Intervento immobiliare - copertina

Intervento immobiliare: introduzione

Conosci l’intervento immobiliare?

Si tratta di uno strumento che puoi sfruttare per recuperare il tuo credito all’interno di un processo esecutivo.

Se sei un imprenditore e devi ricevere il pagamento da un debitore inadempiente, questo articolo è adatto per te.

Grazie a questa guida pratica ti spiegherò come sfruttare questo istituto poco conosciuto e spesso sottovalutato.

Devi sapere che, in determinate situazioni, l’intervento immobiliare può rappresentare una soluzione efficace per recuperare quanto ti è dovuto.

In questo momento storico, il numero di procedure esecutive immobiliari pendenti nei tribunali italiani è piuttosto elevato.

Questo significa che tra quei procedimenti potrebbe essercene qualcuno che riguarda l’immobile di proprietà della tua controparte.

Ti spiegherò come comportarti quando il processo è stato avviato da un altro creditore che ha fatto la prima mossa.

Ci sono determinate condizioni che devi analizzare per capire se aspettare o partecipare nel giudizio.

Prima di proseguire voglio fornirti alcune definizioni preliminari.

Intervento immobiliare: cos’è e come si svolge

L’intervento immobiliare è l’atto con cui un creditore — che non ha avviato il pignoramento — decide di entrare in una procedura esecutiva già pendente, avviata da un altro creditore nei confronti dello stesso debitore.

In termini tecnici, si tratta di un istituto disciplinato dall’articolo 499 del Codice di procedura civile, che consente ai creditori di partecipare alla distribuzione del ricavato della vendita forzata dell’immobile pignorato all’esecutato.

In sostanza un creditore (chiamato “creditore procedente”) avvia un pignoramento immobiliare nei confronti del debitore.

L’immobile verrà venduto all’asta e il ricavato sarà distribuito tra i creditori secondo un preciso ordine di priorità, stabilito dalla legge in base alla presenza di eventuali privilegi o ipoteche.

In questi casi puoi ricoprire il ruolo di “creditore intervenuto”, poiché puoi intervenire in questa procedura e partecipare alla distribuzione del ricavato, senza dover avviare un giudizio autonomo da zero.

In questo modo puoi risparmiare tempo e risorse economiche.

Tuttavia l’intervento immobiliare non è sempre conveniente.

Intervento immobiliare: quando conviene

Esistono situazioni in cui l’intervento immobiliare non è semplicemente una scelta conveniente, ma rappresenta l’unica opzione concretamente praticabile.

Mi riferisco al caso in cui il debitore risulti nullatenente.

Infatti se la controparte non possiede conti correnti bancari (con sufficiente provvista di denaro), o redditi periodici (come stipendio o pensione), o beni mobili di valore (es. autoveicoli o imbarcazioni) l’azione giudiziaria risulterà inefficace.

In questo scenario, l’unico bene che potrebbe soddisfare il tuo credito è proprio l’immobile già pignorato da un altro creditore.

Attendere che il debitore paghi spontaneamente non è la strategia migliore.

Allo stesso modo potrebbe risultare sconveniente e antieconomico avviare un pignoramento immobiliare autonomo.

L’intervento immobiliare, invece, ti consente di costituirti in una procedura già avviata e di poter partecipare al ricavato della vendita all’asta dell’immobile.

Adesso vediamo quali sono le prime attività da eseguire per non commettere errori.


Intervento immobiliare: cosa fare per evitare errori

Intervento immobiliare - errori

Prima di intervenire in un’esecuzione immobiliare, è indispensabile compiere una serie di verifiche preliminari per capire se la costituzione in giudizio è conveniente.

Il primo passo è valutare se esiste ancora la possibilità di un componimento bonario con il debitore.

Infatti un accordo stragiudiziale, se percorribile, può essere più rapido ed economico rispetto all’intervento in una procedura esecutiva.

Se questa soluzione è impraticabile, devi verificare se la controparte possiede uno o più beni immobili.

In seguito ti consiglio di effettuare un esame dell’immobile per capire:

  • il valore economico del bene;
  • le condizioni di fatto in cui si trova (se sono necessari interventi di manutenzione e/o ristrutturazione);
  • l’eventuale presenza di occupanti che potrebbero complicare o svalutare la vendita.

La fase conclusiva prevede l’analisi dei documenti processuali contenuti nel fascicolo dell’esecuzione:

  • la relazione notarile (per conoscere se l’immobile è gravato da ipoteche);
  • la CTU (per individuare il valore del bene);
  • l’avviso di vendita (per verificare il prezzo base dell’ultima asta).

Se vuoi approfondire il tema, guarda il video qui sotto.

Solo dopo aver raccolto queste informazioni potrai decidere con lucidità se l’intervento conviene davvero.

Adesso vediamo nel dettaglio quali attività processuali devi eseguire.

Intervento immobiliare: l’istanza di visibilità

Prima di depositare qualsiasi atto di intervento, devi conoscere l’esatto stato della procedura.

In questo modo potrai capire quali sono le condizioni processuali prima di decidere se intervenire.

Il modo corretto per conoscere lo stato della procedura è depositare, tramite il tuo avvocato, un’istanza di visibilità.

Questo atto consente di accedere al fascicolo telematico della procedura esecutiva, esaminando tutti i documenti depositati dalle parti.

Dopo l’introduzione del Processo Civile Telematico (PCT), la stragrande maggioranza degli atti processuali viene depositata in formato digitale ed è consultabile online dai procuratori delle parti.

Se non sei ancora costituito nella procedura (ovvero se non hai ancora depositato l’atto di intervento) non puoi accedere direttamente al fascicolo.

L’istanza di visibilità è lo strumento che ti consente di farlo, in via preliminare e per un periodo di tempo limitato.

Se vuoi approfondire il tema, guarda il video qui sotto.

Generalmente i tribunali concedono la visibilità per alcuni giorni, il tempo necessario per fare una valutazione tecnica approfondita.

Usa quel tempo per verificare tutti i documenti e valutare la convenienza alla costituzione in giudizio.

Una volta ottenuta la visibilità, l’analisi del fascicolo è un’attività fondamentale.

Non tutti i documenti hanno lo stesso peso.

Ti indico quelli su cui devi concentrare la tua attenzione.

La relazione notarile (e la documentazione ipocatastale)

Il primo documento fondamentale è la relazione notarile, unitamente alla documentazione ipocatastale.

Questo documento (redatto da un notaio su incarico del giudice dell’esecuzione) contiene tutte le trascrizioni e iscrizioni che hanno interessato l’immobile nei vent’anni precedenti la trascrizione del pignoramento.

Devi sapere che, ai sensi dell’articolo 2808 del codice civile, l’ipoteca è un diritto reale di garanzia.

Tale diritto attribuisce al creditore ipotecario il diritto di essere soddisfatto, con preferenza, sul ricavato della vendita del bene immobile su cui l’ipoteca è iscritta.

Questo significa che, in sede di distribuzione del ricavato, i creditori ipotecari vengono soddisfatti prima dei creditori chirografari (quelli senza ipoteca), nell’ordine di grado in cui le ipoteche sono state iscritte.

La relazione notarile ti dice esattamente chi ti precede, per quale importo e con quale grado di ipoteca.

Senza questa informazione, qualsiasi valutazione di convenienza è incompleta.

La CTU (Consulenza Tecnica d’Ufficio)

Il secondo documento da esaminare con attenzione è la CTU, ovvero la perizia redatta dal consulente tecnico d’ufficio nominato dal giudice.

All’interno della CTU troverai due informazioni di straordinaria importanza.

La prima è la stima del valore di mercato dell’immobile.

Il consulente indica quanto vale l’immobile nelle condizioni in cui si trova, tenendo conto di eventuali difformità urbanistiche, vincoli, occupazioni o altri elementi che ne condizionano il valore.

La seconda informazione contenuta nella CTU è il riepilogo delle iscrizioni ipotecarie.

Il consulente elenca le ipoteche gravanti sull’immobile, con i relativi importi, consentendoti di verificare quale parte del ricavato potrebbe essere incassata dai creditori che ti precedono.

Incrociando queste due informazioni (valore dell’immobile e ipoteche precedenti) puoi eseguire una prima stima di massima sulla convenienza dell’intervento.

Ti fornisco un esempio concreto.

Se l’immobile vale 100.000 euro e prima di te risulta iscritta un’ipoteca da 500.000 di euro, il ricavato sarà insufficiente a soddisfare anche il creditore ipotecario di primo grado.

In questo caso, intervenire nel giudizio potrebbe essere poco conveniente e potrebbe rappresentare un investimento economico negativo.

Se invece l’immobile vale 500.000 euro e le ipoteche precedenti ammontano complessivamente a 100.000 euro, la situazione è completamente diversa.

Lo spazio per il tuo credito esiste, e l’intervento merita di essere valutato seriamente.

L’avviso di vendita

Esiste un terzo documento che non puoi trascurare: l’avviso di vendita.

Si tratta del documento ufficiale che contiene tutte le informazioni relative all’asta giudiziaria e precisamente:

  • data dell’asta;
  • luogo dell’asta;
  • modalità di partecipazione;
  • prezzo base;
  • importo del rilancio minimo;
  • condizioni generali di vendita del bene.

L’avviso di vendita viene pubblicato sui portali telematici autorizzati (come il Portale delle Vendite Pubbliche del Ministero della Giustizia).

Tale documento è inviato alle parti dalla cancelleria o dal professionista delegato alla vendita, nei procedimenti in cui la vendita è delegata a un notaio o a un avvocato.

Il dato più importante che devi ricavare dall’avviso di vendita è il prezzo base dell’ultima asta.

Se vuoi approfondire il tema, guarda il video qui sotto

Presso base: perché è importante

Devi sapere che le procedure esecutive immobiliari si protraggono spesso per anni.

Di conseguenza, nel corso del tempo, il prezzo base subisce progressivi ribassi obbligatori, ogni volta che un’asta va deserta.

Questo significa che il valore indicato nella CTU (che è la stima originaria del perito) può essere molto diverso dal prezzo base attuale.

La norma di riferimento è l’articolo 591 del codice di procedura civile, che disciplina le conseguenze della mancata vendita e consente al giudice di ridurre il prezzo base in misura non superiore a un quarto rispetto al tentativo precedente.

Nella pratica, dopo diversi tentativi di vendita andati a vuoto, il prezzo base può ridursi anche del 50-75% rispetto alla stima iniziale.

Tale circostanza ha un impatto diretto sulla tua valutazione di convenienza.

Se il prezzo base è sceso drasticamente e davanti a te c’è un ingente mutuo fondiario (che vanta ipoteca di primo grado), le probabilità che il ricavato possa soddisfare anche il tuo credito si assottigliano ulteriormente.

In quel caso, non ti conviene intervenire.

Se invece il prezzo base è ancora elevato (oppure è sceso, ma le ipoteche precedenti sono modeste) lo scenario cambia e l’intervento potrebbe essere profittevole.


Intervento immobiliare: come valutare la convenienza

Intervento immobiliare - convenienza

A questo punto hai tutti gli elementi per eseguire una valutazione corretta.

Prima di effettuare l’intervento immobiliare ti consiglio di applicare un metodo articolo in tre fasi.

Fase 1: individua il prezzo base dell’ultima asta indicato nell’avviso di vendita.

Questo accertamento è il punto di partenza della tua analisi (non ti soffermare sulla stima della CTU).

Fase 2: somma tutti i crediti che ti precedono nella distribuzione del ricavato.

Prima di eseguire il calcolo quantifica:

  • i crediti garantiti da ipoteca di grado anteriore al tuo credito;
  • le spese della procedura esecutiva (che vengono riconosciute in “prededuzione” rispetto a tutti i creditori);
  • i compensi del professionista delegato;
  • i compensi del custode giudiziario (se nominato).

Fase 3: sottrai il totale dei crediti (quantificati in fase 2) dal prezzo base dell’asta.

Se il risultato è positivo (e sufficiente a soddisfare almeno parzialmente il tuo credito) l’intervento merita di essere preso in considerazione.

Se il risultato è negativo o troppo esiguo, valuta con attenzione se procedere ulteriormente.

In questi casi l’intervento potrebbe essere economicamente svantaggioso.

Quando depositare l’atto di intervento

Dal punto di vista procedurale, l’atto di intervento deve essere depositato prima dell’udienza di distribuzione del ricavato.

Più precisamente, ai sensi dell’articolo 499 del codice di procedura civile, il creditore che interviene ha diritto di partecipare alla distribuzione del ricavato solo se deposita:

  • il proprio titolo esecutivo;
  • il ricorso di intervento.

La costituzione e il deposito dei documenti devono essere effettuati prima che sia disposta la vendita.

I creditori che intervengono dopo questo momento (definiti “creditori tardivi”) possono comunque partecipare alla distribuzione, ma solo sul residuo eventualmente disponibile dopo il soddisfacimento:

  • dei creditori tempestivi;
  • dei creditori privilegiati.

Questo significa che il tempismo nell’intervento immobiliare è fondamentale.

Più aspetti, più rischi di essere relegato in una posizione deteriore nella distribuzione del ricavato.

Pertanto, non appena hai effettuato la tua analisi, e quando hai deciso di intervenire, agisci nel più breve tempo possibile.

Cosa ti serve per intervenire: i presupposti dell’atto di intervento

Per poter depositare validamente un atto di intervento, devi essere in possesso di un titolo esecutivo nei confronti del debitore.

Il titolo esecutivo è il documento che attesta in modo ufficiale l’esistenza del tuo credito e la sua esigibilità.

Ai sensi dell’articolo 474 del codice di procedura civile, costituiscono titoli esecutivi, tra gli altri:

  • le sentenze;
  • i decreti ingiuntivi (provvisoriamente esecutivi o definitivamente esecutivi);
  • i provvedimenti ai quali la legge attribuisce espressamente efficacia esecutiva;
  • i verbali di conciliazione giudiziale;
  • gli atti ricevuti da notaio o da altro pubblico ufficiale autorizzato;
  • le cambiali, gli assegni bancari e gli altri titoli di credito cui la legge attribuisce efficacia esecutiva.

Di conseguenza, se non sei in possesso di un titolo esecutivo, dovrai prima ottenerlo (es. decreto ingiuntivo) prima di poter intervenire.


Conclusione

L’intervento immobiliare è uno strumento giuridico molto efficace, che può aumentare le tue probabilità di recupero.

Il creditore intervenuto può partecipare alla distribuzione del ricavato di una vendita forzata, senza dover avviare una procedura esecutiva.

Tale situazione contribuisce a contenere i costi giudiziali e i tempi di attesa prima dell’incasso.

Tuttavia l’intervento immobiliare presenta alcune criticità che non devi sottovalutare.

Intervenire in una procedura in cui il ricavato della vendita viene interamente assorbito dai creditori privilegiati, non ti farà incassare alcuna somma.

In questo caso potresti sostenere costi legali elevati e coltiverai aspettative che non saranno soddisfatte.

Per questo motivo, prima di compiere qualsiasi scelta, ti consiglio di chiedere il supporto di uno studio legale specializzato in credit management.

Un’analisi preventiva della controversia e l’esame dei documenti depositati in giudizio, ti permetterà di adottare la decisione più razionale per la tutela del tuo credito.

Intervento immobiliare - infografica


Consulenza Legale

Se hai bisogno di un chiarimento

Freccia


Autore

Teresa Rossi

Avvocato • Credit Advisor | Founder di Recupero Legale.

Specializzata in: Crediti • Immobiliare • Due Diligence.

Le principali testate giornalistiche hanno parlato del nostro studio legale.

Siamo apparsi su: Il Sole 24 Ore, Rai Radio 1, Il Foglio Quotidiano, Libero Quotidiano (e molti altri).

Scopri le nostre pubblicazioni sui media.

Seguimi su LinkedIn.

Iscriviti al nostro Canale YouTube.

© Tutti i contenuti presenti in questa pubblicazione sono protetti ai sensi della normativa vigente in materia di diritto d’autore. È vietata qualsiasi forma di riproduzione, estrazione, rielaborazione, traduzione, adattamento, distribuzione, memorizzazione o utilizzo, anche parziale, con qualsiasi mezzo e/o tecnologia, ivi inclusi strumenti basati su intelligenza artificiale, senza preventiva autorizzazione scritta dell’autore.

Aste giudiziarie - copertina

Aste giudiziarie: introduzione

In questa nuova guida ti spiegherò cosa sono le aste giudiziarie e quali sono le loro modalità di svolgimento.

