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Sovraindebitamento del Debitore: come recuperare un credito

INDICE

Sovraindebitamento: introduzione

Se devi recuperare un credito da un soggetto che è sommerso dai debiti, sicuramente avrai sentito parlare di sovraindebitamento.

Ma cosa significa esattamente questa parola complessa?

In questo articolo ti spiego che cos’è il sovraindebitamento e quali sono le sue implicazioni legali.

Grazie a questa guida imparerai a gestire le possibili eccezioni che un debitore potrebbe sollevare per evitare di effettuare il pagamento.

Iniziamo subito.

Sovraindebitamento: definizione

Il sovraindebitamento rappresenta una situazione in cui un individuo o un’azienda non è più in grado di far fronte ai propri debiti con i redditi disponibili.

Questo stato di crisi finanziaria può derivare da varie circostanze come perdita del lavoro, malattia improvvisa, o semplicemente cattive scelte finanziarie nel passato.

La definizione giuridica di sovraindebitamento si riferisce alla condizione in cui il debitore non riesce a soddisfare regolarmente le proprie obbligazioni patrimoniali.

In pratica, significa trovarsi in una situazione insostenibile dove i debiti superano notevolmente la capacità di pagamento.

Contrariamente alla comune percezione negativa associata al termine, questa situazione è piuttosto frequente e coinvolge molte imprese.

Per questo motivo è importante capire quali sono gli strumenti legali per affrontare e risolvere questa difficile situazione.

La nozione giuridica di Sovraindebitamento

Secondo la legge italiana, il sovraindebitamento viene definito come una condizione economica e patrimoniale critica del debitore, che impedisce il regolare adempimento degli obblighi derivanti da contratti.

In sostanza, quando un individuo o una famiglia si trova in una situazione di sovraindebitamento, può accedere alle procedure previste dal Codice della Crisi di Impresa e dell’Insolvenza (Decreto Legislativo n. 14/2019).

Ricorda che il sovraindebitamento non va confuso con la semplice difficoltà temporanea nel pagamento dei debiti.

Il sovraindebitamento è una condizione prolungata e insostenibile di crisi finanziaria.

Legge Salva Suicidi

Prima dell’entrata in vigore Codice della Crisi d’Impresa, il sovraindebitamento era disciplinato unicamente dalla Legge n. 3/2012.

Tale legge veniva definita “Legge Salva Suicidi” poiché permetteva di aiutare le persone in gravi difficoltà finanziarie ad evitare situazioni estreme come il pensiero del suicidio.

In questo modo è stato possibile fornire un sostegno giuridico a chi si trova in uno stato di sovraindebitamento insostenibile.

La Legge Salva Suicidi ha permesso ai soggetti colpiti da debiti insormontabili di sfruttare procedure giudiziali e strumenti finalizzati a risanare la situazione debitoria.

Sovraindebitamento: finalità e caratteristiche

Le finalità delle procedure legate al sovraindebitamento sono volte a garantire ai debitori insolventi la possibilità di riorganizzare i propri debiti in modo sostenibile e ragionevole, evitando il fallimento personale.

Le caratteristiche principali del sovraindebitamento includono la ricerca di soluzioni che permettano al debitore di ridurre il proprio carico debitorio attraverso piani personalizzati e negoziati con creditori e istituti finanziari.

Le procedure di composizione della crisi sono tre:

  • l’accordo di ristrutturazione dei debiti;
  • il piano del consumatore;
  • la liquidazione del patrimonio del debitore.

L’obiettivo finale del sovraindebitamento è quello di favorire il superamento della crisi economica individuale, proteggendo il debitore da azioni esecutive dei creditori.

Sovraindebitamento: soggetti che possono accedervi

La legge prevede che le procedure di sovraindebitamento possono essere sfruttate non solo dalle persone fisiche, ma anche dalle piccole imprese e dagli artigiani.

Per beneficiare di questo istituto giuridico, bisognerà dimostrare di essere in uno stato di crisi finanziaria irreversibile che impedisce di pagare i creditori.

È importante sottolineare che non tutte le categorie professionali possono accedere a queste procedure.

In particolare liberi professionisti devono soddisfare determinati requisiti per poter beneficiare delle procedure disciplinate dal Codice della Crisi d’Impresa.

Il sovraindebitamento non riguarda solo coloro che hanno contratto debiti volontariamente e in modo irresponsabile, ma anche coloro che si trovano in difficoltà a causa di eventi imprevisti o cambiamenti economici repentini.

Lo stato di crisi e l’insolvenza

Il presupposto oggettivo delle procedure di sovraindebitamento è rappresentato dallo stato di crisi e dall’insolvenza del debitore.

Questi due elementi sono fondamentali per poter accedere alle misure previste dalla legge in materia di sovraindebitamento.

Lo stato di crisi indica una situazione in cui il debitore non è più in grado di far fronte ai propri debiti con le risorse a sua disposizione.

Tale stato di crisi deve essere la causa di una condizione finanziaria precaria che mette a rischio la stabilità economica e personale.

L’insolvenza, invece, si verifica quando il debitore non è in grado di soddisfare regolarmente i suoi obblighi finanziari verso i creditori, manifestando un evidente squilibrio tra entrate e uscite che lo rende incapace di ripagare integralmente i debiti contratti.

Ricorda che solo attraverso l’accertamento dello stato di crisi e dell’insolvenza da parte degli organi competenti sarà possibile avviare le procedure per affrontare adeguatamente il sovraindebitamento.

La meritevolezza del debitore

Numerose norme richiedevano al gestore della crisi e poi al giudice di verificare il comportamento del debitore.

In particolare bisognava esaminare la diligenza con cui il debitore adempiva ai suoi obblighi, la presenza di colpa grave, malafede o frode, e gli atti tesi a danneggiare i creditori.

Tale situazioni avrebbero portato all’inammissibilità della richiesta di accesso alla procedura.

Anche se la legge non fa espressamente riferimento a tali azioni, è comunque necessario che esse siano indicate nella relazione e, prima ancora, nella domanda del debitore.

Questo è in linea con il principio di buona fede e correttezza, secondo cui il debitore ha il dovere di fornire un quadro completo, veritiero e trasparente della propria situazione finanziaria ai creditori.

Esdebitazione del sovraindebitato incapiente

L’esdebitazione del sovraindebitato incapiente è uno degli obiettivi finali del sovraindebitamento.

Quando il debitore non è in grado di onorare i propri debiti, può richiedere l’esdebitazione per ottenere la cancellazione totale o parziale dell’indebitamento.

La procedura di esdebitazione prevede l’intervento del Tribunale competente che valuta la situazione economico-patrimoniale del debitore per decidere se concedere o meno l’esdebitazione.

È importante fornire documenti e prove necessarie per dimostrare lo stato di insolvenza e l’incapacità a saldare i debiti.

Una volta ottenuta l’esdebitazione, il soggetto sarà sottoposto a un piano di rientro dei debiti conforme alle sue capacità finanziarie.

Consigli per un creditore

Il sovraindebitamento è una procedura preziosa per tutti gli imprenditori in difficoltà.

Tuttavia può succedere che alcuni debitori invochino l’utilizzo di questo strumento senza poterne beneficiare, al solo fine di non effettuare il pagamento.

In questi casi il creditore deve effettuare delle indagini per accertare il reale stato di insolvenza della controparte.

Per questo motivo è importante mantenere il dialogo aperto con il debitore per ottenere maggiori informazioni sull’attivazione della procedura di sovraindebitamento.

Come verificare se il debitore ha avviato il Sovraindebitamento

Verificare se un debitore ha avviato la procedura di sovraindebitamento è importante per capire la sua situazione finanziaria e quali passi potrebbero essere intrapresi.

Una delle prime azioni da compiere è controllare presso il Tribunale competente, al fine di accertare se sia stata presentata una domanda di concordato preventivo o esdebitazione.

In particolare sarà utile effettuare un accesso presso la Cancelleria Fallimentare per effettuare un contratto degli atti depositati.

In questo modo sarà possibile verificare se sia stata aperta o meno una procedura di sovraindebitamento.

Ricorda di analizzare le eventuali comunicazioni ricevute dal debitore riguardanti l’avvio della procedura.

Qualora il debitore avesse avviato il sovraindebitamento, ti consiglio di richiedere supporto legale per partecipare al giudizio in qualità di creditore.

Come partecipare alla procedura

Per partecipare alla procedura di sovraindebitamento dovrai seguire le indicazioni che riceverai nella comunicazione inviata dal Liquidatore (ovvero il soggetto nominato dal Tribunale che avrà il compito di liquidare i beni del debitore).

In particolare l’articolo 14 sexies della Legge n. 3/2012 prevede che dopo aver verificato l’elenco dei creditori e la documentazione che attesta l’esistenza dei crediti, il Liquidatore forma l’inventario dei beni da liquidare.

Successivamente lo stesso Liquidatore informerà i creditori e i titolari dei beni mobili o immobili che possono partecipare alla liquidazione.

Per partecipare alla procedura i creditori devono depositare o inviare, anche tramite posta certificata, una domanda di partecipazione.

In mancanza di tali indicazioni, tutte le comunicazioni saranno effettuate solo tramite il deposito presso la cancelleria.

Il Liquidatore stabilisce anche la data entro cui le domande devono essere presentate e quella entro cui verrà comunicato al debitore e ai creditori lo stato passivo e altre utili informazioni.

La forma della domanda

Per partecipare a una liquidazione o richiedere la restituzione o la rivendicazione di beni mobili o immobili, è necessario presentare una domanda, tramite ricorso, che contenga:

  • le generalità del creditore;
  • l’importo del credito da liquidare o una descrizione dettagliata del bene richiesto;
  • un breve riassunto dei fatti e degli elementi di diritto che motivano la richiesta;
  • l’indicazione di un titolo di prelazione (se esistente);
  • l’indirizzo pec, il numero di fax o l’elezione di domicilio nel comune che rientra nella circoscrizione del Tribunale competente.

Conclusione

Il sovraindebitamento è un problema complesso che coinvolge molte persone in situazioni di grave difficoltà finanziaria.

La legge offre un valido strumento per aiutare coloro che si trovano in uno stato di crisi e insolvenza a riorganizzare i propri debiti.

Allo stesso tempo il diritto del creditore è tutelato dal nostro ordinamento e non può essere mortificato in assenza di valide ragioni.

È importante analizzare il comportamento del debitore per valutare se il ricorso alla procedure di sovraindebitamento è fondato o se è finalizzato a ritardare il pagamento di alcuni crediti.

Ti consiglio di richiedere supporto legale al fine di analizzare i presupposti del sovraindebitamento e partecipare all’eventuale procedura di liquidazione.

Sovraindebitamento - domanda liquidazione - elementi


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Autore

Tino Crisafulli

Avvocato • Legal Advisor | Founder di Recupero Legale.

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19 Aprile 2024
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ARTICOLI

Cessione del Credito: consigli e suggerimenti legali

Cessione del Credito - copertina

INDICE

Cessione del Credito: introduzione

Se hai bisogno di maggiori informazioni sulla cessione del credito, sei finito/a nel posto giusto.

In questo articolo ti spiegherò che cos’è la cessione del credito e come utilizzarla per risolvere le tue crisi finanziarie.

Tuttavia questo strumento può essere sfruttato anche da investitori che hanno intenzione di acquistare un credito per diversificare le entrate.

La cessione del credito è un’operazione giuridica attraverso la quale il creditore trasferisce a un terzo, detto cessionario, il proprio diritto di credito verso il debitore.

Questa pratica è regolata dal codice civile italiano e può avvenire per diversi motivi, come ad esempio per garantire liquidità immediata al creditore o per ridurre i rischi legati alla solvibilità del debitore.

Inoltre, il creditore può valutare la cessione dei propri crediti in casi di difficoltà finanziarie o nel momento in cui voglia liberarsi da oneri e incombenze relative alla gestione dell’attività di recupero del credito.

Ricorda che la cessione del credito deve essere effettuata con l’accordo tra le parti interessate e nel rispetto delle normative vigenti.

Ma prima di proseguire voglio fornirti alcune informazioni preliminari.

Cessione del Credito: definizione

La cessione del credito è un contratto attraverso il quale il creditore  (cedente) trasferisce ad un terzo soggetto il suo diritto di credito nei confronti del debitore (cessionario)

Il trasferimento può avvenire a titolo oneroso o gratuito (articolo 1260 del Codice Civile).

Questa operazione permette al cedente di ottenere immediatamente liquidità in cambio dei crediti detenuti.

In questo modo il creditore si libera del rischio dell’insolvenza del debitore.

Il cessionario, d’altra parte, assume l’obbligo di recuperare il credito nei confronti del debitore originale e ne diventa titolare.

Pertanto, la cessione del credito favorisce la circolazione finanziaria e contribuisce alla creazione di nuove opportunità per aziende e privati nella gestione della propria liquidità.

Cessione del Credito: conseguenze

Il creditore ha il diritto di trasferire volontariamente o gratuitamente il proprio credito, anche senza l’accordo del debitore, a condizione che:

  • il credito non abbia natura strettamente personale;
  • il trasferimento non sia proibito dalla legge.

Anche se le parti (creditore originario e debitore) possono escludere la cedibilità del credito, il patto di incedibilità non è opponibile al cessionario che ha acquisto in buona fede e che al momento della cessione non conosceva la presenza di questa condizione.

La cessione del credito è un contratto variabile che può essere utilizzato per diverse funzioni, come ad esempio la risoluzione di un debito o come garanzia.

Si basa sull’articolo 1325 del Codice Civile, che regola i contratti a “causa variabile”.

In ogni caso, il debitore è tenuto ad adempiere ai suoi obblighi indipendentemente dal creditore, e non può essere esonerato da questa responsabilità.

