizio del progetto);
  • attività svolte da entrambe le parti;
  • compensi pattuiti;
  • scadenze di pagamento.

Recupero crediti senza contratto: fatture, estratti conto, report e testimonianze

Le fatture non pagate sono un altro elemento fondamentale nel recupero crediti senza contratto.

Se hai regolarmente fatturato le tue prestazioni, questi documenti dimostrano l’esistenza di un rapporto economico e la tua aspettativa di ricevere un pagamento.

Inoltre gli estratti conto bancari possono provare eventuali pagamenti parziali già ricevuti, confermando indirettamente l’esistenza del rapporto.

Le testimonianze di persone che erano a conoscenza della collaborazione possono rafforzare la tua posizione poiché possono provare fatti su cui le parti hanno divergenze.

Infine anche i preventivi accettati, anche solo verbalmente ma confermati via email, costituiscono un elemento probatorio significativo.

La documentazione relativa alle attività svolte (report, presentazioni, file di lavoro consegnati) dimostra l’effettiva esecuzione della prestazione.

Recupero crediti senza contratto: come custodire le prove

La chiave del successo nel recupero crediti senza contratto consiste nell’organizzazione metodica di tutto il materiale probatorio disponibile.

In particolare devi creare un dossier completo che ricostruisca cronologicamente l’intera vicenda del rapporto professionale.

Inizia dalla fase di trattativa: raccogli tutte le comunicazioni che hanno preceduto l’inizio della collaborazione.

Prosegui con la fase esecutiva: documenta ogni attività svolta, ogni consegna effettuata, ogni interazione con il cliente.

Concludi con la fase del mancato pagamento: conserva tutte le tue richieste di saldo, le lettere di diffida inviate e le eventuali risposte ricevute.

In questo modo potrai ricostruire l’intera vicenda e avrai modo di dimostrare l’esistenza del tuo diritto di credito, sia in sede stragiudiziale, sia in sede giudiziale.

Il Decreto Ingiuntivo: lo strumento giudiziale più efficace

Nel caso studio che ti ho raccontato nel precedente paragrafo, abbiamo ottenuto un decreto ingiuntivo nonostante l’assenza del contratto.

Il decreto ingiuntivo è lo strumento privilegiato per il recupero giudiziale, anche quando manca un contratto in forma scritta.

Si tratta di una procedura monitoria che permette di ottenere rapidamente un titolo esecutivo sulla base della documentazione presentata.

Il vantaggio principale di questa procedura è che il giudice decide sulla base delle sole prove fornite dal creditore, senza contraddittorio preventivo con il debitore.

Il debitore, se vuole contestare, dovrà proporre opposizione entro quaranta giorni dalla notifica del decreto.

Per avere successo in una richiesta di decreto ingiuntivo senza contratto, è necessario presentare una documentazione probatoria particolarmente solida.

Infatti il giudice deve essere messo in condizione di verificare agevolmente l’esistenza del credito anche in assenza del contratto.

Strategie preventive: come partire in vantaggio

Per partire in vantaggio in qualsiasi futura collaborazione professionale, cerca di provare il tuo credito tramite un contratto firmato dalla controparte.

Questa è la regola d’oro che non dovresti mai dimenticare, qualunque sia il tuo settore di attività.

Non farti ingannare dalla fretta di iniziare o dalla fiducia iniziale nel cliente: un contratto in forma scritta protegge entrambe le parti.

Un buon accordo dovrebbe sempre contenere:

  • l’identificazione precisa delle parti;
  • la descrizione dettagliata delle prestazioni da svolgere;
  • i termini e le modalità di pagamento.

Inoltre ti consiglio di inserire nel contratto alcune clausole che disciplinano:

  • cosa succede in caso di ritardi;
  • quali sono le conseguenze giuridiche in caso di inadempimento;
  • come risolvere eventuali controversie tra le parti.

Recupero crediti senza contratto - regole

Se vuoi sapere come quali sono gli elementi essenziali di un contratto di collaborazione, leggi questa guida.


Conclusione

Siamo arrivati al termine di questo articolo.

Il messaggio principale che voglio trasferirti è duplice.

Da un lato, il recupero crediti senza contratto è possibile e può avere successo se gestito correttamente con l’ausilio di prove alternative solide.

Dall’altro lato, la presenza di un contratto formale rende tutto (infinitamente) più semplice e aumenta drasticamente le tue probabilità di successo.

Non sottovalutare mai l’importanza della documentazione: ogni documento archiviato potrebbe diventare la prova decisiva in caso di controversia.

Se hai maturato un credito senza aver firmato un contratto, non disperare ma agisci rapidamente raccogliendo tutte le prove disponibili.

Invece, se stai per iniziare una nuova collaborazione, ti consiglio di rivolgerti a uno studio legale specializzato in diritto contrattuale.

In questo modo potrai predisporre un contratto completo per disciplinare i rapporti tra le parti e ridurre il rischio di mancato pagamento.

Un contratto di collaborazione rafforza la tua posizione creditoria e ti farà risparmiare tempo e denaro in caso di eventuali controversie con la controparte.

Recupero crediti senza contratto - infografica


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Tino Crisafulli

Avvocato • Legal Advisor | Founder di Recupero Legale.

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19 Gennaio 2026
https://www.recuperolegale.it/wp-content/uploads/2018/11/Recupero-crediti-senza-contratto-copertina_b.png 720 1280 Recupero Legale /wp-content/uploads/2017/11/recuper-legale.png Recupero Legale2026-01-19 07:15:562026-04-01 09:57:41Recupero crediti senza contratto: la guida completa
ARTICOLI, VIDEO

Il recupero giudiziale e le sue fasi: consigli per evitare errori

Recupero giudiziale - copertina

INDICE

Recupero giudiziale: introduzione

In questo articolo ti spiegherò quali sono le tre fasi principali del recupero giudiziale.

Quando l’attività stragiudiziale non va a buon fine, l’unico modo per incassare il tuo credito insoluto è quello di rivolgerti all’autorità giudiziaria.

Tuttavia il percorso giudiziale è composto da alcune fasi progressive che sono finalizzate a specifici obiettivi.

In questa guida ti fornirò una descrizione completa e comprensibile della fase giudiziale, che ti aiuterà ad affrontare la controversia con il debitore in modo consapevole.

Molti clienti del nostro studio legale sono timorosi quando ascoltano le parole “tribunale”, “magistrato” o “contenzioso”.

Litigare con qualcuno davanti a un giudice non è mai piacevole.

Non preoccuparti, capisco benissimo cosa si prova ad affrontare una controversia giudiziale.

La prima controversia non si dimentica mai (soprattutto quando devi recuperare un credito).

Ma non temere, grazie a questo articolo scoprirai quali azioni compiere e quali errori evitare durante il giudizio.

Prima di proseguire voglio fornirti alcune informazioni preliminari.

Recupero giudiziale: definizione

Il recupero giudiziale rappresenta l’insieme delle azioni legali che un creditore può intraprendere per ottenere il pagamento di un credito non soddisfatto.

Si tratta di una procedura formale che coinvolge l’autorità giudiziaria e che si rende necessaria quando il debitore non adempie spontaneamente ai suoi obblighi.

A differenza del recupero stragiudiziale, che si basa su solleciti e accordi tra le parti, il recupero giudiziale richiede l’intervento del tribunale.

Questa modalità di recupero è più complessa, più costosa e più lunga rispetto a quella stragiudiziale, ma offre strumenti più efficaci per ottenere quanto ti spetta.

