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Aste giudiziarie - copertina

Aste giudiziarie: introduzione

In questa nuova guida ti spiegherò cosa sono le aste giudiziarie e quali sono le loro modalità di svolgimento.

Se sei un imprenditore o un investitore interessato alle opportunità del mercato immobiliare, questo articolo è adatto a te.

Nei prossimi paragrafi scoprirai tutto quello che devi sapere sulle aste giudiziarie.

In particolare ti spiegherò:

  • come si svolge l’asta;
  • quali sono le norme di riferimento;
  • come partecipare alla gara telematica;
  • quali vantaggi puoi ottenere da questo strumento.

Inoltre ti suggerirò come trovare un’opportunità di investimento vantaggiosa e come comprendere meglio i meccanismi della procedura esecutiva immobiliare.

Questa guida ti fornirà gli strumenti necessari per operare con sicurezza, senza commettere errori.

Le aste giudiziarie possono nascondere molte insidie, ma con la giusta preparazione potrai scoprire interessanti opportunità di investimento.

Prima di proseguire voglio fornirti alcune definizioni preliminari.

Cosa sono le aste giudiziarie

Le aste giudiziarie rappresentano uno strumento fondamentale del sistema giudiziario italiano per garantire la soddisfazione dei diritti dei creditori.

Si tratta di procedure attraverso le quali vengono venduti beni immobili appartenenti a debitori insolventi, con l’obiettivo di convertire questi beni in denaro liquido da distribuire tra i creditori.

Per gli imprenditori e gli investitori, le aste giudiziarie costituiscono un’opportunità unica di acquistare immobili a prezzi potenzialmente inferiori rispetto a quelli di mercato.

Tuttavia, è fondamentale sfruttare questo strumento con la giusta preparazione, per evitare di concludere affari rischiosi e poco convenienti.

Il punto di partenza delle aste giudiziarie

Il pignoramento rappresenta il primo atto dell’esecuzione forzata immobiliare, ed è disciplinato dal Codice di Procedura Civile a partire dall’articolo 555 cpc e seguenti.

Attraverso il pignoramento, il creditore munito di titolo esecutivo (come una sentenza o un decreto ingiuntivo) può sottoporre a un vincolo giudiziario di “indisponibilità” i beni immobili del debitore.

Da questo momento, il debitore non può più liberamente disporre del bene pignorato senza l’autorizzazione del giudice dell’esecuzione.

L’obiettivo del pignoramento immobiliare è la vendita dei beni del soggetto esecutato attraverso le aste giudiziarie.

La procedura esecutiva immobiliare si articola in diverse fasi che culminano con la vendita del bene all’asta.

Durante questo procedimento giudiziario, vengono compiute alcune attività come:

  • la raccolta della documentazione urbanistica e catastale;
  • la stima dell’immobile (per determinare il prezzo base dell’asta);
  • la pubblicizzazione della vendita per i soggetti interessati.

Il ricavato della vendita verrà distribuito tra i creditori dopo il versamento del prezzo da parte dell’aggiudicatario (il soggetto che ha acquistato l’immobile all’asta).

A partire dal 19 febbraio 2018 tutte le vendite dei beni vengono effettuate tramite una gara telematica.

Vediamo nel dettaglio di cosa si tratta.

Aste giudiziarie e gara telematica

La gara telematica si svolge attraverso una specifica piattaforma, messa a disposizione dal gestore della vendita.

In particolare il gestore è un soggetto autorizzato dal Ministero della Giustizia, che dispone del software necessario per lo svolgimento dell’asta telematica.

La modalità di vendita telematica può essere derogata soltanto in due casi:

Se vuoi approfondire il tema, guarda il video qui sotto.

Sul portale delle vendite pubbliche, puoi scaricare un vademecum che contiene le domande più frequenti sulle aste giudiziarie telematiche.

Informazioni e documenti per la valutazione dell’immobile

Prima di partecipare a un’asta giudiziaria, dovrai raccogliere alcune informazioni necessarie per la valutazione dell’immobile.

Il portale delle vendite pubbliche contiene tutti gli immobili sottoposti a pignoramento immobiliare, per cui è stata disposta la vendita telematica.

All’interno di ogni asta giudiziaria potrai scaricare un documento denominato “Avviso di vendita”, che viene predisposto dal “Delegato alla vendita”, ovvero il professionista incaricato dal giudice per gestire tali operazioni.

In particolare, prima della gara telematica, ti consiglio di raccogliere le seguenti informazioni:

  • descrizione dell’immobile;
  • condizioni di vendita (giorno e luogo in cui si svolgerà la vendita);
  • modalità di vendita;
  • prezzo base dell’asta.

In alcuni casi, è molto utile analizzare l’ordinanza di delega delle operazioni di vendita (che contiene la nomina del “delegato alla vendita”) e tutti i successivi atti processuali.

Tali documenti sono necessari per ricostruire l’iter giudiziario e scongiurare il rischio di effettuare un cattivo investimento in asta.

Aste giudiziarie: la distribuzione del ricavato

Il ricavato della vendita verrà distribuito tra i creditori dopo il versamento del prezzo da parte dell’aggiudicatario.

Questo aspetto è fondamentale per comprendere la finalità principale della procedura esecutiva.

Una volta che l’aggiudicatario ha versato il prezzo di acquisto, si procede alla fase della distribuzione del ricavato tra i creditori secondo un preciso ordine stabilito dalla legge.

Questo ordine tiene conto delle diverse tipologie di crediti (es. privilegiati, ipotecari, chirografari) e del momento in cui sono stati iscritti eventuali gravami sull’immobile.

Il giudice dell’esecuzione predispone un progetto di distribuzione che indica quanto spetta a ciascun creditore in base alla sua posizione nella graduatoria.

I creditori muniti di ipoteca o di privilegi speciali immobiliari hanno diritto di prelazione sul ricavato della vendita dell’immobile sul quale grava il loro diritto.

Solo dopo aver soddisfatto integralmente i creditori privilegiati e ipotecari, eventuali somme residue vengono destinate ai creditori chirografari.

Se il ricavato della vendita non è sufficiente a soddisfare tutti i creditori, quelli che si trovano in posizione deteriore nella graduatoria potrebbero non ricevere nulla.


Aste giudiziarie: evoluzione normativa

Aste giudiziarie - evoluzione normativa

A partire dal 19 febbraio 2018 tutte le vendite all’asta devono essere effettuate in modalità telematica.

Questa novità normativa, introdotta dal Decreto Legge n. 83 del 2015 (convertito in Legge n. 132/2015), ha completamente trasformato il sistema delle vendite giudiziarie in Italia.

L’obiettivo del legislatore è stato duplice:

  • da un lato, rendere più trasparente e accessibile il mercato delle aste giudiziarie;
  • dall’altro, aumentare la platea dei potenziali acquirenti e, di conseguenza, incrementare le possibilità di vendita dei beni a prezzi più remunerativi.

Prima di questa riforma, le aste si svolgevano fisicamente presso il Tribunale, con modalità che spesso scoraggiavano la partecipazione di potenziali acquirenti.

Con il sistema telematico, chiunque può partecipare alle aste comodamente da casa o dal proprio ufficio.

I soggetti interessati devono disporre di una connessione internet e devono completare le procedure di registrazione e versamento della cauzione.

Aste giudiziarie: la Riforma Cartabia

La “Riforma Cartabia”, entrata in vigore con il Decreto Legislativo n. 149 del 10 ottobre 2022, ha introdotto diverse modifiche anche nelle esecuzioni immobiliari e nelle aste giudiziarie.

L’obiettivo principale del legislatore è stato quello di rendere le procedure esecutive più rapide ed efficienti, riducendo i tempi di vendita dei beni.

Una delle novità più rilevanti riguarda la digitalizzazione completa delle comunicazioni processuali.

Adesso i provvedimenti giudiziali vengono trasmessi tramite PEC (Posta Elettronica Certificata) a tutti soggetti che devono esserne dotati per obbligo di legge (come gli avvocati).

In questo modo sono stati ridotti i tempi della procedura, eliminando i ritardi legati alle notifiche cartacee tradizionali.

Inoltre la riforma ha introdotto alcune modifiche sulle modalità di vendita.

Infatti il giudice dell’esecuzione può scegliere se effettuare:

  • la vendita con incanto (asta competitiva);
  • o la vendita senza incanto (vendita a offerte in busta chiusa).

In particolare, viene incentivata la vendita senza incanto quando questa modalità può garantire:

  • l’aggiudicazione del bene a un prezzo più alto;
  • una maggiore rapidità della procedura.

Vendita frazionata e poteri del giudice

Un altra novità introdotta dalla Riforma Cartabia riguarda la possibilità di procedere alla vendita frazionata di immobili complessi o di lotti di terreno.

Questa soluzione può essere applicata per favorire una migliore valorizzazione del bene.

Infatti il giudice può autorizzare la divisione dell’immobile in più lotti da vendere separatamente, al fine di far aumentare il ricavato complessivo dell’asta.

La riforma ha anche rafforzato i poteri del giudice dell’esecuzione in materia di riduzione del prezzo base nelle aste successive.

