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Prescrizione del credito

Tutto quello che non ti è mai stato detto sulla prescrizione

La prescrizione è il nemico con il quale un professionista del recupero crediti si confronta giornalmente; tra le tante insidie da affrontare per conservare la qualità di un credito, la prescrizione costituisce il problema più delicato. Se sbagli qualcosa non ci sarà nessun rimedio.

Che cos’è la prescrizione?

La prescrizione consiste nella perdita di un diritto che si verifica a causa dell’inerzia del suo titolare. In altre parole: se non eserciti il tuo diritto di credito per un determinato periodo di tempo, allora perderai definitivamente la possibilità di poter ricevere il pagamento in futuro. In questa pagina puoi leggere i diversi termini di prescrizione che sono stati fissati dal nostro ordinamento giuridico: in base al tipo di diritto, la legge fissa un termine di prescrizione differente.

Ma a volte conoscere le norme di legge non basta per evitare dei possibili rischi.

Sei sicuro di sapere tutto sulla prescrizione?

Ricorda che la prescrizione del credito determina la cancellazione del debito: il creditore non può più richiedere al debitore il pagamento di quanto dovuto.

Cosa puoi fare per evitarlo?

I creditori più attenti sanno che per interrompere la prescrizione è molto importante inviare una lettera di diffida, fare firmare al debitore delle cambiali o degli accordi stragiudiziali.

Ma non sempre tutto questo è sufficiente per salvaguardare il tuo credito.

L’attività di recupero crediti presenta a volte delle insidie che, se non vengono gestite in modo corretto, pregiudicano irrimediabilmente la pretesa creditoria. E’ vero che inviare una diffida o notificare un atto giudiziario allunga l’esigibilità del credito per i prossimi dieci anni (a volte anche per un periodo inferiore), ma possono esserci alcuni casi in cui il tuo credito è in pericolo.

Ecco 3 casi particolari in cui il tuo credito è a rischio:

1) IN CASO DI CESSIONE DEL CREDITO ➙ Accade molto spesso che i crediti vengano ceduti dal creditore originario (cedente) ad un altro soggetto (cessionario); il trasferimento può avvenire a titolo oneroso o gratuito (art. 1260 c.c.). E’ importante sapere che la cessione di un credito ha effetto nei confronti del debitore ceduto solo se questi l’ha accettata o quando gli è stata notificata (art. 1264 c.c.). Pertanto, il creditore che acquista un credito altrui deve comunicarlo al debitore ceduto il prima possibile. Nella maggior parte dei casi lo strumento utilizzato è quello della raccomandata con avviso di ricevimento (“raccomandata A/R”) che deve contenere anche la richiesta di pagamento e l’origine del credito. L’obbligo di informazione è fondamentale non solo per l’efficacia della cessione ma anche e soprattutto per interrompere la prescrizione.

IL PERICOLO: In caso di cessione del credito succede spesso che molti crediti siano prossimi alla prescrizione. In queste situazioni è necessario esaminare, al più presto, la documentazione fornita dal cedente per verificare se il credito ceduto è a rischio prescrizione. Ti consiglio di inviare immediatamente la raccomandata; se non lo farai metterai a repentaglio non solo la validità della cessione ma anche l’esigibilità del credito acquistato.

2) IN CASO DI ESTINZIONE DELL’ESECUZIONE IMMOBILIARE  Accade molto spesso che per recuperare un credito sia necessario avviare un’esecuzione immobiliare o intervenire in una già in corso.

I pignoramenti immobiliari che si concludono con la vendita del bene messo all’asta, ovviamente non rappresentano un problema per la prescrizione del tuo credito.

Ma non sempre le esecuzioni immobiliari si concludono in questo modo. Infatti il giudice può estinguere la procedura perché le parti non hanno mostrato interesse alla prosecuzione (art. 630 c.p.c.), hanno rinunciato agli atti (art. 629 c.p.c.) oppure non si sono presentate in udienza (art. 631 c.p.c.). Può accadere, inoltre, che il creditore procedente non rinnovi la trascrizione del pignoramento (art. 2668 ter c.c.); in questi casi il pignoramento diventa inefficace e viene travolto l’intero processo esecutivo.

La domanda che in questi casi il creditore deve porsi è la seguente: da quale momento decorre la prescrizione?

E’ pacifico che la notifica del pignoramento immobiliare interrompe la prescrizione (art. 2943 c.c.) e che per tutta la durata della procedura esecutiva i termini non decorrono (art. 2945 c.c.). Il nuovo periodo di prescrizione va calcolato dalla data del provvedimento che dichiara la chiusura del processo: si tratta del decreto di approvazione del piano di riparto attraverso il quale vengono distribuite le somme ricavate dalla vendita dell’immobile. L’approvazione definitiva del progetto di distribuzione viene equiparata alla sentenza passata in giudicato (art. 2943 c.c. 2° comma).

Ma cosa succede quando l’esecuzione si conclude con un provvedimento di estinzione (mancata comparizione, rinuncia agli atti…)?

In questo caso la legge non si esprime in modo chiaro. La Corte di Cassazione tuttavia si è espressa in un caso simile con una sentenza piuttosto importante (Cass. n. 21733/2006) dove si afferma che, in caso di estinzione, il termine di prescrizione del credito decorre dalla data di deposito del provvedimento finale con cui il Giudice dichiara il termine della procedura.

Nel caso in cui la procedura esecutiva si estingua per la mancata comparizione delle parti, o per rinuncia, molti autori consigliano di inviare una diffida prima che sia pronunciato il provvedimento di estinzione.

IL PERICOLO: Sebbene alcune sentenze di 1° grado hanno confermato l’orientamento della Cassazione (la prescrizione decorre dal provvedimento di estinzione), permangono molti dubbi sull’applicazione letterale del principio enunciato dalla Suprema Corte a tutti i casi di estinzione. Pertanto inviare una diffida in corso di esecuzione (per quanto assurdo possa sembrare) può essere una soluzione che ti farà dormire sogni tranquilli.

3) IN CASO DI ISCRIZIONE DI IPOTECA ➙ In caso di trasferimento di un bene immobile gravato da ipoteca la legge prevede una scissione tra il diritto di credito e la garanzia reale; il creditore può fare valere il diritto di credito nei confronti del debitore originario e l’ipoteca nei confronti dell’acquirente.

Ti faccio un esempio: Tizio acquista un immobile grazie ad un mutuo; la banca eroga il mutuo a Tizio ed iscrive ipoteca sulla casa. Tizio in un secondo momento vende l’immobile a Caio. Se Tizio non paga più le rate del mutuo, la banca può pignorare l’immobile divenuto di proprietà di Caio.

La compravendita del bene, quindi, non pregiudica i diritti dei creditori ipotecari (art. 2808 c.c.). In questi casi il termine di prescrizione dell’ipoteca (20 anni) decorre dalla data di trascrizione dell’atto di compravendita.

IL PERICOLO: Nel caso in cui hai iscritto ipoteca su un bene che poi è stato trasferito ad una persona diversa dal debitore, ricorda che la lettera di diffida inviata al debitore non interrompe il termine di “prescrizione dell’ipoteca”.


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Prescrizione: quali sono i 3 casi particolari in cui il tuo credito può essere a rischio?

  1. In caso di cessione del credito;
  2. In caso di estinzione dell’esecuzione immobiliare;
  3. In caso di iscrizione di ipoteca.

Leggi il riepilogo cliccando sull’infografica qui sotto

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Prescrizione: 3 casi particolari

Prescrizione: 3 casi particolari


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Teresa Rossi ➜ avvocato e Founder di RecuperoLegale.it

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Impignorabilità

Come prevenire spiacevoli sorprese ed evitare di pignorare il debitore: impignorabilità prevista dalla legge e possibili rischi

Impignorabilità: un termine che non vorresti mai sentire pronunciare quando stai cercando di recuperare un credito.

Purtroppo però l’impignorabilità del debitore è un’eventualità che può verificarsi e può mandare in fumo i tuoi tentativi di recupero. Non mi riferisco solo all’impignorabilità stabilita dalla legge, ma anche a quelle situazioni in cui il pignoramento ti farà incassare una somma troppo esigua per giustificare i costi di una causa giudiziale.

Com’é possibile evitare di cadere nella trappola del credito impignorabile?