Se vuoi approfondire il tema, guarda il video qui sotto.


Le tre fasi del recupero giudiziale

Recupero giudiziale - consigli

Il recupero giudiziale si articola principalmente in tre fasi.

Vediamole una per una, così da comprendere esattamente cosa ti aspetta in questo percorso.

Prima fase: la creazione del titolo esecutivo

La prima fase è quella della creazione del titolo esecutivo.

Per recuperare il tuo credito in via giudiziale occorre possedere un titolo esecutivo.

Ma cosa significa esattamente “titolo esecutivo”?

Il titolo esecutivo è un documento che:

  • attesta in modo certo e incontestabile l’esistenza del tuo credito;
  • ti consente di procedere con l’esecuzione forzata nei confronti del debitore.

Senza questo documento, non potrai avviare nessuna procedura esecutiva.

I titoli esecutivi che ti permettono di passare alla fase successiva del recupero giudiziale sono:

  • i decreti ingiuntivi esecutivi o dichiarati provvisoriamente esecutivi;
  • le sentenze che, per legge, quando vengono emesse sono già esecutive;
  • alcuni titoli di credito come le cambiali o gli assegni.

Il decreto ingiuntivo

Il decreto ingiuntivo è probabilmente lo strumento più utilizzato per il recupero dei crediti.

Si tratta di un provvedimento che il giudice emette su richiesta del creditore, ordinando al debitore di pagare una somma di denaro.

La particolarità del decreto ingiuntivo è che viene emesso senza che il debitore venga ascoltato, sulla base della sola documentazione presentata dal creditore.

Il debitore potrà opporsi al decreto ingiuntivo entro quaranta giorni dalla notifica, ma se non lo fa, il decreto diventa definitivo ed esecutivo.

Anche se il debitore si oppone, il creditore può chiedere che il decreto sia dichiarato provvisoriamente esecutivo, permettendo così di procedere immediatamente alla fase esecutiva.

La sentenza

La sentenza rappresenta un altro tipo di titolo esecutivo.

Quando un giudice emette una sentenza di condanna al pagamento di una somma di denaro, questa diventa automaticamente esecutiva.

La sentenza è il risultato di un processo ordinario, quindi più lungo e articolato rispetto al procedimento per decreto ingiuntivo.

Tuttavia, le sentenze hanno la stessa efficacia esecutiva e permettono di passare alle fasi successive del recupero giudiziale.

I titoli di credito

Infine, alcuni titoli di credito come le cambiali o gli assegni sono già di per sé titoli esecutivi.

Questo significa che se possiedi una cambiale o un assegno non pagato, puoi procedere direttamente all’esecuzione forzata senza dover passare per un giudizio.

Naturalmente, il titolo deve essere regolare e deve rispettare tutti i requisiti previsti dalla legge.

Seconda fase: la notifica del precetto

La fase due del recupero giudiziale è quella del precetto.

Infatti, una volta che avrai ottenuto un titolo esecutivo (es. decreto ingiuntivo; sentenza), dovrai procedere alla notifica dell’atto di precetto.

Ma cos’è esattamente il precetto?

Il precetto è un atto formale con cui il creditore intima al debitore di adempiere entro dieci giorni al pagamento di quanto dovuto.

Si tratta di un ultimatum legale che rappresenta l’ultimo avvertimento prima di procedere con l’esecuzione forzata.

La notifica dell’atto di precetto è un passaggio indispensabile prima di avviare la terza e ultima fase del recupero giudiziale.

Non puoi saltare questo passaggio: senza la notifica del precetto, qualsiasi azione esecutiva successiva sarebbe nulla.

Il precetto deve contenere alcune informazioni obbligatorie, come:

  • l’indicazione del titolo esecutivo su cui si basa;
  • l’ammontare preciso del credito;
  • l’intimazione a pagare entro un termine non minore di dieci giorni.

Inoltre, il creditore deve avvertire il debitore che, in mancanza di pagamento, si procederà all’esecuzione forzata.

Dopo la notifica del precetto, devi attendere almeno dieci giorni prima di procedere con il pignoramento.

Questo termine è previsto dalla legge per dare al debitore un’ultima possibilità di pagare spontaneamente.

Se trascorsi i dieci giorni il debitore non ha ancora rispettato l’obbligazione di pagamento, potrai finalmente procedere con la fase esecutiva.

Terza fase: il pignoramento

La terza e ultima fase è appunto la notifica dell’atto di pignoramento.

Il pignoramento è l’atto con cui vengono individuati e “bloccati” i beni del debitore per destinarli alla soddisfazione del credito.

Si tratta della fase più concreta del recupero giudiziale, quella in cui finalmente si passa all’espropriazione e al successivo incasso per il creditore.

Il nostro ordinamento giuridico prevede tre principali forme di pignoramento:

  • il pignoramento presso terzi;
  • il pignoramento mobiliare;
  • il pignoramento immobiliare.

Vediamo queste procedure nel dettaglio.

Il pignoramento presso terzi

Il pignoramento presso terzi è la forma più comune e più veloce di esecuzione forzata.

Consiste nel bloccare le somme di denaro che terzi soggetti devono al debitore o che detengono per conto del debitore.

Gli esempi più frequenti sono il pignoramento dello stipendio presso il datore di lavoro o il pignoramento del conto corrente presso la banca.

In questi casi, il creditore notifica l’atto di pignoramento sia al debitore sia al terzo che detiene le somme.

Il terzo è obbligato a:

  • dichiarare quanto deve al debitore;
  • non versare le somme (che spettano al debitore) direttamente al debitore;
  • trattenere le somme in favore del creditore (il successivo incasso sarà ordinato dal giudice).

Il pignoramento presso terzi è particolarmente efficace perché permette di aggredire direttamente i redditi periodici del debitore.

Tuttavia, esistono dei limiti: lo stipendio può essere pignorato solo in parte, mentre alcune somme sono del tutto impignorabili, come: la pensione minima o le indennità per invalidità.

Il pignoramento mobiliare

Il pignoramento mobiliare riguarda i beni mobili del debitore e precisamente:

  • autoveicoli;
  • motoveicoli;
  • gioielli;
  • opere d’arte;
  • macchinari aziendali;
  • qualsiasi altro bene mobile di valore.

Tale procedura esecutiva i esegue mediante un ufficiale giudiziario.

Quest’ultimo si reca presso l’abitazione o la sede aziendale del debitore per individuare i beni da pignorare.

In seguito i beni vengono messi all’asta e il ricavato della vendita viene utilizzato per soddisfare il credito.

Il pignoramento mobiliare è lo strumento giudiziale meno utilizzato, rispetto al pignoramento presso terzi, perché spesso i beni mobili hanno un valore limitato o sono difficili da vendere a terzi.

Inoltre, alcuni beni sono impignorabili per legge, come i mobili strettamente necessari per la vita quotidiana del debitore e della sua famiglia.

Il pignoramento immobiliare

Il pignoramento immobiliare è la forma più complessa di esecuzione forzata.

Tale procedura consiste nel bloccare un immobile di proprietà del debitore per poi metterlo all’asta e soddisfare il credito con il ricavato della vendita.

Questa procedura può rivelarsi particolarmente lunga e costosa.

Infatti dalla notifica dell’atto di pignoramento alla vendita effettiva dell’immobile possono trascorrere anche diversi anni.

