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Come recuperare crediti per telefono - copertina

Come recuperare crediti per telefono: introduzione

Molti consulenti esterni e avvocati mi hanno spesso chiesto come recuperare crediti per telefono.

La trattativa telefonica è una delle attività di recupero più utilizzate nelle grandi società.

Grazie agli operatori di “phone collection” si cerca di raggiungere un accordo con il debitore per ottenere il pagamento di un credito insoluto.

Gestire una trattativa stragiudiziale telefonica non è un’attività semplice.

Per avere successo e raggiungere il risultato programmato è molto importante ideare una strategia che consenta di transigere il contenzioso in tempi celeri.

Come recuperare crediti per telefono: evoluzione storica

I nuovi strumenti tecnologici non sono stati ancora in grado di sostituire l’efficacia e l’immediatezza della telefonata.

Il telefono: uno strumento scoperto tanti anni fa ma che si rivela insostituibile nella nostra vita quotidiana e nelle attività imprenditoriali.

Grazie all’utilizzo dei telefoni fissi le primissime società di recupero crediti degli anni ’90 hanno costruito il loro successo.

Cambiano i tempi ma non i risultati: anche adesso le transazioni condotte per telefono producono risultati davvero soddisfacenti.

Se vuoi scoprire alcuni consigli utili per sfruttare la trattativa telefonica nel recupero crediti, ti consiglio di leggere questo articolo.


Come recuperare crediti per telefono: le 4 fasi

Come recuperare crediti per telefono - fasi

Il telefono è solo uno strumento e può rivelarsi inutile se non è usato con una strategia.

Se vuoi scoprire come recuperare crediti per telefono, è molto importante che tu conosca quali sono le 4 fasi di una trattativa stragiudiziale.

In questo articolo ti spiegherò come prepararti per una transazione telefonica, e ti suggerirò come organizzare la tua strategia di recupero per ottenere il pagamento nel più breve tempo possibile.

Fase 1: raccolta e analisi delle informazioni

Prima di avviare una trattativa telefonica è necessario (ovviamente) raccogliere i dati sul debitore.

Le principali informazioni che devi possedere sono:

  • il nome e il cognome della controparte;
  • il suo codice fiscale (se si tratta di una persona fisica) o la partita iva (se si tratta di una società);
  • il suo indirizzo di residenza;
  • il suo numero di telefono.

Non sempre i dati in possesso del creditore sono corretti.

Pertanto prima di avviare una trattativa telefonica devi verificare se il numero di telefono del debitore è attivo (anche grazie a dei servizi di indagine patrimoniale).

Fase 2: programmazione della strategia di recupero

Dopo aver raccolto tutte le informazioni sul debitore sarà necessario programmare una strategia di recupero.

Prima di avviare una trattativa telefonica, dovrai studiare le caratteristiche del debitore ed individuare i suoi “punti deboli”.

I “punti deboli” della controparte sono tutti i beni (mobili e immobili) e le fonti di reddito che possono essere sottoposte ad un pignoramento.

Per l’elaborazione di una strategia efficace ti consiglio di accertare:

  • se il debitore è una dipendente pubblico;
  • se il debitore è un pensionato;
  • se il debitore è una società di capitali;
  • se il debitore è una società in liquidazione.

Ti consiglio di analizzare, grazie all’aiuto di un consulente, tutte le caratteristiche della controparte per individuare il percorso più adatto per il tuo obiettivo.

Conoscendo in anticipo i punti deboli del debitore potrai dirigere la conversazione telefonica verso quei temi e così potrai creare le premesse per una buona transazione.

Il debitore afferma una circostanza non veritiera?

Grazie a una preventiva preparazione, puoi smentirlo nel corso della telefonata utilizzando quell’informazione a tuo vantaggio.

Più informazioni possiedi più sarà facile condurre la trattativa.

Fase 3: avvio della trattativa

Adesso che hai individuato i punti deboli della controparte, e dopo aver studiato un piano strategico, sei pronto ad avviare una trattativa.

Ho sempre pensato che l’avvio di una trattativa deve avvenire con uno strumento più solenne di una semplice telefonata.

Per questo motivo ti consiglio di richiedere il pagamento del tuo credito inviando una diffida al debitore.

Successivamente, dopo aver avuto conferma della ricezione, puoi telefonare alla controparte per avviare la trattativa.

All’inizio della conversazione ti consiglio di eseguire queste azioni:

  • chiedi alla controparte una conferma esplicita della sua identità pronunciando il suo nome e cognome;
  • comunica il motivo della telefonata solo alla parte interessata e solo se hai ricevuto conferma sull’identità dell’interlocutore (diversamente commetteresti una violazione della legge sulla privacy);
  • qualificati con nome, cognome e titolo professionale, prima di iniziare a parlare.

Un piccolo trucco: se non riesci a parlare con il debitore lasciagli un messaggio cercando di incuriosirlo.

Questa frase funziona quasi sempre: “Può farmi richiamare dal sig. TIZIO (debitore) perché ho comunicazioni urgenti che lo riguardano”.

Se il tuo interlocutore chiede maggiori spiegazioni dovrai dire che non sei autorizzato a fornire ulteriori dettagli per motivi di privacy.

Ricorda che rivelare a terzi il motivo della chiamata (specie se si tratta di una situazione debitoria) ti può esporre a una responsabilità civile per violazione dell’obbligo di riservatezza.

Fase 4: chiusura e definizione della trattativa

Nel corso della trattativa telefonica prendi appunti e segna tutte le contestazioni che ti rivolgerà il debitore.

Molto spesso la controparte affermerà delle cose inesatte per evitare di pagare.

Devi sapere che poche persone sanno davvero mentire senza lasciare qualche indizio.

Mi è capitato molte volte di smascherare delle bugie proprio durante il corso della telefonata.

Chi usa una bugia, spesso lo fa sulla base di una reazione emotiva e senza un copione già pronto.

Questo significa che se il bugiardo ha un altro “sbalzo” emotivo sarà portato ad affermare una bugia più grossa che spesso smentisce la prima.

Se annoti le informazioni sospette, quando sentirai la seconda bugia potrai chiedere di spiegare l’incongruenza con la prima informazione.

Con questa tecnica sono riuscito a disinnescare moltissimi debitori bugiardi.

In questo modo farai capire al tuo interlocutore che non è il caso di raccontarti delle bugie, perché tu sei talmente abile da accorgertene.


Come recuperare crediti per telefono: caso studio

Come recuperare crediti per telefono - caso studio

In questo caso studio scoprirai come comportarti durante una trattativa telefonica di recupero crediti.

Attraverso un caso reale, ti spiegherò quale strategia ho utilizzato durante una trattativa telefonica professionale per trasformare una situazione conflittuale in un’opportunità.

I nomi dei protagonisti e alcuni dettagli del racconto sono stati modificati per tutelare la riservatezza degli interessati e per rispettare gli obblighi previsti dal codice deontologico forense.

La storia di Pietro

Ricordo ancora quella mattina quando Pietro, CEO di una società tecnologica, varcò la soglia del mio studio.

Il suo volto tradiva una preoccupazione che avevo visto molte volte.

La società di Pietro, Fenice srl, vantava un credito insoluto di importo elevato, che non riusciva a incassare da mesi.

Questa situazione minacciava la saluta finanziaria dell’azienda.

Il debitore era una società di capitali, Trappola spa, specializzata nella distribuzione di software gestionali.

Dopo la consegna del prodotto Trappola spa aveva interrotto ogni comunicazione.

La preparazione

Iniziai con la fase più delicata: la raccolta meticolosa delle informazioni.

Verificai il numero di telefono della controparte tramite servizi di indagine patrimoniale.

Dopo l’esito degli accertamenti scoprii che la società debitrice non sembrava affatto in difficoltà economica.

Infatti la Trappola spa aveva recentemente acquisito un importante cliente (che aveva pubblicizzato sui social).

Ecco un punto debole da sfruttare nella trattativa.

La trattativa

Programmata la strategia, inviai una diffida formale tramite pec alla controparte.

Il primo contatto doveva essere solenne, non una semplice telefonata.

11 giorni dopo la ricezione dell’atto di messa in mora composi il numero di Trappola spa.

“Buongiorno, sono l’avvocato Crisafulli. Parlo con il dottor Rinaldi?” chiesi, per accertarmi dell’identità dell’interlocutore (rappresentante legale dell’impresa).

Ottenuta conferma dell’identità, esposi il motivo della chiamata con tono fermo ma professionale.

La controparte reagì immediatamente con una serie di contestazioni generiche:

  • ritardi nella consegna;
  • difetti del software;
  • mancata assistenza tecnica.

L’incongruenza nella conversazione

Annotai tutto.

Tuttavia, durante il colloquio, notai un’incongruenza significativa.

Nella fase iniziale il dott. Rinaldi aveva affermato che il software non era mai stato installato.

In seguito, dopo uno scambio dialettico che aveva provocato un po’ di nervosismo, il dott. Rinaldi lamentò malfunzionamenti operativi del software.

Come si potevano denunciare difetti di un prodotto mai installato?

Colsi l’opportunità e replicai con tono perentorio.

“Dottor Rinaldi, mi permetta di evidenziare una discrepanza”.

“Lei sostiene che il software non è stato installato, eppure ha appena descritto dettagliatamente problemi operativi di funzionamento”.

“Quale delle due affermazioni corrisponde al vero?”

Il silenzio che seguì fu eloquente.

La bugia, costruita su un’emozione impulsiva, era crollata sotto il peso della sua stessa contraddizione.

La conclusione della trattativa

Sentendo vacillare la posizione della controparte, proposi una transazione.

Il pagamento poteva avvenire con un piano rateale di sei mesi, formalizzato mediante un accordo scritto.

Spiegai alla controparte che l’alternativa sarebbe stata un’azione giudiziale.

Tale situazione avrebbe potuto compromettere il benessere finanziario delle due imprese.

Il Dott. Rinaldi accettò.

Predisposi personalmente l’atto transattivo, che venne sottoscritto entro quarantotto ore.

Pietro era soddisfatto.

Dopo 6 mesi il credito era stato recuperato integralmente e le due imprese avevano riavviato la propria collaborazione.

Un risultato prezioso per entrambe le parti.


Conclusione

Quando il debitore si mostra favorevole a una transazione, devi formalizzare l’intesa attraverso un accordo scritto.

Infatti quando la trattativa si conclude con la firma di un documento legale, le probabilità di recupero aumentano notevolmente.

Le statistiche del nostro studio legale dimostrano che la sottoscrizione di un atto di transazione favorisce il recupero dei crediti commerciali.

Inoltre è molto importante che l’accordo con il debitore sia predisposto da uno studio legale specializzato in credit management e recupero crediti.

In questo modo, se il debitore non rispetterà il suo impegno, potrai utilizzare il documento sottoscritto per avviare una causa giudiziale.

Come recuperare crediti per telefono - infografica


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Tino Crisafulli

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Il pignoramento della pensione - copertina

Introduzione

Ciao, io sono Tino Crisafulli ed io Teresa Rossi e benvenuto in Recupero Legale Podcast.

Questa è la terza puntata del nostro podcast e oggi parleremo dei rischi che si corrono quando si effettua il pignoramento di una pensione.

Vi racconteremo la storia del Signor Cesare, imprenditore e creditore, che dovrà risolvere un caso delicato per la sua attività.

Grazie alla storia del Signor Cesare ti spiegheremo:

  • perché è così importante conoscere in modo preciso la situazione patrimoniale del debitore;
  • qual è la differenza fondamentale tra il pignoramento dello stipendio e il pignoramento della pensione;
  • come comportarsi se il debitore percepisce una pensione.

Ma partiamo immediatamente con la nostra storia.

Disclaimer: i nomi che troverai all’interno di questa puntata sono stati modificati per rispettare gli obblighi del codice deontologico forense e per tutelare la riservatezza degli interessati.

Tuttavia il caso è realmente accaduto a un cliente del nostro studio legale.

Il pignoramento della pensione: la storia di Cesare

Ti raccontiamo la vicenda di Cesare, un imprenditore nel settore edile, marito di una commessa e padre di due figli universitari.

Cesare ha aperto la sua attività diversi anni fa ed è abbastanza conosciuto nella sua zona.

Realizza lavori nell’edilizia ed è specializzato nella ristrutturazione di ambienti domestici.

Con la sua impresa individuale dà lavoro ad altre tre persone.

Ogni giorno si sposta di appartamento in appartamento, visita le abitazioni dei clienti e ristruttura cucine e bagni.

L’Agenzia delle Entrate gli sta dietro e gli chiede sempre più soldi.

Fino all’anno scorso Cesare aveva assunto cinque dipendenti, ma la crisi e i pagamenti troppo alti lo hanno obbligato a tagliare il personale e a trasferirsi in un punto vendita più piccolo.

Il pignoramento della pensione: l’incontro con il sig. Capestro

Un giorno entra nel suo negozio il Signor Capestro, un signore di circa 70 anni, che gli chiede di ristrutturare la cucina.

Bisogna abbattere un muro e spostare tutti i tubi della cucina in un altro posto.

Insomma, un lavoro complesso.

Il Signor Capestro chiede di accettare di pagare i lavori in tre rate.

Afferma di essere pensionato e di non riuscire a pagare i lavori con un unico versamento.

Cesare è un po’ perplesso: non si tratta di un intervento semplice, ma di un lavoro complesso con tante spese di manodopera.

Ma piuttosto che perdere il cliente, Cesare decide di accettare quel sistema di pagamento.

Le tasse arrivano ogni mese e poi il mese successivo bisogna pagare la retta universitaria dei figli.

Il pignoramento della pensione: l’inizio dei lavori

Il Signor Capestro versa l’acconto a Cesare e Cesare inizia i lavori.

Acquista tutto il materiale con i soldi dell’acconto e lavora con i suoi dipendenti per circa un mese.

Al termine del lavoro Cesare emette la fattura e attende il pagamento del Signor Capestro.

Il termine per il pagamento rateale è scaduto, ma il versamento non arriva.

Cesare aspetta due settimane prima di contattare il cliente.

Trascorse le due settimane, Cesare decide di chiamare il debitore.

Vuole chiedere il motivo del mancato pagamento.

Tuttavia il Signor Capestro non risponde al telefono.

Lo richiama dopo qualche giorno, ma il telefono sembra fuori uso.

Il pignoramento della pensione: la scoperta sorprendente

Cesare a quel punto si reca presso l’abitazione del cliente.

Suona il citofono, ma nessuno risponde.

Si affaccia un vicino che gli dice che il Signor Capestro è partito da circa due settimane, ma non sa dove sia andato.

Cesare si sente tradito: non sa come contattare il cliente, non ha ricevuto nessuna risposta e non sa come recuperare il suo credito.

A quel punto Cesare decide di contattare il suo avvocato di fiducia.

La strategia legale

Il legale lo riceve e gli chiede di raccontargli tutta la storia.

Appena Cesare comunica al suo avvocato che il Signor Capestro è un pensionato, il legale lo rassicura dicendogli che potrà recuperare il suo credito.

Presenterà un decreto ingiuntivo contro il Signor Capestro.

L’obiettivo è quello di pignorare la pensione del debitore.

Prima però sarebbe necessario conoscere l’importo della pensione: bisognerebbe effettuare un’indagine patrimoniale.

Cesare non capisce perché deve spendere ulteriori soldi: ha già speso abbastanza e non intende versare ulteriori somme per questa indagine.

Cesare è più tranquillo: si aspetta di recuperare il suo credito grazie ad un contenzioso.

Non ha capito di aver commesso un grave errore.

Il pignoramento della pensione: il decreto ingiuntivo

Il decreto ingiuntivo viene emesso e viene notificato per compiuta giacenza presso la residenza del Signor Capestro.

Il Signor Capestro non ritira la raccomandata, probabilmente è ancora fuori città, e il Signor Cesare prosegue l’azione legale.

Dopo circa un mese e mezzo l’avvocato notifica il pignoramento presso terzi.

L’atto viene notificato al debitore, il Signor Capestro, e all’INPS.

Il legale rassicura Cesare: entro breve riceveranno una dichiarazione del terzo e successivamente pignoreranno la pensione del Signor Capestro.

Dopo circa 10 giorni l’INPS invia la dichiarazione del terzo.

Dopo averne letto il contenuto, il legale di Cesare prova un senso di grande delusione.

Il pignoramento della pensione: la spiacevole scoperta

Infatti l’INPS comunica che la pensione del Signor Capestro ammonta a 712 euro.

L’INPS spiega che da questo importo si deve sottrarre la somma di 679 euro e 50 centesimi.

Questa cifra, cioè i 679 euro e 50 centesimi, costituisce il cosiddetto minimo vitale, cioè una cifra che per legge non può essere pignorata da parte del creditore.

L’INPS pertanto comunica che potrà trattenere una cifra molto bassa e spiega come ha effettuato il calcolo.

Alla pensione di 712 euro viene sottratta la somma di 679 euro e 50 centesimi a titolo di minimo vitale.

Il minimo vitale

Il minimo vitale infatti spetta soltanto al debitore.

La somma che residua è pari a 32 euro e 50 centesimi.

Questa però non è la somma che l’INPS verserà a Cesare.

La legge prevede infatti che è possibile pignorare soltanto un quinto della cifra di 32 euro e 50 centesimi.

Pertanto l’INPS comunica che l’importo che sarà trattenuto ogni mese dalla pensione del Signor Capestro ammonterà a 6 euro e 50 centesimi.

Questa è una pessima notizia.

Il pignoramento della pensione: la conclusione

Il legale chiama Cesare e gli legge la dichiarazione dell’INPS.

Cesare si innervosisce: non capisce perché riceverà soltanto 6 euro e 50 centesimi al mese dall’INPS.

Alla fine si rassegna e quando rientra a casa dalla moglie pronuncia questa frase: “Io ho lavorato, ho rifatto la casa del Signor Capestro, lui è scappato e adesso l’INPS mi verserà soltanto 6 euro e 50 centesimi al mese. Alla fine ha vinto il Signor Capestro ed io ho perso.”

Questa è una storia piuttosto amara, ma che ti dimostra quanto può essere insidioso fidarsi della persona sbagliata.

Inoltre c’è anche un’altra lezione da imparare: Cesare non ha ascoltato i consigli del suo legale.

