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ARTICOLI

Come recuperare crediti all’estero: le regole principali da seguire

Come recuperare crediti all'estero - copertina

INDICE

Come recuperare crediti all’estero: introduzione

Se hai concluso un contratto con un una società estera e vuoi sapere come recuperare crediti all’estero, sei arrivato/a nel posto giusto.

In questo articolo ti spiegherò quali regole dovrai seguire per ottenere il pagamento da parte di un debitore estero.

Le normali strategie di recupero crediti potrebbero risultare inefficaci nei confronti di società che hanno stabilito la propria sede al di fuori dell’Italia.

Infatti le transazioni commerciali con clienti esteri possono nascondere moltissime insidie e alcuni problemi legali da risolvere.

In molti casi l’avvio di un’azione legale potrebbe essere complesso a causa dell’individuazione del foro competente e delle legge nazionale applicabile.

Tuttavia esistono alcune regole basilari che ti aiuteranno a minimizzare i rischi e che ti permetteranno di prevenire una crisi finanziaria.

In primo luogo devi effettuare un’analisi preliminare per individuare il contesto giuridico nel quale dovrai operare.

Prima di procedere è necessario fornirti alcune informazioni preliminari.

Come recuperare crediti all’estero: il contratto

Il primo accertamento da eseguire nei rapporti commerciali con società estere è quello di verificare se il credito è fondato su un contratto.

Infatti in molti casi le transazioni con clienti esteri avvengono con modalità differenti rispetto a quelle italiane.

In alcuni paesi stranieri gli usi commerciali sono fonti del diritto che vengono tutelati dagli ordinamenti nazionali nello stesso modo di una legge o contratto.

La ripetizione di comportamenti consolidati nel tempo e l’applicazione di regole spontanee a livello internazionale ha creato la cosiddetta “lex mercatoria”.

Come recuperare crediti all’estero: lex mercatoria

La “lex mercatoria” (o “legge dei mercanti”) è un sistema di norme e principi giuridici che regola i rapporti commerciali internazionali.

Queste regole si sono sviluppate nel tempo in modo autonomo rispetto agli ordinamenti statali.

Storicamente, la “lex mercatoria” nacque nel Medioevo come insieme di usi e consuetudini dei mercanti europei, che avevano bisogno di regole uniformi per i loro scambi transfrontalieri.

Nella sua forma moderna, si è riaffermata nel secondo dopoguerra come risposta alla crescente complessità del commercio internazionale.

In questo modo le società estere potevano superare le differenze tra i vari sistemi giuridici nazionali e concludere affari vantaggiosi al di fuori della propria nazione.

La caratteristica distintiva della lex mercatoria è la sua transnazionalità, poiché non appartiene a nessun ordinamento statale specifico.

Tale complesso di norme costituisce un diritto spontaneo della comunità internazionale, spesso applicato dagli arbitri nei contenziosi commerciali.

Come recuperare crediti all’estero: fonti della lex mercatoria

L’applicazione della “lex mercatoria” può scaturire dalle seguenti fonti giuridiche:

  • Contratti-tipo e condizioni generali elaborati da associazioni di categoria e organizzazioni internazionali (come gli Incoterms della Camera di Commercio Internazionale);
  • Usi e consuetudini del commercio internazionale (come le pratiche consolidate e riconosciute dalla comunità mercantile internazionale);
  • Principi generali comuni condivisi dai principali sistemi giuridici (es. buona fede, pacta sunt servanda, divieto di abuso del diritto);
  • Principi UNIDROIT (serie di regole non vincolanti per i contratti commerciali internazionali, ideate dall’Istituto Internazionale per l’Unificazione del Diritto Privato);
  • Lodi arbitrali (che, nel tempo, creano precedenti e consolidano interpretazioni uniformi);
  • Convenzioni internazionali (es. Convenzione di Vienna del 1980 sulla vendita internazionale di merci).

Come recuperare crediti all’estero: identità e i dati fiscali

Quando concludi un affare con un cliente estero è molto importante verificare la sua identità e i suoi dati fiscali.

Come recuperare crediti all'estero - dati fiscali

Nel nostro ordinamento italiano puoi verificare i dati di una società richiedendo una visura camerale presso la Camera di Commercio.

Anche negli altri ordinamenti stranieri le società hanno l’obbligo di registrazione.

Le informazioni basilari da individuare sono:

  • la forma giuridica della società;
  • la sua sede legale;
  • i suoi dati fiscali.

Per individuare l’identità e i dati fiscali di una società estera, puoi utilizzare diverse risorse e strumenti a seconda del paese in cui la società è registrata:

Registri nazionali delle imprese

La maggior parte dei paesi stranieri dispone di registri nazionali delle imprese, accessibili online, dove puoi trovare informazioni ufficiali sulle società che hanno sede in quella specifica nazione.

In particolare nell’Unione Europea il portale European Business Register (EBR) permette di accedere ai registri di vari paesi UE.

Ogni stato membro ha il proprio registro che assolve le medesime funzioni del Registro Imprese in Italia.

In particolare nei principali stati stranieri puoi consultare i seguenti registri:

  • Negli USA ogni stato ha il proprio registro (Secretary of State) con procedure di registrazione spesso molto differenti;
  • Nel Regno Unito (UK) esiste il “Companies House“, registro completamente gratuito e accessibile online;
  • In Germania è istituito il registro “Handelsregister“;
  • In Francia è presente l’Registre National du Commerce et des Sociétés (RNCS).

Se devi verificare i dati di un partner commerciale, ti suggerisco di richiedere direttamente alla società un certificato camerale recente o documento equivalente.

Per transazioni oltre un certo valore economico, è necessario eseguire una due diligence commerciale sulla controparte prima di concludere eventuali accordi commerciali.


Come recuperare crediti all’estero: le regole da seguire

Come recuperare crediti all'estero - regole

In primo luogo dovrai effettuare delle verifiche preliminari sull’identità e i dati fiscali di un cliente estero.

Il motivo di tale accertamento ti permetterà di evitare rischi di natura legale, fiscale e commerciale.

In questo moto potrai assicurarti che la società esista effettivamente e non sia una “scatola vuota” o un’entità fittizia creata per scopi fraudolenti.

Purtroppo esistono molti casi di società false (intestate a prestanomi o con sede in paradisi fiscali) che concludono contratti con società italiane senza avere alcuna intenzione di adempiere.

Inoltre ti consiglio di verificare chi è il soggetto che ha il potere di:

  • rappresentare la società estera;
  • firmare contratti vincolanti.

Un contratto concluso con una persona sprovvista dei poteri necessari può invalidare la tua collaborazione ed esporti al rischio di insolvenza.

Infine devi conoscere il numero di identificazione fiscale/IVA corretto del cliente.

Nelle transazioni UE, la verifica della partita IVA attraverso il sistema VIES è necessario per:

  • applicare correttamente il regime di non imponibilità IVA;
  • eseguire gli adempimenti dichiarativi (Intrastat, esterometro).

Se non verifichi l’affidabilità del cliente, potresti essere coinvolto inconsapevolmente in schemi di evasione (come le “frodi carosello” nell’IVA) .

Dopo aver eseguito questi accertamenti segui queste regole per recupera crediti all’estero.

1) Individua la legge applicabile alle controversie

Cosa succede se il contratto che hai firmato non indica qual è la legge applicabile alle controversie?

In questo caso puoi applicare le legge italiana sfruttando il diritto internazionale privato.

Il diritto internazionale privato (disciplinato dal Regolamento CE n. 593/2008) è quell’insieme di norme che disciplina i rapporti tra persone o società che appartengono a stati differenti.

Lo scopo di questa legge è quello di stabilire delle regole che consentano di individuare la legge applicabile a determinate situazioni giuridiche.

Queste regole vengono definite “criteri di collegamento”, ovvero dei criteri che permettono di “collegare” delle situazioni giuridiche reali ad una determinata legislazione nazionale.

Ti fornisco un esempio concreto parafrasando la parte iniziale di alcune celebri barzellette.

Cosa succede se un francese ed un tedesco concludono un contratto in Italia?

Ecco il diritto internazionale privato viene utilizzato per individuare il diritto applicabile a una fattispecie in cui sono coinvolte tante nazioni diverse (nel nostro esempio, la Francia, la Germania e l’Italia).

L’articolo 19 del Regolamento CE n. 593/2008 stabilisce che la legge applicabile in materia di contratti è quella del paese nel quale la parte che deve effettuare la prestazione caratteristica del contratto ha la residenza abituale.

Pertanto se la parte che deve effettuare la prestazione caratteristica del contratto ha sede in Italia, la legge applicabile sarà quella italiana.

Se non hai firmato un contratto con il cliente straniero, ti consiglio di concordare che l’obbligazione principale dovrà essere eseguita nel territorio italiano.

In questo modo, in caso di insoluto, potrai applicare la legge italiana per richiedere il pagamento del tuo credito.

2) Diffida il debitore nella sua lingua madre

Una volta individuata la legge applicabile alla controversia, è necessario inviare una diffida al debitore estero.

Tuttavia, anche se la legge applicabile è quella italiana, ti consiglio di inviare una inviare una diffida nella lingua madre della controparte.

Questa soluzione ti aiuterà ad avviare più velocemente una trattativa stragiudiziale con il debitore.

Vediamo in concreto come dovrai comportarti.

Se hai concluso un affare con un cliente tedesco, in primo luogo dovrai predisporre una diffida in lingua italiana.

Successivamente potrai tradurre il documento nella lingua tedesca tramite un software AI (es. ChatGPT, Gemini, Claude).

Ricorda però che le traduzioni automatiche con AI possono contenere errori e risultare imprecise.

Pertanto, per maggiore sicurezza, ti consiglio di rivolgerti a uno studio legale specializzato in credit management per chiedere una revisione della diffida.

Entrambe le diffide (quella in lingua italiana e quella in lingua tedesca) dovranno essere inviate al debitore attraverso un servizio postale estero.

In questo modo, se deciderai di promuovere una causa giudiziale presso un Tribunale italiano, potrai dimostrare al Magistrato che deciderà la causa che la diffida è stata inviata in entrambe le versioni, facilitando ovviamente il suo lavoro.

3) Esegui delle indagini patrimoniali estere

Se dopo l’invio della diffida non hai ricevuto alcuna risposta, sarà necessario programmare un’azione giudiziaria.

Tuttavia prima di rivolgerti al Tribunale ti consiglio di eseguire delle indagini patrimoniali sul cliente estero.

L’indagine patrimoniale su un soggetto estero ha un costo maggiore rispetto a quelle su un soggetto italiano.

Tuttavia tale accertamento ti permetterà di individuare eventuali beni mobili o immobili che potranno soddisfare il tuo credito.

Prima di avventurarti in una causa giudiziale, accerta con precisione se i beni del tuo cliente estero si trovano in Italia.

Solo con queste informazioni complete puoi individuare la strategia di recupero più adatta per il tuo caso.

4) Scegli uno studio legale internazionale

Cosa succede se la legge applicabile in caso di controversie è diversa da quella italiana?

Per risolvere il problema ti consiglio di individuare uno studio legale internazionale, cioè uno studio legale italiano che offre assistenza legale anche all’estero.

In questo modo potrai contare su dei professionisti italiani che cureranno il tuo contenzioso all’estero tramite degli avvocati stranieri.

Tuttavia prima di avventurarti in questa azione, ti consiglio di richiedere un preventivo iniziale e una stima sui possibili tempi di incasso.

Un processo all’estero può essere molto costoso e potrebbe avere una durata più lunga di quella che ti aspetti.


Conclusione

Sei giunto/a al termine di questo articolo.

Ecco un breve riepilogo.

Come recuperare crediti all’estero?

Segui questi consigli:

  1. Individua la legge applicabile alle controversie;
  2. Diffida il debitore nella sua lingua madre;
  3. Esegui delle indagini patrimoniali estere;
  4. Scegli uno studio legale internazionale.

Grazie per essere arrivato/a fino a questo punto.

Puoi ascoltare le nostre puntate sul nostro sito web cliccando nella sezione podcast, ma se preferisci puoi ascoltare l’episodio su:

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Ti aspettiamo nella prossima puntata.

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Autore

Tino Crisafulli

Avvocato • Legal Advisor | Founder di Recupero Legale.

Specializzato in: Crediti • Contratti • Privacy • Tech.

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Siamo apparsi su: Il Sole 24 Ore, Rai Radio 1, Il Foglio Quotidiano, Libero Quotidiano (e molti altri).

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10 Novembre 2025
https://www.recuperolegale.it/wp-content/uploads/2025/11/Come-recuperare-crediti-allestero-copertina_b.png 720 1280 Recupero Legale /wp-content/uploads/2017/11/recuper-legale.png Recupero Legale2025-11-10 07:15:462025-11-18 09:37:55Come recuperare crediti all’estero: le regole principali da seguire
ARTICOLI

Come recuperare crediti professionali: consigli per evitare errori

Come recuperare crediti professionali - copertina

INDICE

Come recuperare crediti professionali: introduzione

Se sei un professionista e vuoi sapere come recuperare crediti professionali, sei arrivato/a nel posto giusto.

In questo articolo ti fornirò dei consigli applicabili a tutte le tipologie di professionisti del nostro sistema produttivo.

Per raggiungere il tuo obiettivo devi eseguire un’analisi preliminare sulla controparte e applicare la strategia di incasso più adatta per il tuo caso.

Infatti il recupero crediti è un’attività di natura complessa e imprevedibile, che dipende spesso dal comportamento del debitore.

Tuttavia esistono dei principi che possono essere applicati solo ad alcune categorie di professioni e che possono modificare la strategia di recupero.

In questa guida non troverai le regole generali del recupero crediti, ma piuttosto ti suggerirò dei consigli pratici per:

  • ridurre al minimo il rischio di insolvenza;
  • scongiurare una possibile crisi economica.

Ogni consiglio è stato concepito per risolvere un problema che si verifica frequentemente in diversi settori professionali.

Prima di proseguire, però, è necessario fornirti alcune definizioni preliminari.

Come recuperare crediti professionali: definizione

Nel nostro ordinamento giuridico non esiste una definizione che descrive in modo preciso cosa siano i crediti professionali.

Esistono molti riferimenti a questi termini sia in alcune norme giuridiche sia in alcune sentenze della giurisprudenza.

Tuttavia se analizziamo in modo letterale queste due parole potremmo certamente dire che il credito si definisce “professionale” quando nasce da una prestazione “professionale” e cioè una prestazione svolta da un libero professionista.

Come recuperare crediti professionali - definizione

Come recuperare crediti professionali: libero professionista

Il libero professionista è un lavoratore autonomo, non soggetto a un vincolo di subordinazione, che svolge servizi prevalentemente di natura intellettuale.

Inoltre l’articolo 2229 del codice civile prevede che determinate professioni possono essere svolte solo se si è iscritti in appositi albi professionali.

In Italia l’iscrizione in un albo è richiesta per professioni che esercitano funzioni riservate per legge o che implicano responsabilità tecnico-giuridiche non delegabili.

In particolare possiamo distinguere i professionisti in base a una specifica area di competenza.

Professionisti: categorie principali

Nell’area legale-giuridica possiamo includere i seguenti professionisti:

  • gli avvocati;
  • i notai;
  • i consulenti del lavoro.