Basta concentrarsi su alcune semplici regole; se le conosci in anticipo potrai evitare di stipulare transazioni pericolose con il tuo cliente e non ti affannerai ad inseguire un credito irrecuperabile.

Ma quali sono i 3 casi principali in cui non ti conviene pignorare il debitore?

1) QUANDO IL DEBITORE PERCEPISCE UNA PENSIONE DI IMPORTO MOLTO BASSO ➙ Se il tuo debitore percepisce una pensione molto bassa è molto probabile che non riuscirai a pignorarlo. Infatti il nostro ordinamento e la giurisprudenza di legittimità prevedono che la pensione ha una funzione giuridica diversa da quella dello stipendio. Se da un lato lo stipendio costituisce la retribuzione per una prestazione lavorativa, la pensione, invece, ha natura assistenziale; ciò significa che il trattamento pensionistico serve per assistere il beneficiario dopo la cessazione del rapporto di lavoro e per fornirgli un mezzo di sostentamento sufficiente per il prosieguo della sua vita. Di conseguenza la legge stabilisce delle regole differenti per il pignoramento della pensione; infatti una norma del codice di procedura civile (art. 545 cpc) prevede che la pensione non può essere pignorata per intero, ma solo in parte, e cioè solo a condizione che al debitore sia riconosciuto un importo minimo che gli permetta di vivere in condizioni di stabilità economica. Questo importo si definisce “minimo vitale” e rappresenta una quota della pensione che la legge considera impignorabile e che corrisponde alla misura massima mensile dell’assegno sociale aumentato della metà (abbiamo già parlato di minimo vitale in questo articolo). Se il tuo debitore percepisce una pensione di 700 euro, potrai sottoporre a pignoramento solo la somma eccedente il minimo vitale, e precisamente l’importo di € 20,50.

Ricorda però una cosa importante: se pignori un debitore con una pensione di 700 euro il Giudice non ti riconoscerà la somma di 20,50 euro, ma ti assegnerà un importo più basso e cioè un quinto di 20,50 euro (nel nostro caso la somma di € 4,10). In questi casi potrebbe essere poco conveniente promuovere un pignoramento.

2) QUANDO LO STIPENDIO DEL DEBITORE E’ GRAVATO DA UNA CESSIONE DEL QUINTO E DA UN PIGNORAMENTO ➙ Se il tuo debitore percepisce uno stipendio, non cantare vittoria troppo presto. In molti casi capita che la retribuzione sia gravata non solo da una cessione del quinto, ma anche da un precedente pignoramento. Come fai a sapere se c’è ancora spazio per il tuo pignoramento? Devi sapere che la legge (art. 2, DPR n. 180/1950) prevede che il pignoramento e la cessione del quinto non possono colpire più della metà dello stipendio del debitore.

Pertanto prima di affrontare i costi di una causa giudiziale ti conviene conoscere con precisione gli importi e le trattenute che gravano sullo stipendio del tuo debitore.

3) QUANDO IL DEBITORE PERCEPISCE UN REDDITO CHE DERIVA DA UN ASSEGNO ALIMENTARE ➙ Se il tuo debitore riceve mensilmente un “assegno alimentare“, puoi già rassegnarti, il pignoramento presso terzi sarà inutile. L’assegno alimentare viene riconosciuto in favore di una persona che si trova in uno stato di bisogno; il soggetto che è obbligato al versamento è quasi sempre un parente o un coniuge  (art. 433 del codice civile). Il credito alimentare serve, infatti, per sostenere quell’individuo che non riesce a provvedere autonomamente al proprio sostentamento. La legge (art. 545 del codice di procedura civile) stabilisce che i crediti alimentari sono impignorabili.

Non importa quale sia la misura della somma che il debitore percepisce a titolo di credito alimentare; per questa tipologia di reddito il nostro ordinamento ha stabilito regole inderogabili. Il credito alimentare è colpito da un’impignorabilità per materia.

Un consiglio

Quando scopri che il tuo debitore percepisce un reddito, non affrettarti a promuovere un’azione legale contro di lui; non sempre il suo reddito potrà essere pignorato. Ricorda che c’è una grossa differenza tra pensione e stipendio, e solo un’accurata analisi patrimoniale ti potrà suggerire quale strumento di recupero utilizzare.


Sei arrivato al termine di questo articolo: leggi il riepilogo.

Impignorabilità: in quali casi non ti conviene pignorare il debitore?

  1. Quando il debitore percepisce una pensione di importo molto basso;
  2. Quando lo stipendio del debitore è gravato da una cessione del quinto e da un pignoramento;
  3. Quando il debitore percepisce un reddito che deriva da un assegno alimentare.

Puoi leggere il riepilogo di questo articolo cliccando sull’infografica qui sotto

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Impignorabilità: in quali casi non conviene pignorare il debitore

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Lettera di diffida

Perché è così importante inviare una lettera di diffida

Nel settore del recupero crediti la lettera di diffida è quell’atto con cui il creditore intima al debitore il pagamento di una determinata somma di denaro; se l’adempimento non avviene entro il termine indicato (generalmente non inferiore a 10 giorni), il rapporto si considera risolto ed il creditore può ricorrere all’autorità giudiziaria per tutelare i propri diritti.

L’invio della diffida di pagamento (art. 1454 c.c.) è un momento cruciale dell’attività di recupero crediti poiché consente al creditore di rafforzare la sua posizione indipendentemente dall’adempimento del debitore.

Ecco i motivi principali per cui è importante inviare una lettera di diffida:

  1. INTERROMPE LA PRESCRIZIONE ➙ L’invio della diffida di pagamento determina l’interruzione della prescrizione; il diritto di credito può essere fatto valere per altri dieci anni che decorrono dal momento in cui il debitore riceve la raccomandata. E’ fondamentale conservare l’efficacia del credito nel tempo in quanto può accadere che l’attività di recupero stragiudiziale rimanga infruttuosa o che non convenga procedere con il recupero giudiziale perché il debitore risulta nullatenente e/o disoccupato. Questo non significa che il credito è irrecuperabile, ma solo che in quel determinato momento non può essere recuperato; le condizioni ed i presupposti dell’attività di recupero possono evolversi nel tempo a vantaggio del creditore. L’invio della diffida attribuisce a quest’ultimo la possibilità di richiedere il pagamento per i prossimi dieci anni fino a quando il tentativo di recupero avrà successo.
  2. CRISTALLIZA L’IMPORTO DEL CREDITO DA RECUPERARE ➙ Attraverso la diffida di pagamento il creditore intima al debitore il pagamento di una somma di denaro espressamente indicata. L’ammontare che il debitore deve pagare va determinato con precisione ed esattezza analizzando tutta la documentazione. La ricostruzione di questo importo è una fase molto delicata che richiede una ricerca scrupolosa delle prove dell’insolvenza del debitore (ad esempio le fatture non pagate, o l’estratto conto con rate scadute); se nella diffida viene richiesto il pagamento di una somma di denaro errata aumenteranno le possibilità di contestazioni da parte del debitore e diminuiranno la probabilità di trovare un accordo. Nel caso in cui il creditore decida di procedere con l’attività di recupero giudiziale, è preferibile che l’importo intimato nella diffida coincida con quello ingiunto nel ricorso; se ciò non accade il giudice può richiedere spiegazioni in merito alla mancata corrispondenza ed il debitore può facilmente proporre opposizione. Pertanto, l’indicazione corretta della somma di denaro intimata e cristallizzata nella diffida di pagamento, rafforza la tutela del credito da recuperare e condiziona la sua futura esigibilità.
  3. AUMENTA LA POSSIBILITA’ DI OTTENERE UN DECRETO INGIUNTIVO ➙ Accade molto spesso che prima di procedere con l’attività di recupero giudiziale del credito venga inviata una diffida di pagamento al debitore. In questi casi la scelta di spedire la raccomandata contenente l’intimazione di pagamento è utile per rafforzare la pretesa creditoria e dimostrare al giudice di avere tentato una definizione bonaria della controversia. Sono tantissimi i Tribunali che, nel procedimento di ingiunzione, richiedono espressamente al creditore la produzione della diffida di pagamento e la formale costituzione in mora del debitore; se il documento non viene prodotto il giudice può decidere di non emettere il decreto ingiuntivo con grave pregiudizio per il creditore. Tra l’altro, anche in sede di opposizione a decreto ingiuntivo da parte del debitore, l’invio preventivo di una diffida di pagamento è utile per rafforzare la pretesa creditoria e vincere la causa.
  4. AUMENTA LA POSSIBILITA’ DI TROVARE UN ACCORDO CON IL DEBITORE ➙ Nel settore del recupero crediti l’invio della diffida di pagamento può essere molto utile per raggiungere un accordo bonario con il debitore. Le statistiche dimostrano che la maggior parte della trattative stragiudiziali, che iniziano dopo che il debitore ha ricevuto una raccomandata da parte del creditore, si concludono con un accordo transattivo. Nella lettera di diffida, infatti, vengono inseriti sia i recapiti telefonici del mittente sia la disponibilità a transigere la controversia senza ricorrere alle vie legali. La diffida di pagamento permette spesso al creditore di ottenere un contatto da parte del debitore; questo momento è molto importante perché se la trattativa viene condotta in modo abile e professionale aumentano le possibilità di recupero stragiudiziale del credito. L’efficacia persuasiva della diffida pertanto aiuta il creditore a trovare un accordo bonario con il debitore evitando di sostenere i costi dell’azione legale.