Ha preferito evitare di spendere ulteriori somme per effettuare un’indagine patrimoniale sul debitore.

Questo si è rivelato un grave errore.

Se Cesare avesse saputo che dopo il pignoramento avrebbe ricevuto solo 6 euro e 50 centesimi, probabilmente avrebbe evitato di promuovere un pignoramento presso terzi.

Avrebbe scelto una soluzione diversa.


Conclusione

Questa storia ci insegna molte cose.

Ecco un riepilogo generale.

Ricorda di prestare molta attenzione allo stato patrimoniale dei tuoi clienti.

Se ti promettono pagamenti dilazionati, cerca di capire se hanno una solidità economica che gli permetterà di rispettare i pagamenti mensili.

Se il debitore è un pensionato, devi conoscere con precisione l’importo della sua pensione.

E poi ricorda che da ogni pensione devi sempre detrarre il minimo vitale previsto dalla legge.

Puoi pignorare soltanto un quinto della cifra che residua.

Bene, siamo arrivati alla fine di questa puntata.

Puoi ascoltare le nostre puntate sul nostro sito web cliccando nella sezione podcast, ma se preferisci puoi ascoltare l’episodio su:

Ti aspettiamo nella prossima puntata.

Il pignoramento della pensione - infografica


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Come recuperare crediti insoluti - copertina

Come recuperare crediti insoluti: introduzione

Esistono molte tecniche che ti suggeriscono come recuperare crediti insoluti.

Ogni strumento (consentito dalla legge) che ti consente di ottenere il pagamento da parte del debitore può essere adattato alle tue esigenze e alla tua realtà aziendale.

Tuttavia il modo migliore per raggiungere ottimi risultati è quello di studiare chi è più esperto di noi in un determinato settore.

Lo studio degli esperti ci permette spesso di evitare di commettere errori individuando immediatamente le soluzioni migliori per risolvere un problema.

Per questo motivo in questo articolo ho deciso di spiegarti quali sono le strategie più utilizzate dagli istituti di credito per il recupero dei crediti insoluti.

Analizzando il comportamento delle banche potrai organizzare la tua strategia di recupero in modo corretto avendo già un modello da seguire, che potrai adattare alla tua situazione aziendale.

Prima di proseguire però voglio fornirti alcune definizioni preliminari.

La distinzione dei crediti insoluti

Non tutti i crediti insoluti sono uguali.

Secondo le direttive della Banca d’Italia i crediti che non sono recuperati da diverso tempo (anche definiti come crediti deteriorati o crediti NPL) vengono suddivisi in 3 categorie:

  • crediti “past due”;
  • crediti “unlikely to pay”;
  • crediti “defaulted”.

Vediamo nel dettaglio quali sono le loro caratteristiche.

Crediti “past due”

Un credito si definisce “past due” quando non viene incassato per oltre 90 giorni dalla data di scadenza.

Per identificare queste tipologie di posizioni all’interno della tua impresa dovrai eseguire un’analisi sistematica delle posizioni creditorie mediante una classificazione temporale.

Il primo passaggio consiste nell’esame della documentazione contrattuale per determinare le scadenze originarie.

Successivamente ti consiglio di classificare i crediti secondo fasce temporali progressive:

  • crediti che risultano insoluti da 0 a 30 giorni dalla scadenza;
  • crediti che risultano insoluti da 31 a 60 giorni dalla scadenza;
  • crediti che risultano insoluti da 61 a 90 giorni dalla scadenza;
  • crediti che risultano insoluti da oltre 90 giorni dalla scadenza.

La procedura di classificazione richiede un aggiornamento costante del gestionale contabile utilizzato dalla tua impresa.

Pertanto, sarà necessario creare specifiche procedure aziendali per monitorare le posizioni creditorie deteriorate.

L’identificazione tempestiva di queste posizioni ti aiuterà a elaborare strategie efficaci su come recuperare crediti insoluti.

In questo modo potrai effettuare una valutazione del rischio creditizio complessivo dell’impresa.

La gestione sistematica dei crediti “past due” ottimizza i processi di recupero e riduce l’impatto sui flussi di cassa aziendali.

Crediti “unlikely to pay”

Un credito si definisce “unlikely to pay” quando è scaduto da più di 90 giorni e il creditore ipotizza che il debitore non rispetterà l’obbligazione di pagamento.

Tali posizioni debitorie sono caratterizzate da una significativa incertezza nel recupero.

Questo significa che la tua impresa dovrà eseguire un’analisi della situazione patrimoniale del debitore per identificare in anticipo il rischio di insolvenza.

Per eseguire questa valutazione dovrai esaminare alcune informazioni presenti nei bilanci contabili depositati dalla tua controparte.

Ricorda che l’indicatore temporale costituisce un parametro fondamentale nella tua valutazione.

Infatti, in base alle statistiche del nostro studio legale, i crediti scaduti oltre 180 giorni presentano delle probabilità di recupero sensibilmente ridotte.

Se il debitore ritarda il pagamento o richiede una dilazione senza fornire motivazioni convincenti, il rischio di insolvenza potrebbe aumentare.

In questi casi bisogna applicare strategie differenti e programmare delle azioni di recupero con un orizzonte temporale più lungo.

Crediti “defaulted”

Un credito si definisce “defaulted” quando è scaduto da più di 90 giorni ed il debitore si trova in uno stato di crisi duraturo che gli impedisce di effettuare il pagamento.

La configurazione giuridica del “default” potrebbe legittimare l’applicazione di clausole di risoluzione (se previste nel contratto da cui trae origine il credito).

Per l’impresa creditrice, l’accumulo di posizioni in default può generare conseguenze patrimoniali rilevanti.

Infatti l’incidenza negativa sui flussi di cassa può compromettere l’equilibrio finanziario della tua azienda in modo sistematico.

Pertanto i crediti “defaulted” possono mettere in crisi il benessere economico di ogni creditore.

Questo scenario può essere ancora più complesso in assenza di adeguate procedure aziendali.

Infatti la mancata applicazione di strategie preventive di credit management espone la tua organizzazione imprenditoriale a rischi di liquidità.

In questi casi per preservare la continuità aziendale dovrai agire tempestivamente per capire come recuperare i crediti insoluti.

In particolare una gestione proattiva del rischio creditizio ti aiuterà a minimizzare l’impatto economico delle insolvenze.

Inoltre l’adozione di procedure standardizzate di monitoraggio ti consentirà di identificare in modo tempestivo i segnali di deterioramento.

In questa pagina puoi trovare una spiegazione più completa del processo di deterioramento del credito.

Dopo averti spiegato la distinzione delle sofferenze bancarie, passiamo ad analizzare le strategie principali che ti permetteranno di capire come recuperare crediti insoluti.


Come recuperare crediti insoluti: le strategie delle banche

Come recuperare crediti insoluti - le strategie

In primo luogo analizza la natura del tuo credito, utilizzando i criteri di distinzione forniti dalla Banca d’Italia.

Per le imprese di piccole e medie dimensioni questa attività può essere eseguita dal reparto contabile.

Tuttavia se i tuoi incassi mensili sono numerosi, ti consiglio di assumere una specifica risorsa che ricoprirà il ruolo di “credit manager”.

Il “credit manager” è il professionista incaricato di presidiare l’intero ciclo del credito di un’impresa, dalla concessione del fido commerciale fino al recupero dell’eventuale insoluto.

La sua funzione è molto importante perché incide direttamente sulla liquidità aziendale e sulla gestione del rischio di insolvenza.

Non appena avrai individuato la categoria in cui inserire il tuo credito insoluto, elabora una delle seguenti strategie di recupero (si tratta della principali soluzioni applicate dalle banche).

Ricorda che ogni procedura deve essere adattata al tuo caso, applicando le modifiche opportune (adattando ogni elemento non applicabile alla gestione dei crediti commerciali).

La trattativa stragiudiziale e la mediazione per i crediti “past due”

Quando il credito è scaduto da 90 giorni la maggior parte degli istituti di credito procedono immediatamente con l’instaurazione di una trattativa stragiudiziale.

Secondo le statistiche fornite da Banca d’Italia, quando il credito è poco deteriorato (come nel caso dei crediti “past due”) le probabilità di recupero tramite attività stragiudiziale crescono notevolmente.

Anche la mediazione civile è uno strumento utile in questi casi, ma è un rimedio meno utilizzato per via dei maggiori costi di avvio.

Se il tuo credito insoluto rientra nella categoria dei “past due” ti conviene:

  • avviare una trattativa stragiudiziale;
  • avviare una mediazione civile.

La ristrutturazione o il rifinanziamento per i crediti “unlikely to pay”

Quando il credito è scaduto da più di 90 giorni, e si ritiene probabile che il debitore non effettuerà il pagamento, molti istituti di credito decidono di proporre alla controparte una ristrutturazione del debito mediante rifinanziamento.

Il rifinanziamento consiste nell’erogazione di una nuova somma di denaro di cui:

  • una parte azzera il precedente debito;
  • un’altra parte rimane nella disponibilità del correntista per consentirgli di effettuare nuove operazioni imprenditoriali.

Si tratta di uno strumento finanziario tecnico molto utilizzato per le aziende che non elimina il debito (semmai lo aumenta).

Tale strumento consente al debitore in difficoltà di avere una nuova disponibilità economica che può utilizzare per risollevare la propria attività.

Se il tuo credito insoluto rientra nella categoria degli “unlikely to pay” puoi:

  • suggerire al tuo debitore di rinegoziare le modalità di pagamento, inserendo delle scadenze più dilazionate;
  • compensare il tuo credito con beni o servizi erogati dal tuo stesso debitore.

Lo comprendo non è la soluzione ideale (tutti i creditori preferirebbero il pagamento in denaro).

Tuttavia in molti casi la rinegoziazione o la compensazione possono essere le soluzioni più intelligenti ed efficaci.

Infatti quando c’è il fondato timore che la tua controparte non riuscirà a pagare il suo debito, l’avvio di una causa giudiziale non ti aiuterà a recuperare il tuo credito.

La cessione o una procedura giudiziale per i crediti “defaulted”

Quando il credito è scaduto da più di 90 giorni, e il debitore si trova in una situazione di crisi duratura, molti istituti di credito decidono di cedere la posizione a soggetti terzi.

In passato in Italia il numero di crediti “defaulted” è stato molto alto e ha causato una temporanea paralisi del sistema bancario.

A fronte di questa situazione di crisi “duratura” le banche decidono molto spesso di procedere con la cessione delle posizioni più problematiche, dietro il pagamento di importo più basso che non copre certamente il valore nominale del credito ceduto.

In questo modo la Banca realizza un piccolo incasso che non copre certamente tutte le perdite subite, ma limita i danni dovuti dal mancato pagamento.

In altri casi, molte banche decidono di recuperare i crediti “defaulted” attraverso l’istaurazione di una procedura giudiziale per mettere pressione al debitore e costringerlo a pagare.

Se il tuo credito insoluto rientra nella categoria dei “defaulted” puoi scegliere se cedere la posizione a terzi, producendo un piccolo utile.

In alternativa puoi scegliere di avviare una causa giudiziale contro il debitore.

In entrambi i casi si tratta di scelte molto delicate, che ti sconsiglio di prendere da solo.

Meglio richiedere un parere a un legale specializzato in crediti deteriorati per individuare la strategia di incasso più sicura e veloce.


Conclusione

La classificazione delle posizioni creditorie rappresenta un elemento fondamentale per il benessere economico della tua impresa.

Infatti l’utilizzo di criteri di segmentazione (basati su parametri temporali e sulla valutazione del rischio di insolvenza) ti aiuterà a prevenire eventuali crisi finanziarie.

Stabilisci delle soglie automatiche nel tuo gestionale contabile che attivino alert progressivi.

Questa procedura ti aiuterà a:

  • intercettare il deterioramento del credito prima che la crisi del debitore diventi irreversibile;
  • evitare che una semplice difficoltà temporale si trasformi in insolvenza definitiva.

Ricorda di non concentrare più del 20% dei tuoi incassi sulla stessa scadenza mensile.

Questa distribuzione temporale ti aiuterà a:

  • prevenire crisi di liquidità improvvise;
  • mantenere costante il flusso di cassa;
  • proteggere la tua impresa da shock finanziari che potrebbero comprometterne la continuità operativa.

Infine ti suggerisco di chiedere supporto legale specializzato per identificare le posizioni creditorie più complesse.

In questo modo potrai programmare le strategie di recupero più efficaci, aumentando notevolmente le tue probabilità di incasso.

Come recuperare crediti insoluti - infografica


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Un cliente che non paga - copertina

Introduzione

Ciao, io sono Tino Crisafulli ed io Teresa Rossi e benvenuto al Recupero Legale Podcast.

Questa è la seconda puntata del nostro podcast.

Oggi parleremo di come comportarsi con un cliente che non paga.

Cercheremo di spiegarti in modo semplice come dovresti comportarti se hai un credito insoluto e quando conviene rivolgerti a un professionista.

Parleremo di quali sono le condizioni giuridiche per definire un credito come insoluto.

Ti spiegheremo perché è importante verificare se ci sono contestazioni sulla tua prestazione.

Inoltre scoprirai come comportarti nel caso in cui il cliente non dovesse pagarti.

Infine ti sveleremo un piccolo trucchetto per mettere sotto pressione il debitore e spingerlo a pagare.

Ma partiamo immediatamente con il primo punto.

Credito insoluto: definizione

Parliamo di credito insoluto.

Il credito si definisce insoluto quando il tuo cliente diventa moroso, cioè quando non effettua il pagamento del suo debito entro il termine prestabilito.

Ipotizziamo che hai stipulato un contratto con un tuo cliente.

Nel contratto il tuo cliente deve pagarti entro il giorno 10 febbraio.

Non è necessario che il contratto preveda un termine preciso, ma è molto importante che tu abbia svolto già la prestazione.

Se hai stipulato un contratto ma non hai ancora venduto nessun bene o servizio, non potrai richiedere il pagamento della somma di denaro.

Ricorda bene che tu diventi creditore quando fornisci una prestazione professionale o quando vendi il prodotto ad un cliente.

Cliente che non paga e contratto

Nel diritto questo tipo di contratto si chiama contratto a prestazioni corrispettive.

In questo tipo di contratto entrambe le parti devono compiere un’azione precisa, che per questo si definisce corrispettiva.

Il venditore vende il bene, il cliente lo paga.

Si tratta di un’obbligazione reciproca.

Questa relazione è un contratto a prestazioni corrispettive.

Ma questa relazione si verifica non soltanto quando si vende un bene, ma anche quando la prestazione consiste nell’erogazione di un servizio.

Se sei un web marketer, un web designer o anche un ingegnere, un commercialista, la tua prestazione rappresenta l’obbligazione del contratto.

Un cliente che non paga: quando rivolgersi a un professionista

Ma quanto tempo devi aspettare prima di rivolgerti ad un professionista?

Questo è un argomento molto importante.

Te lo comunichiamo immediatamente senza giri di parole: se aspetti troppo tempo prima di richiedere il pagamento, le probabilità di recupero diminuiscono.

Le principali statistiche di recupero crediti dimostrano questo dato.

Se aspetti troppo, il tuo credito avrà meno possibilità di essere recuperato.

Lo dicono le statistiche.

Se hai un credito insoluto e il tuo cliente non ti paga entro il termine prestabilito, contattalo dopo dieci giorni e chiedigli spiegazioni sul mancato pagamento.

Ti consigliamo di non essere troppo aggressivo.

A volte i pagamenti ritardano per varie ragioni e non è il caso di incrinare i rapporti commerciali per un ritardo di qualche giorno.

Un cliente che non paga: i motivi del mancato pagamento

Quando chiedi spiegazioni sul mancato pagamento, cerca di capire se ci sono state contestazioni sul servizio o sulla merce.

Uno degli errori più comuni dei creditori è quello di dare per scontato che non ci siano contestazioni sulla prestazione eseguita.

Molti contenziosi nascono proprio per contestare la vendita del bene o l’esecuzione del servizio.

Se non hai ricevuto contestazioni, cerca di dare un termine di pagamento al tuo cliente.

Non mostrarti infastidito, ma cerca di essere deciso.

Ricordagli di effettuare il pagamento entro cinque giorni, poiché tu hai eseguito la tua prestazione e adesso lui deve pagarti.

Ti sconsigliamo di parlare di eventuali azioni legali in questa fase: sarebbe controproducente.

Cerca di fissare un termine perentorio entro il quale dovresti essere pagato.

Un cliente che non paga: svolgimento della trattativa

Ma cosa succede se passano i cinque giorni e il tuo cliente non paga?

A questo punto ti consigliamo di provare a telefonare una seconda volta o ricontattarlo, chiedendogli maggiori informazioni sul mancato pagamento.

Qualunque sia la sua risposta, cerca di capire che probabilmente ti ha mentito, così come ha già mentito prima assicurandoti il pagamento entro quella data.

In questa seconda telefonata ti consigliamo di essere più deciso e perentorio ed invitarlo a pagare entro tre giorni.

Digli chiaramente che se non paga sei pronto a rivolgerti ad un avvocato o che potresti fargli causa.

Prima gli hai dato cinque giorni, adesso ne ha solo tre.

Perché è così importante ridurre il numero di giorni che sei disposto ad aspettare?

Perché se gli concedi un termine troppo lungo, il tuo cliente si rilasserà e non sentirà la pressione di una scadenza.

Il suo cervello gli dirà “Non preoccuparti, c’è ancora tempo” e così il pagamento sarà ritardato.

Spesso questa tecnica funziona.

Un cliente che non paga: i motivi dei ritardi

Molte persone ritardano nei pagamenti perché sono disorganizzate e non riescono a programmare i propri impegni.

Se ricevono una scadenza e sentono la pressione di un obbligo, allora si sentono stimolate a rispettare i patti.

Ma non illuderti troppo: se il tuo cliente è bugiardo o è in malafede, allora nessuna di queste tecniche lo convincerà a pagare.

E cosa succede se il cliente non rispetta l’ultima scadenza?

Il nostro consiglio è quello di rivolgersi subito a un professionista del recupero crediti.

Meglio rivolgersi ad un legale specializzato in questo settore.

Non fare passare altro tempo per chiamare il tuo cliente: non saresti più credibile ai suoi occhi.

Se lo hai esortato a pagare entro tre giorni intimandogli di rivolgerti ad un legale, ti conviene rispettare la promessa.