Adesso il giudice dispone di maggiore flessibilità nel determinare l’entità della riduzione, potendo anche prevedere riduzioni superiori rispetto ai parametri tradizionali.

Tali modifiche sono state introdotte per semplificare le aste giudiziarie e tutelare maggiormente gli interessi dei creditori.

Tuttavia le novità della Riforma Cartabia rappresentano un vantaggio anche per gli investitori nel settore immobiliare.

Infatti le procedure più rapide riducono i tempi di attesa tra l’aggiudicazione e l’effettiva disponibilità del bene.

Inoltre la maggiore flessibilità nelle modalità di vendita può favorire l’aumento dei partecipanti all’asta giudiziaria.


Aste giudiziarie: il portale delle vendite pubbliche

Aste giudiziarie - portale delle vendite pubbliche

Le aste giudiziarie si svolgono tramite il portale delle vendite pubbliche.

Dentro la piattaforma sono inserite tutte le informazioni e i documenti necessari per consentire ai partecipanti all’asta di effettuare una valutazione completa dell’immobile.

Il portale delle vendite pubbliche rappresenta il punto di riferimento unico e centralizzato per tutte le vendite giudiziarie in Italia.

Su questo portale, ogni procedura esecutiva immobiliare viene pubblicizzata con una scheda dedicata contenente tutte le informazioni rilevanti.

Vediamo nel dettaglio quali documenti devi consultare.

Aste giudiziarie e avviso di vendita

L’avviso di vendita costituisce il documento fondamentale che disciplina:

  • le modalità di svolgimento dell’asta;
  • i diritti e i doveri dei partecipanti;
  • il giorno in cui si svolgerà la vendita (con indicazione precisa della data e dell’orario di inizio e fine delle operazioni di gara);
  • il luogo in cui si svolgerà la vendita (che nel sistema telematico corrisponde alla piattaforma digitale utilizzata dal gestore della vendita).

Le modalità di vendita possono variare (es. vendita sincrona, vendita asincrona, vendita senza incanto) a seconda delle scelte del giudice dell’esecuzione.

Il prezzo base dell’asta è determinato sulla base della perizia di stima redatta da un tecnico nominato dal giudice, e rappresenta il valore di mercato dell’immobile.

Aste giudiziarie e provvedimenti da consultare

Uno dei documenti più importanti da consultare è l’ordinanza che autorizza la vendita.

Tramite questo provvedimento il giudice dell’esecuzione dispone che si proceda alla vendita dell’immobile pignorato.

Inoltre ti consiglio di annotare il nome del “delegato alla vendita”, ovvero il professionista (avvocato, commercialista o notaio) incaricato di gestire materialmente le operazioni di vendita.

Se disponibili, analizza le ordinanze di vendita successive a quella iniziale (comprese quelle che dispongono eventuali rinvii della vendita o riduzioni del prezzo base in caso di esito negativo delle precedenti gare).

Tali documenti sono importanti per completare l’analisi legale della procedura.

In questo modo i soggetti interessati all’immobile possono valutare con precisione l’opportunità di investimento, prima di decidere se partecipare o meno all’asta.

Come funziona la gara telematica

La gara telematica avviene attraverso una specifica piattaforma messa a disposizione dal gestore della vendita.

I gestori delle vendite sono professionisti (società o singoli professionisti) che hanno ottenuto l’autorizzazione dal Ministero della Giustizia dopo aver dimostrato di possedere i requisiti tecnici e di affidabilità richiesti dalla normativa.

Questi soggetti mettono a disposizione piattaforme tecnologiche certificate che garantiscono:

  • la sicurezza;
  • la tracciabilità;
  • la trasparenza delle operazioni di gara.

Il portale principale e ufficiale per le aste giudiziarie in Italia è il portale delle vendite pubbliche del Ministero della Giustizia.

Esistono poi diverse piattaforme autorizzate per la ricerca e la partecipazione telematica (sincrona o asincrona), tra cui:

Per partecipare a un’asta telematica, è necessario seguire alcuni passaggi fondamentali.

Innanzitutto, occorre registrarsi sulla piattaforma del gestore della vendita indicato nell’avviso di vendita.

Aste giudiziarie e versamento della cauzione

Successivamente, è necessario versare la cauzione richiesta, che generalmente ammonta al 10% del prezzo base dell’immobile.

Il versamento della cauzione può avvenire tramite assegno circolare, bonifico bancario o altre modalità indicate nell’avviso di vendita.

Una volta completata la registrazione e versata la cauzione, il partecipante riceve le credenziali per accedere alla piattaforma telematica nel giorno e nell’orario stabiliti per la gara.

Durante l’asta, i partecipanti possono formulare le proprie offerte di acquisto.

In particolare le offerte devono avere le seguenti caratteristiche:

  • devono essere superiori al prezzo base (in caso di prima asta);
  • devono essere superiori al prezzo ribassato (nelle aste successive);
  • devono rispettare l’aumento minimo previsto nell’avviso di vendita.

Il sistema telematico registra tutte le offerte con l’indicazione dell’orario preciso di presentazione, garantendo così la massima trasparenza.

Al termine della gara, risulta aggiudicatario chi ha formulato l’offerta più alta.

Le eccezioni al sistema telematico

L’asta telematica può essere derogata soltanto in due casi.

1) Quando reca pregiudizio ai creditori.

Tale situazione si verifica quando il sistema telematico, per particolari caratteristiche del bene o del contesto territoriale, rischia di limitare la partecipazione e quindi di penalizzare la vendita del bene.

2) Quando è necessario far svolgere la procedura di vendita in modo più rapido, come stabilisce l’articolo 569 del Codice di Procedura Civile.

In questi casi eccezionali, il giudice dell’esecuzione può autorizzare modalità di vendita diverse da quella telematica, motivando adeguatamente la propria decisione.

Tuttavia, si tratta di ipotesi residuali e sempre meno frequenti nella pratica.


Aste giudiziarie: vantaggi per imprenditori e investitori

Aste giudiziarie - vantaggi

Le aste giudiziarie rappresentano un’opportunità interessante per diverse ragioni.

Il prezzo di aggiudicazione può essere significativamente inferiore rispetto ai valori di mercato, soprattutto nelle aste successive alla prima, dove il prezzo base viene progressivamente ridotto.

Infatti la trasparenza della procedura telematica garantisce pari opportunità a tutti i partecipanti, eliminando possibili favoritismi o negoziazioni scorrette.

Inoltre la documentazione disponibile sul portale consente di effettuare una valutazione accurata dell’investimento prima di impiegare le proprie riserve economiche.

Il sistema delle aste giudiziarie offre moltissime opportunità, con immobili di ogni tipologia e valore.

Aspetti da valutare prima di partecipare

Prima di partecipare a un’asta giudiziaria, è fondamentale effettuare una serie di verifiche legali preliminari.

Innanzitutto occorre analizzare la relazione di stima del perito per comprendere:

  • le caratteristiche dell’immobile;
  • le eventuali criticità.

Infatti è necessario verificare la situazione urbanistica dell’immobile, controllando che non vi siano abusi edilizi o difformità che potrebbero comportare costi aggiuntivi.

Inoltre bisogna esaminare la situazione ipotecaria e i gravami presenti sull’immobile, per comprendere:

  • se l’acquisto avverrà libero da pesi (scenario prevalente);
  • se alcuni vincoli rimarranno in capo all’acquirente (eventualità remota ma possibile).

Per questo motivo ti consiglio di effettuare un sopralluogo sul luogo in cui si trova l’immobile, per verificarne personalmente le condizioni del bene.

Infine occorre calcolare con precisione i costi complessivi dell’operazione, includendo:

  • imposte;
  • spese di procedura;
  • eventuali lavori di ristrutturazione.

Il supporto legale per investimenti immobiliari

Data la complessità delle procedure esecutive immobiliari, ti consiglio di chiedere supporto a uno studio legale specializzato in diritto immobiliare.

In questo modo potrai esaminare la documentazione dell’immobile al fine di individuare tutti i rischi giuridici connessi all’acquisto.

Inoltre è necessario chiedere l’assistenza di un consulente fiscale specializzato nella gestione di immobili.

Grazie a tale figura potrai individuare qual è il regime di tassazione più conveniente e come pianificare gli aspetti fiscali dell’investimento.

Nel caso in cui vorrai sfruttare il bene ad uso locazione, ti suggerisco di incaricare un tecnico (geometra, architetto o ingegnere) per verificare la conformità edilizia e urbanistica dell’immobile.

Questo team di professionisti rappresenta la soluzione più sicura per proteggere il tuo investimento ed evitare errori legali e burocratici.

Gli investimenti immobiliari tramite le aste giudiziarie possono essere redditizi, ma spesso nascondono molte insidie.

Senza adeguate verifiche preliminari, l’operazione potrebbe risultare onerosa e poco vantaggiosa.


Conclusione

Le aste giudiziarie rappresentano uno strumento importante del nostro ordinamento giuridico e un’opportunità concreta per imprenditori e investitori che desiderano diversificare i propri investimenti immobiliari.

La digitalizzazione delle procedure ha reso questo mercato più accessibile e trasparente, eliminando molte delle barriere che in passato ne limitavano la fruibilità.