Sei arrivato al termine di questo articolo. Eccoti un breve riepilogo.

Perché è così importante inviare una lettera di diffida?

  1. Interrompe  la prescrizione;
  2. Cristalliza l’importo del credito da recuperare;
  3. Aumenta la possibilità di ottenere un decreto ingiuntivo;
  4. Aumenta la possibilità di trovare un accordo con il debitore.

Clicca sull’infografica qui sotto per leggere il riepilogo

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Lettera di diffida: perché è importante inviarla

Lettera: di diffida: perché è importante inviarla


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Teresa Rossi ➜ avvocato e Founder di RecuperoLegale.it

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Decreto ingiuntivo: quando conviene rivolgerti al giudice

Quando ti conviene rivolgerti ad un giudice per ottenere un decreto ingiuntivo

Nel settore del recupero crediti il decreto ingiuntivo (art. 633 c.p.c.) rappresenta il principale strumento di carattere giudiziale che permette al creditore di essere soddisfatto. Si tratta di un provvedimento in cui il giudice obbliga il debitore inadempiente a pagare una determinata somma di denaro; se l’insolvenza persiste il creditore può procedere al recupero forzoso del credito attraverso il pignoramento dei beni del debitore.

Il diritto di credito viene cristallizzato all’interno di un titolo giudiziale; l’emissione della condanna costituisce un vantaggio esclusivo per il creditore che da questo momento ha uno strumento di carattere giudiziario per costringere il debitore all’adempimento. Per ottenere il decreto ingiuntivo quindi il creditore dovrà necessariamente rivolgersi ad un avvocato.

L’emissione di un decreto ingiuntivo non è così scontata come sembra; il creditore deve conservare tutta la documentazione che dimostra l’esistenza del rapporto tra lui ed il suo debitore nonché le prove del mancato pagamento.

E’ importante, inoltre, fare attenzione alla prescrizione (il termine di prescrizione non è sempre quello di 10 anni); se è passato molto tempo senza recuperare il credito è bene che il creditore invii una lettera di diffida (per conoscere i termini di prescrizione previsti dalla legge clicca qui e consulta in fondo alla pagina). Più chiari e completi sono i documenti a sostegno della pretesa creditoria tanto più facilmente il giudice emetterà il decreto ingiuntivo.

I momenti migliori per ottenere un decreto ingiuntivo sono quattro:

  1. QUANDO IL DEBITORE NON EFFETTUA IL PAGAMENTO DOPO AVER RAGGIUNTO UN ACCORDO ➙ All’interno della diffida di pagamento generalmente viene concesso al debitore un termine per effettuare il pagamento. Accade molto spesso che questo arco di tempo decorra infruttuosamente in quanto il debitore rimane indifferente all’intimazione ricevuta. In questi casi prima di avviare l’azione legale il creditore può contattare il debitore per avviare una trattativa stragiudiziale e verificare la sua disponibilità a trovare un accordo bonario; può essere concordato sia un piano di rientro sia un saldo e stralcio. Questi accordi (che saranno firmati da entrambe le parti) consentono al creditore di ottenere il pagamento di rate mensili o di un importo prestabilito in unica soluzione. Se tale tentativo fallisce potrai contare su questi documenti aggiuntivi (accordo di piano di rientro o accordo di saldo e stralcio) per dare sostegno alla tua domanda giudiziale e per dimostrare il tuo diritto di credito. Questo è uno dei momenti migliori per depositare il ricorso per decreto ingiuntivo, poiché puoi dimostrare al giudice il perdurante inadempimento del debitore.
  2. QUANDO IL DEBITORE RIFIUTA LA MEDIAZIONE ➙ L’istituto della Mediazione civile (D.lgs n. 28/2010) prevede la possibilità per le parti di trovare un accordo bonario grazie all’intervento di un mediatore (abbiamo già parlato di mediazione in questo articolo). Il settore del recupero crediti non rientra tra le materie in cui il tentativo di mediazione è obbligatorio ma in alcuni casi può essere utile ricorrere a tale strumento. Il creditore può decidere di avviare la procedura di Mediazione per sfruttare l’efficacia persuasiva del mediatore o semplicemente per strategia di recupero; tuttavia non è escluso che il debitore rimanga indifferente all’invito di mediazione non presentandosi all’incontro. Quando ciò accade verrà redatto un verbale negativo che produce un grosso vantaggio per il creditore: infatti il documento può essere allegato al ricorso per ottenere più facilmente un decreto ingiuntivo e per dimostrare al giudice la mancata disponibilità del debitore a transigere la controversia.
  3. QUANDO CONOSCI LA SITUAZIONE PATRIMONIALE DEL DEBITORE ➙ Nel settore del recupero crediti prima di avviare un’azione giudiziaria conviene effettuare delle indagini patrimoniali sul debitore. Il motivo è semplice: se il debitore è impossidente o non lavora, il credito non può essere recuperato in quel determinato momento. Il creditore deve assicurarsi di avere successo nel caso in cui decida di avviare un pignoramento nei confronti del debitore; per farlo deve rivolgersi a dei professionisti che effettueranno accertamenti patrimoniali sulla controparte. Se l’esito di tale indagine è positivo (il debitore percepisce uno stipendio/pensione o possiede beni immobili) il creditore deve affrettarsi a depositare il ricorso per decreto ingiuntivo e battere sul tempo altri creditori interessati a rivalersi sullo stesso debitore.
  4. QUANDO ESISTONO CAMBIALI SCADUTE DA OLTRE TRE ANNI ➙ Accade molto spesso che il debitore rilasci in favore del creditore delle cambiali a garanzia del proprio credito. La cambiale (in determinati casi) costituisce un titolo esecutivo poiché in caso di inadempimento consente al creditore di procedere direttamente ad esecuzione forzata nei confronti del debitore. In questi casi non è necessario ottenere il decreto ingiuntivo poiché la presenza della cambiale è sufficiente per avviare il pignoramento; questa regola però non è assoluta ma vale solo nel caso in cui la cambiale non sia scaduta da più di tre anni. Se tale termine è decorso inutilmente il creditore ha in ogni caso la possibilità di utilizzare i titoli cambiari come prova scritta del credito ed ottenere un decreto ingiuntivo. Il giudice può concedere la provvisoria esecuzione; in questo modo potrai procedere ad esecuzione forzata immediatamente senza aspettare che il decreto ingiuntivo diventi definitivo.
Decreto ingiuntivo: i 4 momenti migliori per ottenerlo

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Mediazione civile

Perché può essere utile avviare una mediazione civile per il recupero del tuo credito

La mediazione civile è un istituto giuridico che è stato introdotto per alleggerire il carico di lavoro dei tribunali e favorire la definizione stragiudiziale dei contenziosi. In alcuni casi la mediazione è obbligatoria: la legge, infatti, prevede che in certe materie (quelle considerate più “litigiose”) la parte che intende promuovere una causa civile ha l’obbligo di avviare la mediazione prima dell’instaurazione del contenzioso.

Se hai intenzione di rivolgerti ad un giudice per definire una controversia ricorda che dovrai avviare obbligatoriamente la mediazione nelle seguenti materie:

  • condominio;
  • diritti reali;
  • divisione;
  • successioni ereditarie;
  • patti di famiglia;
  • locazione;
  • comodato;
  • affitto di aziende;
  • risarcimento del danno derivante dalla circolazione di veicoli e natanti;
  • risarcimento del danno derivante da responsabilità medica;
  • risarcimento del danno derivante da diffamazione con il mezzo della stampa o con altro mezzo di pubblicità;
  • contratti assicurativi, bancari e finanziari.