Per questo motivo, il pignoramento immobiliare viene utilizzato principalmente per crediti di importo elevato, dove il valore dell’immobile giustifica i costi e i tempi della procedura.

Anche in questo caso esistono delle tutele per il debitore.

Quanto costa il recupero giudiziale

Una domanda che sicuramente ti starai ponendo è quanto costa lo svolgimento di tutte le attività giudiziali.

Il recupero giudiziale comporta diversi costi che devi considerare attentamente prima di avviare la procedura.

In particolare dovrai sostenere:

  • le spese legali per l’avvocato (che variano in base alla complessità dell’incarico e all’importo del credito);
  • le spese di giustizia (es. contributi unificati da pagare per il deposito degli atti in tribunale);
  • le spese per la notifica degli atti tramite ufficiale giudiziario.

Inoltre, in caso di esecuzione immobiliare, potrebbe essere necessario pagare i compensi del custode dei beni pignorati e di eventuali altri professionisti coinvolti.

In generale, prima di procedere in questa direzione, ti conviene effettuare una previsione dei costi e delle probabilità di incasso.

La buona notizia è che, se avrai successo, queste spese verranno addebitate al debitore e saranno recuperate insieme al credito principale.

Quanto dura il recupero giudiziale

Anche i tempi del recupero giudiziale sono un aspetto importante da considerare.

Ottenere un decreto ingiuntivo non opposto può richiedere alcuni mesi.

Se invece il debitore si oppone, i tempi si allungano notevolmente e possono servire anche due o tre anni per arrivare a una sentenza definitiva.

Una volta ottenuto il titolo esecutivo, la notifica del precetto è un adempimento che richiede pochi giorni.

Il pignoramento presso terzi può dare risultati abbastanza rapidi, soprattutto se riesci a individuare beni (es. conto corrente o uno stipendio) che sono “capienti” per soddisfare il tuo credito.

Il pignoramento immobiliare, invece, è notoriamente più lento.

Dalla notifica dell’atto di pignoramento alla vendita dell’immobile possono trascorrere dai tre ai cinque anni, se non di più.

Quando conviene il recupero giudiziale

A questo punto ti starai chiedendo se conviene davvero intraprendere il recupero giudiziale.

La risposta dipende da diversi fattori.

Innanzitutto, devi valutare l’importo del credito: per crediti molto piccoli, i costi e i tempi del recupero giudiziale potrebbero non giustificare l’azione.

In secondo luogo, devi considerare la solvibilità del debitore: se il debitore non ha beni aggredibili né redditi pignorabili, anche ottenere un titolo esecutivo potrebbe rivelarsi inutile.

Infine, devi valutare se ci sono alternative più economiche e veloci, come il recupero stragiudiziale o la mediazione.


Conclusione

Il recupero giudiziale è uno strumento potente per ottenere il pagamento dei tuoi crediti.

Tuttavia lo svolgimento di tutte le attività processuali richiede un investimento economico iniziale.

In alcuni casi tale percorso giudiziario può essere l’unica mezzo per ottenere il pagamento del debitore quando le altre strategie si sono rivelate inefficaci.

Ricorda sempre che la chiave del successo è una valutazione preliminare della controversia prima di avviare eventuali azioni legali.

Per questo motivo ti consiglio di chiedere il supporto di uno studio legale specializzato in credit management al fine di analizzare il tuo caso specifico e scegliere la strategia migliore.

Se hai domande o dubbi, non esitare a contattarci.

Recupero giudiziale - infografica


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Tino Crisafulli

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16 Dicembre 2025
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Come pagare meno tasse sui crediti insoluti: le domande frequenti

Come pagare meno tasse - copertina

INDICE

Come pagare meno tasse: introduzione

In questa nuova guida ti spiegherò come pagare meno tasse grazie alla “deducibilità delle perdite sui crediti”.

Questo istituto è disciplinato dal Testo Unico delle Imposte sui Redditi (TUIR) e spesso viene definito con il termine “defiscalizzazione“.

La defiscalizzazione è uno strumento che ti permette di alleggerire il carico fiscale dello Stato, detraendo l’incidenza di un’imposta dall’importo del tuo credito prescritto o irrecuperabile.

In sostanza puoi pagare meno tasse dimostrando l’impossibilità di recuperare il tuo credito.

Tuttavia la defiscalizzazione non è per tutti.

Solo le società o le imprese che redigono annualmente un bilancio contabile hanno la possibilità di ottenere la defiscalizzazione.

Prima di proseguire voglio fornirti alcune informazioni preliminari.

Come pagare meno tasse: quando si può sfruttare la defiscalizzazione

La defiscalizzazione si può sfruttare quando l’attività di recupero è stata “infruttuosa” e che il credito risulta “inesigibile” secondo i parametri previsti dal TUIR.

Per pagare meno tasse dovrai chiedere il supporto dei seguenti professionisti:

  • un avvocato (che si è occupato dell’attività di recupero): tale professionista potrà fornirti la prova che l’azione legale contro il debitore è stata infruttuosa;
  • un consulente fiscale (o commercialista): tale professionista potrà svolgere tutti gli adempimenti necessari per pagare meno tasse dopo l’accertamento dell’insolvenza definitiva.

La recente giurisprudenza e le ultime sentenze della Corte di Cassazione confermano che la deducibilità delle perdite su crediti richiede elementi probatori non contestabili.

In particolare, l’anno di deduzione deve coincidere con quello in cui il credito è diventato definitivamente inesigibile.

Come pagare meno tasse: la documentazione

Molti imprenditori si rivolgono al nostro studio legale per capire come pagare meno tasse.

Uno dei suggerimenti più importanti che posso fornirti è quello di custodire la documentazione legale che dimostra:

  • il tuo diritto di credito (es. contratto; fatture non pagate; diffide e atti di messa in mora);
  • lo svolgimento dell’attività di recupero contro il debitore (tale prova non è necessaria per i crediti di piccola entità).

Infatti per ottenere i benefici fiscali previsti dalla legge le prove documentali costituiscono l’elemento centrale in caso di eventuale accertamento dell’autorità tributaria.

Devi sapere che la differenza tra un credito “temporaneamente in ritardo” e un credito “inesigibile definitivamente”, è spesso determinata da elementi formali.

Le ultime sentenze della giurisprudenza tributaria ha spesso censurato operazioni di deducibilità, che erano sprovviste dei presupposti previsti dalla legge.

Di conseguenza dedurre impropriamente le imposte da un credito, rischia di generare contestazioni future.

Dopo queste doverose premesse, in questa guida risponderò alle domande più frequenti su come pagare meno tasse.

Se vuoi approfondire il tema, guarda il video qui sotto.

Come pagare meno tasse: presupposti

Il primo presupposto per ottenere la defiscalizzazione è che il tuo credito sia inesigibile.

Rientrano in questa categoria dei casi espressamente previsti dalla legge.

I più importanti sono:

  • crediti di basso importo;
  • debitore sottoposto al fallimento;
  • debitore pluriprotestato (o nullatenente);
  • irreperibilità del debitore;
  • credito prescritto.

Se vuoi approfondire il tema, guarda il video qui sotto.

Come pagare meno tasse: come provare l’inesigibilità

In seguito per sfruttare la defiscalizzazione dovrai provare l’inesigibilità del tuo credito.

In particolare ti consiglio di custodire:

  • tutte le raccomandate o intimazioni di pagamento che hai spedito al debitore e che sono state restituite al mittente per irreperibilità del destinatario;
  • la documentazione che dimostra l’esito negativo delle procedure di recupero;
  • la documentazione che dimostra che il debitore è pluriprotestato.