Per questo motivo la norma (articolo 1260 del Codice Civile) non considera necessario il consenso del debitore ceduto.


I protagonisti della Cessione del Credito

Cessione del Credito - protagonisti

La cessione coinvolge tre figure fondamentali:

  • il cedente;
  • il cessionario;
  • il ceduto o debitore ceduto.

Conoscere le differenze tra queste tre figure è importante per comprendere le responsabilità giuridiche di ogni parte durante la negoziazione contrattuale.

Vediamo nel dettaglio ogni singolo ruolo.

Il Cedente

Il cedente è colui che trasferisce a titolo definitivo il proprio credito a un’altra persona.

In ambito bancario il cedente viene spesso definito anche “originator”, ovvero il soggetto da cui trae origine il credito.

Durante la negoziazione, il cedente deve fornire all’acquirente tutte le informazioni necessarie riguardanti la natura del credito e le condizioni contrattuali nel rapporto creditorio con il debitore.

È fondamentale per il cedente esibire tutta la documentazione che consenta di provare l’esistenza del diritto che sarà ceduto.

Nel corso delle trattative con l’acquirente il cedente deve assicurarsi che le informazioni divulgate sul credito rimangano riservate.

In questi casi è preferibile far firmare alla controparte (interessata all’acquisto) un accordo di riservatezza prima di procedere con la scambio dei documenti.

Il Cessionario

Il cessionario è il soggetto che acquista il credito e si sostituisce al creditore originario.

Le finalità di acquisto di un credito possono essere differenti.

Negli ultimi anni il mercato della compravendita dei crediti ha registrato un grande volume di affari in Italia.

In particolare molte società di investimento e fondi internazionali si sono concentrate sull’acquisto di crediti di origine bancaria (in cui il creditore cedente è un istituto di credito).

Nel corso della negoziazione il cessionario deve valutare la qualità del credito e analizzare la documentazione fornita dal cedente.

In questa fase si svolge un’attività di analisi, investigazione e raccolta dei dati che viene definita “due diligence“.

Dopo la stipula dell’atto di cessione l’acquirente ha l’obbligo di versare al cedente l’importo dovuto in cambio del trasferimento del diritto di credito.

Il cessionario è tenuto a rispettare le condizioni contrattuali tra il creditore originario e il debitore.

Il Ceduto

Il ceduto (o debitore ceduto) è colui che, una volta notificata la cessione, diventa obbligato a pagare il creditore cessionario anziché il creditore originale.

Questo passaggio di responsabilità comporta una sostituzione giuridica del beneficiario dell’obbligazione di pagamento.

Nel corso delle trattative di cessione il ceduto non è parte della negoziazione, e solitamente viene informato soltanto dopo il perfezionamento dell’accordo tra cedente e cessionario.

È fondamentale che il debitore ceduto venga tempestivamente informato della cessione del credito e delle nuove modalità di pagamento, al fine di evitare di effettuare il pagamento nei confronti del creditore originario.

Il ceduto può evitare la cessione del suo credito stabilendo nel rapporto contrattuale originario di escludere la cedibilità.

Tuttavia, secondo quanto previsto dal secondo comma dell’articolo 1260 del Codice Civile, tale accordo non preclude i diritti del cessionario che ha acquistato in buona fede.

Infatti l’accordo di incedibilità (tra creditore originario e debitore ceduto) non sarà opponibile al cessionario se quest’ultimo dimostra di non essere stato a conoscenza del divieto di cessione.


Cessione del Credito: categorie

Cessione del Credito - categorie

Le categorie di cessione del credito possono essere molteplici e variano in base alla tipologia del credito e in base all’accordo tra cedente e cessionario.

In particolare possiamo distinguere le seguenti categorie:

  • Cessione del credito pro soluto;
  • Cessione del credito pro solvendo;
  • Cessione del credito in blocco;
  • Cessione del credito single name.

Conoscere le differenze tra le principali tipologie di cessione ti permetterà di gestire correttamente l’attività di negoziazione con l’acquirente.

Analizziamo le categorie nel dettaglio.

Cessione del Credito Pro Soluto

La cessione pro soluto si verifica quando il creditore decide di trasferire tutti i diritti e gli obblighi legati al credito all’acquirente, liberandosi così da ogni responsabilità in caso di mancato pagamento del debitore.

In particolare il creditore originario non è responsabile in caso di inadempimento del debitore.

Il rischio di insolvenza di quest’ultimo ricade unicamente sul terzo cessionario.

Questo tipo di cessione si verifica tipicamente nel contesto dei finanziamenti bancari o delle transazioni commerciali complesse.

Nella cessione pro soluto il creditore desidera disfarsi completamente della sua posizione creditoria senza bisogno di mantenere alcun legame con il debitore ceduto.

Inoltre, questo genere di cessione offre una maggiore sicurezza alle parti coinvolte poiché garantisce una chiara divisione dei ruoli tra venditore e acquirente del credito.

Cessione del Credito Pro Solvendo

La cessione pro solvendo avviene quando il creditore decide di trasferire il suo credito ad un terzo, mantenendosi comunque responsabile nei confronti dell’acquirente nel caso in cui il debitore non adempia agli obblighi contrattuali.

In particolare creditore originario rimane responsabile nei confronti del terzo cessionario in caso di insolvenza del debitore.

Questo comporta che il cedente sarà liberato dalla propria obbligazione solo dopo che il debitore ceduto ha effettuato il pagamento (al cessionario).

Questo tipo di cessione può essere utilizzata in situazioni dove vi è la necessità di garantire l’adempimento dell’obbligazione e convincere il cessionario acquirente che l’operazione risulti vantaggiosa.

Questa modalità offre maggiore sicurezza al cessionario rispetto alla generica cessione del credito, poiché viene garantito l’adempimento dell’obbligazione da parte del cedente in caso di mancato pagamento del debitore ceduto.

Cessione del Credito in Blocco

Nella cessione in blocco il cedente trasferisce una pluralità di crediti al medesimo cessionario con un unico atto di trasferimento.

Questa tipologia di cessione riguarda crediti individuabili in blocco che presentano caratteristiche tra loro omogenee.

In particolare i rapporti giuridici ceduti hanno un comune elemento distintivo, come ad esempio il settore economico, l’area territoriale o la tipologia di debitore.

L’articolo 58 del Testo Unico Bancario prevede che la Banca d’Italia fornisce istruzioni riguardo alle cessioni in blocco di aziende, rami d’azienda, beni e rapporti giuridici a banche.

In determinati casi, le istruzioni possono stabilire che sia necessaria l’approvazione della Banca d’Italia per le operazioni di maggiore importanza.

Ai fini del perfezionamento della cessione dei crediti in blocco la parte acquirente procede a comunicare la cessione tramite avviso sulla Gazzetta Ufficiale.

Tale adempimento produce gli effetti indicati nell’articolo 1264 del Codice Civile e la cessione si intende notificata ai debitori con tutte le relative conseguenze giuridiche.

Questo tipo di operazione è solitamente utilizzata nel settore finanziario e bancario e prevede la stipula di accordi di cessione tra banche e imprese che operano nel mercato dei crediti (se vuoi approfondire il tema leggi questo articolo).

Cessione del Credito Single Name

Nella cessione “single name” il cedente trasferisce un singolo credito ad un cessionario con un unico atto di trasferimento.

Le parole “single name” significano letteralmente “singolo nome” e si riferiscono alla singola posizione creditoria oggetto della cessione.

In ambito bancario la singola posizione debitoria viene identificata con un numero di NDG (Numero Direzione Generale – Numero di Gestione), cioè il numero identificativo del singolo prodotto fornito al cliente.

Pertanto se il debitore ceduto ha maturato differenti debiti nei confronti del cedente (esempio: scoperto di conto corrente; esposizione derivante da mutuo o altro finanziamento), ogni posizione avrà un differente numero di NDG.

Questa tipologia di cessione si verifica quando il cessionario è interessato alle caratteristiche che presenta un determinato credito e pertanto è intenzionato ad acquistare una singola posizione.

La cessione single name garantisce al creditore una maggiore flessibilità, poiché gli consente di incrementare la redditività del proprio portafoglio.

Infatti la cessione di una singola posizione può avvenire per un importo maggiore rispetto all’importo richiesto per le cessioni in blocco.

Questo genere di cessione si verifica spesso nell’ambito dei crediti ipotecari.

In questi casi il cessionario formula un’offerta per acquistare un credito garantito da ipoteca, poiché è interessato all’immobile su cui è vantato il privilegio.


Cessione del credito: le regole fondamentali

Cessione del Credito - regole

La cessione del credito è un istituto complesso che richiede l’osservanza di alcune regole fondamentali.

Innanzitutto è necessario svolgere le trattative di acquisto definendo in anticipo l’oggetto della cessione.

In seguito, dopo che il cessionario avrà valutato la convenienza dell’affare, sarà necessario stipulare un contratto che specifichi i dettagli della cessione.

Dopo aver perfezionato la cessione, sarà necessario comunicare al debitore l’avvenuta cessione, indicando il nome e gli estremi identificativi del nuovo creditore.

Per questo motivo voglio fornirti alcune regole per concludere la cessione del credito senza errori.

1) Definisci il perimetro della Cessione

Durante le trattative con il cessionario definisci il perimetro della cessione.

Se il debitore ha più di un debito nei tuoi confronti specifica in sede di negoziazione quale posizione intendi cedere.

E’ indispensabile identificare con precisione la posizione creditoria e raccogliere tutti i documenti che provano l’esistenza del diritto.

In questi casi è utile conservare le comunicazioni scambiate con il debitore per dimostrare che il credito non è stato contestato.

2) Stipula un Contratto di Riservatezza

Prima di definire la cessione stipula un contratto di riservatezza (anche conosciuto con il termine NDA – Non-Disclosure Agreement) con il cessionario.

Questo accordo ti tutela per garantire la riservatezza delle informazioni divulgate durante le trattative.

Dentro l’NDA stabilisci una penale di risarcimento nel caso di violazione dell’obbligo di riservatezza.

Se il cessionario non è disposto a firmare l’accordo ti consiglio di interrompere immediatamente le trattative.

La diffusione di informazioni riservate può esperti a possibili responsabilità e contenziosi legali.

3) Comunica la Cessione al Debitore

Dopo aver completato la cessione del credito, comunica al debitore ceduto l’avvenuto traferimento.

La cessione di un credito ha effetto nei confronti del debitore ceduto solo se questi l’ha accettata o quando gli è stata notificata (come prevede l’articolo 1264 del Codice Civile).

Ti consiglio di inviare una raccomandata A/R (con avviso di ricevimento) in cui avvisi il debitore della cessione.

Ricordati, inoltre, di inserire nella comunicazione gli elementi essenziali ed identificativi della posizione ceduta.

Non è necessario che il debitore fornisca il suo consenso ma è comunque indispensabile che venga informato del trasferimento affinché sappia in favore di chi dovrà effettuare il pagamento.

Da questo momento in poi i versamenti vanno effettuati al terzo cessionario.

Se il credito è vantato nei confronti di più soggetti o se la posizione sarà necessario inviare la raccomandata A/R anche a quest’ultimi.

In ambito bancario il credito è spesso garantito dalla presenza di un garante, ovvero un soggetto che non ha beneficato del rapporto ma che si è impegnato a garantire il creditore in caso di mancato pagamento del debitore originario.

Se hai intenzione di acquistare un credito bancario verifica se la posizione è vantata anche nei confronti di un garante.

La comunicazione della cessione deve essere inviata anche ai garanti.

In ogni caso la mancata notificazione dell’avvenuta cessione del credito non libera il garante in caso di insolvenza del debitore.

4) Provvedi ad annotare la Cessione

Quando il credito è garantito da ipoteca la cessione del credito deve essere annotata a margine della nota di iscrizione ipotecaria ai sensi dell’articolo 2843 del Codice Civile.

L’annotazione consiste nella comunicazione alla Conservatoria del nominativo del nuovo titolare del credito che verrà sostituito all’interno della nota di iscrizione ipotecaria.

Tale adempimento viene effettuato a cura del notaio rogante, a spese del cessionario.

Grazie a tale annotazione quando verrà effettuata l’ispezione ipotecaria risulterà il nominativo del cessionario.

In mancanza di tale adempimento la cessione non è opponibile ai terzi.

Questo significa che gli altri creditori del debitore ceduto potrebbero eccepire che il credito acquistato non è ipotecario.


Conclusione

La cessione del credito si presenta come una strategia finanziaria versatile che offre ai creditori la possibilità di convertire i propri crediti in liquidità immediata.

Lo strumento della cessione del credito migliora la gestione del capitale circolante delle imprese e favorisce anche lo sviluppo economico poiché permette di effettuare investimenti mirati.

Tuttavia, è fondamentale che tutte le parti coinvolte comprendano le conseguenze e i rischi legati a questo tipo di transazione.

Per questo motivo è indispensabile condurre un’attenta e rigorosa analisi legale e finanziaria, per evitare errori e scongiurare il rischio di possibili contenziosi.

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Autore

Teresa Rossi

Avvocato • Credit Advisor | Founder di Recupero Legale.

Specializzata in: Crediti • Immobiliare • Due Diligence.

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18 Aprile 2024
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Prescrizione dei Crediti Professionali: consigli e suggerimenti legali

INDICE

Prescrizione dei Crediti Professionali: introduzione

Se sei un professionista che fornisce servizi, ti conviene approfondire il tema della prescrizione dei crediti professionali.

La prescrizione rappresenta il limite temporale entro cui puoi esigere il pagamento di un credito.

I crediti professionali possono derivare da prestazioni di lavoro autonomo, consulenze, forniture di prodotti o servizi.