Tuttavia, partecipare con successo alle aste giudiziarie richiede preparazione, competenza e un adeguato supporto professionale.

Con le conoscenze adeguate e un metodo di valutazione corretto, le aste giudiziarie possono diventare una soluzione preziosa per la tua attività imprenditoriale e per la tua strategia di investimento.

Aste giudiziarie - documenti valutazione immobile - infografica


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Autore

Teresa Rossi

Avvocato • Credit Advisor | Founder di Recupero Legale.

Specializzata in: Crediti • Immobiliare • Due Diligence.

Le principali testate giornalistiche hanno parlato del nostro studio legale.

Siamo apparsi su: Il Sole 24 Ore, Rai Radio 1, Il Foglio Quotidiano, Libero Quotidiano (e molti altri).

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Recupero crediti senza contratto - copertina

Recupero crediti senza contratto: introduzione

Il recupero crediti senza contratto è una sfida frequente che molti professionisti e imprenditori devono affrontare.

Si tratta di una situazione più comune di quanto tu possa immaginare, che genera sempre numerose domande e preoccupazione.

Ma non temere: sei finito/a nel posto giusto.

In questo articolo scoprirai come tutelare efficacemente la tua posizione creditoria anche quando non possiedi un contratto sottoscritto dal cliente.

Ti spiegherò come aumentare le tue probabilità di incasso, anche se parti da una posizione apparentemente svantaggiata.

Grazie a questa guida scoprirai quali sono le prove alternative da utilizzare per dimostrare l’esistenza del tuo credito.

Prima di proseguire voglio raccontarti un caso realmente accaduto a un cliente del nostro studio legale.

Recupero crediti senza contratto: un caso reale

Qualche mese fa abbiamo assistito un consulente aziendale che si trovava in una posizione particolarmente critica.

Il nostro cliente vantava un credito molto alto nei confronti di una società con cui aveva collaborato per diversi mesi.

Il problema principale era che il creditore non aveva mai sottoscritto un contratto di collaborazione formale con il cliente.

La collaborazione era stata avviata sulla fiducia, con accordi verbali e lo scambio di alcune email.

Tuttavia il nostro cliente non possedeva alcun documento formale che regolamentasse i rapporti tra le parti.

Nonostante questa carenza documentale, che avrebbe potuto compromettere l’intera procedura, siamo riusciti a far ottenere al nostro cliente un decreto ingiuntivo.

Per scoprire di più su questo tema guarda il video qui sotto.

Questo risultato dimostra che il recupero crediti senza contratto non è un’impresa impossibile.

Tuttavia per ottenere il pagamento dal debitore dovrai elaborare una strategia di recupero e dovrai impegnarti nella preparazione della documentazione probatoria.

L’importanza del contratto nel recupero crediti

L’obiettivo principale di questo articolo non è celebrare le nostre vittorie giudiziarie senza contratto.

Al contrario voglio precisare quanto sia fondamentale possedere un contratto di collaborazione sottoscritto dal tuo cliente per provare l’esistenza del credito.

Un contratto in forma scritta, firmato da entrambi i contraenti, rappresenta la prova regina in qualsiasi controversia legale.

Quando possiedi un documento che definisce chiaramente prestazioni, corrispettivi, modalità di pagamento e termini della collaborazione, la tua posizione è infinitamente più solida.

Il contratto non serve solo a disciplinare i rapporti durante la fase di esecuzione della prestazione, ma diventa l’arma più potente quando i rapporti con il cliente si deteriorano.

In sede giudiziale, presentare un contratto firmato significa fornire al giudice una prova documentale incontestabile dell’accordo intercorso tra le parti.

Questo documento permette di dimostrare immediatamente:

  • l’esistenza del rapporto;
  • l’oggetto della prestazione;
  • l’ammontare del corrispettivo pattuito.

Dopo questa doverosa premessa, adesso vediamo come recuperare un credito quando manca un contratto.


Recupero crediti senza contratto: cosa fare

Recupero crediti senza contratto - cosa fare

Nel recupero stragiudiziale l’assenza di un contratto può rendere più complessa l’analisi della controversia e la negoziazione con il debitore.

Infatti, in assenza di un accordo scritto, le pretese del creditore potrebbero essere facilmente contestate dalla controparte.

Analogamente, nel recupero giudiziale sarà più difficile ottenere un provvedimento di condanna contro il debitore.

Tuttavia, anche se il contratto è assente, il credito può essere recuperato.

Infatti, il nostro ordinamento giuridico prevede diverse forme di prova che possono supplire alla mancanza di un accordo scritto con la controparte.

In particolare, per rafforzare la tua posizione giuridica e ottenere il pagamento del debitore, dovrai dimostrare:

  • l’esistenza del rapporto di collaborazione;
  • lo svolgimento della tua prestazione professionale;
  • l’assenza di contestazioni della controparte.

Vediamo nel dettaglio come provare queste circostanze senza contratto.

Gli elementi essenziali da provare

Prima di avviare un’azione recupero crediti senza contratto, devi essere in grado di dimostrare alcuni elementi essenziali.

Il primo elemento da provare è l’esistenza di un accordo tra le parti, anche se solo verbale o desumibile da comportamenti concludenti.

Ricorda che anche le testimonianze di persone informate possono aiutarti a dimostrare il tuo diritto di credito.

Il secondo elemento da provare è l’oggetto della prestazione, ovvero:

  • l’attività che ti eri impegnato a svolgere per il cliente (come in un contratto di servizio);
  • il bene che ti eri impegnato a realizzare e/o consegnare alla controparte (come in un contratto di vendita).

In questo modo potrai provare di aver effettivamente rispettato gli accordi raggiunti con il debitore.

Il terzo elemento da provare è l’ammontare del corrispettivo pattuito, ovvero la cifra economica che la controparte deve corrisponderti per il lavoro.

Se non riesci a provare il “quantum”, l’azione giudiziale potrà essere facilmente contestata dalla controparte.

Infine il quarto elemento da provare è l’inadempimento del debitore.

Devi dimostrare che il pagamento non è stato effettuato nonostante le tue richieste e che la controparte si è resa inadempiente.

Ciascuno di questi elementi può essere provato attraverso la combinazione delle seguenti prove.

Recupero crediti senza contratto: email e chat

Quando devi avviare un’azione di recupero crediti senza contratto, devi concentrarti sulla raccolta di tutte le prove che possono supportare la tua posizione.

Le email rappresentano spesso il materiale probatorio più prezioso in questi casi.

Ogni scambio di corrispondenza elettronica costituisce un tassello importante del puzzle probatorio.

Infatti le chat di WhatsApp o altri sistemi di messaggistica istantanea (es. Telegram) sono considerate prove ammissibili in giudizio, purché adeguatamente custodite in un formato producibile in giudizio.

Per questo motivo ti consiglio di conservare i messaggi scambiati con la controparte in cui si parla dei seguenti temi:

  • avvio del rapporto di collaborazione (es. conferimento di incarico; inizio del progetto);
  • attività svolte da entrambe le parti;
  • compensi pattuiti;
  • scadenze di pagamento.

Recupero crediti senza contratto: fatture, estratti conto, report e testimonianze

Le fatture non pagate sono un altro elemento fondamentale nel recupero crediti senza contratto.

Se hai regolarmente fatturato le tue prestazioni, questi documenti dimostrano l’esistenza di un rapporto economico e la tua aspettativa di ricevere un pagamento.

Inoltre gli estratti conto bancari possono provare eventuali pagamenti parziali già ricevuti, confermando indirettamente l’esistenza del rapporto.

Le testimonianze di persone che erano a conoscenza della collaborazione possono rafforzare la tua posizione poiché possono provare fatti su cui le parti hanno divergenze.

Infine anche i preventivi accettati, anche solo verbalmente ma confermati via email, costituiscono un elemento probatorio significativo.

La documentazione relativa alle attività svolte (report, presentazioni, file di lavoro consegnati) dimostra l’effettiva esecuzione della prestazione.

Recupero crediti senza contratto: come custodire le prove

La chiave del successo nel recupero crediti senza contratto consiste nell’organizzazione metodica di tutto il materiale probatorio disponibile.

In particolare devi creare un dossier completo che ricostruisca cronologicamente l’intera vicenda del rapporto professionale.

Inizia dalla fase di trattativa: raccogli tutte le comunicazioni che hanno preceduto l’inizio della collaborazione.

Prosegui con la fase esecutiva: documenta ogni attività svolta, ogni consegna effettuata, ogni interazione con il cliente.

Concludi con la fase del mancato pagamento: conserva tutte le tue richieste di saldo, le lettere di diffida inviate e le eventuali risposte ricevute.

In questo modo potrai ricostruire l’intera vicenda e avrai modo di dimostrare l’esistenza del tuo diritto di credito, sia in sede stragiudiziale, sia in sede giudiziale.

Il Decreto Ingiuntivo: lo strumento giudiziale più efficace

Nel caso studio che ti ho raccontato nel precedente paragrafo, abbiamo ottenuto un decreto ingiuntivo nonostante l’assenza del contratto.