L’errore più grande che viene commesso in questi casi è aspettare troppo tempo prima di rivolgersi ad un legale o ad un professionista.

Ricorda che più il credito invecchia, più è difficile recuperarlo.

Non lasciarti intimorire dalle spese legali: se lasci passare troppo tempo potresti rimpiangerlo amaramente.

Un cliente che non paga: i consigli da seguire

Facciamo un riepilogo generale.

Ricorda che il credito si considera insoluto soltanto se tu hai erogato la tua prestazione ed il tuo debitore invece non ha pagato.

Se il debitore non ti paga entro la scadenza, contattalo al telefono.

Nella prima telefonata non dirgli che ti rivolgerai ad un avvocato, ma concedigli un termine ragionevole, diciamo 5-6 giorni.

Se il debitore non rispetta gli impegni, mettilo sotto pressione: invitalo a pagare entro tre giorni, non un giorno in più, e comunicagli che se non paga ti rivolgerai ad un avvocato.


Conclusione

Siamo arrivati alla fine di questa puntata.

Nei prossimi appuntamenti affronteremo dei temi utili per la tua attività e il tuo business.

Puoi ascoltare le nostre puntate sul nostro sito web cliccando nella sezione podcast, ma se preferisci puoi ascoltare l’episodio su:

Ti aspettiamo nella prossima puntata.

Un cliente che non paga - infografica


Consulenza Legale

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Autore

Tino Crisafulli

Avvocato • Legal Advisor | Founder di Recupero Legale.

Specializzato in: Crediti • Contratti • Privacy • Tech.

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Recupero Legale

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Recupero Legale Podcast - copertina

Introduzione

Questa è la prima puntata di Recupero Legale Podcast e la sfrutteremo per presentare questa trasmissione e per rispondere ad alcuni quesiti.

Durante questo appuntamento ti presenteremo il nostro sito Recupero Legale e gli speaker.

Inoltre ti spiegheremo lo scopo di questa trasmissione e ti indicheremo i temi che tratteremo nel corso delle settimane.

Ma partiamo immediatamente con il primo punto.

Cos’è il Recupero Legale e qual è il suo scopo

Recupero Legale è un sito che si occupa di credit management, recupero crediti ed innovazione.

Grazie a questo sito offriremo consulenze personalizzate e assistenza legale per i professionisti e le imprese che hanno bisogno di recuperare un credito.

Il nostro motto sui social è questo: “Ti aiutiamo a recuperare un credito in modo intelligente”.

Questa frase si riferisce al nostro processo di recupero crediti che noi abbiamo chiamato “Smart Recovery”, ovvero il recupero intelligente.

Abbiamo ideato questo speciale sistema di recupero smart per evitare che i nostri clienti sprechino soldi avviando inutili azioni giudiziarie.

Se ti consigliamo di avviare l’azione legale è solo perché ci sono altissime probabilità di recupero.

In ogni caso avremo modo di parlare nel corso delle prossime puntate di come è strutturato il processo Smart Recovery, ma torniamo ai nostri quesiti.

Recupero Legale non è soltanto un sito che offre consulenze, ma è soprattutto un blog, cioè uno spazio sul web in cui troverai degli articoli di approfondimento sul nostro settore.

Nel nostro blog troverai notizie sul credit management e sul recupero crediti.

Credit Management e Recupero Crediti

A proposito, se ti stai chiedendo cosa sia il credit management, ti rispondo subito: il credit management è un’attività che permette a un avvocato o professionista del recupero crediti di amministrare, controllare o gestire un credito.

Questa attività richiede lo svolgimento di tante azioni.

La possiamo definire come categoria generale che include molte altre attività, tra le quali anche l’attività di recupero.

In ogni caso, nel nostro blog puoi trovare un articolo che approfondisce questo tema e ti spiega in modo più preciso quali sono le differenze fra credit management e recupero crediti.

Ma nel nostro blog troverai anche molte notizie sull’innovazione e sugli strumenti digitali.

Ascolta la nostra puntata su YouTube.

Innovazione e diritto delle nuove tecnologie

Il nostro slogan che abbiamo utilizzato nel nostro video di presentazione è: “Recupero Legale: innovazione al servizio dei creditori”.

Abbiamo scelto questa frase perché il settore dell’innovazione ci appassiona molto.

Se devo essere sincero, io sono un vero tech addicted, cioè un appassionato di tecnologia.

Abbiamo creato il nostro studio legale e il nostro sito utilizzando molte piattaforme innovative e molti strumenti tecnologici.

Grazie a questi strumenti abbiamo la possibilità di lavorare in modo più veloce e più sicuro.

Ma inoltre crediamo che parlare di innovazione sia necessario.

Ci sono moltissimi articoli che affermano che nel giro dei prossimi dieci anni molti dei lavori che conosciamo scompariranno.

Siamo nel bel mezzo di una rivoluzione: stiamo transitando dall’era analogica delle consulenze fisiche all’era digitale, dove moltissimi servizi, anche quelli della pubblica amministrazione, possono essere richiesti solo online.

In questo scenario, secondo noi ogni individuo dovrebbe aggiornarsi sugli ultimi trend tecnologici e capire come potrebbe evolvere il mondo del lavoro.

Anche il credit management sarà stravolto dalla tecnologia e per questo motivo abbiamo deciso di dedicare uno spazio importante all’innovazione.

Recupero Legale Podcast

Recupero Legale è anche un podcast, cioè questo podcast che stai ascoltando.

Che argomenti tratteremo nel corso delle puntate?

Parleremo ovviamente di credit management e recupero crediti, ma dedicheremo uno spazio importante all’innovazione.

Vi consiglieremo gli strumenti tecnologici che usiamo anche noi per permetterti di innovare la tua professione o la tua impresa e per realizzare la digital transformation, ovvero la trasformazione digitale del tuo business.

Tratteremo questi temi in podcast solitari come questo oppure sotto forma di intervista.

Sceglieremo gli ospiti più competenti del web per approfondire determinati temi e per fornirti maggiori dettagli.

Storie e casi studio

All’interno di Recupero Legale Podcast ti proporremo un format particolare: vi racconteremo delle storie e dei casi studio che ci permetteranno di parlare dei problemi che molti imprenditori devono affrontare.

Grazie a questi racconti suggeriremo delle regole generali che dovrai seguire per evitare di rimanere scottato con i tuoi clienti.

Ricorda che imparare a gestire i tuoi crediti in modo corretto può essere molto importante per far crescere la tua professione o il tuo business.

Gli speaker

Gli speaker di questo podcast saranno due: io, l’avvocato Tino Crisafulli, e l’avvocato Teresa Rossi.

Entrambi siamo i fondatori e direttori di Recupero Legale ed entrambi siamo degli avvocati specializzati in credit management.

Perché un podcast

Ma affrontiamo l’ultimo quesito di questa prima puntata e cioè: a chi è rivolto il nostro podcast?

Abbiamo ideato questa trasmissione per imprenditori, aziende, avvocati e professionisti del recupero crediti.

Abbiamo pensato al podcast perché secondo noi è il format migliore per i professionisti e le aziende.

Infatti il podcast può essere ascoltato mentre si lavora, può essere messo in background sul PC mentre si scrive un documento oppure si può ascoltare mentre sei in fila in macchina.

Io personalmente sono molto affezionato ai podcast: me ne ascolto molti durante la settimana.

Il podcast mi permette di tenermi aggiornato sui temi di business e di diritto mentre sto lavorando al PC.

Inoltre credo che il legame che si crea con lo speaker di un podcast che ti piace è davvero unico ed è per questo motivo che abbiamo scelto di lanciare il nostro podcast.

Bene, abbiamo risposto a tutti i quesiti e adesso sai cos’è Recupero Legale e quali sono le principali attività che svolgeremo.


Conclusione

Siamo arrivati alla fine di questa puntata.

Nei prossimi appuntamenti affronteremo dei temi utili per la tua attività e il tuo business.

Puoi ascoltare le nostre puntate sul nostro sito web cliccando nella sezione podcast, ma se preferisci puoi ascoltare l’episodio su:

Ti aspettiamo nella prossima puntata.

Recupero Legale Podcast - infografica


Consulenza Legale

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Autore

Tino Crisafulli

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Opposizione agli atti esecutivi - copertina

Introduzione

Ricevere un atto di opposizione agli atti esecutivi rappresenta uno scenario che nessun imprenditore desidera affrontare.

La tua azienda ha svolto un lavoro, ha fornito un servizio o consegnato un prodotto.

Il cliente non ha pagato il compenso e tu hai avviato l’azione esecutiva per recuperare il credito.

Improvvisamente arriva l’opposizione che mette tutto in discussione.

Questo momento può trasformarsi in un incubo amministrativo e finanziario se non sai come muoverti.

D’altra parte, una gestione strategica della procedura può salvaguardare i tuoi interessi e rafforzare la tua posizione creditoria.

La chiave per limitare i danni consiste nella preparazione preventiva e nella reazione tempestiva quando l’opposizione arriva.

In questo articolo ti spiegherò come comportarti in caso di opposizione agli atti esecutivi da parte del debitore.

Grazie a questa guida potrai ridurre il rischio di soccombenza durante il giudizio e prevenire una crisi finanziaria per la tua impresa.

Prima di proseguire voglio fornirti alcune definizioni preliminari.

Cos’è l’opposizione agli atti esecutivi e quando si verifica

L’opposizione agli atti esecutivi costituisce lo strumento processuale che il debitore utilizza per contestare la legittimità del titolo esecutivo.

In particolare il debitore può sollevare vizi relativi al titolo stesso (es. decreto ingiuntivo; sentenza) o eccepire fatti sopravvenuti che ne impediscono l’esecuzione.

Nel contesto aziendale, questa eventualità emerge principalmente in tre situazioni specifiche.

Prima di tutto, quando esistono contestazioni sulla qualità della prestazione resa o del prodotto consegnato.

In secondo luogo, l’opposizione si manifesta nelle dispute contrattuali dove il debitore contesta l’interpretazione di specifiche clausole.

Infine, la procedura di impugnazione potrebbe essere sfruttata nei casi di eventuali compensazioni o riduzioni del prezzo per vizi o ritardi.

Il termine per presentare opposizione agli atti esecutivi è di 20 giorni e decorre dalla notificazione del precetto o del titolo esecutivo prima dell’inizio dell’esecuzione (come prevede l’articolo 617 del codice di procedura civile).

Tipologie di opposizione più frequenti nei rapporti b2b

L’opposizione all’esecuzione rappresenta uno dei procedimenti giudiziali più frequenti che potrai incontrare come creditore aziendale.

In questa procedura il debitore contesta l’esistenza stessa del diritto di credito o la sua attuale esigibilità (come prevede l’articolo 615 del codice di procedura civile).

Questa tipologia di giudizio si verifica quando il cliente sostiene di aver già pagato il debito, di aver diritto a sconti non applicati o di dover compensare il credito con suoi crediti.

L’opposizione agli atti esecutivi, invece, riguarda vizi formali del titolo o dell’azione esecutiva.

Il debitore può contestare la regolarità formale o la notifica del decreto ingiuntivo e della sentenza o errori nella quantificazione degli importi nel precetto.

Infine l’opposizione di terzo si verifica quando soggetti estranei al rapporto creditorio intervengono per tutelare loro diritti sui beni oggetto di esecuzione.

Nel settore B2B, questa situazione emerge spesso quando il debitore ha ceduto i propri beni o quando esistono privilegi di terzi sui beni da pignorare.

Termini e procedure: cosa deve sapere il creditore

La competenza territoriale per l’opposizione spetta al tribunale del luogo dove si svolge l’esecuzione.

Questo principio assume particolare rilevanza per le aziende che operano su territorio nazionale con clienti dislocati in diverse regioni.

Il termine ordinario per l’opposizione agli atti esecutivi è di venti giorni dalla notificazione del precetto (come prevede l’articolo 617 del codice di procedura civile)..

Tuttavia, se il debitore dimostra di non aver ricevuto la notificazione per cause indipendenti dalla sua volontà, può presentare opposizione anche oltre il termine.

Per completare l’iter burocratico di avvio del giudizio l’opponente deve costituirsi tramite un avvocato e deve procedere con il pagamento del contributo unificato.

Inoltre il debitore deve specificare i motivi dell’opposizione e depositare la documentazione a sostegno delle sue ragioni.

Per te, come creditore, diventa fondamentale monitorare i termini processuali e preparare immediatamente la strategia difensiva.


Come reagire quando si riceve un atto di opposizione: azioni immediate

Opposizione agli atti esecutivi - come reagire

La ricezione dell’atto di opposizione richiede una reazione immediata e metodica.

Il primo passo consiste nell’effettuare un’analisi legale dell’atto per identificare i motivi specifici della contestazione.

Non sottovalutare mai l’opposizione, anche quando ti sembra priva di fondamento.

La mancata costituzione entro i termini processuali comporta la decadenza dalla possibilità di difendersi.

Per questo motivo ti consiglio di contattare immediatamente il tuo avvocato di fiducia per valutare la strategia più appropriata.

Nel frattempo, inizia la raccolta sistematica di tutta la documentazione relativa al rapporto creditorio contestato.

In uno scenario di questo tipo, sospendi qualsiasi comunicazione diretta con il debitore, poiché tale scelta potrebbe compromettere la tua posizione processuale.

Analisi preliminare dell’opposizione: elementi da verificare

L’esame dell’atto di opposizione si basa in primo luogo sull’analisi dagli aspetti formali fino ad arrivare a una valutazione nel merito delle affermazioni giuridiche della controparte.

In particolare verifica, tramite il tuo consulente legale, la competenza del tribunale adito e la regolarità dell’atto introduttivo.

Controlla se il debitore ha rispettato i termini processuali per la presentazione dell’opposizione.

In questa fase preliminare distingui tra:

  • eccezioni processuali: che riguardano vizi dell’azione esecutiva;
  • eccezioni di merito: che contestano l’esistenza o l’ammontare del credito.

In seguito, analizza con precisione i motivi addotti dal debitore per contestare il tuo credito.

Identifica se l’opposizione si basa su documentazione specifica o su mere affermazioni generiche.

Di solito se i motivi di opposizioni risultano generici (senza alcun supporto di documenti o prove solide) l’azione della controparte è “dilatoria”, ovvero finalizzata a far perdere tempo al creditore.

Valuta la coerenza tra i motivi esposti nell’opposizione e le comunicazioni precedenti del debitore.

Spesso, infatti, il debitore che ha sempre riconosciuto il debito difficilmente può successivamente negarne l’esistenza senza elementi oggettivi.

Raccolta e organizzazione della documentazione probatoria

La documentazione rappresenta l’arma principale per vincere il giudizio di opposizione agli atti esecutivi.

In particolare organizza cronologicamente tutta la corrispondenza intercorsa con il debitore, dalle trattative precontrattuali fino alle ultime comunicazioni.

Raccogli le prove dell’esecuzione della prestazione e precisamente:

  • verbali di consegna;
  • documenti di trasporto;
  • certificati di collaudo;
  • comunicazioni di completamento lavori;
  • eventuali accettazioni tacite della tua obbligazione.

Inoltre conserva le fatture emesse, gli ulteriori documenti che documentano i mancati pagamenti e gli eventuali solleciti inviati.

Se hai ricevuto pagamenti parziali, documenta ogni movimento con estratti conto bancari e ricevute.

Infine presenta la documentazione in ordine cronologico con un indice dettagliato che faciliti la consultazione da parte del giudice.

La chiarezza espositiva della documentazione influenza significativamente l’esito del giudizio.


Strategie difensive per il creditore: come contestare l’opposizione

Opposizione agli atti esecutivi - strategie difensive

La difesa dall’opposizione agli atti esecutivi richiede una strategia articolata su più livelli.

Il primo obiettivo consiste nel dimostrare l’infondatezza delle eccezioni sollevate dal debitore.

Simultaneamente, devi rafforzare la tua posizione creditoria attraverso la produzione di documentazione solida che non possa essere contestata dalla controparte.

Devi sapere che la strategia può variare in base alla natura dell’opposizione e alla qualità delle eccezioni sollevate.

Quando l’opposizione presenta vizi processuali evidenti, concentra la difesa su questi aspetti per ottenere un rigetto senza entrare nel merito.

I Giudici sono molto attenti nel verificare la regolarità formale di un atto giudiziario e le tue eventuali osservazioni su eventuali irregolarità saranno ascoltate con grande attenzione.

Se invece il debitore contesta il merito del credito, prepara una difesa sostanziale, entrando nel merito delle obiezioni della controparte, e documenta ogni tua affermazione con prove solide.

Eccezioni processuali e vizi dell’opposizione

Le eccezioni processuali rappresentano spesso la via più rapida per respingere l’opposizione agli atti esecutivi.

In particolare verifica se il debitore ha rispettato la competenza territoriale stabilita dal codice di procedura civile.

Controlla la tempestività dell’opposizione rispetto ai termini previsti dalla legge.

Infatti l’opposizione tardiva non viene discussa nel merito, salvo che il debitore dimostri che il ritardo è dovuto a cause indipendenti dalla sua volontà.

Esamina, tramite il tuo avvocato, la regolarità della citazione e il rispetto delle forme processuali prescritte.

Devi sapere che i vizi nella “vocatio in ius” (chiamata in giudizio) o nella indicazione delle parti comportano nullità sanabile solo con la costituzione del convenuto (ovvero il creditore).

Inoltre verifica se il debitore ha indicato con precisione i motivi dell’opposizione e ha depositato la documentazione necessaria.

L’opposizione generica, priva di specificazione dei motivi, potrebbe essere rigettata dal Giudice senza attività istruttoria e raccolta di prove.

Difese nel merito: come dimostrare la legittimità del credito

La difesa nel merito consiste nel dimostrare la legittimità del credito e la presenza delle sue caratteristiche fondamentali (certezza, liquidità ed esigibilità).

In particolare argomenta la tua difesa citando il rapporto contrattuale che ha generato l’obbligazione di pagamento nei confronti del debitore.

Produci il contratto, gli ordini, le conferme d’ordine e tutta la documentazione che prova l’accordo tra le parti.

