La Negoziazione per gestire i crediti

La negoziazione è un processo di comunicazione interpersonale che si rende necessario quando una parte non può raggiungere i propri obiettivi unilateralmente.

In questo caso, il tuo obiettivo è chiaramente ottenere il pagamento da un debitore.

Tuttavia, questo obiettivo non può essere raggiunto in modo unilaterale e dovrai ricorrere a una trattativa con l’altra parte prima di considerare eventuali azioni legali.

La Negoziazione: definizione

Nelle attività di recupero, la negoziazione è un processo fondamentale in cui il creditore e il debitore si accordano sul pagamento dell’obbligazione contrattuale.

Tuttavia, è importante chiarire alcuni aspetti riguardanti questa frase.

In primo luogo, la negoziazione è essenziale per raggiungere rapidamente gli obiettivi di incasso desiderati.

Svolgere una negoziazione efficace può evitare procedimenti legali controversi.

Durante la negoziazione, il tuo principale obiettivo deve essere quello di raggiungere un accordo con l’altra parte coinvolta.

Nella maggior parte delle trattative, questo è il più grande ostacolo da superare.

Il creditore può diventare molto rigido sulle sue richieste per cercare di ottenere il pagamento, senza considerare che in caso di rifiuto dell’altra parte, l’obiettivo non può essere raggiunto se non attraverso una causa legale.

In qualità di avvocato ti posso garantire che spesso la via legale è un fallimento anche per il creditore.

Il nostro studio legale si focalizza su uno dei concetti più importanti nel mondo del business: l’obbligazione contrattuale.

Contratti e Crediti Insoluti

Quando parliamo di obbligazione contrattuale, non ci riferiamo solo ai contratti stipulati per iscritto, ma anche a tutte quelle transazioni in cui è dimostrato che esisteva l’accordo tra le parti.

In generale è preferibile avere un contratto scritto per delineare i dettagli legali del rapporto di collaborazione.

In passato, abbiamo gestito con successo casi di recupero crediti anche senza un contratto formale, purché si possa dimostrare l’esistenza del debito e del rapporto contrattuale.

L’importanza della Negoziazione

È importante ricordare che la negoziazione è uno strumento utile per risolvere in modo amichevole le dispute, e quindi il creditore deve avere l’intenzione di giungere a una transazione.

Questo concetto è fondamentale e dovrebbe sempre essere tenuto a mente quando si avvia una negoziazione con il debitore.

Inoltre, attraverso la negoziazione è possibile evitare l’avvio di una causa legale, il che porta a ulteriori costi di recupero.

La negoziazione è quindi uno strumento prezioso per evitare costi aggiuntivi.

La Comunicazione: definizione ed elementi

La comunicazione è fondamentale durante il processo di recupero stragiudiziale.

Per gestire con successo le trattative con il debitore, è importante padroneggiare le regole di una buona comunicazione durante la negoziazione telefonica.

Con una comunicazione efficace, puoi ottenere risultati migliori nel tuo processo di recupero.

Uno dei principali limiti della negoziazione è dire cose che non corrispondono al nostro stato mentale o alle nostre intenzioni.

È importante coordinare la nostra comunicazione verbale e paraverbale per essere efficaci nella negoziazione.

Ma prima di entrare nei dettagli delle fasi della negoziazione, dobbiamo imparare le regole fondamentali da seguire per avviare una comunicazione efficace.

La Comunicazione Efficace

Quando possiamo considerare una comunicazione efficace?

Una comunicazione efficace implica un dialogo costruttivo con il debitore.

L’obiettivo della negoziazione, naturalmente, è ottenere il pagamento del debito.

Tuttavia, non dimenticare mai che questo è il tuo obiettivo finale anche quando lavori per un’agenzia di recupero crediti e cerchi di instaurare un rapporto empatico con i debitori.

È importante ricordare al debitore che il pagamento è l’unica soluzione per liberarsi dal problema.

Pertanto, devi concentrarti sulla risoluzione del problema.

Il mancato pagamento rappresenta un problema sia per il debitore che per il creditore, quindi è cruciale focalizzarsi su questo aspetto durante la comunicazione.

Comunicare in modo efficace con il debitore è fondamentale per raggiungere i tuoi obiettivi.

Ciò include non solo le comunicazioni verbali e telefoniche, ma anche quelle via email.

Mantenere un tono calmo e collaborativo è essenziale per raggiungere una transazione con il debitore.

Ricorda che all’inizio potrebbe vederti come un nemico, ma la chiave è far capire che avete un obiettivo comune e che risolvere il tuo problema è anche vantaggioso per lui.

Concentrandoti su questa prospettiva, il debitore vedrà la tua attività di recupero crediti come una risorsa che può aiutarlo a liberarsi da un problema.

È possibile che il debitore al momento non abbia i mezzi necessari per pagare.

Per essere efficaci nella comunicazione, devi concentrarti su tre aggettivi e caratteristiche: deve essere chiara, sintetica e completa.

La Comunicazione “chiara”

Per una comunicazione chiara, è importante seguire alcune regole chiave.

Una di queste è l’utilizzo di un linguaggio semplice e comprensibile, noto come Plain Language, quando si comunica con un debitore.

L’uso di termini troppo tecnici o giuridici potrebbe causare confusione o frustrazione al destinatario e impedire il raggiungimento del tuo obiettivo.

Quando si affrontano discussioni iniziali con un’altra parte, è importante utilizzare linguaggio semplice e non complicato, soprattutto quando si tratta di questioni legali o tecniche.

Per questo motivo, ti consiglio di comunicare direttamente il problema del mancato pagamento senza usare frasi aggressive che potrebbero infastidire il debitore.

In questa fase, è meglio mantenere una certa riservatezza senza rivelare troppi dettagli.

Parlando chiaramente in modo comprensibile a tutti, puoi evitare fraintendimenti e utilizzare parole semplici anziché termini troppo complicati.

Quando si tratta di recuperare crediti, è importante parlare in modo chiaro e semplice per evitare confusione con i debitori.

Non c’è bisogno di utilizzare termini sofisticati o complicati.

Elenca semplicemente il problema e comunica chiaramente lo scopo della chiamata e gli obiettivi che si vogliono raggiungere, mantenendo sempre un tono professionale e rispettoso.

La Comunicazione “sintetica”

La comunicazione sintetica è un aspetto che spesso viene dato per scontato, ma in realtà richiede un approccio preciso e diretto.

Secondo le statistiche, una comunicazione breve e sintetica funziona meglio quando si conclude entro i 5-9 minuti.

Dalla mia esperienza personale, posso confermare che ogni presentazione che supera i 5 minuti perde gradualmente efficacia, raggiungendo la completa inefficacia dopo i 9 minuti.

Per questo motivo, se devi esporre un problema, cerca di essere conciso e di presentarlo entro i primi 5 minuti per massimizzare l’impatto della tua comunicazione.

Quando presenti il problema dei debiti arretrati, è importante non andare troppo veloce.

Devi prenderti il tempo necessario per spiegare la situazione, ma senza essere troppo prolisso.

Evita di dilungarti troppo nei dettagli, altrimenti potresti perdere l’attenzione del debitore.

Ricorda sempre di mantenere alta l’attenzione del tuo interlocutore per evitare che si annoi e ciò possa ostacolare il raggiungimento dell’obiettivo finale: risolvere il problema dei mancati pagamenti.

Una comunicazione chiara e concisa favorirà notevolmente la conclusione di una trattativa con successo.

Un consiglio importante: essere sintetici nella comunicazione non significa saltare le spiegazioni.

Invece, fai parlare a lungo il debitore dopo la tua prima presentazione, entro i primi 5 minuti.

Se hai molte informazioni sulla controparte, avrai più potere durante la trattativa.

Prendi nota di tutto ciò che sai e vedrai come sarà più facile negoziare per il recupero dei tuoi crediti.

La Comunicazione “completa”

Una comunicazione completa è fondamentale per gestire una situazione di debito.

Non assumere mai che il tuo interlocutore sappia già del mancato pagamento, soprattutto se stai trattando con grandi aziende con numerosi dipendenti e diversi settori.

Assicurati di fornire al debitore tutte le informazioni necessarie per comprendere appieno la situazione debitoria.

Questo è particolarmente importante quando si tratta di grandi società o PMI italiane con un numero significativo di dipendenti.

Comunicare in modo completo ed efficace aiuterà a risolvere la situazione in modo rapido e positivo per entrambe le parti.

Comunicare in modo efficace con la parte debitrice è fondamentale per avere canali privilegiati e negoziare in modo più efficiente e veloce.

Durante la presentazione iniziale, le informazioni più importanti da fornire alla controparte includono il contratto dal quale derivano i crediti.

Inoltre, è essenziale che il debitore sia consapevole delle origini del debito, dell’importo insoluto e della data di scadenza dell’obbligazione.

Con una comunicazione precisa e completa, la tua pretesa sarà vista come legittima dalla controparte.

Negoziazione: le parole da utilizzare

Quando si tratta di negoziare con un cliente o un debitore, le parole che scegli di usare possono fare la differenza nella tua comunicazione.

Alcune parole sono più efficaci di altre e possono influire sull’atteggiamento e le reazioni della persona con cui stai trattando.

Ad esempio, parlare di “insolvenza” o “debito”, invece di “piccoli problemi”, può avere un impatto diverso sul tuo interlocutore.

Quindi, è importante essere consapevoli delle parole che si utilizzano durante la trattativa e come usare il loro potere evocativo a tuo vantaggio per raggiungere gli obiettivi desiderati.

Quando si comunica con un debitore, è importante mantenere il focus sullo scopo principale: recuperare il credito.

Questo potrebbe sembrare ovvio per gli imprenditori individuali, ma può essere un buon promemoria anche per coloro che lavorano in società specializzate nel recupero crediti e cercano di instaurare un clima di fiducia con i debitori.

Durante la conversazione, è facile dimenticare l’obiettivo principale, quindi assicurati di rimanere concentrato e di esprimere ogni frase orientata verso il recupero del credito.

Quando si tratta di negoziare per il recupero delle tasse, è importante pianificare ogni dettaglio e evitare la spontaneità.

Le emozioni possono essere un ostacolo durante una trattativa, quindi è meglio organizzare ogni fase del contatto con il debitore per raggiungere il tuo obiettivo finale.

Non improvvisare e non lasciarti guidare dai pensieri del momento, ma segui una strategia ben definita che ti aiuterà a raggiungere il tuo obiettivo.

Segui alcune regole per orientare la comunicazione verso piccoli obiettivi intermedi che, alla fine, porteranno al tuo obiettivo finale: ottenere il pagamento dei tuoi crediti insoluti.

Negoziazione: consigli per comunicare in modo efficace

Ecco tre consigli utili per comunicare in modo efficace con un debitore.

Prima di tutto, è importante ascoltare attentamente ciò che l’altra persona ha da dire.

Ciò ti permetterà di raccogliere informazioni importanti da utilizzare durante le trattative per il recupero del debito.

Inoltre, è essenziale adattare la tua comunicazione in base alla persona che hai di fronte.

Un imprenditore polemico può essere gestito in modo diverso rispetto a una persona che riconosce di avere un debito e chiede del tempo per pagarlo.

Infine, scegliere il tono giusto è fondamentale.

Le parole possono non essere efficaci se non sono accompagnate dal tono appropriato.

Ad esempio, anche se dici “stai calmo”, ma sei agitato, le tue parole potrebbero non avere alcun effetto sulla persona con cui stai parlando.

Quando si tratta di negoziare il recupero di un pagamento, è essenziale scegliere le parole giuste.

Devono essere mirate e decise per ottenere risultati positivi.

Se desideri che il tuo debitore paghi ciò che deve, devi utilizzare le parole giuste per mostrare loro la serietà della situazione e l’importanza di saldare il debito.

Evita l’utilizzo di un linguaggio troppo tecnico o giuridico che potrebbe confondere il debitore.

L’ascolto durante la trattativa

L’ascolto è essenziale quando si tratta di recupero crediti.

Raccogliere informazioni accurate dalla controparte può essere molto utile per il successo della tua attività.

Ti consigliamo quindi di prendere appunti durante le conversazioni con i debitori, in modo da poter scoprire eventuali bugie che potrebbero essere raccontate sotto pressione.

Spesso, quando viene messo sotto pressione, il debitore può dire cose false o contraddittorie.

Prendere nota delle loro risposte ti aiuterà a smascherare queste bugie e ad avere una negoziazione più efficace.

Controllo delle emozioni

Ricorda sempre di rimanere calmo e organizzato durante la trattativa, prendendo nota dei dettagli importanti su un foglio o sul tuo computer.

Questa abitudine ti aiuterà a gestire meglio la negoziazione e ti farà ottenere risultati positivi per la tua azienda.

Quando si affrontano le negoziazioni, è importante adattare la propria comunicazione al tipo di persona con cui si sta trattando.

Se il tuo interlocutore è aggressivo, cerca di mantenere la calma e non farti intimidire dalle sue parole.

Al contrario, se l’altra parte chiede di coinvolgere un avvocato nella trattativa, non preoccuparti troppo poiché è una situazione comune quando si tratta di creditori molto aggressivi.

Tieni presente che questo potrebbe complicare leggermente la negoziazione ma non devi lasciarlo diventare un fattore determinante.