In ambito economico-contabile sono presenti i seguenti professionisti:

  • i commercialisti;
  • gli esperti contabili;
  • i revisori legali;
  • i consulenti finanziari abilitati all’offerta fuori sede.

Nell’area tecnica-industriale possiamo includere i seguenti professionisti:

  • gli ingegneri;
  • gli architetti;
  • i geometri;
  • i periti industriali;
  • i geologi;
  • i chimici;
  • i fisici.

In ambito medico-scientifico sono presenti i seguenti professionisti:

  • i medici;
  • gli odontoiatri;
  • i farmacisti;
  • gli infermieri;
  • gli psicologi;
  • i fisioterapisti;
  • i veterinari;
  • i biologi.

La lista dei professionisti sanitari sanitaria è più estesa e non posso elencarle tutte.

Le professioni di questo settore sono regolate dalla Legge n. 3/2018.

Altre professioni

Esistono altre professioni regolamentate che comprendono:

  • i giornalisti (professionisti e pubblicisti);
  • gli assistenti sociali;
  • i periti ed esperti delle Camere di commercio (sono elencati in un registro e non in un albo professionale);
  • le guide turistiche (che possiedono una disciplina ibrida, regionale, ma con requisiti pubblici).

Infine possiamo classificare come “professionisti” anche i soggetti che non sono iscritti in un albo ma che non possono essere qualificati come “lavoratori subordinati“.

In quest’ultima categoria (molto ampia) possiamo includere:

  • i mediatori immobiliari;
  • gli agenti e i rappresentanti di commercio;
  • gli autotrasportatori.

Pertanto se rientri in una di queste categorie, i consigli di questa guida possono essere applicati al tuo credito.

Tuttavia ricorda che ogni strategia di recupero va ideata e adattata al caso concreto, analizzando l’origine del credito e il comportamento della controparte con cui dovrai avviare una negoziazione.


Come recuperare crediti professionali: consigli legali

Come recuperare crediti professionali - consigli

Dopo averti spiegato le definizioni preliminari, adesso possiamo passare alla parte pratica di questa guida.

Per scoprire come recuperare crediti professionali, ti elencherò alcuni consigli applicabili alle principali professioni del nostro ordinamento.

Ogni consiglio ha lo scopo di risolvere un problema che si verifica frequentemente in alcuni settori professionali, e va sommato a tutte le regole generali che si applicano al recupero crediti.

In altre parole per recuperare il tuo credito non sarà sufficiente seguire questi singoli consigli, ma dovrai anche applicare alcune regole specifiche e consigli che abbiamo trattato in altri articoli.

Vediamo subito le 4 azioni principali che devi eseguire.

1) Concorda il prezzo per iscritto

Uno dei motivi principali che spinge i clienti a non pagare è quello di ritenere troppo oneroso il compenso da riconoscere in favore del libero professionista.

Nella mia esperienza professionale, ho notato che molte volte alcuni consulenti accettano gli incarichi dei nuovi clienti senza specificare quale sarà la misura dei loro compensi.

Questa cattiva prassi può generare molte frizioni al momento del pagamento di una fattura e spesso sfocia nel mancato pagamento.

Per evitare di correre questo rischio è sempre preferibile concordare il prezzo prima di svolgere l’attività.

Predisponi un accordo o un preventivo che indichi il prezzo per la tua prestazione.

Se nel corso della tua attività dovessero sorgere spese impreviste, e tu sei già in grado di prevederle, informa il cliente.

Ti assicuro che le contestazioni sul importo finale da riconoscere al professionista sono molto frequenti.

2) Frammenta il tuo compenso in piccole parti

Se il compenso per la tua attività è molto elevato, il rischio di mancato pagamento è reale.

Le statistiche del nostro studio legale dimostrano che più cresce l’importo del credito professionale più cresce la probabilità di insolvenza.

Eppure esiste un rimedio molto efficace.

Cerca di frammentare il tuo compenso in piccole parti, e fissa delle scadenze intermedie per il pagamento del cliente.

La soluzione migliore sarebbe quella di frammentare anche la tua prestazione.

Mi spiego meglio: alla scadenza della prima rata, tu dovresti interrompere il lavoro per attendere il pagamento del cliente.

Se il cliente non salda il suo debito, tu non continuerai a svolgere la tua prestazione.

Prevenire è meglio che curare.

Prima di pensare come recuperare crediti professionali è meglio tutelare il tuo lavoro.

Ti assicuro che questa è la soluzione migliore.

Puoi inserire una clausola nel contratto che ti autorizza a sospendere il lavoro in caso di mancato pagamento.

3) Verifica la solidità della controparte

Molti liberi professionisti stipulano degli accordi senza valutare la solidità della controparte.

Capita spesso di svolgere prestazioni in favore di società in liquidazione o di imprenditori poco solvibili.

Per questo motivo è molto importante che tu verifichi la serietà della controparte prima di impegnarti a svolgere una prestazione.

Richiedi una visura camerale sulla controparte per verificare lo stato di salute dell’azienda.

Puoi anche richiedere una visura protesti per accertare se il tuo cliente è stato già un debitore inadempiente.

Più informazioni raccogli sulla controparte più sarai avvantaggiato.

Se i tuoi accertamenti dimostrano che il tuo cliente ha subito molti protesti, accetteresti mai un pagamento tramite assegno?

Credo proprio di no.

4) Stabilisci per iscritto come eseguire il lavoro

Prima di svolgere qualsiasi attività stabilisci per iscritto come eseguire il lavoro.

Capita spesso che molti clienti contestino la tua prestazione con motivazioni del tutto infondate.

Se non possiedi un documento scritto che descrive come dovevi eseguire il lavoro, o quale risultato dovevi raggiungere, ti sarà difficile smentire le osservazioni della tua controparte.

In questo caso ti consiglio di preparare un documento che indichi in modo molto dettagliato tutte le attività da compiere.

La presenza di un documento simile ti permette di provare in modo oggettivo la qualità del tuo lavoro e di tutelare il tuo credito professionale.


Come recuperare crediti professionali: domande frequenti

Come recuperare crediti professionali - domande frequenti

In questa sezione troverai le domande più frequenti sui crediti professionali che abbiamo ricevuto da professionisti che operano in diversi settori.

Alcuni dubbi sono ricorrenti e possono paralizzare il recupero di un credito professionale.

A prescindere dalla tua professione e dalle norme giuridiche che regolano il tuo lavoro, queste riposte possono aiutarti a risolvere una controversia con un cliente insolvente.

Se hai bisogno di maggiori chiarimenti, chiedi supporto legale al nostro studio per elaborare una strategia di recupero adatta al tuo caso.

Quando conviene interrompere il recupero “in house” e affidare un incarico a un legale?

Non esiste un momento specifico per interrompere l’attività di recupero crediti.

Ogni trattativa può avere una durata differente che dipende da moltissime variabili.

In generale le attività di recupero “in house” (senza coinvolgere soggetti esterni) o “selfmade” (fai da te) dovrebbero essere inserite all’interno di una strategia predeterminata.

In particolare i “solleciti di pagamento” dovrebbero avere uno scopo preciso (es. promemoria; raccolta di informazioni; interruzione della prescrizione) e una durata limitata nel tempo.

Se dopo 3/4 tentativi a distanza di 3/4 settimane (1 sollecito a settimana), la controparte non riscontra la tua richiesta, ti conviene affidare un incarico a uno studio legale specializzato in credit management.

Quale documentazione è necessaria per provare un credito e resistere a contestazioni?

Il diritto di credito può essere provato tramite un contratto sottoscritto dalla controparte, ma anche tramite prove atipiche (es. pec, email, comunicazioni via chat, prove orali).

Anche le fatture insolute possono essere prodotte in giudizio per dimostrare l’esistenza di un credito.

Tuttavia la presenza delle sole fatture può essere oggetto di contestazione.

Per tutelare la tua posizione giuridica ti consiglio di formalizzare l’incarico professionale in forma scritta e custodire la corrispondenza con il cliente.

Alcune controversie possono essere prevenute tramite l’applicazione di:

  • adeguate clausole contrattuali (che descrivono in modo dettagliato le obbligazioni delle parti);
  • specifiche procedure di approvazione tacita della prestazione.

Inoltre alcune dichiarazioni della controparte (formulate a mezzo email e/o chat) possono smentire eventuali contestazioni infondate.

Quali vincoli normativi devo rispettare e quali rischi di contenzioso ci sono?

In primo luogo devi verificare se il tuo credito è ancora esigibile e se hai interrotto i termini di prescrizione.

Per ridurre al minimo il rischio di contestazioni devi eseguire la prestazione rispettando la legge e il codice deontologico della tua categoria professionale.

Le principali cause di contenzioso legale riguardano un’errata applicazione delle norme deontologiche.

In base alle statistiche del nostro studio gli errori di comunicazione con la clientela costituiscono le cause più frequenti di contestazioni e liti giudiziali.

In caso di comportamenti contrari alla legge il rischio di contenzioso può essere elevato.

Tuttavia se hai commesso degli errori, puoi avviare una procedura di mediazione o negoziazione assistita e transigere la controversia in via stragiudiziale.

Meglio negoziare un accordo transattivo o chiedere il pagamento integrale? Quali strategie usano altri professionisti?

La soluzione migliore per tutelare il tuo credito professionale è quella di valutare in via preliminare la controversia e verificare se ci sono contestazioni sulla prestazione.

In assenza di contestazioni la tua posizione negoziale è più solida e puoi richiedere il pagamento integrale.

Tuttavia, se il debitore ha formulato delle contestazioni sulla tua prestazione, devi raccogliere prove documentali per smentire la controparte.

Nel caso in cui sia difficile replicare alle osservazioni della controparte (poiché le lamentele sono fondate), ti conviene transigere la controversia riducendo l’importo della tua richiesta economica.

Le strategie più utilizzate in questi casi sono:

  • la tecnica negoziale “Shock and Awe” (Shock e Stupore);
  • la tecnica negoziale “Poliziotto Buono e Poliziotto Cattivo“.

Come scegliere l’avvocato giusto per l’attività di recupero crediti?

In primo luogo devi verificare se l’avvocato al quale ti rivolgerai è iscritto all’albo.

Puoi eseguire la ricerca presso il Consiglio Nazionale Forense.

In seguito devi accertarti qual è la materia di specializzazione del professionista.

Per completare questo accertamento verifica se l’avvocato possiede un sito web o un profilo su LinkedIn e qual è la sua esperienza professionale.

In questo modo potrai consultare le informazioni e i contenuti pubblicati sui suoi asset digitali.

Infine chiedi all’avvocato qual è il “track record” (storia e performance) dello studio e quali sono i risultati ottenuti nell’incasso dei “crediti professionali”.

Ricorda che il recupero crediti è un segmento più piccolo dell’attività generale di credit management.

Prima di affidare l’incarico a un avvocato “generalista” verifica il grado di specializzazione del professionista e la conoscenza del diritto dell’esecuzione forzata.


Come recuperare crediti professionali: conclusione

Sei giunto/a al termine di questo articolo.

Ecco un breve riepilogo.

Come recuperare crediti professionali?

Segui questi consigli:

  1. Concorda il prezzo per iscritto;
  2. Frammenta il tuo compenso in piccole parti;
  3. Verifica la solidità della controparte;
  4. Stabilisci per iscritto come eseguire il lavoro.

Grazie per essere arrivato/a fino a questo punto.

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Ti aspettiamo nella prossima puntata.

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Autore

Tino Crisafulli

Avvocato • Legal Advisor | Founder di Recupero Legale.

Specializzato in: Crediti • Contratti • Privacy • Tech.

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3 Novembre 2025
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Come recuperare crediti da una società in liquidazione

Come recuperare crediti da una società in liquidazione - copertina

INDICE

Come recuperare crediti da una società in liquidazione: introduzione

Come recuperare crediti da una società in liquidazione?

Questa è una delle domande più difficili che si possa rivolgere a un legale o a un professionista del recupero.

Non è facile trovare una risposta, né tantomeno organizzare una strategia di recupero efficace.

La liquidazione di un’impresa è una situazione spiacevole che può mettere seriamente a rischio il tuo credito.

Negli ultimi anni il numero di società che ha promosso la procedura di liquidazione cresce a dismisura.

E cresce proporzionalmente il numero di fallimenti: quando l’azienda in crisi non riesce a soddisfare i propri creditori, si ritrova molto spesso coinvolta in una procedura fallimentare.

Sarò sincero: se aspetti del denaro da una società in liquidazione le tue possibilità di recupero diminuiscono e la difficoltà che dovrai affrontare aumenteranno.

Non pensare di dover affrontare una situazione semplice.

Tuttavia esiste una soluzione.

Grazie a questo articolo ti suggerirò 4 azioni che dovrai compiere per sapere come recuperare crediti da una società in liquidazione.

Ma andiamo con ordine.

Prima di proseguire è necessario che ti spieghi cos’è la procedura di liquidazione.

La procedura di liquidazione volontaria: cos’è

La liquidazione volontaria è una procedura con la quale un’impresa decide di concludere e definire i rapporti patrimoniali con i creditori.

La liquidazione si definisce “volontaria” perché è la stessa impresa che decide volontariamente di usufruire di questa procedura.

Cambio di denominazione

Grazie alla liquidazione volontaria l’azienda muta la propria denominazione sociale inserendo in coda alla propria sigla le parole “in liquidiazione”.

In questo modo se l’azienda “Alfa srl” avrà deciso di promuovere la procedura di liquidazione volontaria, la sua nuova denominazione sarà “Alfa srl in liquidazione”.

Scopo della liquidazione

Grazie a questa procedura l’azienda effettua delle operazioni di liquidazione per convertire i beni di sua proprietà in denaro che sarà utilizzato per il pagamento dei creditori.

Nella maggior parte dei casi la procedura di liquidazione precede l’estinzione della società: infatti dopo aver liquidato tutti i beni e dopo aver retribuito i creditori, l’azienda può estinguersi.

Come recuperare crediti da una società in liquidazione: rischi per i creditori

Adesso capisci perché la procedura di liquidazione mette in pericolo il tuo credito?

Se l’azienda si estingue senza provvedere a saldare il tuo credito, dovrai affrontare una lunga avventura giudiziaria prima di recuperare il tuo credito.

Inoltre devi sapere che le procedure di liquidazione volontaria nascondono molte insidie.

Sono molte le società che ricorrono a comportamenti davvero opachi e poco trasparenti per evitare di soddisfare tutti i creditori.


Come recuperare crediti da una società in liquidazione: consigli per evitare errori

Come recuperare crediti da una società in liquidazione - consigli

Dopo questa doverosa premessa, passiamo alla parte pratica di questa guida.

Se vuoi scoprire come recuperare crediti da una società in liquidazione segui queste 4 regole.

1) Verifica se lo stato di liquidazione è reale

La prima cosa da fare è quella di verificare se lo stato di liquidazione della società debitrice è reale.

Come fare? Semplice, devi richiedere una visura camerale dell’impresa.

E’ molto frequente trovare amministratori di aziende che affermano falsamente che l’azienda è in liquidazione.

In questo modo l’impresa cerca di “intimorire” il creditore facendogli credere che ci sono poche possibilità di recupero.