Se sei un imprenditore o un investitore interessato alle opportunità del mercato immobiliare, questo articolo è adatto a te.

Nei prossimi paragrafi scoprirai tutto quello che devi sapere sulle aste giudiziarie.

In particolare ti spiegherò:

  • come si svolge l’asta;
  • quali sono le norme di riferimento;
  • come partecipare alla gara telematica;
  • quali vantaggi puoi ottenere da questo strumento.

Inoltre ti suggerirò come trovare un’opportunità di investimento vantaggiosa e come comprendere meglio i meccanismi della procedura esecutiva immobiliare.

Questa guida ti fornirà gli strumenti necessari per operare con sicurezza, senza commettere errori.

Le aste giudiziarie possono nascondere molte insidie, ma con la giusta preparazione potrai scoprire interessanti opportunità di investimento.

Prima di proseguire voglio fornirti alcune definizioni preliminari.

Cosa sono le aste giudiziarie

Le aste giudiziarie rappresentano uno strumento fondamentale del sistema giudiziario italiano per garantire la soddisfazione dei diritti dei creditori.

Si tratta di procedure attraverso le quali vengono venduti beni immobili appartenenti a debitori insolventi, con l’obiettivo di convertire questi beni in denaro liquido da distribuire tra i creditori.

Per gli imprenditori e gli investitori, le aste giudiziarie costituiscono un’opportunità unica di acquistare immobili a prezzi potenzialmente inferiori rispetto a quelli di mercato.

Tuttavia, è fondamentale sfruttare questo strumento con la giusta preparazione, per evitare di concludere affari rischiosi e poco convenienti.

Il punto di partenza delle aste giudiziarie

Il pignoramento rappresenta il primo atto dell’esecuzione forzata immobiliare, ed è disciplinato dal Codice di Procedura Civile a partire dall’articolo 555 cpc e seguenti.

Attraverso il pignoramento, il creditore munito di titolo esecutivo (come una sentenza o un decreto ingiuntivo) può sottoporre a un vincolo giudiziario di “indisponibilità” i beni immobili del debitore.

Da questo momento, il debitore non può più liberamente disporre del bene pignorato senza l’autorizzazione del giudice dell’esecuzione.

L’obiettivo del pignoramento immobiliare è la vendita dei beni del soggetto esecutato attraverso le aste giudiziarie.

La procedura esecutiva immobiliare si articola in diverse fasi che culminano con la vendita del bene all’asta.

Durante questo procedimento giudiziario, vengono compiute alcune attività come:

  • la raccolta della documentazione urbanistica e catastale;
  • la stima dell’immobile (per determinare il prezzo base dell’asta);
  • la pubblicizzazione della vendita per i soggetti interessati.

Il ricavato della vendita verrà distribuito tra i creditori dopo il versamento del prezzo da parte dell’aggiudicatario (il soggetto che ha acquistato l’immobile all’asta).

A partire dal 19 febbraio 2018 tutte le vendite dei beni vengono effettuate tramite una gara telematica.

Vediamo nel dettaglio di cosa si tratta.

Aste giudiziarie e gara telematica

La gara telematica si svolge attraverso una specifica piattaforma, messa a disposizione dal gestore della vendita.

In particolare il gestore è un soggetto autorizzato dal Ministero della Giustizia, che dispone del software necessario per lo svolgimento dell’asta telematica.

La modalità di vendita telematica può essere derogata soltanto in due casi:

Se vuoi approfondire il tema, guarda il video qui sotto.

Sul portale delle vendite pubbliche, puoi scaricare un vademecum che contiene le domande più frequenti sulle aste giudiziarie telematiche.

Informazioni e documenti per la valutazione dell’immobile

Prima di partecipare a un’asta giudiziaria, dovrai raccogliere alcune informazioni necessarie per la valutazione dell’immobile.

Il portale delle vendite pubbliche contiene tutti gli immobili sottoposti a pignoramento immobiliare, per cui è stata disposta la vendita telematica.

All’interno di ogni asta giudiziaria potrai scaricare un documento denominato “Avviso di vendita”, che viene predisposto dal “Delegato alla vendita”, ovvero il professionista incaricato dal giudice per gestire tali operazioni.

In particolare, prima della gara telematica, ti consiglio di raccogliere le seguenti informazioni:

  • descrizione dell’immobile;
  • condizioni di vendita (giorno e luogo in cui si svolgerà la vendita);
  • modalità di vendita;
  • prezzo base dell’asta.

In alcuni casi, è molto utile analizzare l’ordinanza di delega delle operazioni di vendita (che contiene la nomina del “delegato alla vendita”) e tutti i successivi atti processuali.

Tali documenti sono necessari per ricostruire l’iter giudiziario e scongiurare il rischio di effettuare un cattivo investimento in asta.

Aste giudiziarie: la distribuzione del ricavato

Il ricavato della vendita verrà distribuito tra i creditori dopo il versamento del prezzo da parte dell’aggiudicatario.

Questo aspetto è fondamentale per comprendere la finalità principale della procedura esecutiva.

Una volta che l’aggiudicatario ha versato il prezzo di acquisto, si procede alla fase della distribuzione del ricavato tra i creditori secondo un preciso ordine stabilito dalla legge.

Questo ordine tiene conto delle diverse tipologie di crediti (es. privilegiati, ipotecari, chirografari) e del momento in cui sono stati iscritti eventuali gravami sull’immobile.

Il giudice dell’esecuzione predispone un progetto di distribuzione che indica quanto spetta a ciascun creditore in base alla sua posizione nella graduatoria.

I creditori muniti di ipoteca o di privilegi speciali immobiliari hanno diritto di prelazione sul ricavato della vendita dell’immobile sul quale grava il loro diritto.

Solo dopo aver soddisfatto integralmente i creditori privilegiati e ipotecari, eventuali somme residue vengono destinate ai creditori chirografari.

Se il ricavato della vendita non è sufficiente a soddisfare tutti i creditori, quelli che si trovano in posizione deteriore nella graduatoria potrebbero non ricevere nulla.


Aste giudiziarie: evoluzione normativa

Aste giudiziarie - evoluzione normativa

A partire dal 19 febbraio 2018 tutte le vendite all’asta devono essere effettuate in modalità telematica.

Questa novità normativa, introdotta dal Decreto Legge n. 83 del 2015 (convertito in Legge n. 132/2015), ha completamente trasformato il sistema delle vendite giudiziarie in Italia.

L’obiettivo del legislatore è stato duplice:

  • da un lato, rendere più trasparente e accessibile il mercato delle aste giudiziarie;
  • dall’altro, aumentare la platea dei potenziali acquirenti e, di conseguenza, incrementare le possibilità di vendita dei beni a prezzi più remunerativi.

Prima di questa riforma, le aste si svolgevano fisicamente presso il Tribunale, con modalità che spesso scoraggiavano la partecipazione di potenziali acquirenti.

Con il sistema telematico, chiunque può partecipare alle aste comodamente da casa o dal proprio ufficio.

I soggetti interessati devono disporre di una connessione internet e devono completare le procedure di registrazione e versamento della cauzione.

Aste giudiziarie: la Riforma Cartabia

La “Riforma Cartabia”, entrata in vigore con il Decreto Legislativo n. 149 del 10 ottobre 2022, ha introdotto diverse modifiche anche nelle esecuzioni immobiliari e nelle aste giudiziarie.

L’obiettivo principale del legislatore è stato quello di rendere le procedure esecutive più rapide ed efficienti, riducendo i tempi di vendita dei beni.

Una delle novità più rilevanti riguarda la digitalizzazione completa delle comunicazioni processuali.

Adesso i provvedimenti giudiziali vengono trasmessi tramite PEC (Posta Elettronica Certificata) a tutti soggetti che devono esserne dotati per obbligo di legge (come gli avvocati).

In questo modo sono stati ridotti i tempi della procedura, eliminando i ritardi legati alle notifiche cartacee tradizionali.

Inoltre la riforma ha introdotto alcune modifiche sulle modalità di vendita.

Infatti il giudice dell’esecuzione può scegliere se effettuare:

  • la vendita con incanto (asta competitiva);
  • o la vendita senza incanto (vendita a offerte in busta chiusa).

In particolare, viene incentivata la vendita senza incanto quando questa modalità può garantire:

  • l’aggiudicazione del bene a un prezzo più alto;
  • una maggiore rapidità della procedura.

Vendita frazionata e poteri del giudice

Un altra novità introdotta dalla Riforma Cartabia riguarda la possibilità di procedere alla vendita frazionata di immobili complessi o di lotti di terreno.

Questa soluzione può essere applicata per favorire una migliore valorizzazione del bene.

Infatti il giudice può autorizzare la divisione dell’immobile in più lotti da vendere separatamente, al fine di far aumentare il ricavato complessivo dell’asta.

La riforma ha anche rafforzato i poteri del giudice dell’esecuzione in materia di riduzione del prezzo base nelle aste successive.

Adesso il giudice dispone di maggiore flessibilità nel determinare l’entità della riduzione, potendo anche prevedere riduzioni superiori rispetto ai parametri tradizionali.

Tali modifiche sono state introdotte per semplificare le aste giudiziarie e tutelare maggiormente gli interessi dei creditori.

Tuttavia le novità della Riforma Cartabia rappresentano un vantaggio anche per gli investitori nel settore immobiliare.

Infatti le procedure più rapide riducono i tempi di attesa tra l’aggiudicazione e l’effettiva disponibilità del bene.

Inoltre la maggiore flessibilità nelle modalità di vendita può favorire l’aumento dei partecipanti all’asta giudiziaria.


Aste giudiziarie: il portale delle vendite pubbliche

Aste giudiziarie - portale delle vendite pubbliche

Le aste giudiziarie si svolgono tramite il portale delle vendite pubbliche.

Dentro la piattaforma sono inserite tutte le informazioni e i documenti necessari per consentire ai partecipanti all’asta di effettuare una valutazione completa dell’immobile.

Il portale delle vendite pubbliche rappresenta il punto di riferimento unico e centralizzato per tutte le vendite giudiziarie in Italia.

Su questo portale, ogni procedura esecutiva immobiliare viene pubblicizzata con una scheda dedicata contenente tutte le informazioni rilevanti.

Vediamo nel dettaglio quali documenti devi consultare.

Aste giudiziarie e avviso di vendita

L’avviso di vendita costituisce il documento fondamentale che disciplina:

  • le modalità di svolgimento dell’asta;
  • i diritti e i doveri dei partecipanti;
  • il giorno in cui si svolgerà la vendita (con indicazione precisa della data e dell’orario di inizio e fine delle operazioni di gara);
  • il luogo in cui si svolgerà la vendita (che nel sistema telematico corrisponde alla piattaforma digitale utilizzata dal gestore della vendita).

Le modalità di vendita possono variare (es. vendita sincrona, vendita asincrona, vendita senza incanto) a seconda delle scelte del giudice dell’esecuzione.

Il prezzo base dell’asta è determinato sulla base della perizia di stima redatta da un tecnico nominato dal giudice, e rappresenta il valore di mercato dell’immobile.

Aste giudiziarie e provvedimenti da consultare

Uno dei documenti più importanti da consultare è l’ordinanza che autorizza la vendita.

Tramite questo provvedimento il giudice dell’esecuzione dispone che si proceda alla vendita dell’immobile pignorato.

Inoltre ti consiglio di annotare il nome del “delegato alla vendita”, ovvero il professionista (avvocato, commercialista o notaio) incaricato di gestire materialmente le operazioni di vendita.

Se disponibili, analizza le ordinanze di vendita successive a quella iniziale (comprese quelle che dispongono eventuali rinvii della vendita o riduzioni del prezzo base in caso di esito negativo delle precedenti gare).

Tali documenti sono importanti per completare l’analisi legale della procedura.

In questo modo i soggetti interessati all’immobile possono valutare con precisione l’opportunità di investimento, prima di decidere se partecipare o meno all’asta.

Come funziona la gara telematica

La gara telematica avviene attraverso una specifica piattaforma messa a disposizione dal gestore della vendita.

I gestori delle vendite sono professionisti (società o singoli professionisti) che hanno ottenuto l’autorizzazione dal Ministero della Giustizia dopo aver dimostrato di possedere i requisiti tecnici e di affidabilità richiesti dalla normativa.

Questi soggetti mettono a disposizione piattaforme tecnologiche certificate che garantiscono:

  • la sicurezza;
  • la tracciabilità;
  • la trasparenza delle operazioni di gara.

Il portale principale e ufficiale per le aste giudiziarie in Italia è il portale delle vendite pubbliche del Ministero della Giustizia.

Esistono poi diverse piattaforme autorizzate per la ricerca e la partecipazione telematica (sincrona o asincrona), tra cui:

Per partecipare a un’asta telematica, è necessario seguire alcuni passaggi fondamentali.

Innanzitutto, occorre registrarsi sulla piattaforma del gestore della vendita indicato nell’avviso di vendita.

Aste giudiziarie e versamento della cauzione

Successivamente, è necessario versare la cauzione richiesta, che generalmente ammonta al 10% del prezzo base dell’immobile.

Il versamento della cauzione può avvenire tramite assegno circolare, bonifico bancario o altre modalità indicate nell’avviso di vendita.

Una volta completata la registrazione e versata la cauzione, il partecipante riceve le credenziali per accedere alla piattaforma telematica nel giorno e nell’orario stabiliti per la gara.

Durante l’asta, i partecipanti possono formulare le proprie offerte di acquisto.

In particolare le offerte devono avere le seguenti caratteristiche:

  • devono essere superiori al prezzo base (in caso di prima asta);
  • devono essere superiori al prezzo ribassato (nelle aste successive);
  • devono rispettare l’aumento minimo previsto nell’avviso di vendita.

Il sistema telematico registra tutte le offerte con l’indicazione dell’orario preciso di presentazione, garantendo così la massima trasparenza.

Al termine della gara, risulta aggiudicatario chi ha formulato l’offerta più alta.

Le eccezioni al sistema telematico

L’asta telematica può essere derogata soltanto in due casi.

1) Quando reca pregiudizio ai creditori.

Tale situazione si verifica quando il sistema telematico, per particolari caratteristiche del bene o del contesto territoriale, rischia di limitare la partecipazione e quindi di penalizzare la vendita del bene.

2) Quando è necessario far svolgere la procedura di vendita in modo più rapido, come stabilisce l’articolo 569 del Codice di Procedura Civile.

In questi casi eccezionali, il giudice dell’esecuzione può autorizzare modalità di vendita diverse da quella telematica, motivando adeguatamente la propria decisione.

Tuttavia, si tratta di ipotesi residuali e sempre meno frequenti nella pratica.


Aste giudiziarie: vantaggi per imprenditori e investitori

Aste giudiziarie - vantaggi

Le aste giudiziarie rappresentano un’opportunità interessante per diverse ragioni.

Il prezzo di aggiudicazione può essere significativamente inferiore rispetto ai valori di mercato, soprattutto nelle aste successive alla prima, dove il prezzo base viene progressivamente ridotto.

Infatti la trasparenza della procedura telematica garantisce pari opportunità a tutti i partecipanti, eliminando possibili favoritismi o negoziazioni scorrette.

Inoltre la documentazione disponibile sul portale consente di effettuare una valutazione accurata dell’investimento prima di impiegare le proprie riserve economiche.

Il sistema delle aste giudiziarie offre moltissime opportunità, con immobili di ogni tipologia e valore.

Aspetti da valutare prima di partecipare

Prima di partecipare a un’asta giudiziaria, è fondamentale effettuare una serie di verifiche legali preliminari.

Innanzitutto occorre analizzare la relazione di stima del perito per comprendere:

  • le caratteristiche dell’immobile;
  • le eventuali criticità.

Infatti è necessario verificare la situazione urbanistica dell’immobile, controllando che non vi siano abusi edilizi o difformità che potrebbero comportare costi aggiuntivi.

Inoltre bisogna esaminare la situazione ipotecaria e i gravami presenti sull’immobile, per comprendere:

  • se l’acquisto avverrà libero da pesi (scenario prevalente);
  • se alcuni vincoli rimarranno in capo all’acquirente (eventualità remota ma possibile).

Per questo motivo ti consiglio di effettuare un sopralluogo sul luogo in cui si trova l’immobile, per verificarne personalmente le condizioni del bene.

Infine occorre calcolare con precisione i costi complessivi dell’operazione, includendo:

  • imposte;
  • spese di procedura;
  • eventuali lavori di ristrutturazione.

Il supporto legale per investimenti immobiliari

Data la complessità delle procedure esecutive immobiliari, ti consiglio di chiedere supporto a uno studio legale specializzato in diritto immobiliare.