Con una comunicazione calma e sicura, sarai in grado di gestire ogni situazione con successo.

Supporto legale nella Negoziazione

Se hai difficoltà a gestire una trattativa difficile e non riesci a raggiungere un accordo, potresti coinvolgere un avvocato.

Non è saggio perdere la calma o la lucidità in questo tipo di situazione.

Lascia che un professionista affronti il problema per te.

Se l’altra parte diventa troppo aggressiva o non mostra alcuna volontà di risolvere la questione, è meglio interrompere le trattative e rivolgersi a un avvocato specializzato in diritto del recupero crediti.

Sarà in grado di gestire la situazione nel modo migliore per te.


Conclusione

Scegli parole semplici e facili da capire per essere sicuro che il tuo messaggio sia trasmesso correttamente.

Quando si tratta di trattare con i debitori, è importante essere professionali e rispettosi.

Anche se la controparte può mostrarsi ostile o aggressiva, bisogna mantenere la calma per non farsi coinvolgere emotivamente.

Ricorda che il tuo obiettivo principale è ottenere il pagamento del debito e un approccio adeguato può farti raggiungere risultati positivi.

Negoziazione - 3 consigli per comunicare in modo efficace


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Autore

Tino Crisafulli

Avvocato • Legal Advisor | Founder di Recupero Legale.

Specializzato in: Crediti • Contratti • Privacy • Tech.

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Recupero Legale

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Cosa succede nel Recupero Crediti - copertina

Cosa succede nel Recupero Crediti: la giornata tipo di uno studio legale

Ti sei mai chiesto cosa succede nel recupero crediti?

Intendo dire se ti sei mai chiesto quali sono le attività di uno studio legale specializzato nel recupero crediti.

Diverse persone mi hanno rivolto questa domanda.

A volte si tratta semplicemente di persone curiose che sono interessate a informarsi sulla mia attività.

Tuttavia, nella maggior parte dei casi, si tratta di potenziali clienti che vogliono acquisire maggiori informazioni sul servizio di recupero crediti.

Pensaci: quando devi acquistare un servizio di cui hai bisogno (o un nuovo prodotto) cerchi di raccogliere tutte le informazioni più utili per non commettere errori.

Chi è davvero interessato all’acquisto di un servizio, si informa con tutti i mezzi disponibili per poter valutare meglio tutti i pro e i contro.

Per questo motivo ho deciso di aprire la porta del nostro studio legale.

In questo articolo ti spiegherò le fasi salienti della mia giornata per mostrarti cosa succede nel recupero crediti.

Ma prima voglio fornirti alcune premesse.

Quali figure lavorano in uno studio legale

Nel mondo del recupero crediti, diverse figure lavorano all’interno di uno studio legale per garantire un’efficace gestione dei contenziosi.

Per gestire correttamente grandi carichi di lavoro è necessario nominare un Responsabile Operativo (Credit Manager), ovvero una figura che supervisiona tutte le attività e coordina il team.

Questa figura ha competenze legali e gestionali ed è in grado di prendere decisioni strategiche.

Un altro ruolo chiave è quello dell’avvocato specializzato in diritto bancario e finanziario, che si occupa della parte legale del recupero crediti.

Grazie alla sua preparazione giuridica, l’avvocato può intraprendere azioni legali contro i debitori al fine di recuperare i crediti.

Inoltre l’avvocato deve essere specializzato nella comunicazione per curare i rapporti con i debitori.

La comunicazione efficace è essenziale per risolvere le situazioni in modo positivo e collaborativo.

Infine, la presenza di esperti analisti finanziari è fondamentale per valutare la solidità economica dei debitori e individuare le migliori strategie di recupero.

Ogni figura svolge un ruolo cruciale all’interno dello studio legale dedicato al recupero creditizi.

Cosa succede nel Recupero Crediti: programmare le attività più importanti

Per gestire uno studio che si occupa di recupero crediti, è essenziale pianificare le attività più importanti per ottenere risultati positivi.

È fondamentale stabilire una roadmap dettagliata che includa tutte le fasi di gestione di un credito.

Assegnare compiti specifici ai membri del team e fissare scadenze realistiche sono passaggi cruciali per evitare di incorrere in scadenze.

Utilizzare strumenti tecnologici può facilitare la programmazione delle attività più importanti, consentendo una gestione efficace dei tempi e una maggiore produttività complessiva dello studio legale.

Cosa succede nel Recupero Crediti: gestire i rapporti con i debitori

Gestire i rapporti con i debitori è una parte essenziale nel processo di recupero crediti.

La comunicazione deve essere chiara e professionale, mantenendo sempre un tono rispettoso e cortese.

È importante stabilire un dialogo aperto per comprendere le ragioni del ritardo nei pagamenti e trovare soluzioni adeguate.

Un approccio empatico può aiutare a creare un clima positivo e favorire la collaborazione del debitore nel trovare una soluzione concordata.

Ascoltare attivamente le preoccupazioni del debitore può portare a una maggiore comprensione della situazione finanziaria.

In questo modo è più facile definire la controversia e raggiungere un accordo per piani di pagamento personalizzati.

È fondamentale mantenere traccia di ogni interazione con il debitore, registrando dettagli importanti come date delle chiamate, promesse di pagamento e accordi raggiunti.

Questa documentazione sarà preziosa in caso di futuri contenziosi o procedimenti legali.

Infine, è consigliabile avere flessibilità nell’affrontare situazioni complesse, cercando sempre il giusto equilibrio tra tutela dei diritti del creditore e possibilità concrete per il debitore di onorare l’impegno finanziario.

Cosa succede nel Recupero Crediti: monitorare i contenziosi giudiziari

Monitorare i contenziosi giudiziari è una fase cruciale nel processo di recupero crediti.

Uno studio legale deve essere costantemente aggiornato sullo stato delle cause in corso per prendere decisioni strategiche.

Utilizzare un sistema di tracciamento avanzato consente di tenere sotto controllo ogni procedura legale, monitorando scadenze, udienze e attività svolte dai legali.

Questo garantisce una gestione efficace dei contenziosi giudiziari.

La tempestiva comunicazione con gli avvocati e la verifica dell’avanzamento delle pratiche sono fondamentali per evitare ritardi e garantire il rispetto delle scadenze processuali.

Inoltre, è essenziale mantenere un costante dialogo con i clienti per informarli sulla situazione dei loro casi.

Grazie alla supervisione accurata dei contenziosi giudiziari, uno studio legale può agire prontamente nel caso si presentino nuove opportunità o sfide durante la controversia.


Cosa succede nel Recupero Crediti: la giornata tipo

Cosa succede nel Recupero Crediti - la giornata tipo

È fondamentale per un imprenditore comprendere come lavora uno studio legale, specializzato in Credit Management e Recupero Crediti.

Avere familiarità con le procedure giuridiche e i tempi di azione può aiutarti a risolvere le tue crisi finanziarie.

Sapere cosa succede durante il processo di recupero crediti permette all’imprenditore di prendere decisioni informate e strategiche, collaborando attivamente con l’avvocato per garantire una gestione ottimale della situazione.

Il coinvolgimento competente dell’avvocato è essenziale per proteggere gli interessi dell’imprenditore e aumentare le probabilità di successo.

Per questo motivo voglio raccontarti la mia giornata tipo e come svolto l’attività di consulenza per i clienti del nostro studio.

Iniziamo subito.

Fase 1 – Monitorare le scadenze della giornata

Si apre ufficialmente la giornata lavorativa.

Per prima cosa mi concentro sugli impegni giornalieri.

Apro il mio software gestionale e osservo tutte le attività da compiere.

L’agenda di un avvocato che si occupa di recupero crediti è sempre molto fitta: ci sono moltissime scadenze e molti termini perentori da rispettare.

Il consiglio: è doveroso tenere traccia di tutti gli impegni per organizzare il lavoro e fissare un obiettivo giornaliero.

Le attività presenti nel mio gestionale sono state già filtrate la sera precedente: è sempre utile sapere che attività dovrai compiere il giorno dopo, per anticipare le scadenze perentorie e per evitare possibili sorprese.

Fase 2 – Stabilire l’ordine di lavorazione

Una volta controllata la lista di cose da fare occorre scegliere su quale attività concentrarsi.

Nel nostro studio legale, l’ordine di lavorazione è stabilito dalla data di prenotazione del cliente.

L’unico modo di evitare intasamenti dell’attività legale è quello di evadere velocemente il lavoro commissionato.

Se un cliente ha ordinato un servizio, è importante mettersi al lavoro tempestivamente e non attendere che il termine di scadenza si avvicini.

Il consiglio: l’unico modo di gestire una scadenza è quello di anticipare l’attività.

Se non procedi con tempestività qualsiasi scadenza può trasformarsi in una bomba ad orologeria; la lancetta dei secondi scorre e la tensione cresce.

Se cerchi di gestire una scadenza sin dal momento in cui ricevi l’incarico, avrai più tempo per evitare che “la bomba esploda”.

Devi inviare una diffida per un cliente, e il termine di prescrizione scade tra un mese?

Non ti cullare, quando hai tante cose da fare, un mese può passare velocemente.

Procedi subito con la redazione della diffida, e spediscila al più presto.

Fase 3 – Redazione atti/progetti e programmazione attività future

In genere durante la mattina la nostra mente è riposata e siamo più predisposti per compiere attività complesse.

Ma è anche vero che la mattina è l’unico momento in cui gli uffici pubblici sono aperti.

Pertanto occorre segmentare in modo oculato il tempo a disposizione per riuscire a compiere entrambe le attività.

Dalle ore 09,00 alle ore 11,00 posso dedicarmi alla stesura degli atti e alla programmazione dell’attività di recupero.

In questa finestra temporale mi piace organizzare il lavoro dei prossimi giorni, anticipando possibili scadenze imminenti.

In questa fase della giornata è meglio portare avanti un progetto importante, poiché sono più lucido e riesco a ragionare in modo più veloce.

Il recupero crediti è basato sulla programmazione.

Il consiglio: programma, segmenta, riconosci le priorità.

Se non progetto in anticipo le prossime attività che dovrò svolgere potrei arrivare a essere sommerso di cose importanti da fare lo stesso giorno.

Fase 4 – Svolgimento delle attività amministrative

Dalle ore 11,00 alle ore 13,00 posso interrompere l’attività di scrittura e di programmazione e posso dedicarmi allo svolgimento dell’attività burocratiche/amministrative.

Infatti nel recupero crediti è necessario un contatto frequente con uffici pubblici e amministrazioni statali.

Spesso una telefonata può rendere più semplice la lavorazione di una pratica.

Un professionista del recupero crediti molto spesso dovrà contattare il Tribunale, oppure l’ufficio anagrafe, oppure la Camera di Commercio.

In questi uffici il professionista del recupero crediti acquisisce le informazioni più importanti per la lavorazione della pratica.

Se devo chiamare un ufficio pubblico per ricevere informazioni devo compiere una scelta.

Chiamare in questi orari (dalle ore 11,00 alle ore 13,00) a volte può essere rischioso.

Molte Cancellerie del Tribunale chiudono proprio alle ore 11,00.

Invece molti funzionari addetti allo sportello dei Comuni, si liberano in tarda mattinata, poiché il flusso di persone in attesa si attenua.

Cosa fare se l’ufficio che devo contattare è già chiuso?

Prendo nota dell’orario e organizzo la chiamata per il giorno seguente, invertendo la fase di scrittura e programmazione (fase 3) con la fase attuale.

Fase 5 – Aggiornamento delle attività dei collaboratori

Dalle ore 14,30 e fino alle ore 16,00 posso dedicarmi ad aggiornare il mio gestionale per verificare lo stato di lavorazione dei miei collaboratori.

Un segreto: se vuoi realizzare un grande lavoro sfrutta l’aiuto del tuo team.

Una pratica può essere lavorata da un solo professionista: ma se il lavoro si suddivide in modo corretto fra più persone, allora la produttività cresce alle stelle.

Condividere le tue attività con i collaboratori ti permetterà di raggiungere prima il risultato, e inoltre farà crescere l’autostima di ogni risorsa.

Ogni pezzo di quella pratica è il frutto del lavoro di squadra.

Insieme si possono raggiungere risultati insperati.

Fase 6 – Programmazione della prossima giornata

Dalle ore 16,00 fino alle ore 18,00 mi dedico alla programmazione della giornata seguente.

In questo modo posso già organizzare il lavoro di domani e posso osservare se nel gestionale ho fissato troppe attività.

Ridurre il numero di impegni aumenta il rendimento del mio lavoro e mi permette di delegare meglio l’attività da compiere, fornendo istruzioni più dettagliate ai miei collaboratori.

In questa fase posso inviare le istruzioni ai legali esterni per le udienze del giorno successivo.

Inoltre nella parte finale del pomeriggio mi confronto con i collaboratori per capire come gestire un segmento di una pratica spinosa.

Programmare con anticipo ci permette di ridurre lo stress e ci aiuta a raggiungere risultati migliori.

Fase 7 – Si chiude tutto

La giornata è finita, si inizia con un nuovo giorno a caccia di nuove sfide per raggiungere nuovi risultati.

Prima di spegnere il pc, controllo la mail per evitare di perdere possibili scadenze impreviste.