È fondamentale essere consapevoli del periodo entro cui è possibile agire legalmente per recuperare tali crediti.

La normativa relativa alla prescrizione dei crediti professionali è disciplinata dall’articolo 2956 del Codice Civile.

In questo articolo ti spiegherò come prevenire la prescrizione dei crediti professionali e come devi comportarti per evitare errori.

Devi sapere che la corretta gestione della prescrizione dei tuoi crediti può influire direttamente sulla tua situazione finanziaria e sulla salute economica della tua attività.

Pertanto, acquisire conoscenze su questo argomento è cruciale per proteggere i tuoi interessi professionali.

Iniziamo subito.

Cosa sono i Crediti Professionali

I crediti professionali sono dei crediti che derivano da prestazioni di servizi o lavori professionali resi da un professionista nei confronti di un cliente.

Questa tipologia di credito può sorgere in diversi settori, come ad esempio nel campo legale, fiscale o medico, o nell’ambito dei servizi di architettura e ingegneria.

In pratica, quando un professionista fornisce il suo servizio e il cliente usufruisce di tale prestazione, si crea automaticamente una relazione economica tra le parti.

Il compenso pattuito per questo servizio costituisce il credito professionale del professionista nei confronti del cliente.

Per garantire una corretta dei crediti professionali è importante monitorare periodicamente la data di prescrizione del credito.

Prescrizione di un Credito

La prescrizione è il termine entro il quale un creditore può agire legalmente per recuperare un debito.

Nel caso dei crediti professionali, come quelli derivanti da prestazioni di servizi o consulenze, la legge stabilisce un periodo entro il quale devono essere richiesti.

Devi sapere che i tempi di prescrizione possono variare in base al tipo di credito e in base alle leggi applicabili al settore professionale di riferimento.

In generale, la prescrizione per i crediti professionali inizia a decorrere dalla data in cui il pagamento sarebbe dovuto avvenire.

Nel caso di stipula di un contratto per l’erogazione di un servizio professionale la data di prescrizione inizia a decorrere dal termine finale entro il quale il cliente deve saldare l’attività.

Tuttavia capita spesso che il rapporto tra professionista e cliente non sia regolato da un contratto scritto.

Alcune categorie di professionisti non sono abituati a gestire i rapporti con la clientela tramite la sottoscrizione di un contratto, ma raggiungono l’accordo attraverso modalità differenti (email; accordo per fatti concludenti).

In quest’ultimo caso può essere più difficile individuare la data di decorrenza della prescrizione.

Nel caso in cui il credito professionale non è fondato su un contratto scritto, è importante procedere con l’invio di una lettera di messa in mora.

Atto di messa in mora

Un atto di messa in mora è un documento legale che viene inviato da un creditore nei confronti di un debitore in cui si intima il pagamento dei crediti non pagati.

Nel caso di crediti professionali, l’invio dell’atto di messa in mora da parte di un professionista è importante perché permette di interrompere il decorso del termine di prescrizione.

In questo modo l’atto di messa in mora impedisce al credito di cadere in prescrizione e consente al creditore di tutelare i propri interessi finanziari.

È importante distinguere tra il ritardo semplice e la mora, poiché ci sono conseguenze giuridiche diverse.

Ad esempio, un ritardo può comportare il diritto al risarcimento del danno.

La mora è una conseguenza dei comportamenti delle parti coinvolte.

In particolare la mora può essere soggetta a diversi effetti giuridici:

  • eliminazione: quando il debitore adempie all’obbligo la mora può essere eliminata;
  • interruzione: se il creditore rifiuta, ingiustificatamente, di ricevere l’adempimento da parte del debitore, la mora può essere interrotta;
  • cancellazione: se al debitore viene concesso un nuovo termine per estinguere l’obbligazione, la mora può essere cancellata;
  • sospensione: se il creditore la tollera dopo averla provocata, la mora può essere sospesa.

Nel diritto, la mora è una situazione in cui il debitore ritarda nell’adempimento della sua obbligazione.

In alcuni casi, la legge stabilisce che la costituzione in mora non è nemmeno necessaria a causa delle azioni del debitore o della natura stessa dell’obbligazione.

In particolare la costituzione in mora non è necessaria nei casi in cui: il debito deriva da un atto illecito; quando il debitore ha dichiarato per iscritto la sua intenzione di non adempiere all’obbligazione; quando il termine per adempiere è scaduto.

Prescrizione Crediti Professionali: art. 2956 del Codice Civile

L’articolo 2956 del Codice Civile stabilisce che il termine di prescrizione per i crediti professionali è di 3 anni.

La norma è rivolta a diverse figure professionali che svolgono attività intellettuale come avvocati, ingegneri, geometri, medici.

In questo modo il legislatore ha voluto fornire una disciplina più ampia e generale per coprire un’ampia gamma di professionisti.

Nello specifico il professionista deve incassare il suo credito entro il termine di 3 anni in due casi:

  • per ottenere il pagamento del compenso per l’opera prestata;
  • per ottenere il rimborso delle spese correlative.

Una volta individuato il termine di prescrizione bisognerà procedere con le attività necessarie la sua interruzione.

Come interrompere la Prescrizione dei Crediti Professionali

Per interrompere la prescrizione dei crediti professionali è essenziale agire tempestivamente.

Una delle modalità più efficaci per interrompere il decorso del termine di prescrizione è l’invio di una diffida (o messa in mora) al debitore.

Questo atto formale serve a comunicare al debitore la necessità di rispettare l’0bbligazione di pagamento.

In alternativa è possibile promuovere un’azione legale avviando un contezioso giudiziario presso il Giudice competente.

Il ricorso all’autorità giudiziaria può bloccare la prescrizione e consente di avviare un procedimento legale per ottenere il pagamento del credito.


Conclusione

È fondamentale monitorare attentamente gli incassi e i termini di pagamento per evitare di incorrere nella prescrizione dei crediti professionali.

La gestione accurata delle entrate è essenziale per la buona salute finanziaria di qualsiasi attività professionale.

In questo modo sarà possibile ottenere il pagamento tempestivo dei crediti professionali e contribuisce alla stabilità economica della propria attività.

Una verifica periodica può aiutarti a prevenire controversie legali e può garantire il successo e la sostenibilità finanziaria.

Prescrizione dei Crediti Professionali - art. 2956 cc


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Autore

Tino Crisafulli

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17 Aprile 2024
https://www.recuperolegale.it/wp-content/uploads/2018/04/Prescrizione-dei-Crediti-Professionali-copertina.png 720 1280 Recupero Legale /wp-content/uploads/2017/11/recuper-legale.png Recupero Legale2024-04-17 07:09:432024-08-23 13:07:31Prescrizione dei Crediti Professionali: consigli e suggerimenti legali
ARTICOLI

Blockchain: cos’è e come spiegarla a un bambino di 10 anni

INDICE

Guida pratica per comprendere la Blockchain

Blockchain: molti ne parlano ma probabilmente non tutti sono riusciti a capire di cosa si tratta.

L’esplosione del Bitcoin e delle criptovalute ha fatto emergere una tecnologia rivoluzionaria che potrebbe cambiare profondamente il mondo del lavoro e del business.

Questa tecnologia si chiama Blockchain e rappresenta il motivo principale del successo delle nuove “criptomonete” digitali.

Che cos’è la Blockchain

Il termine inglese “Blockchain” significa letteralmente “catena di blocchi” e rappresenta un sistema gestionale che registra e convalida delle transazioni su dei blocchi virtuali (“blocks”) collegati tra di loro.

Grazie ad una tecnologia “da pari a pari” (tecnologia “Peer To Peer”) tutti gli utenti che compongono la rete sono legati da un rapporto paritario (“da pari a pari”).

All’interno di questo sistema non esiste un mega capo (o server centrale) che amministra la rete e gestisce le transazioni.

Ti spiego meglio il concetto.

Non esiste il Sig. Blockchain che monitora le transazioni dalla sua scrivania, ma piuttosto è lo stesso sistema informatico che si gestisce in modo autonomo.

Infatti, grazie al contributo di tutti gli utenti il sistema monitora da solo le informazioni  ricevute e le operazioni concluse.

Come è composta la Blockchain

La Blockchain è una rete autonoma composta da blocchi.

Nei singoli blocchi sono contenute le informazioni che permettono di convalidare le transazioni.

Tanti blocchi creano la Blockchain.

Ogni blocco è collegato al precedente attraverso un codice hash, formando così una catena immutabile.

Inoltre, la Blockchain utilizza un sistema distribuito di nodi o partecipanti che verificano le transazioni e raggiungono un consenso sulla validità degli scambi avvenuti.

Questa struttura decentralizzata rende impossibile modificare i dati già registrati senza il consenso della maggioranza dei partecipanti alla rete.

Grazie a queste caratteristiche, la Blockchain offre trasparenza e sicurezza ai processi digitali, rivoluzionando diversi settori come quello finanziario o logistico.


Come funziona la Blockchain

Blockchain - come funziona

Attraverso una procedura cifrata il sistema archivia le informazioni nei blocchi (anche definiti come “registri digitali”) in modo che alcune informazioni siano visibili a tutta la rete.

Le altre informazioni invece sono visibili soltanto da coloro che hanno concluso la transazione.

Questo sistema permette di convalidare le transazioni in modo certo, senza però divulgare tutte le informazioni sensibili che hanno fatto concludere l’affare.

Pertanto, se il sig. Rossi conclude una transazione con il sig. Verdi, nella Blockchain compariranno delle informazioni pubbliche che certificheranno il completamento dell’operazione.

Le notizie più sensibili (identità dei due soggetti o importo della transazione), invece, non compariranno e saranno riservate.

Le informazioni private inserite nei blocchi della catena sono “nascoste” poiché coperte da “crittografia”.

La crittografia è un linguaggio informatico che ha la funzione di “offuscare” un messaggio digitale per impedire la lettura a persone non autorizzate.

Blockchain - blocco

Chi gestisce la Blockchain

La Blockchain è un sistema autonomo che non è gestito da nessun amministratore, ma si aggiorna da solo in tempo reale grazie ad una rete mondiale di archivi digitali (“database network”).

Gli utenti che utilizzano la catena possono aggiornare solo il singolo blocco a cui hanno accesso e non possono manomettere gli altri blocchi già inseriti nel sistema.

Per creare un nuovo blocco è necessario che le transazioni siano verificate e convalidate secondo una particolare procedura.

Come viene convalidata una transazione

Dopo aver stipulato la transazione si genera una chiave segreta “crittografata”.

Per convalidare la transazione è necessario risolvere gli algoritmi crittografici che proteggono la transazione.

Pertanto se il sig. Rossi stipula una transazione con il sig. Verdi, la Blockchain genera un enigma che protegge la transazione.

Per convalidare la transazione e dimostrare che il contratto si è perfezionato, un terzo soggetto, il sig. Bianchi, si occupa di risolvere l’enigma tramite il proprio pc.

Soltanto dopo lo svolgimento di questa attività  la transazione verrà inserita nei blocchi della rete.

In questo esempio il sig. Bianchi svolge il ruolo del “Miner” ovvero il soggetto che si occupa di convalidare la transazione trovando una soluzione alla chiave segreta crittografata.

Il “Miner” (in inglese letteralmente “minatore”) utilizza dei potenti computer di calcolo che gli permettono di risolvere l’enigma crittografato contenuto nella transazione.

In questo modo sarà possibile  generare un nuovo blocco e aggiungerlo alla catena.

La soluzione dell’enigma nella Blockchain

Risolvere l’enigma della transazione significa letteralmente “minare” la Blockchain, ovvero cercare e trovare (come i minatori) la chiave che convalida i nuovi blocchi.

La soluzione dell’enigma all’interno della blockchain funziona attraverso un processo complicato ma sicuro.

Una volta che l’enigma viene proposto, i partecipanti competono per risolverlo utilizzando la propria potenza di calcolo e capacità informatiche.

Ogni tentativo di risoluzione viene registrato nella Blockchain insieme ad altre transazioni, creando così un registro immutabile e pubblico.

Una volta che l’enigma è stato correttamente risolto, la soluzione viene verificata dalla rete distribuita e accettata come valida.

In questo modo il vincitore viene ricompensato con criptovaluta o altri incentivi previsti dal protocollo.

Grazie alla trasparenza e all’immutabilità della blockchain, il sistema garantisce la sicurezza e l’affidabilità del processo senza la necessità di un’autorità centrale

Blockchain - protagonisti transazione

Come funziona il processo di convalidazione

L’utente richiede la convalida di una transazione ed inoltra la richiesta alla Blockchain.

La transazione crittografata finisce in una spazio denominato “Mempool” in cui sono presenti tutte le operazioni che attendono di essere convalidate;

Il Miner pesca nel Mempool e attraverso dei pc molto potenti risolve la chiave crittografata della transazione;

Il Miner convalida la transazione inserendola insieme ad altre transazioni in un nuovo blocco;

Il nuovo blocco viene inserito nella rete e viene aggiunto ai blocchi già esistenti.

Blockchain - come viene convalidata transazione

Per “minare” un blocco dalla Blockchain di Bitcoin (la più famosa criptovaluta) tantissimi Miner si sfidano per convalidare le transazioni degli utenti.

Chi risolve prima la transazione riceve in cambio un certo numero di Bitcoin (monete virtuali).

E’ possibile “minare” un blocco grazie all’utilizzo di computer molto potenti che possiedono una capacità di calcolo molto elevata.

Attività di Mining nella Blockchain

L’attività di mining nella Blockchain rappresenta uno dei processi fondamentali per il mantenimento e la sicurezza della rete digitale.