In questo modo potrai esaminare la documentazione dell’immobile al fine di individuare tutti i rischi giuridici connessi all’acquisto.

Inoltre è necessario chiedere l’assistenza di un consulente fiscale specializzato nella gestione di immobili.

Grazie a tale figura potrai individuare qual è il regime di tassazione più conveniente e come pianificare gli aspetti fiscali dell’investimento.

Nel caso in cui vorrai sfruttare il bene ad uso locazione, ti suggerisco di incaricare un tecnico (geometra, architetto o ingegnere) per verificare la conformità edilizia e urbanistica dell’immobile.

Questo team di professionisti rappresenta la soluzione più sicura per proteggere il tuo investimento ed evitare errori legali e burocratici.

Gli investimenti immobiliari tramite le aste giudiziarie possono essere redditizi, ma spesso nascondono molte insidie.

Senza adeguate verifiche preliminari, l’operazione potrebbe risultare onerosa e poco vantaggiosa.


Conclusione

Le aste giudiziarie rappresentano uno strumento importante del nostro ordinamento giuridico e un’opportunità concreta per imprenditori e investitori che desiderano diversificare i propri investimenti immobiliari.

La digitalizzazione delle procedure ha reso questo mercato più accessibile e trasparente, eliminando molte delle barriere che in passato ne limitavano la fruibilità.

Tuttavia, partecipare con successo alle aste giudiziarie richiede preparazione, competenza e un adeguato supporto professionale.

Con le conoscenze adeguate e un metodo di valutazione corretto, le aste giudiziarie possono diventare una soluzione preziosa per la tua attività imprenditoriale e per la tua strategia di investimento.

Aste giudiziarie - documenti valutazione immobile - infografica


Consulenza Legale

Se hai bisogno di un chiarimento

Freccia


Autore

Teresa Rossi

Avvocato • Credit Advisor | Founder di Recupero Legale.

Specializzata in: Crediti • Immobiliare • Due Diligence.

Le principali testate giornalistiche hanno parlato del nostro studio legale.

Siamo apparsi su: Il Sole 24 Ore, Rai Radio 1, Il Foglio Quotidiano, Libero Quotidiano (e molti altri).

Scopri le nostre pubblicazioni sui media.

Seguimi su LinkedIn.

Iscriviti al nostro Canale YouTube.

© Tutti i contenuti presenti in questa pubblicazione sono protetti ai sensi della normativa vigente in materia di diritto d’autore. È vietata qualsiasi forma di riproduzione, estrazione, rielaborazione, traduzione, adattamento, distribuzione, memorizzazione o utilizzo, anche parziale, con qualsiasi mezzo e/o tecnologia, ivi inclusi strumenti basati su intelligenza artificiale, senza preventiva autorizzazione scritta dell’autore.

Recupero crediti senza contratto - copertina

Recupero crediti senza contratto: introduzione

Il recupero crediti senza contratto è una sfida frequente che molti professionisti e imprenditori devono affrontare.

Si tratta di una situazione più comune di quanto tu possa immaginare, che genera sempre numerose domande e preoccupazione.

Ma non temere: sei finito/a nel posto giusto.

In questo articolo scoprirai come tutelare efficacemente la tua posizione creditoria anche quando non possiedi un contratto sottoscritto dal cliente.

Ti spiegherò come aumentare le tue probabilità di incasso, anche se parti da una posizione apparentemente svantaggiata.

Grazie a questa guida scoprirai quali sono le prove alternative da utilizzare per dimostrare l’esistenza del tuo credito.

Prima di proseguire voglio raccontarti un caso realmente accaduto a un cliente del nostro studio legale.

Recupero crediti senza contratto: un caso reale

Qualche mese fa abbiamo assistito un consulente aziendale che si trovava in una posizione particolarmente critica.

Il nostro cliente vantava un credito molto alto nei confronti di una società con cui aveva collaborato per diversi mesi.

Il problema principale era che il creditore non aveva mai sottoscritto un contratto di collaborazione formale con il cliente.

La collaborazione era stata avviata sulla fiducia, con accordi verbali e lo scambio di alcune email.

Tuttavia il nostro cliente non possedeva alcun documento formale che regolamentasse i rapporti tra le parti.

Nonostante questa carenza documentale, che avrebbe potuto compromettere l’intera procedura, siamo riusciti a far ottenere al nostro cliente un decreto ingiuntivo.

Per scoprire di più su questo tema guarda il video qui sotto.

Questo risultato dimostra che il recupero crediti senza contratto non è un’impresa impossibile.

Tuttavia per ottenere il pagamento dal debitore dovrai elaborare una strategia di recupero e dovrai impegnarti nella preparazione della documentazione probatoria.

L’importanza del contratto nel recupero crediti

L’obiettivo principale di questo articolo non è celebrare le nostre vittorie giudiziarie senza contratto.

Al contrario voglio precisare quanto sia fondamentale possedere un contratto di collaborazione sottoscritto dal tuo cliente per provare l’esistenza del credito.

Un contratto in forma scritta, firmato da entrambi i contraenti, rappresenta la prova regina in qualsiasi controversia legale.

Quando possiedi un documento che definisce chiaramente prestazioni, corrispettivi, modalità di pagamento e termini della collaborazione, la tua posizione è infinitamente più solida.

Il contratto non serve solo a disciplinare i rapporti durante la fase di esecuzione della prestazione, ma diventa l’arma più potente quando i rapporti con il cliente si deteriorano.

In sede giudiziale, presentare un contratto firmato significa fornire al giudice una prova documentale incontestabile dell’accordo intercorso tra le parti.

Questo documento permette di dimostrare immediatamente:

  • l’esistenza del rapporto;
  • l’oggetto della prestazione;
  • l’ammontare del corrispettivo pattuito.

Dopo questa doverosa premessa, adesso vediamo come recuperare un credito quando manca un contratto.


Recupero crediti senza contratto: cosa fare

Recupero crediti senza contratto - cosa fare

Nel recupero stragiudiziale l’assenza di un contratto può rendere più complessa l’analisi della controversia e la negoziazione con il debitore.

Infatti, in assenza di un accordo scritto, le pretese del creditore potrebbero essere facilmente contestate dalla controparte.

Analogamente, nel recupero giudiziale sarà più difficile ottenere un provvedimento di condanna contro il debitore.

Tuttavia, anche se il contratto è assente, il credito può essere recuperato.

Infatti, il nostro ordinamento giuridico prevede diverse forme di prova che possono supplire alla mancanza di un accordo scritto con la controparte.

In particolare, per rafforzare la tua posizione giuridica e ottenere il pagamento del debitore, dovrai dimostrare:

  • l’esistenza del rapporto di collaborazione;
  • lo svolgimento della tua prestazione professionale;
  • l’assenza di contestazioni della controparte.

Vediamo nel dettaglio come provare queste circostanze senza contratto.

Gli elementi essenziali da provare

Prima di avviare un’azione recupero crediti senza contratto, devi essere in grado di dimostrare alcuni elementi essenziali.

Il primo elemento da provare è l’esistenza di un accordo tra le parti, anche se solo verbale o desumibile da comportamenti concludenti.

Ricorda che anche le testimonianze di persone informate possono aiutarti a dimostrare il tuo diritto di credito.

Il secondo elemento da provare è l’oggetto della prestazione, ovvero:

  • l’attività che ti eri impegnato a svolgere per il cliente (come in un contratto di servizio);
  • il bene che ti eri impegnato a realizzare e/o consegnare alla controparte (come in un contratto di vendita).

In questo modo potrai provare di aver effettivamente rispettato gli accordi raggiunti con il debitore.

Il terzo elemento da provare è l’ammontare del corrispettivo pattuito, ovvero la cifra economica che la controparte deve corrisponderti per il lavoro.

Se non riesci a provare il “quantum”, l’azione giudiziale potrà essere facilmente contestata dalla controparte.

Infine il quarto elemento da provare è l’inadempimento del debitore.

Devi dimostrare che il pagamento non è stato effettuato nonostante le tue richieste e che la controparte si è resa inadempiente.

Ciascuno di questi elementi può essere provato attraverso la combinazione delle seguenti prove.

Recupero crediti senza contratto: email e chat

Quando devi avviare un’azione di recupero crediti senza contratto, devi concentrarti sulla raccolta di tutte le prove che possono supportare la tua posizione.

Le email rappresentano spesso il materiale probatorio più prezioso in questi casi.

Ogni scambio di corrispondenza elettronica costituisce un tassello importante del puzzle probatorio.

Infatti le chat di WhatsApp o altri sistemi di messaggistica istantanea (es. Telegram) sono considerate prove ammissibili in giudizio, purché adeguatamente custodite in un formato producibile in giudizio.

Per questo motivo ti consiglio di conservare i messaggi scambiati con la controparte in cui si parla dei seguenti temi:

  • avvio del rapporto di collaborazione (es. conferimento di incarico; inizio del progetto);
  • attività svolte da entrambe le parti;
  • compensi pattuiti;
  • scadenze di pagamento.

Recupero crediti senza contratto: fatture, estratti conto, report e testimonianze

Le fatture non pagate sono un altro elemento fondamentale nel recupero crediti senza contratto.

Se hai regolarmente fatturato le tue prestazioni, questi documenti dimostrano l’esistenza di un rapporto economico e la tua aspettativa di ricevere un pagamento.

Inoltre gli estratti conto bancari possono provare eventuali pagamenti parziali già ricevuti, confermando indirettamente l’esistenza del rapporto.

Le testimonianze di persone che erano a conoscenza della collaborazione possono rafforzare la tua posizione poiché possono provare fatti su cui le parti hanno divergenze.

Infine anche i preventivi accettati, anche solo verbalmente ma confermati via email, costituiscono un elemento probatorio significativo.

La documentazione relativa alle attività svolte (report, presentazioni, file di lavoro consegnati) dimostra l’effettiva esecuzione della prestazione.

Recupero crediti senza contratto: come custodire le prove

La chiave del successo nel recupero crediti senza contratto consiste nell’organizzazione metodica di tutto il materiale probatorio disponibile.

In particolare devi creare un dossier completo che ricostruisca cronologicamente l’intera vicenda del rapporto professionale.

Inizia dalla fase di trattativa: raccogli tutte le comunicazioni che hanno preceduto l’inizio della collaborazione.

Prosegui con la fase esecutiva: documenta ogni attività svolta, ogni consegna effettuata, ogni interazione con il cliente.

Concludi con la fase del mancato pagamento: conserva tutte le tue richieste di saldo, le lettere di diffida inviate e le eventuali risposte ricevute.

In questo modo potrai ricostruire l’intera vicenda e avrai modo di dimostrare l’esistenza del tuo diritto di credito, sia in sede stragiudiziale, sia in sede giudiziale.

Il Decreto Ingiuntivo: lo strumento giudiziale più efficace

Nel caso studio che ti ho raccontato nel precedente paragrafo, abbiamo ottenuto un decreto ingiuntivo nonostante l’assenza del contratto.

Il decreto ingiuntivo è lo strumento privilegiato per il recupero giudiziale, anche quando manca un contratto in forma scritta.

Si tratta di una procedura monitoria che permette di ottenere rapidamente un titolo esecutivo sulla base della documentazione presentata.

Il vantaggio principale di questa procedura è che il giudice decide sulla base delle sole prove fornite dal creditore, senza contraddittorio preventivo con il debitore.

Il debitore, se vuole contestare, dovrà proporre opposizione entro quaranta giorni dalla notifica del decreto.

Per avere successo in una richiesta di decreto ingiuntivo senza contratto, è necessario presentare una documentazione probatoria particolarmente solida.

Infatti il giudice deve essere messo in condizione di verificare agevolmente l’esistenza del credito anche in assenza del contratto.

Strategie preventive: come partire in vantaggio

Per partire in vantaggio in qualsiasi futura collaborazione professionale, cerca di provare il tuo credito tramite un contratto firmato dalla controparte.

Questa è la regola d’oro che non dovresti mai dimenticare, qualunque sia il tuo settore di attività.

Non farti ingannare dalla fretta di iniziare o dalla fiducia iniziale nel cliente: un contratto in forma scritta protegge entrambe le parti.

Un buon accordo dovrebbe sempre contenere:

  • l’identificazione precisa delle parti;
  • la descrizione dettagliata delle prestazioni da svolgere;
  • i termini e le modalità di pagamento.

Inoltre ti consiglio di inserire nel contratto alcune clausole che disciplinano:

  • cosa succede in caso di ritardi;
  • quali sono le conseguenze giuridiche in caso di inadempimento;
  • come risolvere eventuali controversie tra le parti.

Recupero crediti senza contratto - regole

Se vuoi sapere come quali sono gli elementi essenziali di un contratto di collaborazione, leggi questa guida.


Conclusione

Siamo arrivati al termine di questo articolo.

Il messaggio principale che voglio trasferirti è duplice.

Da un lato, il recupero crediti senza contratto è possibile e può avere successo se gestito correttamente con l’ausilio di prove alternative solide.

Dall’altro lato, la presenza di un contratto formale rende tutto (infinitamente) più semplice e aumenta drasticamente le tue probabilità di successo.

Non sottovalutare mai l’importanza della documentazione: ogni documento archiviato potrebbe diventare la prova decisiva in caso di controversia.

Se hai maturato un credito senza aver firmato un contratto, non disperare ma agisci rapidamente raccogliendo tutte le prove disponibili.

Invece, se stai per iniziare una nuova collaborazione, ti consiglio di rivolgerti a uno studio legale specializzato in diritto contrattuale.

In questo modo potrai predisporre un contratto completo per disciplinare i rapporti tra le parti e ridurre il rischio di mancato pagamento.

Un contratto di collaborazione rafforza la tua posizione creditoria e ti farà risparmiare tempo e denaro in caso di eventuali controversie con la controparte.

Recupero crediti senza contratto - infografica


Consulenza Legale

Se hai bisogno di un chiarimento

Freccia


Autore

Tino Crisafulli

Avvocato • Legal Advisor | Founder di Recupero Legale.

Specializzato in: Crediti • Contratti • Privacy • Tech.

Le principali testate giornalistiche hanno parlato del nostro studio legale.

Siamo apparsi su: Il Sole 24 Ore, Rai Radio 1, Il Foglio Quotidiano, Libero Quotidiano (e molti altri).

Scopri le nostre pubblicazioni sui media.

Seguimi su LinkedIn.

Iscriviti al nostro Canale YouTube.

© Tutti i contenuti presenti in questa pubblicazione sono protetti ai sensi della normativa vigente in materia di diritto d’autore. È vietata qualsiasi forma di riproduzione, estrazione, rielaborazione, traduzione, adattamento, distribuzione, memorizzazione o utilizzo, anche parziale, con qualsiasi mezzo e/o tecnologia, ivi inclusi strumenti basati su intelligenza artificiale, senza preventiva autorizzazione scritta dell’autore.

Recupero giudiziale - copertina

Recupero giudiziale: introduzione

In questo articolo ti spiegherò quali sono le tre fasi principali del recupero giudiziale.

Quando l’attività stragiudiziale non va a buon fine, l’unico modo per incassare il tuo credito insoluto è quello di rivolgerti all’autorità giudiziaria.

Tuttavia il percorso giudiziale è composto da alcune fasi progressive che sono finalizzate a specifici obiettivi.

In questa guida ti fornirò una descrizione completa e comprensibile della fase giudiziale, che ti aiuterà ad affrontare la controversia con il debitore in modo consapevole.

Molti clienti del nostro studio legale sono timorosi quando ascoltano le parole “tribunale”, “magistrato” o “contenzioso”.

Litigare con qualcuno davanti a un giudice non è mai piacevole.

Non preoccuparti, capisco benissimo cosa si prova ad affrontare una controversia giudiziale.

La prima controversia non si dimentica mai (soprattutto quando devi recuperare un credito).

Ma non temere, grazie a questo articolo scoprirai quali azioni compiere e quali errori evitare durante il giudizio.

Prima di proseguire voglio fornirti alcune informazioni preliminari.

Recupero giudiziale: definizione

Il recupero giudiziale rappresenta l’insieme delle azioni legali che un creditore può intraprendere per ottenere il pagamento di un credito non soddisfatto.

Si tratta di una procedura formale che coinvolge l’autorità giudiziaria e che si rende necessaria quando il debitore non adempie spontaneamente ai suoi obblighi.

A differenza del recupero stragiudiziale, che si basa su solleciti e accordi tra le parti, il recupero giudiziale richiede l’intervento del tribunale.