Non c’è soddisfazione più grande di quella che si prova ad aver completato tutte le attività programmate.


Conclusione

Quando un avvocato lavora al suo studio, si immerge in una serie di attività che vanno ben oltre la semplice consulenza legale.

Nel recupero crediti ogni dettaglio richiede precisione e competenza per garantire il miglior risultato possibile per i clienti.

L’organizzazione di uno studio legale richiede precisione nella segmentazione delle attività e programmazione delle priorità.

È fondamentale che ogni pratica sia gestita con tempismo e professionalità, affinché i diritti dei clienti siano tutelati senza incorrere in decadenze.

Una corretta pianificazione delle scadenze aiuta a risparmiare tempo e semplifica la definizione delle trattative complesse.

Cosa succede nel Recupero Crediti - la giornata di lavoro


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Tino Crisafulli

Avvocato • Legal Advisor | Founder di Recupero Legale.

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Compensazione dei crediti - copertina

Compensazione dei Crediti: scopri come sfruttarla

Sei alla ricerca di informazioni pratiche sulla compensazione dei crediti?

La tua attesa è terminata, sei finito/a nel posto giusto.

In questo articolo ti spiegherò cos’è la compensazione dei crediti e come puoi sfruttarla per la tua attività imprenditoriale.

Analizzeremo alcuni casi pratici per mostrarti come ottenere vantaggi economici in ambito commerciale, professionale e personale.

Inoltre scopriremo cosa prevede il Codice Civile e cosa dice la Giurisprudenza in merito a questa pratica finanziaria.

Continua a leggere per ricevere tutte le risposte più importanti sulla compensazione dei crediti.

Iniziamo subito.

Compensazione dei Crediti: definizione

La compensazione dei crediti è un istituto giuridico che consente a due parti di estinguere reciprocamente i debiti che si devono.

In altre parole, se tu hai un credito nei confronti di qualcuno e questa stessa persona ha un debito nei tuoi confronti, la compensazione consente di saldare automaticamente entrambi gli importi.

Questo strumento offre una soluzione efficiente per semplificare le transazioni finanziarie tra le parti coinvolte, evitando così lunghe procedure legali o il pagamento di commissioni aggiuntive.

Affinché la compensazione sia valida, è necessario che entrambe le parti siano d’accordo sulla sua attuazione e che i crediti da compensare siano certi, liquidi ed esigibili.

Non deve trattarsi di crediti infungibili o indivisibili.

In ambito giuridico, la compensazione dei crediti trova fondamento nell’articolo 1243 del Codice Civile italiano e rappresenta uno strumento importante per regolare in modo equo i rapporti debitori-creditori.

Cosa dice il Codice Civile sulla Compensazione dei Crediti

Il Codice Civile disciplina la compensazione dei crediti come un modo per estinguere reciprocamente obbligazioni tra due parti.

L’articolo 1241 del Codice Civile stabilisce i requisiti necessari affinché avvenga la compensazione dei crediti, tra cui la reciprocità delle obbligazioni e l’esigibilità delle stesse.

Secondo il Codice Civile, la compensazione può avvenire anche se le parti hanno debiti di natura diversa, purché siano liquidi, esigibili e fungibili.

Inoltre, è importante che entrambe le parti siano creditori e debitori reciproci al fine di procedere con la compensazione.

È fondamentale rispettare quanto stabilito dal Codice Civile in merito alla documentazione dei crediti da compensare e alle modalità con cui deve essere notificata all’altra parte.

La corretta applicazione delle norme civili in materia di compensazione dei crediti garantisce una tutela giuridica adeguata agli interessi delle parti coinvolte.

Gli effetti della Compensazione

L’articolo 1242 del Codice Civile, disciplina gli effetti della compensazione e semplifica la complicata locuzione presente nell’articolo 1286 del codice precedente, poiché stabilisce che la compensazione di due debiti avviene automaticamente dal momento della loro coesistenza.

Inoltre, il legislatore aggiunge una nuova disposizione nella quale si stabilisce che il giudice non può rilevare la compensazione d’ufficio.

Infine all’interno dell’articolo 1242 cc, viene introdotta una nuova disposizione in cui si stabilisce che la prescrizione non impedisce la compensazione se il termine non era ancora scaduto al momento della coesistenza dei debiti.

Con queste modifiche, il legislatore ha voluto eliminare le ambiguità presenti nella vecchia formulazione e ha voluto fissare il principio della sospensione indiretta del termine prescrizionale.


Compensazione e casi pratici

Compensazione e casi pratici

Dopo averti fornito alcune informazioni giuridiche, adesso analizziamo alcuni casi pratici in cui applicare la compensazione.

Devi sapere che questo strumento può essere molto utile per preservare la salute finanziaria della tua impresa.

Mi è successo diverse volte di applicare la compensazione dei crediti tra imprese che collaboravano da tanto tempo.

Ma vediamo subito alcune situazioni in cui applicare questo istituto.

1) Caso pratico: Compensazione dei Crediti Commerciali

Immagina il caso di un amministratore di un’azienda che fornisce servizi di marketing digitale a una società di e-commerce.

L’imprenditore (Fornitore) ha svolto il tuo lavoro in modo impeccabile, ma la società cliente ha ritardato i pagamenti per mesi, mettendo a dura prova la liquidità finanziaria del Fornitore.

Dopo aver tentato invano di ottenere il pagamento, il Fornitore scopre che la società cliente ha dei crediti nei suoi confronti per altri servizi non ancora saldati.

A questo punto, per evitare di avviare una controversia legale, l’imprenditore può decidere di procedere con la compensazione dei crediti commerciali.

Grazie alla compensazione, il Fornitore riuscirà a ottenere un risultato vantaggioso senza dover ricorrere ad azioni legali lunghe e costose.

Questo meccanismo permette alle aziende di semplificare le procedure di recupero crediti e proteggere la propria situazione finanziaria.

La compensazione dei crediti commerciali si rivela quindi un’importante strategia per garantire equità nelle transazioni commerciali e tutelare gli interessi delle imprese coinvolte.

2) Caso pratico: Compensazione dei Crediti Professionali

Nel contesto dei crediti professionali, la compensazione può verificarsi quando un professionista ha diritto a ricevere un compenso per i propri servizi e contemporaneamente è debitore nei confronti dello stesso cliente per altri motivi.

Immagina il caso di un Ingegnere che ha svolto una consulenza per un cliente imprenditore e contemporaneamente deve pagare delle spese per al medesimo cliente per dei servizi.

In questo caso, se entrambe le parti sono d’accordo, potrebbero decidere di compensare direttamente i debiti esistenti anziché effettuare due transazioni separate.

È importante tenere presente che la compensazione dei crediti professionali deve avvenire in modo trasparente e nel rispetto delle regole stabilite dal Codice Civile.

È fondamentale documentare con precisione le ragioni della compensazione e ottenere il consenso esplicito da entrambe le parti coinvolte.

La pratica della compensazione dei crediti professionali può semplificare notevolmente le transazioni commerciali tra professionisti e clientela, garantendo una gestione efficiente ed equa delle reciproche obbligazioni finanziarie.

3) Caso pratico: Compensazione dei Crediti Personali

Immagina che una persona fisica, di nome Mario, vanta un credito nei confronti di un conoscente, persona fisica, di nome Giovanni.

Allo stesso tempo Giovanni ha un credito nei confronti di Mario.

In questo caso, Mario e Giovanni potrebbero decidere di utilizzare la compensazione dei crediti personali per estinguere reciprocamente le posizioni debitorie.

La compensazione dei crediti personali è uno strumento giuridico che consente alle parti coinvolte di saldare i propri debiti attraverso una sorta di “baratto” tra le reciproche pretese creditizie.

Ad esempio, se Mario deve pagare 500 euro a Giovanni e Giovanni deve restituire 300 euro, le parti possono decidere di compensare i crediti anziché effettuare due transazioni separate.

Questa pratica può semplificare la gestione dei rapporti finanziari e evitare lunghe procedure legali per il recupero del credito.

Tuttavia, è fondamentale assicurarsi che siano rispettate tutte le condizioni previste dalla legge affinché la compensazione sia valida e legittima.

Cosa dice la Giurisprudenza sulla Compensazione

Una recente sentenza della Cassazione (Cassazione n. 33872/2022) afferma che in tema di estinzione delle obbligazioni, la compensazione impropria (o atecnica) è diversa dalla compensazione propria disciplinata dagli articoli 1241 e ss. c.c.

La prima riguarda crediti e debiti che si originano dallo stesso rapporto ed è una verifica contabile delle reciproche partite attive e passive tra le parti.

Il giudice, in grado di appello, può procedere d’ufficio per stabilire se sia possibile applicare la compensazione impropria, senza bisogno di un’eccezione o domanda riconvenzionale da parte delle parti.

È sufficiente che il giudice si basi su prove acquisite tempestivamente nel processo.

Inoltre, secondo quanto previsto da un’ulteriore sentenza (Cassazione n. 28469/2020), per applicare gli articoli 1241 e seguenti del codice civile (che riguardano la compensazione in senso tecnico-giuridico), è necessario che i rapporti tra le parti siano autonomi per quanto riguarda i crediti contrapposti.

Al contrario, quando i rispettivi crediti e debiti derivano da un unico rapporto, il tribunale deve solo verificare le partite reciproche di dare e avere.

Questo accertamento può essere effettuato senza una eccezione o una domanda riconvenzionale se ci sono circostanze pertinenti presentate tempestivamente durante il processo.

In caso contrario, ci sarebbe una estensione indebita del “thema decidendum”, e non è rilevante se l’eccezione sia sollevata d’ufficio anche in appello in assenza di adeguate prove documentali.


Conclusione

In definitiva, la compensazione dei crediti è un’importante risorsa per risolvere controversie tra creditori e debitori.

Grazie a questo strumento è possibile saldare reciprocamente i crediti e debiti tra due soggetti senza dover ricorrere a soluzioni legali più complesse.

La compensazione dei crediti viene spesso utilizzata in ambito commerciale per preservare i rapporti commerciali tra soggetti che collaborano da molto tempo.

In questo modo, attraverso la compensazione, si previene il rischio di perdite finanziarie in bilancio e si evita l’avvio di un contenzioso giudiziario (la cui durata è spesso incerta).

Con una corretta comprensione delle normative vigenti e degli indirizzi della Giurisprudenza, è possibile utilizzare al meglio questo strumento nel contesto specifico in cui si manifestano situazioni di reciproci crediti.

Compensazione dei crediti - schema


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Tino Crisafulli

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Impignorabilità - copertina

Impignorabilità: introduzione

Impignorabilità: un termine che non vorresti mai incontrare quando devi recuperare un credito.

Purtroppo però l’impignorabilità del debitore è un’eventualità che può verificarsi e può mandare in fumo i tuoi tentativi di recupero.

L’impignorabilità dei crediti rappresenta un principio fondamentale nel sistema giuridico che garantisce la tutela dell’integrità patrimoniale di un individuo.

Questo concetto si basa sul presupposto che alcuni crediti non possono essere pignorati dai creditori.

Tale protezione è molto importante per preservare la sicurezza economica dei soggetti coinvolti.

Ma prima di proseguire vediamo nel dettaglio alcune definizioni preliminari.

Impignorabilità: definizione

L’impignorabilità dei crediti è un istituto giuridico che tutela il debitore da possibili azioni esecutive dei creditori.

Il termine impignorabilità si riferisce all’impossibilità di sottoporre a esecuzione forzata determinati beni o crediti.

Tale protezione si estende a quegli elementi considerati vitali per garantire il sostentamento della persona o dell’attività economica  (ad esempio lo stipendio, le pensioni, i sussidi statali e altri mezzi di sostentamento primari).

In questo modo, l’impignorabilità  mira a preservare la dignità umana e a garantire una base economica minima su cui fondare la propria esistenza.

Impignorabilità: i beni individuati dalla legge

L’impignorabilità dei beni e dei crediti rappresenta un principio fondamentale nel diritto civile italiano.

Esistono casi in cui la legge indica espressamente quali sono i beni ed i crediti  impignorabili, come indicato nell’articolo 514 del Codice di Procedura Civile e nell’articolo 545 del Codice di Procedura Civile.

Queste disposizioni mirano a garantire la tutela dei diritti dei debitori e a preservare un importo minimo necessario per assicurare loro una vita dignitosa.

Non possono essere pignorati i commestibili e i combustibili necessari per un mese al mantenimento del debitore e della sua familiari.

In particolare l’articolo 514 del Codice di Procedura Civile elenca in maniera dettagliata i beni impignorabili per legge.

La legge offre una precisa cornice normativa al fine di salvaguardare i diritti fondamentali delle persone più vulnerabili.

Infatti, esistono una serie di beni che non possono essere sottoposti a pignoramento.

Tra questi rientrano gli oggetti sacri e quelli necessari all’esercizio del culto, l’anello nuziale, i vestiti, la biancheria, i letti e altri mobili indispensabili al debitore e alla sua famiglia convivente.

L’impignorabilità assume dunque un significato ancora più profondo nell’ottica di tutelare l’integrità fisica ed economica dei cittadini.

Impignorabilità: i crediti individuati dalla legge

L’impignorabilità non riguarda soltanto i beni materiali, ma comprende anche determinati crediti.