Dopo la sua introduzione (avvenuta con il decreto legislativo n. 28/2010) sono ancora molte le persone che non amano questo strumento; molti avvocati ed operatori del diritto lo utilizzano con grande scetticismo e solo se sono obbligati dalla legge o invitati dal Giudice. In effetti in alcune città d’Italia avviare una mediazione è un’attività molto fastidiosa, poiché richiede lo svolgimento di diversi adempimenti burocratici che mandano in tilt anche il più paziente degli avvocati.

In ogni caso la mediazione civile può rappresentare uno strumento alternativo di recupero e può permetterti di ricevere il pagamento in tempi più celeri rispetto ad una causa giudiziale.

Ecco 3 motivi per cui ti conviene avviare una mediazione civile per recuperare il tuo credito:

  1. RAFFORZA LA TUA POSIZIONE DAVANTI AL GIUDICE ➙ Se vuoi recuperare un credito attraverso un’azione legale, e hai deciso di non avviare una mediazione volontaria, il Giudice potrebbe comunque richiederti di esperire il tentativo. Capita molte volte che nel corso dei contenziosi civili il Giudice ordini alle parti di avviare una mediazione anche se il giudizio non ricade nelle materie obbligatorie. Lo scopo della magistratura è quello di diminuire il numero di contenziosi pendenti, esortando così le parti a transigere la controversia in mediazione. Se hai già promosso una mediazione civile prima di instaurare la causa, e la mediazione si è conclusa senza la comparizione della tua controparte, il Giudice potrebbe valutare positivamente il tuo comportamento; in questo modo stai dimostrando che avevi voglia di transigere la controversia prima di avviare la causa, ma la mancata comparizione del debitore ti ha costretto a rivolgerti al Giudice. In molti casi, se dimostrerai di aver tentato una mediazione alla quale il tuo avversario non si è presentato, le possibilità di vittoria nel giudizio potrebbero aumentare moltissimo.
  2. I COSTI DI AVVIO DELLA MEDIAZIONE SONO BASSI ➙ Se decidi di avviare una mediazione, devi sapere che le spese da versare in favore dell’Organismo sono piuttosto basse rispetto ai costi di una causa giudiziale. Se il tuo credito è inferiore ai 250.000 euro le spese di avvio ammontano ad € 40,00 + iva; se, invece, il tuo credito è superiore ai 250.000 euro le spese che dovrai versare ammontano ad € 80,00 + iva. Se il tuo debitore si presenterà al primo incontro e deciderà di proseguire la trattativa, dovrai versare un compenso all’Organismo in base all’esito del procedimento. Se invece la controparte dovesse ignorare il tuo invito alla mediazione, allora non dovrai versare ulteriori somme oltre a quelle sostenute per l’avvio. Se intendi promuovere un giudizio cerca di capire se il Tribunale al quale ti rivolgerai è veloce nella trattazione della causa; nei fori meno virtuosi, nei quali i contenziosi durano più a lungo, avviare una mediazione può essere una scelta saggia. Le spese di avvio sono basse, e forse il tuo debitore potrebbe convincersi a sedersi al tavolo delle trattative.
  3. I COSTI DI REGISTRAZIONE DELL’ACCORDO DI MEDIAZIONE SONO BASSI ➙ Se raggiungi un accordo con la controparte durante la mediazione, potrai beneficiare di un’importante agevolazione fiscale. Infatti tutti i provvedimenti giudiziali di condanna (sentenze o decreti ingiuntivi) sono soggetti alla tassazione da parte dello Stato; ma il provvedimento finale che definisce la mediazione (verbale di mediazione) ti permetterà di sfruttare una deroga molto vantaggiosa. Se l’importo della tua transazione è inferiore ad € 50.000 non dovrai pagare nessuna imposta di registro presso l’Agenzia delle Entrate; se invece l’importo della transazione dovesse essere superiore ad € 50.000,00 potrai comunque beneficiare dei 50.000 euro di franchigia e l’imposta sarà dovuta per la parte eccedente secondo le norme tributarie. Diversamente se ottieni un provvedimento giudiziale di condanna, l’imposta che dovrai pagare sarà sicuramente più alta.

Un consiglio: prima di avviare una causa civile verifica se il Tribunale in cui devi presentare la domanda è veloce nella trattazione dei contenziosi. Un sistema giudiziario celere è una garanzia di giustizia per i creditori insoddisfatti; tuttavia se il Tribunale è troppo lento nella definizione del procedimento, valuta seriamente di transigere prima la controversia. La mediazione potrebbe essere uno strumento utile.

Mediazione civile: 3 motivi per avviarla

Mediazione civile: 3 motivi per avviarla


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Fallimento società di capitali - copertina

Fallimento Società di Capitali: cosa fare e come conviene comportarsi

Il fallimento di una società di capitali è un evento complesso che può avere implicazioni significative per i creditori coinvolti.

Le società di capitali sono entità giuridiche create con lo scopo di condurre attività commerciali e possono assumere forme come le società per azioni (S.p.A.) o le società a responsabilità limitata (S.r.l.).

Le società di capitali si differenziano dalle società di persone, come le società in nome collettivo (S.n.c.) o le società in accomandita semplice (S.a.s.), in quanto il patrimonio delle società di capitali è distinto dal patrimonio dei soci (che possono essere sia persona fisiche sia persone giuridiche, ovvero altre società).

Infatti in caso di debiti contratti da una società di capitali, il creditore potrà procedere contro quest’ultima colpendo il patrimonio societario e non già il patrimonio dei singoli soci.

Questo principio si definisce “autonomia patrimoniale”.

Recuperare un credito da una società di capitali che è stata dichiara fallita può essere complesso, ma non è impossibile.

Nel corso della mia esperienza professionale sono riuscito a raggiungere dei risultati molto vantaggiosi da questa situazione delicata.

Per questo motivo voglio fornirti alcuni consigli da seguire se vuoi recuperare un credito da una società di capitali fallita o prossima al fallimento.

Iniziamo subito.

1) Analizza il Bilancio della Società

Per prima cosa ti suggerisco di analizzare il bilancio della Società.

Il bilancio è l’insieme dei documenti contabili che certifica lo stato patrimoniale e finanziario di un’impresa.

Il bilancio di esercizio è un documento pubblico che puoi scaricare dal Registro Imprese.

Attraverso l’esame del bilancio puoi scoprire a quanto ammonta l’importo dei debiti dell’impresa e se quest’ultima rischia il fallimento.

2) Verifica chi sono i Soci

Verifica chi sono i soci dell’impresa e come è diviso il capitale sociale.

Per completare questo accertamento ti consiglio di estrarre una visura camerale della società di capitali.

Identificare i soci dell’impresa ti consentirà di effettuare un’analisi molto dettagliata della tua controparte.

In questo modo potrai programmare la strategia di recupero più efficace e potrai verificare si ci sono i presupposti per promuovere un’azione legale nei confronti dei soci.

3) Ottieni maggiori informazioni sulle attività passate

Effettua degli accertamenti e cerca di ottenere tutte le informazioni sulle attività passate della società di capitali.

Per prima cosa puoi esaminare i debiti che sono presenti nel bilancio dell’impresa per capire da dove ha origine l’esposizione debitoria.

In seguito effettua un’indagine patrimoniale per capire quali sono i beni di proprietà della società di capitali.

In questo modo potrai accertare la consistenza del patrimonio della tua controparte e potrai verificare come comportarti per recuperare il tuo credito.

Se l’impresa possiede dei beni immobili, il recupero del tuo credito potrebbe essere più semplice.

Tuttavia prima di ipotizzare un possibile successo dovrai verificare il numero dei creditori della società di capitali in fallimento.

4) Richiedi assistenza legale per il Fallimento

Dopo aver accertato che la società di capitali è sottoposta a un fallimento, ti consiglio di richiedere assistenza a un avvocato specializzato in credit management.

In questo modo potrai conoscere tutte le informazioni sulla procedura concorsuale e potrai stimare un’eventuale data di incasso.

Infatti il tuo legale potrà contattare il Curatore Fallimentare per chiedere se è stato emesso lo “stato passivo” e per verificare se vi sono prospettive di recupero.