Questa modalità di recupero è più complessa, più costosa e più lunga rispetto a quella stragiudiziale, ma offre strumenti più efficaci per ottenere quanto ti spetta.

Se vuoi approfondire il tema, guarda il video qui sotto.


Le tre fasi del recupero giudiziale

Recupero giudiziale - consigli

Il recupero giudiziale si articola principalmente in tre fasi.

Vediamole una per una, così da comprendere esattamente cosa ti aspetta in questo percorso.

Prima fase: la creazione del titolo esecutivo

La prima fase è quella della creazione del titolo esecutivo.

Per recuperare il tuo credito in via giudiziale occorre possedere un titolo esecutivo.

Ma cosa significa esattamente “titolo esecutivo”?

Il titolo esecutivo è un documento che:

  • attesta in modo certo e incontestabile l’esistenza del tuo credito;
  • ti consente di procedere con l’esecuzione forzata nei confronti del debitore.

Senza questo documento, non potrai avviare nessuna procedura esecutiva.

I titoli esecutivi che ti permettono di passare alla fase successiva del recupero giudiziale sono:

Il decreto ingiuntivo

Il decreto ingiuntivo è probabilmente lo strumento più utilizzato per il recupero dei crediti.

Si tratta di un provvedimento che il giudice emette su richiesta del creditore, ordinando al debitore di pagare una somma di denaro.

La particolarità del decreto ingiuntivo è che viene emesso senza che il debitore venga ascoltato, sulla base della sola documentazione presentata dal creditore.

Il debitore potrà opporsi al decreto ingiuntivo entro quaranta giorni dalla notifica, ma se non lo fa, il decreto diventa definitivo ed esecutivo.

Anche se il debitore si oppone, il creditore può chiedere che il decreto sia dichiarato provvisoriamente esecutivo, permettendo così di procedere immediatamente alla fase esecutiva.

La sentenza

La sentenza rappresenta un altro tipo di titolo esecutivo.

Quando un giudice emette una sentenza di condanna al pagamento di una somma di denaro, questa diventa automaticamente esecutiva.

La sentenza è il risultato di un processo ordinario, quindi più lungo e articolato rispetto al procedimento per decreto ingiuntivo.

Tuttavia, le sentenze hanno la stessa efficacia esecutiva e permettono di passare alle fasi successive del recupero giudiziale.

I titoli di credito

Infine, alcuni titoli di credito come le cambiali o gli assegni sono già di per sé titoli esecutivi.

Questo significa che se possiedi una cambiale o un assegno non pagato, puoi procedere direttamente all’esecuzione forzata senza dover passare per un giudizio.

Naturalmente, il titolo deve essere regolare e deve rispettare tutti i requisiti previsti dalla legge.

Seconda fase: la notifica del precetto

La fase due del recupero giudiziale è quella del precetto.

Infatti, una volta che avrai ottenuto un titolo esecutivo (es. decreto ingiuntivo; sentenza), dovrai procedere alla notifica dell’atto di precetto.

Ma cos’è esattamente il precetto?

Il precetto è un atto formale con cui il creditore intima al debitore di adempiere entro dieci giorni al pagamento di quanto dovuto.

Si tratta di un ultimatum legale che rappresenta l’ultimo avvertimento prima di procedere con l’esecuzione forzata.

La notifica dell’atto di precetto è un passaggio indispensabile prima di avviare la terza e ultima fase del recupero giudiziale.

Non puoi saltare questo passaggio: senza la notifica del precetto, qualsiasi azione esecutiva successiva sarebbe nulla.

Il precetto deve contenere alcune informazioni obbligatorie, come:

  • l’indicazione del titolo esecutivo su cui si basa;
  • l’ammontare preciso del credito;
  • l’intimazione a pagare entro un termine non minore di dieci giorni.

Inoltre, il creditore deve avvertire il debitore che, in mancanza di pagamento, si procederà all’esecuzione forzata.

Dopo la notifica del precetto, devi attendere almeno dieci giorni prima di procedere con il pignoramento.

Questo termine è previsto dalla legge per dare al debitore un’ultima possibilità di pagare spontaneamente.

Se trascorsi i dieci giorni il debitore non ha ancora rispettato l’obbligazione di pagamento, potrai finalmente procedere con la fase esecutiva.

Terza fase: il pignoramento

La terza e ultima fase è appunto la notifica dell’atto di pignoramento.

Il pignoramento è l’atto con cui vengono individuati e “bloccati” i beni del debitore per destinarli alla soddisfazione del credito.

Si tratta della fase più concreta del recupero giudiziale, quella in cui finalmente si passa all’espropriazione e al successivo incasso per il creditore.

Il nostro ordinamento giuridico prevede tre principali forme di pignoramento:

Vediamo queste procedure nel dettaglio.

Il pignoramento presso terzi

Il pignoramento presso terzi è la forma più comune e più veloce di esecuzione forzata.

Consiste nel bloccare le somme di denaro che terzi soggetti devono al debitore o che detengono per conto del debitore.

Gli esempi più frequenti sono il pignoramento dello stipendio presso il datore di lavoro o il pignoramento del conto corrente presso la banca.

In questi casi, il creditore notifica l’atto di pignoramento sia al debitore sia al terzo che detiene le somme.

Il terzo è obbligato a:

  • dichiarare quanto deve al debitore;
  • non versare le somme (che spettano al debitore) direttamente al debitore;
  • trattenere le somme in favore del creditore (il successivo incasso sarà ordinato dal giudice).

Il pignoramento presso terzi è particolarmente efficace perché permette di aggredire direttamente i redditi periodici del debitore.

Tuttavia, esistono dei limiti: lo stipendio può essere pignorato solo in parte, mentre alcune somme sono del tutto impignorabili, come: la pensione minima o le indennità per invalidità.

Il pignoramento mobiliare

Il pignoramento mobiliare riguarda i beni mobili del debitore e precisamente:

  • autoveicoli;
  • motoveicoli;
  • gioielli;
  • opere d’arte;
  • macchinari aziendali;
  • qualsiasi altro bene mobile di valore.

Tale procedura esecutiva i esegue mediante un ufficiale giudiziario.

Quest’ultimo si reca presso l’abitazione o la sede aziendale del debitore per individuare i beni da pignorare.

In seguito i beni vengono messi all’asta e il ricavato della vendita viene utilizzato per soddisfare il credito.

Il pignoramento mobiliare è lo strumento giudiziale meno utilizzato, rispetto al pignoramento presso terzi, perché spesso i beni mobili hanno un valore limitato o sono difficili da vendere a terzi.

Inoltre, alcuni beni sono impignorabili per legge, come i mobili strettamente necessari per la vita quotidiana del debitore e della sua famiglia.

Il pignoramento immobiliare

Il pignoramento immobiliare è la forma più complessa di esecuzione forzata.

Tale procedura consiste nel bloccare un immobile di proprietà del debitore per poi metterlo all’asta e soddisfare il credito con il ricavato della vendita.

Questa procedura può rivelarsi particolarmente lunga e costosa.

Infatti dalla notifica dell’atto di pignoramento alla vendita effettiva dell’immobile possono trascorrere anche diversi anni.

Per questo motivo, il pignoramento immobiliare viene utilizzato principalmente per crediti di importo elevato, dove il valore dell’immobile giustifica i costi e i tempi della procedura.

Anche in questo caso esistono delle tutele per il debitore.

Quanto costa il recupero giudiziale

Una domanda che sicuramente ti starai ponendo è quanto costa lo svolgimento di tutte le attività giudiziali.

Il recupero giudiziale comporta diversi costi che devi considerare attentamente prima di avviare la procedura.

In particolare dovrai sostenere:

  • le spese legali per l’avvocato (che variano in base alla complessità dell’incarico e all’importo del credito);
  • le spese di giustizia (es. contributi unificati da pagare per il deposito degli atti in tribunale);
  • le spese per la notifica degli atti tramite ufficiale giudiziario.

Inoltre, in caso di esecuzione immobiliare, potrebbe essere necessario pagare i compensi del custode dei beni pignorati e di eventuali altri professionisti coinvolti.

In generale, prima di procedere in questa direzione, ti conviene effettuare una previsione dei costi e delle probabilità di incasso.

La buona notizia è che, se avrai successo, queste spese verranno addebitate al debitore e saranno recuperate insieme al credito principale.

Quanto dura il recupero giudiziale

Anche i tempi del recupero giudiziale sono un aspetto importante da considerare.

Ottenere un decreto ingiuntivo non opposto può richiedere alcuni mesi.

Se invece il debitore si oppone, i tempi si allungano notevolmente e possono servire anche due o tre anni per arrivare a una sentenza definitiva.

Una volta ottenuto il titolo esecutivo, la notifica del precetto è un adempimento che richiede pochi giorni.

Il pignoramento presso terzi può dare risultati abbastanza rapidi, soprattutto se riesci a individuare beni (es. conto corrente o uno stipendio) che sono “capienti” per soddisfare il tuo credito.

Il pignoramento immobiliare, invece, è notoriamente più lento.

Dalla notifica dell’atto di pignoramento alla vendita dell’immobile possono trascorrere dai tre ai cinque anni, se non di più.

Quando conviene il recupero giudiziale

A questo punto ti starai chiedendo se conviene davvero intraprendere il recupero giudiziale.

La risposta dipende da diversi fattori.

Innanzitutto, devi valutare l’importo del credito: per crediti molto piccoli, i costi e i tempi del recupero giudiziale potrebbero non giustificare l’azione.

In secondo luogo, devi considerare la solvibilità del debitore: se il debitore non ha beni aggredibili né redditi pignorabili, anche ottenere un titolo esecutivo potrebbe rivelarsi inutile.

Infine, devi valutare se ci sono alternative più economiche e veloci, come il recupero stragiudiziale o la mediazione.


Conclusione

Il recupero giudiziale è uno strumento potente per ottenere il pagamento dei tuoi crediti.

Tuttavia lo svolgimento di tutte le attività processuali richiede un investimento economico iniziale.

In alcuni casi tale percorso giudiziario può essere l’unica mezzo per ottenere il pagamento del debitore quando le altre strategie si sono rivelate inefficaci.

Ricorda sempre che la chiave del successo è una valutazione preliminare della controversia prima di avviare eventuali azioni legali.

Per questo motivo ti consiglio di chiedere il supporto di uno studio legale specializzato in credit management al fine di analizzare il tuo caso specifico e scegliere la strategia migliore.

Se hai domande o dubbi, non esitare a contattarci.

Recupero giudiziale - infografica


Consulenza Legale

Se hai bisogno di un chiarimento

Freccia


Autore

Tino Crisafulli

Avvocato • Legal Advisor | Founder di Recupero Legale.

Specializzato in: Crediti • Contratti • Privacy • Tech.

Le principali testate giornalistiche hanno parlato del nostro studio legale.

Siamo apparsi su: Il Sole 24 Ore, Rai Radio 1, Il Foglio Quotidiano, Libero Quotidiano (e molti altri).

Scopri le nostre pubblicazioni sui media.

Seguimi su LinkedIn.

Iscriviti al nostro Canale YouTube.

© Tutti i contenuti presenti in questa pubblicazione sono protetti ai sensi della normativa vigente in materia di diritto d’autore. È vietata qualsiasi forma di riproduzione, estrazione, rielaborazione, traduzione, adattamento, distribuzione, memorizzazione o utilizzo, anche parziale, con qualsiasi mezzo e/o tecnologia, ivi inclusi strumenti basati su intelligenza artificiale, senza preventiva autorizzazione scritta dell’autore.

Come pagare meno tasse - copertina

Come pagare meno tasse: introduzione

In questa nuova guida ti spiegherò come pagare meno tasse grazie alla “deducibilità delle perdite sui crediti”.

Questo istituto è disciplinato dal Testo Unico delle Imposte sui Redditi (TUIR) e spesso viene definito con il termine “defiscalizzazione“.

La defiscalizzazione è uno strumento che ti permette di alleggerire il carico fiscale dello Stato, detraendo l’incidenza di un’imposta dall’importo del tuo credito prescritto o irrecuperabile.

In sostanza puoi pagare meno tasse dimostrando l’impossibilità di recuperare il tuo credito.

Tuttavia la defiscalizzazione non è per tutti.

Solo le società o le imprese che redigono annualmente un bilancio contabile hanno la possibilità di ottenere la defiscalizzazione.

Prima di proseguire voglio fornirti alcune informazioni preliminari.

Come pagare meno tasse: quando si può sfruttare la defiscalizzazione

La defiscalizzazione si può sfruttare quando l’attività di recupero è stata “infruttuosa” e che il credito risulta “inesigibile” secondo i parametri previsti dal TUIR.

Per pagare meno tasse dovrai chiedere il supporto dei seguenti professionisti:

  • un avvocato (che si è occupato dell’attività di recupero): tale professionista potrà fornirti la prova che l’azione legale contro il debitore è stata infruttuosa;
  • un consulente fiscale (o commercialista): tale professionista potrà svolgere tutti gli adempimenti necessari per pagare meno tasse dopo l’accertamento dell’insolvenza definitiva.

La recente giurisprudenza e le ultime sentenze della Corte di Cassazione confermano che la deducibilità delle perdite su crediti richiede elementi probatori non contestabili.

In particolare, l’anno di deduzione deve coincidere con quello in cui il credito è diventato definitivamente inesigibile.

Come pagare meno tasse: la documentazione

Molti imprenditori si rivolgono al nostro studio legale per capire come pagare meno tasse.

Uno dei suggerimenti più importanti che posso fornirti è quello di custodire la documentazione legale che dimostra:

Infatti per ottenere i benefici fiscali previsti dalla legge le prove documentali costituiscono l’elemento centrale in caso di eventuale accertamento dell’autorità tributaria.

Devi sapere che la differenza tra un credito “temporaneamente in ritardo” e un credito “inesigibile definitivamente”, è spesso determinata da elementi formali.

Le ultime sentenze della giurisprudenza tributaria ha spesso censurato operazioni di deducibilità, che erano sprovviste dei presupposti previsti dalla legge.

Di conseguenza dedurre impropriamente le imposte da un credito, rischia di generare contestazioni future.

Dopo queste doverose premesse, in questa guida risponderò alle domande più frequenti su come pagare meno tasse.

Se vuoi approfondire il tema, guarda il video qui sotto.

Come pagare meno tasse: presupposti

Il primo presupposto per ottenere la defiscalizzazione è che il tuo credito sia inesigibile.

Rientrano in questa categoria dei casi espressamente previsti dalla legge.

I più importanti sono:

  • crediti di basso importo;
  • debitore sottoposto al fallimento;
  • debitore pluriprotestato (o nullatenente);
  • irreperibilità del debitore;
  • credito prescritto.

Se vuoi approfondire il tema, guarda il video qui sotto.

Come pagare meno tasse: come provare l’inesigibilità

In seguito per sfruttare la defiscalizzazione dovrai provare l’inesigibilità del tuo credito.

In particolare ti consiglio di custodire:

  • tutte le raccomandate o intimazioni di pagamento che hai spedito al debitore e che sono state restituite al mittente per irreperibilità del destinatario;
  • la documentazione che dimostra l’esito negativo delle procedure di recupero;
  • la documentazione che dimostra che il debitore è pluriprotestato.

Infine devi ottenere una “dichiarazione di irrecuperabilità”.

In sostanza dovrai farti rilasciare da uno studio legale o anche da una società di recupero crediti un documento in cui si indicano tutte le attività svolte infruttuosamente per il recupero del tuo credito.

Se vuoi approfondire il tema, guarda il video qui sotto.


Come pagare meno tasse: domande frequenti

Come pagare meno tasse - domande frequenti

Negli ultimi anni numerosi imprenditori si sono rivolti al nostro studio legale per capire come pagare meno tasse in modo legale e conforme alla normativa fiscale vigente.

Le domande che troverai in questa sezione rappresentano i quesiti più frequenti che abbiamo raccolto da aziende che operano in diversi settori produttivi e commerciali.

La defiscalizzazione è uno strumento poco conosciuto ma estremamente efficace per alleggerire il peso delle imposte sulla tua impresa.

Le risposte che troverai sono frutto dell’analisi di numerosi di casi concreti e dell’aggiornamento costante sulla giurisprudenza tributaria più recente.

Ricorda che la defiscalizzazione non è un’opportunità per tutti i contribuenti ma è riservata solo ad alcuni soggetti.

Per questo motivo è fondamentale verificare preliminarmente se la tua azienda possiede i requisiti necessari per accedere a questo beneficio fiscale.