Attraverso complessi algoritmi matematici, i Miner sono responsabili per la validazione delle transazioni effettuate sulla Blockchain.

I Miner utilizzano potenti calcolatori e risorse computazionali e competono tra loro per risolvere i problemi crittografici e aggiungere nuovi blocchi alla catena di blocchi esistente.

In cambio del proprio lavoro, i Miner ricevono ricompense in criptovaluta o commissioni da parte degli utenti che inviano le transazioni sulla rete.

Grazie all’attività di mining, la Blockchain può garantire un registro immutabile e trasparente delle transazioni decentralizzato e resistente alle frodi ed agli attacchi esterni.

L’attività di “mining” può essere realizzata solo attraverso l’utilizzo di computer molto performanti (non disponibili nella grande distribuzione) che comportano un enorme dispendio di energia elettrica.

Questi requisiti rendono molto difficile e costoso il compito di un Miner.

In genere un solo operatore non è in grado di svolgere autonomamente questa attività.

Per questo motivo sono nate le cosiddette “Mining Pool” o “Mining Farm” ovvero  un insieme di persone che uniscono le proprie risorse per “minare” la Blockchain e risolvere prima degli altri Miners le transazioni da convalidare.

Che beni possono essere coinvolti nelle transazioni della Blockchain

La Blockchain può essere rivoluzionaria poiché permette di creare un registro elettronico che convalida le transazioni di qualsiasi settore.

Esempi sono criptovalute, contratti di vendita, servizi di trasporto, servizi finanziari, votazioni e scrutini, servizi di assistenza sanitaria.

I beni coinvolti nelle transazioni blockchain possono essere sia fisici che digitali, garantendo la tracciabilità e l’inalterabilità delle informazioni relative alla loro provenienza, proprietà e storia.

Grazie alla Blockchain, gli intermediari vengono eliminati dal processo di scambio, riducendo notevolmente i costi operativi e accelerando le operazioni commerciali.

La decentralizzazione della rete Blockchain assicura che le transazioni avvengano in modo autonomo ed efficiente.


Utilizzo della Blockchain: 3 principali vantaggi

Blockchain - utilizzo

La Blockchain rappresenta una rivoluzione nel mondo della tecnologia e dell’economia, offrendo numerosi vantaggi che vanno ben oltre la semplice gestione delle transazioni finanziarie.

Grazie alla sua struttura decentralizzata e immutabile, la blockchain garantisce un livello senza precedenti di sicurezza e trasparenza nelle operazioni online.

Questa tecnologia elimina la necessità di intermediari, riducendo i costi e i tempi delle transazioni.

Inoltre, grazie all’utilizzo dei contratti intelligenti, è possibile automatizzare processi complessi in modo efficiente ed affidabile.

1) Nessun luogo fisico

La Blockchain non ha un luogo fisico ma esiste solo nella rete.

Non esiste nessun edificio o nessun deposito in cui è collocato il server centrale.

Le transazioni avvengono all’interno della rete digitale grazie alla semplice installazione della Blockchain nei computer degli utenti.

2) Nessun gestore

Il registro delle transazioni non deve essere gestito da nessun ente centrale, ma funziona grazie alla partecipazione di tutti gli utenti della rete.

Questa caratteristica rende la Blockchain uno strumento molto versatile con tante finalità di utilizzo.

Da diverso tempo si ipotizza che grazie a questa tecnologica le transazioni economiche potranno essere regolate senza la presenza di intermediari.

3) Difficilissima (se non impossibile) da manomettere

È quasi impossibile manomettere ed alterare il registro delle transazioni.

Le informazioni contenute nella rete si aggiornano in tutti i computer in cui è installata la Blockchain.

Nel caso in cui qualcuno volesse manomettere i dati contenuti nella catena non dovrebbe alterare un unico archivio (server o database) ma dovrebbe modificare il numero totale di blocchi della rete (ovvero centinaia di migliaia di blocchi).

Blockchain Revolution

Tuttavia non è tutto oro quel che luccica.

La “catena di blocchi” è un tema che divide e ci sono molti critici che hanno evidenziato tutti gli aspetti negativi di questa nuova tecnologia.

La rivoluzione è solo all’inizio.


Conclusione

La Blockchain è una tecnologia rivoluzionaria che sta cambiando il modo in cui vengono effettuate le transazioni e conservate le informazioni.

Grazie alla sua struttura decentralizzata e crittografata, la Blockchain offre un livello senza precedenti di sicurezza e trasparenza, eliminando la necessità di intermediari e riducendo i costi operativi.

Questa caratteristica rende la blockchain ideale per settori come le finanze, la logistica, l’assistenza sanitaria e molto altro ancora.

Inoltre, grazie alla tecnologia dei contratti intelligenti, è possibile automatizzare processi complessi in modo efficiente ed affidabile.

Riassunto della guida

Per semplificare la comprensione di questa guida ho preparato un riassunto diviso in un elenco puntato.

Leggi il riassunto qui sotto.

  • La Blockchain è una “catena di blocchi” e rappresenta un sistema gestionale che registra e convalida delle transazioni su dei blocchi virtuali (“blocks”) collegati tra di loro.
  • Le transazioni concluse tramite Blockchain coinvolgono due soggetti che hanno deciso di sfruttare questa tecnologia.
  • Dopo aver concluso la transazione, una figura denominata Miner si occupa di convalidarla.
  • Dopo essere stata convalida, la transazione viene inserita insieme ad altre transazioni in un nuovo blocco.
  • Il blocco che contiene le nuove transazioni convalidate viene inserito nella Blockchain.

Blockchain - come spiegarla a bambino 10 anni


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16 Aprile 2024
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ARTICOLI

Vendita Immobiliare: consigli e suggerimenti legali

Vendita Immobiliare - copertina

INDICE

Vendita Immobiliare: introduzione

Se stai pensando di mettere in vendita la tua casa o il tuo appartamento e vuoi ottenere consigli e suggerimenti legali, sei finito/a nel posto giusto.

La vendita di un immobile è un evento che può avere un grande impatto finanziario per la tua vita.

Dovrai prestare molta attenzione su alcune attività fondamentali come la scelta dell’agenzia immobiliare, l’attività di negoziazione con l’offerente e la stipula dell’atto di compravendita.

In questo articolo ti fornirò alcuni consigli per affrontare la vendita immobiliare e per non commettere errori.

Continua a leggere per scoprire tutto sulla vendita di un immobile.

Vendita Immobiliare: il contratto con l’agenzia

La fase del contratto con l’agenzia è cruciale quando si tratta di vendita immobiliare.

Prima di siglare qualsiasi accordo, è importante leggere attentamente tutte le clausole e comprendere i termini stabiliti.

Assicurati che il contratto rifletta gli accordi verbalizzati con chiarezza e precisione.

Verifica sempre le commissioni e le condizioni di pagamento concordate con l’agenzia immobiliare.

È fondamentale essere trasparenti riguardo a tutti i dettagli relativi alla compravendita dell’immobile per evitare spiacevoli sorprese in seguito.

Verifica se il contratto include la durata dell’esclusiva, se prevista.

Valuta attentamente se concedere o meno l’esclusiva all’agenzia immobiliare in base alle tue necessità e preferenze.

Prima di firmare qualsiasi documento legale, è consigliabile consultarsi con un avvocato esperto in diritto immobiliare per verificare la correttezza delle clausole pattuite.

In questo modo potrai tutelare i tuoi interessi durante tutto il processo di vendita immobiliare.

Vendita Immobiliare: concedere o meno esclusiva

Quando si decide di mettere in vendita un immobile, una delle prime decisioni da prendere è se concedere o meno l’esclusiva all’agenzia immobiliare.

Concedere l’esclusiva significa dare a un’unica agenzia il mandato esclusivo di vendere la tua proprietà per un determinato periodo.

Dall’altro lato, non concedere l’esclusiva ti permette di affidare la vendita a più agenzie contemporaneamente.

Questo potrebbe aumentare le possibilità di trovare acquirenti interessati, ma potrebbe anche creare confusione e competizione tra gli agenti.

Prima di decidere se concedere o meno l’esclusiva, valuta attentamente i pro e i contro di entrambe le opzioni.

Considera il livello di impegno che vuoi richiedere all’agenzia e come desideri gestire il processo di vendita della tua proprietà.

Ricorda che sia tu che l’agenzia dovete essere chiari sulle condizioni dell’accordo e su come verranno gestite eventuali offerte provenienti da altri agenti.

Scegli con attenzione ciò che meglio si adatta alle tue necessità e ai tuoi obiettivi nella vendita dell’immobile.

Vendita Immobiliare: cosa fare quando si riceve un’offerta

Quando si riceve un’offerta per la vendita di un immobile, è importante valutare attentamente il testo della proposta.

Inizialmente dovrai verificare se l’offerta rispecchia le tue aspettative economiche e il valore di mercato dell’immobile.

Successivamente accerta se l’offerente possiede o meno la liquidità necessaria per acquistare il bene o se invece dovrà ottenere un mutuo da una banca.

Questo accertamento ti permetterà di individuare in modo approssimativo i tempi di attesa per la definizione dell’affare.

Prima di accettare o rifiutare l’offerta, ti consiglio di richiedere un supporto ad un legale specializzato in diritto immobiliare al fine di controllare se il documento che hai ricevuto presenta o meno delle condizioni favorevoli.

Questo passo aiuterà a ottenere una visione più chiara della situazione e delle possibili conseguenze.

In caso di offerte multiple, è necessario gestire la situazione con attenzione e trasparenza nei confronti degli acquirenti coinvolti.

La comunicazione aperta e onesta può prevenire malintesi o controversie future.

Prenderti il tempo necessario per valutare tutte le opzioni disponibili e per analizzare eventuali profili di rischio.

Questo comportamento ti permetterà di scegliere la soluzione migliore per il tuo benessere economico.


Vendita Immobiliare e Negoziazione

Vendita Immobiliare e Negoziazione

La vendita di un immobile coinvolge diversi soggetti e consiste in una complessa negoziazione che porta alla conclusione di un contratto tra acquirente e venditore.

In questa transazione, i soggetti coinvolti includono solitamente:

  • il proprietario dell’immobile;
  • l’agente immobiliare;
  • il potenziale acquirente;
  • eventualmente anche un avvocato o un notaio.

Il proprietario dell’immobile ha il compito di fornire informazioni dettagliate sull’immobile in vendita e accettare o respingere eventuali offerte ricevute.

L’agente immobiliare gioca un ruolo fondamentale nella mediazione tra le parti interessate, fornendo consulenza su valore di mercato dell’immobile e agevolando le trattative tra le parti.

Il potenziale acquirente deve presentare l’offerta all’acquirente per l’acquisto del bene.

Infine, l’avvocato può essere coinvolto per concludere la trattativa mediante la redazione dei documenti legali necessari per cristallizzare l’accordo tra le parti.

In alcuni casi può essere utile coinvolgere anche un notaio, per trascrivere un eventuale contratto preliminare.

Adesso vediamo nel dettaglio le fasi principali e i documenti da utilizzare nel corso della negoziazione.

La proposta d’acquisto

La proposta d’acquisto è il documento sottoscritto da un soggetto interessato all’acquisto dell’immobile.

Il documento deve includere i dettagli dell’offerta, come il prezzo offerto e le condizioni di pagamento.

Ti consiglio di analizzare la proposta d’acquisto con il supporto di un avvocato specializzato in diritto immobiliare.

Dopo aver analizzato la proposta, potrai decidere se accettarla così com’è, respingerla o negoziare determinati aspetti.

È fondamentale comunicare chiaramente con l’acquirente e argomentare in modo costruttivo il motivo dell’eventuale rifiuto.

In questo modo potrai raggiungere un accordo soddisfacente per entrambe le parti senza compromettere i rapporti con l’offerente.

Prima di prendere una decisione definitiva sulla proposta d’acquisto, ti consiglio di valutare l’affidabilità del soggetto interessato all’acquisto dell’immobile.

Dal punto di vista giuridico l’accettazione della proposta d’acquisto equivale alla sottoscrizione di un contratto preliminare.

Pertanto prima di accettare l’offerta assicurati di aver analizzato tutti i risvolti legali della futura vendita immobiliare.

La fase di negoziazione dopo l’offerta

Dopo aver ricevuto un’offerta per la vendita del tuo immobile, si entra nella fase cruciale delle negoziazioni.

In questo momento è fondamentale mantenere la calma e valutare attentamente ogni dettaglio dell’offerta ricevuta.

Durante le trattative, è importante essere flessibili ma anche determinati nel perseguire i propri obiettivi.

Potrebbero esserci punti su cui essere disposti a cedere e altri su cui invece non intendi scendere a compromessi.

La comunicazione con l’acquirente o il suo intermediario gioca un ruolo chiave in questa fase.

Chiarire eventuali dubbi o richieste può aiutare a trovare un accordo soddisfacente per entrambe le parti.

Ricorda che le negoziazioni possono richiedere tempo e pazienza.

È normale confrontarsi più volte prima di arrivare a una conclusione definitiva.

Resta sempre aperto al dialogo e alla possibilità di trovare soluzioni alternative che possano favorire la buona riuscita della transazione immobiliare.

Il Punto di Caduta

Nelle trattative contrattuali il “punto di caduta” rappresenta il limite massimo oltre il quale le parti non sono più disposte a trattare.

Il termine “caduta” rappresenta la soglia entro cui il volere delle parti rimane in equilibrio senza cadere o venire meno.

Nell’ambito della vendita immobiliare il “punto di caduta” potrebbe essere l’importo minimo che il venditore è disposto a ricevere per la vendita del bene.

Analogamente il “punto di caduta” potrebbe essere la cifra che un acquirente è disposto a pagare per l’acquisto dell’immobile.