Credimi sono tanti quelli che mentono: per questo motivo richiedi subito una visura camerale della società e verifica se la sua ragione sociale è cambiata.

Ti ricordo che se l’azienda ha promosso la procedura di liquidazione volontaria, la sua sigla sarà seguita dalle parole “in liquidazione”.

Verifica immediatamente se la tua debitrice è effettivamente in uno stato di liquidazione.

2) Notifica la diffida al liquidatore

C’è un piccolo trucchetto che puoi applicare per velocizzare il pagamento del tuo credito.

Invia una formale diffida direttamente alla società in liquidazione, ma presso l’indirizzo di residenza del liquidatore della società.

Molti amministratori non aggiornano l’indirizzo dove ha sede legale la società.

Spesso questa “dimenticanza” è volontaria per rendere la società irreperibile e complicare l’attività di recupero ai creditori.

Se decidi di inviare la diffida al liquidatore potrai evitare il rischio che la tua richiesta non venga notificata al destinatario.

L’indirizzo di residenza è indicato nella visura camerale della società.

Puoi verificare la data in cui è stata aggiornata la visura.

Se non è trascorso troppo tempo dall’ultima variazione, puoi inviare la diffida di pagamento all’indirizzo che troverai sotto i dati del liquidatore.

Ricorda una cosa importante: la diffida non va inviata al liquidatore in qualità di destinatario, ma alla società in liquidazione presso l’indirizzo del liquidatore.

È una differenza sottile ma che può generare grandi contestazioni in sede giudiziaria.

3) Esegui delle indagini patrimoniali sulla società in liquidazione

Hai ottenuto una visura camerale aggiornata sulla società, successivamente hai inviato una diffida al liquidatore.

Ma nessuno ti ha richiamato.

Come recuperare crediti da una società in liquidazione? Esegui delle indagini patrimoniali sull’impresa.

Cerca di accertare se l’impresa possiede dei beni mobili o immobili che hanno sufficiente valore per soddisfare il tuo credito.

In questa fase ti consiglio di prendere in considerazione qualsiasi ipotesi: persino quella di ricorrere al pignoramento mobiliare.

Di solito il pignoramento mobiliare è uno strumento di recupero poco conveniente.

Tuttavia in una situazione simile valuta con attenzione se conviene farti assegnare un bene di proprietà del debitore piuttosto che inseguire una somma di denaro che non troverai.

4) Esamina il bilancio finale di liquidazione

Esiste anche un’altra possibile soluzione per sapere come recuperare crediti da una società in liquidazione.

Se sei arrivato tardi e la società si è estinta, non tutte le speranze sono perdute.

Ti consiglio di esaminare il bilancio finale di liquidazione pubblicato dalla società debitrice.

Infatti, la procedura di liquidazione volontaria si conclude con un bilancio finale che indica quali e quanti beni sono stati alienati a terzi.

Spesso succede che gli amministratori delle società in liquidazione assegnano ai soci (o a se stessi) dei beni aziendali (come auto, immobili o denaro) senza menzionare la presenza di creditori.

In questo caso cosa devi fare?

Se l’azienda debitrice ha liquidato dei beni aziendali in favore dei soci o in favore di terzi, puoi impugnare l’atto di liquidazione e puoi promuovere un’azione giudiziaria contro i responsabili.


Come recuperare crediti da una società in liquidazione: caso studio

Come recuperare crediti da una società in liquidazione - caso studio

In questo caso studio scoprirai come comportarti se devi recuperare un credito da una società in liquidazione.

Si tratta di una vicenda reale che contiene suggerimenti preziosi per tutelare la propria posizione giuridica ed evitare gli errori più comuni.

Molti creditori considerano lo stato di liquidazione della controparte come un evento negativo che distrugge ogni speranza di incasso.

Ma non sempre è così.

In alcuni casi il recupero del credito è un obiettivo possibile che puoi raggiungere senza l’avvio di contenziosi giudiziari.

Attraverso questa storia comprenderai:

  • quali attività preliminari dovrai eseguire prima di avviare una trattativa con la società in liquidazione;
  • come gestire la fase di negoziazione con la controparte.

Per tutelare la riservatezza degli interessati e rispettare il codice deontologico forense i nomi dei protagonisti sono stati modificati.

Come recuperare crediti da una società in liquidazione: la telefonata inattesa

La voce di Luigi tremava al telefono quella mattina di novembre.

“Avvocato, la Edilproject mi deve ancora cinquantamila euro per i lavori completati sei mesi fa.”

“Ho appena scoperto che è in liquidazione.”

Conosco bene quella sensazione di impotenza che attanaglia i creditori quando una società avvia la procedura liquidatoria.

Molti imprenditori ritengono, erroneamente, che in queste condizioni il denaro sia irrecuperabile.

Ma non è sempre così.

“Luigi, non tutto è perduto,” risposi con fermezza.

“Dobbiamo agire immediatamente, prima che il patrimonio sociale venga completamente distribuito.”

Come recuperare crediti da una società in liquidazione: la corsa contro il tempo

Avviai delle consultazioni online presso la Camera di Commercio per verificare la situazione societaria della controparte.

La Edilproject aveva deliberato lo liquidazione alcune settimane prima, nominando il liquidatore.

Il patrimonio era ancora consistente.

Dai documenti in nostro possesso la società debitrice era proprietaria dei seguenti beni:

  • un capannone industriale;
  • due beni mobili registrati;
  • quattro macchinari di discreto valore commerciale.

Inoltre alcune ricevute bancarie facevano sospettare che vi fosse una possibile liquidità sul conto corrente.

La finestra temporale era molto stretta.

Così decidemmo di avviare una procedura di mediazione civile.

Il nostro scopo era quello di avviare una trattativa stragiudiziale con la controparte prima del contezioso in tribunale.

Come recuperare crediti da una società in liquidazione: l’incontro decisivo

Durante la mediazione il liquidatore argomentò la sua tesi in modo piuttosto debole.

La controparte sostenne che altri creditori si trovavano in posizione di priorità, senza fornire evidenze specifiche di tale circostanza.

Durante le trattative riuscimmo a raggiungere un accordo con la società debitrice.

La controparte offrì il pagamento del 30% del credito, attraverso un piano di rientro in 10 rate mensili.

Sembrava un ottimo risultato.

Tuttavia una notizia inaspettata ci impose un cambio di strategia.

Come recuperare crediti da una società in liquidazione: il colpo di scena

Dopo un’indagine più approfondita presso la Conservatoria competente, scoprimmo un evento decisivo.

Il capannone della società debitrice era stato venduto dal liquidatore, a un prezzo sottostimato, in favore di una società riconducibile agli stessi soci.

Un’operazione sospetta che profumava di distrazione patrimoniale.

Durante la negoziazione rifiutammo l’offerta transattiva svelando le nostre scoperte.

In presenza del mediatore, avvisai la controparte che in assenza di un’offerta migliorativa avremmo proposto azione revocatoria ai sensi di quanto prevede l’articolo 2901 del Codice Civile.

La controparte accusò il colpo e chiede alcuni giorni per valutare le alternative.

In seguito la nostra strategia produsse i suoi frutti.

Dimostrando la mala fede e il pregiudizio arrecato ai creditori, ricevemmo un’offerta che prevedeva il pagamento dell’80% del credito in 4 rate mensili.

Luigi decise di accettare l’offerta sottoscrivendo l’accordo finale di mediazione.

Pochi mesi dopo, il creditore era riuscito a incassare una parte consistente del suo credito senza l’avvio di cause giudiziali.

Come recuperare crediti da una società in liquidazione: la lezione

Quella vicenda mi insegnò una verità fondamentale del contenzioso civile.

Il diritto premia chi vigila sui propri interessi.

La liquidazione societaria non estingue le obbligazioni, ma cristallizza un patrimonio destinato a diminuire rapidamente.

Ogni giorno di inerzia consente al liquidatore di erodere le garanzie patrimoniali attraverso pagamenti, dismissioni e spese di gestione.

La simultanea vigilanza sul registro imprese e l’immediata costituzione in mora rappresentano presupposti imprescindibili per tutelare le tue ragioni creditorie.

Ma la vera lezione è più profonda.

Bisogna valutare con occhio oggettivo ma sospettoso le operazioni compiute dal liquidatore.

Le distrazioni patrimoniali mascherate da ordinaria amministrazione rappresentano la minaccia più insidiosa per i creditori.


Conclusione

Sei giunto/a al termine di questo articolo.

Ecco un breve riepilogo.

Come recuperare crediti da una società in liquidazione?

Segui questi consigli:

  1. Verifica se lo stato di liquidazione è reale;
  2. Notifica la diffida al liquidatore;
  3. Esegui delle indagini patrimoniali sulla società in liquidazione;
  4. Esamina il bilancio finale di liquidazione.

Grazie per essere arrivato/a fino a questo punto.

Puoi ascoltare le nostre puntate sul nostro sito web cliccando nella sezione podcast, ma se preferisci puoi ascoltare l’episodio su:

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Ti aspettiamo nella prossima puntata.

Come recuperare crediti da una società in liquidazione - infografica


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Autore

Tino Crisafulli

Avvocato • Legal Advisor | Founder di Recupero Legale.

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27 Ottobre 2025
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ARTICOLI

Come recuperare crediti da lavoro: consigli legali per evitare errori

Come recuperare crediti da lavoro - copertina

INDICE

Come recuperare crediti da lavoro: introduzione

Se la società presso cui lavori ha interrotto i pagamenti e devi recuperare crediti da lavoro sei finito/a nel posto giusto.

In questo articolo ti spiegherò quali regole dovrai seguire per recuperare un credito da lavoro.

Comprendo bene il tuo disagio e i tanti dubbi che affollano la tua mente.

L’obiettivo che vuoi raggiungere non è semplice e prima di ottenere il pagamento dalla controparte dovrai evitare alcune insidie frequenti.

Nella maggior parte dei casi il creditore si trova intrappolato tra due esigenze contrastanti:

  • recuperare il credito in tempi rapidi;
  • mantenere una buona relazione con il debitore per evitare dispendiosi contenziosi legali.

Grazie a questa guida scoprirai quale strategia seguire per incassare il tuo credito e risolvere la tua crisi finanziaria.

Ti fornirò dei consigli che puoi applicare immediatamente per tutelare la tua posizione creditoria senza avviare lunghi contenziosi giudiziari.

Tuttavia prima di proseguire, voglio fornirti alcune precisazioni importanti.

Crediti da lavoro: definizione

In via preliminare è necessario fornire una definizione del cd. “credito da lavoro”.

Il “credito da lavoro” è la posizione creditoria vantata da un lavoratore subordinato nei confronti di un datore di lavoro (pubblico o privato).

Pertanto, se lavori come dipendente presso un’azienda e quest’ultima non ha versato il corrispettivo (per uno o più mesi) in tuo favore, il credito può essere qualificato come “credito da lavoro”.

Al contrario, se il credito deriva da un’attività lavorativa prestata in modo occasionale, questo articolo potrebbe essere poco adatto per tutelare i tuoi interessi.

Infatti ogni credito richiede una strategia di recupero differente, che viene elaborata in base al tipo di rapporto giuridico esistente tra creditore e debitore.

Di conseguenza, se svolgi la tua attività lavorativa in qualità di “professionista a partita iva” o “freelance”, ti suggerisco di leggere questi articoli:

  • Come recuperare crediti professionali;
  • Recupero crediti per freelance.

Nei successivi paragrafi ti spiegherò come recuperare crediti da lavoro, nascenti da:

  • rapporti di lavoro subordinati;
  • rapporti di lavoro che per la loro natura sono assimilabili ai rapporti di lavoro subordinati.

Prima di procedere con un’azione di recupero bisogna individuare le fonti normative e gli strumenti di tutela per il lavoratore.


Come recuperare crediti da lavoro: fonti e strumenti di tutela

Come recuperare crediti da lavoro - fonti e strumenti

Il rapporto giuridico che lega il datore di lavoro al proprio dipendente trova la sua disciplina fondamentale nell’articolo 2094 del Codice Civile.

Tale disposizione costituisce uno dei pilastri normativo dell’intero sistema giuslavoristico italiano.

Questa norma, infatti, non si limita a fornire una mera definizione formale, ma delinea con precisione i caratteri essenziali del rapporto di lavoro subordinato.

In particolare il “prestatore di lavoro” è colui che “si obbliga, mediante retribuzione, a collaborare nell’impresa prestando il proprio lavoro intellettuale o manuale alle dipendenze e sotto la direzione dell’imprenditore”.

La tutela del lavoro, tuttavia, non si esaurisce nella dimensione civilistica, ma trova un riconoscimento ancora più elevato a livello costituzionale.

Infatti la Costituzione della Repubblica Italiana, dedica al lavoro un’attenzione particolare nell’articolo 35 e nell’articolo 36.

Tali disposizioni proclamano la tutela del lavoro in tutte le sue forme e applicazioni e garantiscono espressamente al lavoratore:

  • il diritto a una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro;
  • il diritto a una retribuzione sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa.

Questo principio costituzionale rappresenta un presidio fondamentale contro ogni forma di sfruttamento e costituisce il parametro di riferimento per valutare l’equità di ogni trattamento retributivo.

Come recuperare crediti da lavoro: lo Statuto dei Lavoratori

Per completare questo sistema di tutele il nostro ordinamento ha introdotto lo Statuto dei Lavoratori (Legge 20 maggio 1970, n. 300).

Tale provvedimento normativo ha rappresentato una svolta epocale per:

  • rafforzare la posizione giuridica del prestatore di lavoro subordinato;
  • garantire la dignità del lavoratore all’interno dell’organizzazione aziendale;
  • salvaguardare i diritti fondamentali del lavoratore.

Proprio in ragione di questa stratificazione normativa così articolata, comprenderai che l’attività di recupero crediti derivanti dal rapporto di lavoro subordinato richiede una conoscenza approfondita e sistematica delle molteplici fonti normative applicabili.

Infatti ogni singola norma delinea il quadro complessivo dei diritti e delle tutele spettanti al lavoratore.

Come recuperare crediti da lavoro: i Contratti Collettivi

A questo già articolato sistema di fonti si aggiungono i contratti collettivi nazionali di lavoro (CCNL).

Questi accordi sono frutto della contrattazione tra le organizzazioni sindacali dei lavoratori e le associazioni datoriali per diversi settori produttivi.

I contratti collettivi nazionali di lavoro rappresentano una fonte di autoregolamentazione che arricchisce e specifica il quadro normativo generale.

Infatti grazie a questi strumenti vengono introdotte nel nostro ordinamento regole dettagliate, per diverse categorie di lavoratori, in materia di:

  • classificazione professionale;
  • inquadramento;
  • trattamento economico.

In questo modo il lavoratore può sfruttare tali strumenti negoziali per adeguare il proprio contratto di lavoro subordinato agli standard minimi previsti dalle associazioni di categoria maggiormente rappresentative.

Gli strumenti processuali per il recupero del credito

Il lavoratore può concretamente azionare in giudizio le proprie pretese creditorie, attraverso due strumenti processuali, ciascuno caratterizzato da specifici vantaggi e ambiti di applicazione.

La prima opzione è rappresentata dal procedimento per decreto ingiuntivo, una procedura di natura “monitoria” che è finalizzata ad ammonire la controparte chiedendogli di effettuare il pagamento nei confronti del lavoratore.