Lo “stato passivo” è un atto processuale, che viene emesso nel corso del giudizio e che include l’elenco di tutti i debiti che la società ha accumulato fino al momento del fallimento.

Dall’esame dello “stato passivo” potrai verificare l’ammontare dei debiti accumulati dalla società fallita e potrai stabilire l’ordine di priorità dei crediti.

5) Presenta la domanda di ammissione al passivo

Dopo aver verificato lo stato passivo, potrai presentare la domanda di ammissione nel corso del fallimento.

La domanda di ammissione (disciplinata dall’art. 93 della Legge Fallimentare) è un atto con cui il creditore comunica al tribunale l’entità del credito vantato nei confronti della società fallita e ne chiede l’inserimento nello stato passivo.

All’interno della domanda dovrai descrivere i fatti e gli elementi di diritto su cui si fonda il tuo credito e che costituiscono il motivo per presentare la tua richiesta.

Insieme alla domanda dovrai esibire tutti i documenti che dimostrano l’esistenza e la validità del tuo credito (es. fatture, contratti sottoscritti con la società fallita, eventuali atti giudiziari di condanna, come sentenze e/o decreti ingiuntivi).

Una volta presentata la domanda di ammissione al passivo, il tribunale fallimentare valuterà e verificherà le tue richieste dei creditori per assicurarsi che siano legittime e conformi alla legge fallimentare.

Gli organi della procedura potrebbero richiederti ulteriori informazioni o prove, prima di decidere se accettare o respingere la richiesta di insinuazione.

In caso di accoglimento della domanda, il tuo credito verrà incluso nello stato passivo del fallimento e verrà considerato per il pagamento durante il processo di liquidazione.


Conclusione

Prima di avviare un’azione legale nei confronti di una società di capitali effettua un’indagine patrimoniale e legale sulla controparte.

Nel caso in cui l’impresa abbia maturato numerosi debiti, il rischio di apertura del fallimento è molto concreto.

Se la società di capitali è stata sottoposta a una procedura fallimentare, il recupero del tuo credito sarà più difficile ma non sarà impossibile.

Per non commettere errori ti consiglio di chiedere il parere di uno specialista di credit management per elaborare una strategia di recupero efficace.

Alcuni giudizi di fallimento si possono concludere con un riparto e con una distribuzione di denaro nei confronti dei creditori.

Fallimento società di capitali - consigli


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Pignoramento della Pensione: consigli per non commettere errori

Il pignoramento della pensione è una forma di pignoramento utilizzata come strumento di recupero crediti.

Il pignoramento della pensione si effettuata tramite un pignoramento presso terzi in cui il terzo pignorato è l’INPS (Istituto Nazionale della Previdenza Sociale).

Grazie a questo strumento il creditore può ottenere il pagamento del suo credito insoluto attraverso l’accantonamento di una porzione della pensione del debitore.

L’ordine di pagamento in favore del creditore è eseguita grazie ad un provvedimento del Tribunale, denominato “ordinanza di assegnazione”, nel quale il terzo pignorato è autorizzato a prelevare una quota specifica dalla pensione del debitore.

Il procedimento inizia con la notifica formale al debitore di un atto di pignoramento presso terzi, nel quale è contenuto l’avvertimento che si procederà con la notifica nei confronti del soggetto che eroga la pensione (ovvero l”INPS).

Successivamente, al termine del giudizio, il Giudice indicherà quale percentuale dalla pensione del debitore, detratto il minimo vitale, ovvero la somma che la legge considera impignorabile per garantire al pensionato un’esistenza dignitosa.

Tuttavia non sempre il pignoramento della pensione si rivela uno strumento vantaggioso.

In alcuni casi l’importo pignorabile di una pensione è molto basso e i costi di avvio della causa giudiziale potrebbero rendere antieconomica questa soluzione.

Per questo motivo voglio fornirti alcuni consigli da seguire se vuoi recuperare un credito tramite il pignoramento della pensione.

1) Analisi Patrimoniale

Prima di avviare il pignoramento, effettua un’analisi patrimoniale sul debitore.

Conoscere in anticipo quali sono i beni pignorabili della controparte ti aiuterà ad elaborare una strategia di recupero efficace.

2) Verifica sulla presenza di ulteriori Creditori

Nel corso dell’indagine patrimoniale verifica se il debitore ha maturato altri debiti nei confronti di terzi.

Non è semplice sapere se la tua controparte è debitrice per ulteriori debiti.

Tuttavia puoi raccogliere informazioni su tutti i beni di proprietà del debitore, in particolare sui beni immobili (in questo modo potrai scoprire se altri creditori vantano diritti di prelazione sui beni).

3) Analisi Costi e Benefici

Effettua un’analisi “costi e benefici” per capire quanto ti costerà avviare un pignoramento della pensione.

Calcola le spese legali (compensi per gli avvocati; spese di giustizia) e ipotizza la data in cui verrà emesso il provvedimento del Giudice per l’assegnazione delle somme.

Ipotizzare la data di definizione di un contenzioso è molto completo ma non impossibile; chiedi il parere di un avvocato specializzato in recupero crediti (il nostro studio effettua un’analisi preventiva sui possibili tempi di durata del contenzioso).

Incrociando questi dati (spese legali – data del possibile incasso) potrai capire se l’azione giudiziale di pignoramento della pensione ti farà recuperare il tuo credito insoluto.

4) Sollecito al Terzo

Nel corso della procedura esecutiva di pignoramento della pensione, sollecita il terzo pignorato e ricordagli di inviare la dichiarazione di quantità (la dichiarazione con cui il terzo comunica l’importo della pensione).

Alcuni uffici dell’INPS potrebbero ritardare nel comunicare al creditore la dichiarazione di quantità.

In questi casi ti conviene sollecitare periodicamente il terzo pignorato via pec; suggerisci al tuo legale di inviare diverse comunicazioni di sollecito all’INPS.

5) Trattativa Stragiudiziale

Nel corso del giudizio di pignoramento della pensione valuta la possibilità di avviare una trattativa stragiudiziale con il debitore.

In molti casi la controparte formulerà una proposta transattiva per evitare di subire il pignoramento della pensione.

In questo modo potrai ottenere il pagamento in un tempo più ridotto e senza sostenere ulteriori spese giudiziarie.

6) Pignoramento del Conto Corrente

Verifica tramite un’indagine patrimoniale se il debitore possiede somme di denaro sufficienti a saldare l’importo del tuo credito.

Oltre al pignoramento della pensione valuta la possibilità di effettuare un pignoramento presso terzi sul conto corrente della controparte.

Ricorda che il pignoramento della pensione e il pignoramento del conto corrente presentano molte analogie ma perseguono scopi diversi.

7) Rinegoziazione del Debito

Prima di intraprendere azioni di pignoramento della pensione, cerca opzioni di rinegoziazione del debito con il debitore.

Un accordo transattivo può essere preferibile a procedure giudiziali, e permetteranno al debitore di adempiere agli obblighi di pagamento con termini più flessibili.

Tuttavia valuta il comportamento della controparte per individuare eventuali bluff e offerte che non verranno rispettate.

8) Valutazione sull’Età del Debitore

Valuta l’età del debitore durante il processo di pignoramento.

Questi fattori possono influenzare la capacità del pensionato di generare reddito aggiuntivo o affrontare situazioni finanziarie complesse.

9) Supporto di Esperti in Pianificazione Pensionistica

Coinvolgi esperti in pianificazione pensionistica per effettuare una proiezione dei futuri incassi del debitore.

In questo modo potrai quantificare l’importo pignorabile e potrai valutare quale strategia ti conviene applicare per ottenere il pagamento del tuo credito.


Conclusione

Ricorda che il pignoramento della pensione costituisce uno strumento di recupero molto efficace che può nascondere diverse insidie.

Non sempre l’avvio di una causa giudiziale è la soluzione migliore per ottenere il pagamento del debitore.

Una corretta pianificazione delle spese e un’analisi della situazione patrimoniale della controparte ti permetteranno di capire se il pignoramento della pensione è conveniente per il recupero del tuo credito insoluto.

Pignoramento della pensione - consigli lista


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Pec recupero crediti

Pec e Recupero Crediti: 4 suggerimenti su come utilizzarla

La Posta Elettronica Certificata (PEC) costituisce un mezzo sicuro e giuridicamente riconosciuto per le comunicazioni digitali.