È di fondamentale importanza tener conto di questa distinzione al momento di procedere con un pignoramento.

Infatti alcuni crediti sono considerati indispensabili per garantire la sussistenza del debitore e dei suoi familiari.

Ad esempio, il credito derivante da un’assicurazione sulla vita o da una polizza è considerato impignorabile poiché è essenziale per coprire spese mediche o assicurare il futuro dei propri cari.

Inoltre, alcune categorie di redditi come le pensioni alimentari o gli assegni sociali sono protetti dalla legge proprio per garantire la dignità e il sostentamento del soggetto coinvolto (articolo 545 del Codice di Procedura Civile).

L’impignorabilità deriva dal fatto che spesso determinati crediti rappresentano delle fondamentali fonti di sostentamento della persona interessata.

Pertanto, è importante valutare quali crediti siano effettivamente impignorabili prima di avviare l’attività di recupero.


Impignorabilità: casi in cui non conviene agire

Impignorabilità - casi in cui non conviene agire

Può capitare che il pignoramento risulti antieconomico anche se i beni e i crediti del debitore sono pignorabili.

Infatti, esistono situazioni in cui l’importo da incassare risulterebbe così esiguo da non giustificare i costi e le tempistiche di una causa giudiziale.

In questi casi è necessario valutare con attenzione se la procedura sia effettivamente conveniente dal punto di vista economico e strategico.

Per questo motivo devi seguire alcune semplici regole per evitare di stipulare transazioni pericolose con soggetti inaffidabili.

In questo modo eviterai rischi di insolvenza e non dovrai recuperare crediti irrecuperabili.

Vediamo nel dettaglio tre casi in cui non conviene avviare il pignoramento.

1) Quando la pensione del debitore è di importo troppo basso

Se il debitore percepisce una pensione bassa è molto probabile che il pignoramento non sarà conveniente.

Il nostro ordinamento giuridico e la giurisprudenza di legittimità stabiliscono che la pensione svolge una funzione diversa rispetto allo stipendio.

Se da un lato lo stipendio costituisce la retribuzione per una prestazione lavorativa, la pensione, invece, ha natura assistenziale.

Ciò significa che il trattamento pensionistico serve per assistere il beneficiario dopo la cessazione del rapporto di lavoro.

L’obiettivo della pensione è fornire all’individuo un mezzo di sostentamento sufficiente per il prosieguo della sua vita.

Di conseguenza la legge stabilisce delle regole differenti per il pignoramento della pensione.

Infatti una norma del codice di procedura civile (art. 545 cpc) prevede che la pensione non può essere pignorata per intero.

La pensione può essere pignorata solo in parte perché al debitore deve essere riconosciuto un importo minimo considerato di vitale importanza.

Pensione e Minimo Vitale

L’importo impignorabile si definisce “minimo vitale” e rappresenta una quota della pensione individuata dalla legge.

Tale cifra corrisponde alla misura massima mensile dell’assegno sociale aumentato della metà (abbiamo già parlato di minimo vitale in questo articolo).

Lo scopo della norma è quello di permettere al pensionato di vivere in condizioni di stabilità economica.

Se il debitore percepisce una pensione superiore a euro 1.000, potrai sottoporre a pignoramento solo la somma eccedente il minimo vitale.

In questo esempio il Giudice ti assegnerà un importo più basso (ovvero un quinto della somma eccedente il minimo vitale).

In situazione del genere potrebbe essere poco conveniente promuovere un pignoramento.

2) Quando lo stipendio del debitore è gravato da cessione del quinto o pignoramento

Se il debitore percepisce uno stipendio, non cantare vittoria troppo presto.

In molti casi capita che la retribuzione sia gravata non solo da una cessione del quinto, ma anche da un precedente pignoramento.

Prima di procedere bisogna capire se ci sono possibilità di ottenere un pagamento periodico dal datore di lavoro.

Devi sapere che la legge (art. 2, DPR n. 180/1950) prevede che il pignoramento e la cessione del quinto non possono colpire più della metà dello stipendio del debitore.

Pertanto prima di affrontare i costi di una causa giudiziale ti conviene conoscere con precisione gli importi e le trattenute che gravano sullo stipendio del debitore.

3) Quando il debitore percepisce un reddito che deriva da un assegno alimentare

Se il debitore riceve mensilmente un “assegno alimentare”, puoi già rassegnarti, il pignoramento presso terzi sarà inutile.

L’assegno alimentare viene riconosciuto in favore di una persona che si trova in uno stato di bisogno.

Il soggetto che è obbligato al versamento è quasi sempre un parente o un coniuge (art. 433 del Codice Civile).

Il credito alimentare serve, infatti, per sostenere quell’individuo che non riesce a provvedere autonomamente al proprio sostentamento.

La legge (articolo 545 del Codice di Procedura Civile) stabilisce che i crediti alimentari sono impignorabili.

Non importa quale sia la misura della somma che il debitore percepisce a titolo di credito alimentare.

Per questa tipologia di reddito il nostro ordinamento ha stabilito regole inderogabili.

Il credito alimentare è colpito da un’impignorabilità per materia.


Conclusione

La conoscenza delle norme sull’impignorabilità può fare la differenza prima di avviare l’attività giudiziale di recupero.

Anche se il debitore percepisce un reddito periodico (pensione o stipendio), non sempre l’azione legale è conveniente.

In questi casi è necessario svolgere un’indagine patrimoniale per individuare lo strumento migliore di recupero.

Solo un’analisi della situazione economica del debitore ti permetterà di valutare la convenienza del pignoramento.

L’impignorabilità può vanificare gli sforzi del creditore, rendendo antieconomico il ricorso all’autorità giudiziaria.

Impignorabilità - quando non conviene agire


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Notifica del Decreto Ingiuntivo - copertina

Notifica del Decreto Ingiuntivo: introduzione

Se devi recuperare un credito e vuoi sapere come effettuare la notifica del decreto ingiuntivo, sei finito/a nel posto giusto.

La notifica del decreto ingiuntivo è un’attività giudiziale che viene svolta nell’ambito del procedimento di ingiunzione.

Comprendere come si svolge il contenzioso giudiziario contro il debitore è importante per monitorare i progressi verso il recupero del tuo credito.

In questo articolo ti spiegherò cosa fare per la notifica del decreto ingiuntivo e quali regole seguire per non commettere errori.

Scopri quali sono le tue opzioni per capire come affrontare al meglio questa situazione.

Iniziamo subito.

Il Ricorso per Decreto Ingiuntivo

Il ricorso per decreto ingiuntivo è un’importante strumento legale che permette a un creditore di ottenere il pagamento di un credito insoluto grazie all’intervento del giudice.

Questo procedimento offre la possibilità di ottenere un provvedimento di condanna per il recupero del credito.

Il ricorso per decreto ingiuntivo (o ricorso per ingiunzione di pagamento) deve essere presentato da un avvocato iscritto all’Albo degli Avvocati.

Notifica del Decreto Ingiuntivo - schema di notifica

Pertanto, in qualità di creditore, non potrai presentare un ricorso per decreto ingiuntivo senza l’assistenza di un legale.

Di solito il ricorso viene presentato nel Tribunale del luogo in cui ha sede il debitore.

In alcuni casi, quando il credito è maturato nell’ambito di un rapporto commerciale, è possibile avviare il contenzioso nel Tribunale del luogo in cui il debitore avrebbe dovuto adempiere l’obbligazione di pagamento.

Come preparare il ricorso

Per l’instaurazione del giudizio è necessario raccogliere tutti i documenti che attestano l’esistenza del diritto di credito.

La corretta presentazione dei documenti (anche nel loro formato informativo) e la tempestiva presentazione sono cruciali per garantire il successo nel contenzioso.

Devi comprendere che il ricorso di ingiunzione rappresenta un passaggio significativo nel procedimento legale per il recupero del credito.

Tuttavia prima di preparare il ricorso e avviare il contenzioso, ti consiglio di avviare una trattativa di recupero stragiudiziale.

In questo modo potrai trovare soluzioni alternative alla via giudiziaria per raggiungere un accordo transattivo con la controparte.

Il recupero stragiudiziale può aiutarti a ottenere il pagamento in modo più rapido ed efficace.

La presentazione del ricorso

Per ottenere una decisione favorevole da parte del giudice il ricorso dovrà essere presentato se ricorrono le condizioni previste dall’articolo 633 del codice di procedura civile.

Dopo aver presentato il ricorso (tramite un avvocato), il Giudice valuterà la domanda e potrà emettere un provvedimento di accoglimento.

In parole semplici, il decreto ingiuntivo è un provvedimento emesso dal giudice che ordina al debitore di adempiere a un obbligo di pagamento nei confronti del creditore.

Scopriamo di più sul decreto ingiuntivo.

Il provvedimento del Giudice (Decreto Ingiuntivo)

Il provvedimento del Giudice stabilisce l’obbligo per il debitore di pagare la somma dovuta entro un determinato termine.

Solitamente i tempi di attesa per il creditore sono ridotti rispetto alla definizione di un giudizio ordinario.

Questo atto ufficiale si definisce “decreto ingiuntivo” per i seguenti motivi:

  • viene emesso con la forma di decreto;
  • nella parte finale il Giudice “ingiunge” alla parte debitrice il pagamento di una somma di denaro.

Pertanto il “ricorso per decreto ingiuntivo” è la domanda del creditore rivolta al Giudice, mentre invece il “decreto ingiuntivo” è il provvedimento del Giudice.

Una volta emesso il decreto ingiuntivo, il creditore avrà l’obbligo di notificarlo al debitore.

Notifica del Decreto Ingiuntivo: in cosa consiste

Se non ti sei mai trovato nella situazione di dover effettuare una notifica del decreto ingiuntivo, potresti nutrire dei dubbi su cosa significhi esattamente questa definizione.

La notifica del decreto ingiuntivo è il momento in cui il destinatario viene informato ufficialmente dell’esistenza e dei dettagli del provvedimento di condanna in cui è contenuto l’obbligo di pagamento.

È importante prestare attenzione a questa comunicazione poiché da questo momento inizia a correre il termine per eventuali azioni legali da intraprendere.

Il decreto ingiuntivo può essere emesso a causa di diverse tipologie di debiti, come quelli derivanti da contratti commerciali non rispettati o fatture non pagate.

La notifica del decreto ingiuntivo verrà eseguita dall’avvocato che hai incaricato per l’attività di recupero crediti.

Tuttavia è importante che tu conosca le fasi principali dell’attività giudiziale per poter verificare l’evoluzione del contenzioso.

In questo modo potrai gestire le tue emozioni e le aspettative di incasso nel giusto modo senza entrare in confusione ogni volta che dovrai confrontarti con il tuo legale.

Le modalità di notifica del Decreto Ingiuntivo

L’articolo 643 del codice di procedura civile prevede che la versione originale del ricorso e del decreto è conservata presso la cancelleria (nel fascicolo telematico).

La notifica del ricorso e del decreto viene effettuata mediante copia autenticata dall’avvocato, secondo le modalità previste dal codice di procedura civile (notifica tramite Ufficiale Giudiziario o tramite messaggio pec dell’avvocato).

In sostanza dopo l’emissione del decreto ingiuntivo, l’avvocato estrae una copia degli atti dal fascicolo telematico, ne attesta la conformità e li notifica alla controparte.

La notifica del provvedimento determina l’avvio della controversia tra creditore e debitore.

Il termine per la notifica

Il termine per la notifica del decreto ingiuntivo è un passaggio fondamentale per lo sviluppo della controversia.

Questo termine rappresenta il periodo entro cui il destinatario deve ricevere ufficialmente la comunicazione del provvedimento emesso dal giudice.

L’articolo 644 del codice di procedura civile stabilisce che il decreto ingiuntivo diventa inefficace se non viene notificato alla parte debitrice entro 60 giorni dalla sua emissione.

È importante rispettare i tempi stabiliti dalla legge per che il provvedimento non produca più i suoi effetti per la controparte.

La notifica deve avvenire dalla data di emissione del decreto ingiuntivo e precisamente dalla data in cui il provvedimento è depositato nella Cancelleria del Giudice.

L’avvocato conoscerà sicuramente questo termine, ma ti consiglio di monitorare questa scadenza.

È essenziale essere consapevoli dei termini previsti e agire tempestivamente per garantire che il documento venga regolarmente consegnato alla controparte.

In caso di mancata notifica entro il termine stabilito, il decreto ingiuntivo diventerà inefficace.

Tale conseguenza può compromettere l’intera vicenda giudiziaria e ti impedirà di incassare il tuo credito insoluto.

Il termine per l’opposizione

Dopo la notifica del decreto ingiuntivo ricorda di monitorare anche il termine per l’opposizione.

Infatti il debitore può proporre opposizione contro il decreto ingiuntivo entro il termine di 40 giorni dall’avvenuta notifica del decreto ingiuntivo (il termine è indicato dall’articolo 641 del codice di procedura civile).

Pertanto prima che siano trascorsi i termini di opposizione il decreto ingiuntivo non è definitivo e può essere impugnato dalla parte ingiunta (il debitore).

In seguito all’opposizione si apre un giudizio di merito, nel quale il Tribunale dovrà decidere l’esito della controversia.