Inoltre, nonostante la presenza di un titolo esecutivo, potrebbe essere utile dimostrare l’avvenuta esecuzione della prestazione attraverso documenti oggettivi e precisamente:

  • bolle di consegna firmate;
  • verbali di collaudo;
  • certificati di conformità;
  • altri documenti simili che dimostrano l’accettazione del prodotto o servizio.

Se il debitore contesta la qualità della prestazione, produci la documentazione tecnica che ne attesti la conformità agli standard contrattuali.

Infine documenta tutte le comunicazioni intercorse, prestando particolare attenzione a quelle in cui il debitore riconosceva il debito.

La corrispondenza email, i messaggi scambiati su WhatsApp (o su altra applicazione di messaggistica istantanea) costituiscono prove decisive per dimostrare il riconoscimento del debito.


Procedure aziendali preventive per minimizzare i rischi di contestazione

Opposizione agli atti esecutivi - procedure aziendali

La prevenzione rappresenta l’arma più efficace contro l’opposizione agli atti esecutivi.

Un’azienda ben organizzata dal punto di vista documentale riduce drasticamente il rischio di contestazioni fondate.

Per questo motivo ti consiglio di adottare delle procedure preventive all’interno della tua impresa dedicando tempo e organizzazione a migliorare il processo di custodia e raccolta dei rapporti con i clienti.

Molte imprese, per mancanza di fondi o di visione strategica, non dedicano la giusta importanza a una corretta gestione dei rapporti contrattuali dei clienti già acquisiti.

Infatti tanti imprenditori focalizzano la propria energia e i propri investimenti sul processo di raccolta di nuovi clienti.

Tuttavia, gli investimenti sul monitoraggio dei rapporti contrattuali già conclusi sono molto utili e si ripagano ampiamente se dovrai affrontare controversie con i clienti.

La chiave per ottenere risultati positivi consiste nel creare procedure operative standard e istruzioni dettagliate sulla loro corretta applicazione.

In questo moto i tuoi collaboratori potranno applicare dei comportamenti virtuosi per la corretta erogazione dei servizi e per la raccolta documentale.

Vediamo nel dettaglio come fare.

Gestione contrattuale: clausole protettive e documentazione

Il contratto rappresenta la base giuridica di ogni rapporto commerciale e deve contenere clausole specifiche di tutela.

In particolare ti consiglio di inserire sempre una clausola di competenza territoriale che attribuisca la giurisdizione al tribunale della tua sede legale.

Questa clausola evita di dover affrontare giudizi in tribunali distanti e facilita la gestione delle controversie.

In primo luogo definisci con precisione l’oggetto della prestazione, i termini di consegna e i criteri di accettazione.

Maggiore è la precisione contrattuale, minore sarà lo spazio per contestazioni successive.

Inoltre stabilisci modalità di pagamento dettagliate specificando i termini di versamento e le conseguenze del ritardo.

Infatti le clausole che prevedono l’applicazione di interessi moratori o l’addebito di spese di recupero crediti possono rappresentare un deterrente in grado di dissuadere la controparte dal mancato adempimento nei tempi concordati.

Prevedi un meccanismo di comunicazioni obbligatorie per eventuali contestazioni sulla qualità della prestazione.

Il cliente deve segnalare i vizi entro termini precisi, decorsi i quali la prestazione si considera accettata.

Protocolli di comunicazione e tracciabilità delle prestazioni

La tracciabilità delle prestazioni costituisce un elemento decisivo per difendersi dalle opposizioni.

In primo luogo implementa un sistema di comunicazioni scritte per tutte le fasi del rapporto contrattuale.

Conferma sempre per iscritto gli accordi verbali e le modifiche al contratto originario.

In particolare utilizza la pec o le mail con ricevuta di consegna e lettura per le comunicazioni importanti.

Documenta ogni fase dell’esecuzione della prestazione con fotografie, verbali, report tecnici.

Se fornisci servizi, è preferibile predisporre verbali periodici sullo stato di avanzamento dei lavori e chiedere al cliente di sottoscriverli per accettazione.

Al contrario, per la vendita o fornitura di beni (anche tecnologici o digitali), ottieni sempre la firma del cliente sui documenti di consegna con specificazione della quantità e della qualità ricevuta.

Infine conserva una copia di tutti i documenti in formato digitale con backup periodici.

L’organizzazione documentale deve aiutarti a recuperare qualsiasi documento anche a distanza di anni.

Sistema di monitoraggio crediti e alert preventivi

Un sistema di monitoraggio efficace ti permette di intercettare i segnali di allarme prima che il cliente diventi insolvente.

In primo luogo implementa un sistema di alert automatici per i pagamenti in ritardo.

Il primo sollecito deve essere inviato automaticamente alla scadenza del termine di pagamento.

Monitora i cambiamenti nella situazione finanziaria dei tuoi clienti principali attraverso visure camerali periodiche.

In particolare un cliente in difficoltà finanziarie ha maggiori probabilità di contestare i crediti per guadagnare tempo.

Istituisci un protocollo di comunicazione per gestire le prime contestazioni dei clienti.

Spesso una risposta rapida e documentata alle prime obiezioni evita l’escalation legale e potrebbe impedire l’opposizione giudiziale.

Infine mantieni un registro delle contestazioni ricevute e delle soluzioni adottate.

Questo archivio ti aiuterà a identificare pattern ricorrenti per migliorare i processi aziendali e prevenire le crisi di insolvenza.


Gestione del rapporto con il debitore durante la procedura

Opposizione agli atti esecutivi - rapporto con il debitore

La gestione del rapporto con il debitore durante l’opposizione richiede equilibrio tra fermezza e diplomazia.

L’obiettivo primario rimane il recupero del credito, possibilmente evitando i costi e i tempi di un giudizio completo.

Tuttavia, ogni comunicazione deve essere calibrata per non compromettere la posizione processuale.

Il debitore che presenta opposizione spesso cerca di guadagnare tempo o ottenere condizioni di pagamento più favorevoli.

La tua strategia comunicativa deve impedire questi tentativi mantenendo aperta la strada per soluzioni ragionevoli.

Comunicazioni strategiche e negoziazione assistita

Evita comunicazioni dirette con il debitore dopo la presentazione dell’opposizione.

Ogni contatto deve avvenire tramite i rispettivi avvocati per evitare dichiarazioni che potrebbero essere utilizzate contro di te.

Se il debitore propone accordi transativi, valutali attentamente con il tuo consulente legale.

La transazione può rappresentare una soluzione vantaggiosa se garantisce il recupero di una percentuale significativa del credito in tempi certi.

In alcuni casi potresti sfruttare la procedura di negoziazione assistita come alternativa al giudizio ordinario.

Questa procedura permette di raggiungere accordi vincolanti con costi inferiori rispetto al giudizio.

Tuttavia valuta con attenzione eventuali proposte che prevedono pagamenti dilazionati, salvo situazioni patrimoniali compromesse del debitore.

Costi, tempi e valutazioni economiche dell’opposizione

L’opposizione agli atti esecutivi comporta costi significativi che devi quantificare con precisione prima di transigere la controversia con il debitore.

Infatti i costi legali che dovrai sostenere includono onorari dell’avvocato, spese di giustizia, spese per eventuali notificazioni e depositi.

Per crediti di importo limitato, i costi processuali possono superare il valore del credito stesso.

Inoltre i tempi processuali variano significativamente in base alla complessità della causa e al carico di lavoro del tribunale.

Un’opposizione semplice può risolversi in 12-18 mesi, mentre le controversie più complesse (con molti motivi di opposizione e prove) richiedono anche un tempo maggiore (che può essere di almeno 3-4 anni, se non di più).

Analisi costi-benefici: quando conviene proseguire

L‘analisi costi-benefici sul recupero di un credito deve considerare multiple variabili per essere efficace.

Valuta innanzitutto l’importo del credito rispetto ai costi processuali previsti.

Per crediti di basso importo, ti consiglio di valutare eventuali soluzioni alternative al contenzioso civile.

In particolare analizza la solidità della tua posizione creditoria e le probabilità di successo nel giudizio.

Se la documentazione è lacunosa o esistono effettive contestazioni sulla qualità della prestazione, la probabilità di soccombenza aumenta significativamente.

Inoltre ti consiglio di analizzare la situazione patrimoniale del debitore e la sua capacità di pagare anche in caso di vittoria.

Un giudizio favorevole contro un soggetto senza patrimonio rappresenta una vittoria inutile.

Infine valuta l’impatto dell’immobilizzazione del credito sulla tua situazione finanziaria.

Se hai bisogno di liquidità immediata, una transazione al 70% del credito può essere preferibile a un giudizio con esito incerto.

Soluzioni alternative: mediazione e accordi transativi

Le soluzioni alternative rappresentano spesso la strada più efficace per risolvere l’opposizione agli atti esecutivi.

In particolare la mediazione civile obbligatoria costituisce la soluzione migliore per risolvere molte tipologie di controversie commerciali.

Questo strumento offre l’opportunità di raggiungere accordi satisfattivi per entrambe le parti con tempi e costi ridotti.

Inoltre la transazione diretta tra le parti permette di definire la controversia con accordi personalizzati.

Puoi accettare pagamenti dilazionati, prestazioni alternative o pagamenti di importo minore in cambio della rinuncia all’azione giudiziale.

Al contrario l’arbitrato rappresenta un’alternativa per controversie di valore elevato quando le parti desiderano una decisione rapida e definitiva.

Tuttavia, questa opzione richiede il consenso di entrambe le parti e comporta adempimenti burocratici più impegnativi.

Errori comuni da evitare nella gestione dell’opposizione

La gestione dell’opposizione agli atti esecutivi presenta insidie che possono compromettere irrimediabilmente la tua posizione.

Il primo errore consiste nel sottovalutare l’opposizione ritenendola infondata senza un’analisi approfondita.

Anche opposizioni apparentemente deboli possono nascondere elementi fattuali o documentali che il debitore può utilizzare efficacemente.

Non costituirsi nei termini processuali rappresenta l’errore più grave che puoi commettere.

La decadenza dalla possibilità di difendersi potrebbe aumentare le possibilità che l’opposizione venga accolta dal Giudice.

Inoltre ti consiglio di evitare comunicazioni dirette con il debitore dopo l’inizio del giudizio.

Ogni dichiarazione può essere utilizzata per fini strumentali e potrebbe compromettere la strategia processuale.

Infine non produrre documenti tardivamente o in modo disorganizzato.

La presentazione caotica della documentazione riduce l’efficacia probatoria e confonde il Giudice.


Conclusione

L’opposizione agli atti esecutivi rappresenta una sfida complessa che richiede preparazione, strategia e tempestività.

La tua capacità di gestire efficacemente il contenzioso dipende principalmente dalla qualità della documentazione contrattuale e dalla rapidità di reazione.

Per questo motivo ti consiglio di implementare procedure aziendali standardizzate per la gestione dei contratti e la misurazione delle prestazioni.

Investi nella formazione del personale commerciale e amministrativo sui principi di base della tutela creditoria.

Inoltre stabilisci un rapporto continuativo con un consulente legale specializzato in diritto commerciale e recupero crediti.

La consulenza preventiva costa sempre meno della gestione delle controversie.

Infine monitora costantemente la situazione finanziaria dei tuoi clienti principali e intervieni tempestivamente sui primi segnali di difficoltà.

Ricorda che la prevenzione rimane sempre la strategia più efficace ed economica per tutelare i crediti aziendali.

Una gestione professionale dell’opposizione agli atti esecutivi protegge non solo il singolo credito contestato, ma rafforza la reputazione aziendale e scoraggia future contestazioni da parte di altri clienti.

Opposizione agli atti esecutivi - infografica


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Autore

Tino Crisafulli

Avvocato • Legal Advisor | Founder di Recupero Legale.

Specializzato in: Crediti • Contratti • Privacy • Tech.

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Recupero Legale

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Come recuperare crediti da clienti - copertina

Introduzione

Come recuperare crediti da clienti: ti confesso che questa è una delle domande che ricevo più spesso durante le consulenze legali.

Qualsiasi sia il settore in cui la tua impresa opera, probabilmente ti sarà capitato di dover affrontare un caso simile.

Il cliente non ha pagato il tuo lavoro e adesso devi gestire un problema economico per il mancato incasso.

Non preoccuparti, sei finito/a nel posto giusto.

In questo articolo ti spiegherò come recuperare crediti da clienti evitando gli errori più comuni.

Ti suggerirò come organizzare una strategia di incasso e come prevenire una crisi finanziaria.

Prima di proseguire voglio forniti alcune informazioni preliminari.

Come recuperare crediti da clienti: la profilazione della clientela

Il problema più comune che può genere insoluti consiste nel sistema di profilazione della clientela.

Poche imprese sono dotate di adeguate procedure operative per classificare i potenziali clienti e quantificare il rischio connesso alla futura collaborazione.

Per implementare un sistema di profilazione efficace, devi creare una procedura multidimensionale che integri:

  • analisi quantitativa dei dati;
  • valutazione qualitativa dei dati.

Innanzitutto inizia con la segmentazione demografica e psicografica, utilizzando criteri per clusterizzare (classificare) e identificare pattern comportamentali ricorrenti.

Le indagini psicografiche sono finalizzate a valutare:

  • il modo in cui clienti si comportano;
  • le motivazioni che spingono un soggetto all’acquisto.

In seguito conduci un’accurata due diligence patrimoniale attraverso l’esame dei seguenti elementi:

  • flussi finanziari;
  • informazioni presenti in bilancio;
  • coerenza tra informazioni contenute nella visura camerale e quelle presenti online.

Dopo aver svolto tali adempimenti, realizza indagini di risk assessment al fine di individuare la propensione al rischio e gli obiettivi d’investimento temporali.

La profilazione comportamentale deve includere l’analisi dei seguenti parametri:

  • preferenze all’acquisto;
  • canali di interazione privilegiati.

Infine, mantieni costantemente aggiornati il profilo del cliente attraverso monitoring continui e feedback loops.

Questa metodologia ti aiuterà a segmentare la futura clientela individuando eventuali profili di rischio.

Come recuperare crediti da clienti: interpretazione dei dati

Per interpretare in modo corretto i dati raccolti ti consiglio di applicare specifici criteri di valutazione.

In questo modo potrai anticipare o prevedere un possibile inadempimento del cliente.

In particolare monitora l’incremento del rapporto tra debiti e incassi (debt to income ratio).

Se il valore è superiore al 40%, assegna al soggetto un punteggio o valutazione critica.

Inoltre analizza se il cliente presenta una stabilità o volatilità anomala dei flussi di cassa mensili.

Concentra la tua analisi sulla frequenza delle transazioni e sugli importi medi per intercettare possibili difficoltà di liquidità della controparte.

I campanelli di allarme (red flags) più preoccupanti sono i seguenti:

  • ritardi progressivi nei pagamenti (anche di pochi giorni);
  • diversificazione improvvisa degli istituti bancari utilizzati;
  • richieste frequenti di rinegoziazione contrattuale;
  • variazioni comportamentali nella comunicazione con diminuzione della reattività.

L’analisi predittiva ti aiuterà a individuare eventuali soglie di allerta personalizzate per specifiche categorie di clienti.

Questo metodo consente interventi proattivi prima che si manifesti la crisi di insolvenza.


Come recuperare crediti da clienti: rischi e prevenzione

Come recuperare crediti da clienti - rischi

Valutare la solidità finanziaria della controparte rappresenta il primo passo per recuperare crediti da clienti in modo efficace.

Infatti alcuni servizi privati offrono informazioni dettagliate sulla puntualità dei pagamenti delle imprese.

In particolare alcune piattaforme forniscono scoring predittivi che identificano probabilità di default entro dodici mesi.

Allo stesso tempo è importante effettuare un’analisi documentale dei bilanci depositati presso le Camere di Commercio per individuare dati oggettivi sulla situazione patrimoniale della controparte.

All’interno dei documenti fiscali ti consiglio di verificare gli indici di liquidità e solvibilità.

Tali parametri sono preziosi poiché ti consentiranno di valutare in anticipo la capacità effettiva della controparte di onorare debiti commerciali.

Inoltre, le visure camerali storiche possono mostrare variazioni del capitale sociale e modifiche all’assetto societario.

Combinare queste fonti informative ti aiuterà a prendere decisioni ponderate sui limiti di credito da concedere.

Adesso vediamo quali regole seguire per ridurre i rischi di insolvenza.

Analisi costi-benefici nel credit management

Per ottimizzare l’allocazione delle tue risorse finanziarie, devi strutturare un’analisi costi-benefici che quantifichi il “ROI” (return on investment – ritorno sull’investimento) per ogni strategia di recupero.

In via preliminare individua la “probabilità di recupero” per calcolare il “valore atteso di recupero”.

Per un’analisi corretta inserisci tutti i costi diretti:

  • spese di giustizia;
  • spese per consulenze o attività legali;
  • spese di domiciliazione.

Per evitare errori ti consiglio di includere scenari probabilistici (dal migliore al peggiore) per testare la robustezza delle proiezioni in condizioni di recupero variabili.

Una volta terminata l’analisi potrai valutare se conviene transigere la controversia in via stragiudiziale o avviare una causa giudiziale.

Clausole contrattuali strategiche per il recupero crediti in ambito B2B

L’inserimento di specifiche clausole nei contratti commerciali può facilitare le operazioni di recupero per clienti morosi.

In particolare la clausola risolutiva espressa può legittimare la risoluzione automatica del rapporto contrattuale e protegge il creditore da eventuali insolvenze prolungate.

In questo modo, in caso di mancato pagamento, potrai risolvere il rapporto giuridico con il cliente e limitare la tua perdita al lavoro svolto fino a quel momento.

Inoltre l’applicazione degli interessi di mora può rappresentare un deterrente per la controparte in caso di ritardo nei pagamenti.

Grazie a questo strumento potrai sollecitare il pagamento degli importi insoluti, applicando una maggiorazione per ogni giorno di mancato versamento.

Infine la clausola compromissoria può aiutarti a definire una controversia con il cliente, tramite mediazione, negoziazione assistita o arbitrato.

Vediamo nel dettaglio come sfruttare queste procedure per prevenire un contenzioso legale.

Alternative dispute resolution nel recupero crediti

Gli strumenti “ADR” (Alternative Dispute Resolution) rappresentano i mezzi più efficaci per la risoluzione alternativa delle controversie senza avviare cause giudiziarie in tribunale.