La sua importanza risiede nella capacità di fornire prova certa di avvenuta trasmissione e ricezione di documenti, conferendo affidabilità e tracciabilità alla corrispondenza online.

Nell’ambito legale, la PEC diventa un alleato prezioso per i privati, i professionisti e le imprese che voglio dare una validità giuridica alle proprie comunicazioni.

In particolare, nel settore del recupero crediti, l’utilizzo della PEC assume un ruolo cruciale.

La sua natura certificata contribuisce a rendere le comunicazioni relative al recupero crediti più tempestive, tracciabili e legalmente valide, facilitando il flusso di informazioni tra creditori e debitori.

PEC: la definizione

La PEC (posta elettronica certificata) è un sistema di posta elettronica avanzato e sicuro che garantisce la trasmissione di messaggi e documenti con valore legale equiparabile a quello della raccomandata con ricevuta di ritorno.

La PEC è caratterizzata dalla presenza di un sistema di certificazione digitale che offre la possibilità di confermare in modo inequivocabile l’invio e la ricezione di comunicazioni, assicurando la validità giuridica degli scambi digitali.


Come usare la PEC nel Recupero Crediti

Pec recupero crediti come usarla

La PEC è divenuta ormai uno strumento di lavoro indispensabile per gli avvocati e per tutti i professionisti che operano nel settore del credit management.

L’informatizzazione della pubblica amministrazione ha introdotto nuovi servizi telematici a cui è possibile accedere solo attraverso un indirizzo di posta elettronica certificata.

Nel campo del recupero crediti la PEC rappresenta una risorsa preziosa che viene utilizzata per la gestione e la riscossione del credito.

Oltre ad essere utilizzata dagli avvocati per il deposito degli atti giudiziari nel processo civile telematico, la PEC può essere utilizzata anche dalle società di recupero per ottenere dei vantaggi molto importanti.

Ecco i 4 metodi più utili e produttivi per usare la PEC nel recupero crediti.

1) Inviare una Diffida al Debitore

Grazie alla PEC puoi inviare una diffida di pagamento nei confronti del debitore senza dover ricorrere al servizio postale.

Se possiedi una pec puoi richiedere il pagamento del debito tramite un messaggio di posta elettronica certificata.

Se invece vuoi effettuare la notifica della diffida in una forma più solenne, puoi sfruttare la pec del tuo avvocato.

Infatti secondo quanto previsto dalla legge (Decreto Legge n. 90/2014, convertito con la legge n. 114/2014) l’avvocato può effettuare la notifica “in proprio”, utilizzando il proprio indirizzo di posta elettronica certificata.

Nel caso in cui la parte debitrice sia una società o un’impresa individuale puoi richiedere il pagamento del debito inviando una PEC all’indirizzo di posta visibile sul “REGINDE”, ovvero il Registro Generale degli Indirizzi Elettronici.

II sito web “INIPEC” realizzato dal Ministero dello Sviluppo Economico costituisce un altro strumento utile per conoscere l’indirizzo pec di un’impresa o di un professionista: si tratta del sito web

Inserendo la partiva iva della società o il codice fiscale del professionista, il sistema sarà in grado di trovare il corrispondente indirizzo PEC.

Diversamente se la parte debitrice è una persona fisica non potrai usare la posta elettronica certificata; in questo caso dovrai inviare una diffida tramite il servizio postale (le persone fisiche non sono obbligate a possedere un indirizzo mail certificato).

2) Comunicare con il Terzo Pignorato

Nel caso in cui tu abbia promosso un pignoramento presso terzi, avrai bisogno della dichiarazione di terzo per ottenere l’assegnazione delle somme.

Con la dichiarazione di quantità il terzo comunica ufficialmente al creditore se esistono crediti del debitore che possono essere pignorati.

Capita però molto spesso che il terzo non invii in modo tempestivo la dichiarazione di quantità al creditore, costringendo quest’ultimo a ritardare fino agli ultimi giorni l’iscrizione a ruolo dell’atto di pignoramento (la legge prevede dei termini molto stringenti per l’iscrizione a ruolo del pignoramento).

In questi casi ti consiglio di utilizzare la PEC per sollecitare il terzo pignorato a rendere la dichiarazione; se userai questo strumento nel modo corretto la pec di “sollecito” avrà un’efficacia straordinaria poiché aumenterà moltissimo le possibilità di ricevere la dichiarazione entro il termine previsto dalla legge per iscrivere a ruolo il pignoramento.

3) Ricevere informazioni sul giudizio

I consulenti legali nel settore dei crediti NPL (crediti deteriorati) sanno bene che prima di costituirsi in giudizi immobiliari pendenti è molto importante acquisire preventivamente delle informazioni sul procedimento.

Se cerchi di recuperare il tuo credito attraverso la costituzione in un giudizio immobiliare già pendente, ti converrà conoscere in anticipo l’importo dei crediti della parti già costituite.

Grazie alla consultazione del “PST” (ovvero il portale dei servizi telematici del Ministero della Giustizia), potrai acquisire delle informazioni parziali; tuttavia con l’utilizzo della PEC puoi richiedere dei chiarimenti ai legali dei creditori già costituiti o al professionista delegato alla vendita.

Se usi un testo convincente e se ti presenti nel modo giusto, potresti acquisire moltissime informazioni preziose; potrai scoprire l’intero andamento del giudizio ed in alcuni casi potrai conoscere persino l’ultima quotazione del bene immobile.

4) Concludere una trattativa stragiudiziale

La PEC può essere utilizzata anche per concludere una trattativa stragiudiziale con la controparte evitando di spedire materialmente l’atto di transazione.

Dopo aver raggiunto l’accordo, le parti potranno utilizzare la PEC per scambiarsi reciprocamente l’atto firmato e definire in via stragiudiziale il contenzioso.

Una volta che avrai ricevuto la transazione a mezzo pec, dovrai conservare le ricevute di “accettazione” e “consegna” per custodire la prova di perfezionamento dell’accordo.

In questo modo potrai dimostrare la data certa in cui si è conclusa la transazione.

Infatti le ricevute di “accettazione” e “consegna” sono dei messaggi automatici che vengono inviati direttamente dal sistema di posta elettronica certificata e non possono essere alterati.

All’interno di ogni ricevuta è presente un codice seriale (espresso in lettere e numeri generati dal sistema) che costituisce la prova di notifica del messaggio.


Conclusione

L’utilizzo della PEC nel settore del recupero crediti si rivela vantaggioso per moltissimi aspetti.

La certezza giuridica conferita dalla Posta Elettronica Certificata contribuisce a rendere le comunicazioni più affidabili e tempestive, riducendo i rischi di contestazioni e garantendo la validità legale delle informazioni.

La tracciabilità delle comunicazioni, unita alla conferma digitale di invio e ricezione, facilita una gestione più efficiente e trasparente del processo di recupero crediti.

Pertanto, la rapidità con cui le informazioni possono essere scambiate attraverso la PEC, accelera il flusso di lavoro, consentendo un recupero crediti più rapido ed efficace.

Pec come usarla nel recupero crediti


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Tino Crisafulli

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Pignoramento immobiliare - copertina

Pignoramento Immobiliare e vendita forzata

Il pignoramento immobiliare è una procedura giudiziale che consente a un creditore di vendere in modo forzato un immobile di proprietà di un debitore che si è reso inadempiente di un’obbligazione di pagamento.

Vendendo l’immobile all’asta, il ricavato della vendita forzata potrà essere utilizzato per saldare il debito.

Attraverso questa procedura esecutiva è possibile recuperare crediti di alto importo.

In particolare l’avvio del pignoramento può esercitare una pressione psicologica significativa sul proprietario del bene.

Infatti la possibilità di perdere l’immobile di proprietà può spingere il debitore a rispettare l’obbligazione pagamento o a contattare il creditore per verificare la possibilità di transigere la controversia.

Il procedimento di pignoramento immobiliare di solito segue diverse fasi.

Fasi principali del Pignoramento Immobiliare

Inizialmente il creditore deve ottenere un titolo esecutivo, che può essere rappresentato da un decreto ingiuntivo o da una sentenza.

Successivamente, il creditore richiede il pignoramento dell’immobile notificando un atto di pignoramento al debitore e iscrivendo a ruolo il giudizio.

Una volta instaurato il giudizio di pignoramento immobiliare, l’immobile verrà messo all’asta al fine di venderlo tramite un procedura di incanto.