Il decreto ingiuntivo è lo strumento privilegiato per il recupero giudiziale, anche quando manca un contratto in forma scritta.

Si tratta di una procedura monitoria che permette di ottenere rapidamente un titolo esecutivo sulla base della documentazione presentata.

Il vantaggio principale di questa procedura è che il giudice decide sulla base delle sole prove fornite dal creditore, senza contraddittorio preventivo con il debitore.

Il debitore, se vuole contestare, dovrà proporre opposizione entro quaranta giorni dalla notifica del decreto.

Per avere successo in una richiesta di decreto ingiuntivo senza contratto, è necessario presentare una documentazione probatoria particolarmente solida.

Infatti il giudice deve essere messo in condizione di verificare agevolmente l’esistenza del credito anche in assenza del contratto.

Strategie preventive: come partire in vantaggio

Per partire in vantaggio in qualsiasi futura collaborazione professionale, cerca di provare il tuo credito tramite un contratto firmato dalla controparte.

Questa è la regola d’oro che non dovresti mai dimenticare, qualunque sia il tuo settore di attività.

Non farti ingannare dalla fretta di iniziare o dalla fiducia iniziale nel cliente: un contratto in forma scritta protegge entrambe le parti.

Un buon accordo dovrebbe sempre contenere:

  • l’identificazione precisa delle parti;
  • la descrizione dettagliata delle prestazioni da svolgere;
  • i termini e le modalità di pagamento.

Inoltre ti consiglio di inserire nel contratto alcune clausole che disciplinano:

  • cosa succede in caso di ritardi;
  • quali sono le conseguenze giuridiche in caso di inadempimento;
  • come risolvere eventuali controversie tra le parti.

Recupero crediti senza contratto - regole

Se vuoi sapere come quali sono gli elementi essenziali di un contratto di collaborazione, leggi questa guida.


Conclusione

Siamo arrivati al termine di questo articolo.

Il messaggio principale che voglio trasferirti è duplice.

Da un lato, il recupero crediti senza contratto è possibile e può avere successo se gestito correttamente con l’ausilio di prove alternative solide.

Dall’altro lato, la presenza di un contratto formale rende tutto (infinitamente) più semplice e aumenta drasticamente le tue probabilità di successo.

Non sottovalutare mai l’importanza della documentazione: ogni documento archiviato potrebbe diventare la prova decisiva in caso di controversia.

Se hai maturato un credito senza aver firmato un contratto, non disperare ma agisci rapidamente raccogliendo tutte le prove disponibili.

Invece, se stai per iniziare una nuova collaborazione, ti consiglio di rivolgerti a uno studio legale specializzato in diritto contrattuale.

In questo modo potrai predisporre un contratto completo per disciplinare i rapporti tra le parti e ridurre il rischio di mancato pagamento.

Un contratto di collaborazione rafforza la tua posizione creditoria e ti farà risparmiare tempo e denaro in caso di eventuali controversie con la controparte.

Recupero crediti senza contratto - infografica


Consulenza Legale

Se hai bisogno di un chiarimento

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Autore

Tino Crisafulli

Avvocato • Legal Advisor | Founder di Recupero Legale.

Specializzato in: Crediti • Contratti • Privacy • Tech.

Le principali testate giornalistiche hanno parlato del nostro studio legale.

Siamo apparsi su: Il Sole 24 Ore, Rai Radio 1, Il Foglio Quotidiano, Libero Quotidiano (e molti altri).

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Come pagare meno tasse - copertina

Come pagare meno tasse: introduzione

In questa nuova guida ti spiegherò come pagare meno tasse grazie alla “deducibilità delle perdite sui crediti”.

Questo istituto è disciplinato dal Testo Unico delle Imposte sui Redditi (TUIR) e spesso viene definito con il termine “defiscalizzazione“.

La defiscalizzazione è uno strumento che ti permette di alleggerire il carico fiscale dello Stato, detraendo l’incidenza di un’imposta dall’importo del tuo credito prescritto o irrecuperabile.

In sostanza puoi pagare meno tasse dimostrando l’impossibilità di recuperare il tuo credito.

Tuttavia la defiscalizzazione non è per tutti.

Solo le società o le imprese che redigono annualmente un bilancio contabile hanno la possibilità di ottenere la defiscalizzazione.

Prima di proseguire voglio fornirti alcune informazioni preliminari.

Come pagare meno tasse: quando si può sfruttare la defiscalizzazione

La defiscalizzazione si può sfruttare quando l’attività di recupero è stata “infruttuosa” e che il credito risulta “inesigibile” secondo i parametri previsti dal TUIR.

Per pagare meno tasse dovrai chiedere il supporto dei seguenti professionisti:

  • un avvocato (che si è occupato dell’attività di recupero): tale professionista potrà fornirti la prova che l’azione legale contro il debitore è stata infruttuosa;
  • un consulente fiscale (o commercialista): tale professionista potrà svolgere tutti gli adempimenti necessari per pagare meno tasse dopo l’accertamento dell’insolvenza definitiva.

La recente giurisprudenza e le ultime sentenze della Corte di Cassazione confermano che la deducibilità delle perdite su crediti richiede elementi probatori non contestabili.

In particolare, l’anno di deduzione deve coincidere con quello in cui il credito è diventato definitivamente inesigibile.

Come pagare meno tasse: la documentazione

Molti imprenditori si rivolgono al nostro studio legale per capire come pagare meno tasse.

Uno dei suggerimenti più importanti che posso fornirti è quello di custodire la documentazione legale che dimostra:

Infatti per ottenere i benefici fiscali previsti dalla legge le prove documentali costituiscono l’elemento centrale in caso di eventuale accertamento dell’autorità tributaria.

Devi sapere che la differenza tra un credito “temporaneamente in ritardo” e un credito “inesigibile definitivamente”, è spesso determinata da elementi formali.

Le ultime sentenze della giurisprudenza tributaria ha spesso censurato operazioni di deducibilità, che erano sprovviste dei presupposti previsti dalla legge.

Di conseguenza dedurre impropriamente le imposte da un credito, rischia di generare contestazioni future.

Dopo queste doverose premesse, in questa guida risponderò alle domande più frequenti su come pagare meno tasse.

Se vuoi approfondire il tema, guarda il video qui sotto.

Come pagare meno tasse: presupposti

Il primo presupposto per ottenere la defiscalizzazione è che il tuo credito sia inesigibile.

Rientrano in questa categoria dei casi espressamente previsti dalla legge.

I più importanti sono:

  • crediti di basso importo;
  • debitore sottoposto al fallimento;
  • debitore pluriprotestato (o nullatenente);
  • irreperibilità del debitore;
  • credito prescritto.

Se vuoi approfondire il tema, guarda il video qui sotto.

Come pagare meno tasse: come provare l’inesigibilità

In seguito per sfruttare la defiscalizzazione dovrai provare l’inesigibilità del tuo credito.

In particolare ti consiglio di custodire:

  • tutte le raccomandate o intimazioni di pagamento che hai spedito al debitore e che sono state restituite al mittente per irreperibilità del destinatario;
  • la documentazione che dimostra l’esito negativo delle procedure di recupero;
  • la documentazione che dimostra che il debitore è pluriprotestato.

Infine devi ottenere una “dichiarazione di irrecuperabilità”.

In sostanza dovrai farti rilasciare da uno studio legale o anche da una società di recupero crediti un documento in cui si indicano tutte le attività svolte infruttuosamente per il recupero del tuo credito.

Se vuoi approfondire il tema, guarda il video qui sotto.


Come pagare meno tasse: domande frequenti

Come pagare meno tasse - domande frequenti

Negli ultimi anni numerosi imprenditori si sono rivolti al nostro studio legale per capire come pagare meno tasse in modo legale e conforme alla normativa fiscale vigente.

Le domande che troverai in questa sezione rappresentano i quesiti più frequenti che abbiamo raccolto da aziende che operano in diversi settori produttivi e commerciali.

La defiscalizzazione è uno strumento poco conosciuto ma estremamente efficace per alleggerire il peso delle imposte sulla tua impresa.

Le risposte che troverai sono frutto dell’analisi di numerosi di casi concreti e dell’aggiornamento costante sulla giurisprudenza tributaria più recente.

Ricorda che la defiscalizzazione non è un’opportunità per tutti i contribuenti ma è riservata solo ad alcuni soggetti.

Per questo motivo è fondamentale verificare preliminarmente se la tua azienda possiede i requisiti necessari per accedere a questo beneficio fiscale.

Quando si può considerare un credito definitivamente inesigibile, e quindi portarlo in perdita?

Il TUIR stabilisce che il credito si considera definitivamente inesigibile in presenza di specifiche condizioni.

In particolare i casi più frequenti sono:

  • quando il debitore è dichiarato fallito o è sottoposto a una procedura concorsuale o altra procedura prevista dal Codice della Crisi di Impresa e Insolvenza;
  • quando il credito è di modesto importo e l’attività di recupero è troppo dispendiosa;
  • se esiste un decreto che accerta lo stato di fuga, di latitanza o di irreperibilità del debitore;
  • in caso di cessione del credito che comporta il trasferimento del diritto verso altro soggetto.