In particolare la mediazione civile ti permette di definire la controversia in tempi rapidi e con costi contenuti.

Allo stesso modo la negoziazione assistita rappresenta un valido strumento per evitare il contenzioso giudiziale.

Questi strumenti sono molto preziosi poiché ti aiuteranno a preservare i rapporti commerciali evitando negative escalation legali.

Tuttavia la partecipazione alle procedure di ADR non è obbligatoria e il debitore potrebbe ignorare i tuoi tentativi di definire la controversia in via stragiudiziale.

Per risolvere questo problema, ti consiglio di inserire una clausola nel tuo contratto che obbliga il contraente a partecipare attivamente alla procedure di risoluzione della controversia.


Come recuperare crediti da clienti: consigli per prevenire insoluti

Come recuperare crediti da clienti - consigli

Accettare nuovi clienti senza eseguire verifiche preventive può aumentare il rischio di accumulare crediti insoluti.

Infatti l’acquisizione indiscriminata di rapporti commerciali potrebbe esporre la tua azienda a potenziali perdite economiche difficili da recuperare successivamente.

Tuttavia, procedure di screening adeguate possono ridurre sensibilmente la probabilità di accumulo di crediti inesigibili nel portafoglio aziendale.

La valutazione della solidità finanziaria dei futuri clienti rappresenta un investimento preventivo che può generare molteplici vantaggi nel medio periodo.

In particolare, richiedere referenze bancarie e commerciali sulla tua controparte, ti fornirà informazioni attendibili sulla puntualità dei pagamenti.

D’altra parte, la consultazione di banche dati specializzate può aiutarti a individuare eventuali procedure concorsuali in corso o protesti cambiari registrati.

Pertanto, dedicare tempo all’analisi preventiva della clientela ti aiuterà a prevenire situazioni problematiche che richiederebbero costose azioni legali.

Il processo di selezione dei nuovi clienti costituisce strategia difensiva che potrebbe rivelarsi più efficace rispetto alle successive procedure di recupero crediti.

Ricorda che investire nella prevenzione produce risultati economici superiori e garantirà il benessere economico della tua impresa.

Per questo motivo voglio fornirti alcuni consigli pratici per evitare gli insoluti.

1) Stipula un contratto: prevenire è meglio che curare

Il primo passo che dovrai compiere è quello di stipulare un contratto, in forma scritta, con il tuo cliente.

Ti sembrerà scontato, ma molti imprenditori eseguono la loro prestazione senza far firmare un contratto al cliente.

Non sai come scrivere un contratto in modo corretto?

Questo articolo può aiutarti.

Un contratto redatto in modo corretto riduce moltissimo il rischio di mancato pagamento.

Sfruttando i dati raccolti nell’ultimo anno dal nostro studio legale, è emerso che quando il credito è fondato su un contratto in forma scritta, le probabilità di recupero aumentano e si aggirano attorno al 73%.

Senza un contratto in forma scritta l’attività di recupero risulterà più complessa e soprattutto i tempi di incasso aumenteranno notevolmente in caso di contenzioso giudiziario.

Un contratto sottoscritto dal debitore, invece, ti permette di ottenere molti vantaggi in sede giudiziale.

2) Definisci in modo dettagliato come va eseguito il lavoro

Una delle eccezioni più comuni utilizzate per non saldare un credito insoluto, è quella di contestare il lavoro eseguito dal fornitore.

A volte capita che il cliente contesti il lavoro, affermando che la prestazione non è conforme alle sue istruzioni.

In alcuni casi la controparte potrebbe mentire per guadagnare tempo e ritardare l’adempimento della sua obbligazione.

Tuttavia non è semplice dimostrare che il debitore afferma una circostanza falsa al fine di non effettuare il pagamento.

Se non hai un contratto che descrive in modo dettagliato come doveva essere eseguito il tuo lavoro, sarà più difficile dimostrare la bontà del tuo operato.

In una causa giudiziale potresti ricorrere alla prova per testimoni o produrre la corrispondenza scambiata con il cliente.

In entrambi i casi i tempi di recupero si allungano.

Al contrario se descrivi nel contratto le modalità di esecuzione della tua prestazione, e raccogli feedback della controparte (attraverso email o dichiarazioni formali), sarà molto difficile contestare il tuo lavoro.

In questo modo potrai dimostrare in qualsiasi momento davanti a un Giudice (esibendo i documenti in tuo sostegno) che entrambe le parti si erano accordate in modo preciso su come andava eseguita la tua prestazione.

3) Richiedi un anticipo prima di cominciare il lavoro

Per mettere alla prova il futuro cliente e verificare la sua affidabilità chiedi un pagamento anticipato prima di cominciare il tuo lavoro.

In questo modo imporrai una scelta alla controparte.

Se ti affida un incarico e vuole sfruttare le tue abilità dovrà versare una somma a titolo di acconto.

Ti assicuro che grazie a questa specifica condizione contrattuale, verificherai immediatamente se la tua controparte è affidabile.

Il versamento dei un acconto è il rimedio più efficace per liberarti da soggetti che possono trasformarsi in futuri debitori.

D’altronde perché un cliente dovrebbe rifiutare di versare un acconto al professionista che ha scelto?

Se la tua controparte rifiuta di versare l’acconto iniziale, hai già un importante indizio su quello che potrà accadere in seguito.

Tuttavia ti consiglio di indagare per verificare i motivi del potenziale rifiuto.

Un diniego a versare un pagamento anticipato potrebbe nascondere diffidenza sulla tua offerta e sulla percezione del tuo valore.

4) Fissa dei termini di pagamento intermedi

Dopo aver firmato il contratto, e dopo aver stabilito come dovrà essere eseguito il lavoro, ti consiglio di concordare con il cliente dei termini di pagamento intermedi.

Se devi realizzare un prodotto digitale (es. sito web, app, software) potresti chiedere alla controparte di saldare il tuo compenso in 3 rate, in base ai cd. “SAL” (stato di avanzamento dei lavori).

Sebbene i “SAL” siano tradizionalmente associati a lavori edili e appalti pubblici, tali strumenti sono applicabili a qualsiasi tipo di progetto, inclusi quelli nel settore digitale.

In sostanza si tratta di richiedere un pagamento dilazionato.

Una volta che avrai fissato le date dei 3 pagamenti, organizza il tuo lavoro in obiettivi intermedi.

Se raggiungi il primo obiettivo allora il cliente deve saldare la prima rata.

Se il pagamento non viene effettuato, allora tu potrai sospendere immediatamente il lavoro (devi inserire questa condizione nel contratto).

Al contrario, se il cliente salda la prima rata allora il fornitore potrà avviare la fase successiva dei lavori.

Potrai seguire questo schema fino a quando avrai terminato gli obiettivi e consegnato il lavoro al committente.

In questo modo non sarai costretto a svolgere l’intero lavoro, rischiando persino di non venire pagato.

Così potrai limitare i danni, eseguendo soltanto una parte dell’incarico.

Se il cliente non salda la rata, non sarai tenuto a proseguire l’attività.


Come recuperare crediti da clienti: caso studio

Come recuperare crediti da clienti - caso studio

Per spiegarti quanto è importante effettuare una valutazione preliminare di un cliente voglio raccontarti una storia emblematica.

Quella che sembrava una grande opportunità si era rivelata una trappola che avrebbe distrutto il benessere economico di un’impresa molto florida.

La vicenda è accaduta realmente a un cliente del nostro studio legale.

Tuttavia per rispettare gli obblighi deontologici forensi e la riservatezza degli interessati i nomi sono stati modificati.

La storia di Mattia

Quando incontrai Mattia, durante una consulenza legale online, riconobbi subito lo sguardo sognante di un ragazzo pieno di aspettative.

La sua startup di software aveva finalmente ricevuto una proposta da sogno: un contratto da due milioni di euro con una multinazionale tedesca per sviluppare una piattaforma di gestione logistica.

“È la svolta che aspettavamo da tre anni,” mi disse.

Gli occhi che brillavano di speranza.

“Firmiamo domani mattina.”

Tuttavia dopo aver ascoltato il racconto dell’imprenditore riscontrai subito alcune anomalie.

Qualcosa nella vicenda mi insospettì.

L’esame documentale

Chiesi di visionare i documenti.

Il contratto di servizio sembrava perfetto: un compenso importante, con termini di consegna apparentemente favorevoli e pagamenti scaglionati.

Lo scenario sembrava perfetto.

A quel punto chiesi: “Marco, hai verificato la solidità finanziaria del cliente?”

L’imprenditore risposte: “Certo! È una multinazionale, molto conosciuta online”.

Ma io avevo imparato a diffidare delle apparenze.

Nelle ore seguenti esaminai ogni clausola del contratto.

Il giorno esaminai i dati societari e i numeri presenti in bilancio.

Lo scenario sembrava poco florido e vi erano alcuni indicatori di possibile rischio di insolvenza.

In base ai numeri in nostro possesso la controparte poteva trovarsi in uno stato grave crisi finanziaria.

Senza una veloce ripresa, l’impresa tedesca rischiava una possibile procedura fallimentare.

La scelta di Mattia

Informai subito Mattia di quanto avevo scoperto.

Lo startupper stava organizzando il volo verso la Germania per finalizzare il rapporto di collaborazione.

Gli suggerii di prestare maggiore cautela.

La controparte era in piena crisi finanziaria e la collaborazione poteva trasformarsi in una crisi di insolvenza.

Mattia mostrò un’espressione sorpresa: “Impossibile. Ieri sera ho parlato con il loro CEO.”

Ipotizzai il motivo di quel comportamento così temerario.

“Probabilmente si tratta di un tentativo di rilanciare la propria impresa per evitare la chiusura definitiva.”

Nei giorni seguenti, le notizie confermarono i miei sospetti.

La multinazionale aveva nascosto perdite per svariati milioni, trascinando nel baratro diversi fornitori europei.

La lezione da imparare

Mattia apprese la notizia con grande dispiacere.

Ma quell’evento insegnò una lezione molto importante all’imprenditore.

Infatti il mese dopo, Mattia ricevette una proposta da un’azienda italiana.

L’offerta comprendeva un compenso meno alto, ma la società appariva molto solida.

Oggi, due anni dopo, Mattia collabora ancora con l’azienda italiana.

Questo caso studio dimostra quanto sia fondamentale una valutazione preliminare di un futuro cliente-

In alcuni casi una nuova collaborazione potrebbe trasformarsi in una crisi di insolvenza.


Conclusione

L’avvio di rapporti commerciali con controparti sconosciute rappresenta un’esposizione al rischio creditizio che può rivelarsi catastrofica per la tua impresa.

Infatti collaborazioni basate esclusivamente su valutazioni superficiali si traducono frequentemente in crediti inesigibili, e possono compromettere irreversibilmente la solidità patrimoniale aziendale.

Le crisi di insolvenza emergono spesso da partnership mal strutturate, dove l’assenza di verifiche preventive genera esposizioni sproporzionate rispetto alla capacità finanziaria del debitore.

La consulenza legale sulla prevenzione dei crediti insoluti costituisce uno strumento indispensabile per mitigare tali rischi.

Per questo motivo ti consiglio di richiedere il supporto di avvocati specializzati in credit management e due diligence.

In questo modo potrai identificare eventuali criticità e red flags nascoste per valutare i nuovi clienti e prevenire possibili crisi di insolvenza.

Come recuperare crediti da clienti - infografica


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Tino Crisafulli

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Contratto con il cliente - copertina_a

Come preparare un contratto con il cliente

Preparare il contratto con il cliente è una delle attività più importati per proteggere il tuo credito e per scongiurare il rischio di un mancato pagamento.

Non tutti gli imprenditori hanno l’abitudine di far sottoscrivere un contratto al cliente prima di eseguire la propria prestazione.

Tuttavia è sempre consigliato predisporre un documento scritto con la tua controparte per definire le modalità di lavoro e stabilire i termini essenziali dell’accordo.

La presenza di un contratto sottoscritto dal debitore ti permetterà di ottenere enormi vantaggi nel caso in cui dovesse sorgere una controversia.

Nel caso di contestazione della tua prestazione la presenza del contratto potrebbe smontare tutte le eccezioni della controparte e potrebbe velocizzare il pagamento del tuo lavoro.

Nell’ambito della prevenzione dei crediti insoluti, predisporre il contratto con il cliente in modo corretto è una delle attività più importanti.

Contratto con il cliente: come evitare errori

Pochi imprenditori posseggono le competenze necessarie per elaborare un contratto con il cliente in modo corretto.

Bisogna conoscere le principali norme del codice civile e sapere introdurre (nelle parti giuste) delle clausole contrattuali che possano tutelare maggiormente il tuo lavoro.

Se hai bisogno di una guida che ti indichi come preparare un contratto con il cliente questo articolo può aiutarti.

Nella prima parte ti indicherò quali sono le parti più importanti che non devono mancare nel tuo contratto.

Infine ti fornirò alcuni consigli utili per migliorare l’efficacia dei documenti che abitualmente fai firmare ai clienti.

Iniziamo subito.


Contratto: gli elementi essenziali previsti dalla legge

Contratto con il cliente - elementi essenziali

L’art. 1325 del codice civile indica gli elementi essenziali che devono essere presenti in un contratto:

  1. l’accordo delle parti;
  2. la causa;
  3. l’oggetto;
  4. la forma.

Analizziamoli uno per uno.

1) L’accordo delle parti

Quando stipuli un contratto con il cliente è necessario che il documento che firmerai dimostri che le due parti si sono accordate sul suo contenuto.

Il contratto si conclude quando chi ha formulato la proposta ha conoscenza dell’accettazione dell’altra parte (art. 1326 del codice civile).

Per semplificare: la proposta del contratto proviene dal soggetto che deve vendere un bene o fornire un servizio.

Pertanto se devi vendere un prodotto o erogare un servizio, sarai tu che formulerai la proposta al tuo cliente e sarai qualificato come “proponente”.

In cosa consiste la proposta

La proposta consiste nella vendita del bene o nella fornitura del servizio a un determinato prezzo.

Ti fornisco un esempio pratico.

Se devi realizzare un prodotto digitale (es. sito web, applicazione, software) per un cliente, allora la proposta di contratto sarà l’atto con cui proponi la realizzazione del prodotto digitale per la somma di 1.000 (mille) euro.

Se il cliente accetta la proposta allora il contratto si perfeziona.

2) La causa

Quando si parla di “causa del contratto” non si intende il motivo per cui si raggiunge un accordo con il cliente, ma si intende la cosiddetta “funzione economica e sociale”.

Il tema della “causa del contratto” è uno dei più discussi dagli studiosi di diritto.

Non preoccuparti non ti annoierò elencandoti tutte le principali teorie e definizioni della causa del contratto (forse un articolo non basterebbe) ma mi limiterò a spiegarti in modo ancora più semplice il concetto.

La causa del contratto non è altro che la “ragione concreta dell’atto idonea a giustificare lo spostamento di beni e valori”.

In altre parole la causa di un contratto di vendita è lo scopo che attraverso questo mezzo si vuole perseguire: e cioè la vendita di un bene o servizio.

Mi rendo conto che è un concetto un po’ astratto, ma limitati a ricordarti un principio importante.

Quando predisponi un contratto cerca di indicare in modo chiaro quale sarà lo scopo delle parti.

Il fornitore vende un bene o eroga un servizio, mentre il committente verserà un corrispettivo in denaro.

Questo “scambio” è la causa del contratto.

3) L’oggetto

L’oggetto del contratto deve essere inteso come il bene concreto in funzione del quale si sta svolgendo l’operazione economica del contratto.

In parole semplici: se stai vendendo un computer a un cliente, l’oggetto del contratto sarà:

  • il computer;
  • il trasferimento della proprietà del computer al tuo cliente.

Questo principio vale anche per la vendita di un servizio.

Se stai realizzando un prodotto digitale per un cliente, l’oggetto del contratto sarà:

  • la realizzazione del prodotto digitale;
  • l’attribuzione della proprietà del prodotto digitale al tuo cliente.

Ricorda che l’oggetto del contratto deve essere:

  • lecito;
  • possibile;
  • determinato.

4) La forma

Per forma del contratto si intende il modo in cui viene manifestata la volontà delle parti.

La legge italiana non impone dei vincoli assoluti sulla forma dei contratti.

Nel nostro ordimento giuridico esiste il principio di “libertà di forma”.

Solo in alcuni casi (come per la vendita di immobili) la legge richiede espressamente che il contratto sia redatto in forma scritta a pena di nullità dell’atto.

In parole più semplici: quando vuoi trasferire la proprietà di un’abitazione a un terzo, se il contratto di vendita non viene realizzato nella forma scritta allora sarà nullo.

La libertà di forma: cosa fare

Il fatto che il nostro ordinamento consenta la libertà di forma non significa che non devi prestare attenzione quando stipuli un contratto con il cliente.

Anche se la legge non richiede sempre la forma scritta, in ogni transazione che concludi ti consiglio di preparare un contratto scritto facendo apporre la firma alla tua controparte.

Dopo averti spiegato quali sono gli elementi fondamentali di un contratto, adesso ti spiegherò in modo pratico come devi strutturare il documento da far firmare al tuo cliente.

Disclaimer: questa è solo una guida indicativa e non può contenere tutte le variabili e tutte le regole da seguire quando avvierai una collaborazione con un nuovo cliente.

Ogni transazione è diversa e richiede una struttura contrattuale diversa.

Pertanto, se devi stipulare un contratto con il cliente e hai alcuni dubbi, non affidarti solo a questa guida.

Prima di concludere la collaborazione richiedi il supporto legale di uno studio specializzato in diritto contrattuale.


La struttura del contratto

Contratto con il cliente - la struttura

Il contratto rappresenta il fondamento giuridico di ogni rapporto commerciale d’impresa.

In particolare la struttura complessiva delle clausole contrattuali determina la solidità dell’accordo negoziale.

Per questo motivo è fondamentale definire con precisione gli obblighi reciproci per prevenire eventuali controversie.

Infatti la coerenza tra obiettivi imprenditoriali e disposizioni contrattuali ti aiuterà a proteggere il tuo lavoro e rafforzare la tua posizione giuridica.

Per questo motivo devi strutturare il tuo contratto con il cliente in 8 parti fondamentali.

Vediamo quali sono.

Parte 1: l’intestazione e il nome dell’atto

In cima al documento inserisci l’intestazione del contratto (il tuo logo o la tua ragione sociale).