Infine devi ottenere una “dichiarazione di irrecuperabilità”.

In sostanza dovrai farti rilasciare da uno studio legale o anche da una società di recupero crediti un documento in cui si indicano tutte le attività svolte infruttuosamente per il recupero del tuo credito.

Se vuoi approfondire il tema, guarda il video qui sotto.


Come pagare meno tasse: domande frequenti

Come pagare meno tasse - domande frequenti

Negli ultimi anni numerosi imprenditori si sono rivolti al nostro studio legale per capire come pagare meno tasse in modo legale e conforme alla normativa fiscale vigente.

Le domande che troverai in questa sezione rappresentano i quesiti più frequenti che abbiamo raccolto da aziende che operano in diversi settori produttivi e commerciali.

La defiscalizzazione è uno strumento poco conosciuto ma estremamente efficace per alleggerire il peso delle imposte sulla tua impresa.

Le risposte che troverai sono frutto dell’analisi di numerosi di casi concreti e dell’aggiornamento costante sulla giurisprudenza tributaria più recente.

Ricorda che la defiscalizzazione non è un’opportunità per tutti i contribuenti ma è riservata solo ad alcuni soggetti.

Per questo motivo è fondamentale verificare preliminarmente se la tua azienda possiede i requisiti necessari per accedere a questo beneficio fiscale.

Quando si può considerare un credito definitivamente inesigibile, e quindi portarlo in perdita?

Il TUIR stabilisce che il credito si considera definitivamente inesigibile in presenza di specifiche condizioni.

In particolare i casi più frequenti sono:

  • quando il debitore è dichiarato fallito o è sottoposto a una procedura concorsuale o altra procedura prevista dal Codice della Crisi di Impresa e Insolvenza;
  • quando il credito è di modesto importo e l’attività di recupero è troppo dispendiosa;
  • se esiste un decreto che accerta lo stato di fuga, di latitanza o di irreperibilità del debitore;
  • in caso di cessione del credito che comporta il trasferimento del diritto verso altro soggetto.

In tutti i casi è necessario custodire le prove dell’inesigibilità al fine di prevenire eventuali contestazioni da parte dell’autorità fiscale.

Quali imprese possono utilizzare la defiscalizzazione dei crediti?

La defiscalizzazione non può essere sfruttata da tutti i contribuenti.

Tale strumento è riservato alle aziende che redigono bilancio contabile annuale.

In passato l’adempimento di redigere il bilancio era riservato alle società di capitali (es. società a responsabilità limitata; società per azioni), con esclusione delle società di persone (es. società in nome collettivo; società in accomandita semplice).

Tuttavia, la nuova Direttiva UE 2025/25/UE, del 19 dicembre 2024, ha introdotto l’obbligo di redigere e depositare il bilancio presso il Registro delle Imprese anche per le società di persone.

Tale provvedimento normativo dovrà essere recepito dal nostro ordinamento entro il 31 luglio 2027.

Di conseguenza le misure indicate nella Direttiva UE 2025/25/UE (paragrafo 1) inizieranno a decorrere negli stati membri dell’Unione dal 31 luglio 2028.

Questo significa che anche le società di persone (snc e sas) potranno sfruttare lo strumento della defiscalizzazione.

I liberi professionisti e le persone fisiche che non redigono bilancio annuale non possono utilizzare la deducibilità delle perdite su crediti.

Se il credito è di modesta entità: quali sono le soglie, i limiti e le condizioni per poter dedurre la perdita senza ulteriori oneri probatori?

La normativa fiscale italiana (art. 101 del TUIR) prevede un regime agevolato per la deducibilità delle perdite relative a crediti di modesta entità.

In questo modo le imprese possono dedurre fiscalmente tali perdite in presenza di determinate condizioni.

Il concetto di “modesta entità” varia in base alla dimensione dell’impresa creditrice:

  • imprese minori: il limite è fissato a 2.500 euro per singolo credito;
  • imprese maggiori: il limite è fissato a 5.000 euro per singolo credito.

Questi importi rappresentano la soglia massima entro la quale un credito può essere considerato di modesta entità.

Per poter dedurre la perdita su un credito di modesta entità, è necessario che la posizione creditoria risulti scaduta da almeno 6 mesi.

Questo termine decorre dalla data di scadenza dell’obbligazione di pagamento e rappresenta un requisito essenziale per l’applicazione della norma agevolativa.

Cosa succede se dopo aver svalutato un credito come inesigibile lo incasso successivamente (in tutto o in parte)?

Questa situazione è stata molto discussa in contesti internazionali sui “bad debts” (“debiti cattivi” che si ritiene non verranno mai riscossi).

Tale scenario costringe il beneficiario della defiscalizzazione a ribaltare la precedente svalutazione attraverso una specifica operazione contabile.

In sostanza bisognerà qualificare il nuovo incasso come “sopravvenienza attiva” al fine di comunicare all’autorità fiscale il mutamento delle condizioni economiche.

Di conseguenza, la “deduzione” non potrà essere considerata definitiva finché non si è certi che il credito non sarà recuperato.

Per questo motivo la prova di inesigibilità deve essere rigorosa e definitiva, al fine di scongiurare il rischio di sanzione dall’Agenzia delle Entrate.

Come gestire la documentazione per ridurre il rischio di contestazioni da parte dell’Agenzia delle Entrate?

Il primo passo per sfruttare la defiscalizzazione è quello di richiedere il parere di uno studio legale specializzato in credit management o una società di recupero crediti.

Infatti nel caso di accertata insolvenza, lo studio legale o la società di recupero potranno predisporre una “relazione di inesigibilità”.

Tale documento può contenere l’elencazione delle attività svolte per recuperare il credito insoluto e il parere finale sulla reversibilità della situazione debitoria.

Analogamente è necessario conservare:

  • gli atti stragiudiziali (es. diffide e atti di messa in mora) con cui si è richiesto il pagamento al debitore;
  • gli atti giudiziali che attestano la conclusione negativa di un procedimento di espropriazione (es. pignoramento presso terzi; pignoramento mobiliare; pignoramento immobiliare);
  • gli atti giudiziali che attestano che il debitore è stato sottoposto a una procedura concorsuale (es. fallimento).

Ricorda che la superiore documentazione deve essere custodita in modo scrupoloso (anche in forma digitale) in modo da renderla disponibile per eventuali verifiche.

Tali documenti possono essere utilizzati dal creditore per dimostrare all’Agenzia delle Entrante che il credito è divenuto irrecuperabile e che pertanto la deducibilità è stata applicata in modo corretto.


Conclusione

La defiscalizzazione rappresenta un’opportunità concreta per ridurre il carico fiscale della tua impresa.

Tuttavia questo strumento richiede il rispetto di requisiti specifici previsti dal TUIR e dalla normativa tributaria vigente.

Se hai maturato crediti irrecuperabili o inesigibili ti consiglio di chiedere supporto al tuo consulente fiscale per sfruttare correttamente la deducibilità delle perdite sui crediti.

Ricorda che per pagare meno tasse in modo legale è fondamentale raccogliere la documentazione che attesti l’inesigibilità definitiva del credito.

Nei casi più complessi, o in quelli in cui le tue prove sono carenti, ti consiglio di rivolgerti a uno studio legale specializzato in credit management.

In questo modo potrai proteggere la tua posizione giuridica e scongiurare il rischio di sanzioni da parte dell’Agenzia delle Entrate.