In tutti i casi è necessario custodire le prove dell’inesigibilità al fine di prevenire eventuali contestazioni da parte dell’autorità fiscale.

Quali imprese possono utilizzare la defiscalizzazione dei crediti?

La defiscalizzazione non può essere sfruttata da tutti i contribuenti.

Tale strumento è riservato alle aziende che redigono bilancio contabile annuale.

In passato l’adempimento di redigere il bilancio era riservato alle società di capitali (es. società a responsabilità limitata; società per azioni), con esclusione delle società di persone (es. società in nome collettivo; società in accomandita semplice).

Tuttavia, la nuova Direttiva UE 2025/25/UE, del 19 dicembre 2024, ha introdotto l’obbligo di redigere e depositare il bilancio presso il Registro delle Imprese anche per le società di persone.

Tale provvedimento normativo dovrà essere recepito dal nostro ordinamento entro il 31 luglio 2027.

Di conseguenza le misure indicate nella Direttiva UE 2025/25/UE (paragrafo 1) inizieranno a decorrere negli stati membri dell’Unione dal 31 luglio 2028.

Questo significa che anche le società di persone (snc e sas) potranno sfruttare lo strumento della defiscalizzazione.

I liberi professionisti e le persone fisiche che non redigono bilancio annuale non possono utilizzare la deducibilità delle perdite su crediti.

Se il credito è di modesta entità: quali sono le soglie, i limiti e le condizioni per poter dedurre la perdita senza ulteriori oneri probatori?

La normativa fiscale italiana (art. 101 del TUIR) prevede un regime agevolato per la deducibilità delle perdite relative a crediti di modesta entità.

In questo modo le imprese possono dedurre fiscalmente tali perdite in presenza di determinate condizioni.

Il concetto di “modesta entità” varia in base alla dimensione dell’impresa creditrice:

  • imprese minori: il limite è fissato a 2.500 euro per singolo credito;
  • imprese maggiori: il limite è fissato a 5.000 euro per singolo credito.

Questi importi rappresentano la soglia massima entro la quale un credito può essere considerato di modesta entità.

Per poter dedurre la perdita su un credito di modesta entità, è necessario che la posizione creditoria risulti scaduta da almeno 6 mesi.

Questo termine decorre dalla data di scadenza dell’obbligazione di pagamento e rappresenta un requisito essenziale per l’applicazione della norma agevolativa.

Cosa succede se dopo aver svalutato un credito come inesigibile lo incasso successivamente (in tutto o in parte)?

Questa situazione è stata molto discussa in contesti internazionali sui “bad debts” (“debiti cattivi” che si ritiene non verranno mai riscossi).

Tale scenario costringe il beneficiario della defiscalizzazione a ribaltare la precedente svalutazione attraverso una specifica operazione contabile.

In sostanza bisognerà qualificare il nuovo incasso come “sopravvenienza attiva” al fine di comunicare all’autorità fiscale il mutamento delle condizioni economiche.

Di conseguenza, la “deduzione” non potrà essere considerata definitiva finché non si è certi che il credito non sarà recuperato.

Per questo motivo la prova di inesigibilità deve essere rigorosa e definitiva, al fine di scongiurare il rischio di sanzione dall’Agenzia delle Entrate.

Come gestire la documentazione per ridurre il rischio di contestazioni da parte dell’Agenzia delle Entrate?

Il primo passo per sfruttare la defiscalizzazione è quello di richiedere il parere di uno studio legale specializzato in credit management o una società di recupero crediti.

Infatti nel caso di accertata insolvenza, lo studio legale o la società di recupero potranno predisporre una “relazione di inesigibilità”.

Tale documento può contenere l’elencazione delle attività svolte per recuperare il credito insoluto e il parere finale sulla reversibilità della situazione debitoria.

Analogamente è necessario conservare:

Ricorda che la superiore documentazione deve essere custodita in modo scrupoloso (anche in forma digitale) in modo da renderla disponibile per eventuali verifiche.

Tali documenti possono essere utilizzati dal creditore per dimostrare all’Agenzia delle Entrante che il credito è divenuto irrecuperabile e che pertanto la deducibilità è stata applicata in modo corretto.


Conclusione

La defiscalizzazione rappresenta un’opportunità concreta per ridurre il carico fiscale della tua impresa.

Tuttavia questo strumento richiede il rispetto di requisiti specifici previsti dal TUIR e dalla normativa tributaria vigente.

Se hai maturato crediti irrecuperabili o inesigibili ti consiglio di chiedere supporto al tuo consulente fiscale per sfruttare correttamente la deducibilità delle perdite sui crediti.

Ricorda che per pagare meno tasse in modo legale è fondamentale raccogliere la documentazione che attesti l’inesigibilità definitiva del credito.

Nei casi più complessi, o in quelli in cui le tue prove sono carenti, ti consiglio di rivolgerti a uno studio legale specializzato in credit management.

In questo modo potrai proteggere la tua posizione giuridica e scongiurare il rischio di sanzioni da parte dell’Agenzia delle Entrate.

Se hai bisogno di chiarimenti, non esitare a contattarci.

Come pagare meno tasse - infografica


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Autore

Teresa Rossi

Avvocato • Credit Advisor | Founder di Recupero Legale.

Specializzata in: Crediti • Immobiliare • Due Diligence.

Le principali testate giornalistiche hanno parlato del nostro studio legale.

Siamo apparsi su: Il Sole 24 Ore, Rai Radio 1, Il Foglio Quotidiano, Libero Quotidiano (e molti altri).

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© Tutti i contenuti presenti in questa pubblicazione sono protetti ai sensi della normativa vigente in materia di diritto d’autore. È vietata qualsiasi forma di riproduzione, estrazione, rielaborazione, traduzione, adattamento, distribuzione, memorizzazione o utilizzo, anche parziale, con qualsiasi mezzo e/o tecnologia, ivi inclusi strumenti basati su intelligenza artificiale, senza preventiva autorizzazione scritta dell’autore.

Gli operatori del recupero crediti - copertina

Gli operatori del recupero crediti: introduzione

In questo articolo ti spiegherò quali sono le abilità principali degli operatori del recupero crediti e quali sono le domande frequenti su questo tema.

Se devi ricevere il pagamento da parte di un cliente, sarà importante conoscere le qualità dei professionisti che dovranno supportarti per avviare una trattativa stragiudiziale.

Infatti, se scegli un operatore poco preparato o esperto, il tuo obiettivo di incasso sarà più difficile da raggiungere.

In primo luogo, ricorda che, quando affidi un incarico di recupero crediti, sarà necessario valutare il grado di preparazione del soggetto al quale ti rivolgerai.

Le principali abilità degli operatori del recupero crediti sono le seguenti:

  • competenza nella fase di negoziazione;
  • capacità di rintracciare debitori irreperibili;
  • abilità nella gestione di dati;
  • precisione nella compliance normativa;
  • competenza nell’uso di tecnologie e strumenti AI;
  • capacità di segmentare le pratiche in affido;
  • abilità nel prevedere le probabilità di incasso.

Tali caratteristiche possono soddisfare i bisogni principali delle imprese che attraversano una crisi finanziaria.

Cosa è importante per i creditori

Nella mia esperienza professionale ho appurato che molti creditori sono impreparati davanti a un problema di recupero crediti.

Il mancato pagamento di un cliente genera uno stato di insicurezza e provoca emozioni tumultuose (come rabbia e delusione) difficili da gestire.

Un professionista specializzato nel recupero crediti deve comprendere questo stato psicologico per consolidare il rapporto di collaborazione e per rendere più incisiva l’azione stragiudiziale.

In particolare ti consiglio di accertare se gli operatori del recupero crediti ai quali ti rivolgerai conoscono lo specifico settore o modello di business della tua impresa.

Infatti, la natura dell’esposizione debitoria (consumer; business; industria; servizi; forniture) influisce profondamente sulle modalità e sulle probabilità di successo.

Un altro tema importante riguarda la garanzia che l’azione di recupero sia conforme alle leggi vigenti.

Verifica se la tua impresa deve rispettare specifiche norme di settore o regolamenti di grado secondario.

Infatti, tale aspetto può incidere sull’adempimento delle obbligazioni di pagamento per la controparte.

Inoltre la trasparenza sui costi di recupero e sul modello remunerativo è decisiva per avviare una collaborazione soddisfacente.

Per questo motivo ti consiglio di verificare:

  • l’importo delle spese fisse di recupero;
  • l’importo degli eventuali compensi variabili (in caso di incasso);
  • i tempi di definizione delle pratiche in affido.

Infine le capacità comunicative e negoziali sono fondamentali per ottenere un buon risultato.

Verifica se il soggetto al quale ti rivolgerai sa gestire la trattativa e ha le abilità per proporre piani di rientro o raggiungere un accordo bonario (settlement) con il debitore.

Queste abilità ti aiuteranno a mantenere una relazione commerciale con la controparte anche dopo l’attività di recupero crediti.

Per scoprire di più su questo tema, guarda il video qui sotto.

Quali sono le abilità più importanti per gli operatori del recupero crediti?