In seguito inserisci il nome dell’atto cioè:

  • “contratto di vendita” (se devi vendere un bene);
  • “contratto di consulenza” (se devi fornire una consulenza).

Se non sai quale nome dare all’atto inserisci solo la denominazione “contratto”.

Parte 2: la descrizione dei contraenti

Subito dopo l’intestazione ed il nome dell’atto inserisci:

  • il nome e il cognome dei contraenti;
  • il codice fiscale dei contraenti.

Se il tuo cliente è una persona giuridica (es. società di capitali: srl o spa) accerta con precisione:

  • se la persona fisica che firmerà il contratto è munito dei poteri di firma;
  • se la persona fisica che firmerà il contrato riveste la qualità di rappresentante legale.

Parte 3: le premesse del contratto

Dopo aver identificato le Parti coinvolte nella transazione, dovrai inserire le premesse del contratto.

Molti contraenti sottovalutano l’importanza di questa sezione, che spesso viene ritenuta (erroneamente) superflua.

Le premesse del contratto sono una parte fondamentale, soprattutto per dimostrare lo svolgimento delle trattative per la conclusione dell’accordo.

Infatti, nelle premesse del contratto solitamente si descrive la situazione che precede la transazione.

In particolare, all’interno di questa sezione, si spiega che le due parti vogliono stipulare un contratto per raggiungere un determinato risultato.

Nei casi di contenzioso, le premesse possono essere molto utili per:

  • dimostrare che ci sono state trattative;
  • dimostrare che una parte ha deciso di stipulare un determinato contratto per raggiungere un preciso risultato.

Per questo motivo, quando stipuli un contratto per l’erogazione di un servizio, ti consiglio di inserire sempre le premesse.

Tale sezione ti consentirà di dimostrare le trattative che si sono svolte fra i due contraenti.

Se vuoi approfondire il tema, guarda il video qui sotto.

Parte 4: l’oggetto del contratto

Subito dopo le premesse, dovrai inserire l’oggetto del contratto, cioè il bene o il servizio che dovrai vendere al cliente.

Ti fornisco un esempio concreto.

Se devi realizzare uno specifico prodotto dovrai scrivere: “[Nome azienda] (inserisci la denominazione della tua società o il tuo nome se operi come persona fisica) si impegna a realizzare un [prodotto] in favore di [Cliente] (inserisci il nome del cliente)“.

Ricorda un principio importante: se vendi un bene o fornisci un servizio descrivi in questa parte come verrà eseguita la prestazione.

Ad esempio: “Il [prodotto] dovrà essere realizzato con [strumento utilizzato] e presenterà le seguenti caratteristiche [inserire una descrizione delle funzionalità]”.

Inoltre ricorda di specificare quali saranno i tempi di consegna.

In sostanza dovrai inserire tutte le informazioni più importanti sul prodotto specificando:

  • le modalità di esecuzione (come eseguirai il prodotto);
  • la caratteristiche del prodotto finale (cosa consegnerai al cliente).

Questa parte del contratto è molto importante e potrebbe evitare di far sorgere delle contestazioni in caso di mancato pagamento.

Clausole di responsabilità

In questa sezione (parte 3) possono essere inserire anche le clausole relative alla responsabilità delle due parti.

Il tema della responsabilità contrattuale è molto delicato e ti consiglio di prestare molta attenzione sull’inserimento di una clausola di questo tipo.

Su questo argomento non posso darti dei consigli troppo dettagliati.

Ogni professione prevede delle responsabilità differenti e pertanto non posso suggerti un unico modo per gestire questa parte del contratto.

La strategia migliore è chiedere il parere di un legale che possa suggerirti come inserire la clausola rispettando le norme del codice civile.

Inoltre, nel corso delle trattative, ti suggerisco di comunicare al tuo cliente che hai intenzione di inserire delle clausole di responsabilità nel contratto, in modo da “prepararlo” psicologicamente sul contenuto della clausola.

Molti clienti manifestano reazioni stizzite quando, alla lettura del contratto, notano la presenza di clausole di responsabilità che non erano state menzionate in precedenza.

Parte 5: il  prezzo e le modalità  di pagamento

Subito dopo l’oggetto del contratto, dovrai inserire il prezzo e le modalità di pagamento.

Il cliente si impegnerà a pagare la somma pattuita dopo che il lavoro sarà completato.

Inoltre ricorda di specificare quali sono le modalità di pagamento del tuo lavoro.

In molti casi è preferibile inserire nel contratto:

  • le coordinate bancarie su cui vorrai ricevere il versamento;
  • eventuali procedure aziendali per la trasmissione delle fatture.

Ti consiglio di preferire sempre il pagamento tramite bonifico: evita i pagamenti con assegno o contanti.

Puoi accettare gli assegni solo se hai la certezza che il cliente abbia la provvista sul conto, o quando ti viene consegnato un “assegno circolare”.

L’assegno circolare è una vera e propria garanzia di incasso: ma non aspettare troppo tempo prima di versarlo sul tuo conto.

In tutti gli altri casi scegli il bonifico bancario.

Parte 6: le clausole “speciali”

Se hai particolare timore di firmare la transazione e temi che il cliente non salderà il tuo compenso, hai la possibilità di inserire nel contratto alcune clausole speciali che possono tutelarti ulteriormente in caso di credito insoluto.

Per inserire queste clausole è necessario conoscere in modo approfondito il tipo di transazione da sottoscrivere, e pertanto non posso fornirti delle regole standard.

Nelle transazioni di alto importo, suggerisco sempre di inserire delle clausole “speciali” per tutelare la posizione giuridica del venditore/fornitore.

Molte volte una firma in più su un documento cambia radicalmente le sorti di una causa giudiziale, e permette di recuperare più velocemente un credito.

Parte 7: il trattamento dei dati

Dopo aver descritto il prezzo e le modalità di pagamento dovrai inserire una dichiarazione con cui il cliente presta il consenso al trattamento dei dati personali (eventualmente trattati).

Puoi utilizzare questa formula:

[Cliente] (inserisci il nome del cliente) dichiara, ai sensi e per gli effetti di cui al D. Lgs. n. 196/2003 e successive modificazioni ed integrazioni, e ai sensi e per gli effetti del Regolamento UE n. 679/2016 (GDPR), di essere stato informato che i dati personali, eventualmente contenuti nel presente atto, verranno utilizzati per le finalità inerenti al presente contratto, e autorizza sin d’ora il rispettivo trattamento”.

Il GDPR stabilisce che il trattamento dei dati personali è giustificato se è necessario per fornire un servizio o un prodotto previsto dal contratto.

Per evitare errori ti consiglio di inserire una dichiarazione sottoscritta dal cliente, in cui quest’ultimo viene informato su come verranno utilizzati i suoi dati personali.

In sostanza il cliente deve:

  • dichiarare di essere stato informato sulle finalità e modalità di trattamenti dei suoi dati;
  • autorizzare il trattamento dei suoi dati.

In alcuni casi è preferibile far firmare al cliente un documento separato, oltre al contratto (es. informativa privacy), in cui il fornitore spiega come saranno utilizzati i dati personali del committente.

Se il contratto viene stipulato tra due persone giuridiche e non sono trattati dati personali, la clausola dovrà essere differente.

In questo caso chiedi il supporto di un avvocato (il nostro studio legale può aiutarti con questo servizio).

Trattamento di dati sensibili

Se devi trattare anche i “dati sensibili” del cliente (come ad esempio: l’origine razziale ed etnica, le convinzioni religiose, filosofiche o di altro genere, le opinioni politiche, l’adesione a partiti, sindacati, associazioni od organizzazioni a carattere religioso, filosofico, politico o sindacale) devi ottenere un’autorizzazione separata.

Ti basta integrare la formula che ho suggerito prima, aggiungendo anche il termine “dati sensibili”.

Se il tuo caso è un po’ complesso chiedi il supporto di un avvocato (il nostro studio legale può aiutarti con questo servizio).

Parte 8: la data e le firme

Dopo il prezzo e le modalità di pagamento dovrai inserire la data del contratto e lo spazio per le firme.

È importante che il contratto con il cliente sia stampato e sia firmato su copia cartacea.

Esiste un modo per concludere un contratto senza essere presenti al momento della firma: per avere maggiori informazioni leggi questo articolo.

Un consiglio importante: chiedi al tuo cliente di firmare il contratto in ogni pagina.

Nei contratti che realizzo per i miei clienti creo una cella in ogni pagina, inserendo una dichiarazione di accettazione e il nome di colui che deve firmare il documento.

Questa procedura riduce il rischio di contestazioni nel caso in cui il contratto contenga eventuali clausole vessatorie.


Contratto con il cliente: la storia di Marco

La storia di Marco

Ricordo ancora perfettamente quella telefonata.

Marco, imprenditore di successo, mi chiamò in preda al panico.

“Avvocato, mi hanno raggirato! Devo pagare 500.000 euro a una società che non conosco nemmeno!”.

Due settimane prima, Marco era euforico.

Aveva concluso l’affare della vita: vendere la sua startup tecnologica con un’exit del valore di 2 milioni di euro.

“È tutto semplice,” mi aveva detto quando gli avevo proposto di rivedere il contratto insieme.

“Sono solo cinque pagine, risparmio le spese superflue.”

L’amara scoperta

Dopo alcune settimane, Marco chiese il mio supporto per analizzare una parte del contratto già firmato.

Quella notte, seduto nel mio studio, analizzai il documento che l’imprenditore mi aveva inviato.

Le mie mani tremavano mentre leggevo la clausola 7.3, nascosta tra paragrafi di un linguaggio tecnico apparentemente innocuo.

La società acquirente aveva inserito una penale molto pericolosa per il venditore.

Se entro sei mesi dall’acquisizione fossero emersi “debiti occulti o controversie legali pregresse”, Marco avrebbe dovuto risarcire il 25% del valore di vendita.

Sembrava ragionevole, ma c’era un dettaglio letale che era sfuggito allo startupper.

La definizione di “controversie legali” includeva anche “potenziali rivendicazioni future da parte di terzi”.

“Marco”, dissi durante la nostra call, “presta molta attenzione alla clausola 7.3. La società venditrice ha creato una trappola perfetta. Potrebbero simulare una controversia futura e tu saresti obbligato a versare la penale.”

Il giorno successivo scoprimmo la verità.

La società acquirente era la controllante di un’impresa che avanzava pretese su un brevetto utilizzato dalla startup di Marco.

Una controversia inesistente fino al giorno prima, ma ora potenzialmente decisiva per l’applicazione della penale, secondo i termini del contratto.

“Come è possibile?” mi chiese Marco, affranto.

“Semplice. La società acquirente ti ha ingannato, al fine di ridurre il prezzo di cessione. Purtroppo hai firmato il contratto senza un’adeguata protezione legale.”

La conclusione della controversia

Passammo tre mesi in mediazione civile.

Riuscimmo a negoziare con l’acquirente, raggiungendo un accordo senza avviare una causa in Tribunale.

Marco perse una somma di denaro considerevole a causa di scarsa attenzione e superficialità.

Oggi Marco è uno dei clienti più attenti e scrupolosi.

Quella vicenda gli insegnò una lezione fondamentale.

La redazione e/o la revisione di un contratto, grazie al supporto legale qualificato, costituisce non soltanto uno strumento di protezione ma soprattutto una misura di prevenzione.

Ogni clausola ambigua può trasformarsi in un problema futuro.

Un consulente legale non deve limitarsi a difendere il cliente quando il danno è già consumato, ma può costruire barriere contrattuali prima che il pericolo si manifesti.

In tribunale si può ottenere una vittoria o una sconfitta, ma con un buon contratto, puoi prevenire il conflitto.


Conclusione

La redazione di un contratto con il cliente richiede competenze giuridiche specifiche per tutelare i tuoi interessi aziendali.

In particolare l’analisi preliminare delle esigenze contrattuali rappresenta il primo step fondamentale da eseguire.

Un professionista legale specializzato in diritto contrattuale può indicarti quali clausole essenziali dovrai inserire per rispettare la normativa del tuo settore imprenditoriale.

In questo modo potrai definire l’oggetto contrattuale secondo i principi di determinatezza e chiarezza espositiva.

Inoltre l’inserimento di clausole risolutive espresse ti garantirà maggiore protezione nel caso di eventuali contestazioni.

Oltretutto la previsione di meccanismi alternativi di risoluzione delle controversie (come la mediazione o la negoziazione assistita) può ridurre la probabilità di controversie.

Per questi motivi ti consiglio di chiedere assistenza legale specializzata per adeguare il tuo contratto con il cliente e prevenire il rischio di contenziosi.

Sei giunto/a al termine di questo articolo.

Ecco un breve riepilogo.

Contratto con il cliente: gli elementi essenziali previsti dalla legge

  1. l’accordo delle parti;
  2. la causa;
  3. l’oggetto;
  4. la forma.

Contratto - gli elementi essenziali_a

Contratto con il cliente: le parti principali da inserire

  1. L’intestazione ed il nome dell’atto;
  2. La descrizione dei contraenti;
  3. Le premesse del contratto;
  4. L’oggetto del contratto;
  5. Il prezzo e le modalità di pagamento;
  6. Le clausole “speciali”;
  7. Il trattamento dei dati;
  8. La data e le firme.

Contratto con il cliente - parti principali


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Autore

Tino Crisafulli

Avvocato • Legal Advisor | Founder di Recupero Legale.

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Canoni di affitto non pagati - copertina_a

Canoni di affitto non pagati: introduzione

I canoni di affitto non pagati rappresentano un problema frequente che colpisce molti proprietari di immobili destinati a uso abitativo o commerciale.

Secondo le statistiche del nostro studio legale, oltre il 15% dei contratti di locazione commerciale registra ritardi nei pagamenti superiori ai 30 giorni.

La perdita economica per un imprenditore può raggiungere cifre considerevoli, soprattutto quando l’immobile genera un canone mensile di compreso tra i 5.000 e 15.000 euro.

Il mancato incasso dei canoni di affitto non pagati compromette il tuo benessere economico e può sfociare in conseguenze finanziarie gravi.

Tuttavia, esistono strumenti legali efficaci per recuperare i crediti e tutelare i propri diritti.

Per questo motivo ho deciso di scrivere questa guida per aiutarti a risolvere la tua crisi finanziaria.

Una corretta applicazione delle procedure stragiudiziali può incrementare le tue possibilità di recupero.

Prima di proseguire voglio fornirti alcune informazioni preliminari.

Quando il conduttore smette di pagare: primi segnali e azioni immediate

Il primo ritardo nel pagamento dei canoni di affitto deve attivare un sistema di allerta immediato.

I segnali premonitori possono essere i seguenti:

  • richieste di dilazione frequenti;
  • comunicazioni evasive;
  • difficoltà nel reperire il conduttore.

Spesso l’inquilino manifesta problemi economici attraverso comportamenti specifici che precedono la futura morosità.

In particolare la riduzione dell’attività commerciale nell’immobile locato rappresenta un indicatore significativo di possibili future difficoltà.

In questi casi ti consiglio di agire entro 30 giorni dal primo mancato pagamento per tutelare il tuo diritto di credito.

Raccogli la documentazione che dimostra l’esistenza del diritto credito e verifica la situazione patrimoniale del debitore.

La tempestività nell’intervento determina spesso la differenza tra un recupero efficace e una perdita definitiva.

Costituzione in mora: procedura e tempistiche

La costituzione in mora del conduttore moroso è il primo passo formale per richiedere il pagamento del credito insoluto.

L’atto deve contenere l’indicazione precisa del credito vantato, comprensivo di:

  • capitale;
  • interessi;
  • spese.

La comunicazione deve specificare il termine entro cui il debitore deve adempiere, generalmente non inferiore a 10 giorni.

L’invio deve avvenire tramite raccomandata con ricevuta di ritorno o posta elettronica certificata.

La mancata risposta del conduttore entro il termine stabilito non significa che il recupero è fallito.

In seguito sarà necessario contattare il debitore per avviare una negoziazione e verificare le possibilità di recupero stragiudiziale.

Gli errori nella redazione dell’atto di messa in moro possono compromettere la validità dell’intimazione e ritardare il recupero.

Per questi motivi è necessario quantificare con precisione l’importo del credito insoluto, detraendo i canoni di affitto già versati dal conduttore.

La costituzione in mora rappresenta il presupposto necessario per l’avvio delle successive azioni legali.

Canoni di affitto non pagati: i documenti da conservare

La raccolta della documentazione su cui si fonda il credito facilita notevolmente il recupero dei canoni di affitto non pagati.

Il contratto di locazione originale costituisce il titolo principale per dimostrare l’esistenza del rapporto locativo.

Inoltre le ricevute di pagamento dei canoni precedenti attestano la regolarità del rapporto fino alla data del primo inadempimento.

La corrispondenza intercorsa con l’inquilino può essere utile per comprendere se il conduttore si trova in difficoltà economiche.

In alcuni casi il debitore potrebbe rivelare i motivi del mancato pagamento per chiedere una piccola proroga.

Ti consiglio di raccogliere maggiori informazioni e analizzare il comportamento del conduttore in seguito alle tue richieste.

Le risposte evasive o le scuse pretestuose possono celare problemi di insolvenza permanenti.

Infine gli estratti conto bancari risultano decisivi per individuare i pagamenti parziali e facilitare la quantificazione del credito.

Organizza i documenti in ordine cronologici per facilitare la consultazione durante le successive fasi di recupero.

Ricorda che l’assenza di documentazione può compromettere seriamente le possibilità di successo nell’azione di recupero.


Strumenti di recupero stragiudiziale: vantaggi e limiti

Canoni di affitto non pagati - strumenti di recupero stragiudiziale

Il recupero stragiudiziale dei canoni di affitto non pagati offre numerosi vantaggi, poiché ha una durata limitata e costi contenuti.

Avviare una trattativa di bonario componimento ti aiuterà a mantenere rapporti commerciali con la controparte per trovare soluzioni condivise.

Tuttavia, l’efficacia dipende dalla buona fede del debitore e dalla sua effettiva capacità di pagamento.

I tempi di recupero stragiudiziale oscillano generalmente tra 30 e 90 giorni dalla prima comunicazione.

L’insuccesso della negoziazione non pregiudica le successive azioni legali, ma può comportare perdite di tempo.