Trovare questo punto critico è fondamentale per concludere con successo la transazione.

Tuttavia la fase di negoziazione è molto delicata, poiché un comportamento sbagliato potrebbe compromettere i rapporti con il potenziale acquirente.

Una strategia efficace consiste nel condurre una ricerca accurata sul mercato immobiliare locale.

In questo modo potrai valutare i prezzi delle proprietà simili nella zona e potrai valutare le tendenze sui prezzi di compravendita.

Inoltre, è importante avviare un dialogo costruttivo con la controparte manifestando chiaramente i punti su cui non sei disposto a cedere.

Una comunicazione aperta e trasparente con l’acquirente ti permetterà di negoziare in modo equo con l’acquirente.

Solo attraverso un approccio collaborativo e rispettoso si può giungere a un accordo soddisfacente senza compromettere la relazione tra le parti.

Vendita Immobiliare: la documentazione da fornire all’acquirente

In caso di accettazione della proposta, dovrai preparare accuratamente la documentazione da fornire all’acquirente.

Questo passaggio è cruciale per garantire che le successive attività si svolgano senza intoppi.

In primo luogo, assicurati di avere a disposizione la documentazione relativa alla tua proprietà, come planimetrie aggiornate, certificati energetici e catastali.

Assicurati di avere in regola tutta la documentazione legale necessaria per la vendita dell’immobile.

Tra i documenti da esibire figurano:

  • il titolo di proprietà dell’immobile;
  • i documenti che attestano l’esistenza di eventuali vincoli (es. servitù di passaggio);
  • l’ispezione ipotecaria o un altro documento da cui sia possibile dimostrare la presenza o meno di ipoteche;
  • le ultime planimetrie depositate presso il catasto.

È importante anche essere pronti a fornire una risposta alle domande degli acquirenti in merito ad alcuni aspetti determinanti per la futura vendita.

Le domande più frequenti dell’acquirente

Di solito, durante la trattativa di vendita, le domande più frequenti dell’acquirente di un immobile riguardano:

  • le informazioni riguardo il vicinato;
  • la presenza o meno di posti auto nella zona in cui si trova il bene;
  • la quantificazione delle spese condominiali se l’immobile si trova in un condominio.

Nella mia esperienza ho visto saltare molte trattative dopo che l’acquirente ha ottenuto una risposta alle superiori domande.

Assicurati di aver chiarito ogni aspetto concreto riguardante l’abitazione per evitare fraintendimenti durante il processo di acquisto.

Infine, non dimenticare di organizzare tutti i tuoi documenti in modo ordinato e accessibile per semplificare la consultazione da parte degli acquirenti potenziali.

Una buona preparazione della documentazione può fare davvero la differenza nella riuscita della vendita del tuo immobile, poiché trasmette più fiducia e autorevolezza.

Anche in questo caso è utile chiedere il supporto di uno studio legale specializzato in diritto immobiliare.

Gestire i rapporti con l’acquirente tramite l’intermediazione di un avvocato potrebbe agevolarti moltissimo per concludere la vendita.


Vendita Immobiliare e Contratti

Vendita Immobiliare e Contratti - documenti

Per vendere un immobile, è necessario predisporre diversi documenti legali fondamentali.

Prima di tutto, occorre redigere un preliminare di vendita, che è un accordo preliminare tra acquirente e venditore che stabilisce le condizioni generali dell’acquisto dell’immobile.

In questo documento vengono definiti i dettagli e le condizioni sulla futura vendita.

Successivamente, si procede alla stipula del contratto definitivo di vendita, che rappresenta l’accordo finale e vincolante tra le parti coinvolte.

È importante comprendere la differenza sostanziale tra preliminare e contratto definitivo per identificare le diverse fasi procedurali della vendita immobiliare.

Vediamo adesso i documenti legali principali da redigere per formalizzare il trasferimento del bene.

Stipula del contratto preliminare

La stipula del contratto preliminare è un passo fondamentale nel processo di vendita immobiliare.

In questa fase, acquirente e venditore si impegnano formalmente a concludere l’operazione.

Il contratto preliminare contiene tutte le clausole pattuite tra le parti, come il prezzo di vendita, la data di consegna dell’immobile e le modalità di pagamento.

È importante che entrambe le parti siano ben consapevoli delle condizioni stabilite nel contratto preliminare.

Prima della firma, ti consiglio di analizzare il documento per assicurarti che tutte le clausole siano corrispondenti al reale volere delle parti.

In caso di dubbi o ambiguità, è meglio richiedere un confronto con la controparte prima di procedere con la stipula.

Una volta firmato il contratto preliminare, entrambe le parti sono vincolate agli accordi stabiliti.

È essenziale rispettare i tempi e gli obblighi previsti nel documento per evitare controversie future.

La corretta redazione del contratto può contribuire a una transizione più fluida verso la conclusione definitiva della compravendita.

Vendita Immobiliare: caparra confirmatoria

La caparra confirmatoria è la somma di denaro versata dall’acquirente al momento della firma del contratto preliminare, a conferma della serietà delle intenzioni nell’acquisto dell’immobile.

La caparra confirmatoria costituisce una garanzia per entrambe le parti.

Per il venditore rappresenta un’impegno più concreto da parte dell’acquirente, mentre per quest’ultimo è una prova della volontà di procedere all’acquisto.

È importante stabilire preventivamente l’importo e le modalità di restituzione della caparra in caso di recesso da parte dell’una o dell’altra parte.

In caso di inadempimento contrattuale da parte dell’une delle parti, la caparra può essere considerata come risarcimento danni.

Pertanto, è fondamentale redigere un accordo dettagliato che regoli tutte le condizioni relative alla caparra confirmatoria al fine di evitare controversie future.

L’articolo 1385 del codice civile stabilisce che se ci si attiene al contratto, la caparra deve essere restituita o dedotta dal pagamento dovuto.

In particolare se la parte che ha versato la caparra (l’acquirente) non adempie, l’altro (il venditore) può risolvere il contratto e trattenere la caparra.

Tuttavia, se è l’altra parte (il venditore) a non adempiere, allora l’acquirente può recedere dal contratto e richiedere il doppio della caparra come risarcimento.

Pertanto prima di firmare un contratto preliminare e accettare una caparra, verifica se non ci sono ostacoli per la stipula del contratto di compravendita.

Ti ricordo che accettare una proposta d’acquisto (e il versamento di una somma a titolo di caparra) produce gli stessi effetti giuridici della firma di un contratto preliminare.

Vendita Immobiliare: stipula dell’atto di compravendita

Durante la vendita di un immobile, uno dei passaggi cruciali è la stipula dell’atto di compravendita.

Questo momento segna la fase finale della trattativa e la conseguente vendita da parte del venditore in favore dell’acquirente.

Nell’atto di compravendita vengono specificati tutti i dettagli della transazione tra i quali:

  • il prezzo concordato;
  • le modalità di pagamento;
  • le eventuali clausole aggiuntive;
  • la data di consegna delle chiavi.

La presenza di un notaio per la stipula dell’atto è una condizione obbligatoria prevista dalla legge.

In questo modo il notaio, in qualità di pubblico ufficiale, potrà garantire che la compravendita sia trascritta e che entrambe le parti siano tutelate legalmente.

È importante leggere attentamente ogni clausola presente nel contratto prima di firmare per evitare spiacevoli sorprese.

Una volta che l’atto viene firmato da entrambe le parti e dal notaio, diventa un documento ufficiale che attesta il trasferimento della proprietà dall’ex proprietario al nuovo acquirente.

In questo modo si conclude formalmente il processo di vendita immobiliare prima della successiva fase della trascrizione dell’atto nei registri pubblici.

Trascrizione dell’atto di compravendita

Una volta che l’atto di compravendita è stato firmato da entrambe le parti coinvolte nella transazione immobiliare, è necessario procedere con la trascrizione dell’atto.

L’atto di trasferimento viene trascritto nei Pubblici Registri Immobiliari e in particolare nella Conservatoria del luogo in cui si trova l’immobile.

Questa fase è fondamentale perché garantisce la pubblicità legale dell’avvenuta compravendita e conferisce certezza giuridica agli acquirenti.

La trascrizione dell’atto di compravendita comporta il pagamento di imposte ipotecarie e catastali calcolate in base al valore dell’immobile venduto.

Una volta effettuato il pagamento, il Notaio procede con gli adempimenti necessari per ottenere la registrazione ufficiale del trasferimento di proprietà.

Dopo aver completato la trascrizione, l’acquirente diventa ufficialmente il nuovo proprietario dell’immobile e può godere pienamente dei diritti ad esso associati.

È importante assicurarsi che tutte le formalità siano state effettuate correttamente per evitare eventuali complicazioni future legate alla proprietà dell’immobile.

In caso di dubbi o incertezze riguardo alla trascrizione dell’atto di compravendita, ti consiglio di farti assistere da un professionista del settore immobiliare o un notaio esperto in materia.

La corretta esecuzione di questa fase finale della vendita immobiliare contribuisce a garantire una transizione senza intoppi tra vecchio e nuovo proprietario.

Spese dopo la vendita dell’immobile

Dopo aver completato la vendita dell’immobile, devi essere consapevole che potresti essere obbligato a pagare alcune spese in una fase successiva.

Mi riferisco alle spese relative alle utenze domestiche (bollette della luce, acqua o gas) fino alla data di vendita del bene.

Molte volte l’importo delle bollette viene comunicato in una fase successiva al trasferimento dell’immobile e gravano sul precedente proprietario (fino alla data di avvenuta compravendita).

Inoltre tra le principali spese ci sono anche:

  • le imposte sulla compravendita;
  • le eventuali commissioni dell’agenzia immobiliare;
  • i costi notarili per la trascrizione dell’atto di compravendita.

Potresti dover affrontare altri oneri come quelli legati alla cancellazione del mutuo o alle spese di istruttoria della banca che estingue il finanziamento.

Assicurati di pianificare attentamente il budget per queste spese in modo da evitare sorprese sgradevoli una volta conclusa la vendita dell’immobile.


Conclusione

La vendita immobiliare è un processo complesso che richiede lo svolgimento di diverse attività e il coinvolgimento di determinate figure professionali.

Il contratto con l’agenzia immobiliare e la negoziazione con l’acquirente sono attività molto delicate che possono fare sorgere controversie.

Molte persone sottovalutano la mole di lavoro necessaria per portare a termine con successo una transazione immobiliare.

Senza la giusta preparazione, è difficile individuare i potenziali rischi e le complicazioni che possono insorgere lungo il cammino.

È fondamentale ricevere supporto legale qualificato durante tutto il processo di vendita di un immobile.

In questo modo potrai verificare che tutti i documenti sono correttamente compilati e che tutte le clausole contrattuali siano legalmente valide.

Senza l’aiuto di un esperto nel settore legale, si possono verificare errori costosi o controversie legali in seguito alla conclusione dell’affare.

Inoltre, non bisogna mai sottovalutare l’importanza della raccolta dei documenti relativi alla proprietà in vendita.

I certificati urbanistici, le visure catastali, le relazioni tecniche sono documenti essenziali per garantire la trasparenza e la correttezza della compravendita.

Vendita Immobiliare - consigli


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Tino Crisafulli

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12 Aprile 2024
https://www.recuperolegale.it/wp-content/uploads/2018/04/Vendita-Immobiliare-copertina.png 720 1280 Recupero Legale /wp-content/uploads/2017/11/recuper-legale.png Recupero Legale2024-04-12 07:20:372024-08-23 13:06:15Vendita Immobiliare: consigli e suggerimenti legali
ARTICOLI

ABS: cosa sono e perché sono importanti

ABS cosa sono - copertina

INDICE

ABS: cosa sono

Le ABS sono sofisticati strumenti finanziari che vengono utilizzati per generare investimenti profittevoli.

Il termine ABS è l’acronimo della parole “Asset Backed Securities” il cui significato è “Titolo garantito da attività”.

Le ABS, infatti, sono titoli garantiti da un portafoglio di attività collegate che comprendono mutui ipotecari, carte di credito, prestiti per auto e altri tipi di crediti.

Questi titoli generano flussi di cassa per gli investitori ed allo stesso tempo forniscono liquidità alle istituzioni finanziarie e alle imprese che li emettono.

ABS e Cartolarizzazione

La cartolarizzazione dei crediti non può avvenire senza l’utilizzo di specifici strumenti finanziari emessi dalla società veicolo.

Si tratta di obbligazioni che prendono il nome di Asset Backed Securities e sono veri e propri titoli di credito utilizzati per finanziare l’operazione.

Grazie alla cartolarizzazione, i crediti deteriorati vengono suddivisi in tranches con diverso grado di rischio e rendimento, permettendo agli investitori di partecipare ai flussi generati dai pagamenti dei debitori sottostanti.

La creazione di ABS

Il procedimento di creazione di ABS prende il nome di “Securitization” e può essere sintetizzato in 5 fondamentali passaggi:

1) La SPV acquista dall’originator il portafoglio di crediti;

2) La SPV sottoscrive le Asset Backed Securities;

3) Le ABS sono emesse in favore degli investitori e contengono la promessa di restituzione del denaro (promettimi che il debitore mi pagherà);

4) Ogni Asset Backed Securities prevede il pagamento di una serie di cedole (ovvero gli interessi che il titolare del titolo incasserà periodicamente) a scadenze prefissate;

5) Il pagamento delle cedole e il rimborso delle obbligazioni avviene con il denaro incassato dai crediti ceduti.

ABS - securitization - creazione - schema

Le ABS: una promessa di pagamento

Le Asset Backed Securities sono emesse in favore degli investitori e contengono la promessa di restituzione del denaro (promettimi che il debitore mi pagherà).