Le abilità più importanti per gli operatori del recupero crediti sono:

  • competenza nella fase di negoziazione;
  • conoscenza del settore in cui opera il creditore;
  • comprensione delle emozioni durante la trattativa di recupero.

In molti casi la strategia di recupero può essere molto diversa in base alla tipologia di credito da recuperare.

Infatti un credito commerciale, maturato nel settore B2B (business to business – ovvero da un’impresa nei confronti di un’altra impresa) richiede attività differenti rispetto a un credito vantato nei confronti di un consumatore o persona fisica.

Per questo motivo è fondamentale accertare se il professionista al quale ti rivolgerai ha già trattato situazioni analoghe.

Qual è il tasso di successo degli operatori del recupero crediti?

Un altro elemento molto importante è che l’operatore del recupero crediti possa fornire al cliente una descrizione dei risultati ottenuti in quello specifico settore.

In particolare, per valutare la competenza del professionista, dovresti analizzare:

  • statistiche di recupero;
  • metriche di performance (con eventuali percentuali di successo in base ai segmenti);
  • casi studio e risultati ottenuti in uno specifico settore.

Tali informazioni possono incidere in modo significativo sulla decisione di affidare una o più pratiche di recupero.

Il tasso di successo è molto variabile e può dipendere dal settore e dalla prestazione fornita dal creditore.

Infatti, nel caso in cui il tuo prodotto o servizio è stato contestato dalla controparte, le probabilità di recupero potrebbero essere minori.

Tuttavia, prima di effettuare diagnosi giuridiche errate, è necessario analizzare il contratto (scritto o verbale) e il tipo di collaborazione da cui ha avuto origine il credito insoluto.

Solo in questo modo sarà possibile stabilire con sufficiente precisione qual è il tasso di successo possibile per l’attività di recupero.

Come si comportano gli operatori del recupero crediti durante le trattative con il debitore?

Durante un trattativa stragiudiziale, gli operatori del recupero crediti devono controllare le emozioni e stabilire un contatto rispettoso e civile con il debitore.

Le reazioni impulsive e le affermazioni polemiche possono compromettere le probabilità di incasso.

In questi casi il professionista del recupero crediti deve contenere eventuali escalation emotive per instaurare un dialogo bonario con la controparte.

Per questo motivo è molto importante che gli operatori al quale ti rivolgerai conoscano le norme di settore che regolano l’attività di recupero stragiudiziale.

Infatti il Codice di condotta per i processi di gestione e tutela del credito (realizzato dal Forum Unirec-Consumatori) impone regole specifiche per il numero di contatti con la controparte durante la giornata o la settimana.

In altri casi più complessi il debitore è difficile da raggiungere a causa della modifica della sede legale (per le società) o dell’indirizzo di residenza (per le persone fisiche).

L’efficacia del recupero crediti dipende dalla capacità del professionista di gestire queste situazioni complesse per avviare una trattativa con la controparte.

Qual è il compenso richiesto dagli operatori del recupero crediti?

Il compenso richiesto dagli operatori del recupero crediti può avere misura fissa, variabile o mista (compenso fisso + compenso variabile).

Il compenso fisso è legato allo svolgimento di specifiche attività a prescindere dal risultato ottenuto dal creditore.

Al contrario il compenso variabile è spesso definito “success fee” (compenso di successo) e viene riconosciuto solo al raggiungimento di obiettivi prefissati.

Il compenso misto, invece, prevede il versamento di una somma fissa iniziale (di solito di misura ridotta) e il versamento di una somma finale in caso di recupero del credito.

Valutare gli operatori del recupero crediti solo dal loro modello economico (compenso fisso; compenso variabile; compenso misto) potrebbe rivelarsi un errore.

I servizi di recupero crediti e credit management richiedono attività di natura complessa e imprevedibile, che dipendono spesso dal comportamento della controparte.

Di conseguenza tali attività possono essere svolte e/o segmentate in fasi temporali differenti.

Una trattativa con la controparte non è lineare ma si articola in diverse fasi (es. discussione orale; corrispondenza scritta; redazione di documenti) che si svolgono nell’arco di più giorni e/o settimane.

Tutti i modelli economici descritti (compenso fisso; compenso variabile; compenso misto) presentano vantaggi e criticità.

In particolare se un professionista richiede solo un compenso fisso, la sua attività potrebbe essere poco incisiva, poiché legata solo allo svolgimento di specifici adempimenti, senza che vi sia un interesse concreto per il recupero del credito.

Allo stesso modo se un operatore del recupero crediti richiede solo un compenso variabile, la sua azione iniziale (per stabilire un contatto con il debitore) potrebbe essere troppo superficiale o (peggio) aggressiva, poiché orientata solo all’obiettivo di incasso.

In molti casi il modello misto (compenso fisso + compenso variabile) può risultare la soluzione migliore, poiché bilancia la qualità del servizio fornito e l’interesse perseguito dal creditore.

Gli operatori del recupero crediti come rispettano la legge nei confronti del debitore?

Gli operatori del recupero crediti devono impegnarsi a rispettare specifiche norme durante lo svolgimento della loro attività.

In particolare è necessario mantenere la riservatezza delle comunicazioni intercorse con il debitore previste dalla normativa sulla privacy.

Inoltre è  molto importante rispettare le norme settoriali (previste Codice di condotta per i processi di gestione e tutela del credito) per evitare che i ripetuti contatti stragiudiziali con il debitore possano risultare molesti e invadenti.

Il creditore deve tutelare la propria reputazione ponendo in essere comportamenti e azioni (anche per mezzo di professionisti esterni) che risultino sconvenienti o contrari alle legge.

Ricorda che se l’attività di recupero crediti viene svolta senza rispettare le norme di legge, il creditore potrebbe incorrere in rischi legali derivanti da pratiche aggressive o scorrette (anche se eseguite da altro soggetto).

Gli operatori del recupero crediti - infografica


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Autore

Tino Crisafulli

Avvocato • Legal Advisor | Founder di Recupero Legale.

Specializzato in: Crediti • Contratti • Privacy • Tech.

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Recupero stragiudiziale e giudiziale - copertina

Introduzione

In questo articolo ti spiegherò quali sono le differenze principali tra il recupero giudiziale e il recupero stragiudiziale.

Devi sapere, infatti, che ci sono molti imprenditori che non comprendono bene la differenza fra le due attività.

Il recupero stragiudiziale è l’insieme di quelle attività che permette a un professionista o a una società di recupero di recuperare il tuo credito senza l’instaurazione di una causa giudiziale.

Il recupero giudiziale, invece, è quell’insieme delle attività che permette a un avvocato o a una società di recupero di recuperare il tuo credito grazie all’instaurazione di una causa giudiziale.

La differenza principale fra le due attività consiste proprio nell’avvio del contenzioso giudiziario.

Guarda il video qui sotto per scoprire di più su questo tema.

Qual è la differenza principale tra recupero crediti stragiudiziale e giudiziale?

La differenza principale tra recupero crediti stragiudiziale e giudiziale riguarda il procedimento legale che viene seguito per ottenere il pagamento dal debitore.

Nel recupero stragiudiziale il creditore applica strategie di negoziazione finalizzate a transigere la controversia con la controparte.

Durante la trattativa, il creditore può farsi assistere da specifici professionisti come:

  • avvocato o legal advisor;
  • credit manager;
  • società di recupero crediti;
  • professionista specializzato nel recupero crediti.

Al contrario nel recupero giudiziale, il creditore avvia un procedimento giudiziario finalizzato a ottenere un provvedimento di condanna contro il debitore.

Durante il contenzioso il creditore deve farsi assistere unicamente da un avvocato e non può rivolgersi ad altri soggetti (es. credit manager; professionista specializzato nel recupero crediti).

Recupero stragiudiziale e giudiziale - differenze_infografica

Quanto tempo richiede il recupero stragiudiziale e quello giudiziale?

Il tempo previsto per l’attività di recupero stragiudiziale dipende principalmente dalla complessità della trattativa con il debitore.

Se la controparte è disposta a effettuare il pagamento, allora l’accordo può essere raggiunto in poco tempo (e comunque entro 60 giorni).

Secondo le statistiche del nostro studio legale, le controversie in merito ai crediti commerciali possono essere definite in via stragiudiziale entro un tempo medio di 27 giorni.

Tuttavia la durata della trattativa dipende da molteplici variabili come:

  • strategia di negoziazione applicata dal creditore;
  • presenza o meno di contestazioni sul prodotto/servizio (da cui ha origine il credito);
  • disponibilità economica della controparte.

Al contrario, il tempo previsto per l’attività di recupero giudiziale è molto più lungo e può avere una durata di alcuni anni.

Infatti, come confermato dalle statistiche pubblicate dal Ministero di Giustizia, le durata di una controversia di recupero crediti dipende principalmente dalla capacità di lavorazione del Tribunale al quale il creditore rivolge la domanda di giustizia.

Se l’ufficio giudiziale competente è efficiente, organizzato, e munito del numero sufficiente di giudici e ausiliari (rispetto al numero di contenziosi pendenti), allora il recupero giudiziale potrà avere una durata più breve.

Quali sono i costi relativi al recupero stragiudiziale e giudiziale?