Quando si può considerare un credito definitivamente inesigibile, e quindi portarlo in perdita?

Il TUIR stabilisce che il credito si considera definitivamente inesigibile in presenza di specifiche condizioni.

In particolare i casi più frequenti sono:

  • quando il debitore è dichiarato fallito o è sottoposto a una procedura concorsuale o altra procedura prevista dal Codice della Crisi di Impresa e Insolvenza;
  • quando il credito è di modesto importo e l’attività di recupero è troppo dispendiosa;
  • se esiste un decreto che accerta lo stato di fuga, di latitanza o di irreperibilità del debitore;
  • in caso di cessione del credito che comporta il trasferimento del diritto verso altro soggetto.

In tutti i casi è necessario custodire le prove dell’inesigibilità al fine di prevenire eventuali contestazioni da parte dell’autorità fiscale.

Quali imprese possono utilizzare la defiscalizzazione dei crediti?

La defiscalizzazione non può essere sfruttata da tutti i contribuenti.

Tale strumento è riservato alle aziende che redigono bilancio contabile annuale.

In passato l’adempimento di redigere il bilancio era riservato alle società di capitali (es. società a responsabilità limitata; società per azioni), con esclusione delle società di persone (es. società in nome collettivo; società in accomandita semplice).

Tuttavia, la nuova Direttiva UE 2025/25/UE, del 19 dicembre 2024, ha introdotto l’obbligo di redigere e depositare il bilancio presso il Registro delle Imprese anche per le società di persone.

Tale provvedimento normativo dovrà essere recepito dal nostro ordinamento entro il 31 luglio 2027.

Di conseguenza le misure indicate nella Direttiva UE 2025/25/UE (paragrafo 1) inizieranno a decorrere negli stati membri dell’Unione dal 31 luglio 2028.

Questo significa che anche le società di persone (snc e sas) potranno sfruttare lo strumento della defiscalizzazione.

I liberi professionisti e le persone fisiche che non redigono bilancio annuale non possono utilizzare la deducibilità delle perdite su crediti.

Se il credito è di modesta entità: quali sono le soglie, i limiti e le condizioni per poter dedurre la perdita senza ulteriori oneri probatori?

La normativa fiscale italiana (art. 101 del TUIR) prevede un regime agevolato per la deducibilità delle perdite relative a crediti di modesta entità.

In questo modo le imprese possono dedurre fiscalmente tali perdite in presenza di determinate condizioni.

Il concetto di “modesta entità” varia in base alla dimensione dell’impresa creditrice:

  • imprese minori: il limite è fissato a 2.500 euro per singolo credito;
  • imprese maggiori: il limite è fissato a 5.000 euro per singolo credito.

Questi importi rappresentano la soglia massima entro la quale un credito può essere considerato di modesta entità.

Per poter dedurre la perdita su un credito di modesta entità, è necessario che la posizione creditoria risulti scaduta da almeno 6 mesi.

Questo termine decorre dalla data di scadenza dell’obbligazione di pagamento e rappresenta un requisito essenziale per l’applicazione della norma agevolativa.

Cosa succede se dopo aver svalutato un credito come inesigibile lo incasso successivamente (in tutto o in parte)?

Questa situazione è stata molto discussa in contesti internazionali sui “bad debts” (“debiti cattivi” che si ritiene non verranno mai riscossi).

Tale scenario costringe il beneficiario della defiscalizzazione a ribaltare la precedente svalutazione attraverso una specifica operazione contabile.

In sostanza bisognerà qualificare il nuovo incasso come “sopravvenienza attiva” al fine di comunicare all’autorità fiscale il mutamento delle condizioni economiche.

Di conseguenza, la “deduzione” non potrà essere considerata definitiva finché non si è certi che il credito non sarà recuperato.

Per questo motivo la prova di inesigibilità deve essere rigorosa e definitiva, al fine di scongiurare il rischio di sanzione dall’Agenzia delle Entrate.

Come gestire la documentazione per ridurre il rischio di contestazioni da parte dell’Agenzia delle Entrate?

Il primo passo per sfruttare la defiscalizzazione è quello di richiedere il parere di uno studio legale specializzato in credit management o una società di recupero crediti.

Infatti nel caso di accertata insolvenza, lo studio legale o la società di recupero potranno predisporre una “relazione di inesigibilità”.

Tale documento può contenere l’elencazione delle attività svolte per recuperare il credito insoluto e il parere finale sulla reversibilità della situazione debitoria.

Analogamente è necessario conservare:

Ricorda che la superiore documentazione deve essere custodita in modo scrupoloso (anche in forma digitale) in modo da renderla disponibile per eventuali verifiche.

Tali documenti possono essere utilizzati dal creditore per dimostrare all’Agenzia delle Entrante che il credito è divenuto irrecuperabile e che pertanto la deducibilità è stata applicata in modo corretto.


Conclusione

La defiscalizzazione rappresenta un’opportunità concreta per ridurre il carico fiscale della tua impresa.

Tuttavia questo strumento richiede il rispetto di requisiti specifici previsti dal TUIR e dalla normativa tributaria vigente.

Se hai maturato crediti irrecuperabili o inesigibili ti consiglio di chiedere supporto al tuo consulente fiscale per sfruttare correttamente la deducibilità delle perdite sui crediti.

Ricorda che per pagare meno tasse in modo legale è fondamentale raccogliere la documentazione che attesti l’inesigibilità definitiva del credito.

Nei casi più complessi, o in quelli in cui le tue prove sono carenti, ti consiglio di rivolgerti a uno studio legale specializzato in credit management.

In questo modo potrai proteggere la tua posizione giuridica e scongiurare il rischio di sanzioni da parte dell’Agenzia delle Entrate.

Se hai bisogno di chiarimenti, non esitare a contattarci.

Come pagare meno tasse - infografica


Consulenza Legale

Se hai bisogno di un chiarimento

Freccia


Autore

Teresa Rossi

Avvocato • Credit Advisor | Founder di Recupero Legale.

Specializzata in: Crediti • Immobiliare • Due Diligence.

Le principali testate giornalistiche hanno parlato del nostro studio legale.

Siamo apparsi su: Il Sole 24 Ore, Rai Radio 1, Il Foglio Quotidiano, Libero Quotidiano (e molti altri).

Scopri le nostre pubblicazioni sui media.

Seguimi su LinkedIn.

Iscriviti al nostro Canale YouTube.

© Tutti i contenuti presenti in questa pubblicazione sono protetti ai sensi della normativa vigente in materia di diritto d’autore. È vietata qualsiasi forma di riproduzione, estrazione, rielaborazione, traduzione, adattamento, distribuzione, memorizzazione o utilizzo, anche parziale, con qualsiasi mezzo e/o tecnologia, ivi inclusi strumenti basati su intelligenza artificiale, senza preventiva autorizzazione scritta dell’autore.

Gli operatori del recupero crediti - copertina

Gli operatori del recupero crediti: introduzione

In questo articolo ti spiegherò quali sono le abilità principali degli operatori del recupero crediti e quali sono le domande frequenti su questo tema.

Se devi ricevere il pagamento da parte di un cliente, sarà importante conoscere le qualità dei professionisti che dovranno supportarti per avviare una trattativa stragiudiziale.

Infatti, se scegli un operatore poco preparato o esperto, il tuo obiettivo di incasso sarà più difficile da raggiungere.

In primo luogo, ricorda che, quando affidi un incarico di recupero crediti, sarà necessario valutare il grado di preparazione del soggetto al quale ti rivolgerai.

Le principali abilità degli operatori del recupero crediti sono le seguenti:

  • competenza nella fase di negoziazione;
  • capacità di rintracciare debitori irreperibili;
  • abilità nella gestione di dati;
  • precisione nella compliance normativa;
  • competenza nell’uso di tecnologie e strumenti AI;
  • capacità di segmentare le pratiche in affido;
  • abilità nel prevedere le probabilità di incasso.

Tali caratteristiche possono soddisfare i bisogni principali delle imprese che attraversano una crisi finanziaria.

Cosa è importante per i creditori

Nella mia esperienza professionale ho appurato che molti creditori sono impreparati davanti a un problema di recupero crediti.

Il mancato pagamento di un cliente genera uno stato di insicurezza e provoca emozioni tumultuose (come rabbia e delusione) difficili da gestire.

Un professionista specializzato nel recupero crediti deve comprendere questo stato psicologico per consolidare il rapporto di collaborazione e per rendere più incisiva l’azione stragiudiziale.

In particolare ti consiglio di accertare se gli operatori del recupero crediti ai quali ti rivolgerai conoscono lo specifico settore o modello di business della tua impresa.

Infatti, la natura dell’esposizione debitoria (consumer; business; industria; servizi; forniture) influisce profondamente sulle modalità e sulle probabilità di successo.

Un altro tema importante riguarda la garanzia che l’azione di recupero sia conforme alle leggi vigenti.

Verifica se la tua impresa deve rispettare specifiche norme di settore o regolamenti di grado secondario.

Infatti, tale aspetto può incidere sull’adempimento delle obbligazioni di pagamento per la controparte.

Inoltre la trasparenza sui costi di recupero e sul modello remunerativo è decisiva per avviare una collaborazione soddisfacente.

Per questo motivo ti consiglio di verificare:

  • l’importo delle spese fisse di recupero;
  • l’importo degli eventuali compensi variabili (in caso di incasso);
  • i tempi di definizione delle pratiche in affido.

Infine le capacità comunicative e negoziali sono fondamentali per ottenere un buon risultato.

Verifica se il soggetto al quale ti rivolgerai sa gestire la trattativa e ha le abilità per proporre piani di rientro o raggiungere un accordo bonario (settlement) con il debitore.

Queste abilità ti aiuteranno a mantenere una relazione commerciale con la controparte anche dopo l’attività di recupero crediti.

Per scoprire di più su questo tema, guarda il video qui sotto.

Quali sono le abilità più importanti per gli operatori del recupero crediti?

Le abilità più importanti per gli operatori del recupero crediti sono:

  • competenza nella fase di negoziazione;
  • conoscenza del settore in cui opera il creditore;
  • comprensione delle emozioni durante la trattativa di recupero.

In molti casi la strategia di recupero può essere molto diversa in base alla tipologia di credito da recuperare.

Infatti un credito commerciale, maturato nel settore B2B (business to business – ovvero da un’impresa nei confronti di un’altra impresa) richiede attività differenti rispetto a un credito vantato nei confronti di un consumatore o persona fisica.

Per questo motivo è fondamentale accertare se il professionista al quale ti rivolgerai ha già trattato situazioni analoghe.

Qual è il tasso di successo degli operatori del recupero crediti?

Un altro elemento molto importante è che l’operatore del recupero crediti possa fornire al cliente una descrizione dei risultati ottenuti in quello specifico settore.

In particolare, per valutare la competenza del professionista, dovresti analizzare:

  • statistiche di recupero;
  • metriche di performance (con eventuali percentuali di successo in base ai segmenti);
  • casi studio e risultati ottenuti in uno specifico settore.

Tali informazioni possono incidere in modo significativo sulla decisione di affidare una o più pratiche di recupero.

Il tasso di successo è molto variabile e può dipendere dal settore e dalla prestazione fornita dal creditore.

Infatti, nel caso in cui il tuo prodotto o servizio è stato contestato dalla controparte, le probabilità di recupero potrebbero essere minori.

Tuttavia, prima di effettuare diagnosi giuridiche errate, è necessario analizzare il contratto (scritto o verbale) e il tipo di collaborazione da cui ha avuto origine il credito insoluto.

Solo in questo modo sarà possibile stabilire con sufficiente precisione qual è il tasso di successo possibile per l’attività di recupero.

Come si comportano gli operatori del recupero crediti durante le trattative con il debitore?

Durante un trattativa stragiudiziale, gli operatori del recupero crediti devono controllare le emozioni e stabilire un contatto rispettoso e civile con il debitore.

Le reazioni impulsive e le affermazioni polemiche possono compromettere le probabilità di incasso.

In questi casi il professionista del recupero crediti deve contenere eventuali escalation emotive per instaurare un dialogo bonario con la controparte.

Per questo motivo è molto importante che gli operatori al quale ti rivolgerai conoscano le norme di settore che regolano l’attività di recupero stragiudiziale.

Infatti il Codice di condotta per i processi di gestione e tutela del credito (realizzato dal Forum Unirec-Consumatori) impone regole specifiche per il numero di contatti con la controparte durante la giornata o la settimana.

In altri casi più complessi il debitore è difficile da raggiungere a causa della modifica della sede legale (per le società) o dell’indirizzo di residenza (per le persone fisiche).

L’efficacia del recupero crediti dipende dalla capacità del professionista di gestire queste situazioni complesse per avviare una trattativa con la controparte.

Qual è il compenso richiesto dagli operatori del recupero crediti?

Il compenso richiesto dagli operatori del recupero crediti può avere misura fissa, variabile o mista (compenso fisso + compenso variabile).

Il compenso fisso è legato allo svolgimento di specifiche attività a prescindere dal risultato ottenuto dal creditore.

Al contrario il compenso variabile è spesso definito “success fee” (compenso di successo) e viene riconosciuto solo al raggiungimento di obiettivi prefissati.

Il compenso misto, invece, prevede il versamento di una somma fissa iniziale (di solito di misura ridotta) e il versamento di una somma finale in caso di recupero del credito.

Valutare gli operatori del recupero crediti solo dal loro modello economico (compenso fisso; compenso variabile; compenso misto) potrebbe rivelarsi un errore.

I servizi di recupero crediti e credit management richiedono attività di natura complessa e imprevedibile, che dipendono spesso dal comportamento della controparte.

Di conseguenza tali attività possono essere svolte e/o segmentate in fasi temporali differenti.

Una trattativa con la controparte non è lineare ma si articola in diverse fasi (es. discussione orale; corrispondenza scritta; redazione di documenti) che si svolgono nell’arco di più giorni e/o settimane.

Tutti i modelli economici descritti (compenso fisso; compenso variabile; compenso misto) presentano vantaggi e criticità.

In particolare se un professionista richiede solo un compenso fisso, la sua attività potrebbe essere poco incisiva, poiché legata solo allo svolgimento di specifici adempimenti, senza che vi sia un interesse concreto per il recupero del credito.

Allo stesso modo se un operatore del recupero crediti richiede solo un compenso variabile, la sua azione iniziale (per stabilire un contatto con il debitore) potrebbe essere troppo superficiale o (peggio) aggressiva, poiché orientata solo all’obiettivo di incasso.

In molti casi il modello misto (compenso fisso + compenso variabile) può risultare la soluzione migliore, poiché bilancia la qualità del servizio fornito e l’interesse perseguito dal creditore.

Gli operatori del recupero crediti come rispettano la legge nei confronti del debitore?

Gli operatori del recupero crediti devono impegnarsi a rispettare specifiche norme durante lo svolgimento della loro attività.

In particolare è necessario mantenere la riservatezza delle comunicazioni intercorse con il debitore previste dalla normativa sulla privacy.

Inoltre è  molto importante rispettare le norme settoriali (previste Codice di condotta per i processi di gestione e tutela del credito) per evitare che i ripetuti contatti stragiudiziali con il debitore possano risultare molesti e invadenti.

Il creditore deve tutelare la propria reputazione ponendo in essere comportamenti e azioni (anche per mezzo di professionisti esterni) che risultino sconvenienti o contrari alle legge.

Ricorda che se l’attività di recupero crediti viene svolta senza rispettare le norme di legge, il creditore potrebbe incorrere in rischi legali derivanti da pratiche aggressive o scorrette (anche se eseguite da altro soggetto).

Gli operatori del recupero crediti - infografica


Consulenza Legale

Se hai bisogno di un chiarimento

Freccia


Autore

Tino Crisafulli

Avvocato • Legal Advisor | Founder di Recupero Legale.

Specializzato in: Crediti • Contratti • Privacy • Tech.

Le principali testate giornalistiche hanno parlato del nostro studio legale.

Siamo apparsi su: Il Sole 24 Ore, Rai Radio 1, Il Foglio Quotidiano, Libero Quotidiano (e molti altri).

Scopri le nostre pubblicazioni sui media.

Seguimi su LinkedIn.

Iscriviti al nostro Canale YouTube.

© Tutti i contenuti presenti in questa pubblicazione sono protetti ai sensi della normativa vigente in materia di diritto d’autore. È vietata qualsiasi forma di riproduzione, estrazione, rielaborazione, traduzione, adattamento, distribuzione, memorizzazione o utilizzo, anche parziale, con qualsiasi mezzo e/o tecnologia, ivi inclusi strumenti basati su intelligenza artificiale, senza preventiva autorizzazione scritta dell’autore.