Se hai bisogno di chiarimenti, non esitare a contattarci.

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Autore

Teresa Rossi

Avvocato • Credit Advisor | Founder di Recupero Legale.

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8 Dicembre 2025
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ARTICOLI, VIDEO

Gli operatori del recupero crediti: abilità e domande frequenti

Gli operatori del recupero crediti - copertina

INDICE

Gli operatori del recupero crediti: introduzione

In questo articolo ti spiegherò quali sono le abilità principali degli operatori del recupero crediti e quali sono le domande frequenti su questo tema.

Se devi ricevere il pagamento da parte di un cliente, sarà importante conoscere le qualità dei professionisti che dovranno supportarti per avviare una trattativa stragiudiziale.

Infatti, se scegli un operatore poco preparato o esperto, il tuo obiettivo di incasso sarà più difficile da raggiungere.

In primo luogo, ricorda che, quando affidi un incarico di recupero crediti, sarà necessario valutare il grado di preparazione del soggetto al quale ti rivolgerai.

Le principali abilità degli operatori del recupero crediti sono le seguenti:

  • competenza nella fase di negoziazione;
  • capacità di rintracciare debitori irreperibili;
  • abilità nella gestione di dati;
  • precisione nella compliance normativa;
  • competenza nell’uso di tecnologie e strumenti AI;
  • capacità di segmentare le pratiche in affido;
  • abilità nel prevedere le probabilità di incasso.

Tali caratteristiche possono soddisfare i bisogni principali delle imprese che attraversano una crisi finanziaria.

Cosa è importante per i creditori

Nella mia esperienza professionale ho appurato che molti creditori sono impreparati davanti a un problema di recupero crediti.

Il mancato pagamento di un cliente genera uno stato di insicurezza e provoca emozioni tumultuose (come rabbia e delusione) difficili da gestire.

Un professionista specializzato nel recupero crediti deve comprendere questo stato psicologico per consolidare il rapporto di collaborazione e per rendere più incisiva l’azione stragiudiziale.

In particolare ti consiglio di accertare se gli operatori del recupero crediti ai quali ti rivolgerai conoscono lo specifico settore o modello di business della tua impresa.

Infatti, la natura dell’esposizione debitoria (consumer; business; industria; servizi; forniture) influisce profondamente sulle modalità e sulle probabilità di successo.

Un altro tema importante riguarda la garanzia che l’azione di recupero sia conforme alle leggi vigenti.

Verifica se la tua impresa deve rispettare specifiche norme di settore o regolamenti di grado secondario.

Infatti, tale aspetto può incidere sull’adempimento delle obbligazioni di pagamento per la controparte.

Inoltre la trasparenza sui costi di recupero e sul modello remunerativo è decisiva per avviare una collaborazione soddisfacente.

Per questo motivo ti consiglio di verificare:

  • l’importo delle spese fisse di recupero;
  • l’importo degli eventuali compensi variabili (in caso di incasso);
  • i tempi di definizione delle pratiche in affido.

Infine le capacità comunicative e negoziali sono fondamentali per ottenere un buon risultato.

Verifica se il soggetto al quale ti rivolgerai sa gestire la trattativa e ha le abilità per proporre piani di rientro o raggiungere un accordo bonario (settlement) con il debitore.

Queste abilità ti aiuteranno a mantenere una relazione commerciale con la controparte anche dopo l’attività di recupero crediti.

Per scoprire di più su questo tema, guarda il video qui sotto.

Quali sono le abilità più importanti per gli operatori del recupero crediti?

Le abilità più importanti per gli operatori del recupero crediti sono:

  • competenza nella fase di negoziazione;
  • conoscenza del settore in cui opera il creditore;
  • comprensione delle emozioni durante la trattativa di recupero.

In molti casi la strategia di recupero può essere molto diversa in base alla tipologia di credito da recuperare.

Infatti un credito commerciale, maturato nel settore B2B (business to business – ovvero da un’impresa nei confronti di un’altra impresa) richiede attività differenti rispetto a un credito vantato nei confronti di un consumatore o persona fisica.

Per questo motivo è fondamentale accertare se il professionista al quale ti rivolgerai ha già trattato situazioni analoghe.

Qual è il tasso di successo degli operatori del recupero crediti?

Un altro elemento molto importante è che l’operatore del recupero crediti possa fornire al cliente una descrizione dei risultati ottenuti in quello specifico settore.

In particolare, per valutare la competenza del professionista, dovresti analizzare:

  • statistiche di recupero;
  • metriche di performance (con eventuali percentuali di successo in base ai segmenti);
  • casi studio e risultati ottenuti in uno specifico settore.

Tali informazioni possono incidere in modo significativo sulla decisione di affidare una o più pratiche di recupero.

Il tasso di successo è molto variabile e può dipendere dal settore e dalla prestazione fornita dal creditore.

Infatti, nel caso in cui il tuo prodotto o servizio è stato contestato dalla controparte, le probabilità di recupero potrebbero essere minori.

Tuttavia, prima di effettuare diagnosi giuridiche errate, è necessario analizzare il contratto (scritto o verbale) e il tipo di collaborazione da cui ha avuto origine il credito insoluto.

Solo in questo modo sarà possibile stabilire con sufficiente precisione qual è il tasso di successo possibile per l’attività di recupero.

Come si comportano gli operatori del recupero crediti durante le trattative con il debitore?

Durante un trattativa stragiudiziale, gli operatori del recupero crediti devono controllare le emozioni e stabilire un contatto rispettoso e civile con il debitore.

Le reazioni impulsive e le affermazioni polemiche possono compromettere le probabilità di incasso.

In questi casi il professionista del recupero crediti deve contenere eventuali escalation emotive per instaurare un dialogo bonario con la controparte.

Per questo motivo è molto importante che gli operatori al quale ti rivolgerai conoscano le norme di settore che regolano l’attività di recupero stragiudiziale.

Infatti il Codice di condotta per i processi di gestione e tutela del credito (realizzato dal Forum Unirec-Consumatori) impone regole specifiche per il numero di contatti con la controparte durante la giornata o la settimana.

In altri casi più complessi il debitore è difficile da raggiungere a causa della modifica della sede legale (per le società) o dell’indirizzo di residenza (per le persone fisiche).

L’efficacia del recupero crediti dipende dalla capacità del professionista di gestire queste situazioni complesse per avviare una trattativa con la controparte.

Qual è il compenso richiesto dagli operatori del recupero crediti?

Il compenso richiesto dagli operatori del recupero crediti può avere misura fissa, variabile o mista (compenso fisso + compenso variabile).

Il compenso fisso è legato allo svolgimento di specifiche attività a prescindere dal risultato ottenuto dal creditore.

Al contrario il compenso variabile è spesso definito “success fee” (compenso di successo) e viene riconosciuto solo al raggiungimento di obiettivi prefissati.

Il compenso misto, invece, prevede il versamento di una somma fissa iniziale (di solito di misura ridotta) e il versamento di una somma finale in caso di recupero del credito.

Valutare gli operatori del recupero crediti solo dal loro modello economico (compenso fisso; compenso variabile; compenso misto) potrebbe rivelarsi un errore.

I servizi di recupero crediti e credit management richiedono attività di natura complessa e imprevedibile, che dipendono spesso dal comportamento della controparte.

Di conseguenza tali attività possono essere svolte e/o segmentate in fasi temporali differenti.