Le ABS possono essere qualificati come “pacchetti di soldi” che vengono venduti agli investitori i quali ricevono la promessa che il debitore effettuerà il pagamento.

Ogni titolo prevede il pagamento di una serie di cedole (ovvero gli interessi che il titolare del titolo incasserà periodicamente) a scadenze prefissate.

Le cedole vengono pagate a intervalli regolari, come ad esempio ogni mese o ogni trimestre.

Il pagamento delle cedole e il rimborso delle obbligazioni avviene con il denaro incassato dai crediti ceduti.

Come funzionano le ABS: le  tre regole fondamentali

Le Asset Backed Securities svolgono un ruolo molto importante nel panorama finanziario e rappresentano un mezzo efficace per liberare capitale.

Questo processo non solo favorisce la liquidità delle istituzioni finanziarie ma contribuisce anche a promuovere l’accesso al credito per individui e imprese.

Attraverso le ABS gli investitori possono diversificare il proprio portafoglio di attività riducendo i rischi.

Affinché il mercato delle ABS funzioni in modo efficace e trasparente è essenziale seguire alcune linee guida fondamentali.

Infatti esistono tre regole chiave utili per comprendere meglio il funzionamento delle ABS.

Il credito ceduto viene trasformato in un’obbligazione scritta

I crediti oggetto di cartolarizzazione vengono trasformati in obbligazioni scritte su un pezzo di carta, le Asset Backed Securities.

Ogni titolo contiene l’obbligo per la SPV di restituire il denaro agli investitori. Questi soldi provengono dal debitore originario.

Se il debitore originario non paga, il denaro non può essere restituito agli investitori

Il pagamento dell’obbligazione dipende necessariamente dalla qualità del credito ceduto.

Per questo motivo accade spesso che le ABS contengono una clausola che prende il nome di “limited recourse” (ovvero clausola di “rivalsa limitata”).

L’emittente è responsabile nei confronti dell’investitore solo nei limiti del portafoglio cartolarizzato.

Ad ogni ABS corrisponde un punteggio

Alle ABS viene assegnato un punteggio a seconda del rischio finanziario più o meno alto.

Le agenzie di rating (rating significa appunto “valutazione”) sono società specializzate che analizzano i crediti ceduti, la struttura dei pagamenti e il rischio di insolvenza dei titoli.

Le più importanti agenzie di rating (partecipate a loro volta da grandi multinazionali) sono Standard & Poor’s e Moody’s.

Le sigle che le agenzie usano sono le seguenti:

  • AAA e Aaa quando le Asset Backed Securities presentano un basso rischio di insolvenza;
  • BBB e Bbb quando le ABS presentano un alto rischio di insolvenza.

Conclusione

Le ABS, rappresentano uno strumento finanziario importante nel panorama degli investimenti.

Tuttavia, affinché il mercato delle Asset Backed Securities possa prosperare e garantire la fiducia degli investitori, è essenziale rispettare regole chiave come trasparenza, diversificazione e valutazione accurata delle attività sottostanti.

In un mondo sempre più globalizzato e complesso, le ABS si sono dimostrate fondamentali per favorire la liquidità dei mercati finanziari e sostenere la crescita economica a lungo termine.

Infatti, il collegamento tra questi titoli e la cessione dei crediti contribuisce alla diversificazione del mercato finanziario.

Pertanto, è essenziale  monitorare l’evoluzione delle normative in materia di “Securization” e garantire la trasparenza ed efficienza nei processi legati alle Asset Backed Securities.

ABS come investitore incassa - schema


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Teresa Rossi

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11 Aprile 2024
https://www.recuperolegale.it/wp-content/uploads/2018/04/ABS-cosa-sono-copertina.png 720 1280 Recupero Legale /wp-content/uploads/2017/11/recuper-legale.png Recupero Legale2024-04-11 08:04:402025-11-18 09:23:11ABS: cosa sono e perché sono importanti
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Precetto: casi di efficacia per recuperare un credito

Precetto casi di efficacia - copertina

INDICE

Precetto: introduzione

Se sei prossimo all’avvio di un pignoramento, il precetto è lo strumento che dovrai utilizzare per recuperare il tuo credito.

Con questo documento, è possibile intimare il pagamento al debitore prima di avviare l’esecuzione forzata.

Scopri di più su come il precetto può aiutarti a tutelare i tuoi interessi finanziari.

Se sei alla ricerca di un modo rapido ed efficace per recuperare un credito, il precetto potrebbe essere la risposta alle tue esigenze.

Precetto: definizione

Il precetto è un atto giudiziario emesso da un avvocato che consente di ottenere il pagamento di un debito in modo rapido ed efficace.

Si tratta di documento legale che viene utilizzato per la fase che precede l’esecuzione forzata ed è disciplinato dall’articolo 480 del codice di procedura civile.

La definizione precisa del precetto è quella di un provvedimento con cui si intima al debitore di adempiere all’obbligazione entro un termine stabilito, minacciando l’esecuzione forzata in caso di mancato pagamento.

In pratica, si tratta di una sorta di avvertimento formale che mette il debitore sotto pressione per saldare il debito.

Grazie al precetto, il creditore può agire in tempi brevi e con costi contenuti per ottenere quanto gli spetta.

Questo strumento legale permette quindi di accelerare i tempi e aumentare le probabilità di successo nel recupero crediti.

Differenze tra Atto di Precetto e Diffida

Quando si tratta di recuperare un credito, è importante comprendere le differenze tra l’atto di precetto e la diffida.

L’atto di precetto è un atto legale che precede la notifica di un atto di pignoramento, e serve a intimare il pagamento del debito entro dieci giorni dalla notifica.

Si può ricorrere al precetto quando il creditore vanta già una sentenza o un titolo esecutivo contro il debitore.

Diversamente, la diffida è una comunicazione informale inviata dal creditore al debitore per sollecitare il pagamento senza dover necessariamente avviare un procedimento giudiziario.

La diffida non ha valore legale come il precetto.

Mentre il precetto implica l’avvio di azioni legali in caso di mancato pagamento entro i termini stabiliti, la diffida è più una richiesta formale senza conseguenze immediate sul fronte legale.

Solitamente la diffida viene inviata prima di avviare il contenzioso giudiziario necessario per la creazione del titolo esecutivo (decreto ingiuntivo o sentenza).

Tuttavia nessuna norma di legge vieta al creditore di inviare una diffida prima dell’avvio di un pignoramento, al fine di avviare una trattativa stragiudiziale di recupero con il debitore.

È importante valutare attentamente quale strada intraprendere in base alla situazione specifica e alle tempistiche desiderate per ottenere il recupero del credito.

Gli elementi del Precetto

In conformità di quanto previsto dall’articolo 480 del codice di procedura civile, il precetto deve contenere le seguenti informazioni:

  • i dettagli delle parti coinvolte;
  • la data di notifica del titolo esecutivo (se notificato separatamente);
  • la trascrizione completa del titolo esecutivo su cui è fondato il credito (quando è richiesto dalla legge);
  • l’avvertimento che il debitore ha la possibilità di risolvere la sua situazione di sovraindebitamento tramite l’intervento di un organismo specializzato o di un professionista nominato dal tribunale;
  • la residenza o l’elezione del domicilio del creditore nel comune in cui ha sede il Giudice competente per l’esecuzione.

In assenza degli elementi essenziali prescritti dalla legge, il precetto può essere opposto tramite atto di citazione o ricorso da presentare presso il Tribunale o il Giudice Competente.

In quali casi si può notificare un precetto

Il precetto può essere notificato in diversi casi per recuperare un credito insoluto.

Innanzitutto, è possibile notificare un precetto quando si ha a disposizione un titolo esecutivo, come ad esempio una sentenza o decreto ingiuntivo.

Questo strumento legale offre la possibilità di avviare rapidamente le procedure di recupero del credito.

Il precetto può essere utilizzato anche in caso di cambiale esecutiva o assegno, a condizione che ricorrano alcune condizioni previste dalla legge.

Sebbene sia un atto che precede l’avvio dell’esecuzione forzata, il precetto può essere utile anche nei casi in cui vi sia urgenza nel recuperare il credito.

Grazie alla sua intimazione formale (che preannuncia l’avvio di un pignoramento), il precetto rappresenta uno strumento efficace per ottenere quanto dovuto senza dover affrontare lunghi iter burocratici.

Termine di efficacia del precetto

Il termine di efficacia del precetto è di 90 giorni, che iniziano a decorrere dopo la sua notificazione (come prevede l’articolo 481 del codice di procedura civile).

In caso di opposizione a precetto il termine viene sospeso e continua a decorrere nuovamente dopo la definizione del giudizio di opposizione.

Una volta notificato il precetto al debitore, quest’ultimo ha 10 giorni di tempo per adempiere al pagamento o opporsi.

In caso contrario, scaduto tale termine, sarà possibile procedere con l’esecuzione forzata.

È importante tenere presente che il precetto ha una durata limitata nel tempo e bisogna agire tempestivamente per non rischiare la prescrizione del credito.

Il mancato rispetto dei termini potrebbe comportare la necessità di dover notificare nuovamente il precetto.

Per massimizzare le probabilità di successo nella fase esecutiva è fondamentale rispettare i tempi stabiliti dalla legge.

Infatti, una corretta gestione dei termini può fare la differenza tra il recupero effettivo del credito e l’insuccesso dell’azione intrapresa.

Quando è efficace per recupere un credito

Quando si tratta di recuperare un credito in modo efficace, il precetto può essere uno strumento potente a disposizione dei creditori.

Il precetto è particolarmente utile quando si ha già un titolo esecutivo, come ad esempio una sentenza passata in giudicato o un atto notarile.

Una volta notificato il precetto, questo il debitore sarà messo “in mora” per il pagamento del debito.

Inoltre grazie a questo strumento il creditore potrà esercitare una pressione psicologica sulla controparte chiedendo di agire entro 10 giorni dalla notifica del documento.

In caso di mancato adempimento da parte del debitore entro tale termine, il creditore potrà procedere con l’esecuzione forzata dei beni del debitore.

Il ricorso al precetto può quindi accelerare significativamente i tempi per ottenere il recupero del credito e evitare lunghi e costosi procedimenti giudiziari.

Tuttavia, è fondamentale assicurarsi che tutti i requisiti formali siano rispettati correttamente durante la fase di notifica del precetto per garantirne l’efficacia della successiva azione esecutiva.

Quando conviene avviare un pignoramento

Quando si trova di fronte a un debitore che non ha adempiuto agli obblighi di pagamento, può essere necessario valutare se convenga procedere con il pignoramento dei beni.

Questa azione può essere presa in considerazione quando altri tentativi di recupero del credito sono risultati infruttuosi.

Prima di avviare un pignoramento, è importante valutare attentamente la situazione finanziaria del debitore e la tipologia dei beni posseduti.

Bisogna assicurarsi che i beni siano sufficienti per saldare il debito e che siano aggredibili attraverso l’azione esecutiva.

L’avvio della procedura di pignoramento presenta dei costi e tempi burocratici da considerare prima di procedere.

È fondamentale pianificare ogni passo con cura e affidarsi a professionisti esperti in diritto dell’esecuzione per evitare errori che potrebbero rallentare il recupero del credito.

L’avvio di un pignoramento deve essere una decisione ponderata e motivata dalla reale possibilità di recuperare il credito in modo efficace ed efficiente.

Bisogna valutare attentamente i pro e i contro prima di intraprendere questa strada legale.


Conclusione

Ricorrere al precetto può essere un’arma efficace per recuperare un credito in modo rapido ed efficiente.

Questo strumento legale offre la possibilità di agire prontamente contro il debitore moroso.

Tuttavia, è fondamentale valutare attentamente la situazione e agire con prudenza per massimizzare le probabilità di successo.

In alcuni casi, potrebbe essere vantaggioso avviare una procedura di pignoramento dopo aver emesso il precetto, soprattutto se sussistono rischi che il debitore possa disporre dei propri beni o trasferirli a terzi.

Consultarsi con un professionista del settore legale può aiutare a pianificare la strategia migliore per ottenere il recupero del credito nel minor tempo possibile.

Ricorda sempre che ogni situazione è unica e richiede un approccio personalizzato.

Con una corretta pianificazione e l’assistenza di esperti qualificati, è possibile utilizzare il precetto in modo efficace per proteggere i tuoi interessi finanziari e garantire il recupero dei crediti dovuti.

Precetto - elementi essenziali


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Tino Crisafulli

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10 Aprile 2024
https://www.recuperolegale.it/wp-content/uploads/2018/04/Precetto-casi-di-efficacia-copertina.png 720 1280 Recupero Legale /wp-content/uploads/2017/11/recuper-legale.png Recupero Legale2024-04-10 07:22:232024-08-23 13:05:11Precetto: casi di efficacia per recuperare un credito
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Crediti deteriorati: perché mettono in crisi le banche

Crediti deteriorati - copertina

INDICE

Crediti deteriorati: introduzione

Crediti deteriorati: da qualche anno questo termine viene largamente utilizzato dai media per descrivere la crisi del sistema bancario italiano.

Ti sei mai chiesto quali sono i principali motivi che hanno messo in ginocchio le Banche italiane?

In molti rispondono con le solite motivazioni.

L’Euro, le direttive restrittive della Banca Centrale Europea, la recessione, il vincolo del 3% previsto dal patto di stabilità.

Il sistema bancario è stato costretto a ridurre gli investimenti nell’economia italiana a causa di diversi fattori: i crediti deteriorati sono probabilmente il motivo principale.

Che cos’è il credito deteriorato

Secondo i nuovi criteri suggeriti dalla Banca D’Italia, il credito si definisce “deteriorato” quando il debitore non esegue il pagamento entro il periodo di 90 giorni.