La scelta tra recupero stragiudiziale e azione legale immediata dipende dalle circostanze specifiche e dall’importo del credito vantato.

In questi casi ti consiglio di effettuare un’analisi costi-benefici e valutare la solidità patrimoniale del debitore.

Canoni di affitto non pagati: negoziazione e rateizzazione

Se il debitore dovesse richiedere una rateizzazione dei canoni di affitto non pagati, ti consiglio di predisporre una scrittura privata con clausole di tutela specifiche.

Un semplice accordo verbale non è sufficiente a tutelare la tua posizione.

Il piano di rientro rateale deve indicare:

  • il numero di rate mensili;
  • la data di scadenza per il pagamento.

Inoltre l’accordo deve includere la decadenza automatica dal beneficio della rateizzazione in caso di inadempimento.

In questo modo potrai applicare gli interessi dalla data di scadenza di ogni rata sino all’effettivo soddisfo.

Tali garanzie aggiuntive rafforzano la tua posizione creditoria e rappresentano un deterrente per impedire nuove dilazioni.

Dopo la firma dell’accordo, dovrai monitorare regolarmente i pagamenti del debitore per intercettare eventuali inadempimenti.

In particolare ti consiglio di predisporre un foglio di calcolo (con Microsoft Excel o Google Sheet) per inserire tutte le rate che il conduttore dovrà versare.

Questo metodo ti aiuterà a garantire ordine e organizzazione per semplificare il processo di recupero.

Canoni di affitto non pagati: mediazione civile

La mediazione civile rappresenta un passaggio obbligatorio per determinate tipologie di controversie locative.

Infatti il procedimento deve essere avviato prima dell’azione giudiziale, pena l’improcedibilità della domanda.

I costi della mediazione sono variabili a seconda del valore della controversia.

In particolare la durata del procedimento ha una durata limitata che decorre dalla data di deposito della domanda.

L’accordo raggiunto in mediazione ha valore di titolo esecutivo e può essere immediatamente eseguito.

Tuttavia il mancato accordo non pregiudica l’azione giudiziale, ma rappresenta un adempimento legale necessario previsto dalla legge.

In molti casi l’atteggiamento delle parti e la scelta del mediatore possono influenzare il buon esito della negoziazione.

La mediazione conviene quando esistono margini di trattativa e il debitore dimostra buona fede.


Decreto ingiuntivo e recupero giudiziale

Decreto ingiuntivo

Il decreto ingiuntivo costituisce lo strumento più efficace per il recupero dei canoni di affitto non pagati.

La procedura consente di ottenere un titolo esecutivo in tempi ridotti senza attendere l’esito di un procedimento ordinario.

In alcuni casi il decreto ingiuntivo potrebbe avere efficacia esecutiva immediata al fine procedere all’esecuzione forzata senza attendere che il provvedimento diventi definitivo.

In particolare i costi del procedimento di ingiunzione sono minori rispetto ai costi di un giudizio ordinario e sono proporzionati al valore della controversia.

Secondo le statistiche del nostro studio, il tasso di accoglimento delle richieste di decreto ingiuntivo supera l’85% quando la documentazione è completa.

Pertanto la procedura monitoria rappresenta un’alternativa efficiente rispetto all’azione ordinaria di cognizione.

Documenti per ottenere il decreto

La richiesta di decreto ingiuntivo può essere accolta se il credito è liquido, esigibile e documentato.

In sede processuale dovrai produrre (tramite il tuo avvocato) i seguenti documenti:

  • contratto di locazione;
  • eventuali fatture emesse e non pagate;
  • atto di messa in mora;
  • riconoscimento del debito del conduttore (se esistente).

In particolare il contratto di locazione deve essere allegato per provare l’esistenza del rapporto locativo.

Allo stesso modo le fatture emesse e non pagate (in caso di locazione commerciale) attestano l’ammontare preciso del credito vantato.

Inoltre l’atto di costituzione può dimostrare l’interruzione della prescrizione del credito e può rafforzare la tua richiesta processuale.

Infine l’eventuale riconoscimento del debito da parte del conduttore è un documento prezioso poiché:

La documentazione deve essere completa e priva di contraddizioni per evitare che il Giudice rigetti il ricorso.

Opposizione del debitore: come difendersi

Il debitore può opporsi al decreto ingiuntivo entro 40 giorni dalla notificazione.

Le eccezioni più frequenti sono fondate sui seguenti motivi:

  • vizi del contratto;
  • pagamenti parziali non riconosciuti;
  • nullità della costituzione in mora.

In questi casi dovrai predisporre una difesa articolata che sia supportata da eventuali prove contrarie.

Il Giudice valuterà nel contradditorio le tesi delle parti e deciderà se confermare o ridurre l’importo dell’ingiunzione.

Per questo motivo è fondamentale la corretta quantificazione del credito, al fine di ridurre al minimo le possibili contestazioni della controparte.

Ricorda che l’opposizione dilatoria, priva di fondamento sostanziale, può essere sanzionata con il pagamento delle spese processuali.


Risoluzione del contratto per morosità: procedura e conseguenze

Risoluzione del contratto

La risoluzione del contratto di locazione per morosità comporta la cessazione del rapporto locativo e il diritto al risarcimento.

In particolare la procedura può avvenire di diritto, quando prevista da clausola contrattuale, o mediante azione giudiziale.

Le clausole risolutive espresse accelerano i tempi di risoluzione e possono semplificare le procedure di sgombero dell’immobile.

Infatti la risoluzione comporta il diritto alla liberazione dell’immobile e al risarcimento dei danni patrimoniali subiti dal proprietario.

I canoni di affitto non pagati rimangono comunque dovuti fino alla data di risoluzione effettiva.

Pertanto il locatore può richiedere il risarcimento del danno per il periodo di occupazione dell’immobile da parte del conduttore senza titolo (ovvero senza contratto o con contratto risolto).

Ricorda che la risoluzione non estingue il diritto al recupero dei canoni di affitto non pagati.

Canoni di affitto non pagati: sfratto per morosità

Lo sfratto per morosità rappresenta il procedimento per ottenere il rilascio dell’immobile locato.

La procedura inizia con la citazione per convalida di sfratto davanti al Tribunale competente.

L’udienza di comparizione si tiene generalmente entro 20 giorni dalla citazione.

In seguito il decreto di convalida può essere emesso immediatamente se il debitore non si costituisce.

L’esecuzione dello sfratto avviene tramite l’Ufficiale Giudiziario con l’ausilio della forza pubblica, dopo aver avviato l’esecuzione forzata.

Inoltre i tempi complessivi di durata della procedura esecutiva oscillano tra 6 e 18 mesi, in base alla velocità di lavorazione del Tribunale competente.

In alcuni casi è possibile sfruttare alcuni strumenti processuali per accelerare i tempi in presenza di gravi inadempimenti.

Recupero spese legali e danni da occupazione

Le spese legali sostenute per il recupero dei canoni di affitto non pagati sono dovute dal debitore.

In particolare l’indennità per l’occupazione abusiva spetta per il periodo di permanenza nell’immobile dopo la risoluzione.

Il calcolo dell’indennità può essere quantificato in base al canone contrattuale con l’applicazione di un tasso maggiorato.

Inoltre le spese processuali a carico del conduttore comprendono:

  • contributo unificato;
  • diritti di cancelleria (es. imposte di bollo);
  • onorari dell’avvocato.

La liquidazione delle spese è contenuta nel provvedimento del Giudice a seguito di una precisa richiesta processuale.

La quantificazione dei danni richiede una valutazione sullo stato dell’immobile e sul valore di mercato della zona geografica in cui si trova il bene.


Garanzie contrattuali: come attivarle efficacemente

Canoni di affitto non pagati - garanzie contrattuali

Le garanzie contrattuali rappresentano uno strumento fondamentale per la tutela del locatore in caso di inadempimento del conduttore.

Devi sapere che una tempestiva applicazione delle garanzie potrebbe aiutarti a coprire interamente i canoni di affitto non pagati.

Esistono diverse tipologie di garanzie che possono offrire livelli di protezione e procedure di attivazione differenti.

Le principali garanzie contrattuali che puoi inserire nel tuo contratto sono:

  • fideiussioni bancarie e assicurative;
  • soggetti terzi che ricoprono la posizione di “garanti”.

In particolare ti consiglio di verificare periodicamente la solvibilità degli eventuali garanti e la consistenza del patrimonio del debitore.

Eventuali errori nella procedura contrattuale di applicazione delle garanzie possono impedirti di recuperare le somme dovute dal conduttore.

Per raggiungere questo scopo devi includere nel contratto di locazione delle specifiche clausole che consentiranno di applicare delle garanzie aggiuntive in caso di mancato pagamento del conduttore.

L’attivazione delle garanzie deve avvenire nel perimetro del contratto e delle norme imposte dal codice civile.

Canoni di affitto non pagati: fideiussioni bancarie e assicurative

Le fideiussioni bancarie e assicurative offrono garanzie solide per il recupero dei canoni di affitto non pagati.

Tuttavia non sempre gli istituti di credito o le compagnie assicurative possono offrire al conduttore tali benefici.

Se il debitore si trova in una situazione patrimoniale o reddituale poco solida, il ricorso a una fideiussione sarà molto difficile.

In alcuni casi è possibile inserire la clausola “a prima richiesta”, al fine di attivare la garanzia senza la preventiva escussione del debitore principale.

Devi sapere che l’escussione è un vocabolo giuridico che si riferisce all’azione con cui il creditore si rivolge a un soggetto (fideiussore) per ottenere il pagamento, perché il debitore principale non ha pagato.

In sostanza l’escussione è un meccanismo con cui si pretende il pagamento nei confronti del debitore.

La rinuncia al beneficio della preventiva escussione accelera i tempi di recupero, poiché consente al locatore di ottenere il pagamento direttamente dal fideiussore (banca o assicurazione).

Prima di inserire una fideiussione nel tuo contratto di locazione, segui queste regole:

  • l’importo garantito dovrebbe essere adeguato a coprire almeno 6-12 mensilità di canone;
  • la durata della fideiussione dovrebbe essere commisurata alla durata del contratto di locazione;
  • verifica la solidità del soggetto che garantisce la fideiussione.

In questo modo potrai proteggere il tuo diritto di credito e aumentare le probabilità di incassare i canoni non pagati.

Canoni di affitto non pagati: responsabilità dei garanti

Allo stesso modo puoi richiedere al conduttore di inserire nel contratto ulteriori soggetti che rispondono all’obbligazione di pagamento nella qualità di “garanti”.

I garanti personali rispondono solidalmente con il conduttore per i canoni di affitto non pagati.

In base alla struttura della clausola, la responsabilità può estendersi a:

  • capitale;
  • interessi;
  • spese;
  • danni causati dall’inadempimento.

In alcuni casi l’escussione del garante può avvenire contemporaneamente a quella del debitore principale.

Tuttavia l’inserimento della figura del garante in un contratto di locazione è una richiesta delicata che richiede grandi abilità di negoziazione.

In molti casi il conduttore potrebbe rifiutarsi di inserire una clausola di questo genere per diversi motivi.

Ad ogni modo, il proprietario dell’immobile può richiedere legittimamente l’inserimento di un garante quando tema una potenziale insolvenza della controparte.


Aspetti fiscali del recupero crediti: detrazioni e perdite

Canoni di affitto non pagati - aspetti fiscali

I canoni di affitto non pagati possono avere un impatto significativo sul tuo carico fiscale, senza i necessari adempimenti.

In questi casi ti consiglio di rivolgersi a un consulente legale specializzato in credit management per valutare le probabilità di incasso.

Infatti i crediti inesigibili (o irrecuperabili) possono essere dedotti dal reddito imponibile in presenza di specifici requisiti.

Oltretutto, in caso di locazione commerciale, la gestione dell’IVA sui canoni non incassati richiede determinate operazioni contabili.

In particolare le perdite su crediti devono essere adeguatamente documentate per ottenere i benefici fiscali di mancato versamento delle imposte.

Richiedi il supporto di un consulente fiscale per classificare correttamente le insolvenze e i relativi carichi tributari.

Infatti la variazione in aumento del reddito imponibile può comportare maggiori imposte da versare.

Svalutazione fiscale dei crediti inesigibili

La svalutazione fiscale dei canoni di affitto non pagati richiede il rispetto di criteri oggettivi di inesigibilità.

L’elemento soggettivo della probabilità di mancato incasso deve essere supportato da elementi concreti.

In particolare per ottenere una deducibilità delle imposte dovrai produrre i documenti che dimostrano di aver avviato delle azioni di recupero, che si sono concluse con esito negativo.

Inoltre il fallimento o la liquidazione del debitore costituiscono elementi probatori per ottenere l’inesigibilità.

La cancellazione del credito dal bilancio deve essere supportata da specifici documenti per evitare contestazioni da parte dell’Agenzia delle Entrate.

Devi sapere che tempi di prescrizione del credito non determinano automaticamente l’inesigibilità fiscale.

Valuta ogni caso con il supporto legale e fiscale di professionisti qualificati per indirizzare in modo corretto le tue scelte fiscali.


Prevenzione: clausole contrattuali protettive per il futuro

Canoni di affitto non pagati - prevenzione

Se hai vissuto casi di insolvenza, a prescindere dall’esito delle azioni di recupero, ti consiglio di valutare la revisione del tuo contratto di locazione.

Infatti l’inserimento di clausole di garanzia possono ridurre significativamente i rischi di futura morosità.

In primo luogo ti consiglio di selezionare in modo accurato i conduttori e la loro solidità economica.

I meccanismi di controllo periodico della situazione finanziaria dell’inquilino permettono interventi tempestivi.

In particolare le garanzie multiple e diversificate (come fideiussioni o garanti) offrono una protezione più ampia che ti aiuterà a prevenire perdite.

Inoltre provvedi ad adeguare il canone adi locazione ai parametri indicati dall’Istat per prevenire perdite economiche sui futuri incassi.

Inserisci una clausola contrattuale per favorire adattamenti alle mutevoli condizioni di mercato.

Sistemi di allerta precoce e monitoraggio degli inquilini

Ti consiglio di monitorare periodicamente la situazione finanziaria del conduttore per prevenire i i canoni di affitto non pagati.

Infatti i sistemi di scoring creditizio possono fornirti indicatori predittivi di possibili difficoltà.

Le verifiche periodiche sui database delle centrali rischi evidenziano peggioramenti della posizione creditoria della tua controparte.

Inoltre, in caso di locazioni commerciali, l’analisi dei bilanci aziendali del conduttore rileva trend negativi nella gestione.

Questi dati sono molto preziosi e possono aiutarti a prevenire una crisi finanziaria.

Ricorda che i ritardi nei pagamenti di altre utenze del conduttore costituiscono segnali di allarme significativi.

Infine la riduzione dell’attività commerciale nell’immobile può suggerire possibili e future difficoltà economiche.

Canoni di affitto non pagati: quando conviene rinunciare al recupero

La rinuncia al recupero dei canoni di affitto non pagati può rappresentare la scelta più conveniente in determinate circostanze.

Infatti l’analisi costi-benefici deve considerare i costi legali, i tempi di recupero e le probabilità di successo.

In alcuni casi se il credito insoluto è inferiore a 5.000 euro, i costi di un’azione legale potrebbero essere eccessivi.

Oltretutto la documentazione insufficiente o viziata può compromettere le possibilità di successo (soprattutto in caso di causa giudiziale).

Inoltre l’insolvenza accertata del debitore (soprattutto in caso di locazioni commerciali) potrebbe rendere inutile e costoso l’avvio di procedure esecutive.


Conclusione

La valutazione economica del recupero dei canoni di affitto non pagati richiede un’analisi approfondita dei costi e dei benefici.

Infatti i costi legali possono oscillare in base all’importo del credito da recuperare.

In particolare i tempi di recupero possono variare (da 6 mesi a 3 anni), in base ai seguenti parametri:

  • efficacia dell’attività stragiudiziale;
  • velocità di lavorazione del Tribunale competente (in caso di attività giudiziale).

La probabilità di successo può dipendere dalla solidità patrimoniale del debitore e dalla qualità della documentazione.

L’analisi preliminare della situazione economica del debitore ti aiuterà ad applicare le scelte migliori per incassare le somme dovute.

Il nostro studio legale ha ideato un metodo matematico che ti consente di individuare quando avviare un’azione giudiziale.

Con una corretta pianificazione finanziaria puoi decidere se avviare un contenzioso e poi individuare una ragionevole data di incasso.

Canoni di affitto non pagati - infografica_d


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Privacy Policy e Cookie Policy - copertina

Privacy Policy e Cookie Policy: introduzione

La gestione della privacy rappresenta un aspetto fondamentale per ogni imprenditore che opera nel mercato digitale.

Le normative europee impongono determinati obblighi nella redazione di privacy policy e cookie policy.

Tali documenti sono spesso confusi e influiscono sulla compliance aziendale.

In particolare una cattiva gestione di questi strumenti legali può comportare:

  • sanzioni fino a 20 milioni di euro;
  • il 4% del fatturato annuo globale.

Devi sapere che la differenza tra privacy policy e cookie policy non è solo teorica, ma comporta conseguenze pratiche per la tua azienda.

In questo articolo ti fornirò le istruzioni necessarie per distinguere i due documenti e implementarli correttamente nel tuo lavoro.

Iniziamo subito.

Cosa sono Privacy Policy e Cookie Policy: definizioni

La privacy policy e la cookie policy rappresentano due documenti distinti con finalità specifiche nel panorama normativo europeo.

Di solito molti imprenditori li considerano intercambiabili, ma questa confusione genera problemi di compliance significativi.

La comprensione delle differenze fondamentali ti permetterà di evitare errori costosi e di proteggere efficacemente la tua attività.

Privacy Policy: il documento madre della protezione dati

La privacy policy costituisce l’informativa generale che descrive come la tua azienda tratta i dati personali dei clienti.

Questo documento deve spiegare chiaramente:

  • le finalità della raccolta dati;
  • i tempi di conservazione;
  • i diritti degli interessati.

Il GDPR richiede la presenza di questo documento per qualsiasi trattamento di dati personali, anche per una semplice newsletter aziendale.

Infatti la privacy policy copre tutti i canali attraverso cui raccogli informazioni:

  • sito web;
  • negozio fisico;
  • telefonate commerciali;
  • corrispondenza email.