Decreto Ingiuntivo definitivo

Il decreto ingiuntivo diventa definitivo se sono trascorsi 40 giorni dalla notifica del decreto ingiuntivo senza che il debitore abbia proposto opposizione.

In sostanza una volta trascorso il termine per l’opposizione (indicato dall’articolo 641 del codice di procedura civile) il provvedimento diverrà definitivo e potrà essere utilizzato per l’avvio dell’esecuzione forzata.

Notifica del Decreto Ingiuntivo - termini

Infatti per promuovere un pignoramento (pignoramento mobiliare, pignoramento presso terzi o pignoramento immobiliare) il creditore deve essere munito di titolo esecutivo.

Il decreto ingiuntivo diventa esecutivo dopo che il termine di opposizione è scaduto.

Ma esiste anche un altro caso in cui il creditore può avviare l’esecuzione forzata prima che siano trascorsi i 40 giorni previsti dalla legge, ovvero quando il provvedimento del Giudice è provvisoriamente esecutivo.

Vediamo di cosa si tratta.

Notifica del Decreto Ingiuntivo provvisoriamente esecutivo

Il decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo rappresenta una provvedimento giudiziale di condanna che consente al creditore di agire esecutivamente senza attendere il termine di 40 giorni (indicato dall’articolo 641 del codice di procedura civile).

Questo tipo di decreto viene emesso in determinate circostanze e quando vi è il fondato motivo di ritenere che una prolungata attesa possa pregiudicare i diritti del creditore.

Il provvedimento provvisoriamente esecutivo consente al creditore di ottenere il pagamento immediato, senza dover attendere il termine per la notifica definitiva.

La notifica del decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo può essere accompagnata dal precetto.

In quest’ultimo caso il creditore potrà risparmiare tempo prezioso e potrà avviare l’esecuzione forzata in tempi più rapidi.

Le trattative nel corso del giudizio

Durante il corso del giudizio, ti consiglio di avviare delle trattative con il debitore per transigere la controversia.

Infatti la pendenza della lite può avere un effetto persuasivo molto forte e può spingere la controparte a formulare delle offerte transattive.

Spesso le parti coinvolte preferiscono cercare un accordo piuttosto che proseguire con la controversia legale.

Le trattative offrono la possibilità di risolvere la questione in modo amichevole per evitare di sostenere ulteriori costi della procedura giudiziaria.

Durante le trattative preparati a raggiungere un risultato differente rispetto a quello che avevi programmato.

Le trattative potrebbero spingere il debitore a formulare una proposta con condizioni differenti rispetto a quanto indicato nel decreto ingiuntivo.

In questo caso ti consiglio di considerare tutte le opzioni disponibili prima di prendere una decisione definitiva sul prosieguo del giudizio.

In alcuni casi il pagamento immediato di una somma minore è preferibile rispetto a una lunga controversia.


Conclusione

La notifica del decreto ingiuntivo è un passaggio fondamentale nel procedimento di recupero giudiziale.

Conoscere lo svolgimento di tutte le fasi giudiziali ti permetterà di gestire la controversia con maggiore consapevolezza.

In questo modo potrai monitorare le attività giudiziali per vigilare sui termini di legge per la notifica.

La notifica del decreto ingiuntivo potrebbe spingere il debitore a formulare un’offerta transattiva per definire il contenzioso.

In questo valuta con attenzione eventuali proposte per ottenere il pagamento del tuo credito insoluto in tempi più brevi.

Notifica del Decreto Ingiuntivo e termini - schema infografico


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Istanza di Vendita Immobiliare - copertina

Istanza di Vendita Immobiliare: introduzione

Se devi avviare un pignoramento immobiliare per recuperare un credito, allora devi sapere come depositare l’istanza di vendita immobiliare.

Le norme che disciplinano le attività per la vendita di un immobile all’asta sono molto tecniche e richiedono una forte specializzazione.

Per questo motivo voglio spiegarti come presentare l’istanza di vendita immobiliare e quali regole seguire per non commettere errori.

Iniziamo subito con alcune premesse.

Pignoramento Immobiliare: definizione

Il pignoramento Immobiliare è un procedimento legale che può essere avviato da un creditore in caso di mancato pagamento da parte del debitore.

Questo istituto consente al creditore di ottenere il recupero del proprio credito attraverso la vendita forzata dell’immobile del debitore.

Il pignoramento immobiliare può essere avviato solo nel caso in cui il creditore procedente abbia già ottenuto un titolo esecutivo.

Attraverso il pignoramento immobiliare l’immobile viene messo all’asta per soddisfare il creditore.

Istanza di Vendita Immobiliare - pignoramento immobiliare - schema

Questa procedura richiede lo svolgimento di ulteriori attività processuali che consentono di procedere con la vendita forzata del bene.

L’istanza di vendita immobiliare rientra tra le scadenze da rispettare per procedere l’asta immobiliare.

Istanza di Vendita Immobiliare: definizione

L’istanza di vendita immobiliare rappresenta la richiesta formale presentata al tribunale per procedere con la vendita forzata di un immobile.

Questa richiesta viene presentata nella fase iniziale del giudizio esecutivo e consente di completare l’iter processuale necessario per l’esecuzione forzata.

L’istanza di vendita immobiliare si rende necessaria affinché la procedura finalizzata all’asta immobiliare possa essere formalmente avviata.

La legge prevede delle scadenze perentorie per il deposito dell’istanza di vendita immobiliare e la produzione di alcuni documenti necessari.

In questo modo è possibile superare la prima fase del pignoramento e procedere con le operazioni di vendita in asta dell’Immobile.

Istanza di Vendita Immobiliare: termine per l’istanza

La presentazione dell’istanza di vendita immobiliare è un passaggio fondamentale nel processo di pignoramento.

Per la vendita dei beni pignorati, devono passare almeno 10 giorni dalla data di pignoramento (come prevede l’articolo 501 del Codice di Procedura Civile).

Tuttavia, per gli oggetti soggetti a deterioramento, è possibile disporre una vendita immediata senza dover attendere il termine dei 10 giorni.

Se il creditore presenta una richiesta di vendita o assegnazione prima del termine di dieci giorni, la stessa richiesta verrà considerata invalida.

Nel caso di esecuzione immobiliare, il termine di 10 giorni (disciplinato dall’articolo 501 del Codice di Procedura Civile) inizia con la notifica dell’atto di pignoramento al debitore.

Analogamente nelle espropriazioni mobiliari presso terzi il termine comincia con la notifica dell’atto di pignoramento al debitore e al terzo pignorato.

Infine, per le espropriazioni mobiliari presso il debitore, il termine inizia dopo che le operazioni di ricerca sono state completate.

Istanza di Vendita Immobiliare: documenti da produrre

Prima di presentare l’istanza di vendita immobiliare il creditore dovrà depositare in giudizio la copia del titolo esecutivo.

Anche i creditori intervenuti, muniti di titolo esecutivo, possono chiedere la vendita dell’immobile pignorato (così come previsto dall’articolo 567 del Codice di Procedura Civile).

Ma vi sono ulteriori documenti da produrre nel fascicolo telematico.

In particolare per poter richiedere la vendita di un immobile pignorato, il creditore deve presentare l’estratto del catasto e i certificati delle iscrizioni e trascrizioni relative all’immobile effettuate nei venti anni precedenti il pignoramento.

Tuttavia, è possibile sostituire i precedenti documenti (estratto del catasto; certificati di iscrizioni e trascrizioni) con un certificato notarile che attesti i risultati delle visure catastali e dei registri immobiliari.

Il termine per il deposito del certificato notarile è di 45 giorni dalla notifica o dalla trascrizione del pignoramento a seconda di quale attività viene ritenuta essenziale (il termine richiamato è disciplinato dall’articolo 497 del Codice di Procedura Civile).

In particolare la summenzionata norma (art. 497 cpc) prevede che il pignoramento non produce più i suoi effetti dopo 45 giorni dal suo compimento senza che il creditore abbia chiesto la vendita (tramite istanza di vendita immobiliare) o l’assegnazione.

Proroga dei Termini

Il termine di 45 giorni può essere prorogato una volta su richiesta dei creditori o del debitore, per giustificativi motivi e per una durata massima di ulteriori quarantacinque giorni (come prevede l’articolo 567 del Codice di Procedura Civile, comma n. 3).

Inoltre, il giudice può assegnare un termine di 45 giorni al creditore se ritiene che la documentazione fornita dal creditore debba essere completata.

Se la proroga non viene richiesta o concessa, oppure se la documentazione non viene integrata entro il termine previsto, il giudice dell’esecuzione, anche d’ufficio, dichiarerà l’inefficacia del pignoramento rispetto all’immobile.

L’inefficacia verrà dichiarata tramite ordinanza, dopo aver sentito le parti interessate.

Con l’ordinanza, il giudice disporrà anche la cancellazione della trascrizione del pignoramento.

La Riforma Cartabia ha modificato il termine di deposito con lo scopo di ridurre il tempo di durate dei processi di espropriazione forzata.

Con la nuova norma, i termini per il deposito della documentazione sono stati ridotti a 45 giorni invece dei precedenti 60 giorni.

La presenza di ulteriori creditori

Le norme processuali richiedono la produzione dei documenti relativi alle iscrizioni sull’immobile al fine di garantire che la futura vendita sia effettuata senza pregiudizio di ulteriori creditori.

Infatti è prevista la verifica trascrizioni e iscrizioni relative agli immobili pignorati per il ventennio al fine di individuare eventuali creditori garantiti da iscrizioni ipotecarie.

In caso di presenza di creditori che vantano diritti di prelazione sull’immobile, il creditore dovrà informarli che l’immobile sarà sottoposto a vendita forzata.

Inoltre il deposito della documentazione catastale è finalizzato ad accertare con il massimo grado di certezza possibile che l’immobile appartenga al debitore esecutato.

Documenti e Giurisprudenza

La giurisprudenza di legittimità conferma che il processo esecutivo può essere dichiarato estinto a causa della mancata presentazione della documentazione ipocatastale.

Infatti la sentenza della Corte di Cassazione n. 15597/2019 stabilisce che nel processo di espropriazione immobiliare, il giudice dell’esecuzione ha il dovere di richiedere una certificazione che attesti la proprietà del bene pignorato da parte del debitore esecutato.

Questa certificazione deve basarsi sulle informazioni presenti nei registri immobiliari e indicare un periodo continuo in cui il bene immobile è stato trasferito attraverso atti di acquisto validi.

Infatti, se il creditore procedente non presenta la certificazione richiesta, il Giudice può dichiarare la chiusura anticipata del processo esecutivo.


Conclusione

L’istanza di vendita immobiliare costituisce uno strumento processuale indispensabile per la vendita forzata di un immobile.

Questo istituto giuridico consente al creditore di dare impulso al giudizio esecutivo avviato contro il debitore moroso.

In questo modo il creditore ha la possibilità di soddisfare in parte o totalmente il credito insoluto, incrementando così le probabilità di incasso.

Conoscere come presentare l’istanza di vendita immobiliare è utile per evitare errori che potrebbero pregiudicare il buon esito del pignoramento immobiliare.

La corretta gestione di questa attività processuale può incrementare le probabilità di recupero del credito.

Istanza di Vendita Immobiliare - come evitare errori


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Tino Crisafulli

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Lettera di Diffida - copertina iniziale

Lettera di Diffida: introduzione

La lettera di diffida è uno strumento essenziale nel processo di recupero dei crediti.

Questo documento rappresenta il primo passo formale e legale per sollecitare il pagamento da parte del debitore inadempiente.

Infatti, attraverso l’invio della lettera di diffida, il creditore  fornisce al debitore un ultimo avviso per corrispondere l’importo dovuto prima di ricorrere alle vie giudiziarie.

Tramite tale comunicazione si pone un ultimatum al debitore affinché proceda alla regolarizzazione della propria posizione debitoria.

La lettera di diffida è dunque uno strumento efficace per favorire una soluzione amichevole della controversia.

Lettera di Diffida: definizione

Dal punto di vista giuridico la lettera di diffida è quell’atto con cui il creditore intima al debitore il pagamento di una determinata somma di denaro.

Se l’adempimento non avviene entro il termine indicato (generalmente non inferiore a 10 giorni), il rapporto si considera risolto ed il creditore può ricorrere all’autorità giudiziaria per tutelare i propri diritti.

L’invio della diffida di pagamento (art. 1454 del Codice Civile) è uno strumento fondamentale per l’attività di recupero crediti poiché consente al creditore di rafforzare la sua posizione indipendentemente dall’adempimento del debitore.

Con la lettera di diffida, il debitore viene ufficialmente messo in mora per l’inadempimento della sua obbligazione nei confronti del creditore.

Il termine mora infatti significa “ritardo” e si riferisce al persistente inadempimento da parte del debitore.

La costituzione in mora del debitore tramite l’invio della diffida permette di stabilire una data certa dalla quale scaturiscono responsabilità e obblighi specifici.

Lettera di Diffida: contenuto

L’invio della lettera di diffida permette al creditore di rafforzare la propria posizione e di  avviare un dialogo con il debitore.

Per questo motivo il  contenuto di una lettera di diffida deve contenere sia la richiesta di pagamento e la possibilità di transigere la controversia.