Recupero stragiudiziale e giudiziale - copertina

Introduzione

In questo articolo ti spiegherò quali sono le differenze principali tra il recupero giudiziale e il recupero stragiudiziale.

Devi sapere, infatti, che ci sono molti imprenditori che non comprendono bene la differenza fra le due attività.

Il recupero stragiudiziale è l’insieme di quelle attività che permette a un professionista o a una società di recupero di recuperare il tuo credito senza l’instaurazione di una causa giudiziale.

Il recupero giudiziale, invece, è quell’insieme delle attività che permette a un avvocato o a una società di recupero di recuperare il tuo credito grazie all’instaurazione di una causa giudiziale.

La differenza principale fra le due attività consiste proprio nell’avvio del contenzioso giudiziario.

Guarda il video qui sotto per scoprire di più su questo tema.

Qual è la differenza principale tra recupero crediti stragiudiziale e giudiziale?

La differenza principale tra recupero crediti stragiudiziale e giudiziale riguarda il procedimento legale che viene seguito per ottenere il pagamento dal debitore.

Nel recupero stragiudiziale il creditore applica strategie di negoziazione finalizzate a transigere la controversia con la controparte.

Durante la trattativa, il creditore può farsi assistere da specifici professionisti come:

  • avvocato o legal advisor;
  • credit manager;
  • società di recupero crediti;
  • professionista specializzato nel recupero crediti.

Al contrario nel recupero giudiziale, il creditore avvia un procedimento giudiziario finalizzato a ottenere un provvedimento di condanna contro il debitore.

Durante il contenzioso il creditore deve farsi assistere unicamente da un avvocato e non può rivolgersi ad altri soggetti (es. credit manager; professionista specializzato nel recupero crediti).

Recupero stragiudiziale e giudiziale - differenze_infografica

Quanto tempo richiede il recupero stragiudiziale e quello giudiziale?

Il tempo previsto per l’attività di recupero stragiudiziale dipende principalmente dalla complessità della trattativa con il debitore.

Se la controparte è disposta a effettuare il pagamento, allora l’accordo può essere raggiunto in poco tempo (e comunque entro 60 giorni).

Secondo le statistiche del nostro studio legale, le controversie in merito ai crediti commerciali possono essere definite in via stragiudiziale entro un tempo medio di 27 giorni.

Tuttavia la durata della trattativa dipende da molteplici variabili come:

  • strategia di negoziazione applicata dal creditore;
  • presenza o meno di contestazioni sul prodotto/servizio (da cui ha origine il credito);
  • disponibilità economica della controparte.

Al contrario, il tempo previsto per l’attività di recupero giudiziale è molto più lungo e può avere una durata di alcuni anni.

Infatti, come confermato dalle statistiche pubblicate dal Ministero di Giustizia, le durata di una controversia di recupero crediti dipende principalmente dalla capacità di lavorazione del Tribunale al quale il creditore rivolge la domanda di giustizia.

Se l’ufficio giudiziale competente è efficiente, organizzato, e munito del numero sufficiente di giudici e ausiliari (rispetto al numero di contenziosi pendenti), allora il recupero giudiziale potrà avere una durata più breve.

Quali sono i costi relativi al recupero stragiudiziale e giudiziale?

I costi relativi al recupero stragiudiziale sono più bassi rispetto a quelli da sostenere nel recupero giudiziale.

In particolare nel recupero stragiudiziale il creditore dovrà sostenere le seguenti spese:

  • il compenso da versare in favore del professionista (avvocato; legal advisor; credit manager) che svolgerà la trattativa con il debitore;
  • eventuali spese per la raccolta di informazioni dettagliate sulla controparte (es. visura camerale; certificato di residenza);
  • eventuali spese per la notifica di lettere di diffida o atti stragiudiziali (nel caso in cui sia non possibile effettuare la notifica via pec).

Al contrario nel recupero giudiziale il creditore dovrà sostenere le seguenti spese:

  • il compenso da versare in favore dell’avvocato che avvierà il procedimento giudiziario contro il debitore;
  • eventuali spese per la raccolta di informazioni dettagliate sulla controparte (es. visura camerale; certificato di residenza);
  • eventuali spese per eseguire indagini patrimoniali sulla controparte;
  • le spese di giustizia, da versare allo Stato (es. contributo unificato; marche da bollo), per l’iscrizione a ruolo del procedimento;
  • eventuali spese per la notifica degli atti giudiziari (es. decreto ingiuntivo; sentenza);
  • tasse e spese di registrazione (presso l’Agenzia delle Entrate) del provvedimento giudiziario con cui il Giudice condanna il debitore.

Quando conviene il recupero stragiudiziale o quello giudiziale?

Il recupero stragiudiziale può essere più conveniente del recupero giudiziale in presenza di specifici indicatori o KPI (“Key Performance Indicator”; parole che significano “Indicatore Chiave di Prestazione”).

Per valutare correttamente la presenza di tali indicatori è necessario:

  • quantificare l’importo del credito insoluto;
  • eseguire una stima sulle probabilità di recupero;
  • analizzare il comportamento del debitore;
  • valutare lo stato finanziario del debitore.

Al contrario il recupero giudiziale può risultare più conveniente del recupero stragiudiziale nei seguenti casi:

  • quando il credito è di importo elevato;
  • quando il debitore nega qualsiasi forma di negoziazione;
  • quando il debitore è proprietario di beni che hanno un valore sufficiente a soddisfare il credito insoluto.

Recupero stragiudiziale e giudiziale: cosa scegliere?

Per stabilire quale delle due strategie scegliere, è possibile applicare un criterio temporale.

Per questo motivo ti consiglio di:

  • individuare la data di scadenza di ogni singola fattura non pagata;
  • calcolare il numero di giorni in cui il credito risulta scaduto.

Devi sapere che, in base alla durata del periodo di mancato pagamento, ogni posizione creditoria è soggetta a un processo di deterioramento, che condiziona l’azione di recupero.

In via generale, i crediti che sono scaduti da poco tempo potrebbero essere recuperati più facilmente attraverso l’attività stragiudiziale.

Infatti, le statistiche del nostro studio legale dimostrano che le posizioni creditorie scadute entro i 90 giorni presentano una maggiore probabilità di recupero attraverso una trattativa stragiudiziale.

Al contrario, per i crediti che sono scaduti da più di 90 giorni, in genere la strategia più efficace risulta essere quella di recupero giudiziale.

Tuttavia ogni posizione creditoria è differente e non è possibile applicare delle regole standard senza una preventiva analisi legale.

Per scoprire di più su questo tema, guarda il video qui sotto.

Quali documenti conservare nel recupero stragiudiziale e giudiziale?

Nel recupero stragiudiziale e giudiziale è necessario conservare i seguenti documenti:

  • accordo o contratto stipulato tra creditore e debitore da cui ha origine il credito;
  • fatture insolute (sia eventuali fatture digitali, sia le eventuali fatture elettroniche con ricevuta pec di avvenuta consegna);
  • corrispondenza email (o chat) tra creditore e debitore (tale prova è fondamentale in assenza di un contratto in forma scritta sottoscritto tra le parti);
  • eventuali e ulteriori documenti che possono provare che il creditore ha eseguito completamente la sua prestazione.

Tali documenti sono decisivi per:

  • una corretta valutazione preliminare del credito;
  • l’individuazione della migliore strategia di recupero.

Recupero stragiudiziale e giudiziale - infografica


Consulenza Legale

Se hai bisogno di un chiarimento

Freccia


Autore

Tino Crisafulli

Avvocato • Legal Advisor | Founder di Recupero Legale.

Specializzato in: Crediti • Contratti • Privacy • Tech.

Le principali testate giornalistiche hanno parlato del nostro studio legale.

Siamo apparsi su: Il Sole 24 Ore, Rai Radio 1, Il Foglio Quotidiano, Libero Quotidiano (e molti altri).

Scopri le nostre pubblicazioni sui media.

Seguimi su LinkedIn.

Iscriviti al nostro Canale YouTube.

© Tutti i contenuti presenti in questa pubblicazione sono protetti ai sensi della normativa vigente in materia di diritto d’autore. È vietata qualsiasi forma di riproduzione, estrazione, rielaborazione, traduzione, adattamento, distribuzione, memorizzazione o utilizzo, anche parziale, con qualsiasi mezzo e/o tecnologia, ivi inclusi strumenti basati su intelligenza artificiale, senza preventiva autorizzazione scritta dell’autore.

Cartolarizzazione NPL: introduzione

La cartolarizzazione NPL è uno degli strumenti più utilizzati dalle banche per liberarsi dei crediti deteriorati.

Negli ultimi anni dopo le raccomandazioni fornite dalla Banca Centrale Europea, la maggior parte degli istituti di credito in Europa ha fatto ricorso allo strumento della cartolarizzazione per cedere i propri crediti NPL.

Sin dall’anno 2015 l’Italia è divenuta la nazione in cui si è concluso il maggior numero di cessioni di crediti deteriorati.

Ma come funziona la cartolarizzazione NPL? E soprattutto quali sono le fasi della procedura di acquisto?

In questo articolo ti spiegherò come si svolge la cessione di un credito NPL e ti spiegherò quali sono i 4 momenti principali che precedono la cartolarizzazione NPL.

Tuttavia prima di proseguire è necessario che ti spieghi il significato di alcuni termini fondamentali.

Cartolarizzazione: definizione e finalità

La cartolarizzazione è uno strumento che viene utilizzato per la cessione dei crediti di una società.

La società che vuole cedere dei crediti ricorre allo strumento tecnico della cartolarizzazione per “trasformare” i crediti in titoli obbligazionari.

Grazie a questa tecnica il credito si trasforma in una obbligazione, cioè in un titolo che permette al suo possessore di ottenere il pagamento di una somma di denaro.

Per le banche, la cartolarizzazione consente di:

  • liberare capitale regolamentare (ovvero quello precedentemente accantonato);
  • trasferire il rischio di credito verso terzi;
  • migliorare i ratios patrimoniali;
  • ottenere liquidità immediata da reimpiegare in attività differenti.

In Italia, la cartolarizzazione è regolata principalmente dalla Legge 130/1999 (Legge sulla cartolarizzazione), che ha stabilito il quadro giuridico per questo tipo di operazioni.

Cosa significa il termine “NPL”

Il termine “NPL” è una sigla che contiene le 3 iniziali delle parole “Non Performing Loans” che in inglese significano letteralmente “prestiti non performanti”.

Questa sigla viene utilizzata per descrivere i crediti deteriorati, cioè quei crediti che hanno subito un processo di deterioramento a causa del mancato pagamento (prolungato) del debitore.

Se vuoi avere maggiori informazioni sul processo di deterioramento dei crediti leggi questa pagina.

Attualmente, secondo le nuove direttive della Banca Centrale Europea, il termine “npl” è stato sostituito con il termine “NPE”.

Quest’ultima sigla contiene le lettere delle parole “Non Performing Exposures” (che in inglese significano letteralmente “esposizioni non performanti”).

Sebbene il termine “ufficiale” da utilizzare sia “NPE” o “crediti NPE” ancora oggi si parla spesso di “NPL” o “crediti NPL”.

Cartolarizzazione NPL: definizione

La cartolarizzazione NPL è un’operazione di cessione di crediti npl (cioè crediti deteriorati) con cui una banca trasforma alcuni crediti insoluti in titoli obbligazionari.

I titoli obbligazionari saranno poi collocati sul mercato e consentiranno ai futuri acquirenti di poter incassare il diritto di credito contenuto nell’obbligazione.

Cartolarizzazione NPL - definizione

Cartolarizzazione NPL: soggetti coinvolti

Nella cartolarizzazione NPL sono coinvolti i seguenti soggetti:

  • Originator (o Cedente);
  • Società Veicolo (SPV – Special Purpose Vehicle);
  • Servicer;
  • Investitori.

Vediamo nel dettaglio i loro compiti.

L’Originator (o Cedente) è il soggetto giuridico (tipicamente una banca o un intermediario finanziario) che detiene il portafoglio di crediti NPL.

Il cedente sfrutta la cartolarizzazione NPL per rimuovere i crediti NPL dal proprio bilancio, liberando capitale e riducendo l’esposizione al rischio.

La Società Veicolo (SPV – Special Purpose Vehicle) è una società costituita ad hoc, spesso in forma di S.r.l., il cui unico scopo è l’acquisizione dei crediti e l’emissione dei titoli.

La sua “separatezza patrimoniale” è fondamentale per isolare il rischio dei crediti, consentendo agli investitori di perfezionare l’operazione di cartolarizzazione.

Il Servicer è una società specializzata incaricata della gestione operativa, del recupero dei crediti e del loro successivo incasso.

Questo soggetto può essere interno alla banca cedente (servicer captive) o un gestore terzo specializzato (servicer specializzato).

Infine gli Investitori sono soggetti istituzionali o società private (es. fondi; società di investimento a capitale variabile) che sottoscrivono i titoli emessi dalla SPV, finanziando così l’operazione in cambio di un rendimento.

Cartolarizzazione NPL: le fasi operative

La cartolarizzazione NPL si sviluppa attraverso le seguenti fasi operative:

  • Selezione e trasferimento dei crediti;
  • Strutturazione e “tranching” dei titoli;
  • Pagamento del prezzo;
  • Servicing e attività di recupero.

In particolare l’Originator identifica un cluster (gruppo) di NPL omogeneo per tipologia (es. crediti al consumo, mutui ipotecari, finanziari) e li cede alla SPV.

In seguito si effettua il trasferimento tramite cessione dei crediti ai sensi dell’articolo 1260 del Codice Civile.

Dopo la cessione la SPV emette diverse classi di titoli (obbligazioni o asset-backed securities – ABS), suddivisi in “tranche” con differenti livelli di rischio e rendimento.

Le principali categorie di obbligazioni sono:

  • Senior Tranche: questo gruppo comprende i titoli con il grado di rischio più basso (è la prima categoria a essere rimborsata);
  • Mezzanine Tranche: questo gruppo comprende i titoli con un minore grado di rischio e rendimento intermedio;
  • Junior/Equity Tranche (o “First Loss Piece”): questo gruppo comprende i titoli con rischio più elevato (è l’ultima categoria a essere rimborsata, ma possiede il potenziale di rendimento più alto).

Dopo la collocazione delle obbligazioni, il denaro (messo a disposizione dagli Investitori) viene versato dalla SPV all’Originator per l’acquisto del portafoglio NPL.


Cartolarizzazione NPL: la procedura d’acquisto

Cartolarizzazione NPL - procedura

Dopo averti spiegato come si svolge la cartolarizzazione NPL, adesso ti illustrerò le fasi principali della procedura di acquisto.

Questa sequenza progressiva può essere applicata anche alla compravendita dei crediti commerciali.

Infatti la cessione di un credito commerciale offre numerosi vantaggi sia per il cedente che per l’acquirente cessionario.

In questo modo il creditore può trasformare una crisi finanziaria in denaro contante senza attendere la scadenza naturale dell’obbligazione o l’esito delle procedure di recupero.

Se la tua impresa è interessata a cedere un credito insoluto, potrai seguire le fasi progressive previste nella cartolarizzazione NPL.

1) Gli acquirenti vengono informati della cessione

La prima fase della procedura di acquisto consiste nell’informare i potenziali acquirenti che la cedente (definita “originator”) ha intenzione di cedere i propri crediti.

Alla data odierna non esiste ancora una procedura istituzionale che consenta ai soggetti interessati all’acquisto di informarsi in modo trasparente sui crediti messi in vendita.

Più di una volta, nei meeting di settore, la BCE si è espressa su questo tema suggerendo agli operatori di creare una piattaforma digitale che favorisca la compravendita dei crediti NPL.

In assenza di una piattaforma ufficiale, i fondi di investimento o le società interessate all’acquisto si informano sulle prossime operazioni di cessione tramite dei soggetti che svolgono il ruolo di intermediari.

Grazie all’attività degli “intermediari” gli acquirenti vengono informati:

  • sull’identità della cedente;
  • sul numero delle posizioni da cedere;
  • sulla tipologia dei crediti ceduti.

Si apre così la seconda fase.

2) Svolgimento della due diligence

Dopo aver conosciuto i dati generali della cessione, gli acquirenti possono manifestare un interesse a esaminare il portafoglio di crediti ceduti.

Inizia così la fase di “due diligence”.