Pertanto, ogni PMI che gestisce i recapiti dei propri clienti deve predisporre una privacy policy adeguata.

La mancanza di questo documento espone l’azienda a sanzioni immediate da parte del Garante per la Protezione dei Dati Personali.

Cookie Policy: focus specifico sui tracciatori web

La cookie policy rappresenta un documento tecnico dedicato esclusivamente ai cookie e alle tecnologie di tracciamento presenti sul tuo sito web.

Questo strumento informativo descrive:

  • i singoli cookie utilizzati;
  • la loro durata;
  • le finalità specifiche di ciascuno.

La cookie policy deve includere i dettagli tecnici degli strumento utilizzati, come:

  • Google Analytics;
  • Meta Pixel;
  • altri strumenti di marketing digitale installati.

Il documento richiede un approccio più tecnico rispetto alla privacy policy perché deve elencare specifiche tecnologie e fornitori esterni.

La cookie policy deve descrivere quando il tuo sito web utilizza:

  • cookie tecnici (non strettamente necessari al funzionamento);
  • cookie statistici;
  • cookie di marketing e profilazione.

Inoltre, questo documento deve essere collegato al banner cookie che appare ai visitatori del sito.


Differenze fondamentali tra Privacy Policy e Cookie Policy

Privacy Policy e Cookie Policy - differenze

Le differenze tra privacy policy e cookie policy riguardano:

  • l’ambito di applicazione;
  • la base normativa;
  • i contenuti obbligatori.

Questi elementi distintivi determinano quando utilizzare ciascun documento e come strutturarne i contenuti.

La comprensione precisa di queste differenze ti eviterà di creare documenti incompleti o ridondanti.

Ambito di applicazione: generale vs specifico

La privacy policy indica tutti i trattamenti di dati personali della tua azienda, sia online che offline.

Questo documento deve descrivere la gestione dei dati dei dipendenti, dei fornitori, dei clienti e di tutti i soggetti che interagiscono con l’azienda.

Al contrario, la cookie policy si limita esclusivamente alle attività di tracciamento che avvengono attraverso il sito web aziendale.

Per esempio, la privacy policy deve includere la gestione dei dati raccolti durante le fiere commerciali o tramite questionari cartacei.

In questi casi potrebbe essere necessario predisporre due differenti informative (una per le attività online, una per le attività offline).

D’altra parte, la cookie policy descrive solo i tracciatori installati nelle pagine web e nelle applicazioni digitali.

La privacy policy rimane valida anche se la tua azienda non possiede un sito web, mentre la cookie policy diventa necessaria solo con una presenza digitale attiva.

Fonti normative di riferimento

La privacy policy si basa principalmente sul Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati (GDPR) e sul Codice Privacy italiano.

Queste disposizioni normative stabiliscono i principi generali per il trattamento dei dati personali in tutti i settori economici.

Al contrario la cookie policy deriva dalla Direttiva ePrivacy (2002/58/CE) europea e dal Provvedimento generale sui cookie del Garante italiano del 2021.

In particolare i provvedimenti normativi sui cookie si concentrano specificamente sulle comunicazioni elettroniche e sui dispositivi terminali degli utenti.

Tuttavia, entrambi i documenti devono rispettare il principio di trasparenza e chiarezza informativa verso gli interessati.

Inoltre la base giuridica diversa comporta obblighi informativi differenti e modalità di consenso specifiche per ciascun documento.

Contenuti obbligatori: cosa deve includere ciascun documento

La privacy policy deve contenere:

  • l’identità del titolare del trattamento;
  • le finalità di trattamento;
  • la base giuridica del trattamento.

Inoltre, il documento deve specificare:

  • i destinatari dei dati;
  • i tempi di conservazione;
  • i diritti degli interessati.

La cookie policy deve elencare tutti i cookie utilizzati, distinguendo tra tecnici e di profilazione.

Per ogni cookie, il documento deve indicare:

  • la denominazione;
  • la finalità;
  • la durata;
  • l’eventuale trasferimento di dati verso paesi terzi.

Da un lato la privacy policy deve includere le modalità di esercizio dei diritti e i recapiti del Data Protection Officer quando presente.

Dall’altro la cookie policy deve specificare come disattivare i cookie attraverso le impostazioni del browser o sistemi di opt-out specifici.


Quando sono obbligatori per la tua impresa

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L’obbligatorietà di privacy policy e cookie policy dipende dalle attività concrete svolte dalla tua azienda.

In particolare la valutazione sull’utilizzo dei due documenti deve considerare:

  • i canali di raccolta dei dati;
  • gli strumenti digitali utilizzati;
  • il volume di informazioni gestite.

Questa analisi ti permetterà di comprendere quali documenti sono necessari per la tua specifica situazione aziendale.

Privacy Policy: obbligatorietà per ogni trattamento

La privacy policy diventa obbligatoria nel momento in cui la tua azienda raccoglie qualsiasi dato personale.

Anche la semplice archiviazione delle email dei clienti in un file Excel richiede la predisposizione di questo documento.

La gestione delle buste paga dei dipendenti, l’invio di fatture e la tenuta del registro clienti comportano l’obbligo di informativa.

Le aziende che operano esclusivamente nel settore B2B devono comunque predisporre la privacy policy per i dati dei referenti aziendali.

La partecipazione a fiere commerciali con raccolta di biglietti da visita richiede l’informativa privacy specifica per quell’evento.

Pertanto, ogni PMI gestisce inevitabilmente dati personali che richiedono una specifica privacy policy.

Cookie Policy: requisiti per siti web e app

La cookie policy diventa obbligatoria quando il tuo sito web utilizza cookie diversi da quelli strettamente necessari.

I cookie tecnici, necessari per il funzionamento del sito non richiedono consenso, ma devono essere comunque descritti nella policy.

Gli strumenti come Google Analytics, Meta Pixel e software di marketing automation rendono obbligatoria la cookie policy con un banner di consenso.

Inoltre siti e-commerce che utilizzano sistemi di retargeting pubblicitario devono implementare una cookie policy completa.

In particolare le piattaforme di lead generation, che utilizzano form di contatto tracciati, richiedono informative specifiche sui cookie di marketing.

Infine, l’utilizzo di chat online, mappe interattive e video embedded (incorporati), può comportare l’installazione di cookie di terze parti.


Errori comuni che possono generare sanzioni

Errori comuni che possono generare sanzioni

Gli errori nella gestione di privacy policy e cookie policy rappresentano le cause principali delle sanzioni comminate alle PMI italiane.

Alcuni comportamenti derivano spesso da una comprensione superficiale degli obblighi normativi e dall’utilizzo di soluzioni inadeguate.

La prevenzione di questi errori ti permetterà di evitare sanzioni significative e di mantenere un rapporto di fiducia con i tuoi clienti.

Vediamo nel dettaglio quali azioni evitare.

Documento unico: perché non funziona

Molte PMI creano un unico documento che unisce privacy policy e cookie policy, generando confusione negli utenti.

Questa soluzione comporta:

  • informazioni ridondanti;
  • difficoltà di aggiornamento;
  • problemi di compliance normativa.

Il Garante italiano ha sanzionato diverse aziende proprio per l’inadeguatezza di documenti “tutto in uno” poco chiari.

La normativa richiede specificità informativa: gli utenti devono comprendere esattamente quali dati vengono raccolti e per quali finalità.

Un documento unico impedisce la gestione separata del consenso per cookie e trattamenti offline.

Di conseguenza, la tua azienda rischia sanzioni per mancanza di trasparenza e inadeguatezza dell’informativa fornita.

Template generici: i pericoli del copia-incolla

I template scaricati gratuitamente online raramente riflettono le specificità della tua attività aziendale.

Questi modelli contengono spesso riferimenti a trattamenti inesistenti o omettono attività realmente svolte dall’azienda.

L’utilizzo di clausole standard può portare a dichiarazioni false sui tempi di conservazione o sulle finalità di trattamento.

I template generici non considerano i software specifici utilizzati dalla tua PMI per CRM, contabilità e marketing.

Il Garante verifica sempre la coerenza tra le attività dichiarate nei documenti e quelle effettivamente svolte dall’azienda.

Pertanto, l’uso di template non personalizzati espone a sanzioni per informativa inadeguata o ingannevole.

Mancato aggiornamento: un errore che cresce nel tempo

Le privacy policy e cookie policy richiedono aggiornamenti costanti per riflettere l’evoluzione dell’attività aziendale.

L’introduzione di nuovi software, partnership commerciali o canali di marketing comporta modifiche obbligatorie ai documenti.

Molte PMI dimenticano di aggiornare le policy dopo aver installato Google Analytics o dopo aver avviato campagne pubblicitarie sui social media.

I documenti obsoleti diventano progressivamente più pericolosi perché aumenta il divario tra attività dichiarate e reali.

Il lancio di un e-commerce, l’implementazione di un chatbot o l’uso di newsletter automation richiedono revisioni immediate.

Inoltre, i cambiamenti normativi possono rendere inadeguate clausole precedentemente corrette.


Come implementare correttamente entrambi i documenti

Privacy Policy e Cookie Policy - come implementare

L’implementazione corretta di privacy policy e cookie policy richiede una valutazione legale e personalizzata per la tua PMI.

La creazione di documenti efficaci parte dall’analisi dettagliata dei seguenti elementi:

  • attività aziendali;
  • strumenti digitali utilizzati.

Questo processo ti garantirà la compliance normativa e la protezione legale necessaria per operare serenamente nel mercato.

Privacy Policy efficace: elementi chiave

La privacy policy efficace inizia con l’identificazione precisa di tutti i trattamenti di dati personali svolti dalla tua azienda.

Devi mappare ogni punto di raccolta:

  • sito web;
  • attività di marketing (cd. lead generation);
  • moduli cartacei,
  • telefonate;
  • eventi di settore;
  • corrispondenza commerciale.

Per ogni trattamento, devi specificare:

  • la finalità;
  • la base giuridica;
  • i tempi di conservazione basati su obblighi legali o necessità aziendali.

Per esempio le PMI nel campo industriale devono valutare il trattamento in base ai rapporti con fornitori, trasportatori e tecnici di manutenzione.

Al contrario le aziende che forniscono servizi devono descrivere accuratamente la raccolta dati durante:

  • consulenze online;
  • consulenze offline;
  • eventuali sopralluoghi;
  • attività di assistenza clienti.

Infine nel settore retail bisogna valutare il trattamento dei dati nel caso di:

  • utilizzo di programmi fedeltà;
  • garanzie dei prodotti;
  • gestione resi.

Cookie Policy ottimizzata: dall’analisi all’implementazione

La cookie policy può essere ottimizzata grazie a un audit tecnico completo del tuo sito web per identificare tutti i tracciatori presenti.

Alcuni strumenti gratuiti come Cookie Metrix o CookieBot ti aiuteranno scansionare automaticamente le pagine e individuare cookie nascosti.

Classifica ogni cookie in categorie:

  • necessari;
  • preferenze;
  • statistiche;
  • marketing.

In questo modo potrai gestire correttamente il consenso dei visitatori.

Inoltre ti consiglio di documentare la provenienza di ogni cookie:

  • Google Analytics;
  • Meta Pixel;
  • Hotjar;
  • chat online;
  • plugin social.

Per ogni tracciatore, specifica la durata esatta (es. sessione, 30 giorni, 2 anni) e l’eventuale possibilità di trasferimento dati negli USA (ove il trasferimento sia necessario per l’utilizzo dello strumento).

Infine devi collegare la cookie policy al banner di consenso garantendo coerenza tra informazioni fornite e scelte disponibili.

Integrazione e collegamento tra i documenti

L’integrazione corretta tra privacy policy e cookie policy richiede un collegamento organizzato tra le definizioni utilizzate e le informazioni più rilevanti.

In particolare la privacy policy deve contenere una sezione dedicata ai cookie con rimando specifico alla cookie policy dettagliata.

Ti consiglio di posizionare entrambi i documenti nel footer del sito web con denominazioni comprensibili come:

  • “Privacy Policy” e “Cookie Policy”;
  • o “Informativa sulla Privacy” e “Informativa sui Cookie”.

Il banner cookie deve includere i link diretti a entrambi i documenti per permettere una lettura completa prima del consenso.

Mantieni la stessa terminologia e le stesse denominazioni aziendali in entrambi i documenti per evitare confusione.

Aggiorna contemporaneamente privacy policy e cookie policy quando modifichi strumenti di tracciamento o finalità di trattamento.


Sanzioni e conseguenze della non conformità

Sanzioni e conseguenze delle violazioni

Le sanzioni per privacy policy e cookie policy inadeguate rappresentano un rischio concreto per ogni PMI che opera nel mercato digitale.

Il Garante per la Protezione dei Dati Personali ha intensificato i controlli proprio sulle piccole e medie imprese.

La comprensione del quadro sanzionatorio ti permetterà di valutare correttamente l’investimento necessario per la compliance.

Panorama sanzionatorio GDPR per PMI

Le sanzioni GDPR per privacy policy inadeguate possono raggiungere 20 milioni di euro o il 4% del fatturato annuo globale.

Per una PMI che fattura 1 milione di euro, la sanzione massima teorica ammonta a 40.000 euro più i costi del procedimento.

Il Garante italiano ha sanzionato molte imprese (con sanzioni fino 15.000 euro) per la presenza di una privacy policy generica e inadeguata.

Di recente una società di servizi informatici ha ricevuto una multa di 25.000 euro per mancata informativa sui trattamenti di dati dei clienti.

Le sanzioni più frequenti per le PMI oscillano tra 5.000 e 30.000 euro, importi significativi per aziende di dimensioni medie.

Inoltre, il procedimento sanzionatorio comporta costi legali e distrazione di risorse aziendali per mesi.

Rischi specifici per Cookie Policy non conformi

Le violazioni della normativa cookie comportano sanzioni specifiche che si aggiungono a quelle generali del GDPR.

Il mancato banner di consenso può generare multe da 10.000 a 120.000 euro secondo il Codice delle Comunicazioni Elettroniche.

In passato un’impresa di piccole dimensioni ha ricevuto una sanzione di 35.000 euro per cookie di profilazione installati senza consenso preventivo.

Alcune imprese che gestiscono e-commerce sono state multate (fino a 18.000 euro) per cookie policy incompleta e banner ingannevole.

I controlli del Garante verificano sistematicamente la presenza di strumento di profilazione e tracciamento senza consenso adeguato.

Le ispezioni includono sempre la verifica della coerenza tra cookie dichiarati nella policy e quelli effettivamente presenti.


Strumenti e risorse per la compliance

Strumenti e risorse - Privacy Policy e Cookie Policy

La gestione efficace di privacy policy e cookie policy richiede strumenti adeguati e metodologie consolidate.

In particolare l’investimento in soluzioni appropriate rappresenta una protezione concreta contro sanzioni e problematiche legali.

In molti casi sarà necessario effettuare un privacy audit per:

  • analizzare tutti i processi aziendali;
  • adeguare gli asset utilizzati per il trattamento dei dati.

La scelta degli strumenti giusti dipende dalla complessità della tua attività e dal budget disponibile per la compliance.

Tool per l’audit e la gestione cookie

CookieBot offre una versione gratuita per siti con meno di 100 pagine, ideale per PMI con una presenza sul web.

Lo strumento scansiona automaticamente il sito, identifica tutti i cookie e genera la cookie policy personalizzata.

Cookie Metrix rappresenta un’alternativa italiana gratuita per l’analisi dei tracciatori presenti sul tuo sito web.

Inoltre ti segnalo Iubenda.

L’impresa fornisce un generatore automatico di privacy policy e cookie policy con con abbonamenti mensili.

Tuttavia la scelta dello strumento non garantisce la sicurezza della tua organizzazione.

Nel caso di molteplice attività di trattamento ti consiglio di richiedere consulenza legale specializzata.

Quando rivolgersi al legale: investimento vs fai-da-te

In linea generale un’impresa con attività standard (sito vetrina, newsletter, Google Analytics) potrebbe gestire autonomamente privacy policy e cookie policy.

Tuttavia esistono importanti eccezioni: alcune piccole organizzazioni gestiscono migliaia di dati personali che richiedono una specifica valutazione legale.

L’utilizzo di generatori automatici affidabili rappresenta una soluzione economica per situazioni non complesse.

Le aziende che gestiscono dati sensibili, minori o categorie particolari devono necessariamente consultare un legale specializzato.

Il settore sanitario, finanziario e dei servizi alla persona richiede un supporto legale professionale per la redazione dei documenti.

Un consulente legale potrà richiedere un compenso fisso o un compenso orario per la redazione completa di entrambi i documenti.

L’investimento in consulenza legale si ammortizza rapidamente considerando i rischi di sanzione per documenti inadeguati.


Conclusione

La gestione corretta di privacy policy e cookie policy rappresenta un investimento strategico per la crescita sostenibile della tua PMI.

Ricorda che la distinzione tra i due documenti ti permette di implementare soluzioni specifiche ed efficaci per ogni ambito normativo.

In questo modo potrai proteggere la tua impresa da rischi legali e sanzioni.

Inoltre la compliance aziendale garantisce protezione legale e fiducia dei clienti nel lungo termine.

Per rispettare gli obblighi normativi ricorda di eseguite le seguenti attività:

  • Verifica se la tua privacy policy descrive accuratamente tutti i trattamenti di dati personali attualmente svolti;
  • Controlla che la cookie policy elenchi tutti i tracciatori presenti sul sito web aziendale;
  • Assicurati che il banner cookie sia collegato correttamente a entrambi i documenti informativi;
  • Pianifica un aggiornamento trimestrale dei documenti per integrare eventuali modifiche aziendali;
  • Valuta di richiedere una consulenza legale in base alla complessità della tua attività.

La compliance normativa in materia di privacy policy e cookie policy non rappresenta solo un obbligo legale ma un vantaggio competitivo.

I clienti premiano sempre di più le aziende trasparenti nella gestione dei dati personali.

Non perdere altro tempo: effettua un audit della tua situazione attuale per identificare le aree di miglioramento prioritarie.

Privacy Policy e Cookie Policy - infografica


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Autore

Tino Crisafulli

Avvocato • Legal Advisor | Founder di Recupero Legale.

Specializzato in: Crediti • Contratti • Privacy • Tech.

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