Una trattativa con la controparte non è lineare ma si articola in diverse fasi (es. discussione orale; corrispondenza scritta; redazione di documenti) che si svolgono nell’arco di più giorni e/o settimane.

Tutti i modelli economici descritti (compenso fisso; compenso variabile; compenso misto) presentano vantaggi e criticità.

In particolare se un professionista richiede solo un compenso fisso, la sua attività potrebbe essere poco incisiva, poiché legata solo allo svolgimento di specifici adempimenti, senza che vi sia un interesse concreto per il recupero del credito.

Allo stesso modo se un operatore del recupero crediti richiede solo un compenso variabile, la sua azione iniziale (per stabilire un contatto con il debitore) potrebbe essere troppo superficiale o (peggio) aggressiva, poiché orientata solo all’obiettivo di incasso.

In molti casi il modello misto (compenso fisso + compenso variabile) può risultare la soluzione migliore, poiché bilancia la qualità del servizio fornito e l’interesse perseguito dal creditore.

Gli operatori del recupero crediti come rispettano la legge nei confronti del debitore?

Gli operatori del recupero crediti devono impegnarsi a rispettare specifiche norme durante lo svolgimento della loro attività.

In particolare è necessario mantenere la riservatezza delle comunicazioni intercorse con il debitore previste dalla normativa sulla privacy.

Inoltre è  molto importante rispettare le norme settoriali (previste Codice di condotta per i processi di gestione e tutela del credito) per evitare che i ripetuti contatti stragiudiziali con il debitore possano risultare molesti e invadenti.

Il creditore deve tutelare la propria reputazione ponendo in essere comportamenti e azioni (anche per mezzo di professionisti esterni) che risultino sconvenienti o contrari alle legge.

Ricorda che se l’attività di recupero crediti viene svolta senza rispettare le norme di legge, il creditore potrebbe incorrere in rischi legali derivanti da pratiche aggressive o scorrette (anche se eseguite da altro soggetto).

Gli operatori del recupero crediti - infografica


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Autore

Tino Crisafulli

Avvocato • Legal Advisor | Founder di Recupero Legale.

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2 Dicembre 2025
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Recupero stragiudiziale e giudiziale: le domande frequenti

Recupero stragiudiziale e giudiziale - copertina

INDICE

Introduzione

In questo articolo ti spiegherò quali sono le differenze principali tra il recupero giudiziale e il recupero stragiudiziale.

Devi sapere, infatti, che ci sono molti imprenditori che non comprendono bene la differenza fra le due attività.

Il recupero stragiudiziale è l’insieme di quelle attività che permette a un professionista o a una società di recupero di recuperare il tuo credito senza l’instaurazione di una causa giudiziale.

Il recupero giudiziale, invece, è quell’insieme delle attività che permette a un avvocato o a una società di recupero di recuperare il tuo credito grazie all’instaurazione di una causa giudiziale.

La differenza principale fra le due attività consiste proprio nell’avvio del contenzioso giudiziario.

Guarda il video qui sotto per scoprire di più su questo tema.

Qual è la differenza principale tra recupero crediti stragiudiziale e giudiziale?

La differenza principale tra recupero crediti stragiudiziale e giudiziale riguarda il procedimento legale che viene seguito per ottenere il pagamento dal debitore.

Nel recupero stragiudiziale il creditore applica strategie di negoziazione finalizzate a transigere la controversia con la controparte.

Durante la trattativa, il creditore può farsi assistere da specifici professionisti come:

  • avvocato o legal advisor;
  • credit manager;
  • società di recupero crediti;
  • professionista specializzato nel recupero crediti.

Al contrario nel recupero giudiziale, il creditore avvia un procedimento giudiziario finalizzato a ottenere un provvedimento di condanna contro il debitore.

Durante il contenzioso il creditore deve farsi assistere unicamente da un avvocato e non può rivolgersi ad altri soggetti (es. credit manager; professionista specializzato nel recupero crediti).

Recupero stragiudiziale e giudiziale - differenze_infografica

Quanto tempo richiede il recupero stragiudiziale e quello giudiziale?

Il tempo previsto per l’attività di recupero stragiudiziale dipende principalmente dalla complessità della trattativa con il debitore.

Se la controparte è disposta a effettuare il pagamento, allora l’accordo può essere raggiunto in poco tempo (e comunque entro 60 giorni).

Secondo le statistiche del nostro studio legale, le controversie in merito ai crediti commerciali possono essere definite in via stragiudiziale entro un tempo medio di 27 giorni.

Tuttavia la durata della trattativa dipende da molteplici variabili come:

  • strategia di negoziazione applicata dal creditore;
  • presenza o meno di contestazioni sul prodotto/servizio (da cui ha origine il credito);
  • disponibilità economica della controparte.

Al contrario, il tempo previsto per l’attività di recupero giudiziale è molto più lungo e può avere una durata di alcuni anni.

Infatti, come confermato dalle statistiche pubblicate dal Ministero di Giustizia, le durata di una controversia di recupero crediti dipende principalmente dalla capacità di lavorazione del Tribunale al quale il creditore rivolge la domanda di giustizia.

Se l’ufficio giudiziale competente è efficiente, organizzato, e munito del numero sufficiente di giudici e ausiliari (rispetto al numero di contenziosi pendenti), allora il recupero giudiziale potrà avere una durata più breve.

Quali sono i costi relativi al recupero stragiudiziale e giudiziale?

I costi relativi al recupero stragiudiziale sono più bassi rispetto a quelli da sostenere nel recupero giudiziale.

In particolare nel recupero stragiudiziale il creditore dovrà sostenere le seguenti spese:

  • il compenso da versare in favore del professionista (avvocato; legal advisor; credit manager) che svolgerà la trattativa con il debitore;
  • eventuali spese per la raccolta di informazioni dettagliate sulla controparte (es. visura camerale; certificato di residenza);
  • eventuali spese per la notifica di lettere di diffida o atti stragiudiziali (nel caso in cui sia non possibile effettuare la notifica via pec).

Al contrario nel recupero giudiziale il creditore dovrà sostenere le seguenti spese:

  • il compenso da versare in favore dell’avvocato che avvierà il procedimento giudiziario contro il debitore;
  • eventuali spese per la raccolta di informazioni dettagliate sulla controparte (es. visura camerale; certificato di residenza);
  • eventuali spese per eseguire indagini patrimoniali sulla controparte;
  • le spese di giustizia, da versare allo Stato (es. contributo unificato; marche da bollo), per l’iscrizione a ruolo del procedimento;
  • eventuali spese per la notifica degli atti giudiziari (es. decreto ingiuntivo; sentenza);
  • tasse e spese di registrazione (presso l’Agenzia delle Entrate) del provvedimento giudiziario con cui il Giudice condanna il debitore.

Quando conviene il recupero stragiudiziale o quello giudiziale?

Il recupero stragiudiziale può essere più conveniente del recupero giudiziale in presenza di specifici indicatori o KPI (“Key Performance Indicator”; parole che significano “Indicatore Chiave di Prestazione”).

Per valutare correttamente la presenza di tali indicatori è necessario:

  • quantificare l’importo del credito insoluto;
  • eseguire una stima sulle probabilità di recupero;
  • analizzare il comportamento del debitore;
  • valutare lo stato finanziario del debitore.

Al contrario il recupero giudiziale può risultare più conveniente del recupero stragiudiziale nei seguenti casi:

  • quando il credito è di importo elevato;
  • quando il debitore nega qualsiasi forma di negoziazione;
  • quando il debitore è proprietario di beni che hanno un valore sufficiente a soddisfare il credito insoluto.