La due diligence (che in inglese significa “dovuta diligenza”) è l’attività di analisi e raccolta dati con cui si valuta la convenienza dell’affare.

In questo modo la cedente consente ai soggetti interessati all’acquisto di esaminare una porzione del portafoglio prossimo alla vendita.

L’esame può avvenire in due modalità:

  • attraverso un accesso presso gli archivi in cui sono contenuti i documenti cartacei delle singole pratiche (es. ufficio e/o archivio dell’Originator);
  • attraverso un accesso a una stanza virtuale denominata “VDR” (ovvero “Virtual Data Room”) in cui sono contenuti i documenti digitali delle singole pratiche.

Al termine della fase di due diligence, gli acquirenti esaminano i dati delle posizioni analizzate e, attraverso delle proiezioni economiche, attribuiscono un prezzo al portafoglio.

Si apre così la terza fase.

3) Presentazione delle offerte

La terza fase della cartolarizzazione NPL prevede la presentazione delle offerte di acquisto.

Se un acquirente ha valutato positivamente il portafoglio messo in vendita, allora sarà interessato all’acquisto.

Per questo motivo si usa abitualmente fissare due termini temporali entro le quali gli acquirenti dovranno formulare le offerte.

a) Primo termine: le offerte non vincolanti

Il primo termine consente agli acquirenti di formulare le “offerte non vincolanti”, cioè quelle offerte che non vincolano giuridicamente il proponente ad acquistare il portafoglio di crediti.

Si genera così un’asta in cui i vari pretendenti all’acquisto concorrono tra di loro per offrire la somma più alta per aggiudicarsi i crediti.

L’attività delle offerte non vincolanti è molto delicata e nasconde molte insidie.

Da un lato è necessario formulare un’offerta di acquisto che sia superiore alle altre pretendenti.

Dall’altro lato l’acquirente deve cercare di contenere la sua offerta per evitare di pagare eccessivamente (e oltre il valore stimato) un portafoglio.

L’acquirente si muove in uno spazio strettissimo per cercare di vincere la sfida con gli altri protagonisti.

b) Secondo termine: le offerte vincolanti

Superato questo primo termine delle “offerte non vincolanti”, si apre un secondo termine per la presentazione delle “offerte vincolanti”.

In genere questa è la fase più delicata, poiché l’acquirente che partecipa a questa attività si impegna giuridicamente a formulare un’offerta di acquisto per diventare il nuovo proprietario del portafoglio.

c) L’apertura delle buste

Dopo la presentazione delle offerte la cedente procede con “l’apertura delle buste”.

Una volta consegnate le offerte vincolanti la cedente esamina le offerte e solitamente accetta quella economicamente più vantaggiosa.

Si arriva così alla 4° e ultima fase.

Eccezioni

Alcune di queste regole possono variare.

Non tutte le cessioni di crediti si svolgono seguendo queste fasi.

La sequenza della procedura di acquisto dipende dalla decisione dell’Originator.

4) Redazione del contratto di cessione

Dopo aver aperto le buste, e dopo aver accettato l’offerta più vantaggiosa, i due protagonisti dell’operazione si impegnano reciprocamente attraverso la stesura di un contratto di cessione.

Il contratto di cessione viene stipulato attraverso delle procedure differenti, che variano molto a seconda dell’identità delle parti e della nazionalità dell’acquirente.

Infatti è molto frequente che l’acquirente del portafoglio sia una società o un fondo estero.

In genere la stesura del contratto è un’attività molto complessa e delicata.

All’interno dell’accordo vengono definiti tutti i dettagli dell’operazione, come il perimetro delle posizioni cedute e il compenso per la conclusione dell’affare.

Inoltre dentro il contratto è possibile inserire le cosiddette “clausole di retrocessione”, ovvero quelle clausole che consentono all’acquirente di ottenere il rimborso dell’importo speso per una singola pratica.

Anche questo è un argomento molto ampio che richiederebbe un lungo approfondimento.

Ma di questo tema ti parlerò in un’altra guida.


Conclusione

Sei giunto/a al termine di questo articolo.

Ecco un breve riepilogo.

Quali sono le 4 fasi della procedura di acquisto?

  1. Gli acquirenti vengono informati della cessione;
  2. Svolgimento della due diligence;
  3. Presentazione delle offerte (non vincolanti e vincolanti);
  4. Redazione del contratto di cessione.

Grazie per essere arrivato/a fino a questo punto.

Puoi ascoltare le nostre puntate sul nostro sito web cliccando nella sezione podcast, ma se preferisci puoi ascoltare l’episodio su:

Ti aspettiamo nella prossima puntata.

Cartolarizzazione NPL - infografica


Consulenza Legale

Se hai bisogno di un chiarimento

Freccia


Autore

Tino Crisafulli

Avvocato • Legal Advisor | Founder di Recupero Legale.

Specializzato in: Crediti • Contratti • Privacy • Tech.

Le principali testate giornalistiche hanno parlato del nostro studio legale.

Siamo apparsi su: Il Sole 24 Ore, Rai Radio 1, Il Foglio Quotidiano, Libero Quotidiano (e molti altri).

Scopri le nostre pubblicazioni sui media.

Seguimi su LinkedIn.

Iscriviti al nostro Canale YouTube.

© Tutti i contenuti presenti in questa pubblicazione sono protetti ai sensi della normativa vigente in materia di diritto d’autore. È vietata qualsiasi forma di riproduzione, estrazione, rielaborazione, traduzione, adattamento, distribuzione, memorizzazione o utilizzo, anche parziale, con qualsiasi mezzo e/o tecnologia, ivi inclusi strumenti basati su intelligenza artificiale, senza preventiva autorizzazione scritta dell’autore.

Come recuperare crediti all'estero - copertina

Come recuperare crediti all’estero: introduzione

Se hai concluso un contratto con un una società estera e vuoi sapere come recuperare crediti all’estero, sei arrivato/a nel posto giusto.

In questo articolo ti spiegherò quali regole dovrai seguire per ottenere il pagamento da parte di un debitore estero.

Le normali strategie di recupero crediti potrebbero risultare inefficaci nei confronti di società che hanno stabilito la propria sede al di fuori dell’Italia.

Infatti le transazioni commerciali con clienti esteri possono nascondere moltissime insidie e alcuni problemi legali da risolvere.

In molti casi l’avvio di un’azione legale potrebbe essere complesso a causa dell’individuazione del foro competente e delle legge nazionale applicabile.

Tuttavia esistono alcune regole basilari che ti aiuteranno a minimizzare i rischi e che ti permetteranno di prevenire una crisi finanziaria.

In primo luogo devi effettuare un’analisi preliminare per individuare il contesto giuridico nel quale dovrai operare.

Prima di procedere è necessario fornirti alcune informazioni preliminari.

Come recuperare crediti all’estero: il contratto

Il primo accertamento da eseguire nei rapporti commerciali con società estere è quello di verificare se il credito è fondato su un contratto.

Infatti in molti casi le transazioni con clienti esteri avvengono con modalità differenti rispetto a quelle italiane.

In alcuni paesi stranieri gli usi commerciali sono fonti del diritto che vengono tutelati dagli ordinamenti nazionali nello stesso modo di una legge o contratto.

La ripetizione di comportamenti consolidati nel tempo e l’applicazione di regole spontanee a livello internazionale ha creato la cosiddetta “lex mercatoria”.

Come recuperare crediti all’estero: lex mercatoria

La “lex mercatoria” (o “legge dei mercanti”) è un sistema di norme e principi giuridici che regola i rapporti commerciali internazionali.

Queste regole si sono sviluppate nel tempo in modo autonomo rispetto agli ordinamenti statali.

Storicamente, la “lex mercatoria” nacque nel Medioevo come insieme di usi e consuetudini dei mercanti europei, che avevano bisogno di regole uniformi per i loro scambi transfrontalieri.

Nella sua forma moderna, si è riaffermata nel secondo dopoguerra come risposta alla crescente complessità del commercio internazionale.

In questo modo le società estere potevano superare le differenze tra i vari sistemi giuridici nazionali e concludere affari vantaggiosi al di fuori della propria nazione.

La caratteristica distintiva della lex mercatoria è la sua transnazionalità, poiché non appartiene a nessun ordinamento statale specifico.

Tale complesso di norme costituisce un diritto spontaneo della comunità internazionale, spesso applicato dagli arbitri nei contenziosi commerciali.

Come recuperare crediti all’estero: fonti della lex mercatoria

L’applicazione della “lex mercatoria” può scaturire dalle seguenti fonti giuridiche:

  • Contratti-tipo e condizioni generali elaborati da associazioni di categoria e organizzazioni internazionali (come gli Incoterms della Camera di Commercio Internazionale);
  • Usi e consuetudini del commercio internazionale (come le pratiche consolidate e riconosciute dalla comunità mercantile internazionale);
  • Principi generali comuni condivisi dai principali sistemi giuridici (es. buona fede, pacta sunt servanda, divieto di abuso del diritto);
  • Principi UNIDROIT (serie di regole non vincolanti per i contratti commerciali internazionali, ideate dall’Istituto Internazionale per l’Unificazione del Diritto Privato);
  • Lodi arbitrali (che, nel tempo, creano precedenti e consolidano interpretazioni uniformi);
  • Convenzioni internazionali (es. Convenzione di Vienna del 1980 sulla vendita internazionale di merci).

Come recuperare crediti all’estero: identità e i dati fiscali

Quando concludi un affare con un cliente estero è molto importante verificare la sua identità e i suoi dati fiscali.

Come recuperare crediti all'estero - dati fiscali

Nel nostro ordinamento italiano puoi verificare i dati di una società richiedendo una visura camerale presso la Camera di Commercio.

Anche negli altri ordinamenti stranieri le società hanno l’obbligo di registrazione.

Le informazioni basilari da individuare sono:

  • la forma giuridica della società;
  • la sua sede legale;
  • i suoi dati fiscali.

Per individuare l’identità e i dati fiscali di una società estera, puoi utilizzare diverse risorse e strumenti a seconda del paese in cui la società è registrata:

Registri nazionali delle imprese

La maggior parte dei paesi stranieri dispone di registri nazionali delle imprese, accessibili online, dove puoi trovare informazioni ufficiali sulle società che hanno sede in quella specifica nazione.

In particolare nell’Unione Europea il portale European Business Register (EBR) permette di accedere ai registri di vari paesi UE.

Ogni stato membro ha il proprio registro che assolve le medesime funzioni del Registro Imprese in Italia.

In particolare nei principali stati stranieri puoi consultare i seguenti registri:

Se devi verificare i dati di un partner commerciale, ti suggerisco di richiedere direttamente alla società un certificato camerale recente o documento equivalente.

Per transazioni oltre un certo valore economico, è necessario eseguire una due diligence commerciale sulla controparte prima di concludere eventuali accordi commerciali.


Come recuperare crediti all’estero: le regole da seguire

Come recuperare crediti all'estero - regole

In primo luogo dovrai effettuare delle verifiche preliminari sull’identità e i dati fiscali di un cliente estero.

Il motivo di tale accertamento ti permetterà di evitare rischi di natura legale, fiscale e commerciale.

In questo moto potrai assicurarti che la società esista effettivamente e non sia una “scatola vuota” o un’entità fittizia creata per scopi fraudolenti.

Purtroppo esistono molti casi di società false (intestate a prestanomi o con sede in paradisi fiscali) che concludono contratti con società italiane senza avere alcuna intenzione di adempiere.

Inoltre ti consiglio di verificare chi è il soggetto che ha il potere di:

  • rappresentare la società estera;
  • firmare contratti vincolanti.

Un contratto concluso con una persona sprovvista dei poteri necessari può invalidare la tua collaborazione ed esporti al rischio di insolvenza.

Infine devi conoscere il numero di identificazione fiscale/IVA corretto del cliente.

Nelle transazioni UE, la verifica della partita IVA attraverso il sistema VIES è necessario per:

  • applicare correttamente il regime di non imponibilità IVA;
  • eseguire gli adempimenti dichiarativi (Intrastat, esterometro).

Se non verifichi l’affidabilità del cliente, potresti essere coinvolto inconsapevolmente in schemi di evasione (come le “frodi carosello” nell’IVA) .

Dopo aver eseguito questi accertamenti segui queste regole per recupera crediti all’estero.

1) Individua la legge applicabile alle controversie

Cosa succede se il contratto che hai firmato non indica qual è la legge applicabile alle controversie?

In questo caso puoi applicare le legge italiana sfruttando il diritto internazionale privato.

Il diritto internazionale privato (disciplinato dal Regolamento CE n. 593/2008) è quell’insieme di norme che disciplina i rapporti tra persone o società che appartengono a stati differenti.

Lo scopo di questa legge è quello di stabilire delle regole che consentano di individuare la legge applicabile a determinate situazioni giuridiche.

Queste regole vengono definite “criteri di collegamento”, ovvero dei criteri che permettono di “collegare” delle situazioni giuridiche reali ad una determinata legislazione nazionale.

Ti fornisco un esempio concreto parafrasando la parte iniziale di alcune celebri barzellette.

Cosa succede se un francese ed un tedesco concludono un contratto in Italia?

Ecco il diritto internazionale privato viene utilizzato per individuare il diritto applicabile a una fattispecie in cui sono coinvolte tante nazioni diverse (nel nostro esempio, la Francia, la Germania e l’Italia).

L’articolo 19 del Regolamento CE n. 593/2008 stabilisce che la legge applicabile in materia di contratti è quella del paese nel quale la parte che deve effettuare la prestazione caratteristica del contratto ha la residenza abituale.

Pertanto se la parte che deve effettuare la prestazione caratteristica del contratto ha sede in Italia, la legge applicabile sarà quella italiana.

Se non hai firmato un contratto con il cliente straniero, ti consiglio di concordare che l’obbligazione principale dovrà essere eseguita nel territorio italiano.

In questo modo, in caso di insoluto, potrai applicare la legge italiana per richiedere il pagamento del tuo credito.

2) Diffida il debitore nella sua lingua madre

Una volta individuata la legge applicabile alla controversia, è necessario inviare una diffida al debitore estero.

Tuttavia, anche se la legge applicabile è quella italiana, ti consiglio di inviare una inviare una diffida nella lingua madre della controparte.

Questa soluzione ti aiuterà ad avviare più velocemente una trattativa stragiudiziale con il debitore.

Vediamo in concreto come dovrai comportarti.

Se hai concluso un affare con un cliente tedesco, in primo luogo dovrai predisporre una diffida in lingua italiana.

Successivamente potrai tradurre il documento nella lingua tedesca tramite un software AI (es. ChatGPT, Gemini, Claude).

Ricorda però che le traduzioni automatiche con AI possono contenere errori e risultare imprecise.

Pertanto, per maggiore sicurezza, ti consiglio di rivolgerti a uno studio legale specializzato in credit management per chiedere una revisione della diffida.

Entrambe le diffide (quella in lingua italiana e quella in lingua tedesca) dovranno essere inviate al debitore attraverso un servizio postale estero.

In questo modo, se deciderai di promuovere una causa giudiziale presso un Tribunale italiano, potrai dimostrare al Magistrato che deciderà la causa che la diffida è stata inviata in entrambe le versioni, facilitando ovviamente il suo lavoro.

3) Esegui delle indagini patrimoniali estere

Se dopo l’invio della diffida non hai ricevuto alcuna risposta, sarà necessario programmare un’azione giudiziaria.

Tuttavia prima di rivolgerti al Tribunale ti consiglio di eseguire delle indagini patrimoniali sul cliente estero.

L’indagine patrimoniale su un soggetto estero ha un costo maggiore rispetto a quelle su un soggetto italiano.

Tuttavia tale accertamento ti permetterà di individuare eventuali beni mobili o immobili che potranno soddisfare il tuo credito.

Prima di avventurarti in una causa giudiziale, accerta con precisione se i beni del tuo cliente estero si trovano in Italia.

Solo con queste informazioni complete puoi individuare la strategia di recupero più adatta per il tuo caso.

4) Scegli uno studio legale internazionale

Cosa succede se la legge applicabile in caso di controversie è diversa da quella italiana?

Per risolvere il problema ti consiglio di individuare uno studio legale internazionale, cioè uno studio legale italiano che offre assistenza legale anche all’estero.

In questo modo potrai contare su dei professionisti italiani che cureranno il tuo contenzioso all’estero tramite degli avvocati stranieri.

Tuttavia prima di avventurarti in questa azione, ti consiglio di richiedere un preventivo iniziale e una stima sui possibili tempi di incasso.

Un processo all’estero può essere molto costoso e potrebbe avere una durata più lunga di quella che ti aspetti.