I costi relativi al recupero stragiudiziale sono più bassi rispetto a quelli da sostenere nel recupero giudiziale.

In particolare nel recupero stragiudiziale il creditore dovrà sostenere le seguenti spese:

  • il compenso da versare in favore del professionista (avvocato; legal advisor; credit manager) che svolgerà la trattativa con il debitore;
  • eventuali spese per la raccolta di informazioni dettagliate sulla controparte (es. visura camerale; certificato di residenza);
  • eventuali spese per la notifica di lettere di diffida o atti stragiudiziali (nel caso in cui sia non possibile effettuare la notifica via pec).

Al contrario nel recupero giudiziale il creditore dovrà sostenere le seguenti spese:

  • il compenso da versare in favore dell’avvocato che avvierà il procedimento giudiziario contro il debitore;
  • eventuali spese per la raccolta di informazioni dettagliate sulla controparte (es. visura camerale; certificato di residenza);
  • eventuali spese per eseguire indagini patrimoniali sulla controparte;
  • le spese di giustizia, da versare allo Stato (es. contributo unificato; marche da bollo), per l’iscrizione a ruolo del procedimento;
  • eventuali spese per la notifica degli atti giudiziari (es. decreto ingiuntivo; sentenza);
  • tasse e spese di registrazione (presso l’Agenzia delle Entrate) del provvedimento giudiziario con cui il Giudice condanna il debitore.

Quando conviene il recupero stragiudiziale o quello giudiziale?

Il recupero stragiudiziale può essere più conveniente del recupero giudiziale in presenza di specifici indicatori o KPI (“Key Performance Indicator”; parole che significano “Indicatore Chiave di Prestazione”).

Per valutare correttamente la presenza di tali indicatori è necessario:

  • quantificare l’importo del credito insoluto;
  • eseguire una stima sulle probabilità di recupero;
  • analizzare il comportamento del debitore;
  • valutare lo stato finanziario del debitore.

Al contrario il recupero giudiziale può risultare più conveniente del recupero stragiudiziale nei seguenti casi:

  • quando il credito è di importo elevato;
  • quando il debitore nega qualsiasi forma di negoziazione;
  • quando il debitore è proprietario di beni che hanno un valore sufficiente a soddisfare il credito insoluto.

Recupero stragiudiziale e giudiziale: cosa scegliere?

Per stabilire quale delle due strategie scegliere, è possibile applicare un criterio temporale.

Per questo motivo ti consiglio di:

  • individuare la data di scadenza di ogni singola fattura non pagata;
  • calcolare il numero di giorni in cui il credito risulta scaduto.

Devi sapere che, in base alla durata del periodo di mancato pagamento, ogni posizione creditoria è soggetta a un processo di deterioramento, che condiziona l’azione di recupero.

In via generale, i crediti che sono scaduti da poco tempo potrebbero essere recuperati più facilmente attraverso l’attività stragiudiziale.

Infatti, le statistiche del nostro studio legale dimostrano che le posizioni creditorie scadute entro i 90 giorni presentano una maggiore probabilità di recupero attraverso una trattativa stragiudiziale.

Al contrario, per i crediti che sono scaduti da più di 90 giorni, in genere la strategia più efficace risulta essere quella di recupero giudiziale.

Tuttavia ogni posizione creditoria è differente e non è possibile applicare delle regole standard senza una preventiva analisi legale.

Per scoprire di più su questo tema, guarda il video qui sotto.

Quali documenti conservare nel recupero stragiudiziale e giudiziale?

Nel recupero stragiudiziale e giudiziale è necessario conservare i seguenti documenti:

  • accordo o contratto stipulato tra creditore e debitore da cui ha origine il credito;
  • fatture insolute (sia eventuali fatture digitali, sia le eventuali fatture elettroniche con ricevuta pec di avvenuta consegna);
  • corrispondenza email (o chat) tra creditore e debitore (tale prova è fondamentale in assenza di un contratto in forma scritta sottoscritto tra le parti);
  • eventuali e ulteriori documenti che possono provare che il creditore ha eseguito completamente la sua prestazione.

Tali documenti sono decisivi per:

  • una corretta valutazione preliminare del credito;
  • l’individuazione della migliore strategia di recupero.

Recupero stragiudiziale e giudiziale - infografica


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Tino Crisafulli

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Pignoramento del conto corrente - copertina

Pignoramento del conto corrente: introduzione

Se devi recuperare un credito tramite il pignoramento del conto corrente, sei finito/a nel posto giusto.

In questo articolo, ti fornirò le regole da seguire per evitare errori prima di avviare un’azione giudiziale contro il debitore.

Il pignoramento del conto corrente è uno degli strumenti più efficaci per recuperare un credito nei confronti di persone fisiche (crediti b2c) e professionisti a p.iva.

Grazie a questo procedimento giudiziale il creditore può ottenere il pagamento direttamente dall’istituto di credito dove il debitore ha aperto il conto.

Tuttavia è facile commettere errori se non conosci alcune regole preliminari.

Grazie a questa guida otterrai tutte le informazioni necessarie per incassare il tuo credito insoluto grazie al pignoramento del conto corrente.

Prima di proseguire voglio fornirti alcune definizioni preliminari.

Pignoramento del conto corrente e pignoramento presso terzi

Il pignoramento del conto corrente è regolato dall’articolo 543 del codice di procedura civile, il quale disciplina il procedimento per il pignoramento presso terzi.

Questo strumento giuridico viene utilizzata per bloccare i fondi presenti su un conto corrente di un debitore inadempiente, al fine di soddisfare un credito vantato da un creditore.

Il meccanismo del pignoramento presso terzi consente al creditore di agire direttamente sul denaro depositato dal debitore in una banca o istituto finanziario, senza doversi rivolgere direttamente al debitore.

In questo modo si crea un vincolo di indisponibilità sul conto corrente in attesa del provvedimento di assegnazione del Giudice.

Forma e notifica del pignoramento

Il pignoramento deve contenere una richiesta di pagamento al debitore secondo quanto previsto dall’articolo 492 del codice di procedura civile, l’indicazione del credito, del titolo esecutivo (in cui è cristallizzato il credito) e il precetto per cui si sta procedendo.

La notifica del pignoramento deve contenere almeno una stima delle cose o delle somme dovute e l’istruzione al terzo di non disporne senza l’autorizzazione del giudice.

È necessario che il creditore dichiari di risiedere o di avere domicilio nel comune dove si trova il tribunale competente.

Attraverso la notifica del pignoramento il debitore viene citato a comparire davanti al giudice competente, con l’invito al terzo a comunicare al creditore procedente la dichiarazione di cui all’articolo 547 del codice di procedura civile, entro dieci giorni tramite raccomandata o posta elettronica certificata.

Il terzo viene avvisato che in caso di mancata comunicazione della dichiarazione, dovrà comparire in un’apposita udienza per renderla.

Se il terzo pignorato non compare in udienza o, anche se compare, non rende la dichiarazione, il credito pignorato o il possesso di cose di proprietà del debitore saranno considerati “non contestati” per il procedimento giudiziale.

Di conseguenza il Giudice emetterà il provvedimento di assegnazione in favore del creditore.

Pignoramento del conto corrente e indagini patrimoniali

Quando si parla di pignoramento del conto corrente, è fondamentale comprendere l’importanza delle indagini patrimoniali.

Queste verifiche permettono di individuare i beni e le risorse finanziarie del debitore, fornendo informazioni cruciali per il recupero crediti.

Le indagini patrimoniali vengono condotte da professionisti esperti che analizzano attentamente la situazione economica del soggetto coinvolto nel pignoramento.

Attraverso un’approfondita ricerca, è possibile identificare eventuali conti bancari, investimenti o beni immobiliari di cui il debitore potrebbe disporre.

Grazie alle indagini patrimoniali accuratamente svolte, si ottiene una panoramica chiara e dettagliata della situazione finanziaria del soggetto interessato al pignoramento.

Queste informazioni sono essenziali per garantire un processo di esecuzione efficace e mirato verso il recupero del credito vantato.

Le indagini patrimoniali rappresentano uno strumento indispensabile nell’ambito dei procedimenti di pignoramento del conto corrente.

In questo modo è possibile avere una visione completa della situazione finanziaria del debitore per programmare la corretta strategia di recupero.

Pignoramento e minimo vitale

Il pignoramento del conto corrente è un’azione che può avere ripercussioni sui redditi percepiti di una persona fisica, ma esiste una salvaguardia legale chiamata “minimo vitale“.

Questo istituto giuridico garantisce che, anche in caso di pignoramento, il debitore abbia a disposizione una somma minima per coprire le spese essenziali della vita quotidiana.

Il concetto di minimo vitale varia a seconda dei casi e tiene conto delle necessità primarie come cibo, alloggio e cure mediche.

Quando si tratta di pignoramento e minimo vitale, è importante consultare un esperto legale per capire quali sono i limiti imposti dalla legge e quali azioni intraprendere per evitare errori.

La consulenza professionale può fare la differenza tra superare con successo un momento difficile o trovarsi in difficoltà economica.

I beni detenuti senza titolo

Devi sapere che nel caso di beni detenuti da terzi, è necessario avere un titolo preciso.