Il ricavato dalla vendita verrà utilizzato per soddisfare il credito, comprensivo dei costi legali e delle spese di esecuzione.

Se il ricavato sarà superiore ai crediti, il residuo verrà restituito al debitore.

Consigli sul Pignoramento Immobiliare

Il pignoramento immobiliare è un’azione che viene solitamente intrapresa quando altre opzioni di recupero crediti sono risultate infruttuose.

Il pignoramento immobiliare rappresenta uno strumento molto utile da sfruttare se il tuo credito è di importo elevato o se il debitore non possiede ulteriori beni pignorabili.

Tuttavia l’instaurazione di un pignoramento immobiliare è un’attività molto complessa che richiede tanta preparazione e esperienza.

Per questo motivo voglio suggerti 15 consigli utili per affrontare con successo il pignoramento immobiliare.

Iniziamo subito.

1) Valutazione dell’Immobile

Prima di iniziare il processo di pignoramento, esegui una valutazione accurata dell’immobile in questione.

Questa valutazione può influenzare la strategia complessiva di recupero crediti.

2) Ispezione Ipotecaria

Verifica la presenza di ipoteche e trascrizioni sull’immobile attraverso un’ispezione ipotecaria.

Queste informazioni possono influenzare il posizionamento del creditore nel processo di pignoramento.

3) Iscrizione di Ipoteca

Se sull’immobile non sono trascritti diritti di prelazione, ti consiglio iscrivere ipoteca per garantire il tuo credito.

In questo modo diventerai un creditore ipotecario di primo grado e potrai recuperare il tuo credito con il ricavato della vendita dell’immobile.

4) Trattativa per un Accordo

Prima di procedere al pignoramento, valuta la possibilità di raggiungere un accordo con il debitore.

Una soluzione amichevole potrebbe essere vantaggiosa per entrambe le parti.

5) Alternative al Pignoramento

Prima di procedere con il pignoramento, valuta attentamente se esistono alternative più vantaggiose per entrambe le parti.

La rinegoziazione del debito o altre soluzioni concordate potrebbero evitare il processo di pignoramento e preservare i rapporti tra creditore e debitore.

6) Valutazione del Patrimonio del Debitore

Valuta attentamente il patrimonio del debitore, inclusi beni mobili registrati, prima di intraprendere il pignoramento immobiliare.

Questa analisi può influenzare la strategia di recupero crediti.

7) Quantificazione delle le Spese

Calcola con precisione tutte le spese associate al pignoramento immobiliare, inclusi costi di giustizia, spese legali, e compensi per gli ausiliari che saranno nominati nella procedura.

Assicurati che tali spese siano adeguatamente coperte dal ricavato della vendita dell’immobile.

8) Assistenza Legale Specializzata

Richiedi assistenza legale specializzata da avvocati specializzati nel campo del pignoramento immobiliare.

Il recupero crediti tramite pignoramento immobiliare è molto più complesso rispetto alle procedure di pignoramento mobiliare.

La preparazione del tuo legale può fare la differenza in situazioni complesse.

9) Ricorso a Periti Tecnici

Coinvolgi periti tecnici, come ingegneri o esperti in valutazione immobiliare, per ottenere una valutazione accurata della proprietà soggetta a pignoramento.

Questa perizia può rafforzare la tua posizione durante il processo.

10) Studio del Mercato Immobiliare

Mantieniti informato sulle tendenze del mercato immobiliare locale in cui si trova l’immobile pignorato.

Questa conoscenza può influenzare le decisioni relative alla vendita dell’immobile e massimizzare il rendimento finanziario.

11) Esame dei Vincoli

Prima di procedere con il pignoramento, effettua una valutazione sui vincoli paesaggistici che gravano sull’immobile.

Questo accertamento potrebbe far emergere potenziali problemi nell’esecuzione di lavori ristrutturazione che potrebbero influenzare il valore di rivendita dell’immobile.

12) Strategia di Vendita

Elabora una strategia di vendita dettagliata per l’immobile pignorato, vivacizzando l’asta immobiliare.

Valuta i tempi di mercato, il posizionamento competitivo e adotta un approccio che massimizzi il rendimento finanziario.

13) Assegnazione dell’Immobile

Se durante l’asta giudiziaria il valore dell’immobile si abbassa al di sotto del valore del tuo credito, valuta l’opportunità di chiedere l’assegnazione diretta del bene.

In questo modo potrai diventare il proprietario dell’immobile per valorizzarlo e venderlo ad un prezzo maggiore.

14) Collaborazione del Debitore

Cerca di collaborare con il debitore e invitalo a partecipare alla vendita stragiudiziale dell’immobile.

In questo modo il valore dell’immobile potrebbe essere maggiore rispetto al prezzo di aggiudicazione fissato nel corso dell’asta giudiziaria.

Questo approccio può favorire una chiusura più rapida del processo e ridurre i costi associati al pignoramento.

15) Attività Post Pignoramento

Dopo il pignoramento immobiliare, analizza attentamente le opportunità di recupero aggiuntive se dopo la vendita dell’immobile il tuo credito non è stato integralmente soddisfatto.

In questa fase dovrai ripetere la ricerca e valutazione di beni o redditi del debitore, per verificare se le condizioni patrimoniali del debitore sono mutate.


Conclusione

Il pignoramento immobiliare è uno strumento molto valido per recuperare un credito di alto importo.

Tuttavia i costi giudiziali e i tempi di durata del procedimento espropriativo suggeriscono di valutare con attenzione il ricorso a questa procedura esecutiva.

In molti casi il pignoramento immobiliare viene considerato come l’ultima risorsa dopo aver esaurito tutte le opzioni alternative di recupero stragiudiziale e giudiziale.

In conclusione, prima di utilizzare questo strumento processuale, valuta con attenzione il bene immobile da pignorare e stima i possibili tempi di incasso.

Pignoramento immobiliare - consigli lista


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Come recuperare un credito - copertina

Come recuperare un credito: gli strumenti più utilizzati

Gli studi legali e le società specializzate nel recupero crediti svolgono un ruolo cruciale nell’affrontare la sfida del recupero crediti, impiegando una vasta gamma di tecniche e strategie mirate.

Attraverso la stesura di accordi transattivi e la negoziazione di piani di rientro personalizzati è possibile ottenere dei risultati vantaggiosi per la tua crisi finanziaria.

L’uso di strumenti legali (come avvisi formali e azioni giudiziarie), nonché l’adozione di approcci di mediazione e conciliazione, possono aiutarti a massimizzare le possibilità di recupero dei crediti in modo efficiente ed eticamente responsabile.

Un avvocato specializzato in recupero crediti deve occuparsi di gestire le relazioni con i debitori, favorendo la collaborazione e individuando soluzioni che soddisfino entrambe le parti coinvolte, nel rispetto delle normative vigenti.

Come recuperare un credito

Se hai un credito insoluto e non conosci gli strumenti per poterlo recuperare probabilmente ti sei chiesto come fare prima di rivolgerti ad un professionista.

Per questo motivo conoscere in anticipo i rimedi più utilizzati dagli avvocati e dalle società che operano in questo settore ti potrà essere utile per compiere la scelta giusta.

Nel recupero crediti ci sono molti strumenti giudiziali e stragiudiziali che ti permettono di ricevere il pagamento della somma dovuta; l’uso della tecnologia può velocizzare l’azione di recupero e può garantirti risultati in tempi brevi.

Tuttavia, non tutti i crediti possono essere recuperati, e non tutti gli strumenti possono essere adatti per il tuo caso.

In questo articolo ti spiegherò come recuperare un credito e quali sono gli strumenti più utilizzati dai professionisti per obbligare il debitore a effettuare il pagamento.


Gli strumenti per recuperare un credito

Come recuperare un credito - strumenti

I 5 strumenti più utilizzati dai professionisti che ti permetteranno di capire come recuperare un credito sono i seguenti.

Azione Stragiudiziale tramite Phone Collection

La phone collection è un gruppo di persone che ha il compito di contattare il debitore in via telefonica; durante la chiamata si cerca di avviare un trattativa stragiudiziale che ha la finalità di definire il contenzioso senza il ricorso alla giustizia ordinaria.

La phone collection utilizza alcuni software gestionali con cui è possibile inoltrare chiamate automatiche senza necessità di digitare il numero.