La richiesta giudiziale si effettua tramite ricorso (depositato tramite il proprio legale di fiducia) e in caso di accoglimento da parte del Giudice, consente al creditore di ottenere, in tempi relativamente rapidi e sulla base di una cognizione sommaria.

Il procedimento per decreto ingiuntivo si caratterizza per la sua celerità rispetto al giudizio di cognizione, in quanto permette di ottenere un titolo esecutivo con cui avviare un’esecuzione forzata contro il debitore (datore di lavoro).

In alternativa (in assenza di prove scritte del credito), il lavoratore può percorrere la strada del ricorso ordinario davanti al giudice del lavoro.

Tale procedimento ha una maggiore durata poiché la fase istruttoria (di raccolta delle prove) è più approfondita al fine di verificare:

  • l’effettiva sussistenza del credito vantato;
  • l’esatta quantificazione della richiesta;
  • gli elementi costitutivi del diritto del lavoratore;
  • la fondatezza di eventuali contestazioni della controparte.

La scelta tra i due strumenti (decreto ingiuntivo e ricorso ordinario) dipende dalla tipologie di prove che il creditore potrà produrre in giudizio per accertare l’esistenza del suo diritto di credito.

Come recuperare crediti da lavoro: gli interessi

Un aspetto di notevole importanza (spesso sottovalutato dai lavoratori) riguarda le conseguenze economiche del ritardo nel pagamento.

Infatti, sul piano civilistico, sulle somme che il datore di lavoro avrebbe dovuto corrispondere (e che invece sono rimaste insolute), maturano di diritto gli interessi legali.

Gli interessi rappresentano il corrispettivo del mancato godimento del denaro e costituiscono un credito accessorio che si aggiunge al credito principale.

In particolare, gli interessi iniziano a decorrere dal momento in cui ciascuna somma è divenuta esigibile, ossia dal momento in cui il lavoratore avrebbe dovuto ricevere la retribuzione secondo le scadenze contrattuali.

Come recuperare crediti da lavoro: la rivalutazione monetaria

Allo stesso modo (con una funzione complementare agli interessi), opera il meccanismo della rivalutazione monetaria.

Tale istituto giuridico risponde all’esigenza di compensare la fisiologica perdita del potere d’acquisto della moneta nel corso del tempo.

Infatti, attraverso l’applicazione di specifici coefficienti di rivalutazione (basati generalmente sugli indici ISTAT dei prezzi al consumo) si ricalcola il valore economico del credito da corrispondere al lavoratore.

In questo modo il creditore non subirà un ulteriore danno, a causa dell’inflazione (aumento dei prezzi), che diminuisce il valore reale delle somme versate dal datore di lavoro.

Ti fornisco un esempio concreto.

Se un lavoratore deve recuperare un credito di 5.000 (cinquemila) euro, tale somma consentirà un certo potere di acquisto (in base ai prezzi vigenti in quel periodo storico).

Tuttavia se il lavoratore recupera il credito 4 anni dopo la data di effettiva scadenza, la cifra incassata consentirà un potere di acquisto minore a causa dell’inflazione (aumento dei prezzi).

Di conseguenza la somma di 5.000 (cinquemila) euro dovrà essere maggiorata e dovrà comprendere la rivalutazione monetaria.


Come recuperare crediti da lavoro: la strategia di recupero

Come recuperare crediti da lavoro - strategia

Dopo aver individuato le fonti normative e gli strumenti di tutela per il lavoratore, sarà necessario elaborare una strategia di recupero.

In questi casi uno degli errori più comuni è quello di promuovere immediatamente un contenzioso giudiziario senza avviare una trattativa stragiudiziale con la controparte.

Le statistiche del nostro studio legale dimostrano che i “crediti da lavoro” possono essere recuperati in modo più celere e con un minore sforzo economico se le parti (creditore e debitore) avviano una negoziazione prima del giudizio.

Capita spesso che il datore di lavoro si trovi in condizioni economiche difficili che gli impediscono di effettuare il pagamento in unica soluzione.

Tuttavia ogni trattativa può essere imprevedibile e può nascondere sorprese positive per il lavoratore.

L’importante è seguire alcune azioni preliminari per proteggere il tuo credito e tutelare la tua posizione giuridirica.

Vediamo quali sono le attività principali che devi compiere.

1) Ottieni una copia del contratto

So che può sembrarti un suggerimento banale, ma molte volte mi è capitato di assistere dei lavoratori che non possedevano una copia del contratto firmato dal datore di lavoro.

A volte l’assenza del contratto era causata dallo smarrimento del documento.

In altri casi, invece, il contratto non era disponibile perché il rapporto di lavoro non era stato concordato in via scritta.

Devi sapere che, anche se non possiedi una copia firmata del contratto di lavoro, la legge ti consente di ottenere una tutela giuridica in sede giudiziale.

Infatti, diversamente da altre situazioni giuridiche, nel processo del lavoro potrai ottenere il pagamento della tua prestazione non pagata anche in assenza del contratto firmato dalle parti.

Per tutelare lo squilibrio contrattuale che esiste tra il datore di lavoro e il suo dipendente, la legge consente alla parte contrattualmente più debole (il dipendente) di poter provare l’esistenza del rapporto anche grazie alle prove cosidette “atipiche”.

Pertanto se non possiedi un contratto di lavoro firmato dalla tua controparte, ricorda che il tuo credito può essere recuperato.

2) Raccogli le prove che dimostrano il tuo lavoro

Se non possiedi delle prove scritte che dimostrano lo svolgimento del tuo lavoro, puoi ricorrere alle prove testimoniali.

Infatti come già ti ho spiegato nel primo punto, la legge ti consente di provare che hai svolto il tuo lavoro grazie alle prove “atipiche” ma anche e soprattutto grazie alle prove testimoniali.

Prima di avviare una causa giudiziale contro il tuo datore di lavoro, ti consiglio di elaborare una lista di soggetti che possono dimostrare l’esistenza del tuo diritto.

In particolare potrai sfruttare le dichiarazioni dei tuoi ex colleghi di lavoro che lavoravamo insieme a te durante la tua esperienza lavorativa.

Ricorda che se citi in giudizio i tuoi ex colleghi, essi saranno obbligati a presentarsi davanti al Giudice per rendere la testimonianza.

In molti casi se il dipendente lavora ancora per la tua ex società, potrebbe essere infastidito e potrebbe mostrare resistenze nell’accettare la tua richiesta di testimonianza.

È una situazione piuttosto comune: nessuno vuole testimoniare contro l’azienda che gli garantisce lo stipendio mensile (per paure di ritorsioni e/o vessazioni).

Ma ricorda che, una volta citato in giudizio, il testimone ha l’obbligo di:

  • presentarsi in giudizio;
  • rispondere alle domande del Giudice;
  • dichiarare la verità sui fatti per cui è chiamato a rispondere.

In altre parole: nessuno può rifiutarsi di presentarsi in udienza davanti a un Magistrato.

Pertanto ricorda questo principio se un tuo ex collega ti comunicherà che non vuole essere chiamato in giudizio.

Spesso le testimonianze sono le armi migliori del lavoratore durante un processo.

3) Quantifica il tuo credito

Capita molto volte che il lavoratore che ha subito il licenziamento non sappia quantificare con precisione l’importo del credito insoluto che l’ex datore di lavoro deve versare.

Tale scenario si verifica molto spesso quando le parti non avevano sottoscritto un accordo in forma scritta.

Se ti trovi in questa situazione c’è un rimedio al problema.

Prima di avviare la causa giudiziale puoi rivolgerti a un “Patronato” o ad un “CAF – Centro di assistenza fiscale” per ottenere un documento che quantifica gli importi che devi ricevere.

La maggior parte dei Patronati e dei CAF offre questo servizio a titolo gratuito, e consegna il documento richiesto nel giro di qualche settimana.

Ottenere un documento di quantificazione dell’importo del credito ti aiuterà moltissimo nel motivare la tua richiesta di pagamento e nel dimostrare la fondatezza della tua pretesa.


Conclusione

Il recupero dei crediti da lavoro può essere molto complesso se il lavoratore non è in grado di provare l’esistenza del suo diritto.

Tuttavia la legge e il rito del lavoro offrono delle tutele specifiche per il creditore a causa dello squilibrio di potere nei rapporti di lavoro.

Molti lavoratori accettano di prestare la propria opera (materiale o intellettuale) in condizioni sfavorevoli o senza che siano garantite le tutele previste dalla legge.

In ogni caso è sempre preferibile avviare una trattativa stragiudiziale con la controparte e verificare se ci sono i presupposti per un accordo bonario.

Molte aziende preferiscono risolvere il contenzioso piuttosto prima che venga avviata una causa giudiziale.

Tuttavia se il tuo tentativo non dovesse avere successo dovrai rivolgerti al Tribunale del Lavoro.

Rivolgiti a uno studio legale specializzato in credit management e presenta la tua richiesta al Giudice.

In base alle prove in tuo possesso potrai richiedere l’emissione di un decreto ingiuntivo o promuovere una causa ordinaria secondo il rito del lavoro.

Ricorda che le spese giudiziarie per i contenziosi di lavoro sono ridotte; in molti casi le spese sono addirittura esenti (come nel caso di notifica degli atti giudiziari di lavoro).

In caso di mancato pagamento, non esitare ad avviare una causa contro il tuo ex datore di lavoro.

I tempi processuali sono ridotti rispetto e le spese che dovrai sostenere sono minori rispetto ai giudizi ordinari.

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Tino Crisafulli

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21 Ottobre 2025
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Le prove scritte: come sfruttarle nel recupero crediti

Le prove scritte - copertina

INDICE

Introduzione

Ciao, io sono Tino Crisafulli ed io sono Teresa Rossi e benvenuto/a a Recupero Legale Podcast.

Questa è la quarta puntata del nostro podcast e oggi parleremo di quanto sono importanti le prove scritte nel recupero del credito.

Vi racconteremo la storia di due giovani imprenditori: Giada e Roberto.

Giada e Roberto non si conoscono, ma entrambi dovranno competere per recuperare un credito insoluto.

Grazie alla loro storia ti spiegheremo:

  • come si comporta un tribunale che esamina le tue prove documentali;
  • quanto è importante per un imprenditore conoscere alcune regole giuridiche.

Ma partiamo immediatamente con la nostra storia.

Disclaimer: i nomi che troverai all’interno di questa puntata sono stati modificati per rispettare gli obblighi del codice deontologico forense e per tutelare la riservatezza degli interessati.

Tuttavia il caso è realmente accaduto a un cliente del nostro studio legale.

La storia di Giada

Vi raccontiamo la vicenda di due giovani imprenditori che non si conoscono ma che hanno alcune cose in comune.

Uno di questi imprenditori si chiama Giada, è una donna e lavora nel settore della moda.

Giada ha una boutique di vestiti per donna e da poco tempo ha avviato un piccolo e-commerce che le permette di vendere molti prodotti online.

Giada realizza anche abiti su misura.

Nel suo team ci sono due sarte molto brave che realizzano capi molto eleganti.

Giada è da poco moglie di un dirigente delle poste e vive felicemente in un appartamento del centro.

La storia di Roberto

L’altro imprenditore si chiama Roberto e lavora nel settore delle stoffe.

Roberto ha un laboratorio artigianale nella zona industriale della sua città e ha creato un sito vetrina che gli permette di ricevere molti contratti da persone della sua regione.

Roberto è marito di una giovane donna e padre di una bellissima bambina.

Giada e Roberto non si conoscono e non si conosceranno nel corso della storia, ma hanno una cosa in comune: entrambi hanno concluso un affare con il signor Molesto.

Il signor Molesto

Il signor Molesto, dopo aver eluso i nostri protagonisti, non effettuerà il pagamento dei suoi debiti.

Ma soltanto uno dei nostri imprenditori riuscirà a recuperare il proprio credito.

L’altro commetterà un errore imperdonabile che gli impedirà di ottenere il pagamento del suo lavoro.

Il signor Molesto è un imprenditore nel settore dell’abbigliamento e un bel giorno entra dentro il negozio di Roberto.

I due si conoscono, hanno concluso un affare in precedenza, per cui Roberto lo accoglie con grande cordialità.

Il signor Molesto vuole vedere delle stoffe poiché deve realizzare degli abiti molto sofisticati per un’azienda di moda molto prestigiosa.

Le prove scritte: la compravendita

Roberto lo conduce nel salone di esposizione e gli mostra i cataloghi delle stoffe migliori.

Roberto è molto innovativo e sceglie sempre prodotti originali e di buona qualità.

Il signor Molesto trova la stoffa perfetta: una stoffa di colore écru, una sorta di bianco sporco.

Roberto è contento perché quella stoffa è presente in magazzino, non deve ordinarla e può realizzare un buon margine di guadagno.

I due concludono l’affare.

Roberto consegna la stoffa al signor Molesto, ma quest’ultimo gli chiede di ritardare il pagamento di qualche giorno.

D’altronde negli affari capita spesso di pagare la merce un po’ in ritardo e poi Roberto conosce già il signor Molesto e allora decide di fidarsi.

Entrambi fissano una data per il pagamento del lavoro.

Le prove scritte: la consegna della merce

Al momento della consegna della merce Roberto compila l’ordine di commissione ed è indeciso se fare firmare il documento al cliente.

Ci pensa qualche minuto.

La conversazione è stata così piacevole, il signor Molesto è stato così gentile a rivolgersi a lui, entrambi hanno già concluso un affare.

Roberto pensa che sarebbe scortese chiedere la firma di un accordo.

Mentre i due si salutano, Roberto si decide: chiede con molto pudore se non sia il caso di firmare una bozza.

Il signor Molesto, vecchia volpe degli affari, dice che non è necessario perché i due si conoscono.

Anzi, il cliente esorta Roberto ad emettere la fattura promettendo che non appena riceverà il documento fiscale provvederà immediatamente al pagamento.

Roberto non insiste e vuole fidarsi del signor Molesto, però gli chiede di fornirgli una copia del documento di riconoscimento per emettere la fattura in modo corretto.

Il signor Molesto non si tira indietro e consegna la carta d’identità a Roberto.

Roberto si sente più sereno: ha la copia del documento di riconoscimento del cliente e si sente più sicuro.

Qualche giorno dopo il signor Molesto versa un acconto e successivamente Roberto emette la fattura e la invia al cliente tramite mail.

Le prove scritte: il secondo affare

Pochi giorni dopo il signor Molesto si trova in centro città ed entra nel negozio di Giada.

Ha sentito parlare molto bene di quel negozio e ha deciso di commissionare un lavoro prestigioso.

Giada lo accoglie con entusiasmo ed iniziano a conversare sull’affare.

Il signor Molesto vuole che Giada realizzi degli abiti molto sofisticati.

Sì, esatto: sono gli stessi abiti che aveva menzionato a Roberto.

Il signor Molesto mostra i modelli dei vestiti a Giada.

Giada è molto colpita perché si tratta di abiti da sera molto eleganti e accetta con entusiasmo il lavoro, ma chiede al signor Molesto se ha già pensato alla stoffa.

Le prove scritte: la consegna della stoffa

Il signor Molesto ha già pensato a tutto: la conduce fuori dal negozio e le consegna la stoffa che gli è stata fornita da Roberto.