Conclusione

Sei giunto/a al termine di questo articolo.

Ecco un breve riepilogo.

Come recuperare crediti all’estero?

Segui questi consigli:

  1. Individua la legge applicabile alle controversie;
  2. Diffida il debitore nella sua lingua madre;
  3. Esegui delle indagini patrimoniali estere;
  4. Scegli uno studio legale internazionale.

Grazie per essere arrivato/a fino a questo punto.

Puoi ascoltare le nostre puntate sul nostro sito web cliccando nella sezione podcast, ma se preferisci puoi ascoltare l’episodio su:

Ti aspettiamo nella prossima puntata.

Come recuperare crediti all'estero - infografica


Consulenza Legale

Se hai bisogno di un chiarimento

Freccia


Autore

Tino Crisafulli

Avvocato • Legal Advisor | Founder di Recupero Legale.

Specializzato in: Crediti • Contratti • Privacy • Tech.

Le principali testate giornalistiche hanno parlato del nostro studio legale.

Siamo apparsi su: Il Sole 24 Ore, Rai Radio 1, Il Foglio Quotidiano, Libero Quotidiano (e molti altri).

Scopri le nostre pubblicazioni sui media.

Seguimi su LinkedIn.

Iscriviti al nostro Canale YouTube.

© Tutti i contenuti presenti in questa pubblicazione sono protetti ai sensi della normativa vigente in materia di diritto d’autore. È vietata qualsiasi forma di riproduzione, estrazione, rielaborazione, traduzione, adattamento, distribuzione, memorizzazione o utilizzo, anche parziale, con qualsiasi mezzo e/o tecnologia, ivi inclusi strumenti basati su intelligenza artificiale, senza preventiva autorizzazione scritta dell’autore.

Come recuperare crediti professionali - copertina

Come recuperare crediti professionali: introduzione

Se sei un professionista e vuoi sapere come recuperare crediti professionali, sei arrivato/a nel posto giusto.

In questo articolo ti fornirò dei consigli applicabili a tutte le tipologie di professionisti del nostro sistema produttivo.

Per raggiungere il tuo obiettivo devi eseguire un’analisi preliminare sulla controparte e applicare la strategia di incasso più adatta per il tuo caso.

Infatti il recupero crediti è un’attività di natura complessa e imprevedibile, che dipende spesso dal comportamento del debitore.

Tuttavia esistono dei principi che possono essere applicati solo ad alcune categorie di professioni e che possono modificare la strategia di recupero.

In questa guida non troverai le regole generali del recupero crediti, ma piuttosto ti suggerirò dei consigli pratici per:

  • ridurre al minimo il rischio di insolvenza;
  • scongiurare una possibile crisi economica.

Ogni consiglio è stato concepito per risolvere un problema che si verifica frequentemente in diversi settori professionali.

Prima di proseguire, però, è necessario fornirti alcune definizioni preliminari.

Come recuperare crediti professionali: definizione

Nel nostro ordinamento giuridico non esiste una definizione che descrive in modo preciso cosa siano i crediti professionali.

Esistono molti riferimenti a questi termini sia in alcune norme giuridiche sia in alcune sentenze della giurisprudenza.

Tuttavia se analizziamo in modo letterale queste due parole potremmo certamente dire che il credito si definisce “professionale” quando nasce da una prestazione “professionale” e cioè una prestazione svolta da un libero professionista.

Come recuperare crediti professionali - definizione

Come recuperare crediti professionali: libero professionista

Il libero professionista è un lavoratore autonomo, non soggetto a un vincolo di subordinazione, che svolge servizi prevalentemente di natura intellettuale.

Inoltre l’articolo 2229 del codice civile prevede che determinate professioni possono essere svolte solo se si è iscritti in appositi albi professionali.

In Italia l’iscrizione in un albo è richiesta per professioni che esercitano funzioni riservate per legge o che implicano responsabilità tecnico-giuridiche non delegabili.

In particolare possiamo distinguere i professionisti in base a una specifica area di competenza.

Professionisti: categorie principali

Nell’area legale-giuridica possiamo includere i seguenti professionisti:

  • gli avvocati;
  • i notai;
  • i consulenti del lavoro.

In ambito economico-contabile sono presenti i seguenti professionisti:

  • i commercialisti;
  • gli esperti contabili;
  • i revisori legali;
  • i consulenti finanziari abilitati all’offerta fuori sede.

Nell’area tecnica-industriale possiamo includere i seguenti professionisti:

  • gli ingegneri;
  • gli architetti;
  • i geometri;
  • i periti industriali;
  • i geologi;
  • i chimici;
  • i fisici.

In ambito medico-scientifico sono presenti i seguenti professionisti:

  • i medici;
  • gli odontoiatri;
  • i farmacisti;
  • gli infermieri;
  • gli psicologi;
  • i fisioterapisti;
  • i veterinari;
  • i biologi.

La lista dei professionisti sanitari sanitaria è più estesa e non posso elencarle tutte.

Le professioni di questo settore sono regolate dalla Legge n. 3/2018.

Altre professioni

Esistono altre professioni regolamentate che comprendono:

  • i giornalisti (professionisti e pubblicisti);
  • gli assistenti sociali;
  • i periti ed esperti delle Camere di commercio (sono elencati in un registro e non in un albo professionale);
  • le guide turistiche (che possiedono una disciplina ibrida, regionale, ma con requisiti pubblici).

Infine possiamo classificare come “professionisti” anche i soggetti che non sono iscritti in un albo ma che non possono essere qualificati come “lavoratori subordinati“.

In quest’ultima categoria (molto ampia) possiamo includere:

  • i mediatori immobiliari;
  • gli agenti e i rappresentanti di commercio;
  • gli autotrasportatori.

Pertanto se rientri in una di queste categorie, i consigli di questa guida possono essere applicati al tuo credito.

Tuttavia ricorda che ogni strategia di recupero va ideata e adattata al caso concreto, analizzando l’origine del credito e il comportamento della controparte con cui dovrai avviare una negoziazione.


Come recuperare crediti professionali: consigli legali

Come recuperare crediti professionali - consigli

Dopo averti spiegato le definizioni preliminari, adesso possiamo passare alla parte pratica di questa guida.

Per scoprire come recuperare crediti professionali, ti elencherò alcuni consigli applicabili alle principali professioni del nostro ordinamento.

Ogni consiglio ha lo scopo di risolvere un problema che si verifica frequentemente in alcuni settori professionali, e va sommato a tutte le regole generali che si applicano al recupero crediti.

In altre parole per recuperare il tuo credito non sarà sufficiente seguire questi singoli consigli, ma dovrai anche applicare alcune regole specifiche e consigli che abbiamo trattato in altri articoli.

Vediamo subito le 4 azioni principali che devi eseguire.

1) Concorda il prezzo per iscritto

Uno dei motivi principali che spinge i clienti a non pagare è quello di ritenere troppo oneroso il compenso da riconoscere in favore del libero professionista.

Nella mia esperienza professionale, ho notato che molte volte alcuni consulenti accettano gli incarichi dei nuovi clienti senza specificare quale sarà la misura dei loro compensi.

Questa cattiva prassi può generare molte frizioni al momento del pagamento di una fattura e spesso sfocia nel mancato pagamento.

Per evitare di correre questo rischio è sempre preferibile concordare il prezzo prima di svolgere l’attività.

Predisponi un accordo o un preventivo che indichi il prezzo per la tua prestazione.

Se nel corso della tua attività dovessero sorgere spese impreviste, e tu sei già in grado di prevederle, informa il cliente.

Ti assicuro che le contestazioni sul importo finale da riconoscere al professionista sono molto frequenti.

2) Frammenta il tuo compenso in piccole parti

Se il compenso per la tua attività è molto elevato, il rischio di mancato pagamento è reale.

Le statistiche del nostro studio legale dimostrano che più cresce l’importo del credito professionale più cresce la probabilità di insolvenza.

Eppure esiste un rimedio molto efficace.

Cerca di frammentare il tuo compenso in piccole parti, e fissa delle scadenze intermedie per il pagamento del cliente.

La soluzione migliore sarebbe quella di frammentare anche la tua prestazione.

Mi spiego meglio: alla scadenza della prima rata, tu dovresti interrompere il lavoro per attendere il pagamento del cliente.

Se il cliente non salda il suo debito, tu non continuerai a svolgere la tua prestazione.

Prevenire è meglio che curare.

Prima di pensare come recuperare crediti professionali è meglio tutelare il tuo lavoro.

Ti assicuro che questa è la soluzione migliore.

Puoi inserire una clausola nel contratto che ti autorizza a sospendere il lavoro in caso di mancato pagamento.

3) Verifica la solidità della controparte

Molti liberi professionisti stipulano degli accordi senza valutare la solidità della controparte.

Capita spesso di svolgere prestazioni in favore di società in liquidazione o di imprenditori poco solvibili.

Per questo motivo è molto importante che tu verifichi la serietà della controparte prima di impegnarti a svolgere una prestazione.

Richiedi una visura camerale sulla controparte per verificare lo stato di salute dell’azienda.

Puoi anche richiedere una visura protesti per accertare se il tuo cliente è stato già un debitore inadempiente.

Più informazioni raccogli sulla controparte più sarai avvantaggiato.

Se i tuoi accertamenti dimostrano che il tuo cliente ha subito molti protesti, accetteresti mai un pagamento tramite assegno?

Credo proprio di no.

4) Stabilisci per iscritto come eseguire il lavoro

Prima di svolgere qualsiasi attività stabilisci per iscritto come eseguire il lavoro.

Capita spesso che molti clienti contestino la tua prestazione con motivazioni del tutto infondate.

Se non possiedi un documento scritto che descrive come dovevi eseguire il lavoro, o quale risultato dovevi raggiungere, ti sarà difficile smentire le osservazioni della tua controparte.

In questo caso ti consiglio di preparare un documento che indichi in modo molto dettagliato tutte le attività da compiere.

La presenza di un documento simile ti permette di provare in modo oggettivo la qualità del tuo lavoro e di tutelare il tuo credito professionale.


Come recuperare crediti professionali: domande frequenti

Come recuperare crediti professionali - domande frequenti

In questa sezione troverai le domande più frequenti sui crediti professionali che abbiamo ricevuto da professionisti che operano in diversi settori.

Alcuni dubbi sono ricorrenti e possono paralizzare il recupero di un credito professionale.

A prescindere dalla tua professione e dalle norme giuridiche che regolano il tuo lavoro, queste riposte possono aiutarti a risolvere una controversia con un cliente insolvente.

Se hai bisogno di maggiori chiarimenti, chiedi supporto legale al nostro studio per elaborare una strategia di recupero adatta al tuo caso.

Quando conviene interrompere il recupero “in house” e affidare un incarico a un legale?

Non esiste un momento specifico per interrompere l’attività di recupero crediti.

Ogni trattativa può avere una durata differente che dipende da moltissime variabili.

In generale le attività di recupero “in house” (senza coinvolgere soggetti esterni) o “selfmade” (fai da te) dovrebbero essere inserite all’interno di una strategia predeterminata.

In particolare i “solleciti di pagamento” dovrebbero avere uno scopo preciso (es. promemoria; raccolta di informazioni; interruzione della prescrizione) e una durata limitata nel tempo.

Se dopo 3/4 tentativi a distanza di 3/4 settimane (1 sollecito a settimana), la controparte non riscontra la tua richiesta, ti conviene affidare un incarico a uno studio legale specializzato in credit management.

Quale documentazione è necessaria per provare un credito e resistere a contestazioni?

Il diritto di credito può essere provato tramite un contratto sottoscritto dalla controparte, ma anche tramite prove atipiche (es. pec, email, comunicazioni via chat, prove orali).

Anche le fatture insolute possono essere prodotte in giudizio per dimostrare l’esistenza di un credito.

Tuttavia la presenza delle sole fatture può essere oggetto di contestazione.

Per tutelare la tua posizione giuridica ti consiglio di formalizzare l’incarico professionale in forma scritta e custodire la corrispondenza con il cliente.

Alcune controversie possono essere prevenute tramite l’applicazione di:

  • adeguate clausole contrattuali (che descrivono in modo dettagliato le obbligazioni delle parti);
  • specifiche procedure di approvazione tacita della prestazione.

Inoltre alcune dichiarazioni della controparte (formulate a mezzo email e/o chat) possono smentire eventuali contestazioni infondate.

Quali vincoli normativi devo rispettare e quali rischi di contenzioso ci sono?

In primo luogo devi verificare se il tuo credito è ancora esigibile e se hai interrotto i termini di prescrizione.

Per ridurre al minimo il rischio di contestazioni devi eseguire la prestazione rispettando la legge e il codice deontologico della tua categoria professionale.

Le principali cause di contenzioso legale riguardano un’errata applicazione delle norme deontologiche.

In base alle statistiche del nostro studio gli errori di comunicazione con la clientela costituiscono le cause più frequenti di contestazioni e liti giudiziali.

In caso di comportamenti contrari alla legge il rischio di contenzioso può essere elevato.

Tuttavia se hai commesso degli errori, puoi avviare una procedura di mediazione o negoziazione assistita e transigere la controversia in via stragiudiziale.

Meglio negoziare un accordo transattivo o chiedere il pagamento integrale? Quali strategie usano altri professionisti?

La soluzione migliore per tutelare il tuo credito professionale è quella di valutare in via preliminare la controversia e verificare se ci sono contestazioni sulla prestazione.

In assenza di contestazioni la tua posizione negoziale è più solida e puoi richiedere il pagamento integrale.

Tuttavia, se il debitore ha formulato delle contestazioni sulla tua prestazione, devi raccogliere prove documentali per smentire la controparte.

Nel caso in cui sia difficile replicare alle osservazioni della controparte (poiché le lamentele sono fondate), ti conviene transigere la controversia riducendo l’importo della tua richiesta economica.

Le strategie più utilizzate in questi casi sono:

Come scegliere l’avvocato giusto per l’attività di recupero crediti?

In primo luogo devi verificare se l’avvocato al quale ti rivolgerai è iscritto all’albo.

Puoi eseguire la ricerca presso il Consiglio Nazionale Forense.

In seguito devi accertarti qual è la materia di specializzazione del professionista.

Per completare questo accertamento verifica se l’avvocato possiede un sito web o un profilo su LinkedIn e qual è la sua esperienza professionale.

In questo modo potrai consultare le informazioni e i contenuti pubblicati sui suoi asset digitali.

Infine chiedi all’avvocato qual è il “track record” (storia e performance) dello studio e quali sono i risultati ottenuti nell’incasso dei “crediti professionali”.

Ricorda che il recupero crediti è un segmento più piccolo dell’attività generale di credit management.

Prima di affidare l’incarico a un avvocato “generalista” verifica il grado di specializzazione del professionista e la conoscenza del diritto dell’esecuzione forzata.


Come recuperare crediti professionali: conclusione

Sei giunto/a al termine di questo articolo.

Ecco un breve riepilogo.

Come recuperare crediti professionali?

Segui questi consigli:

  1. Concorda il prezzo per iscritto;
  2. Frammenta il tuo compenso in piccole parti;
  3. Verifica la solidità della controparte;
  4. Stabilisci per iscritto come eseguire il lavoro.

Grazie per essere arrivato/a fino a questo punto.

Puoi ascoltare le nostre puntate sul nostro sito web cliccando nella sezione podcast, ma se preferisci puoi ascoltare l’episodio su:

Ti aspettiamo nella prossima puntata.

Come recuperare crediti professionali - infografica


Consulenza Legale

Se hai bisogno di un chiarimento

Freccia


Autore

Tino Crisafulli

Avvocato • Legal Advisor | Founder di Recupero Legale.

Specializzato in: Crediti • Contratti • Privacy • Tech.

Le principali testate giornalistiche hanno parlato del nostro studio legale.

Siamo apparsi su: Il Sole 24 Ore, Rai Radio 1, Il Foglio Quotidiano, Libero Quotidiano (e molti altri).

Scopri le nostre pubblicazioni sui media.

Seguimi su LinkedIn.

Iscriviti al nostro Canale YouTube.

© Tutti i contenuti presenti in questa pubblicazione sono protetti ai sensi della normativa vigente in materia di diritto d’autore. È vietata qualsiasi forma di riproduzione, estrazione, rielaborazione, traduzione, adattamento, distribuzione, memorizzazione o utilizzo, anche parziale, con qualsiasi mezzo e/o tecnologia, ivi inclusi strumenti basati su intelligenza artificiale, senza preventiva autorizzazione scritta dell’autore.