Recupero stragiudiziale e giudiziale: cosa scegliere?

Per stabilire quale delle due strategie scegliere, è possibile applicare un criterio temporale.

Per questo motivo ti consiglio di:

  • individuare la data di scadenza di ogni singola fattura non pagata;
  • calcolare il numero di giorni in cui il credito risulta scaduto.

Devi sapere che, in base alla durata del periodo di mancato pagamento, ogni posizione creditoria è soggetta a un processo di deterioramento, che condiziona l’azione di recupero.

In via generale, i crediti che sono scaduti da poco tempo potrebbero essere recuperati più facilmente attraverso l’attività stragiudiziale.

Infatti, le statistiche del nostro studio legale dimostrano che le posizioni creditorie scadute entro i 90 giorni presentano una maggiore probabilità di recupero attraverso una trattativa stragiudiziale.

Al contrario, per i crediti che sono scaduti da più di 90 giorni, in genere la strategia più efficace risulta essere quella di recupero giudiziale.

Tuttavia ogni posizione creditoria è differente e non è possibile applicare delle regole standard senza una preventiva analisi legale.

Per scoprire di più su questo tema, guarda il video qui sotto.

Quali documenti conservare nel recupero stragiudiziale e giudiziale?

Nel recupero stragiudiziale e giudiziale è necessario conservare i seguenti documenti:

  • accordo o contratto stipulato tra creditore e debitore da cui ha origine il credito;
  • fatture insolute (sia eventuali fatture digitali, sia le eventuali fatture elettroniche con ricevuta pec di avvenuta consegna);
  • corrispondenza email (o chat) tra creditore e debitore (tale prova è fondamentale in assenza di un contratto in forma scritta sottoscritto tra le parti);
  • eventuali e ulteriori documenti che possono provare che il creditore ha eseguito completamente la sua prestazione.

Tali documenti sono decisivi per:

  • una corretta valutazione preliminare del credito;
  • l’individuazione della migliore strategia di recupero.

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Tino Crisafulli

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24 Novembre 2025
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ARTICOLI

Cartolarizzazione NPL: le fasi della procedura di acquisto

INDICE

Cartolarizzazione NPL: introduzione

La cartolarizzazione NPL è uno degli strumenti più utilizzati dalle banche per liberarsi dei crediti deteriorati.

Negli ultimi anni dopo le raccomandazioni fornite dalla Banca Centrale Europea, la maggior parte degli istituti di credito in Europa ha fatto ricorso allo strumento della cartolarizzazione per cedere i propri crediti NPL.

Sin dall’anno 2015 l’Italia è divenuta la nazione in cui si è concluso il maggior numero di cessioni di crediti deteriorati.

Ma come funziona la cartolarizzazione NPL? E soprattutto quali sono le fasi della procedura di acquisto?

In questo articolo ti spiegherò come si svolge la cessione di un credito NPL e ti spiegherò quali sono i 4 momenti principali che precedono la cartolarizzazione NPL.

Tuttavia prima di proseguire è necessario che ti spieghi il significato di alcuni termini fondamentali.

Cartolarizzazione: definizione e finalità

La cartolarizzazione è uno strumento che viene utilizzato per la cessione dei crediti di una società.

La società che vuole cedere dei crediti ricorre allo strumento tecnico della cartolarizzazione per “trasformare” i crediti in titoli obbligazionari.

Grazie a questa tecnica il credito si trasforma in una obbligazione, cioè in un titolo che permette al suo possessore di ottenere il pagamento di una somma di denaro.

Per le banche, la cartolarizzazione consente di:

  • liberare capitale regolamentare (ovvero quello precedentemente accantonato);
  • trasferire il rischio di credito verso terzi;
  • migliorare i ratios patrimoniali;
  • ottenere liquidità immediata da reimpiegare in attività differenti.

In Italia, la cartolarizzazione è regolata principalmente dalla Legge 130/1999 (Legge sulla cartolarizzazione), che ha stabilito il quadro giuridico per questo tipo di operazioni.

Cosa significa il termine “NPL”

Il termine “NPL” è una sigla che contiene le 3 iniziali delle parole “Non Performing Loans” che in inglese significano letteralmente “prestiti non performanti”.

Questa sigla viene utilizzata per descrivere i crediti deteriorati, cioè quei crediti che hanno subito un processo di deterioramento a causa del mancato pagamento (prolungato) del debitore.

Se vuoi avere maggiori informazioni sul processo di deterioramento dei crediti leggi questa pagina.

Attualmente, secondo le nuove direttive della Banca Centrale Europea, il termine “npl” è stato sostituito con il termine “NPE”.

Quest’ultima sigla contiene le lettere delle parole “Non Performing Exposures” (che in inglese significano letteralmente “esposizioni non performanti”).

Sebbene il termine “ufficiale” da utilizzare sia “NPE” o “crediti NPE” ancora oggi si parla spesso di “NPL” o “crediti NPL”.

Cartolarizzazione NPL: definizione

La cartolarizzazione NPL è un’operazione di cessione di crediti npl (cioè crediti deteriorati) con cui una banca trasforma alcuni crediti insoluti in titoli obbligazionari.

I titoli obbligazionari saranno poi collocati sul mercato e consentiranno ai futuri acquirenti di poter incassare il diritto di credito contenuto nell’obbligazione.

Cartolarizzazione NPL - definizione

Cartolarizzazione NPL: soggetti coinvolti

Nella cartolarizzazione NPL sono coinvolti i seguenti soggetti:

  • Originator (o Cedente);
  • Società Veicolo (SPV – Special Purpose Vehicle);
  • Servicer;
  • Investitori.

Vediamo nel dettaglio i loro compiti.

L’Originator (o Cedente) è il soggetto giuridico (tipicamente una banca o un intermediario finanziario) che detiene il portafoglio di crediti NPL.

Il cedente sfrutta la cartolarizzazione NPL per rimuovere i crediti NPL dal proprio bilancio, liberando capitale e riducendo l’esposizione al rischio.

La Società Veicolo (SPV – Special Purpose Vehicle) è una società costituita ad hoc, spesso in forma di S.r.l., il cui unico scopo è l’acquisizione dei crediti e l’emissione dei titoli.

La sua “separatezza patrimoniale” è fondamentale per isolare il rischio dei crediti, consentendo agli investitori di perfezionare l’operazione di cartolarizzazione.

Il Servicer è una società specializzata incaricata della gestione operativa, del recupero dei crediti e del loro successivo incasso.

Questo soggetto può essere interno alla banca cedente (servicer captive) o un gestore terzo specializzato (servicer specializzato).

Infine gli Investitori sono soggetti istituzionali o società private (es. fondi; società di investimento a capitale variabile) che sottoscrivono i titoli emessi dalla SPV, finanziando così l’operazione in cambio di un rendimento.

Cartolarizzazione NPL: le fasi operative

La cartolarizzazione NPL si sviluppa attraverso le seguenti fasi operative:

  • Selezione e trasferimento dei crediti;
  • Strutturazione e “tranching” dei titoli;
  • Pagamento del prezzo;
  • Servicing e attività di recupero.

In particolare l’Originator identifica un cluster (gruppo) di NPL omogeneo per tipologia (es. crediti al consumo, mutui ipotecari, finanziari) e li cede alla SPV.

In seguito si effettua il trasferimento tramite cessione dei crediti ai sensi dell’articolo 1260 del Codice Civile.