Entrambi concludono l’affare e definiscono la data di consegna dei vestiti ed il termine di pagamento.

Il signor Molesto si indirizza verso la porta, ma Giada lo interrompe: entrambi devono sottoscrivere un accordo.

Il signor Molesto è un po’ riluttante, pensa di eludere la richiesta con qualche rassicurazione, ma Giada è perentoria: ha bisogno di ricevere una firma da parte del cliente.

Giada pensa: “Io non ho mai concluso affari con questo tizio, chi mi dice che domani dovrò inseguirlo per il pagamento?”

Giada si mette al PC e redige una bozza di accordo.

L’accordo con il sig. Molesto

Inserisce i dati del signor Molesto e alla fine dell’ordine inserisce il nome dei due contraenti.

Entrambi firmano il documento e si salutano.

Giada è serena, crede di aver fatto la cosa giusta: ha un documento firmato dal cliente e si sente serena per la transazione.

Dopo qualche settimana il signor Molesto versa un acconto iniziale e Giada si mette al lavoro.

Completa il lavoro prima della scadenza e lo consegna al signor Molesto.

Roberto e Giada, i nostri due amici, si sono comportati in modo professionale, ma uno di loro ha commesso un errore decisivo durante la transazione, un errore che gli costerà caro per il recupero del credito.

Le prove scritte: il mancato pagamento

Dopo circa tre settimane il signor Molesto è sparito: non risponde più al telefono.

Roberto e Giada non hanno ricevuto il saldo per il lavoro.

Entrambi sono arrabbiati e delusi.

I loro crediti sono insoluti e sono di importo quasi uguale.

Entrambi decidono di rivolgersi ad un avvocato per recuperare il credito.

Grazie ai loro avvocati Giada e Roberto effettuano delle indagini patrimoniali e scoprono che il signor Molesto ha un conto corrente presso una banca.

Sul conto potrebbe esserci la provvista sufficiente, ma solo uno dei due imprenditori riuscirà a pignorare quel conto e riuscire a recuperare il proprio credito.

Entrambi ottengono un decreto ingiuntivo.

È a questo punto della storia che le strade dei due protagonisti si dividono.

Le prove scritte: l’attesa prima del pignoramento

Uno dei due imprenditori sarà costretto ad aspettare più tempo prima di poter pignorare i beni del signor Molesto.

Questa attesa si rivelerà fatale perché uno dei due protagonisti potrà avviarsi indisturbato verso il pignoramento del conto corrente.

Grazie a questo vantaggio uno dei nostri amici potrà pignorare il conto corrente prima dell’altro creditore.

Dopo circa cinque mesi dalla conclusione dei due affari il signor Molesto si reca in banca per effettuare un pagamento: deve prelevare una grossa cifra per comprare un regalo.

Un funzionario della banca gli dice che non può prelevare: il conto non è abbastanza capiente per quel prelievo.

Le prove scritte: la reazione del sig. Molesto

Il signor Molesto è sconcertato, non capisce cosa sia successo.

Va su tutte le furie, vuole parlare con il direttore, minaccia cause e azioni legali.

Il direttore della banca lo riceve e gli spiega cosa è successo.

Il signor Molesto ha subito un pignoramento da parte di un cliente.

Il creditore ha ottenuto un decreto ingiuntivo e successivamente ha pignorato il conto corrente riducendo una parte importante della provvista.

Il signor Molesto pensa subito ai due creditori: Roberto e Giada.

Entrambi non sono stati pagati ed entrambi gli hanno notificato un decreto ingiuntivo, ma chi è stato a pignorare per primo?

Le prove scritte: il creditore più avveduto

Il signor Molesto rivolge la domanda al direttore ed il direttore risponde: “È stata la signora Giada.”

Il signor Molesto impreca, esce e si accomoda fuori dalla stanza.

Giada è riuscita a pignorargli il conto e lui ha perso una grossa fetta del suo denaro.

Ma perché Giada è arrivata prima di Roberto?

I motivi del successo di Giada

Giada è stata più attenta di Roberto: ha preteso che il signor Molesto firmasse il contratto di commissione e questo si è rivelato un grosso vantaggio.

Giada ha accumulato un grande vantaggio al momento dell’emissione del decreto ingiuntivo.

Infatti il suo decreto ingiuntivo ha ottenuto la provvisoria esecuzione, mentre invece quello di Roberto no.

La provvisoria esecuzione produce un grosso vantaggio per il creditore poiché gli permette di avviare immediatamente l’azione esecutiva.

Infatti la legge prevede che il creditore può ottenere la provvisoria esecuzione se produce la documentazione sottoscritta dal debitore comprovante il diritto fatto valere.

Questo principio è indicato nell’articolo 642 del Codice di Procedura Civile.

Giada infatti aveva un documento sottoscritto dal debitore e quella singola firma le ha permesso di ottenere un significativo vantaggio nella sfida con Roberto.

Gli errori di Roberto

Roberto invece non aveva un documento sottoscritto dal signor Molesto e ha dovuto richiedere l’ingiunzione sulla base della sola fattura emessa.

La carta d’identità del signor Molesto non gli ha permesso di ottenere un vantaggio, anche se poi è stata utile per ottenere l’ingiunzione.

Giada infatti ha potuto avviare il pignoramento del conto qualche settimana dopo la notifica del decreto ingiuntivo.

Il suo avvocato infatti ha sfruttato questo vantaggio per notificare il decreto ingiuntivo e il precetto nello stesso momento e successivamente è stato possibile notificare il pignoramento al debitore.

Roberto invece ha ottenuto il decreto ingiuntivo ma non ha ottenuto la provvisoria esecuzione.

L’imprenditore infatti ha notificato il decreto ingiuntivo al debitore ma ha dovuto aspettare 40 giorni prima di notificare l’atto di precetto.

Questo ritardo gli ha fatto perdere più tempo e per questo motivo Giada è arrivata prima di lui.


Conclusione

Siamo arrivati al termine di questa puntata e grazie a questa storia hai imparato tre cose molto importanti.

Quando stipuli un contratto con un cliente, assicurati di fargli firmare l’accordo.

Se dovrai ottenere un decreto ingiuntivo, ricorda che se produci la documentazione sottoscritta dal debitore comprovante il diritto fatto valere puoi ottenere la provvisoria esecuzione del decreto.

E infine ricorda che nel recupero crediti spesso vince chi arriva prima.

Se riesci a pignorare il tuo debitore prima di altri creditori puoi recuperare integralmente il tuo credito.

Grazie per essere arrivato/a fino a questo punto.

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Ti aspettiamo nella prossima puntata.

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Tino Crisafulli

Avvocato • Legal Advisor | Founder di Recupero Legale.

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13 Ottobre 2025
https://www.recuperolegale.it/wp-content/uploads/2025/10/Le-prove-scritte-copertina_b.png 720 1280 Recupero Legale /wp-content/uploads/2017/11/recuper-legale.png Recupero Legale2025-10-13 07:33:352025-10-13 21:13:45Le prove scritte: come sfruttarle nel recupero crediti
ARTICOLI

Come recuperare crediti per telefono: le fasi della trattativa

Come recuperare crediti per telefono - copertina

INDICE

Come recuperare crediti per telefono: introduzione

Molti consulenti esterni e avvocati mi hanno spesso chiesto come recuperare crediti per telefono.

La trattativa telefonica è una delle attività di recupero più utilizzate nelle grandi società.

Grazie agli operatori di “phone collection” si cerca di raggiungere un accordo con il debitore per ottenere il pagamento di un credito insoluto.

Gestire una trattativa stragiudiziale telefonica non è un’attività semplice.

Per avere successo e raggiungere il risultato programmato è molto importante ideare una strategia che consenta di transigere il contenzioso in tempi celeri.

Come recuperare crediti per telefono: evoluzione storica

I nuovi strumenti tecnologici non sono stati ancora in grado di sostituire l’efficacia e l’immediatezza della telefonata.

Il telefono: uno strumento scoperto tanti anni fa ma che si rivela insostituibile nella nostra vita quotidiana e nelle attività imprenditoriali.

Grazie all’utilizzo dei telefoni fissi le primissime società di recupero crediti degli anni ’90 hanno costruito il loro successo.

Cambiano i tempi ma non i risultati: anche adesso le transazioni condotte per telefono producono risultati davvero soddisfacenti.

Se vuoi scoprire alcuni consigli utili per sfruttare la trattativa telefonica nel recupero crediti, ti consiglio di leggere questo articolo.


Come recuperare crediti per telefono: le 4 fasi

Come recuperare crediti per telefono - fasi

Il telefono è solo uno strumento e può rivelarsi inutile se non è usato con una strategia.

Se vuoi scoprire come recuperare crediti per telefono, è molto importante che tu conosca quali sono le 4 fasi di una trattativa stragiudiziale.

In questo articolo ti spiegherò come prepararti per una transazione telefonica, e ti suggerirò come organizzare la tua strategia di recupero per ottenere il pagamento nel più breve tempo possibile.

Fase 1: raccolta e analisi delle informazioni

Prima di avviare una trattativa telefonica è necessario (ovviamente) raccogliere i dati sul debitore.

Le principali informazioni che devi possedere sono:

  • il nome e il cognome della controparte;
  • il suo codice fiscale (se si tratta di una persona fisica) o la partita iva (se si tratta di una società);
  • il suo indirizzo di residenza;
  • il suo numero di telefono.

Non sempre i dati in possesso del creditore sono corretti.

Pertanto prima di avviare una trattativa telefonica devi verificare se il numero di telefono del debitore è attivo (anche grazie a dei servizi di indagine patrimoniale).

Fase 2: programmazione della strategia di recupero

Dopo aver raccolto tutte le informazioni sul debitore sarà necessario programmare una strategia di recupero.

Prima di avviare una trattativa telefonica, dovrai studiare le caratteristiche del debitore ed individuare i suoi “punti deboli”.

I “punti deboli” della controparte sono tutti i beni (mobili e immobili) e le fonti di reddito che possono essere sottoposte ad un pignoramento.

Per l’elaborazione di una strategia efficace ti consiglio di accertare:

  • se il debitore è una dipendente pubblico;
  • se il debitore è un pensionato;
  • se il debitore è una società di capitali;
  • se il debitore è una società in liquidazione.

Ti consiglio di analizzare, grazie all’aiuto di un consulente, tutte le caratteristiche della controparte per individuare il percorso più adatto per il tuo obiettivo.

Conoscendo in anticipo i punti deboli del debitore potrai dirigere la conversazione telefonica verso quei temi e così potrai creare le premesse per una buona transazione.

Il debitore afferma una circostanza non veritiera?

Grazie a una preventiva preparazione, puoi smentirlo nel corso della telefonata utilizzando quell’informazione a tuo vantaggio.

Più informazioni possiedi più sarà facile condurre la trattativa.

Fase 3: avvio della trattativa

Adesso che hai individuato i punti deboli della controparte, e dopo aver studiato un piano strategico, sei pronto ad avviare una trattativa.

Ho sempre pensato che l’avvio di una trattativa deve avvenire con uno strumento più solenne di una semplice telefonata.

Per questo motivo ti consiglio di richiedere il pagamento del tuo credito inviando una diffida al debitore.

Successivamente, dopo aver avuto conferma della ricezione, puoi telefonare alla controparte per avviare la trattativa.

All’inizio della conversazione ti consiglio di eseguire queste azioni:

  • chiedi alla controparte una conferma esplicita della sua identità pronunciando il suo nome e cognome;
  • comunica il motivo della telefonata solo alla parte interessata e solo se hai ricevuto conferma sull’identità dell’interlocutore (diversamente commetteresti una violazione della legge sulla privacy);
  • qualificati con nome, cognome e titolo professionale, prima di iniziare a parlare.

Un piccolo trucco: se non riesci a parlare con il debitore lasciagli un messaggio cercando di incuriosirlo.

Questa frase funziona quasi sempre: “Può farmi richiamare dal sig. TIZIO (debitore) perché ho comunicazioni urgenti che lo riguardano”.

Se il tuo interlocutore chiede maggiori spiegazioni dovrai dire che non sei autorizzato a fornire ulteriori dettagli per motivi di privacy.

Ricorda che rivelare a terzi il motivo della chiamata (specie se si tratta di una situazione debitoria) ti può esporre a una responsabilità civile per violazione dell’obbligo di riservatezza.

Fase 4: chiusura e definizione della trattativa

Nel corso della trattativa telefonica prendi appunti e segna tutte le contestazioni che ti rivolgerà il debitore.

Molto spesso la controparte affermerà delle cose inesatte per evitare di pagare.

Devi sapere che poche persone sanno davvero mentire senza lasciare qualche indizio.

Mi è capitato molte volte di smascherare delle bugie proprio durante il corso della telefonata.

Chi usa una bugia, spesso lo fa sulla base di una reazione emotiva e senza un copione già pronto.

Questo significa che se il bugiardo ha un altro “sbalzo” emotivo sarà portato ad affermare una bugia più grossa che spesso smentisce la prima.

Se annoti le informazioni sospette, quando sentirai la seconda bugia potrai chiedere di spiegare l’incongruenza con la prima informazione.

Con questa tecnica sono riuscito a disinnescare moltissimi debitori bugiardi.

In questo modo farai capire al tuo interlocutore che non è il caso di raccontarti delle bugie, perché tu sei talmente abile da accorgertene.


Come recuperare crediti per telefono: caso studio

Come recuperare crediti per telefono - caso studio

In questo caso studio scoprirai come comportarti durante una trattativa telefonica di recupero crediti.

Attraverso un caso reale, ti spiegherò quale strategia ho utilizzato durante una trattativa telefonica professionale per trasformare una situazione conflittuale in un’opportunità.

I nomi dei protagonisti e alcuni dettagli del racconto sono stati modificati per tutelare la riservatezza degli interessati e per rispettare gli obblighi previsti dal codice deontologico forense.

La storia di Pietro

Ricordo ancora quella mattina quando Pietro, CEO di una società tecnologica, varcò la soglia del mio studio.

Il suo volto tradiva una preoccupazione che avevo visto molte volte.

La società di Pietro, Fenice srl, vantava un credito insoluto di importo elevato, che non riusciva a incassare da mesi.

Questa situazione minacciava la saluta finanziaria dell’azienda.

Il debitore era una società di capitali, Trappola spa, specializzata nella distribuzione di software gestionali.

Dopo la consegna del prodotto Trappola spa aveva interrotto ogni comunicazione.

La preparazione

Iniziai con la fase più delicata: la raccolta meticolosa delle informazioni.

Verificai il numero di telefono della controparte tramite servizi di indagine patrimoniale.

Dopo l’esito degli accertamenti scoprii che la società debitrice non sembrava affatto in difficoltà economica.

Infatti la Trappola spa aveva recentemente acquisito un importante cliente (che aveva pubblicizzato sui social).

Ecco un punto debole da sfruttare nella trattativa.

La trattativa

Programmata la strategia, inviai una diffida formale tramite pec alla controparte.

Il primo contatto doveva essere solenne, non una semplice telefonata.

11 giorni dopo la ricezione dell’atto di messa in mora composi il numero di Trappola spa.

“Buongiorno, sono l’avvocato Crisafulli. Parlo con il dottor Rinaldi?” chiesi, per accertarmi dell’identità dell’interlocutore (rappresentante legale dell’impresa).