All’interno della comunicazione il creditore deve specificare in modo dettagliato tutti gli importi dovuti e il titolo su cui si fonda il credito (ad esempio fatture o contratto).

Tuttavia, il debitore è tenuto al pagamento di un importo superiore rispetto a quello originariamente previsto.

Infatti, la lettera di diffida contiene anche la quantificazione degli interessi legali o di mora maturati durante il periodo di ritardo.

La richiesta dell’importo maggiorato nella lettera di diffida ha lo scopo di tutelare i diritti del creditore e incentivare il debitore a regolarizzare tempestivamente la propria posizione.

La lettera di diffida, inoltre, deve contenere l’intimazione di pagamento da parte del creditore.

Quest’ultimo deve  esprimere in modo inequivocabile la propria intenzione di agire legalmente qualora il debitore non effettui il pagamento.

All’interno della lettera di diffida, infatti,  deve essere indicato un termine entro il quale il debitore può effettuare il pagamento.

La scadenza del termine costituisce uno spartiacque cruciale nell’attività di recupero del credito.

Da questo momento in poi, infatti, il creditore è legittimato a ricorrere alla vie legali per costringere il debitore ad adempiere.


Lettera di Diffida: motivi per inviarla

Lettera di Diffida - motivi

La lettera di diffida rappresenta uno strumento fondamentale per il creditore determinato ad agire contro il debitore inadempiente.

Tramite questo documento formale, il creditore esprime con fermezza la propria insoddisfazione riguardo al mancato pagamento.

Infatti, l’invio della lettera di diffida può spingere il debitore a pagare spontaneamente evitando così lunghe e costose procedure giudiziarie.

Ecco i motivi principali per cui è importante inviare una lettera di diffida.

1) Interrompe la Prescrizione del Credito

L’invio della diffida di pagamento determina l’interruzione della prescrizione.

Il diritto di credito può essere fatto valere per altri dieci anni che decorrono dal momento in cui il debitore riceve la raccomandata.

E’ fondamentale conservare l’efficacia del credito nel tempo.

Infatti, può accadere che l’attività di recupero stragiudiziale rimanga infruttuosa o che non convenga procedere con il recupero giudiziale perché il debitore risulta nullatenente e/o disoccupato.

Questo non significa che il credito è irrecuperabile, ma solo che in quel determinato momento non può essere recuperato.

Le condizioni e i presupposti dell’attività di recupero possono evolversi nel tempo a vantaggio del creditore.

L’invio della diffida attribuisce a quest’ultimo la possibilità di richiedere il pagamento per i prossimi dieci anni fino a quando il tentativo di recupero avrà successo.

2) Cristallizza l’importo del Credito da recuperare

Attraverso la diffida di pagamento il creditore intima al debitore il pagamento di una somma di denaro espressamente indicata.

L’ammontare che il debitore deve pagare va determinato con precisione ed esattezza analizzando tutta la documentazione.

La ricostruzione di questo importo è un’attività molto delicata.

Il creditore, infatti, deve ricercare in modo scrupoloso le prove dell’insolvenza del debitore (ad esempio le fatture non pagate, o le comunicazioni di riconoscimento del debito).

Se nella diffida viene richiesto il pagamento di una somma di denaro errata il creditore corre dei rischi.

In questo caso aumenteranno le possibilità di contestazioni da parte del debitore e diminuiranno la probabilità di trovare un accordo.

Nel caso in cui il creditore decida di procedere con l’attività di recupero giudiziale, è preferibile che l’importo intimato nella diffida coincida con quello ingiunto nel ricorso.

Se ciò non accade il giudice può richiedere spiegazioni in merito alla mancata corrispondenza e il debitore può facilmente proporre opposizione.

Pertanto, l’indicazione corretta della somma di denaro intimata e cristallizzata nella diffida di pagamento, rafforza la tutela del credito da recuperare e condiziona la sua futura esigibilità.

3) Aumenta la possibilità di ottenere un Decreto Ingiuntivo

Accade molto spesso che prima di procedere con l’attività di recupero giudiziale del credito venga inviata una diffida di pagamento al debitore.

In questi casi la scelta di spedire la raccomandata contenente l’intimazione di pagamento è utile per rafforzare la pretesa creditoria.

Attraverso l’invio della lettera di diffida il creditore può dimostrare al giudice di avere tentato una definizione bonaria della controversia.

Sono tantissimi i Tribunali che, nel procedimento di ingiunzione, richiedono espressamente al creditore la produzione della diffida di pagamento e la formale costituzione in mora del debitore.

Se il documento non viene prodotto il giudice può decidere di non emettere il decreto ingiuntivo con grave pregiudizio per il creditore.

Tra l’altro, anche in sede di opposizione a decreto ingiuntivo da parte del debitore, l’invio preventivo di una diffida di pagamento è utile per rafforzare la pretesa creditoria e vincere la causa.

4) Aumenta la possibilità di trovare un accordo con il Debitore

Nel recupero crediti l’invio della diffida di pagamento può essere molto utile per raggiungere un accordo bonario con il debitore.

Le statistiche dimostrano che, dopo l’invio della diffida, aumentano le probabilità di recuperare il credito con un accordo transattivo.

Nella lettera di diffida, infatti, vengono inseriti sia i recapiti telefonici del mittente sia la disponibilità a transigere la controversia senza ricorrere alle vie legali.

La diffida di pagamento permette spesso al creditore di ottenere un contatto da parte del debitore.

Questo momento è molto importante perché se la trattativa viene condotta in modo abile e professionale aumentano le possibilità di recupero stragiudiziale del credito.

L’efficacia persuasiva della diffida aiuta il creditore a trovare un accordo bonario con il debitore evitando di sostenere i costi dell’azione legale.


Conclusione

La lettera di diffida rappresenta uno strumento fondamentale per recuperare un credito insoluto.

Questo documento sottolinea con chiarezza e fermezza la volontà del creditore di ricevere il pagamento dell’importo dovuto.

La lettera di diffida non è solo un atto formale, ma dimostra la determinazione ad agire legalmente qualora le scadenze concordate non vengano rispettate.

Grazie alla sua efficacia persuasiva, spesso viene considerata come il primo passo verso una soluzione amichevole ed equa per entrambe le parti.

L’invio della lettera di diffida è spesso determinante per  garantire il recupero del credito, mantenere salda la reputazione aziendale e preservare le relazioni commerciali.

Lettera di Diffida - motivi - schema


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Teresa Rossi

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Sovraindebitamento: introduzione

Se devi recuperare un credito da un soggetto che è sommerso dai debiti, sicuramente avrai sentito parlare di sovraindebitamento.

Ma cosa significa esattamente questa parola complessa?

In questo articolo ti spiego che cos’è il sovraindebitamento e quali sono le sue implicazioni legali.

Grazie a questa guida imparerai a gestire le possibili eccezioni che un debitore potrebbe sollevare per evitare di effettuare il pagamento.

Iniziamo subito.

Sovraindebitamento: definizione

Il sovraindebitamento rappresenta una situazione in cui un individuo o un’azienda non è più in grado di far fronte ai propri debiti con i redditi disponibili.

Questo stato di crisi finanziaria può derivare da varie circostanze come perdita del lavoro, malattia improvvisa, o semplicemente cattive scelte finanziarie nel passato.

La definizione giuridica di sovraindebitamento si riferisce alla condizione in cui il debitore non riesce a soddisfare regolarmente le proprie obbligazioni patrimoniali.

In pratica, significa trovarsi in una situazione insostenibile dove i debiti superano notevolmente la capacità di pagamento.

Contrariamente alla comune percezione negativa associata al termine, questa situazione è piuttosto frequente e coinvolge molte imprese.

Per questo motivo è importante capire quali sono gli strumenti legali per affrontare e risolvere questa difficile situazione.

La nozione giuridica di Sovraindebitamento

Secondo la legge italiana, il sovraindebitamento viene definito come una condizione economica e patrimoniale critica del debitore, che impedisce il regolare adempimento degli obblighi derivanti da contratti.

In sostanza, quando un individuo o una famiglia si trova in una situazione di sovraindebitamento, può accedere alle procedure previste dal Codice della Crisi di Impresa e dell’Insolvenza (Decreto Legislativo n. 14/2019).

Ricorda che il sovraindebitamento non va confuso con la semplice difficoltà temporanea nel pagamento dei debiti.

Il sovraindebitamento è una condizione prolungata e insostenibile di crisi finanziaria.

Legge Salva Suicidi

Prima dell’entrata in vigore Codice della Crisi d’Impresa, il sovraindebitamento era disciplinato unicamente dalla Legge n. 3/2012.

Tale legge veniva definita “Legge Salva Suicidi” poiché permetteva di aiutare le persone in gravi difficoltà finanziarie ad evitare situazioni estreme come il pensiero del suicidio.

In questo modo è stato possibile fornire un sostegno giuridico a chi si trova in uno stato di sovraindebitamento insostenibile.

La Legge Salva Suicidi ha permesso ai soggetti colpiti da debiti insormontabili di sfruttare procedure giudiziali e strumenti finalizzati a risanare la situazione debitoria.

Sovraindebitamento: finalità e caratteristiche

Le finalità delle procedure legate al sovraindebitamento sono volte a garantire ai debitori insolventi la possibilità di riorganizzare i propri debiti in modo sostenibile e ragionevole, evitando il fallimento personale.

Le caratteristiche principali del sovraindebitamento includono la ricerca di soluzioni che permettano al debitore di ridurre il proprio carico debitorio attraverso piani personalizzati e negoziati con creditori e istituti finanziari.

Le procedure di composizione della crisi sono tre:

  • l’accordo di ristrutturazione dei debiti;
  • il piano del consumatore;
  • la liquidazione del patrimonio del debitore.

L’obiettivo finale del sovraindebitamento è quello di favorire il superamento della crisi economica individuale, proteggendo il debitore da azioni esecutive dei creditori.

Sovraindebitamento: soggetti che possono accedervi

La legge prevede che le procedure di sovraindebitamento possono essere sfruttate non solo dalle persone fisiche, ma anche dalle piccole imprese e dagli artigiani.

Per beneficiare di questo istituto giuridico, bisognerà dimostrare di essere in uno stato di crisi finanziaria irreversibile che impedisce di pagare i creditori.

È importante sottolineare che non tutte le categorie professionali possono accedere a queste procedure.

In particolare liberi professionisti devono soddisfare determinati requisiti per poter beneficiare delle procedure disciplinate dal Codice della Crisi d’Impresa.

Il sovraindebitamento non riguarda solo coloro che hanno contratto debiti volontariamente e in modo irresponsabile, ma anche coloro che si trovano in difficoltà a causa di eventi imprevisti o cambiamenti economici repentini.

Lo stato di crisi e l’insolvenza

Il presupposto oggettivo delle procedure di sovraindebitamento è rappresentato dallo stato di crisi e dall’insolvenza del debitore.

Questi due elementi sono fondamentali per poter accedere alle misure previste dalla legge in materia di sovraindebitamento.

Lo stato di crisi indica una situazione in cui il debitore non è più in grado di far fronte ai propri debiti con le risorse a sua disposizione.

Tale stato di crisi deve essere la causa di una condizione finanziaria precaria che mette a rischio la stabilità economica e personale.

L’insolvenza, invece, si verifica quando il debitore non è in grado di soddisfare regolarmente i suoi obblighi finanziari verso i creditori, manifestando un evidente squilibrio tra entrate e uscite che lo rende incapace di ripagare integralmente i debiti contratti.

Ricorda che solo attraverso l’accertamento dello stato di crisi e dell’insolvenza da parte degli organi competenti sarà possibile avviare le procedure per affrontare adeguatamente il sovraindebitamento.

La meritevolezza del debitore

Numerose norme richiedevano al gestore della crisi e poi al giudice di verificare il comportamento del debitore.

In particolare bisognava esaminare la diligenza con cui il debitore adempiva ai suoi obblighi, la presenza di colpa grave, malafede o frode, e gli atti tesi a danneggiare i creditori.

Tale situazioni avrebbero portato all’inammissibilità della richiesta di accesso alla procedura.

Anche se la legge non fa espressamente riferimento a tali azioni, è comunque necessario che esse siano indicate nella relazione e, prima ancora, nella domanda del debitore.

Questo è in linea con il principio di buona fede e correttezza, secondo cui il debitore ha il dovere di fornire un quadro completo, veritiero e trasparente della propria situazione finanziaria ai creditori.

Esdebitazione del sovraindebitato incapiente

L’esdebitazione del sovraindebitato incapiente è uno degli obiettivi finali del sovraindebitamento.

Quando il debitore non è in grado di onorare i propri debiti, può richiedere l’esdebitazione per ottenere la cancellazione totale o parziale dell’indebitamento.

La procedura di esdebitazione prevede l’intervento del Tribunale competente che valuta la situazione economico-patrimoniale del debitore per decidere se concedere o meno l’esdebitazione.

È importante fornire documenti e prove necessarie per dimostrare lo stato di insolvenza e l’incapacità a saldare i debiti.

Una volta ottenuta l’esdebitazione, il soggetto sarà sottoposto a un piano di rientro dei debiti conforme alle sue capacità finanziarie.

Consigli per un creditore

Il sovraindebitamento è una procedura preziosa per tutti gli imprenditori in difficoltà.