Tale termine decorre dalla data di scadenza della transazione.

Facciamo un esempio: il sig. Rossi deve restituire alla Banca la somma di 10 euro entro la data del 01.01.2024.

Il credito si considererà deteriorato quando, decorsi 90 giorni,  il sig. Rossi non avrà ancora pagato 10 euro alla Banca (in questa pagina abbiamo descritto in modo approfondito il processo di deterioramento del credito).

Il credito deteriorato viene anche definito come credito “NPL” o credito “NPE”.

La sigla NPL indica le iniziali delle parole “Non Performing Loan” (“prestito non performante”).

La sigla “NPE” , invece, indica le iniziali della parole “Non Performing Exposure” (“esposizione non performante”).

Crediti Deteriorati - quando si considera

Crediti deteriorarti: le tipologie

Secondo le più recenti indicazioni della Banca d’Italia, i crediti deteriorati si distinguono in tre tipologie:

  • esposizioni scadute (past due);
  • inadempienze probabili (utp – unlikely to pay);
  • sofferenze defaultet.

Nelle esposizioni scadute (past due), il debito è scaduto e non viene pagato per oltre 90 giorni.

Nella seconda tipologia di crediti deteriorati invece rientrano le inadempienze probabili (utp – unlikely to pay=.

In questi casi il debito è scaduto e il creditore ipotizza che probabilmente il debitore non pagherà l’obbligazione.

In inglese la frase “unlikely to pay” significa letteralmente “improbabile che paghi”.

Infine rientrano nella terza categoria le sofferenze.

In questi casi il debito è scaduto e il debitore si trova in uno stato di insolvenza, cioè in uno stato di crisi duraturo che impedisce di soddisfare il creditore.

Per lo svolgimento dell’attività di credit managment è molto importante individuare il grado di anzianità del credito (cd. “aging”).

Infatti, valutare l’aging del credito consente di programmare la migliore strategia di recupero per ottenere il pagamento del debitore e velocizzare i tempi di incasso.

Tale attività è necessaria in caso di due diligence, finalizzata all’acquisto di crediti, o in caso di analisi del portafoglio post acquisizione.

Se vuoi approfondire il tema, guarda il video qui sotto.

Perché i crediti deteriorati mettono in crisi le banche italiane

I crediti deteriorati rappresentano un peso economico significativo sul bilancio delle istituzioni finanziarie, riducendo la loro capacità di erogare nuovi prestiti e investire nei mercati.

L’aumento dei crediti deteriorati comporta una maggiore pressione sui margini di profitto delle banche, compromettendo la loro stabilità finanziaria a lungo termine.

Inoltre, la gestione inefficace di questi crediti può causare tensioni con le autorità di vigilanza e portare a sanzioni che danneggiano ulteriormente la reputazione dell’istituto bancario.

Crediti deteriorati e crisi bancaria: i 4 motivi principali

I crediti deteriorati rappresentano una minaccia significativa per le banche italiane, poiché mettono a rischio la loro stabilità finanziaria e operativa.

La crescente presenza di questi crediti problematici ha generato preoccupazioni tra gli istituti bancari e gli analisti del mercato, creando un clima di incertezza e instabilità.

La necessità di risolvere questo problema è diventata prioritaria per evitare conseguenze potenzialmente devastanti sull’economia italiana.

Esistono quattro motivi principali per cui i crediti deteriorati mettono in crisi le banche.

I crediti deteriorati costituiscono un mancato guadagno 

I crediti deteriorati costituiscono un mancato guadagno per la Banca.

Il motore principale dell’attività bancaria è costituita dall’erogazione di servizi bancari (ad esempio i contratti di finanziamento).

Tuttavia il mancato pagamento del servizio bancario entro il termine di scadenza genera una minusvalenza e dunque una sofferenza bancaria.

Il mancato guadagno generato da una sofferenza bancaria riduce il flusso di denaro incassato dall’istituto di credito.

In questo modo diminuiscono i fondi con cui la Banca può finanziare le imprese e le famiglie nell’economia reale.

Le Banche italiane si sono riorganizzate riducendo il numero di crediti insoluti.

Tuttavia siamo ancora lontani dalla risoluzione del problema.

Secondo le ultime statistiche della BCE (bollettino n. 8/2023) a partire dal secondo trimestre 2023 i crediti deteriorati delle banche sono aumentati notevolmente.

I crediti deteriorati obbligano la banca a trattenere delle riserve

Secondo quanto prevede la legge, una Banca che possiede crediti deteriorati è obbligata a trattenere delle somme che vengono definite “riserve”.

Tali somme non potranno essere utilizzate per nessuna operazione bancaria e saranno destinate a coprire le perdite dei crediti deteriorati.

Nel 2018 la BCE ha richiesto a tutte le banche europee di aumentare gli accantonamenti sui crediti NPL fissando dei parametri più severi rispetto agli anni passati.

L’obbligo di copertura per i crediti deteriorati è vincolante per tutte le banche dell’UE e si applica ai prestiti concessi a partire dal 26 aprile 2019 (“livelli minimi di primo pilastro”).

Il periodo di copertura totale dei crediti deteriorati  varia da tre anni per le esposizioni non garantite a nove anni per le esposizioni garantite da immobili.

La progressione dei tassi di copertura dipende dal tipo di garanzia sottostante e dal numero di NPL iniziale di una banca.

I crediti deteriorati sono ceduti con difficoltà

Sebbene l’Italia sia stata definita come il “supermercato degli NPL”, le Banche riscontrano spesso delle difficoltà nella cessione dei crediti deteriorati.

Gli investimenti in questo settore stanno crescendo e moltissimi fondi stranieri hanno acquistato i crediti in sofferenza delle principali banche italiane.

Tuttavia la richiesta di acquisto è ancora troppo bassa rispetto alle aspettative delle Banche, poiché il sistema di cessione è troppo opaco e con poche regole conosciute.

Per l’investitore medio non è semplice reperire le informazioni giuste per valutare la solidità della Banca cedente e per valutare correttamente i crediti oggetto di cessione.

Per ovviare a questo problema la BCE ha proposto l’introduzione di una piattaforma digitale che possa rendere la cessione dei crediti NPL più trasparente.

Tale sistema renderebbe più facile lo scambio delle informazioni tra i vari investitori e permetterebbe alle Banche di cedere con maggiore facilità i crediti deteriorati.

L’obiettivo principale dei finanziatori, infatti, è quello di acquisire maggiori informazioni possibili sull’asset oggetto dell’investimento.

In Italia ci sono costi di recupero alti e tempi di recupero lunghi

Il credito deteriorato può essere convertito in denaro tramite l’attività di recupero crediti stragiudiziale o giudiziale.

Tuttavia secondo le ultime indicazioni fornite dalla BCE in Italia le spese giudiziali di recupero crediti sono le più alte d’Europa.

Il motivo di questa differenza non è dovuto ai compensi che le Banche devono riconoscere agli studi legali incaricati dell’attività di recupero.

Infatti, i compensi dei legali italiani invece sono tra i più bassi in Europa.

E’ dovuto, invece, ai tributi e alle spese “vive” che un creditore deve versare allo Stato per recuperare il credito in via giudiziale.

Inoltre l’eccessiva durata dei processi esecutivi italiani (in particolare le esecuzioni immobiliari) impedisce alle Banche di recuperare i crediti in sofferenza in tempi celeri.


Conclusione

I crediti deteriorati costituiscono una minaccia diretta alla stabilità finanziaria poiché compromettono la capacità delle banche di erogare nuovi prestiti.

La gestione complessa di tali crediti, accompagnata da sforzi considerevoli per recuperare il  loro valore, comporta un aumento dei costi operativi.

Inoltre, la necessità di costituire adeguate riserve per affrontare le perdite potenziali limita ulteriormente la capacità delle banche di gestire le proprie risorse in modo ottimale.

L’unica soluzione per le banche afflitte da crediti deteriorati è quella di cedere tali attività patrimoniali in modo tempestivo ed efficiente.

Attraverso la cessione dei crediti deteriorati la Banca realizza immediatamente un incasso parziale, svincola le riserve economiche accantonate, e trasferisce a terzi il rischio di recupero del credito.

Crediti deteriorati - motivi crisi


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9 Aprile 2024
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ARTICOLI

Ammissione al Passivo: come recuperare da un Fallimento

INDICE

Ammissione al Passivo: introduzione

Se vanti un credito nei confronti di una società fallita, l’ammissione al passivo può aiutarti nel percorso di recupero.

Si tratta di un procedimento giuridico che consente ai creditori di far valere i propri crediti nei confronti dell’impresa fallita.

L’ammissione al passivo nel procedimento concorsuale di fallimento è un istituto disciplinato dall’articolo 93 della Legge Fallimentare.

La norma stabilisce che per richiedere il riconoscimento di un credito nel giudizio è necessario presentare una domanda almeno trenta giorni prima dell’udienza fissata per l’esame dello stato passivo.

L’ammissione al passivo può essere proposta anche nel caso in cui il creditore chieda la restituzione o la revoca di beni mobili e immobili del soggetto fallito.

Forma della domanda

Il ricorso di ammissione al passivo deve essere inviato all’indirizzo di posta elettronica certificata del curatore indicato nell’avviso ai creditori (articolo 92 della Legge Fallimentare).

L’atto può essere sottoscritto dal creditore e deve essere accompagnato dai documenti che dimostrano l’esistenza del diritto di credito o del diritto del terzo che chiede la restituzione del bene.

Il creditore deve fornire i seguenti elementi nel ricorso:

1) l’indicazione della procedura nella quale si chiede l’ammissione;

2) le informazioni personali del creditore;

3) la determinazione della somma che si intende inserire nel passivo, oppure una descrizione dettagliata del bene che si richiede di recuperare o rivendicare;

4) una breve esposizione dei fatti e degli elementi di diritto che sostengono la richiesta;

5) l’indicazione di un titolo di prelazione del credito (se esistente);

6) l’indirizzo email certificato dove ricevere tutte le comunicazioni relative alla procedura, con l’onere di comunicare al curatore qualsiasi variazione.

Il ricorso è considerato inammissibile se uno dei requisiti menzionati ai precedenti numeri 1), 2), 3) e 4).

Cosa succede dopo il deposito

Dopo il deposito della domanda di ammissione al passivo, il Tribunale esamina tutti i debiti dell’azienda e stabilisce quali creditori hanno diritto a essere soddisfatti con le risorse disponibili.

Si tratta di uno strumento giuridico che richiede grande precisione nella raccolta della documentazione presentata.

Succede spesso che alcuni crediti non siano ammessi al passivo fallimentare per assenza di adeguate prove documentali.

La ricostruzione del rapporto tra creditore e società fallita è essenziale durante questo processo, poiché qualsiasi errore potrebbe compromettere il recupero dei crediti.

È importante seguire le indicazioni che vengono fornite dal Curatore Fallimentare nell’avviso che informa l’esistenza del giudizio.

Ammissione al Passivo e Sentenza di Fallimento: differenze

Quando si parla di ammissione al passivo e sentenza di fallimento, è importante comprendere le differenze tra i due istituti giuridici.

La sentenza di fallimento rappresenta la decisione di un Tribunale che dichiara l’incapacità dell’azienda a onorare i propri debiti.

Dopo la sentenza si avvia un processo di liquidazione dei beni per soddisfare i creditori.

La sentenza di fallimento è un momento cruciale che segna la fine dell’attività imprenditoriale e l’avvio di una procedura concorsuale le cui regole vengono stabilite dalla legge fallimentare.

L’ammissione al passivo riguarda la fase iniziale del procedimento fallimentare, in cui i creditori possono presentare le proprie richieste di pagamento al tribunale competente.

In seguito sarà possibile stabilire quali debiti verranno inclusi nello stato passivo dell’azienda dichiarata fallita.

È fondamentale distinguere tra questi due istituti poiché riguardano momenti processuali differenti.

Dal punto di vista cronologico la sentenza di fallimento precede l’ammissione al passivo, poiché conferma ufficialmente lo stato critico dell’impresa.

L’ammissione al passivo identifica una fase giudiziale più avanzata, poiché grazie alla sua presentazione determina quali crediti potranno essere soddisfatti durante il procedimento.

Lo Stato Passivo

Quando si parla di “Stato Passivo” (o Progetto di Stato Passivo) in un procedimento di fallimento, ci si riferisce all’elenco completo dei creditori che hanno diritto a essere soddisfatti con i beni dell’impresa insolvente (come disciplinato dall’articolo 95 della Legge Fallimentare).

Questo documento è essenziale per stabilire l’entità del debito complessivo e pianificare il recupero delle risorse disponibili.

Nello Stato Passivo vengono indicati non solo i creditori privilegiati e chirografari (i creditori che non vantano privilegi), ma anche le eventuali controversie riguardanti crediti contestati o dubbi.

La presentazione dello Stato Passivo durante la procedura di fallimento è un passaggio cruciale per garantire trasparenza e equità nei confronti dei creditori coinvolti.

Essere inclusi correttamente nello Stato Passivo può influenzare direttamente le possibilità di recupero dei crediti vantati contro il soggetto fallito.

Ammissione al Passivo: termine per il deposito

L’ammissione al passivo rappresenta una tappa fondamentale per la partecipazione al giudizio fallimentare.

Ma quanto tempo si ha a disposizione per depositare la propria istanza?

Il termine per il deposito dell’ammissione al passivo è quello di 30 giorni prima dell’udienza fissata per l’esame dello stato passivo (così come indicato dall’articolo 93 della Legge Fallimentare).

È fondamentale rispettare tempi e modalità previsti, poiché un ritardo potrebbe comportare conseguenze negative sulle possibilità di recupero dei crediti.