Ottenuta conferma dell’identità, esposi il motivo della chiamata con tono fermo ma professionale.

La controparte reagì immediatamente con una serie di contestazioni generiche:

  • ritardi nella consegna;
  • difetti del software;
  • mancata assistenza tecnica.

L’incongruenza nella conversazione

Annotai tutto.

Tuttavia, durante il colloquio, notai un’incongruenza significativa.

Nella fase iniziale il dott. Rinaldi aveva affermato che il software non era mai stato installato.

In seguito, dopo uno scambio dialettico che aveva provocato un po’ di nervosismo, il dott. Rinaldi lamentò malfunzionamenti operativi del software.

Come si potevano denunciare difetti di un prodotto mai installato?

Colsi l’opportunità e replicai con tono perentorio.

“Dottor Rinaldi, mi permetta di evidenziare una discrepanza”.

“Lei sostiene che il software non è stato installato, eppure ha appena descritto dettagliatamente problemi operativi di funzionamento”.

“Quale delle due affermazioni corrisponde al vero?”

Il silenzio che seguì fu eloquente.

La bugia, costruita su un’emozione impulsiva, era crollata sotto il peso della sua stessa contraddizione.

La conclusione della trattativa

Sentendo vacillare la posizione della controparte, proposi una transazione.

Il pagamento poteva avvenire con un piano rateale di sei mesi, formalizzato mediante un accordo scritto.

Spiegai alla controparte che l’alternativa sarebbe stata un’azione giudiziale.

Tale situazione avrebbe potuto compromettere il benessere finanziario delle due imprese.

Il Dott. Rinaldi accettò.

Predisposi personalmente l’atto transattivo, che venne sottoscritto entro quarantotto ore.

Pietro era soddisfatto.

Dopo 6 mesi il credito era stato recuperato integralmente e le due imprese avevano riavviato la propria collaborazione.

Un risultato prezioso per entrambe le parti.


Conclusione

Quando il debitore si mostra favorevole a una transazione, devi formalizzare l’intesa attraverso un accordo scritto.

Infatti quando la trattativa si conclude con la firma di un documento legale, le probabilità di recupero aumentano notevolmente.

Le statistiche del nostro studio legale dimostrano che la sottoscrizione di un atto di transazione favorisce il recupero dei crediti commerciali.

Inoltre è molto importante che l’accordo con il debitore sia predisposto da uno studio legale specializzato in credit management e recupero crediti.

In questo modo, se il debitore non rispetterà il suo impegno, potrai utilizzare il documento sottoscritto per avviare una causa giudiziale.

Come recuperare crediti per telefono - infografica


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Tino Crisafulli

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6 Ottobre 2025
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Il pignoramento della pensione: rischi ed errori da evitare

Il pignoramento della pensione - copertina

INDICE

Introduzione

Ciao, io sono Tino Crisafulli ed io Teresa Rossi e benvenuto in Recupero Legale Podcast.

Questa è la terza puntata del nostro podcast e oggi parleremo dei rischi che si corrono quando si effettua il pignoramento di una pensione.

Vi racconteremo la storia del Signor Cesare, imprenditore e creditore, che dovrà risolvere un caso delicato per la sua attività.

Grazie alla storia del Signor Cesare ti spiegheremo:

  • perché è così importante conoscere in modo preciso la situazione patrimoniale del debitore;
  • qual è la differenza fondamentale tra il pignoramento dello stipendio e il pignoramento della pensione;
  • come comportarsi se il debitore percepisce una pensione.

Ma partiamo immediatamente con la nostra storia.

Disclaimer: i nomi che troverai all’interno di questa puntata sono stati modificati per rispettare gli obblighi del codice deontologico forense e per tutelare la riservatezza degli interessati.

Tuttavia il caso è realmente accaduto a un cliente del nostro studio legale.

Il pignoramento della pensione: la storia di Cesare

Ti raccontiamo la vicenda di Cesare, un imprenditore nel settore edile, marito di una commessa e padre di due figli universitari.

Cesare ha aperto la sua attività diversi anni fa ed è abbastanza conosciuto nella sua zona.

Realizza lavori nell’edilizia ed è specializzato nella ristrutturazione di ambienti domestici.

Con la sua impresa individuale dà lavoro ad altre tre persone.

Ogni giorno si sposta di appartamento in appartamento, visita le abitazioni dei clienti e ristruttura cucine e bagni.

L’Agenzia delle Entrate gli sta dietro e gli chiede sempre più soldi.

Fino all’anno scorso Cesare aveva assunto cinque dipendenti, ma la crisi e i pagamenti troppo alti lo hanno obbligato a tagliare il personale e a trasferirsi in un punto vendita più piccolo.

Il pignoramento della pensione: l’incontro con il sig. Capestro

Un giorno entra nel suo negozio il Signor Capestro, un signore di circa 70 anni, che gli chiede di ristrutturare la cucina.

Bisogna abbattere un muro e spostare tutti i tubi della cucina in un altro posto.

Insomma, un lavoro complesso.

Il Signor Capestro chiede di accettare di pagare i lavori in tre rate.

Afferma di essere pensionato e di non riuscire a pagare i lavori con un unico versamento.

Cesare è un po’ perplesso: non si tratta di un intervento semplice, ma di un lavoro complesso con tante spese di manodopera.

Ma piuttosto che perdere il cliente, Cesare decide di accettare quel sistema di pagamento.

Le tasse arrivano ogni mese e poi il mese successivo bisogna pagare la retta universitaria dei figli.

Il pignoramento della pensione: l’inizio dei lavori

Il Signor Capestro versa l’acconto a Cesare e Cesare inizia i lavori.

Acquista tutto il materiale con i soldi dell’acconto e lavora con i suoi dipendenti per circa un mese.

Al termine del lavoro Cesare emette la fattura e attende il pagamento del Signor Capestro.

Il termine per il pagamento rateale è scaduto, ma il versamento non arriva.

Cesare aspetta due settimane prima di contattare il cliente.

Trascorse le due settimane, Cesare decide di chiamare il debitore.

Vuole chiedere il motivo del mancato pagamento.

Tuttavia il Signor Capestro non risponde al telefono.

Lo richiama dopo qualche giorno, ma il telefono sembra fuori uso.

Il pignoramento della pensione: la scoperta sorprendente

Cesare a quel punto si reca presso l’abitazione del cliente.

Suona il citofono, ma nessuno risponde.

Si affaccia un vicino che gli dice che il Signor Capestro è partito da circa due settimane, ma non sa dove sia andato.

Cesare si sente tradito: non sa come contattare il cliente, non ha ricevuto nessuna risposta e non sa come recuperare il suo credito.

A quel punto Cesare decide di contattare il suo avvocato di fiducia.

La strategia legale

Il legale lo riceve e gli chiede di raccontargli tutta la storia.

Appena Cesare comunica al suo avvocato che il Signor Capestro è un pensionato, il legale lo rassicura dicendogli che potrà recuperare il suo credito.

Presenterà un decreto ingiuntivo contro il Signor Capestro.

L’obiettivo è quello di pignorare la pensione del debitore.

Prima però sarebbe necessario conoscere l’importo della pensione: bisognerebbe effettuare un’indagine patrimoniale.

Cesare non capisce perché deve spendere ulteriori soldi: ha già speso abbastanza e non intende versare ulteriori somme per questa indagine.

Cesare è più tranquillo: si aspetta di recuperare il suo credito grazie ad un contenzioso.

Non ha capito di aver commesso un grave errore.

Il pignoramento della pensione: il decreto ingiuntivo

Il decreto ingiuntivo viene emesso e viene notificato per compiuta giacenza presso la residenza del Signor Capestro.

Il Signor Capestro non ritira la raccomandata, probabilmente è ancora fuori città, e il Signor Cesare prosegue l’azione legale.

Dopo circa un mese e mezzo l’avvocato notifica il pignoramento presso terzi.

L’atto viene notificato al debitore, il Signor Capestro, e all’INPS.

Il legale rassicura Cesare: entro breve riceveranno una dichiarazione del terzo e successivamente pignoreranno la pensione del Signor Capestro.

Dopo circa 10 giorni l’INPS invia la dichiarazione del terzo.

Dopo averne letto il contenuto, il legale di Cesare prova un senso di grande delusione.

Il pignoramento della pensione: la spiacevole scoperta

Infatti l’INPS comunica che la pensione del Signor Capestro ammonta a 712 euro.

L’INPS spiega che da questo importo si deve sottrarre la somma di 679 euro e 50 centesimi.

Questa cifra, cioè i 679 euro e 50 centesimi, costituisce il cosiddetto minimo vitale, cioè una cifra che per legge non può essere pignorata da parte del creditore.

L’INPS pertanto comunica che potrà trattenere una cifra molto bassa e spiega come ha effettuato il calcolo.

Alla pensione di 712 euro viene sottratta la somma di 679 euro e 50 centesimi a titolo di minimo vitale.

Il minimo vitale

Il minimo vitale infatti spetta soltanto al debitore.

La somma che residua è pari a 32 euro e 50 centesimi.

Questa però non è la somma che l’INPS verserà a Cesare.

La legge prevede infatti che è possibile pignorare soltanto un quinto della cifra di 32 euro e 50 centesimi.

Pertanto l’INPS comunica che l’importo che sarà trattenuto ogni mese dalla pensione del Signor Capestro ammonterà a 6 euro e 50 centesimi.

Questa è una pessima notizia.

Il pignoramento della pensione: la conclusione

Il legale chiama Cesare e gli legge la dichiarazione dell’INPS.

Cesare si innervosisce: non capisce perché riceverà soltanto 6 euro e 50 centesimi al mese dall’INPS.

Alla fine si rassegna e quando rientra a casa dalla moglie pronuncia questa frase: “Io ho lavorato, ho rifatto la casa del Signor Capestro, lui è scappato e adesso l’INPS mi verserà soltanto 6 euro e 50 centesimi al mese. Alla fine ha vinto il Signor Capestro ed io ho perso.”

Questa è una storia piuttosto amara, ma che ti dimostra quanto può essere insidioso fidarsi della persona sbagliata.

Inoltre c’è anche un’altra lezione da imparare: Cesare non ha ascoltato i consigli del suo legale.

Ha preferito evitare di spendere ulteriori somme per effettuare un’indagine patrimoniale sul debitore.

Questo si è rivelato un grave errore.

Se Cesare avesse saputo che dopo il pignoramento avrebbe ricevuto solo 6 euro e 50 centesimi, probabilmente avrebbe evitato di promuovere un pignoramento presso terzi.

Avrebbe scelto una soluzione diversa.


Conclusione

Questa storia ci insegna molte cose.

Ecco un riepilogo generale.

Ricorda di prestare molta attenzione allo stato patrimoniale dei tuoi clienti.

Se ti promettono pagamenti dilazionati, cerca di capire se hanno una solidità economica che gli permetterà di rispettare i pagamenti mensili.

Se il debitore è un pensionato, devi conoscere con precisione l’importo della sua pensione.

E poi ricorda che da ogni pensione devi sempre detrarre il minimo vitale previsto dalla legge.

Puoi pignorare soltanto un quinto della cifra che residua.

Bene, siamo arrivati alla fine di questa puntata.

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Ti aspettiamo nella prossima puntata.

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29 Settembre 2025
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Come recuperare crediti insoluti: le migliori strategie delle banche

Come recuperare crediti insoluti - copertina

INDICE

Come recuperare crediti insoluti: introduzione

Esistono molte tecniche che ti suggeriscono come recuperare crediti insoluti.

Ogni strumento (consentito dalla legge) che ti consente di ottenere il pagamento da parte del debitore può essere adattato alle tue esigenze e alla tua realtà aziendale.

Tuttavia il modo migliore per raggiungere ottimi risultati è quello di studiare chi è più esperto di noi in un determinato settore.

Lo studio degli esperti ci permette spesso di evitare di commettere errori individuando immediatamente le soluzioni migliori per risolvere un problema.

Per questo motivo in questo articolo ho deciso di spiegarti quali sono le strategie più utilizzate dagli istituti di credito per il recupero dei crediti insoluti.

Analizzando il comportamento delle banche potrai organizzare la tua strategia di recupero in modo corretto avendo già un modello da seguire, che potrai adattare alla tua situazione aziendale.

Prima di proseguire però voglio fornirti alcune definizioni preliminari.

La distinzione dei crediti insoluti

Non tutti i crediti insoluti sono uguali.

Secondo le direttive della Banca d’Italia i crediti che non sono recuperati da diverso tempo (anche definiti come crediti deteriorati o crediti NPL) vengono suddivisi in 3 categorie:

  • crediti “past due”;
  • crediti “unlikely to pay”;
  • crediti “defaulted”.

Vediamo nel dettaglio quali sono le loro caratteristiche.

Crediti “past due”

Un credito si definisce “past due” quando non viene incassato per oltre 90 giorni dalla data di scadenza.

Per identificare queste tipologie di posizioni all’interno della tua impresa dovrai eseguire un’analisi sistematica delle posizioni creditorie mediante una classificazione temporale.

Il primo passaggio consiste nell’esame della documentazione contrattuale per determinare le scadenze originarie.

Successivamente ti consiglio di classificare i crediti secondo fasce temporali progressive:

  • crediti che risultano insoluti da 0 a 30 giorni dalla scadenza;
  • crediti che risultano insoluti da 31 a 60 giorni dalla scadenza;
  • crediti che risultano insoluti da 61 a 90 giorni dalla scadenza;
  • crediti che risultano insoluti da oltre 90 giorni dalla scadenza.

La procedura di classificazione richiede un aggiornamento costante del gestionale contabile utilizzato dalla tua impresa.

Pertanto, sarà necessario creare specifiche procedure aziendali per monitorare le posizioni creditorie deteriorate.

L’identificazione tempestiva di queste posizioni ti aiuterà a elaborare strategie efficaci su come recuperare crediti insoluti.

In questo modo potrai effettuare una valutazione del rischio creditizio complessivo dell’impresa.

La gestione sistematica dei crediti “past due” ottimizza i processi di recupero e riduce l’impatto sui flussi di cassa aziendali.

Crediti “unlikely to pay”

Un credito si definisce “unlikely to pay” quando è scaduto da più di 90 giorni e il creditore ipotizza che il debitore non rispetterà l’obbligazione di pagamento.

Tali posizioni debitorie sono caratterizzate da una significativa incertezza nel recupero.

Questo significa che la tua impresa dovrà eseguire un’analisi della situazione patrimoniale del debitore per identificare in anticipo il rischio di insolvenza.

Per eseguire questa valutazione dovrai esaminare alcune informazioni presenti nei bilanci contabili depositati dalla tua controparte.

Ricorda che l’indicatore temporale costituisce un parametro fondamentale nella tua valutazione.

Infatti, in base alle statistiche del nostro studio legale, i crediti scaduti oltre 180 giorni presentano delle probabilità di recupero sensibilmente ridotte.

Se il debitore ritarda il pagamento o richiede una dilazione senza fornire motivazioni convincenti, il rischio di insolvenza potrebbe aumentare.

In questi casi bisogna applicare strategie differenti e programmare delle azioni di recupero con un orizzonte temporale più lungo.