Tuttavia può succedere che alcuni debitori invochino l’utilizzo di questo strumento senza poterne beneficiare, al solo fine di non effettuare il pagamento.

In questi casi il creditore deve effettuare delle indagini per accertare il reale stato di insolvenza della controparte.

Per questo motivo è importante mantenere il dialogo aperto con il debitore per ottenere maggiori informazioni sull’attivazione della procedura di sovraindebitamento.

Come verificare se il debitore ha avviato il Sovraindebitamento

Verificare se un debitore ha avviato la procedura di sovraindebitamento è importante per capire la sua situazione finanziaria e quali passi potrebbero essere intrapresi.

Una delle prime azioni da compiere è controllare presso il Tribunale competente, al fine di accertare se sia stata presentata una domanda di concordato preventivo o esdebitazione.

In particolare sarà utile effettuare un accesso presso la Cancelleria Fallimentare per effettuare un contratto degli atti depositati.

In questo modo sarà possibile verificare se sia stata aperta o meno una procedura di sovraindebitamento.

Ricorda di analizzare le eventuali comunicazioni ricevute dal debitore riguardanti l’avvio della procedura.

Qualora il debitore avesse avviato il sovraindebitamento, ti consiglio di richiedere supporto legale per partecipare al giudizio in qualità di creditore.

Come partecipare alla procedura

Per partecipare alla procedura di sovraindebitamento dovrai seguire le indicazioni che riceverai nella comunicazione inviata dal Liquidatore (ovvero il soggetto nominato dal Tribunale che avrà il compito di liquidare i beni del debitore).

In particolare l’articolo 14 sexies della Legge n. 3/2012 prevede che dopo aver verificato l’elenco dei creditori e la documentazione che attesta l’esistenza dei crediti, il Liquidatore forma l’inventario dei beni da liquidare.

Successivamente lo stesso Liquidatore informerà i creditori e i titolari dei beni mobili o immobili che possono partecipare alla liquidazione.

Per partecipare alla procedura i creditori devono depositare o inviare, anche tramite posta certificata, una domanda di partecipazione.

In mancanza di tali indicazioni, tutte le comunicazioni saranno effettuate solo tramite il deposito presso la cancelleria.

Il Liquidatore stabilisce anche la data entro cui le domande devono essere presentate e quella entro cui verrà comunicato al debitore e ai creditori lo stato passivo e altre utili informazioni.

La forma della domanda

Per partecipare a una liquidazione o richiedere la restituzione o la rivendicazione di beni mobili o immobili, è necessario presentare una domanda, tramite ricorso, che contenga:

  • le generalità del creditore;
  • l’importo del credito da liquidare o una descrizione dettagliata del bene richiesto;
  • un breve riassunto dei fatti e degli elementi di diritto che motivano la richiesta;
  • l’indicazione di un titolo di prelazione (se esistente);
  • l’indirizzo pec, il numero di fax o l’elezione di domicilio nel comune che rientra nella circoscrizione del Tribunale competente.

Conclusione

Il sovraindebitamento è un problema complesso che coinvolge molte persone in situazioni di grave difficoltà finanziaria.

La legge offre un valido strumento per aiutare coloro che si trovano in uno stato di crisi e insolvenza a riorganizzare i propri debiti.

Allo stesso tempo il diritto del creditore è tutelato dal nostro ordinamento e non può essere mortificato in assenza di valide ragioni.

È importante analizzare il comportamento del debitore per valutare se il ricorso alla procedure di sovraindebitamento è fondato o se è finalizzato a ritardare il pagamento di alcuni crediti.

Ti consiglio di richiedere supporto legale al fine di analizzare i presupposti del sovraindebitamento e partecipare all’eventuale procedura di liquidazione.

Sovraindebitamento - domanda liquidazione - elementi


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Cessione del Credito - copertina

Cessione del Credito: introduzione

Se hai bisogno di maggiori informazioni sulla cessione del credito, sei finito/a nel posto giusto.

In questo articolo ti spiegherò che cos’è la cessione del credito e come utilizzarla per risolvere le tue crisi finanziarie.

Tuttavia questo strumento può essere sfruttato anche da investitori che hanno intenzione di acquistare un credito per diversificare le entrate.

La cessione del credito è un’operazione giuridica attraverso la quale il creditore trasferisce a un terzo, detto cessionario, il proprio diritto di credito verso il debitore.

Questa pratica è regolata dal codice civile italiano e può avvenire per diversi motivi, come ad esempio per garantire liquidità immediata al creditore o per ridurre i rischi legati alla solvibilità del debitore.

Inoltre, il creditore può valutare la cessione dei propri crediti in casi di difficoltà finanziarie o nel momento in cui voglia liberarsi da oneri e incombenze relative alla gestione dell’attività di recupero del credito.

Ricorda che la cessione del credito deve essere effettuata con l’accordo tra le parti interessate e nel rispetto delle normative vigenti.

Ma prima di proseguire voglio fornirti alcune informazioni preliminari.

Cessione del Credito: definizione

La cessione del credito è un contratto attraverso il quale il creditore  (cedente) trasferisce ad un terzo soggetto il suo diritto di credito nei confronti del debitore (cessionario)

Il trasferimento può avvenire a titolo oneroso o gratuito (articolo 1260 del Codice Civile).

Questa operazione permette al cedente di ottenere immediatamente liquidità in cambio dei crediti detenuti.

In questo modo il creditore si libera del rischio dell’insolvenza del debitore.

Il cessionario, d’altra parte, assume l’obbligo di recuperare il credito nei confronti del debitore originale e ne diventa titolare.

Pertanto, la cessione del credito favorisce la circolazione finanziaria e contribuisce alla creazione di nuove opportunità per aziende e privati nella gestione della propria liquidità.

Cessione del Credito: conseguenze

Il creditore ha il diritto di trasferire volontariamente o gratuitamente il proprio credito, anche senza l’accordo del debitore, a condizione che:

  • il credito non abbia natura strettamente personale;
  • il trasferimento non sia proibito dalla legge.

Anche se le parti (creditore originario e debitore) possono escludere la cedibilità del credito, il patto di incedibilità non è opponibile al cessionario che ha acquisto in buona fede e che al momento della cessione non conosceva la presenza di questa condizione.

La cessione del credito è un contratto variabile che può essere utilizzato per diverse funzioni, come ad esempio la risoluzione di un debito o come garanzia.

Si basa sull’articolo 1325 del Codice Civile, che regola i contratti a “causa variabile”.

In ogni caso, il debitore è tenuto ad adempiere ai suoi obblighi indipendentemente dal creditore, e non può essere esonerato da questa responsabilità.

Per questo motivo la norma (articolo 1260 del Codice Civile) non considera necessario il consenso del debitore ceduto.


I protagonisti della Cessione del Credito

Cessione del Credito - protagonisti

La cessione coinvolge tre figure fondamentali:

  • il cedente;
  • il cessionario;
  • il ceduto o debitore ceduto.

Conoscere le differenze tra queste tre figure è importante per comprendere le responsabilità giuridiche di ogni parte durante la negoziazione contrattuale.

Vediamo nel dettaglio ogni singolo ruolo.

Il Cedente

Il cedente è colui che trasferisce a titolo definitivo il proprio credito a un’altra persona.

In ambito bancario il cedente viene spesso definito anche “originator”, ovvero il soggetto da cui trae origine il credito.

Durante la negoziazione, il cedente deve fornire all’acquirente tutte le informazioni necessarie riguardanti la natura del credito e le condizioni contrattuali nel rapporto creditorio con il debitore.

È fondamentale per il cedente esibire tutta la documentazione che consenta di provare l’esistenza del diritto che sarà ceduto.

Nel corso delle trattative con l’acquirente il cedente deve assicurarsi che le informazioni divulgate sul credito rimangano riservate.

In questi casi è preferibile far firmare alla controparte (interessata all’acquisto) un accordo di riservatezza prima di procedere con la scambio dei documenti.

Il Cessionario

Il cessionario è il soggetto che acquista il credito e si sostituisce al creditore originario.

Le finalità di acquisto di un credito possono essere differenti.

Negli ultimi anni il mercato della compravendita dei crediti ha registrato un grande volume di affari in Italia.

In particolare molte società di investimento e fondi internazionali si sono concentrate sull’acquisto di crediti di origine bancaria (in cui il creditore cedente è un istituto di credito).

Nel corso della negoziazione il cessionario deve valutare la qualità del credito e analizzare la documentazione fornita dal cedente.

In questa fase si svolge un’attività di analisi, investigazione e raccolta dei dati che viene definita “due diligence“.

Dopo la stipula dell’atto di cessione l’acquirente ha l’obbligo di versare al cedente l’importo dovuto in cambio del trasferimento del diritto di credito.

Il cessionario è tenuto a rispettare le condizioni contrattuali tra il creditore originario e il debitore.

Il Ceduto

Il ceduto (o debitore ceduto) è colui che, una volta notificata la cessione, diventa obbligato a pagare il creditore cessionario anziché il creditore originale.

Questo passaggio di responsabilità comporta una sostituzione giuridica del beneficiario dell’obbligazione di pagamento.

Nel corso delle trattative di cessione il ceduto non è parte della negoziazione, e solitamente viene informato soltanto dopo il perfezionamento dell’accordo tra cedente e cessionario.

È fondamentale che il debitore ceduto venga tempestivamente informato della cessione del credito e delle nuove modalità di pagamento, al fine di evitare di effettuare il pagamento nei confronti del creditore originario.

Il ceduto può evitare la cessione del suo credito stabilendo nel rapporto contrattuale originario di escludere la cedibilità.

Tuttavia, secondo quanto previsto dal secondo comma dell’articolo 1260 del Codice Civile, tale accordo non preclude i diritti del cessionario che ha acquistato in buona fede.

Infatti l’accordo di incedibilità (tra creditore originario e debitore ceduto) non sarà opponibile al cessionario se quest’ultimo dimostra di non essere stato a conoscenza del divieto di cessione.


Cessione del Credito: categorie

Cessione del Credito - categorie

Le categorie di cessione del credito possono essere molteplici e variano in base alla tipologia del credito e in base all’accordo tra cedente e cessionario.

In particolare possiamo distinguere le seguenti categorie:

  • Cessione del credito pro soluto;
  • Cessione del credito pro solvendo;
  • Cessione del credito in blocco;
  • Cessione del credito single name.

Conoscere le differenze tra le principali tipologie di cessione ti permetterà di gestire correttamente l’attività di negoziazione con l’acquirente.

Analizziamo le categorie nel dettaglio.

Cessione del Credito Pro Soluto

La cessione pro soluto si verifica quando il creditore decide di trasferire tutti i diritti e gli obblighi legati al credito all’acquirente, liberandosi così da ogni responsabilità in caso di mancato pagamento del debitore.

In particolare il creditore originario non è responsabile in caso di inadempimento del debitore.

Il rischio di insolvenza di quest’ultimo ricade unicamente sul terzo cessionario.

Questo tipo di cessione si verifica tipicamente nel contesto dei finanziamenti bancari o delle transazioni commerciali complesse.

Nella cessione pro soluto il creditore desidera disfarsi completamente della sua posizione creditoria senza bisogno di mantenere alcun legame con il debitore ceduto.

Inoltre, questo genere di cessione offre una maggiore sicurezza alle parti coinvolte poiché garantisce una chiara divisione dei ruoli tra venditore e acquirente del credito.

Cessione del Credito Pro Solvendo

La cessione pro solvendo avviene quando il creditore decide di trasferire il suo credito ad un terzo, mantenendosi comunque responsabile nei confronti dell’acquirente nel caso in cui il debitore non adempia agli obblighi contrattuali.

In particolare creditore originario rimane responsabile nei confronti del terzo cessionario in caso di insolvenza del debitore.

Questo comporta che il cedente sarà liberato dalla propria obbligazione solo dopo che il debitore ceduto ha effettuato il pagamento (al cessionario).

Questo tipo di cessione può essere utilizzata in situazioni dove vi è la necessità di garantire l’adempimento dell’obbligazione e convincere il cessionario acquirente che l’operazione risulti vantaggiosa.

Questa modalità offre maggiore sicurezza al cessionario rispetto alla generica cessione del credito, poiché viene garantito l’adempimento dell’obbligazione da parte del cedente in caso di mancato pagamento del debitore ceduto.

Cessione del Credito in Blocco

Nella cessione in blocco il cedente trasferisce una pluralità di crediti al medesimo cessionario con un unico atto di trasferimento.

Questa tipologia di cessione riguarda crediti individuabili in blocco che presentano caratteristiche tra loro omogenee.

In particolare i rapporti giuridici ceduti hanno un comune elemento distintivo, come ad esempio il settore economico, l’area territoriale o la tipologia di debitore.

L’articolo 58 del Testo Unico Bancario prevede che la Banca d’Italia fornisce istruzioni riguardo alle cessioni in blocco di aziende, rami d’azienda, beni e rapporti giuridici a banche.

In determinati casi, le istruzioni possono stabilire che sia necessaria l’approvazione della Banca d’Italia per le operazioni di maggiore importanza.

Ai fini del perfezionamento della cessione dei crediti in blocco la parte acquirente procede a comunicare la cessione tramite avviso sulla Gazzetta Ufficiale.