Per completare tutto l’iter burocratico e assicurare la corretta presentazione della domanda è necessario consultare la documentazione trasmessa dal Curatore.

La tempistica nel processo di ammissione al passivo può variare anche in base alle eventuali contestazioni presentate da altri creditori o soggetti interessati.

Pertanto, è essenziale essere pronti ad affrontare eventuali opposizioni con solide prove documentali.

Ammissione al Passivo: come evitare errori

L’ammissione al passivo in un procedimento di fallimento è un’attività molto tecnica che richiede adeguata preparazione giuridica.

Uno degli errori più comuni è quello di non compilare in modo accurato e completo la documentazione necessaria che prova l’esistenza del diritto di credito.

Unitamente al ricorso devono essere allegate tutte le fatture

È importante prestare attenzione ai termini e alle scadenze previste dalla legge per l’ammissione al passivo, poiché il mancato rispetto di tali tempistiche può comportare conseguenze negative sull’attività di recupero.

Inoltre, è essenziale verificare attentamente i crediti da ammettere al passivo, per assicurarsi che siano effettivamente dovuti e documentati in modo idoneo.

Prospettive di recupero nel Fallimento

Le prospettive di recupero in un fallimento possono variare in base al numero di creditori e al volume dell’attivo.

Dopo l’ammissione al passivo, è importante valutare attentamente le relazioni periodiche redatte dal Curatore per monitorare l’andamento della procedura.

Uno degli aspetti cruciali riguarda la liquidazione dei beni dell’azienda in fallimento.

Attraverso una corretta gestione e valorizzazione degli asset aziendali, è possibile ottenere risorse finanziarie da destinare alla copertura dei debiti pendenti.

La negoziazione con i creditori può rappresentare un’opportunità di incasso per la procedura.


Conclusione

In definitiva, l’ammissione al passivo è uno strumento fondamentale per partecipare al giudizio fallimentare.

È importante conoscere le differenze tra i vari istituti giuridici per individuare correttamente le fasi progressive della procedura.

Il supporto legale di un professionista specializzato in diritto fallimentare può aumentare le probabilità di recupero nei confronti di un soggetto fallito.

Nei casi in cui il credito non potrà essere incassato sarà possibile sfruttare lo strumento della defiscalizzazione per ridurre il carico fiscale.

Con una corretta gestione della documentazione e il rispetto dei termini processuali, sarà possibile essere ammessi nello stato passivo e monitorare l’andamento della procedura.

Ammissione al Passivo forma della domanda - lista


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Autore

Tino Crisafulli

Avvocato • Legal Advisor | Founder di Recupero Legale.

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5 Aprile 2024
https://www.recuperolegale.it/wp-content/uploads/2018/04/Ammissione-al-Passivo-come-recuperare-da-un-Fallimento-copertina.png 720 1280 Recupero Legale /wp-content/uploads/2017/11/recuper-legale.png Recupero Legale2024-04-05 08:15:232024-08-23 13:04:03Ammissione al Passivo: come recuperare da un Fallimento
ARTICOLI

Decreto ingiuntivo: scopri 4 casi per rivolgerti al Giudice

Decreto Ingiuntivo 4 scopri casi per rivolgerti al Giudice - copertina

INDICE

Decreto ingiuntivo: introduzione

In questa nuova guida ti spiegherò cos’è il decreto ingiuntivo e come utilizzarlo per recuperare il tuo credito insoluto.

Il decreto ingiuntivo rappresenta lo strumento giudiziale più efficace per ottenere il pagamento da parte del debitore.

Se sei un imprenditore, uno startupper o un professionista con fatture non pagate, devi conoscere questo procedimento speciale.

Grazie a questo strumento puoi ottenere rapidamente un titolo esecutivo contro il debitore inadempiente.

In questa guida ti suggerirò quali sono le situazioni migliori per rivolgerti al Giudice e avviare un contenzioso giudiziale.

Inoltre ti spiegherò come riconoscere il momento giusto per agire e come aumentare le tue probabilità di incasso.

Prima di proseguire voglio fornirti alcune definizioni preliminari.

Decreto ingiuntivo: cos’è

Il decreto ingiuntivo è un provvedimento giudiziale emesso all’interno di un procedimento che si chiama “procedimento di ingiunzione”.

Il provvedimento viene emesso dal giudice e contiene un’ingiunzione di pagamento nei confronti della parte debitrice.

Il nostro ordinamento, infatti, prevede un procedimento speciale per tutti i creditori che devono ottenere tutela per il pagamento del proprio credito.

In questi casi non sarà necessario promuovere un’azione ordinaria, ma è possibile promuovere il procedimento di ingiunzione.

Si tratta di un procedimento speciale, molto più breve rispetto a quello di cognizione, che ti permette di ottenere un titolo giudiziale di condanna nei confronti del debitore.

Se vuoi approfondire il tema, guarda il video qui sotto.

Quando conviene rivolgersi al giudice

Nel recupero crediti il decreto ingiuntivo (art. 633 del codice di procedura civile) rappresenta il principale strumento di carattere giudiziale che permette al creditore di essere soddisfatto.

Si tratta di un provvedimento in cui il giudice obbliga il debitore inadempiente a pagare una determinata somma di denaro.

Se l’insolvenza persiste il creditore può procedere al recupero forzoso del credito attraverso il pignoramento dei beni del debitore.

Il diritto di credito viene cristallizzato all’interno di un titolo giudiziale.

Decreto ingiuntivo e titolo giudiziale

Un titolo giudiziale è un atto emesso dal tribunale che conferisce al creditore il diritto di procedere con l’esecuzione coattiva nei confronti del debitore.

In pratica, rappresenta la prova legale della validità e dell’entità del credito vantato nei confronti del debitore.

Il decreto ingiuntivo è uno dei principali strumenti per ottenere un titolo giudiziale, poiché consente di ottenere in tempi rapidi una sentenza esecutiva senza necessità di un processo ordinario.

Grazie a questa procedura semplificata, il creditore può far valere i propri diritti in maniera efficace e veloce, garantendo così una tutela adeguata dei suoi interessi patrimoniali.

Decreto Ingiuntivo: vantaggi

L’emissione della condanna costituisce un vantaggio esclusivo per il creditore che da questo momento ha uno strumento di carattere giudiziario per costringere il debitore all’adempimento.

Per ottenere il decreto ingiuntivo quindi il creditore dovrà necessariamente rivolgersi ad un avvocato.

L’emissione di un decreto ingiuntivo non è così scontata come sembra.

Il creditore deve conservare tutta la documentazione che dimostra l’esistenza del rapporto tra lui ed il suo debitore nonché le prove del mancato pagamento.

Più chiari e completi sono i documenti a sostegno della pretesa creditoria tanto più facilmente il giudice emetterà il decreto ingiuntivo.

Decreto ingiuntivo: quali documenti conservare

Per ottenere un decreto ingiuntivo dovrai produrre alcuni documenti durante il giudizio.

I documenti più importanti da conservare sono:

  • il contratto sottoscritto dal debitore;
  • le fatture che quantificano con esattezza l’importo del tuo credito.

Devi sapere che, se riesci a provare l’esistenza del tuo diritto, oltre a ottenere l’ingiunzione di pagamento, il Giudice potrebbe concedere la provvisoria esecuzione del decreto.

In questo modo potrai avviare il pignoramento contro il debitore in modo più rapido, accelerando le tue probabilità di incasso.

Inoltre ti suggerisco di conservare tutte le email e le conversazioni in chat nelle quali il cliente ti ha conferito l’incarico o ti ha dato indicazioni per il lavoro.

Tali prove possono essere molto utili in caso di opposizione del tuo cliente.

Se vuoi approfondire il tema, guarda il video qui sotto.

Decreto Ingiuntivo e Prescrizione

Prima di avviare un procedimento giudiziale contro il debitore ti consiglio di prestare molta attenzione alla prescrizione.

Solitamente il termine di prescrizione dei crediti è di 10 anni.

Tuttavia questo termine può essere differente e può essere soggetto a una durata temporale più breve.

Ricorda che, se è passato molto tempo senza recuperare il credito, sarà preferibile inviare una lettera di diffida al debitore.

Se vuoi conoscere i termini di prescrizione del tuo credito leggi questa guida.


Decreto Ingiuntivo: i casi migliori per rivolgersi al Giudice

Decreto Ingiuntivo casi migliori per rivolgersi al Giudice

In caso di mancato recupero del credito in via stragiudiziale il decreto ingiuntivo può essere un’arma molto preziosa da sfruttare.

Tuttavia il ricorso all’autorità giudiziaria non è sempre conveniente.

Esistono sono alcune situazioni favorevoli che si possono verificare e che rendono vantaggioso rivolgersi al Tribunale per ottenere un provvedimento di condanna.

Per questo motivo voglio fornirti una breve lista di casi (o situazioni) migliori per sfruttare il decreto ingiuntivo.

1) Quando il debitore non effettua il pagamento dopo aver raggiunto un accordo

All’interno della diffida di pagamento generalmente viene concesso al debitore un termine per effettuare il pagamento.

Accade molto spesso che questo arco di tempo decorra infruttuosamente in quanto il debitore rimane indifferente all’intimazione ricevuta.

In questi casi prima di avviare l’azione legale il creditore può contattare il debitore per avviare una trattativa stragiudiziale e verificare la sua disponibilità a trovare un accordo bonario.

Può essere concordato sia un piano di rientro sia un saldo e stralcio.

Questi accordi (che saranno firmati da entrambe le parti) consentono al creditore di ottenere il pagamento di rate mensili o di un importo prestabilito in unica soluzione.

Se tale tentativo fallisce potrai contare su questi documenti aggiuntivi (accordo di piano di rientro o accordo di saldo e stralcio) per dare sostegno alla tua domanda giudiziale e per dimostrare il tuo diritto di credito.

Questo è uno dei momenti migliori per depositare il ricorso per decreto ingiuntivo, poiché puoi dimostrare al giudice il perdurante inadempimento del debitore.

2) Quando il debitore rifiuta la mediazione

L’istituto della Mediazione civile (D.lgs n. 28/2010) prevede la possibilità per le parti di trovare un accordo bonario grazie all’intervento di un mediatore (abbiamo già parlato di mediazione in questo articolo).

Il settore del recupero crediti non rientra tra le materie in cui il tentativo di mediazione è obbligatorio ma in alcuni casi può essere utile ricorrere a tale strumento.

Il creditore può decidere di avviare la procedura di Mediazione per sfruttare l’efficacia persuasiva del mediatore o semplicemente per strategia di recupero.

Tuttavia non è escluso che il debitore rimanga indifferente all’invito di mediazione non presentandosi all’incontro.

Quando ciò accade verrà redatto un verbale negativo che produce un grosso vantaggio per il creditore.

Il documento, infatti, può essere allegato al ricorso per ottenere più facilmente un decreto ingiuntivo e per dimostrare al giudice la mancata disponibilità del debitore a transigere la controversia.

3) Quando conosci la situazione patrimoniale del debitore

Nel settore del recupero crediti prima di avviare un’azione giudiziaria conviene effettuare delle indagini patrimoniali sul debitore.

Il motivo è semplice: se il debitore è impossidente o non lavora, il credito non può essere recuperato in quel determinato momento.

Il creditore deve assicurarsi di avere successo nel caso in cui decida di avviare un pignoramento nei confronti del debitore.

Per farlo deve rivolgersi a dei professionisti che effettueranno accertamenti patrimoniali sulla controparte.

Se l’esito di tale indagine è positivo (il debitore percepisce uno stipendio/pensione o possiede beni immobili) il creditore deve affrettarsi a depositare il ricorso per decreto ingiuntivo.

In questo modo sarà possibile battere sul tempo altri creditori interessati a rivalersi sullo stesso debitore.

4) Quando esistono cambiali scadute da oltre tre anni

Accade molto spesso che il debitore rilasci in favore del creditore delle cambiali a garanzia del proprio credito.

La cambiale (in determinati casi) costituisce un titolo esecutivo poiché in caso di inadempimento consente al creditore di procedere direttamente ad esecuzione forzata nei confronti del debitore.

In questi casi non è necessario ottenere il decreto ingiuntivo poiché la presenza della cambiale è sufficiente per avviare il pignoramento.

Questa regola però non è assoluta ma vale solo nel caso in cui la cambiale non sia scaduta da più di tre anni.

Se tale termine è decorso inutilmente il creditore ha in ogni caso la possibilità di utilizzare i titoli cambiari come prova scritta del credito ed ottenere un decreto ingiuntivo.

Il giudice può concedere la provvisoria esecuzione.

In questo modo potrai procedere ad esecuzione forzata immediatamente senza aspettare che il decreto ingiuntivo diventi definitivo.


Conclusione

È fondamentale ottenere un decreto ingiuntivo per recuperare un credito in quanto questo strumento legale rappresenta una garanzia di tutela dei propri crediti e dei propri diritti.

Grazie al decreto ingiuntivo, infatti, si ha la possibilità di richiedere il pagamento del debito in modo rapido ed efficace, evitando lunghe e complesse procedure giudiziarie.

Inoltre, rivolgersi a legali specializzati è indispensabile per assicurarsi che l’azione legale venga condotta nel rispetto delle normative vigenti e con professionalità e competenza.

Solo tramite l’assistenza di esperti del settore sarà possibile ottenere il massimo risultato nella procedura di recupero crediti attraverso il decreto ingiuntivo.

Decreto Ingiuntivo 4 casi per rivolgerti al Giudice - lista


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Autore

Teresa Rossi

Avvocato • Credit Advisor | Founder di Recupero Legale.

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4 Aprile 2024
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