Crediti “defaulted”

Un credito si definisce “defaulted” quando è scaduto da più di 90 giorni ed il debitore si trova in uno stato di crisi duraturo che gli impedisce di effettuare il pagamento.

La configurazione giuridica del “default” potrebbe legittimare l’applicazione di clausole di risoluzione (se previste nel contratto da cui trae origine il credito).

Per l’impresa creditrice, l’accumulo di posizioni in default può generare conseguenze patrimoniali rilevanti.

Infatti l’incidenza negativa sui flussi di cassa può compromettere l’equilibrio finanziario della tua azienda in modo sistematico.

Pertanto i crediti “defaulted” possono mettere in crisi il benessere economico di ogni creditore.

Questo scenario può essere ancora più complesso in assenza di adeguate procedure aziendali.

Infatti la mancata applicazione di strategie preventive di credit management espone la tua organizzazione imprenditoriale a rischi di liquidità.

In questi casi per preservare la continuità aziendale dovrai agire tempestivamente per capire come recuperare i crediti insoluti.

In particolare una gestione proattiva del rischio creditizio ti aiuterà a minimizzare l’impatto economico delle insolvenze.

Inoltre l’adozione di procedure standardizzate di monitoraggio ti consentirà di identificare in modo tempestivo i segnali di deterioramento.

In questa pagina puoi trovare una spiegazione più completa del processo di deterioramento del credito.

Dopo averti spiegato la distinzione delle sofferenze bancarie, passiamo ad analizzare le strategie principali che ti permetteranno di capire come recuperare crediti insoluti.


Come recuperare crediti insoluti: le strategie delle banche

Come recuperare crediti insoluti - le strategie

In primo luogo analizza la natura del tuo credito, utilizzando i criteri di distinzione forniti dalla Banca d’Italia.

Per le imprese di piccole e medie dimensioni questa attività può essere eseguita dal reparto contabile.

Tuttavia se i tuoi incassi mensili sono numerosi, ti consiglio di assumere una specifica risorsa che ricoprirà il ruolo di “credit manager”.

Il “credit manager” è il professionista incaricato di presidiare l’intero ciclo del credito di un’impresa, dalla concessione del fido commerciale fino al recupero dell’eventuale insoluto.

La sua funzione è molto importante perché incide direttamente sulla liquidità aziendale e sulla gestione del rischio di insolvenza.

Non appena avrai individuato la categoria in cui inserire il tuo credito insoluto, elabora una delle seguenti strategie di recupero (si tratta della principali soluzioni applicate dalle banche).

Ricorda che ogni procedura deve essere adattata al tuo caso, applicando le modifiche opportune (adattando ogni elemento non applicabile alla gestione dei crediti commerciali).

La trattativa stragiudiziale e la mediazione per i crediti “past due”

Quando il credito è scaduto da 90 giorni la maggior parte degli istituti di credito procedono immediatamente con l’instaurazione di una trattativa stragiudiziale.

Secondo le statistiche fornite da Banca d’Italia, quando il credito è poco deteriorato (come nel caso dei crediti “past due”) le probabilità di recupero tramite attività stragiudiziale crescono notevolmente.

Anche la mediazione civile è uno strumento utile in questi casi, ma è un rimedio meno utilizzato per via dei maggiori costi di avvio.

Se il tuo credito insoluto rientra nella categoria dei “past due” ti conviene:

  • avviare una trattativa stragiudiziale;
  • avviare una mediazione civile.

La ristrutturazione o il rifinanziamento per i crediti “unlikely to pay”

Quando il credito è scaduto da più di 90 giorni, e si ritiene probabile che il debitore non effettuerà il pagamento, molti istituti di credito decidono di proporre alla controparte una ristrutturazione del debito mediante rifinanziamento.

Il rifinanziamento consiste nell’erogazione di una nuova somma di denaro di cui:

  • una parte azzera il precedente debito;
  • un’altra parte rimane nella disponibilità del correntista per consentirgli di effettuare nuove operazioni imprenditoriali.

Si tratta di uno strumento finanziario tecnico molto utilizzato per le aziende che non elimina il debito (semmai lo aumenta).

Tale strumento consente al debitore in difficoltà di avere una nuova disponibilità economica che può utilizzare per risollevare la propria attività.

Se il tuo credito insoluto rientra nella categoria degli “unlikely to pay” puoi:

  • suggerire al tuo debitore di rinegoziare le modalità di pagamento, inserendo delle scadenze più dilazionate;
  • compensare il tuo credito con beni o servizi erogati dal tuo stesso debitore.

Lo comprendo non è la soluzione ideale (tutti i creditori preferirebbero il pagamento in denaro).

Tuttavia in molti casi la rinegoziazione o la compensazione possono essere le soluzioni più intelligenti ed efficaci.

Infatti quando c’è il fondato timore che la tua controparte non riuscirà a pagare il suo debito, l’avvio di una causa giudiziale non ti aiuterà a recuperare il tuo credito.

La cessione o una procedura giudiziale per i crediti “defaulted”

Quando il credito è scaduto da più di 90 giorni, e il debitore si trova in una situazione di crisi duratura, molti istituti di credito decidono di cedere la posizione a soggetti terzi.

In passato in Italia il numero di crediti “defaulted” è stato molto alto e ha causato una temporanea paralisi del sistema bancario.

A fronte di questa situazione di crisi “duratura” le banche decidono molto spesso di procedere con la cessione delle posizioni più problematiche, dietro il pagamento di importo più basso che non copre certamente il valore nominale del credito ceduto.

In questo modo la Banca realizza un piccolo incasso che non copre certamente tutte le perdite subite, ma limita i danni dovuti dal mancato pagamento.

In altri casi, molte banche decidono di recuperare i crediti “defaulted” attraverso l’istaurazione di una procedura giudiziale per mettere pressione al debitore e costringerlo a pagare.

Se il tuo credito insoluto rientra nella categoria dei “defaulted” puoi scegliere se cedere la posizione a terzi, producendo un piccolo utile.

In alternativa puoi scegliere di avviare una causa giudiziale contro il debitore.

In entrambi i casi si tratta di scelte molto delicate, che ti sconsiglio di prendere da solo.

Meglio richiedere un parere a un legale specializzato in crediti deteriorati per individuare la strategia di incasso più sicura e veloce.


Conclusione

La classificazione delle posizioni creditorie rappresenta un elemento fondamentale per il benessere economico della tua impresa.

Infatti l’utilizzo di criteri di segmentazione (basati su parametri temporali e sulla valutazione del rischio di insolvenza) ti aiuterà a prevenire eventuali crisi finanziarie.

Stabilisci delle soglie automatiche nel tuo gestionale contabile che attivino alert progressivi.

Questa procedura ti aiuterà a:

  • intercettare il deterioramento del credito prima che la crisi del debitore diventi irreversibile;
  • evitare che una semplice difficoltà temporale si trasformi in insolvenza definitiva.

Ricorda di non concentrare più del 20% dei tuoi incassi sulla stessa scadenza mensile.

Questa distribuzione temporale ti aiuterà a:

  • prevenire crisi di liquidità improvvise;
  • mantenere costante il flusso di cassa;
  • proteggere la tua impresa da shock finanziari che potrebbero comprometterne la continuità operativa.

Infine ti suggerisco di chiedere supporto legale specializzato per identificare le posizioni creditorie più complesse.

In questo modo potrai programmare le strategie di recupero più efficaci, aumentando notevolmente le tue probabilità di incasso.

Come recuperare crediti insoluti - infografica


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Autore

Tino Crisafulli

Avvocato • Legal Advisor | Founder di Recupero Legale.

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23 Settembre 2025
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ARTICOLI

Un cliente che non paga: cosa fare per recuperare il tuo credito

Un cliente che non paga - copertina

INDICE

Introduzione

Ciao, io sono Tino Crisafulli ed io Teresa Rossi e benvenuto al Recupero Legale Podcast.

Questa è la seconda puntata del nostro podcast.

Oggi parleremo di come comportarsi con un cliente che non paga.

Cercheremo di spiegarti in modo semplice come dovresti comportarti se hai un credito insoluto e quando conviene rivolgerti a un professionista.

Parleremo di quali sono le condizioni giuridiche per definire un credito come insoluto.

Ti spiegheremo perché è importante verificare se ci sono contestazioni sulla tua prestazione.

Inoltre scoprirai come comportarti nel caso in cui il cliente non dovesse pagarti.

Infine ti sveleremo un piccolo trucchetto per mettere sotto pressione il debitore e spingerlo a pagare.

Ma partiamo immediatamente con il primo punto.

Credito insoluto: definizione

Parliamo di credito insoluto.

Il credito si definisce insoluto quando il tuo cliente diventa moroso, cioè quando non effettua il pagamento del suo debito entro il termine prestabilito.

Ipotizziamo che hai stipulato un contratto con un tuo cliente.

Nel contratto il tuo cliente deve pagarti entro il giorno 10 febbraio.

Non è necessario che il contratto preveda un termine preciso, ma è molto importante che tu abbia svolto già la prestazione.

Se hai stipulato un contratto ma non hai ancora venduto nessun bene o servizio, non potrai richiedere il pagamento della somma di denaro.

Ricorda bene che tu diventi creditore quando fornisci una prestazione professionale o quando vendi il prodotto ad un cliente.

Cliente che non paga e contratto

Nel diritto questo tipo di contratto si chiama contratto a prestazioni corrispettive.

In questo tipo di contratto entrambe le parti devono compiere un’azione precisa, che per questo si definisce corrispettiva.

Il venditore vende il bene, il cliente lo paga.

Si tratta di un’obbligazione reciproca.

Questa relazione è un contratto a prestazioni corrispettive.

Ma questa relazione si verifica non soltanto quando si vende un bene, ma anche quando la prestazione consiste nell’erogazione di un servizio.

Se sei un web marketer, un web designer o anche un ingegnere, un commercialista, la tua prestazione rappresenta l’obbligazione del contratto.

Un cliente che non paga: quando rivolgersi a un professionista

Ma quanto tempo devi aspettare prima di rivolgerti ad un professionista?

Questo è un argomento molto importante.

Te lo comunichiamo immediatamente senza giri di parole: se aspetti troppo tempo prima di richiedere il pagamento, le probabilità di recupero diminuiscono.

Le principali statistiche di recupero crediti dimostrano questo dato.

Se aspetti troppo, il tuo credito avrà meno possibilità di essere recuperato.

Lo dicono le statistiche.

Se hai un credito insoluto e il tuo cliente non ti paga entro il termine prestabilito, contattalo dopo dieci giorni e chiedigli spiegazioni sul mancato pagamento.

Ti consigliamo di non essere troppo aggressivo.

A volte i pagamenti ritardano per varie ragioni e non è il caso di incrinare i rapporti commerciali per un ritardo di qualche giorno.

Un cliente che non paga: i motivi del mancato pagamento

Quando chiedi spiegazioni sul mancato pagamento, cerca di capire se ci sono state contestazioni sul servizio o sulla merce.

Uno degli errori più comuni dei creditori è quello di dare per scontato che non ci siano contestazioni sulla prestazione eseguita.

Molti contenziosi nascono proprio per contestare la vendita del bene o l’esecuzione del servizio.

Se non hai ricevuto contestazioni, cerca di dare un termine di pagamento al tuo cliente.

Non mostrarti infastidito, ma cerca di essere deciso.

Ricordagli di effettuare il pagamento entro cinque giorni, poiché tu hai eseguito la tua prestazione e adesso lui deve pagarti.

Ti sconsigliamo di parlare di eventuali azioni legali in questa fase: sarebbe controproducente.

Cerca di fissare un termine perentorio entro il quale dovresti essere pagato.

Un cliente che non paga: svolgimento della trattativa

Ma cosa succede se passano i cinque giorni e il tuo cliente non paga?

A questo punto ti consigliamo di provare a telefonare una seconda volta o ricontattarlo, chiedendogli maggiori informazioni sul mancato pagamento.

Qualunque sia la sua risposta, cerca di capire che probabilmente ti ha mentito, così come ha già mentito prima assicurandoti il pagamento entro quella data.

In questa seconda telefonata ti consigliamo di essere più deciso e perentorio ed invitarlo a pagare entro tre giorni.

Digli chiaramente che se non paga sei pronto a rivolgerti ad un avvocato o che potresti fargli causa.

Prima gli hai dato cinque giorni, adesso ne ha solo tre.

Perché è così importante ridurre il numero di giorni che sei disposto ad aspettare?

Perché se gli concedi un termine troppo lungo, il tuo cliente si rilasserà e non sentirà la pressione di una scadenza.

Il suo cervello gli dirà “Non preoccuparti, c’è ancora tempo” e così il pagamento sarà ritardato.

Spesso questa tecnica funziona.

Un cliente che non paga: i motivi dei ritardi

Molte persone ritardano nei pagamenti perché sono disorganizzate e non riescono a programmare i propri impegni.

Se ricevono una scadenza e sentono la pressione di un obbligo, allora si sentono stimolate a rispettare i patti.

Ma non illuderti troppo: se il tuo cliente è bugiardo o è in malafede, allora nessuna di queste tecniche lo convincerà a pagare.

E cosa succede se il cliente non rispetta l’ultima scadenza?

Il nostro consiglio è quello di rivolgersi subito a un professionista del recupero crediti.

Meglio rivolgersi ad un legale specializzato in questo settore.

Non fare passare altro tempo per chiamare il tuo cliente: non saresti più credibile ai suoi occhi.

Se lo hai esortato a pagare entro tre giorni intimandogli di rivolgerti ad un legale, ti conviene rispettare la promessa.

L’errore più grande che viene commesso in questi casi è aspettare troppo tempo prima di rivolgersi ad un legale o ad un professionista.

Ricorda che più il credito invecchia, più è difficile recuperarlo.

Non lasciarti intimorire dalle spese legali: se lasci passare troppo tempo potresti rimpiangerlo amaramente.

Un cliente che non paga: i consigli da seguire

Facciamo un riepilogo generale.

Ricorda che il credito si considera insoluto soltanto se tu hai erogato la tua prestazione ed il tuo debitore invece non ha pagato.

Se il debitore non ti paga entro la scadenza, contattalo al telefono.

Nella prima telefonata non dirgli che ti rivolgerai ad un avvocato, ma concedigli un termine ragionevole, diciamo 5-6 giorni.

Se il debitore non rispetta gli impegni, mettilo sotto pressione: invitalo a pagare entro tre giorni, non un giorno in più, e comunicagli che se non paga ti rivolgerai ad un avvocato.


Conclusione

Siamo arrivati alla fine di questa puntata.

Nei prossimi appuntamenti affronteremo dei temi utili per la tua attività e il tuo business.

Puoi ascoltare le nostre puntate sul nostro sito web cliccando nella sezione podcast, ma se preferisci puoi ascoltare l’episodio su:

  • Apple Podcast;
  • Spreaker;
  • Spotify;
  • SoundCloud;
  • YouTube.

Ti aspettiamo nella prossima puntata.