In particolare grazie alla tecnica del “preview” ed alla tecnica del “predictive” il computer compone automaticamente i numeri da chiamare seguendo un ordine di priorità assegnato dal gestore.

In questo modo il tempo di attesa tra una telefonata e l’altra si riduce moltissimo e permette all’operatore (“collector”) di contattare centinaia di persone in poche ore.

Quando conviene scegliere la Phone Collection

La Phone Collection viene solitamente utilizzata nelle grandi società di recupero crediti.

Di solito questo strumento è adatto per gestire in modo veloce numerosi contenziosi e per verificare se vi sono prospettive di recupero stragiudiziale.

Se hai numerosi crediti insoluti e se vuoi evitare di sostenere le spese di un giudizio esecutivo, la Phone Collection è lo strumento migliore.

La Phone Collection è uno strumento versatile che, quando utilizzato con competenza, può favorire la risoluzione delle controversie in modo rapido ed efficace, offrendo un’alternativa più amichevole rispetto alle procedure legali più formali.

La Mediazione Civile

La mediazione civile è una tecnica di recupero crediti stragiudiziale.

In molte materie, infatti, è necessario avviare il tentativo obbligatorio di mediazione prima di instaurare una causa civile (D.Lgs. 28/2010).

Se la procedura di mediazione non viene avviata nei casi previsti dalla legge il Tribunale potrebbe bocciare la tua domanda dichiarandola improcedibile.

La mediazione può essere proposta volontariamente mediante richiesta presso gli Organismi abilitati dal Ministero della Giustizia.

Grazie alla tecnica delle videoconferenze e grazie alla famosa applicazione di messaggistica Skype è possibile svolgere mediazioni su tutto il territorio nazionale con controparti che risiedono in città differenti.

Quando conviene avviare una Mediazione

In alcuni casi la mediazione civile può essere uno strumento molto incisivo per definire il tuo contenzioso.

Hai già avviato una trattativa stragiudiziale con il debitore ma l’accordo non è stato raggiunto per un soffio?

La mediazione probabilmente è proprio quello che ti serve perché l’invito alla mediazione da parte di un Organismo ufficiale potrebbe convincere il debitore a riprendere la trattativa per raggiungere un accordo.

La mediazione offre un contesto strutturato e neutrale, consentendo alle parti coinvolte di esplorare vie di accordo senza dover ricorrere al giudizio legale.

Tale approccio, basato sulla collaborazione e sulla comunicazione assistita da un mediatore imparziale, offre spesso risultati più celeri ed economici rispetto alle lunghe e costose procedure giudiziarie.

Il Decreto Ingiuntivo

Il decreto ingiuntivo è uno strumento di recupero di carattere giudiziale.

Il creditore per mezzo di un avvocato, deposita un ricorso di ingiunzione presso il Tribunale competente ed il giudice, dopo aver esaminato la domanda, può condannare la parte debitrice al pagamento di quanto dovuto.

Grazie al processo civile telematico (PCT) l’avvocato può depositare il ricorso direttamente dal proprio computer e può monitorare la controversia attraverso la consultazione del fascicolo informatico.

Quando conviene richiedere l’emissione di un Decreto Ingiuntivo

Se il debitore ha rifiutato in tutti i modi di transigere la controversia, non ti resta che rivolgerti all’autorità giudiziaria.

In molti casi la notifica di un decreto ingiuntivo è lo strumento migliore per ricevere il pagamento di quanto dovuto.

La notifica di un atto giudiziario ha un’efficacia persuasiva molto forte rispetto alla notifica di una semplice diffida.

La diffida, infatti, rappresenta una mera richiesta formale di adempiere a determinati obblighi, il decreto ingiuntivo, invece, è un provvedimento giuridico emanato da un’autorità giudiziaria che attesta l’esistenza di un credito certo, liquido ed esigibile.

La notifica di un atto giudiziario implica una concreta volontà dell’autorità giudiziaria di intervenire e sanzionare legalmente la situazione, conferendo al decreto ingiuntivo un’autorità e una forza probante notevolmente più incisiva.

Il Pignoramento presso Terzi

Il Pignoramento presso Terzi è una tecnica di recupero di carattere giudiziale attraverso la quale è possibile recuperare un credito pignorando il conto corrente o la retribuzione del debitore.

Il codice di procedura civile (art. 492 bis c.p.c) consente al creditore di effettuare la ricerca telematica dei beni da pignorare.

Attraverso questo mezzo è possibile accedere all’anagrafe tributaria dell’Agenzia delle Entrate dopo aver depositato un’ apposita istanza.

Quando conviene avviare un Pignoramento presso Terzi

Se hai effettuato indagini patrimoniali sul debitore (e se hai esaminato correttamente il loro esito grazie all’aiuto di un consulente legale) ti conviene promuovere un pignoramento presso terzi.

Fai attenzione però alla solidità economica e alla serietà del datore di lavoro del tuo debitore: se non riceverai la dichiarazione del terzo, il pignoramento presso terzi potrebbe trasformarsi in un percorso molto tortuoso.

Ti consiglio, infatti di verificare con anticipo l’identità del terzo pignorato poiché il datore di lavoro, come soggetto terzo coinvolto nel processo di esecuzione, è la fonte primaria dei redditi soggetti a pignoramento.

Conoscere l’identità del datore di lavoro permette di individuare con precisione la fonte del reddito del debitore e di inoltrare correttamente gli atti di pignoramento, garantendo così una procedura di esecuzione efficace.

La corretta identificazione del datore di lavoro costituisce dunque un passo preliminare indispensabile per garantire la validità e l’efficacia del pignoramento presso terzi nello specifico contesto dello stipendio.

Il Pignoramento Immobiliare

Il pignoramento immobiliare è uno strumento di recupero di carattere giudiziale attraverso il quale Il creditore che vanta un titolo esecutivo (decreto ingiuntivo) può richiedere l’espropriazione forzata degli immobili che appartengono al debitore.

Questo procedimento è largamente utilizzato quando si cerca di recuperare un credito di notevole entità perché di solito la vendita forzata di un immobile consente di incassare una cifra abbastanza alta in grado di soddisfare anche i crediti più grossi.

Grazie ai nuovi strumenti tecnologici nel settore immobiliare, la vendita degli immobili può avvenire in tempi più rapidi.

Quando conviene avviare un Pignoramento Immobiliare

Se hai un credito insoluto di importo elevato, il pignoramento immobiliare può essere lo strumento di recupero più adatto per il tuo caso.

Fai attenzione però a valutare in anticipo la qualità dell’immobile.

Ti consiglio, inoltre, di verificare se l’abitazione è gravata da diritti di prelazione (come un’ipoteca); questo è uno degli aspetti più sottovalutati quando si decide di avviare un pignoramento immobiliare.

Moltissime abitazioni sono già gravate da ipoteche e pignorarle può essere una pessima scelta.

Infatti, se riuscirai a vendere l’immobile all’asta, molto probabilmente dovrai fare i conti con l’ipoteca iperbolica di una Banca ed in molti casi l’importo ricavato dalla vendita del bene non ti permetterà di recuperare il tuo credito.

Pertanto stai attento a chi ti promette risultati certi con il pignoramento immobiliare.


Conclusione

Nell’ambito del recupero crediti, la scelta degli strumenti giusti può fare la differenza tra un successo rapido ed efficace e un percorso complesso e lungo.

La varietà di strumenti a disposizione, ognuno con caratteristiche e implicazioni specifiche, sottolinea l’importanza di una scelta ponderata e la natura unica di ogni situazione richiede una valutazione accurata per determinare l’approccio più adatto.

L’adozione di un metodo stragiudiziale, la mediazione, il ricorso a un decreto ingiuntivo o il pignoramento, rappresentano opzioni strategiche che devono essere selezionate in base alle circostanze peculiari del caso.

Questo approccio su misura non solo ottimizza le possibilità di successo, ma contribuisce anche a garantire un recupero crediti efficiente, rispettando la proporzione e la complessità delle sfide che ogni situazione presenta.

In sintesi, la chiave del successo risiede nell’analisi attenta delle circostanze specifiche, consentendo una scelta strategica degli strumenti più idonei al contesto, per un recupero crediti efficace, tempestivo e proporzionato alle sfide del caso singolo.

Come recuperare un credito - strumenti principali - lista


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Tino Crisafulli

Avvocato • Legal Advisor • Founder di Recupero Legale

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