Tale adempimento produce gli effetti indicati nell’articolo 1264 del Codice Civile e la cessione si intende notificata ai debitori con tutte le relative conseguenze giuridiche.

Questo tipo di operazione è solitamente utilizzata nel settore finanziario e bancario e prevede la stipula di accordi di cessione tra banche e imprese che operano nel mercato dei crediti (se vuoi approfondire il tema leggi questo articolo).

Cessione del Credito Single Name

Nella cessione “single name” il cedente trasferisce un singolo credito ad un cessionario con un unico atto di trasferimento.

Le parole “single name” significano letteralmente “singolo nome” e si riferiscono alla singola posizione creditoria oggetto della cessione.

In ambito bancario la singola posizione debitoria viene identificata con un numero di NDG (Numero Direzione Generale – Numero di Gestione), cioè il numero identificativo del singolo prodotto fornito al cliente.

Pertanto se il debitore ceduto ha maturato differenti debiti nei confronti del cedente (esempio: scoperto di conto corrente; esposizione derivante da mutuo o altro finanziamento), ogni posizione avrà un differente numero di NDG.

Questa tipologia di cessione si verifica quando il cessionario è interessato alle caratteristiche che presenta un determinato credito e pertanto è intenzionato ad acquistare una singola posizione.

La cessione single name garantisce al creditore una maggiore flessibilità, poiché gli consente di incrementare la redditività del proprio portafoglio.

Infatti la cessione di una singola posizione può avvenire per un importo maggiore rispetto all’importo richiesto per le cessioni in blocco.

Questo genere di cessione si verifica spesso nell’ambito dei crediti ipotecari.

In questi casi il cessionario formula un’offerta per acquistare un credito garantito da ipoteca, poiché è interessato all’immobile su cui è vantato il privilegio.


Cessione del credito: le regole fondamentali

Cessione del Credito - regole

La cessione del credito è un istituto complesso che richiede l’osservanza di alcune regole fondamentali.

Innanzitutto è necessario svolgere le trattative di acquisto definendo in anticipo l’oggetto della cessione.

In seguito, dopo che il cessionario avrà valutato la convenienza dell’affare, sarà necessario stipulare un contratto che specifichi i dettagli della cessione.

Dopo aver perfezionato la cessione, sarà necessario comunicare al debitore l’avvenuta cessione, indicando il nome e gli estremi identificativi del nuovo creditore.

Per questo motivo voglio fornirti alcune regole per concludere la cessione del credito senza errori.

1) Definisci il perimetro della Cessione

Durante le trattative con il cessionario definisci il perimetro della cessione.

Se il debitore ha più di un debito nei tuoi confronti specifica in sede di negoziazione quale posizione intendi cedere.

E’ indispensabile identificare con precisione la posizione creditoria e raccogliere tutti i documenti che provano l’esistenza del diritto.

In questi casi è utile conservare le comunicazioni scambiate con il debitore per dimostrare che il credito non è stato contestato.

2) Stipula un Contratto di Riservatezza

Prima di definire la cessione stipula un contratto di riservatezza (anche conosciuto con il termine NDA – Non-Disclosure Agreement) con il cessionario.

Questo accordo ti tutela per garantire la riservatezza delle informazioni divulgate durante le trattative.

Dentro l’NDA stabilisci una penale di risarcimento nel caso di violazione dell’obbligo di riservatezza.

Se il cessionario non è disposto a firmare l’accordo ti consiglio di interrompere immediatamente le trattative.

La diffusione di informazioni riservate può esperti a possibili responsabilità e contenziosi legali.

3) Comunica la Cessione al Debitore

Dopo aver completato la cessione del credito, comunica al debitore ceduto l’avvenuto traferimento.

La cessione di un credito ha effetto nei confronti del debitore ceduto solo se questi l’ha accettata o quando gli è stata notificata (come prevede l’articolo 1264 del Codice Civile).

Ti consiglio di inviare una raccomandata A/R (con avviso di ricevimento) in cui avvisi il debitore della cessione.

Ricordati, inoltre, di inserire nella comunicazione gli elementi essenziali ed identificativi della posizione ceduta.

Non è necessario che il debitore fornisca il suo consenso ma è comunque indispensabile che venga informato del trasferimento affinché sappia in favore di chi dovrà effettuare il pagamento.

Da questo momento in poi i versamenti vanno effettuati al terzo cessionario.

Se il credito è vantato nei confronti di più soggetti o se la posizione sarà necessario inviare la raccomandata A/R anche a quest’ultimi.

In ambito bancario il credito è spesso garantito dalla presenza di un garante, ovvero un soggetto che non ha beneficato del rapporto ma che si è impegnato a garantire il creditore in caso di mancato pagamento del debitore originario.

Se hai intenzione di acquistare un credito bancario verifica se la posizione è vantata anche nei confronti di un garante.

La comunicazione della cessione deve essere inviata anche ai garanti.

In ogni caso la mancata notificazione dell’avvenuta cessione del credito non libera il garante in caso di insolvenza del debitore.

4) Provvedi ad annotare la Cessione

Quando il credito è garantito da ipoteca la cessione del credito deve essere annotata a margine della nota di iscrizione ipotecaria ai sensi dell’articolo 2843 del Codice Civile.

L’annotazione consiste nella comunicazione alla Conservatoria del nominativo del nuovo titolare del credito che verrà sostituito all’interno della nota di iscrizione ipotecaria.

Tale adempimento viene effettuato a cura del notaio rogante, a spese del cessionario.

Grazie a tale annotazione quando verrà effettuata l’ispezione ipotecaria risulterà il nominativo del cessionario.

In mancanza di tale adempimento la cessione non è opponibile ai terzi.

Questo significa che gli altri creditori del debitore ceduto potrebbero eccepire che il credito acquistato non è ipotecario.


Conclusione

La cessione del credito si presenta come una strategia finanziaria versatile che offre ai creditori la possibilità di convertire i propri crediti in liquidità immediata.

Lo strumento della cessione del credito migliora la gestione del capitale circolante delle imprese e favorisce anche lo sviluppo economico poiché permette di effettuare investimenti mirati.

Tuttavia, è fondamentale che tutte le parti coinvolte comprendano le conseguenze e i rischi legati a questo tipo di transazione.

Per questo motivo è indispensabile condurre un’attenta e rigorosa analisi legale e finanziaria, per evitare errori e scongiurare il rischio di possibili contenziosi.

Cessione del Credito - regole - schema


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Autore

Teresa Rossi

Avvocato • Credit Advisor | Founder di Recupero Legale.

Specializzata in: Crediti • Immobiliare • Due Diligence.

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Prescrizione dei Crediti Professionali: introduzione

Se sei un professionista che fornisce servizi, ti conviene approfondire il tema della prescrizione dei crediti professionali.

La prescrizione rappresenta il limite temporale entro cui puoi esigere il pagamento di un credito.

I crediti professionali possono derivare da prestazioni di lavoro autonomo, consulenze, forniture di prodotti o servizi.

È fondamentale essere consapevoli del periodo entro cui è possibile agire legalmente per recuperare tali crediti.

La normativa relativa alla prescrizione dei crediti professionali è disciplinata dall’articolo 2956 del Codice Civile.

In questo articolo ti spiegherò come prevenire la prescrizione dei crediti professionali e come devi comportarti per evitare errori.

Devi sapere che la corretta gestione della prescrizione dei tuoi crediti può influire direttamente sulla tua situazione finanziaria e sulla salute economica della tua attività.

Pertanto, acquisire conoscenze su questo argomento è cruciale per proteggere i tuoi interessi professionali.

Iniziamo subito.

Cosa sono i Crediti Professionali

I crediti professionali sono dei crediti che derivano da prestazioni di servizi o lavori professionali resi da un professionista nei confronti di un cliente.

Questa tipologia di credito può sorgere in diversi settori, come ad esempio nel campo legale, fiscale o medico, o nell’ambito dei servizi di architettura e ingegneria.

In pratica, quando un professionista fornisce il suo servizio e il cliente usufruisce di tale prestazione, si crea automaticamente una relazione economica tra le parti.

Il compenso pattuito per questo servizio costituisce il credito professionale del professionista nei confronti del cliente.

Per garantire una corretta dei crediti professionali è importante monitorare periodicamente la data di prescrizione del credito.

Prescrizione di un Credito

La prescrizione è il termine entro il quale un creditore può agire legalmente per recuperare un debito.

Nel caso dei crediti professionali, come quelli derivanti da prestazioni di servizi o consulenze, la legge stabilisce un periodo entro il quale devono essere richiesti.

Devi sapere che i tempi di prescrizione possono variare in base al tipo di credito e in base alle leggi applicabili al settore professionale di riferimento.

In generale, la prescrizione per i crediti professionali inizia a decorrere dalla data in cui il pagamento sarebbe dovuto avvenire.

Nel caso di stipula di un contratto per l’erogazione di un servizio professionale la data di prescrizione inizia a decorrere dal termine finale entro il quale il cliente deve saldare l’attività.

Tuttavia capita spesso che il rapporto tra professionista e cliente non sia regolato da un contratto scritto.

Alcune categorie di professionisti non sono abituati a gestire i rapporti con la clientela tramite la sottoscrizione di un contratto, ma raggiungono l’accordo attraverso modalità differenti (email; accordo per fatti concludenti).

In quest’ultimo caso può essere più difficile individuare la data di decorrenza della prescrizione.

Nel caso in cui il credito professionale non è fondato su un contratto scritto, è importante procedere con l’invio di una lettera di messa in mora.

Atto di messa in mora

Un atto di messa in mora è un documento legale che viene inviato da un creditore nei confronti di un debitore in cui si intima il pagamento dei crediti non pagati.

Nel caso di crediti professionali, l’invio dell’atto di messa in mora da parte di un professionista è importante perché permette di interrompere il decorso del termine di prescrizione.

In questo modo l’atto di messa in mora impedisce al credito di cadere in prescrizione e consente al creditore di tutelare i propri interessi finanziari.

È importante distinguere tra il ritardo semplice e la mora, poiché ci sono conseguenze giuridiche diverse.

Ad esempio, un ritardo può comportare il diritto al risarcimento del danno.

La mora è una conseguenza dei comportamenti delle parti coinvolte.

In particolare la mora può essere soggetta a diversi effetti giuridici:

  • eliminazione: quando il debitore adempie all’obbligo la mora può essere eliminata;
  • interruzione: se il creditore rifiuta, ingiustificatamente, di ricevere l’adempimento da parte del debitore, la mora può essere interrotta;
  • cancellazione: se al debitore viene concesso un nuovo termine per estinguere l’obbligazione, la mora può essere cancellata;
  • sospensione: se il creditore la tollera dopo averla provocata, la mora può essere sospesa.

Nel diritto, la mora è una situazione in cui il debitore ritarda nell’adempimento della sua obbligazione.

In alcuni casi, la legge stabilisce che la costituzione in mora non è nemmeno necessaria a causa delle azioni del debitore o della natura stessa dell’obbligazione.

In particolare la costituzione in mora non è necessaria nei casi in cui: il debito deriva da un atto illecito; quando il debitore ha dichiarato per iscritto la sua intenzione di non adempiere all’obbligazione; quando il termine per adempiere è scaduto.

Prescrizione Crediti Professionali: art. 2956 del Codice Civile

L’articolo 2956 del Codice Civile stabilisce che il termine di prescrizione per i crediti professionali è di 3 anni.

La norma è rivolta a diverse figure professionali che svolgono attività intellettuale come avvocati, ingegneri, geometri, medici.

In questo modo il legislatore ha voluto fornire una disciplina più ampia e generale per coprire un’ampia gamma di professionisti.

Nello specifico il professionista deve incassare il suo credito entro il termine di 3 anni in due casi:

  • per ottenere il pagamento del compenso per l’opera prestata;
  • per ottenere il rimborso delle spese correlative.

Una volta individuato il termine di prescrizione bisognerà procedere con le attività necessarie la sua interruzione.

Come interrompere la Prescrizione dei Crediti Professionali

Per interrompere la prescrizione dei crediti professionali è essenziale agire tempestivamente.

Una delle modalità più efficaci per interrompere il decorso del termine di prescrizione è l’invio di una diffida (o messa in mora) al debitore.

Questo atto formale serve a comunicare al debitore la necessità di rispettare l’0bbligazione di pagamento.

In alternativa è possibile promuovere un’azione legale avviando un contezioso giudiziario presso il Giudice competente.

Il ricorso all’autorità giudiziaria può bloccare la prescrizione e consente di avviare un procedimento legale per ottenere il pagamento del credito.


Conclusione

È fondamentale monitorare attentamente gli incassi e i termini di pagamento per evitare di incorrere nella prescrizione dei crediti professionali.

La gestione accurata delle entrate è essenziale per la buona salute finanziaria di qualsiasi attività professionale.

In questo modo sarà possibile ottenere il pagamento tempestivo dei crediti professionali e contribuisce alla stabilità economica della propria attività.

Una verifica periodica può aiutarti a prevenire controversie legali e può garantire il successo e la sostenibilità finanziaria.

Prescrizione dei Crediti Professionali - art. 2956 cc


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Autore

Tino Crisafulli

Avvocato • Legal Advisor | Founder di Recupero Legale.

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