Un cliente che non paga - infografica


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17 Settembre 2025
https://www.recuperolegale.it/wp-content/uploads/2018/07/Un-cliente-che-non-paga-copertina.png 720 1280 Recupero Legale /wp-content/uploads/2017/11/recuper-legale.png Recupero Legale2025-09-17 07:12:062025-09-17 15:40:46Un cliente che non paga: cosa fare per recuperare il tuo credito
ARTICOLI

Decreto provvisoriamente esecutivo e recupero crediti: casi pratici

Decreto provvisoriamente esecutivo - copertina

INDICE

Introduzione

Il decreto provvisoriamente esecutivo rappresenta uno strumento giuridico molto utile per accelerare il recupero dei crediti commerciali.

Questo istituto ti permette di ottenere una pronuncia giudiziale di condanna velocizzando l’avvio dell’azione esecutiva.

In particolare il tribunale emette il decreto ingiuntivo senza che sia sentita l’altra parte (“inaudita altera parte”) basandosi esclusivamente sulla solidità dei documenti prodotti dal creditore.

La velocità di emissione può costituire il primo vantaggio strategico per la tua impresa.

Infatti il decreto provvisoriamente esecutivo produce effetti immediati sul debitore inadempiente, anche se quest’ultimo propone opposizione.

Le statistiche del nostro studio legale dimostrano che questo strumento aumenta sensibilmente le probabilità di incasso per crediti di importo basso o medio.

In questo modo potrai procedere immediatamente con l’esecuzione forzata sui beni del debitore senza attendere il decorso di ulteriori termini processuali.

La combinazione tra rapidità procedurale e efficacia esecutiva rende il decreto provvisoriamente esecutivo la soluzione ottimale per recuperare crediti certi e liquidi.

In questo articolo ti spiegherò cos’è un decreto provvisoriamente esecutivo e quali sono i casi principali in cui il Giudice accoglierà la tua richiesta di provvisoria esecuzione.

Prima di proseguire voglio fornirti alcune definizioni preliminari.

Decreto provvisoriamente esecutivo: definizione

Il decreto ingiuntivo costituisce il provvedimento giurisdizionale disciplinato a partire dall’articolo 633 fino all’articolo 656 del Codice di Procedura Civile.

Questo strumento ti consente di ottenere un titolo esecutivo per crediti di danaro, cose fungibili o prestazioni specifiche.

Il decreto provvisoriamente esecutivo rappresenta la forma ordinaria del decreto ingiuntivo disciplinata dall’articolo 642 del Codice di Procedura Civile.

La provvisoria esecutorietà significa che puoi procedere immediatamente con l’esecuzione forzata.

In questo modo non dovrai attendere il decorso del termine di quaranta giorni previsto dalla legge prima di avviare un pignoramento (pignoramento mobiliare; pignoramento presso terzi; pignoramento immobiliare).

Il tribunale emette il decreto quando sussistono alcuni requisiti espressamente previsti dalla legge.

Devi sapere che il debitore può sempre proporre opposizione entro quaranta giorni dalla notificazione.

Tuttavia, l’opposizione non sospende automaticamente l’efficacia esecutiva del decreto.

Il giudice dell’opposizione può concedere la sospensione su istanza di parte quando ricorrono gravi motivi.

Decreto provvisoriamente esecutivo: differenze con quello ordinario

Quando il decreto ingiuntivo viene emesso nella forma ordinaria, ovvero NON “immediatamente esecutiva”, il debitore sarà obbligato al pagamento nei confronti del creditore dopo un termine di 40 giorni.

Questo termine decorre dal momento in cui il decreto ingiuntivo viene notificato.

Il decreto ingiuntivo immediatamente esecutivo, invece, è quel provvedimento giudiziale che obbliga il debitore al pagamento immediato di una somma di denaro nei confronti del creditore.

Quindi, se hai ottenuto un decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo, puoi notificarlo insieme all’atto di precetto senza dover attendere il termine di 40 giorni previsto dal codice di procedura civile.

Questo significa che potrai pignorare i beni del debitore molto prima rispetto ai tempi previsti dalla legge.

In questo modo otterrai un enorme vantaggio rispetto agli altri creditori.

Come ottenere un decreto provvisoriamente esecutivo

La provvisoria esecuzione viene concessa dal giudice su istanza del creditore ricorrente ai sensi di quanto prevede l’articolo 642, comma 1, del Codice di Procedura Civile.

In genere la provvisoria esecuzione va espressamente richiesta dal ricorrente.

Tuttavia in alcuni casi può capitare che il giudice emetta un decreto ingiuntivo immediatamente esecutivo senza che il creditore lo richieda.

In particolare possiamo distinguere:

  • i casi in cui la provvisoria esecuzione è espressamente prevista dalla legge (articolo 642, comma 1, del Codice di Procedura Civile);
  • i casi in cui la provvisoria esecuzione è rimessa alla valutazione discrezionale del giudice (articolo 642, comma 2, del Codice di Procedura Civile)

La concessione della provvisoria esecuzione è espressamente prevista dalla legge quando il credito è fondato su:

  • cambiale;
  • assegno bancario;
  • assegno circolare;
  • certificato di liquidazione di borsa;
  • atto ricevuto da notaio;
  • atto ricevuto da altro pubblico ufficiale autorizzato.

In altri casi il decreto provvisoriamente esecutivo può essere emesso, a discrezione del giudice, nei seguenti casi:

  • se vi è pericolo di grave pregiudizio nel ritardo;
  • se il creditore produce documentazione sottoscritta dal debitore.

Decreto provvisoriamente esecutivo: quando diventa definitivo

Dopo aver notificato un decreto provvisoriamente esecutivo il debitore avrà 40 giorni di tempo per impugnare il provvedimento.

Se sono trascorsi 40 giorni senza che il debitore presenti opposizione, il decreto ingiuntivo diventa definitivamente esecutivo e non può essere più contestato dalla controparte.

In questo modo il debitore non potrà più presentare opposizione e il decreto ingiuntivo costituirà giudicato definitivo tra le parti.


Decreto provvisoriamente esecutivo: casi principali

Decreto provvisoriamente esecutivo - casi principali

Ottenere un decreto provvisoriamente esecutivo rappresenta un grande successo giudiziale.

Tuttavia non sempre questo grande risultato viene percepito correttamente del creditore a causa di una scarsa conoscenza delle regole procedurali.

Infatti, devi sapere che non è affatto scontato ottenere la provvisoria esecuzione del decreto ingiuntivo.

Per raggiungere questo obiettivo processuale è necessario:

  • procedure con un’analisi preliminare della controversia (per prevedere i possibili rischi di contestazione);
  • effettuare una raccolta completa della documentazione su cui si fonda il credito (per prevenire eventuali richieste di integrazione del giudice).

Tuttavia ci sono alcune condizioni che possono favorire la concessione della provvisoria esecuzione.

Ecco i principali casi i cui è possibile ottenere un decreto ingiuntivo immediatamente esecutivo.

1) Quando il credito si fonda su delle cambiali scadute da più di tre anni

In questo articolo ti abbiamo già spiegato che la cambiale firmata dal debitore (e munita di una corretta marca da bollo sul retro), costituisce un titolo esecutivo.

Per titolo esecutivo si intende quel provvedimento giudiziale o stragiudiziale che ti consente di procedere direttamente con l’esecuzione forzata (il pignoramento) nei confronti del tuo debitore.

Se possiedi delle cambiali firmate dal debitore puoi notificare un atto di precetto senza dover ottenere prima un decreto ingiuntivo.

In questo caso, infatti, le cambiali sono già un titolo esecutivo e non c‘è bisogno che tu agisca in giudizio per ottenerlo.

Se, invece, possiedi delle cambiali scadute da più di tre anni non puoi notificare l’atto di precetto ma puoi utilizzarle come prova scritta per ottenere un decreto ingiuntivo (articolo 642, comma 1, del Codice di Procedura Civile).

In questo caso, infatti, potrai richiedere ed ottenere dal giudice la provvisoria esecuzione del decreto.

2) Quando il credito si fonda su un documento sottoscritto dal debitore

Se possiedi un documento firmato dal debitore in cui egli riconosce il suo debito (ad esempio una scrittura privata o un accordo stragiudiziale), ti conviene utilizzarlo come prova scritta del credito per ottenere un decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo.

Infatti, il documento sottoscritto dal debitore viene considerato una prova dell’esistenza del diritto di credito e ti permetterà di ottenere dal giudice la provvisoria esecuzione del decreto ingiuntivo (articolo 642, comma 2, del Codice di Procedura Civile).

Se non hai stipulato un contratto con la controparte, ma il tuo credito si fonda su fatture, ti consiglio di far firmare un accordo transattivo alla controparte (in questo caso è meglio affidarsi ad un legale).

Infatti nel caso in cui il debitore non dovesse effettuare il pagamento, la firma di una transazione potrebbe procurarti un vantaggio in sede giudiziale, poiché in presenza di specifiche clausole ti potrebbe permettere di ottenere un decreto provvisoriamente esecutivo.

3) Quando il debitore è una società che si trova in stato di “liquidazione”

Se il tuo debitore è una società che si trova in stato di “liquidazione” potresti ottenere un decreto provvisoriamente esecutivo.

Questa situazione, infatti, può farti ottenere la provvisoria esecuzione se dimostri al giudice che lo stato in cui si trova l’azienda debitrice può pregiudicare in modo grave il tuo credito (articolo 642, comma 2, del Codice di Procedura Civile).

Infatti la procedura di liquidazione, costituisce spesso (ma non sempre) l’anticamera dell’estinzione della società (o in alcuni casi precede lo stato di fallimento).

Grazie a questa procedura l’azienda cerca di ottenere il denaro necessario per pagare i creditori attraverso la vendita di beni mobili o immobili o attraverso la riscossione di crediti.

Pertanto, se scopri che il debitore è una società in liquidazione, chiedi al giudice la provvisoria esecuzione del decreto specificando che il tuo credito è in pericolo perché la controparte potrebbe fallire da un momento all’altro.

Per dimostrare che quanto affermi è vero ti consiglio di utilizzare i seguenti documenti:

  • un visura camerale aggiornata della società debitrice, dalla quale si possa dimostrare che la stessa ha promosso la procedura di liquidazione volontaria;
  • qualsiasi prova che dimostri che la società debitrice ha promosso la procedura di liquidazione volontaria a causa della presenza di molteplici debiti.

Decreto provvisoriamente esecutivo: caso studio

Decreto provvisoriamente esecutivo - caso studio

Per spiegarti come ottenere un decreto provvisoriamente esecutivo ho deciso di raccontarti un caso realmente accaduto a un cliente del nostro studio legale.

Per motivi deontologici e per tutelare la riservatezza degli interessati i nomi che troverai nella storia sono stati modificati.

Tuttavia il caso è realmente successo.

Ti spiego cos’è successo.

La storia di Marco

Era un giovedì mattina quando Marco, imprenditore edile, entrò nel nostro studio con l’aria disperata.

“Avvocato, la Edilcostruzioni S.r.l. mi deve 18.000 euro per i lavori completati sei mesi fa.

“Non rispondono più alle chiamate e ho saputo che hanno avviato una liquidazione volontaria.”

Esaminai la documentazione: fatture regolari, contratto firmato, ma soprattutto un dettaglio che mi colpì.

L’accordo transattivo

Tre mesi prima, per rimandare il pagamento, l’amministratore della Edilcostruzioni aveva firmato un accordo transattivo riconoscendo espressamente il debito e impegnandosi a saldarlo entro sessanta giorni.

“Marco,” dissi, “abbiamo un’opportunità.”

“Questo documento sottoscritto dal debitore, unito al loro stato di liquidazione, ci permette di richiedere un decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo secondo quanto prevede l’articolo 642, comma 2, del Codice di Procedura Civile.”

La vicenda processuale

Preparai la richiesta di ingiunzione evidenziando due elementi fondamentali:

  • la presenza del documento firmato che confessava il debito;
  • il grave pregiudizio derivante dallo stato di liquidazione della società, che rischiava di compromettere definitivamente le possibilità di recupero.

Due settimane dopo, il telefono squillò.

“Avvocato, è incredibile! Ho ricevuto una chiamata dalla Edilcostruzioni. Vogliono pagare immediatamente. Come è possibile?”

La proposta transattiva

Il sorriso si allargò sul mio volto.

“Marco, il giudice ha accolto la nostra richiesta. Il decreto è provvisoriamente esecutivo, significa che possiamo procedere subito al pignoramento senza attendere i quaranta giorni. Evidentemente un avvocato ha informato la controparte che il creditore potrebbe pignorare i beni da un momento all’altro.”

“Ma è legale tutto questo?” chiese ancora incredulo.

“Assolutamente. La legge prevede espressamente questi casi.”

“Il documento che hanno firmato confessando il debito e il loro stato di liquidazione hanno convinto il tribunale che esisteva il pericolo di un grave pregiudizio nel ritardo.”

“Il decreto li obbliga al pagamento immediato.”

La definizione della controversia

La settimana seguente, Marco ricevette il pagamento integrale del credito insoluto.

Il potere deterrente del decreto provvisoriamente esecutivo aveva funzionato perfettamente.

Di fronte alla prospettiva di un pignoramento immediato, la società debitrice aveva preferito definire la controversia in modo tempestivo piuttosto che subire un pignoramento.

Qualche settimana dopo scoprimmo che la Edilcostruzioni non era realmente in difficoltà finanziarie.

La liquidazione era solo una manovra per scoraggiare i creditori e concordare pagamenti dilazionati.

Tuttavia il decreto provvisoriamente esecutivo aveva vanificato la tattica avversaria, costringendo la società debitrice a definire la controversia in tempi rapidi.

La nostra strategia aveva trasformato un credito apparentemente irrecuperabile in un incasso piuttosto celere.


Conclusione

Il decreto provvisoriamente esecutivo rappresenta uno degli strumenti giuridici più efficaci per tutelare un credito insoluto.

In particolare, in caso di provvisoria esecuzione, potrai avviare un pignoramento senza attendere il termine di quaranta giorni previsto dalla legge.

La forza del decreto provvisoriamente esecutivo risiede nella sua natura immediata e nella possibilità di procedere subito con azioni esecutive.

In molti casi questo strumento esercita una forte pressione psicologia sul debitore e può aumentare le probabilità di recupero.

Infatti, dopo aver ricevuto la notifica del provvedimento giudiziale, la controparte potrebbe comprendere che eventuali opposizioni dilatorie saranno inefficaci e non impediranno al creditore di procedere con l’esecuzione forzata.

Di conseguenza il decreto provvisoriamente esecutivo può spingere la controparte a formulare eventuali offerte transattive per definire il contenzioso.

Tuttavia prima di avviare un’azione giudiziale, ti consiglio di rivolgerti a uno studio legale specializzato in credit management.

In questo modo potrai effettuare un’analisi preliminare della controversia e potrai verificare se ci sono i presupporti processuali per ottenere un decreto provvisoriamente esecutivo.

Decreto provvisoriamente esecutivo - infografica


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Autore

Teresa Rossi

Avvocato • Credit Advisor | Founder di Recupero Legale.

Specializzata in: Crediti • Immobiliare • Due Diligence.

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3 Settembre 2025
https://www.recuperolegale.it/wp-content/uploads/2018/07/Decreto-provvisoriamente-esecutivo-copertina.png 720 1280 Recupero Legale /wp-content/uploads/2017/11/recuper-legale.png Recupero Legale2025-09-03 07:04:162025-09-03 12:06:01Decreto provvisoriamente esecutivo e recupero crediti: casi pratici
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