Dopo la cessione la SPV emette diverse classi di titoli (obbligazioni o asset-backed securities – ABS), suddivisi in “tranche” con differenti livelli di rischio e rendimento.

Le principali categorie di obbligazioni sono:

  • Senior Tranche: questo gruppo comprende i titoli con il grado di rischio più basso (è la prima categoria a essere rimborsata);
  • Mezzanine Tranche: questo gruppo comprende i titoli con un minore grado di rischio e rendimento intermedio;
  • Junior/Equity Tranche (o “First Loss Piece”): questo gruppo comprende i titoli con rischio più elevato (è l’ultima categoria a essere rimborsata, ma possiede il potenziale di rendimento più alto).

Dopo la collocazione delle obbligazioni, il denaro (messo a disposizione dagli Investitori) viene versato dalla SPV all’Originator per l’acquisto del portafoglio NPL.


Cartolarizzazione NPL: la procedura d’acquisto

Cartolarizzazione NPL - procedura

Dopo averti spiegato come si svolge la cartolarizzazione NPL, adesso ti illustrerò le fasi principali della procedura di acquisto.

Questa sequenza progressiva può essere applicata anche alla compravendita dei crediti commerciali.

Infatti la cessione di un credito commerciale offre numerosi vantaggi sia per il cedente che per l’acquirente cessionario.

In questo modo il creditore può trasformare una crisi finanziaria in denaro contante senza attendere la scadenza naturale dell’obbligazione o l’esito delle procedure di recupero.

Se la tua impresa è interessata a cedere un credito insoluto, potrai seguire le fasi progressive previste nella cartolarizzazione NPL.

1) Gli acquirenti vengono informati della cessione

La prima fase della procedura di acquisto consiste nell’informare i potenziali acquirenti che la cedente (definita “originator”) ha intenzione di cedere i propri crediti.

Alla data odierna non esiste ancora una procedura istituzionale che consenta ai soggetti interessati all’acquisto di informarsi in modo trasparente sui crediti messi in vendita.

Più di una volta, nei meeting di settore, la BCE si è espressa su questo tema suggerendo agli operatori di creare una piattaforma digitale che favorisca la compravendita dei crediti NPL.

In assenza di una piattaforma ufficiale, i fondi di investimento o le società interessate all’acquisto si informano sulle prossime operazioni di cessione tramite dei soggetti che svolgono il ruolo di intermediari.

Grazie all’attività degli “intermediari” gli acquirenti vengono informati:

  • sull’identità della cedente;
  • sul numero delle posizioni da cedere;
  • sulla tipologia dei crediti ceduti.

Si apre così la seconda fase.

2) Svolgimento della due diligence

Dopo aver conosciuto i dati generali della cessione, gli acquirenti possono manifestare un interesse a esaminare il portafoglio di crediti ceduti.

Inizia così la fase di “due diligence”.

La due diligence (che in inglese significa “dovuta diligenza”) è l’attività di analisi e raccolta dati con cui si valuta la convenienza dell’affare.

In questo modo la cedente consente ai soggetti interessati all’acquisto di esaminare una porzione del portafoglio prossimo alla vendita.

L’esame può avvenire in due modalità:

  • attraverso un accesso presso gli archivi in cui sono contenuti i documenti cartacei delle singole pratiche (es. ufficio e/o archivio dell’Originator);
  • attraverso un accesso a una stanza virtuale denominata “VDR” (ovvero “Virtual Data Room”) in cui sono contenuti i documenti digitali delle singole pratiche.

Al termine della fase di due diligence, gli acquirenti esaminano i dati delle posizioni analizzate e, attraverso delle proiezioni economiche, attribuiscono un prezzo al portafoglio.

Si apre così la terza fase.

3) Presentazione delle offerte

La terza fase della cartolarizzazione NPL prevede la presentazione delle offerte di acquisto.

Se un acquirente ha valutato positivamente il portafoglio messo in vendita, allora sarà interessato all’acquisto.

Per questo motivo si usa abitualmente fissare due termini temporali entro le quali gli acquirenti dovranno formulare le offerte.

a) Primo termine: le offerte non vincolanti

Il primo termine consente agli acquirenti di formulare le “offerte non vincolanti”, cioè quelle offerte che non vincolano giuridicamente il proponente ad acquistare il portafoglio di crediti.

Si genera così un’asta in cui i vari pretendenti all’acquisto concorrono tra di loro per offrire la somma più alta per aggiudicarsi i crediti.

L’attività delle offerte non vincolanti è molto delicata e nasconde molte insidie.

Da un lato è necessario formulare un’offerta di acquisto che sia superiore alle altre pretendenti.

Dall’altro lato l’acquirente deve cercare di contenere la sua offerta per evitare di pagare eccessivamente (e oltre il valore stimato) un portafoglio.

L’acquirente si muove in uno spazio strettissimo per cercare di vincere la sfida con gli altri protagonisti.

b) Secondo termine: le offerte vincolanti

Superato questo primo termine delle “offerte non vincolanti”, si apre un secondo termine per la presentazione delle “offerte vincolanti”.

In genere questa è la fase più delicata, poiché l’acquirente che partecipa a questa attività si impegna giuridicamente a formulare un’offerta di acquisto per diventare il nuovo proprietario del portafoglio.

c) L’apertura delle buste

Dopo la presentazione delle offerte la cedente procede con “l’apertura delle buste”.

Una volta consegnate le offerte vincolanti la cedente esamina le offerte e solitamente accetta quella economicamente più vantaggiosa.

Si arriva così alla 4° e ultima fase.

Eccezioni

Alcune di queste regole possono variare.

Non tutte le cessioni di crediti si svolgono seguendo queste fasi.

La sequenza della procedura di acquisto dipende dalla decisione dell’Originator.

4) Redazione del contratto di cessione

Dopo aver aperto le buste, e dopo aver accettato l’offerta più vantaggiosa, i due protagonisti dell’operazione si impegnano reciprocamente attraverso la stesura di un contratto di cessione.

Il contratto di cessione viene stipulato attraverso delle procedure differenti, che variano molto a seconda dell’identità delle parti e della nazionalità dell’acquirente.

Infatti è molto frequente che l’acquirente del portafoglio sia una società o un fondo estero.

In genere la stesura del contratto è un’attività molto complessa e delicata.

All’interno dell’accordo vengono definiti tutti i dettagli dell’operazione, come il perimetro delle posizioni cedute e il compenso per la conclusione dell’affare.

Inoltre dentro il contratto è possibile inserire le cosiddette “clausole di retrocessione”, ovvero quelle clausole che consentono all’acquirente di ottenere il rimborso dell’importo speso per una singola pratica.

Anche questo è un argomento molto ampio che richiederebbe un lungo approfondimento.

Ma di questo tema ti parlerò in un’altra guida.


Conclusione

Sei giunto/a al termine di questo articolo.

Ecco un breve riepilogo.

Quali sono le 4 fasi della procedura di acquisto?

  1. Gli acquirenti vengono informati della cessione;
  2. Svolgimento della due diligence;
  3. Presentazione delle offerte (non vincolanti e vincolanti);
  4. Redazione del contratto di cessione.

Grazie per essere arrivato/a fino a questo punto.

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Ti aspettiamo nella prossima puntata.

Cartolarizzazione NPL - infografica


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Autore

Tino Crisafulli

Avvocato • Legal Advisor | Founder di Recupero Legale.

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17 Novembre 2025
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