Se il bene viene detenuto senza un titolo formale, ad esempio in una semplice situazione di spazialità, allora il pignoramento deve essere effettuato secondo l’articolo 513 del codice di procedura civile.

In quest’ultimo caso l’ufficiale giudiziario, munito del titolo esecutivo e del precetto, può ricercare le cose da pignorare nella casa del debitore.

Nella versione riformulata della norma, si stabilisce che il terzo è soggetto agli obblighi di un custode solo per l’importo del credito oggetto del pignoramento.

Questo principio cambia l’interpretazione precedente, secondo cui il pignoramento doveva coinvolgere l’intera somma dovuta dal terzo, senza considerare l’entità del credito per cui si procedeva.

L’attuale formulazione della norma mira a garantire che il pignoramento presso terzi sia proporzionato al credito del pignorante e non produca effetti spropositati nella sfera giuridica dell’esecutato.

Gli obblighi del terzo

Con la formulazione attuale della norma, il terzo pignorato non è più chiamato a comparire in tribunale per rilasciare una dichiarazione.

Nel pignoramento del conto corrente la posizione di terzo pignorato è ricoperta da una banca o un istituto di credito.

Nel giudizio esecutivo la banca verrà invitata a precisare l’ammontare delle somme che deve, come previsto dalla normativa vigente.

In passato, la citazione del terzo comportava un vero e proprio processo di cognizione, in cui il terzo assumeva la qualità di parte e il risultato finale era una sentenza che comprendeva anche l’accertamento giudiziale del credito.


Pignoramento del conto corrente: casi più frequenti

Pignoramento del conto corrente - casi frequenti

Il pignoramento del conto corrente è una forma speciale di pignoramento presso terzi disciplinata dal Codice di procedura civile.

Si tratta di uno strumento esecutivo che determina l’indisponibilità immediata del denaro contenuto nel conto.

Il creditore munito di titolo esecutivo può notificare l’atto di pignoramento direttamente alla banca, senza chiedere l’autorizzazione al debitore.

Da quel momento l’istituto bancario è obbligato a vincolare le somme presenti sul conto corrente del debitore.

Nella parte finale del procedimento giudiziale, la banca deve fornire al giudice una dichiarazione indicando l’ammontare esatto delle somme disponibili.

Dopo la richiesta giudiziale del creditore, il giudice autorizza il blocco delle somme per disporre la successiva assegnazione.

In base al denaro presente nel conto è possibile distinguere diverse ipotesi operative.

Se vuoi approfondire il tema, guarda il video qui sotto.

Adesso vediamo nel dettaglio quali sono i casi più frequenti che potresti affrontare.

Pignoramento del conto corrente: saldo sufficiente

Il primo caso riguarda il conto corrente che presenta un saldo positivo sufficiente a soddisfare il credito per cui è stato promosso il pignoramento.

Se sul conto è presente del denaro, allora il creditore può pignorare le somme fino a concorrenza del suo credito.

Tuttavia devi prestare attenzione a un limite imposto dalla legge a tutela del debitore.

Si tratta di una cifra impignorabile pari alla misura dell’assegno sociale moltiplicata per 3.

Questa protezione, prevista dall’articolo 545 del codice di procedura civile, tutela il debitore per limitare l’azione esecutiva dei creditori in alcuni casi specifici.

In alcuni casi il denaro depositato nel conto corrente è sufficiente a coprire anche le spese sostenute dal creditore per il pignoramento.

In questo caso l’istituto di credito blocca il conto limitatamente alla somma pignorata, ma non pone nessun ulteriore vincolo.

Il debitore può utilizzare il denaro per la parte eccedente l’importo del credito da recuperare.

Pignoramento del conto corrente: saldo insufficiente

Il secondo caso riguarda quello in cui il denaro contenuto nel conto corrente non è sufficiente a soddisfare il credito per cui è stato promosso il pignoramento.

Questa è una situazione più complessa, poiché la procedura non si concluderà con l’immediato recupero del credito.

In questo caso la baca pone un vincolo sul conto corrente del debitore, che possono delimitare la piena operatività sui prelievi del debitore.

Infatti i successivi accrediti potrebbero essere destinati a soddisfare il creditore fino a quanto il debito non verrà estinto.

Tuttavia questa situazione presenta alcune differenze a seconda che tu abbia avviato:

Per questo motivo ti consiglio di stabilire in anticipo quale strumento giudiziale e quale strategia di recupero è più efficace per il tuo caso.

Pignoramento del conto corrente: saldo negativo

Se sul conto non è presente denaro, l’istituto di credito non pone nessun vincolo e gli accrediti successivi non possono essere pignorati.

Questo succede perché quando c’è uno scoperto di conto corrente la funzione dei futuri versamenti è quella di ripristinare la provvista.

In altre parole, se il conto pignorato ha un saldo negativo (es. euro -1.000,00), il denaro che verrà successivamente versato (dal debitore o da altri soggetti) verrà destinato all’istituto di credito (per riportare in parità la situazione debitoria del conto).

Pertanto, quando c’è un saldo negativo non ti conviene andare avanti con l’azione giudiziale perché non otterrai dal giudice nessuna ordinanza di assegnazione.

Può essere pignorato soltanto un conto con saldo positivo.

Per approfondire il tema, guarda il video qui sotto.

Pignoramento del conto corrente: conto cointestato

Se il conto corrente è cointestato può essere pignorato nei limiti del 50%.

L’altra metà della somma versata presente sul conto rimane a disposizione dell’altro correntista che può continuare a fare operazioni.

In questi casi ti consiglio di prestare massima attenzione alla prova contraria.

Infatti le quote dei cointestatari si presumono uguali, ma ognuno di loro ha la possibilità di dimostrare il contrario.

In sostanza l’altro correntista, che non ricopre la qualifica di debitore e non ha ricevuto la notifica dell’atto di pignoramento, potrebbe sostenere che l’intera provvista sul conto è di sua proprietà, e non già soltanto il 50% di essa.

Pertanto se il conto è stato alimentato dai versamenti di un solo soggetto, quest’ultimo può evitare che le somme siano sottoposte al vincolo di indisponibilità se fornisce prove adeguate a supporto della sua tesi.

In altre parole se il creditore ha pignorato il conto di una persona fisica sposata, il coniuge cointestatario del conto può evitare paralizzare l’effetto del pignoramento, dimostrando che il denaro proviene dal suo stipendio.

Per approfondire il tema, guarda il video qui sotto.

Ti assicuro che questo scenario è molto frequente nel caso di crediti b2c e può vanificare i tuoi sforzi di recupero.

Per questo motivo, prima di avviare una causa giudiziale, è necessario eseguire una valutazione preliminare della controversia al fine di individuare eventuali criticità.

Pignoramento dello stipendio sul conto corrente

Capita spesso che sul conto corrente confluiscano lo stipendio o la pensione del correntista.

Si tratta di uno scenario molto frequente nel recupero crediti contro una persona fisica.

In questo caso devi distinguere due ipotesi:

  1. stipendio o pensione accreditati prima del pignoramento;
  2. stipendio o pensione accreditati dopo il pignoramento.

Vediamo nel dettaglio le differenze.

1) Stipendio o pensione accreditati prima del pignoramento

Se lo stipendio o la pensione sono stati versati sul conto corrente dal datore di lavoro o dall’INPS prima della notifica del pignoramento, allora puoi pignorare le somme depositate fino a concorrenza del tuo credito.

L’unico limite è rappresentato dal rispetto della cifra impignorabile, che è pari alla misura dell’assegno sociale moltiplicato per tre.

2) Stipendio o pensione accreditati dopo il pignoramento.

Se lo stipendio e la pensione vengono versati sul conto corrente dal datore di lavoro o dall’INPS dopo la notifica del pignoramento, allora puoi pignorare le somme depositate fino a un quinto.

Questo limite si estende fino alla metà dello stipendio in caso di più pignoramenti per cause diverse.

Ricorda che se il debitore percepisce una pensione, devi rispettare il minimo vitale, che corrisponde alla misura dell’assegno sociale aumentato del doppio.

Per approfondire il tema, guarda il video qui sotto.


Conclusione

Per evitare errori e garantire il successo di un pignoramento del conto corrente, è fondamentale seguire le regole stabilite dalla legge.

Assicurati di comprendere appieno la differenza tra il pignoramento del conto corrente e il pignoramento presso terzi, oltre a considerare l’importanza delle indagini patrimoniali per individuare i beni da aggredire.

Ricorda sempre di quantificare il minimo vitale del debitore durante il processo di pignoramento per valutare se la causa giudiziale sarà vantaggiosa.

Se vuoi promuovere con successo un pignoramento del conto corrente, affidati a professionisti specializzati in diritto dell’esecuzione.

In questo modo potrai gestire tutte le fasi dell’esecuzione forzata senza commettere errori che potrebbero ritardare o impedire il recupero del tuo credito insoluto.

Pignoramento del Conto Corrente - come evitare errori


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Autore

Teresa Rossi

Avvocato • Credit Advisor | Founder di Recupero Legale.

Specializzata in: Crediti • Immobiliare • Due Diligence.

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